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Accademia Navale di Livorno, la storia verso il futuro

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La storia dei 215.000mq dell’Accademia Navale vanta radici illustri e profonde. Nata in seguito all’Unità d’Italia il 6 novembre 1881, rappresenta un passo importante non solo della storia militare, ma anche dell’identità socio-culturale del nostro Paese.

Per volere dell’allora Ministro della Marina Ammiraglio Benedetto Brin e dietro auspicio del Conte Camillo Benso di Cavour, l’Istituto sorge infatti dalla fusione delle Scuole della Marina di Genova e di Napoli, come unica scuola votata all’istruzione e all’educazione dei giovani Ufficiali, con sede a Livorno, ideale per la sua posizione geografica, presso gli ex lazzaretti di San Jacopo e San Leopoldo, al comando del Contrammiraglio Andrea Del Santo.

 Nel 1906  il Re Vittorio Emanuele II consegnò la prima bandiera d’istituto al suo Comandante, il Capitano di Vascello Thaon di Revel, che firmerà la vittoria sul mare durante il successivo primo conflitto mondiale.

Dal 1923 al 1926 l’Accademia Navale ospitò l’Accademia Aeronautica di nuova creazione, in attesa dell’assegnazione di sede definitiva.

A seguito dei bombardamenti del luglio del 1943, l’Accademia fu costretta a decentrarsi a Venezia, mentre nei giorni immediatamente successivi all’armistizio, si trasferì a Brindisi nella sede del Collegio Navale fino al 5 luglio 1946, data del suo rientro a Livorno.

La prima Bandiera con emblema repubblicano, fu consegnata formalmente il 4 dicembre 1948 dal Presidente della Repubblica Luigi Einaudi.

Da 135 anni il giuramento degli allievi Ufficiali riecheggia suggestivo nel piazzale interno, dove campeggia ben visibile il motto “Patria e Onore”.

Ad oggi  l’Accademia racchiude in sé la sintesi perfetta dei tradizionali valori dell’etica marinaresca, e della costante propensione al futuro, in termini di formazione, approcci, tecnologie e strumentazioni in linea con le importanti sfide prospettate dallo scenario internazionale.

Viviana Passalacqua

 

Professionisti del mare: 115 Allievi per l’Accademia di Livorno

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Scade il 9 febbraio prossimo il bando di concorso 2017 per l’accesso alla 1^ classe dei corsi Normali dell’Accademia Navale.

Contrammiraglio Ribuffo: «Divenire Ufficiale di Marina è una scelta di vita molto affascinante e particolare, estremamente impegnativa, con la gratificazione di appartenere ad una Forza armata al passo con i tempi e che guarda al futuro».

 

Un orizzonte vasto come il mare, spalancato dalle punte dorate dei cancelli di San Jacopo che riflettono il sole e l’ambizione. Lungo Viale dei Pini l’atmosfera è solenne, densa di orgoglio e dignità, forza ed eleganza, tutti valori sintetizzati dal motto “Patria e Onore” visibile nel piazzale allievi dell’Accademia Navale.

Dal complesso di Palazzo Allievi alla maestosità del Brigantino, passando per strutture sportive e aree dedicate alle scienze nautiche, i 215.000 mq dell’Accademia Navale di Livorno incarnano una dimensione “altra”, dove professionalità e senso d’appartenenza sono una costante sfida al superamento dei propri limiti, per “armare la prora e salpare verso il mondo”.

E’ l’occasione offerta dall’Accademia Navale a 115 ragazzi e ragazze con le idee chiare, decisi a investire sul proprio futuro lavorativo e su molto di più: quella che si prospetta ai giovani italiani di età compresa tra i 17 e i 21 anni, infatti, è un’esperienza unica, che tempra il carattere e insegna il coraggio, potenziando le qualità dei singoli a seconda dell’iter prescelto. Sette i corsi di laurea magistrale proposti: Scienze marittime e navali, Scienze del governo e dell’amministrazione del mare, Ingegneria delle telecomunicazioni, Ingegneria navale, Ingegneria civile ed ambientale, Giurisprudenza, Medicina e Chirurgia, al cui termine si verrà impiegati nella specializzazione conseguita.

Che si scelga di diventare ingegneri, medici, piloti, fucilieri o sommergibilisti, il cardine formativo è uno solo: la consapevolezza di costruire il futuro del Paese, partecipando alla sicurezza, all’economia e al progresso del “secolo blu”, che vede nell’acqua il motore propulsivo del nostro pianeta. «Tenuto conto che il 90% degli scambi commerciali avviene via mare e, nell’ultimo decennio, il 75% dei Paesi ha incrementato la propria capacità marittima, investendo in flotte e infrastrutture – spiega a “Difesa On Line” il Comandante dell’Istituto, Contrammiraglio Pierpaolo Ribuffo – il mare è vitale, un bene comune dell’umanità, e le Marine Militari hanno il compito primario di garantirne la sicurezza e il libero uso. Per far questo, ci si proietta all’internazionalità, ci si abitua a lavorare fuori dagli schemi, immersi in logiche trascendono i confini politici, economici e culturali del nostro Paese. E’ necessario il confronto con persone di nazionalità, etnia, religione, cultura profondamente diverse, unite però da leggi consuetudini non scritte che il mare porta con sé».

Il tutto, in una “palestra di vita” con codici comportamentali basati su etiche imprescindibili, spirito di squadra, rispetto dell’ambiente e solidarietà.

«Tra le mura dell’Accademia Navale – prosegue Ribuffo – trova autorevole ed efficace espressione uno straordinario legame. In sintesi quattro parole: “Valori, Uomo, Mare, Futuro”. Futuro come conoscenza, istruzione, preparazione, base culturale. Un mix tra le varie attività educative e formative, che rappresentano il punto di partenza per la costruzione dell’avvenire degli Allievi Ufficiali della Marina. Il nostro compito è quello di infondere la capacità di saper guardare oltre l’orizzonte, analizzare, prevedere, caratteristiche irrinunciabili di quanti vanno per mare. Lo si fa affiancando alla preparazione universitaria l’esercizio fisico, nel fermo convincimento che oltre alla dimensione intellettuale, vada sviluppata quella caratteriale, quella fisico-comportamentale e quella attitudinale, per poter interiorizzare gioco di squadra e senso di equipaggio, nella perfetta sintesi di apporti individuali e collettivi».

Al termine del primo anno, la formazione in Accademia prevede inoltre attività addestrative in mare. Famosa quella svolta sull’Amerigo Vespucci, storica nave a vela della Marina Militare, vero e proprio “battesimo del mare” che vede i futuri Ufficiali di Marina protagonisti di momenti indimenticabili, come la scelta rituale del nome del Corso e del Motto, sulla scia di una tradizione nata nel 1934 dagli Allievi del Corso ALTAIR. Al pari del giuramento, con cui si consacra la propria vita all’amor patrio, il Motto guiderà per sempre i “fratelli” di Corso, come una Stella Polare.

Perché oltre i cancelli prospicienti il lungomare di Livorno, fra laboratori, aule studio, piscine e biblioteche, nascono affetti leali, che oltrepassano il sentire di “comunanza” per evolversi nella mutua solidarietà che è propria delle famiglie, e che si mantiene viva oltre il tempo e le distanze. Quando si veste la “caciotta”, il jeans blu e la t-shirt immacolata dei cadetti, si vagheggia lo stesso sogno dell’uniforme da Ufficiale. Si affrontano insieme i sacrifici, si assapora un appagamento difficile da raccontare se non  a chi lo ha condiviso fianco a fianco nella stessa camerata, fatto di dure prove e conquiste graduali. Una meravigliosa sfida che si rinnova dal 6 novembre 1881 con la sveglia mattutina e l’ordine identico dei “cubi” sui letti, i tuffi dal trampolino dei 5 metri e il fiocco teso dal vento della prima barca armata.

Si cammina nella storia all’Accademia di Livorno, verso un futuro di cui è bello far parte.

Viviana Passalacqua

Viviana Passalacqua
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