GEOPOLITICA DEL MONDO MODERNO

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L’Hotel Das Mühlwald Quality Time Family Resort a Naz-Sciaves entra nel gruppo alberghiero Familienhotels Südtirol.

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Bressanone. L’Hotel Das Mühlwald Quality Time Family Resort a Naz-Sciaves entra ufficialmente nel gruppo alberghiero altoatesino Familienhotels Südtirol.

 Il vero lusso per tutta la famiglia con tanto divertimento per i bambini di tutte le età, si trova sull’altopiano delle mele, a due passi dalla città di Bressanone. La struttura entra di diritto nel gruppo Familienhotels Südtirol che unisce le strutture specializzate nella vacanza a misura di famiglia.

L’Hotel Das Mühlwald Quality Time Family Resort è la new entry dei Familienhotels Südtirol, gruppo alberghiero specializzato nella vacanza per la famiglia in Alto Adige, capace di regalare esperienze indimenticabili a grandi e piccini. Offre una vacanza all’insegna dei giochi nella natura e nell’acqua, scivolo e vasche interne per nuotare e giocare con i genitori. Di proprietà della Famiglia Tauber, l’hotel Das Mühlwald si trova a Naz-Sciaves, vicino a Bressanone e accoglie i clienti in un clima magico proponendo fantastiche esperienze per riscoprire la bellezza delle piccole cose, quella dei brevi attimi e dei piacevoli momenti da trascorrere insieme.

 Per tutti i bambini, ad animare le giornate, un mondo su misura con un’area ricreativa all’interno della quale diversi giochi, uno spazio softplay a cinque piani e il simpatico riccio magico Milli i cui aculei sono magici e possono fare cose incredibili per soddisfare i desideri dei suoi amici: questo buffo personaggio si aggira nelle sale e organizza eventi nella sua tana e delle occasioni di gioco tra i meleti, dove ha realizzato una casetta. All’esterno un piccolo parco giochi e un mini zoo con animali da accarezzare e da nutrire. Tra le altre attività proposte, escursioni, ciaspolate e cinque aree sciistiche nei pressi dell’hotel in inverno e percorsi trekking in primavera e in estate. Per gli amanti dell’avventura, la mountain bike.

 La Spa, infine, offre trattamenti wellness e percorsi relax nelle saune, avvolti dai caldi vapori e da oli aromatici per un tuffo nel benessere di coppia o in famiglia. La beauty experience si completa con trattamenti specifici per sciogliere le tensioni e rigenerarsi. Per la famiglia una spa con rasul per bambini e il magico mondo acquatico di Milli.

Dal tempo libero alla tavola, l’offerta gastronomica dell’Hotel Das Mühlwald comprende le bontà a chilometro zero e i prodotti del territorio che portano il marchio delle piccole aziende della regione.

Ideale per i bambini di ogni età, l’Hotel Das Mühlwald – Quality Time Family Resort è pensato e organizzato per viaggiare in sicurezza, per una vacanza senza pensieri. I servizi sono personalizzati e curati da personale formato per assicurare il benessere degli ospiti grandi e piccini. Le camere sono in legno naturale e dotate di ogni comfort con la linea di cosmesi naturale Dr. Vitalis Joseph.

«All’Hotel Das Mühlwald le persone vengono prima di tutto in quanto sono gli incontri che rendono la vita ricca ed emozionante. Giocare è divertimento, creatività e momenti felici da ricordare. – spiega Sara, proprietaria della struttura – Per questo, proponiamo più di cento esperienze da vivere al massimo, all’interno come all’esterno, all’aperto, in mezzo alla natura, in veste sportiva o creativa. Qui tutto è possibile e il divertimento non è mai “abbastanza”».

Si parla di un gruppo alberghiero che, da sempre, pone al centro il benessere di tutta la famiglia. In ogni struttura, infatti, sono previsti programmi mirati per i più piccoli con attività sulle piste, nelle piscine e negli spazi gioco interni, una formula studiata per rendere ogni vacanza una festa per tutti, esplorando la neve tra discese con gli sci, slittate e giochi all’aria aperta. I Familienhotels Südtirol sono un mondo magico all’interno del quale vivere un’indimenticabile vacanza pensata dalle famiglie per le famiglie, costellata da infiniti momenti di spensieratezza e di serenità. I servizi proposti sono diversificati e combinano le esigenze di tutti. Uno spazio particolare è dedicato anche agli amici a quattro zampe che sono i benvenuti in tutte le strutture.

Vacanza Private per due al Dolomiti Wellness Hotel Fanes

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San Cassiano (BZ). Vacanza Private per due al Dolomiti Wellness Hotel Fanes: suite esclusive, tre trattamenti wellness riservati, cena romantica e privacy.

 Il Dolomiti Wellness Hotel Fanes, 5 stelle di lusso a San Cassiano, nel cuore della Val Badia, offre la soluzione ideale alle coppie che desiderano prendersi una pausa dalla frenesia della quotidianità: si tratta della vacanza Private, con soggiorno nelle recenti suite Cocoon, tre trattamenti benessere per coccolare corpo e mente e la proposta gourmet dello chef De Marc per deliziare il palato.

Che sia per un San Valentino romantico o per una pausa dalla frenesia della quotidianità, le nuove e raffinate suite Cocoon del Dolomiti Wellness Hotel Fanes, ideate da Barbara Widmann e dal suo staff dello studio Interior Design di Bolzano, sono l’ambiente ideale per le coppie che desiderano vivere una Vacanza Private, un soggiorno romantico di relax a contatto con la natura immersi nel panorama senza eguali delle Dolomiti – patrimonio dell’UNESCO – e, soprattutto, nel pieno rispetto della privacy. In aggiunta, tre trattamenti benessere e la proposta gourmet dello Chef De Marc che delizia gli ospiti con una romantica cena di cinque portate e un tema diverso per ogni serata.

Ancora una volta il Dolomiti Wellness Hotel Fanes di San Cassiano sa come prendersi cura dei propri ospiti, soprattutto delle coppie che decidono di concedersi una pausa romantica circondati dalla natura incontaminata che avvolge la struttura. Si tratta della Vacanza Private, che prevede il soggiorno nelle esclusive e di recentissima costruzione suite Cocoon, il trattamento di Private Spa con tre esperienze benessere, ‘’Fanes Private Suite solo noi due’’, ‘’New Aemotio Spa Marocco’’ e ‘’Ajurveda Mekong Kerala’’, il tutto accompagnato dalla cena romantica pensata dallo chef, con ben cinque portate e un tema differente ogni sera.

 Il trattamento ‘’Fanes Private Suite solo noi due’’ permette una totale rigenerazione con un bagno caldo e profumato grazie agli olii aromatici con cui viene arricchito, gustando degli sfiziosi stuzzichini abbinati a una bottiglia di Prosecco.

L’ ‘’Ayurveda Mekong Kerala’’ consiste, invece, in un massaggio ayurvedico dalle antichissime origini indiane che mira a favorire e stimolare il benessere psicofisico di tutto il corpo. Si effettua con una particolare tecnica di manipolazione che, sempre secondo la filosofia ayurvedica, sarebbe in grado di far raggiungere la perfetta armonia tra corpo e mente.

 Per concludere l’ ‘’Aemotio Spa Marocco Jamila’’, rituale benessere che prevede lo scrub al sapone nero, un successivo impacco all’henné e olio di rose con vapore, accompagnato dal massaggio aromaterapico. Il Fanes però continua a coccolare gli ospiti anche al termine di ogni giornata di relax, viziandoli con la proposta culinaria dello Chef Claudio De Marc che, ogni sera, propone una cena di cinque portate con un tema sempre differente: dal buffet di dolci al buffet di antipasti, passando per la tipica cena ladina o quella di gala con un buon aperitivo offerto nella hall.

Il Dolomiti Wellness Hotel Fanes conferma la sua eccellenza nella cura dell’ospite, sottolineando quanto sia importante saper abbinare al benessere e al lusso sia la comodità che la riservatezza, unico modo per permettere ai propri visitatori di vivere un’esperienza di relax difficilmente ripetibile altrove.

Costo suite Cocoon: da € 390,00 a € 609,00 al giorno, a persona.

Costo trattamenti:                                                                                                  Fanes Private Suite solo noi due: ca. 90 min – € 209,00 per due persone 

New Aemotio Spa Marocco Jamila: ca. 90 min – € 170,00 a persona     

Ajurveda Mekong Kerala: ca. 80 min – € 164,00 a persona

UNIONE EUROPEA: VERSO IL GREEN DEAL

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La Commissione europea ha avviato due consultazioni pubbliche nel settore dell’energia al fine di sostenere l’attuazione del Green Deal europeo e ridurre le emissioni in Europa di almeno il 55% entro il 2030.

Le consultazioni riguardano: l’energia solare nell’Ue, le modalità per migliorare le procedure di autorizzazione per i progetti di energia rinnovabile e l’agevolazione degli accordi di compravendita di energia elettrica rinnovabile. Il fine delle due consultazioni è quello di raggiungere una quota del 40 % di energie rinnovabili entro il 2030, per quanto riguarda l’approvvigionamento energetico dell’Unione.

La Commissione inoltre, pubblicherà una strategia sull’energia solare entro il 2022 e una consultazione sempre relativa al solare al fine di raccogliere contributi sulle modalità per aumentare la capacità di tale forma di energia. La consultazione sta, inoltre, valutando i principali rischi e ostacoli legati agli investimenti nel quadro delle norme vigenti.

La seconda consultazione, invece, servirà per delineare e accelerare gli orientamenti della Commissione nelle procedure di rilascio delle autorizzazioni e nella diffusione delle energie rinnovabili. Al centro della discussione della consultazione vi saranno anche gli accordi di compravendita di energia elettrica rinnovabile. La Commissione elaborerà anche un piano per accelerare i tempi necessari alla stipula degli accordi al fine di ridurne la complessità di attuazione. Il fine è quello di garantire stabilità a coloro che investiranno in progetti nel campo delle energie rinnovabili.

20 GENNAIO 1990: UNA FERITA ANCORA APERTA PER IL POPOLO AZERBAIGIANO

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Il Ministero degli Affari Esteri della Repubblica dell’Azerbaigian ha diffuso un comunicato in occasione della Giornata di lutto nazionale del 20 gennaio.

Il comunicato commemora la ricorrenza della notte tra il 19 e il 20 gennaio del 1990, quando 26.000 soldati sovietici invasero Baku, Sumgait e altre città dell’Azerbaigian, per ordine della Nomenclatura dell’Urss. A seguito di questo intervento militare persero la vita 147 civili e 744 rimasero gravemente feriti. Questo triste evento è passato alla storia del Paese come “Gennaio nero”. Anche prima di questo tragico evento vi furono altri avvenimenti che fecero aumentare il malcontento dell’Azerbaigian contro il governo sovietico: le infondate rivendicazioni territoriali dell’Armenia ai danni del Paese, le violente attività separatiste nella regione del Nagorno-Karabakh, nonché la deportazione forzata di centinaia di migliaia di azerbaigiani dall’Armenia. L’esercito sovietico, nel tentativo di soffocare il movimento indipendentista azerbaigiano, commise innumerevoli massacri contro la popolazione civile, violando norme di diritto internazionale, la Costituzione dell’Urss e della Rss dell0Azerbaigian. Subito dopo i tragici eventi, infatti, il leader nazionale Aliyev tenne una conferenza stampa presso la Rappresentanza Permanente dell’Azerbaigian a Mosca condannando fermamente quelle atrocità e invocando giustizia. I tragici eventi del gennaio del 1990 sono stati giudicati dal Consiglio Nazionale del Milli Majilis, nel febbraio 1994, aggressione e crimine militare. Da allora, infatti, il 20 Gennaio è stato dichiarato Giornata di lutto nazionale. Anche se, a distanza di 32 anni questo tragico evento ancora non ha ricevuto una valutazione politica e giuridica internazionale. In seguito a quei fatti, sotto la guida del Capo supremo l’esercito azerbaigiano ripristinò l’integrità territoriale proclamandosi Repubblica. Oggi a distanza di 31 anni, l’Azerbaigian è membro della comunità internazionale. Oggi il rafforzamento dell’indipendenza, la sovranità e l’integrità nazionale rappresentano ancora delle linee guida fondamentali per l’indirizzo del governo, il quale dichiara che risponderà, anche in futuro, a qualsiasi ed eventuale minaccia alla propria integrità territoriale. Inoltre, lo Stato e il popolo di Azerbaigian continuano a preservare profondo rispetto e imperitura memoria a tutti coloro che hanno lottato per l’indipendenza del Paese.

Pippo Fava: Un giornalista contro Cosa Nostra

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Il 5 gennaio del 1984 nella città di Catania si verificò un omicidio; al di fuori del Teatro Stabile venne ucciso il giornalista Giuseppe Fava, meglio conosciuto negli ambienti giornalistici con il nome di “Pippo”. Originario della città di Palazzolo Acreide (provincia di Siracusa), decise di intraprendere la carriera giornalistica subito dopo aver conseguito la laurea in Giurisprudenza presso l’Università degli Studi di Catania; la sua attività giornalistica lo portò a collaborare con molti dei quotidiani più importanti d’Italia; occupandosi di tematiche riguardanti lo sport e il cinema; all’attività giornalistica Fava alternò anche quella teatrale e cinematografica, nelle quali riuscì ad ottenere molti importanti successi a livello nazionale ed internazionale.

Ma tornando all’attività giornalistica, Giuseppe Fava fin dai suoi primi anni di carriera si occupò anche di uno dei temi più discussi in Italia nel dopoguerra, ovvero il fenomeno mafioso in Sicilia. Proprio su questo tema Fava fu uno dei primi giornalisti in Italia a riuscire ad intervistare due dei più importanti boss della mafia siciliana, Calogero Vizzini e Giuseppe Genco Russo, capimafia attivi nella provincia di Caltanissetta, che si suppone abbiano avuto un ruolo nell’Operazione Husky, la quale portò  allo sbarco delle truppe degli Alleati in Italia.

Durante gli anni’80 a Fava  gli venne assegnato il ruolo di direttore di uno dei più importanti quotidiani siciliani, il Giornale del Sud. Per portare avanti questo giornale decise di reclutare dei giovani talenti del giornalismo. Sotto la direzione di Fava il giornale cominciò ad occuparsi di una tematica che fino a quel momento sembrava estranea al capoluogo etneo, ossia la presenza di Cosa Nostra, fenomeno che secondo molti era circoscritto solo alla provincia di Palermo.

A Catania, al contrario di quello che pensavano in tanti, Cosa Nostra era già attiva da molti anni e proprio verso la fine degli anni’80 in città era in corso una guerra di mafia per stabilire la nuova leadership. Nel 1978 venne assassinato colui che era considerato il capomafia della città, Giuseppe Calderone detto “cannarozzu d’argento”, ucciso per volontà dei Corleonesi di Riina e Provenzano, che in quel periodo avevano dato il via ad una guerra di mafia in giro per la Sicilia, con l’obbiettivo di eliminare i vecchi boss o coloro che non volevano sottomettersi al loro potere, per poi rimpiazzarli con uomini a loro fedeli.

Morto Calderone a contendersi la leadership della città rimasero i suoi due luogotenenti, Alfio Ferlito e Benedetto Santapaola; il primo godeva dell’appoggio delle famiglie palermitane Bontate e Inzerillo (in precedenza alleate con Calderone), mentre il secondo godeva dell’appoggio dei Corleonesi, fu proprio Santapaola ad organizzare l’omicidio Calderone su ordine di Riina.

Dopo qualche anno di omicidi e atti intimidatori a prevalere fu Santapaola, che nell’estate del 1982 eliminò il suo rivale durante il suo trasferimento dal carcere di Enna a quello di Trapani. Fava e i suoi ragazzi misero alla luce i fatti. le due figure dei due boss in conflitto e in particolare quella di Benedetto Santapaola, del quale cominciarono a mettere in evidenza i suoi legami col mondo imprenditoriale e politico di Catania. Ovviamente Cosa Nostra decise di reagire mettendo a segno un attentato contro la redazione; oltre a Cosa Nostra questi articoli  non fecero piacere a coloro che finanziavano il giornale, i quali non potendolo più controllare, decisero di licenziare Fava.

Pur di non fermare la sua lotta in favore della verità  Fava e i suoi ragazzi, con non poche difficoltà, decisero di fondare un proprio giornale. Fava cominciò a pubblicare una rivista mensile conosciuta col nome i “Siciliani”. Uno degli articoli che fece parlare di più fu quello intitolato “I quattro cavalieri dell’apocalisse mafiosa”, nel quale denuncio quattro dei più importanti imprenditori del capoluogo etneo, accusandoli pubblicamente di essere collusi col boss Benedetto Santapaola.

La sera del 5 gennaio di trentotto anni fa, Cosa Nostra decise che era giunto il momento di mettere a tacere quello scomodo giornalista. Inizialmente sulla sua morte vennero fatte numerose ipotesi che variavano da motivi passionali fino a quelli economici. Solo al termine del processo “Orsa Maggiore 3” si riuscì a scoprire e condannare i veri mandanti ed esecutori del giornalista; nel 2003 vennero definitivamente condannati: Benedetto Santapaola in qualità di mandante, Aldo Ercolano (nipote di Santapaola) e Maurizio Avola come esecutori materiali del delitto.

Perché la Strategia canadese sullo Sviluppo Sostenibile può diventare un modello

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In tema di Sviluppo Sostenibile, Canada e Unione Europea condividono principi e obiettivi, sottoscritti formalmente nell’Accordo di Partenariato Strategico. Anche il Canada ha inoltre adottato una Strategia federale, rinnovata ogni 3 anni, che si distingue per efficienza ed efficacia tanto da renderla un esempio da seguire.

Il Canada ha fatto dello sviluppo sostenibile una priorità sin dalla fine del ‘900. Il primo intervento governativo in materia è del 1995 con l’Auditor General Act con il quale a ciascuna amministrazione federale veniva richiesta la predisposizione di una propria strategia di sviluppo sostenibile. Sempre nel 1995 venne creato il Commissariato per l’Ambiente e lo Sviluppo Sostenibile (CESD) il cui scopo era quello di monitorare in che misura le singole amministrazioni raggiungevano gli obiettivi che si erano posti con la strategia adottata.

Lo scarso successo dell’iniziativa indusse il Governo canadese a cambiare direzione adottando un sistema più pregnante che prese concretezza con la pubblicazione nel 2008 del Federal Sustainable Development Act.  

La mission del FSDA è:

To provide the legal framework for developing and implementing a Federal Sustainable Development Strategy that will make environmental decision-making more transparent and accountable to Parliament.

La definizione di Sviluppo Sostenibile

È sempre l’FSDA a definire cosa si intenda per Sustainable Development:

development that meets the needs pf the present without compromising the abilities of future generations to meet their own needs.

Il richiamo, implicito, alla responsabilità costituisce il principio ispiratore del FSDA, tant’è che nel preambolo della norma si legge chiaramente che:

The Government of Canada accepts the basic principle that sustainable development is based on an ecologically efficient use of natural, social and economic resources and acknowledges the need to integrate environmental, economic and social factors in the making of all decisions by government.

E sempre nel FSDA si legge che:

it is the responsability of the sponsoring minister and ministers to ensure that the enviromental implications of the proposed initiative are fully reflected in their policy, plan or program proposal.

La rilevanza del principio enunciato è evidente e non necessita di ulteriore commento.

La Strategia Federale sullo Sviluppo Sostenibile

Nell’ottobre 2010 il Canada ha quindi adottato la Strategia Federale sullo Sviluppo Sostenibile (FSDS) che in base a quanto previsto dall’Act doveva essere raggiornata, come è peraltro avvenuto, ogni tre anni.

Ad oggi sono state appunto 4 le Strategie attivate dal Governo Federale Canadese, ciascuna delle quali ha integrato il contenuto della successiva:

2010/13

2013/1

2016/19

2019/22

Ciascun documento, all’esito del periodo di vigenza, ha infatti subito una attentata analisi e valutazione che, all’esito, ha prodotto l’evoluzione della successiva strategia.

Esaminando quella 2019/22 si legge, tra l’altro, che:

the government, led by Employment and Social Development Canada, is working with partners to implement the 2030 Agenda for Sustainable Development, particularly through the development of a whole-of- society 2030 Agenda National Strategy. As we implement the Federal Sustainable Development Strategy and future federal strategies, our efforts will continue to align with and contribute to this broader national approach.

 

The 2019–2022 FSDS is organized around 13 aspirational goals that are a Canadian reflection of the SDGs

È evidente pertanto l’esigenza avvertita dal Governo Canadese di coordinare la propria azione con quella degli altri Organismi internazionali attivi nel settore e soprattutto di estrema rilevanza è la consapevolezza che il coinvolgimento di tutti i livelli della società è indispensabile per il raggiungimento degli obiettivi governativi.A tale proposito, sempre dall’ultima FSDS:

 We acknowledge that we cannot achieve sustainable development alone—partners such as provinces and territories, Indigenous peoples, communities, businesses, scientists, academia and non-governmental organizations all play a role in helping us meet our objectives.

Finally, we need your help—you can make a difference in areas such as addressing climate change, protecting ecosystems and improving air quality. We hope that you’ll take action, and that you’ll continue to provide input and ideas to help us further refine our sustainable development vision and long-term goals. 

La FSDS in quanto normativa Federale è applicata in tutta la Federazione Canadese attraverso le agenzie territoriali ma nulla impedisce che alcune Province abbiano sentito il dovere di predisporre delle proprie Strategie, come nel caso del Quebec, del Manitoba e della Regione dell’Athabaska (nella Provincia dell’Alberta).

A tale livello va aggiunto il richiamato committment delle municipalità che pure hanno un loro ruolo, che può risultare finanziariamente supportato dal Governo Federale

Le aree di intervento della FSDS sono 13 e ciò in linea con l’Agenda 2030 dell’ONU (dove gli obiettivi sono 17).

Gli elementi chiave della Strategia canadese per la sostenibilità

Gli elementi caratterizzanti che emergono dalla lettura della FSDS sono:

An integrated, whole-of-government approach of actions and results to achieve environmental sustainability;

A link between sustainable development planning and reporting and the Government’s score expenditure planning and reporting system;

Effective measurement, monitoring and reporting in order to track and report on progress to Canadians.

Il Sistema di monitoraggio e reporting

Oltre quindi al coinvolgimento dell’intero sistema amministrativo federale, chiamato ad agire in armonia e con scopi condivisi, gli aspetti sintetizzati sub 2 e 3 appaiono meritevoli di particolare attenzione.

Il (2) collegare l’FSDS al Sistema di gestione della Spesa (EMS) garantisce che ogni decisione presa dal Governo Federale tenga in adeguata considerazione le conseguenze di natura ambientale che possono derivare dalla adozione di politiche e programmi, con l’ulteriore conseguenza che a tutto ciò deve fare seguito un aumento della trasparenza e del livello di responsabilità dei decision makers.

Opportuno sottolineare in tal senso il ruolo di monitoraggio operato dal Sistema di Gestione della Spesa.

Esso si articola attraverso due azioni:

da un lato il Report on Plans and Priorities (RPPs) presentato periodicamente da ciascuna amministrazione con il quale vengono delineate, per un periodo di tre anni, le priorità e quali e in che modo vengono allocati i capitoli di spesa outlines, over a three year period, an organization’s priorities and where it will allocate the resources to address those priorities

dall’altro l’adozione di Report sui risultati raggiunti da ciascuna amministrazione Departemental Perfomance Report (DPRs) che vengono presentati periodicamente e che offrono una panoramica sugli obiettivi centrati, comparandoli con quanto proposto nel RPPs provides an overview of the accomplishments achieved by the organization compared to what it proposed in the RPP (Environment Canada, 2011, 8).

Terzo e forse più caratterizzante elemento é quello relativo a:

effective measurement, monitoring and reporting in order to track and report on progress ai cittadini Canadesi.

È questo, insieme al coinvolgimento di tutte le componenti della società, l’elemento che caratterizza la FSDS, non tanto per la previsione in sé e per sé di un monitoraggio dei risultati, ma per la meticolosa pianificazione, esecuzione, monitoraggio e nuova pianificazione sulla base dei risultati raggiunti, il tutto previa verifica, nella fase del controllo e della nuova pianificazione, del  loro carattere SMART, vale a dire della specificità degli obiettivi, misurabilità, raggiungibilità, rilevanza e tempi necessari.

 

La tabella che segue chiarisce lo schema.

The Plan-Do-Check-Improve management model

Source: The 2019–2022 Federal Sustainable Development Strategy Management Framework

Il Green Government Fund

Degno di nota nell’ultima FSDS, nell’ambito dell’obiettivo Greening Governemnt e della Greening Government Strategy, introdotta nel 2017, è la costituzione del Greening Government Fund.  

Tutti i ministeri e le agenzie federali che hanno un consumo di CO2 superiore ad un determinato livello sono chiamati a versare nel fondo un importo proporzionale all’eccesso di consumo.

Quanto raccolto nel fondo verrà a sua volta utilizzato dalle medesime amministrazioni federali che contribuiscono alla sua creazione per la realizzazione di progetti volti a migliorare le proprie performance di sostenibilità.

Inutile dire che i processi di valutazione, approvazione e verifica dei progetti viene puntualmente svolto e reso pubblico.

Sviluppo Sostenibile e relazioni UE-CANADA: lo Strategic Partnership Agreement

Per quanto riguarda specificamente i rapporti tra UE e Canada in tema di sviluppo sostenibile si deve fare riferimento allo Strategic Partnership Agreement, sottoscritto nel 2016 ed entrato in vigore nel 2017.

L’accordo fa del Sustainable Development uno degli elementi portanti dell’accordo stesso. L’intero Titolo IV è dedicato allo Sviluppo Economico Sostenibile e nell’ambito del Titolo IV, l’art. 12 (il più lungo e articolato dell’intero accordo) enuncia principi e impegna i contraenti in modo chiaro e definito.

Si potrà obiettare che tutta la politica, canadese e europea, in materia di sviluppo sostenibile sia una serie di sani principi ben enunciati che rischiano di rimanere fermi e non adempiuti.

Nel caso del Canada, l’esplicita consapevolezza da parte del Governo Federale della necessità di coinvolgere, oltre al Governo stesso, in tutte le sue articolazioni, anche l’intera società civile, in tutte le sue componenti, rendendo tutti direttamente responsabili e attivi, sin dalla determinazione delle priorità alla verifica dei risultati, rende il modello canadese un buon esempio da cui trarre ispirazione per un confronto che guarda in alto.



Di Paolo Quatrocchi

Direttore Centro Studi Italia Canada, Partner Nctm Studio Legale, Vice presidente Camera di Commercio in Canada Ovest.



2021: il Portogallo chiude col carbone e spinge sulle rinnovabili

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Alla mezzanotte del 14 gennaio 2021 il Portogallo ha chiuso la grande centrale a carbone di Sines da 1296 MW, sulla costa meridionale del paese. I piani iniziali dell’EDP, il colosso energetico portoghese, erano di chiudere Sines nel 2030.  L’impianto era responsabile del 12% di tutte le emissioni di gas serra in Portogallo e la sua chiusura ha significato la più grande diminuzione delle emissioni inquinanti nella storia del paese. Entro la fine dell’anno EDP chiuderà anche l’unica centrale di questo tipo, ma molto più piccola, rimasta in attività a Pego, a una cinquantina di km dal grandioso castello del Templari a Tomar e a 140 km da Lisbona.   

Il Portogallo – che accelera ancora nel suo impegno per l’energia pulita e per l’impiego delle rinnovabili –  diventa così il quarto paese europeo ad abbandonare completamente la produzione di energia elettrica da carbone dopo Belgio (2016), Austria e Svezia (2020), secondo i dati di Europe Beyond Coal, una  ONG ambientale che ci dice che entro il 2025 diranno addio a questo tipo di produzione energetica altri quattro paesi dell’UE:  Francia (2022), Slovacchia (2023), Irlanda e Italia (2025).  Ma ci sono anche altre medaglie “green” conquistate dai portoghesi: nel mese di febbraio 2016, un quantitativo pari al 95% dell’elettricità consumata in Portogallo è stato prodotto da fonti rinnovabili come le biomasse, l’energia idroelettrica, l’energia eolica e l’energia solare. E nel maggio dello stesso anno tutta l’elettricità consumata in Portogallo è stata prodotta in modo rinnovabile per un periodo di oltre quattro giorni, un traguardo fondamentale per un moderno paese europeo. Traguardo ripetuto negli anni seguenti, tranne in quelli della forte siccità.

Oggi i numeri parlano chiaro: la produzione totale di energia nel portogallo continentale ha raggiunto i 14.262 GWh nel primo trimestre di quest’anno, in crescita del 3,3% rispetto all’anno precedente.  Sulle colline del Portogallo continuano girare a pieno regime gli impianti eolici: non solo nei grandi parchi eolici tra Viseu – Coimbra – Vila Real ma anche negli  altri 20 impianti da Lisbona a Viana do Castello (ai confini con la Spagna), da Evora, nell’Alentejo  a Portalegre nel Nord. Nel 2020, l’energia eolica ha rappresentato il 24% della produzione di elettricità.

E ora l’eolico conquista anche il mare oltre alle sommità sulla terraferma. Nell’Atlantico, a 20 km dalla costa di Viana do Castelo, è iniziato l’assemblaggio del parco eolico galleggiante del consorzio Windfloat Atlantic, che comporta un investimento di 125 milioni di euro. Una volta completata, questa centrale eolica sull’acqua avrà una capacità di 25 MW e sarà in grado di produrre energia elettrica sufficiente per circa 60.000 abitazioni. Partito nel gennaio 2020, il progetto –  finanziato dalla Commissione Europea, dal governo portoghese e dalla Banca Europea per gli Investimenti – porterà alla realizzazione del primo parco eolico galleggiante semisommergibile al mondo.  Il successo, nel 2011, del prototipo di parco eolico WindFloat1 da 2 MW ha spianato la strada allo sviluppo del progetto WindFloat Atlantic: WindFloat1 ha prodotto oltre 17 GWh di energia, operando con onde alte fino a 17 metri e venti molto forti.

Sulla strada dell’energia verde il Portogallo può contare anche sulla fonte che viene direttamente dell’acqua: quella del mare e quella dei fiumi.  Nella produzione di energia idroelettrica dalle onde del mare il Portogallo ha inaugurato il 23 settembre 2008, la Aguçadoura Wave Farm, la prima wave farm commerciale al mondo. Questa centrale a onde marine si trova nelle acque oceaniche, tre miglia al largo di Póvoa de Varzim, una cittadina a nord di Porto. 

Ma è dai fiumi imbrigliati dalle dighe che arrivano per ora i risultati migliori. Nel 2020 l’energia idroelettrica ha rappresentato il 28% della quantità totale di elettricità prodotta in Portogallo da fonti rinnovabili. La più grande centrale idroelettrica si trova presso la diga di Alto Lindoso, con una potenza di 630 MW. Inoltre il Portogallo ha circa 100 piccoli impianti idroelettrici, con una capacità di 256 MW, che producono 815 GWh/anno.

Il Portogallo inoltre combina l’energia eolica e idroelettrica utilizzando i venti notturni per pompare l’acqua in salita e inviandola verso i generatori per produrre energia il giorno successivo: la cosiddetta energia idroelettrica di pompaggio.

C’è poi l’energia solare/fotovoltaica che però, stranamente, in Portogallo oggi registra numeri poco significativi, nonostante le oltre 300 giornate all’anno di soleggiamento. Attualmente questo tipo di energia green rappresenta solo il 2 per cento della produzione di energia dalle rinnovabili. Tuttavia è vicina la svolta in questo settore: si stima che entro il 2030 verranno creati circa 20.000 posti di lavoro nel solo settore del solare-fotovoltaico, avendo EDP annunciato un investimento di 24 miliardi di euro nel settore delle rinnovabili fino al 2026, la maggior parte dei quali destinati proprio alla produzione eolica, solare e di idrogeno verde.

Infine il Portogallo ha dimostrato di saper ben sfruttare le sue risorse geotermiche. Il principale investimento del paese per l’utilizzo di questo tipo di energia è oggi nelle Azzorre. L’uso su piccola scala di questa fonte di energia è iniziato negli anni ’80 nel Portogallo continentale, ma è nelle Azzorre che si è più largamente diffuso l’uso della geotermia, in 8 delle 9 isole dell’arcipelago.

Il Portogallo, dunque, marcia veloce nella realizzazione di impianti di energia rinnovabile: nel periodo gennaio-agosto 2021 queste centrali hanno soddisfatto il 63% del consumo di elettricità del Portogallo, come mostrano i dati dell’utility Redes Energeticas Nacionais (REN). L’acqua e il vento continuano a fornire il contributo maggiore, coprendo rispettivamente il 28% e il 25% della domanda nazionale. 

Cesare Protettì



Il Vicepresidente della Regione Siciliana Gaetano Armao designato rapporteur sulla coesione digitale al CdR EU

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lI vicepresidente ed assessore all’Economia della Regione Siciliana, Gaetano Armao (PPE), è stato designato dalla Commissione Affari economici del Comitato europeo delle Regioni, relatore sul parere relativo alla coesione digitale in adunanza plenaria.

Parere che il componente siciliano del CdR dal 2018 presenterà sull’eliminazione dei divari digitali in Europa e la promozione della coesione digitale a partire dal sistema insulare.

La scelta cade quindi sul componente del Comitato che rappresenta quella che viene definita la “Regione più infrastrutturata sul piano digitale del Mediterraneo” e che ha conseguito il pieno utilizzo delle risorse europee.

L’opinione, che sarà presentata dal Vicepresidente Armao, riguarderà il contrasto al crescente divario digitale, cardine importante del programma di lavoro per il 2021 della commissione ECON impegnata ad approfondire il monitoraggio e la misurazione della digitalizzazione a livello locale e regionale nell’ottica di comprendere meglio non solo i progressi compiuti, ma anche le necessità e le sfide.

Il mandato per la politica economica della Commission for Economic Policy (ECON) copre svariati campi che vanno dalla Governance economica e semestre europeo sino alla Politica industriale ed Industria 4.0. Il Segretariato ECON è anche responsabile del sistema di premi European Entrepreneurial Regions (EER), che premia le regioni dell’UE con la politica imprenditoriale più innovativa e del Network of Regional Hubs for EU policy Implementation Review (RegHub), una piattaforma che coinvolge gli attori locali e regionali attraverso consultazioni per raccogliere le loro esperienze sull’attuazione delle politiche dell’UE.

Il programma di lavoro, proposto per il 2022 dalla commissione ECON, pone inoltre l’accento sulla promozione della connettività e trasformazione digitali a livello territoriale sia nelle zone urbane che in quelle rurali, assicurando il massimo coinvolgimento degli enti locali e regionali. che sono state in prima linea nella lotta contro la pandemia.

La trasformazione digitale per un’economia sostenibile

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Digitale e Sostenibilità. Sono queste le due parole chiave che, nel momento cruciale che sta attraversando l’Italia e la sua economia in particolare, assumono rilievo per condurre il Paese fuori dalle secche della crisi per il Covid 19 e rendere stabile la crescita, che per il momento si limita ad un rimbalzo dopo il crollo causato dalla pandemia.

La ripresa deve essere dunque sostenuta e rafforzata con interventi che vedano combinate la digitalizzazione della finanza e la sostenibilità.

Del tema si è parlato al convegno “La trasformazione digitale per un’economia sostenibile” organizzato dalla CFX Quantum e dall’Università Guglielmo Marconi di Roma, con la collaborazione di AM Advisor e Stefano Santori Training, tenuto mercoledì 1 dicembre nell’Aula Magna dell’Università, dove sono intervenuti qualificati esperti, imprenditori ed operatori del settore della finanza.

Nel corso del convegno si è argomentato come il PNRR, Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, debba essere per l’economia il motore dello sviluppo sostenibile e digitale, così come indicato dall’UE.

Occorre infatti mettere mano, finalmente, alla digitalizzazione dei sistemi, dalla Pubblica Amministrazione al settore finanziario, tenendo presente, allo stesso tempo, l’aspetto della sostenibilità.

Le nuove sfide per la ripresa e lo sviluppo devono inoltre confrontarsi con i criteri ESG, Environmental Social and Governance, per investire e produrre rispettando il clima , l’ambiente ed il sociale.

I lavori del convegno si sono articolati in tre sessioni: la prima su ‘Trasformazione digitale e finanza’; la seconda su ‘Sostenibilità della finanza e dell’economia nel mercato attuale’ e la terza che ha visto il confronto tra rappresentanti delle Istituzioni italiane su ‘Il ruolo delle Isituzioni per la sostenibilità dell’economia digitale’.

È stato inoltre dato spazio e rilievo nel convegno alla presentazione dei progetti italiani per la trasformazione digitale e la sostenibilità, che assecondano la trasformazione digitale in Italia, dando impulso ad un presente sviluppo digitale e sostenibile, rispettando il clima, l’ambiente ed il sociale.

Progetti quali ad esempio quello di ReBo (Recyclable Bottle) che è una bottiglia intelligente che ha nel tappo un microchip collegato allo smartphone tramite una app, che incentiva a bere acqua e, ad ogni ricarica di liquido, traccia il risparmio di plastica e finanzia la raccolta di una bottiglia di plastica per ogni bottiglia assunta; oppure quello di Green Stone che è una pavimentazione con piastrelle di porcellana completamente green perché ricavata da scarti di lavorazione; o ancora quello di ESG Portal, è una società che sta mettendo a disposizione delle aziende italiane una certificazione del rispetto dei criteri ESG, Environmental Social and Governance: o infine quello di Enav, l’Ente nazionale di assistenza al volo, che si avvale di tecnologie all’avanguardia per razionalizzare le rotte aeree, che diventeranno più brevi, consentendo rilevanti risparmi di carburante.

Al convegno hanno partecipato inoltre società di finanza decentralizzata, specializzate nell’utilizzo della blockchain per fornire certificazioni, garanzie, risparmio e investimenti, che vengono forniti in forma digitale senza intermediari.

Dai lavori del convegno è emerso che il Paese ha progetti e proposte per la trasformazione digitale, così come auspicato dall’Unione Europea con l’obiettivo di rilanciare l’economia e permettere lo sviluppo digitale e rafforzare la sostenibilità, così come indicato nel PNRR, Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza e prescritto dall’UE.

Di particolare rilievo l’intervento del senatore Adolfo Urso che ha affermato che la transizione al digitale riguarda anche e soprattutto il mondo della Finanza, come emerge dalla stessa attività del Copasir (Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica) e dalle cronache di questi giorni sugli hacheraggi e sulle criptovalute. Lo stesso Urso ha concluso augurandosi che l’Italia possa rivendicare la sede della nascente Autorità antiriciclaggio europea, visto che il nostro paese ha tutti i titoli per farlo contribuendo così a migliorare la performance europea in tema di sicurezza.

Sempre sul mondo della finanza digitale è intervenuto Marco Mottana, fondatore della neo bank 01 Quantum, che ha raccontato la genesi e lo sviluppo del suo progetto, che ha come finalità quello di aiutare utenti privati e aziende ad avvicinarsi al mondo della finanza digitale offrendo soluzioni di qualità, efficienti ed innovative, in particolare nel mondo dei sistemi di pagamenti  (come ad esempio il lancio di una carta prepagata che integri in un unico sistema integrato la disponibilità di tutti i sistemi di pagamento attualmente disponibili sul mercato). Tali sistemi si fondano su un’infrastruttura blockchain che garantisce anche sicurezza, correttezza e trasparenza delle transazioni.

Di rilievo anche l’intervento del Generale della Guardia di Finanza, Giovanni Padula, che ha sottolineato come sia necessario realizzare un adeguamento normativo tempestivo rispetto al mutevole scenario del mondo finanziario sempre più interessato dall’evoluzione digitale (ad esempio con l’adozione nei pagamenti delle cripto valute), che eviti il rischio di sottovalutare l’opacità intrinseca e le reali minacce/ potenzialità degli attuali sistemi digitali finanziari.

Infine è intervenuto anche Alessandro Toschi,CEO di AM ADVISOR, società di consulenza strategica focalizzata nel management consulting e specializzata in ambito FinTech e Corporate Finance (una delle prime in Italia ad operare nella Finanza Decentralizzata, il che vuol dire criptovalute, blockchain). Toschi ha spiegato inoltre il modello di consulenza di AM Advisor, volto alla creazione di valore per i propri clienti,aiutandoli a crescere attraverso una costante innovazione dei propri servizi, per rispondere alle evoluzioni del mercato e alle pressioni competitive, progettando e implementando soluzioni personalizzate nel mondo della finanza digitale. Lo stesso Toschi ha illustrato nel corso del suo intervento anche il proprio ruolo di board manager e advisor in ESG Portal (del cui progetto abbiamo già parlato), una start up che certifica i requisiti di sostenibilità di aziende grandi e piccole.

Al convegno sono intervenuti tra gli altri, inoltre l’on. Davide Zanichelli, creatore del gruppo interparlamentare ‘Criptovalute e blockchain’, la presidentessa dell’Enav Francesca Isgrò, Mario Scino del Ministero Sviluppo, Maria Siclari dell’Ispra, gli imprenditori Giuseppe Notarnicola, vicepresidente esecutivo STMicroelectronics, Fabio Ruffini Head Investor Relations Inwit, Karim Sghaier manager Serendipity Capital LTD, Marco Mottana CEO Cfx LTD, Alessandro Toschi Board member ESG Portal e i vertici dell’Università G. Marconi Alessio Acomanni, Nicola Formichella e Marcello Condemi.

Per chi fosse interessato e volesse ascoltare l’intero svolgimento dell’interessante convegno riportiamo qui di seguito il link della sua registrazione.

 

Fondazioni ITS, preparazione specialistica al mondo del lavoro

ECONOMIA/Senza categoria di

Attive da quasi dieci anni le Fondazioni per la formazione specialistica sono la cerniera tra la formazione e il mondo del lavoro indirizzando gli studenti verso settori dell’industria con competenze adeguate.

Ne parliamo con il prof. Maracchioni presidente della Fondazione ITS per le nuove tecnologie della vita e coordinatore nazionale delle Fondazioni e con il dottor Massimo De Meo Presidente di Confassociazioni Terzo Settore.

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