GEOPOLITICA DEL MONDO MODERNO

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Istituto superiore della sanità, aggiornamento situazione Covid-19

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L’1,2% dei casi positivi al Covid-19 fino a questo momento ha meno di 18 anni, mentre la percentuale più alta si vede nella fascia tra 51 e 70. Lo afferma l’approfondimento epidemiologico dell’Iss presentato oggi nel corso di una conferenza stampa e pubblicato sul sito Epicentro. Continue reading “Istituto superiore della sanità, aggiornamento situazione Covid-19” »

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Il Coronavirus affonda le borse e i mercati mondiali.

Settimana nera a piazza affari, la borsa di Milano e quelle europee aprono e proseguono in caduta libera,

l’impatto del coronavirus sulle economie mondiali e l’ espansione del virus in Italia portano

all’allargamento dello spread a 145,9 punti.

I ribassi riguardano tutti i settori, il lusso ha perso con Ferragamo il 6,8% , Moncler il 5,2%

Guidano i ribassi delle compagnie aeree Air France con il 8% e British Airways con il 6,6%, non viene risparmiato neanche il mondo dello sport la Juve guida i cali con l’ inflessione dell’ 8,1 %.

Il governatore della banca d’Italia Ignazio Visco dice che l’effetto del corona virus sull’economia italiana avrà una ripercussione di oltre il 0,2% .

Alcuni settori sono stati colpiti nell’ immediatezza come la ristorazione, il trasporto e il turismo. Ci sarà un effetto molto più indiretto su tutta l’attività economica.

La cosa che preoccupa di più è la riduzione dell’export dall’Italia, unica variabile positiva della nostra economia negli ultimi tempi. Ci saranno grandi ricadute nel settore dell’elettronica, nel settore automobilistico, tessile, agroalimentare, ma anche nel settore dei servizi, ci saranno quindi ripercussioni trasversali.

Abbiamo vissuto in un contesto internazionale fatto di grandi tensioni economiche tra Stati Uniti e Cina.

Siamo in una situazione in cui è in atto una ridefinizione degli aspetti geopolitici globali e anche degli assetti monetari.

Il corona virus è uno strumento per la ridefinizione degli assetti finanziari come per esempio comprendere se conti di più la borsa di Shenzhen o Wall Street. 

Parlando proprio di Wall Street, tutti e tre gli indici di New York hanno ceduto più di 10 punti percentuali in pochissimi giorni, mandano in fumo più di 14 miliardi di dollari, si avviano a chiudere così la peggiore settimana dalla grande crisi del 2008.

Oltreoceano le cose non vanno sicuramente meglio, anzi, le borse asiatiche affondano sotto il macigno dello sviluppo del virus in oltre 50 paesi, Tokyo è arrivata a perdere 4,5%, Shanghai e Hong Kong perdono oltre 3 punti percentuali.

Va così in fumo un terzo dei guadagni accumulati da Tramp dal momento della sua elezione nel 2016 con la sua politica di difesa economica del suo paese specialmente nei confronti della Cina.

Gli operatori del settore parlano di una carneficina azionaria, sono sati colpiti un’ enorme gamma di titoli, Tesla fra tutti perde il 13% in una sola giornata.

Tra i grandi nomi del Tech i cali più grandi li hanno subiti Apple e Microsoft che perdono rispettivamente il 6 e il 7 per cento segue immediatamente Amazon con il 5%, le più colpite tra i leader dei beni di consumo sono Coca-Cola e Procter & Gamble.

    F.B. Fumarola

La Repubblica Ceca e la questione dei fondi europei

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Il 20 e 21 febbraio i capi di Stato e di governo dell’UE si sono riuniti a Bruxelles nel Consiglio europeo per discutere del bilancio a lungo termine dell’Unione per il periodo 2021-2027. Al termine degli intensi negoziati è emersa l’impossibilità di raggiungere un accordo, insieme alla necessità di disporre di più tempo. In tale contesto, è importante analizzare la posizione della Repubblica Ceca.

La posizione della Repubblica Ceca

In seno al Consiglio europeo vi sono diverse visioni riportate dagli Stati, a tal punto da parlare di vera e propria “battaglia da combattere”. La battaglia in questione è quella per la prevista revisione delle finanze dell’Unione Europea, in particolare tra i contribuenti netti come la Germania e la Francia e i beneficiari netti, che ricevono più dal bilancio dell’UE di quanto contribuiscano, tra cui la Repubblica Ceca. Ad aggravare la situazione vi è l’uscita del Regno Unito dall’UE: con la Brexit, l’UE ha perso un importante contributore netto. In questi termini, la proposta di modifica al finanziamento a lungo termine dell’UE significherebbe un cambiamento radicale: meno soldi per i paesi che cercano di avvicinarsi allo standard UE, denaro che viene investito in infrastrutture e lo sviluppo delle regioni più povere. Questi paesi hanno lanciato l’allarme i primi di febbraio, riuniti in Portogallo in vista del successivo vertice UE a Bruxelles, per presentare ufficialmente la loro posizione contro i tagli proposti alla coesione e ai fondi agricoli. Dalla sua ammissione nell’UE, la Repubblica ceca ha ricevuto circa 765 miliardi di corone in più di quanto non abbia contribuito. I fondi dell’UE rappresentano il 40% degli investimenti del paese, incanalati in progetti infrastrutturali e sviluppo regionale. A causa della sana economia del paese, l’UE propone ora una riduzione del 24% dei fondi per la Repubblica ceca. Inoltre, il denaro dovrebbe essere utilizzato per diverse priorità da quelle attuali, con l’accento che si sposta sul clima e sull’innovazione.

L’incontro in Portogallo

Su invito del primo ministro portoghese António Costa, i maggiori beneficiari dei Fondi europei di coesione destinati agli Stati membri più poveri dell’UE, si sono incontrati il 1° febbraio a Beja, nel sud del Portogallo. I paesi hanno ribadito la loro opposizione ai tagli proposti nel quadro finanziario pluriennale dell’UE per il 2021-2027, sottolineando l’importanza della politica di coesione per raggiungere la convergenza economica e sociale tra gli Stati membri dell’UE. Al termine dell’incontro, 15 dei 17 Amici della coesione hanno firmato la dichiarazione congiunta del vertice di Beja: Bulgaria, Cipro, Repubblica ceca, Estonia, Grecia, Ungheria, Lettonia, Lituania, Malta, Polonia, Portogallo, Romania, Slovacchia, Slovenia e Spagna. “Il finanziamento della politica di coesione per il 2021-2027 dovrebbe mantenere il livello del quadro finanziario pluriennale 2014-2020 in termini reali. Nessuno stato membro dovrebbe subire una forte e sproporzionata riduzione del proprio bilancio di coesione”, si legge nella dichiarazione finale dei Friends of Cohesion. “Condizioni di attuazione appropriate sono decisive per il successo delle politiche e non hanno alcun impatto sul bilancio europeo”, hanno aggiunto i 15 rappresentanti dei paesi dell’Europa meridionale e orientale. Tra questi, era presente al vertice il primo ministro ceco. Andrej Babiš ha affermato che i fondi di coesione sono della massima importanza per lo sviluppo del paese. “Stiamo diventando più ricchi, quindi avremo meno soldi, capisco, ma i fondi di coesione sono cruciali per noi al momento – ha dichiarato il primo ministro – non abbiamo ancora finito di costruire la nostra rete autostradale, ci sono molte cose che dobbiamo portare avanti. Quindi abbiamo bisogno di soldi per gli investimenti e dobbiamo essere in grado di decidere come verranno utilizzati i soldi”. Tuttavia, hanno insistito sul fatto che nuovi strumenti come quello di bilancio per la convergenza e la competitività e il Fondo per una transizione giusta sono stati istituiti per raggiungere obiettivi specifici. Il loro finanziamento deve pertanto venire in aggiunta al finanziamento regionale dell’UE e non “a spese della politica di coesione e della politica agricola comune”.

Il conflitto di interesse per i fondi UE

In seno agli organi dell’UE, la questione dei fondi europei e i possibili conflitti di interesse rimangono argomento particolarmente importante. I legislatori sono tutt’ora profondamente preoccupati per i potenziali conflitti di interesse che possono interessare centinaia di milioni di euro di fondi concessi alle aziende legate alle stesse persone che dovrebbero decidere come spendere i soldi. Emblematico è il caso del primo ministro ceco Andrej Babis, indagato per conflitto d’interesse per aver utilizzato i fondi europei per le aziende di sue proprietà; secondo diverse relazioni, potrebbero essere stati utilizzati più di 100 milioni di euro. Le preoccupazioni dell’UE non si limitano solo alla Repubblica ceca. Gli interessi commerciali dei leader in Ungheria, Bulgaria, Romania e forse anche in altri paesi stanno sollevando preoccupazioni a Bruxelles, dove le istituzioni europee mancano degli strumenti e delle leggi per combattere efficacemente il problema.

Le accuse di possibili frodi, in un momento di scarsa fiducia del pubblico nel progetto europeo e in cui i partiti di estrema destra stanno guadagnando importante trazione politica, non giocano di certo a favore dell’UE, considerando anche che uno dei più grandi paesi membri d’Europa, il Regno Unito, ha lasciato il più grande blocco commerciale del mondo.

Faschion Week, Tecnologia e Coronavirus

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Il mondo della moda subisce il grande colpo del corona virus in occasione della faschion week di Milano.

L’ 80% degli acquirenti mancherà fisicamente intorno alle passerelle dell’ alta moda, più di mille cinesi saranno impossibilitati a partecipare alla grande vetrina della moda milanese, a sopperire perlomeno in parte sarà la tecnologia. La Camera lancia la campagna “China we are with you” gli addetti del settore e i compratori cinesi potranno essere presenti a Milano in diretta Steaming a tutte le sfilate in calendario, ma non solo, la tecnologia abbatterà tutte le barriere, dal 18 al 24 febbraio saranno online contenuti speciali, si potranno guardare interviste, osservare i backstage, interagire con ospiti stilisti e modelle.

Carlo Capasa, presidente della Camera della Moda, si dice molto orgoglioso di questa iniziativa in quanto è la prima volta che accade una cosa del genere, vuole dimostrare la vicinanza nei confronti del popolo cinese. Per questo a dare il via alle sfilate autunno-inverno sarà proprio uno stilista cinese, uno degli otto designer orientali che la Camera ha deciso di ospitare nel faschion hub iniziativa per proporre le collezioni di stilisti emergenti che verrà aperta venerdì 21 febbraio al Museo Pezzoli. A proposito della moda di questo millennio che prende spunto dalle Lezioni americane di Italo Calvino, per raccontare con parole e immagini la moda come metodo scientifico e, nel fascino del mondo della letteratura.

Si potranno ammirare abiti delle case di moda più importanti Dior, Chanel, Gucci Valentino Prada Armani tanti altri.

Sabato 22 invece si apriranno le porte per il flash mob Faschionable EcoArtShow a Palazzo dei Giureconsulti. I due eventi vogliono promuovere produzione e consumo responsabile nel rispetto del nostro pianeta.

Il sistema moda ha chiuso il 2019 con otre 90 miliardi, in crescita dello 0,8% trainato dall’export, il corona virus peserà sul primo trimestre del 2020 si prevede un calo dell’ 1,8% in attesa di vedere cosa succederà nelle prossime settimane.

F.B. Fumarola

#NousToutes: 49.000 persone marciano a Parigi contro il femminicidio

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La più grande marcia nella storia della Francia contro la violenza sessista e sessuale: sabato 23 novembre 49.000 persone si sono radunate a Parigi ed hanno marciato insieme per dire basta alla violenza contro le donne. Quasi 70 organizzazioni e diverse personalità erano presenti alla manifestazione parigina che è terminata pacificamente tra la musica. Continue reading “#NousToutes: 49.000 persone marciano a Parigi contro il femminicidio” »

Ennesimi scontri con la polizia nella banlieue parigina: a fuoco una scuola di arti circensi

EUROPA/Senza categoria di

Un sabato sera di ordinaria violenza: il 2 novembre, a Chanteloup-les-Vignes, nella banlieue di Yvelines una trentina di chilometri ad ovest di Parigi e non lontano da Versailles, è stata incendiata la scuola di arti circensi e recitazione “L’Archè”, divenuta il luogo di aggregazione di molti giovani strappati alla strada che trascorrevano qui i loro pomeriggi imparando un’attività nei vari atelier. Si tratta della scuola dove il regista Mathieu Kassovitz ambientò il film “L’odio”. Continue reading “Ennesimi scontri con la polizia nella banlieue parigina: a fuoco una scuola di arti circensi” »

Il perché delle proteste in Cile

AMERICHE/Senza categoria di

Circa due settimane fa sono cominciate per le strade di Santiago (Cile) delle proteste, le cui immagini riportate su tutti i principali media hanno molto scosso l’opinione pubblica . «Siamo in guerra», ha dichiarato l’attuale presidente cileno Sebastiàn Piñera, riferendosi alle violente proteste e guerriglie che, dal 18 ottobre ad oggi, hanno causato 13 morti, più di 2000 feriti, centinaia di arresti e incendi dolosi appiccati a banche, supermercati e aziende, come la sede italiana di Enel nella capitale cilena. Le reazioni di sgomento sono anche date dal fatto che il Cile rappresenta da sempre “il miracolo sudamericano”, per la sua stabilità nella regione e per la sua economia forte, ma attualmente è stato dichiarato lo “Stato d’emergenza”. Continue reading “Il perché delle proteste in Cile” »

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Martina Lombardo
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