GEOPOLITICA DEL MONDO MODERNO

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Europa, insularità e crisi pandemica: intervista al Vicepresidente della Regione Siciliana, Gaetano Armao

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La crisi pandemica sta facendo emergere le annose contraddizioni delle regioni periferiche, e diversamente industrializzate, il cui potenziale non è spesso ben compreso dai governi nazionali e che non riescono a beneficiare dei processi di polarizzazione industriale.  L’Unione Europea conta più di duemila isole con circa 17 milioni di abitanti. Sono territori che presentano evidenti vulnerabilità strutturali e che oggi risentono più di altri i gravosi effetti della crisi pandemica. Continue reading “Europa, insularità e crisi pandemica: intervista al Vicepresidente della Regione Siciliana, Gaetano Armao” »

Smart Working, importante il coaching in questo cambiamento epocale

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Lo smart Working ha avuto un impulso decisivo grazie all’emergenza COVID che ha costretto tutta la popolazione italiana e del mondo a sottostare ad una quarantena forzata e ha obbligato le aziende e datori di lavoro a sperimentare questo nuovo modello lavorativo. Gia attuato da diverse grandi aziende faticava a diventare operativo per i molti dubbi e contrapposizioni che i manager opponevano alla sua estensione. Nei 2 mesi di distanziamento sociale forzoso è stato dimostrato che il telelavoro, lo smart working o il lavoro agile, tre differenti formule di applicazione, possono fare la differenza. Ne parliamo con Federica Setti, consulente per lo sviluppo organizzativo ed un Executive Coach, uno dei soci Fondatori di WE+Network,  associazione professionale che aggrega circa 30 professionisti e offre servizi di Executive Coaching e di formazione manageriale per supportare le organizzazioni in percorsi di cambiamento.

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La querelle tra facebook e Casapound oltre la manifestazione del pensiero

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Un provvedimento del Tribunale di Roma rivede rapporto tra social network e utenti

Nel procedimento che vedeva contrapposte Facebook e Casa Pound, il Tribunale di Roma già si era pronunciato in sede di ricorso d’urgenza quando il social di Zuckerberg aveva oscurato la pagina del movimento, senza neppure un preventivo avviso, ordinando il ripristino della pagina. Nel suo primo provvedimento il tribunale aveva sottolineato un in evidenza come Facebook, e quindi anche gli altri social network, sia oggi di fatto non solo un luogo di incontro, ma una sede di dibattito e confronto, anche a livello politico dove gli assenti corrono il rischio di essere tagliati fuori proprio dalla vita politica di un paese facendo venir meno i principi di un confronto democratico paritario. Continue reading “La querelle tra facebook e Casapound oltre la manifestazione del pensiero” »

Smart working, come cambierà il mondo del lavoro

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L’emergenza Covid ci ha costretto dentro casa per contenere il contagio, le aziende che hanno potuto hanno adottato il lavoro agile per i loro dipendenti , ma questo nuovo modo di lavorare come influisce sulla vita quotidiana? Lo abbiamo chiesto a Stefano Conti segretario nazionale di UGL Telecomunicazioni.
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Eureca: politici, economisti e giuristi ricordano Giuseppe Guarino

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Riceviamo e pubblichiamo.
‘’Giuseppe Guarino, una vita per l’Italia e la vera Europa’’. Questo il titolo del convegno online promosso dall’Associazione EURECA, in programma mercoledì’ 20 maggio dalle ore 17.30 e trasmesso in diretta sul canale YouTube di EURECA, su assoeureca.eu, su affaritaliani.it e diffuso anche da Radio Radicale. L’incontro, moderato dal presidente di EURECA Angelo Polimeno Bottai, sarà l’occasione per ripercorrere la vita di quello che e’ stato,  non solo uno dei principali giuristi italiani del Novecento, ma anche un grande avvocato e un’importante personalita’ al servizio delle istituzioni.
Due volte ministro, nei governi Fanfani e Amato, per vent’anni nel collegio della Banca d’Italia e consigliere di fiducia del governatore Guido Carli, parlamentare indipendente eletto nelle liste della Democrazia Cristiana, Guarino, nato a Napoli nel novembre del 1922, e’ scomparso il 17 aprile scorso all’età’ di 97 anni.
Protagonista e testimone di vicende cruciali della recente storia italiana – tra cui le privatizzazione degli anni Novanta, la nascita dell’euro, cui ha dedicato severe critiche in punto di diritto, una trattativa segreta per aggiornare la costituzione e per far rinascere la Dc che ha visto coinvolti i vertici delle istituzioni e dei maggiori partiti – Guarino verrà ricordato da grandi personalità del mondo istituzionale e politico come Gianni Letta, Paolo Cirino Pomicino, Enzo Carra, Antonio Maria Rinaldi; da importanti economisti come Giulio Sapelli, James Kennet Galbraith, Giuseppe Di Taranto; dal manager Marco Staderini; da insigni giuristi delle università di Roma La Sapienza, Napoli Federico II e Napoli Parthenope, dall’Universita’ di Siena e dalla Statale di Sassari. Atenei che nel convegno saranno rappresentati da Vincenzo Cerulli Irelli, Alfonso Celotto, Cesare Pinelli, Gianni Ferrara, Federico Tedeschini, Omar Chessa, Andrea Guarino, Stefano Pagliantini, Fabio Serini, Alberto Lucarelli.
All’evento – online e gratuito – si potrà partecipare anche attraverso la piattaforma Eventbrite a questo link: https://www.eventbrite.it/e/biglietti-giuseppe-guarino-una-vita-per-litalia-e-la-vera-europa-104745384264

La vera importanza del referendum sul divorzio

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Il 12 e 13 maggio del 1974, hanno rappresentato una svolta epocale in Italia della quale, forse, sul momento non abbiamo capito appieno la portata. Ci sono date che, in una nazione, segnano la sua storia, come il 4 luglio negli Stati Uniti o il 14 luglio in Francia. In Italia sicuramente il 2 giugno del 1946 è stato fondamentale, così come, nel 1948, il 18 aprile e il 14 luglio: la prima, data delle elezioni che segnarono l’affermazione della DC sul fronte delle sinistre, la seconda quella dell’attentato a Togliatti che bloccò definitivamente le velleità di portare il paese verso l’Unione Sovietica. Tuttavia il giorno in cui venne bocciata la proposta di abrogazione del divorzio, forse è accaduto qualcosa di più importante. E probabilmente non solo in Italia.

Nel 1970 era entrata in vigore la Legge Fortuna – Baslini, che aveva introdotto il divorzio dopo che, fin dall’Unità d’Italia, le proposte per inserimento nel nostro ordinamento erano state bocciate a causa del peso della chiesa cattolica che, ovviamente, non poteva avallare in alcun modo la possibilità che fosse un provvedimento civile a far venir meno un vincolo sacramentale. Le polemiche erano ben oltre l’aspro; Benedetto Croce definì la proposta Zanardelli del 1901 un atto anticlericale. Il problema venne messo da parte durante il ventennio: sarebbe stato difficile fare un simile sgarbo alla chiesa dopo la firma dei Patti Lateranensi.

L’introduzione del divorzio venne ovviamente accompagnata da forti polemiche in un’Italia che ancora, in gran parte, mal digeriva le idee e i movimenti degli anni 60 e, in particolare del 68 che viveva ancora la sua onda lunga. Per molti aspetti era ancora quell’Italia in cui dominava la censura che impedì di mandare in radio “Dio è morto”, che peraltro era trasmessa da Rodio Vaticana, e che imponeva alle gemelle Kessler di nascondere le gambe in TV. Eravamo negli anni dei figli dei fiori, ma si respirava l’aria del 1950, quando il futuro presidente Scalfaro gridò allo scandalo per una signora che, in un ristorante, aveva le spalle scoperte. Era l’Italia di Paolo Fiordelli, vescovo di Prato che aveva affisso alle porte della chiesa un manifesto con cui esponeva alla pubblica gogna una coppia che aveva avuto l’ardire di sposarsi solo in comunque, definendoli pubblici concubini.

 In questo clima dove le differenti istanze erano fortemente contrapposte, la Democrazia Cristiana e il suo segretario, un politico di elevato livello culturale ed economista di spessore, Amintore Fanfani, si fecero portavoce delle istanze della Chiesa nella battaglia per l’abrogazione. Ma anche lo stesso fronte cattolico era spaccato: le ACLI si erano schierate a favore del divorzio, mentre il movimento per l’abrogazione vedeva tra i suoi promotori, oltre ai vertici della DC e la Chiesa, nomi quali Giorgio La Pira. A favore dell’abrogazione personaggi dello spettacolo come Domenico Modugno e Arnoldo Foà: il suo intervento si trova su YouTube, ed è ancora carico di significato. 

L’esito del voto, il primo referendum dell’Italia Repubblicana, fu una schiacciante sconfitta per chi voleva l’abolizione del divorzio, per la DC, per la Chiesa, per Fanfani. L’affluenza alle urne fu massiccia: oltre l87% degli aventi diritto si presentò alle urne ad esercitare il proprio diritto dovere. Il 59,26 per cento degli elettori disse NO, e la legge rimase in vigore. Fanfani si dimise pochi mesi dopo, consapevole delsuo fallimento.  L’anno successivo venne approvata la riforma del diritto di famiglia, e la donna ottenne la parità di diritti nella coppia. Probabilmente un esito diverso del referendum avrebbe influito anche sull’approvazione di questa normativa.

Ma cosa rappresentò in realtà questo voto? Molto probabilmente portò alla luce un significativo cambio di mentalità negli italiani e un forte richiamo alla chiesa nelle sue gerarchie e come istituzione. Era il segnale che, insieme al mondo, era cambiata anche una mentalità radicata da secoli e il potere non solo temporale della chiesa, forse anche sulle coscienze da secoli, era venuto meno. Una nuova coscienza, rispettosa ma laica, si era pian piano formata.

Forse erano anche esiti del Concilio Vaticano Secondo, i cui effetti riformatori si stavano avvertendo: il prete che non voltava la schiena ai fedeli durante la celebrazione della messa non più in latino, avevano fatto perdere quel senso di sottomissione reverenziale all’istituzione e ai suoi dogmi. Le coscienze si formavano in maniera più libera e critica ed anche, quasi certamente, senza voler forzatamente aderire a dottrine completamente atee e negazioniste di un Dio. 

La campagna elettorale che precedette il referendum viene ancora vista come una contrapposizione tra lo schieramento cattolico e il laicismo; ma è più verosimile che fosse ormai giunto il momento in cui l’ortodossia cattolica doveva fare i conti con se stessa e con il nuovo contesto sociale che si era venuto a creare e nel quale avrebbe volutocontinuare a vivere come all’epoca del Papa Re, quando il timore di una scomunica metteva in agitazione. Ma non erano più i tempi di Enrico IV che dovette recarsi a Canossa per ottenere la revoca della scomunica.

Nel 1978 il passo successivo, che segno il punto di non ritorno: l’approvazione della legge sull’aborto e l’abolizione delle norme del codice penale che prevedevano, tra i delitti contro l’integrità e la sanità della stirpe, anche la pena della reclusione per la donna che volontariamente si fosse sottoposta ad un aborto.

Norme inimmaginabili solo venti anni prima.

Covid19 Emergenza Ristorazione La pietra Scheggiata chiusa regala pizze

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Continua la nostra inchiesta sul settore del turismo, oggi parliamo con l’imprenditore della ristorazione Mauro Ciavarella, proprietario de “la Pietra scheggiata a Roma”. Nonostante la chiusura del locale Mauro però non si è fermato del tutto, due volte a settimana cucina pizze per donarle a chi non si può permettere un pasto caldo in questi giorni di estrema crisi, se prima capitava ogni tanto oggi sono molte le persone che chiedono aiuto.

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Le proteste sociali al tempo del Coronavirus

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In tutto il mondo i cittadini continuano a far sentire la propria voce. L’attuale pandemia COVID-19 ha cambiato la forma delle proteste, ma non le ha silenziate.

Se le immagini più forti e significative del 2019 sono state quelle delle piazze gremite di manifestanti in lotta per il riconoscimento dei propri diritti, le foto del 2020 raffigurano città deserte, sospese a data da destinarsi.

In un battito di ciglia, l’anno delle proteste è sfociato nell’anno del lockdown. 

Tuttavia la gente non ha smesso di far sentire la propria voce: i desideri di cambiamento e giustizia sono, se è possibile, più sentiti di prima. Se il momento storico obbliga le persone a stare a casa, il protestare, anziché spegnersi, semplicemente cambia forma, adeguandosi alla realtà della pandemia. 

Ad Hong Kong gli attivisti pro-democrazia che da ottobre 2019 si oppongono all’ingerenza di Pechino nella regione hanno organizzato in diversi punti del territorio delle “edicole” dove si raccolgono le iscrizioni al sindacato (e dove non sono presenti mai più di 4 persone, come impongono le ordinanze). 

Anche le manifestazioni sono continuate, nonostante i divieti delle autorità. Il 24 aprile e il 1° maggio, alcune centinaia di dimostranti si sono radunati all’interno del centro commerciale New Town Plaza. La protesta è stata interrotta dalla polizia in tenuta antisommossa, che ha spruzzato spray al peperoncino e gas lacrimogeni per disperdere gli attivisti.

Spostandosi in Israele, colpisce la potenza evocativa della manifestazione organizzata a Tel Aviv per denunciare i rischi per la democrazia legati alle trattative fra il primo ministro BanjaminNetanyahu e il suo ex avversario politico Benny Gantz per formare un governo di coalizione.

Più di 2000 persone, tutte vestite di nero, hanno occupato piazza Rabin mantenendo la distanza di sicurezza di due metri e indossando mascherine protettive, in linea con le regole sul distanziamento sociale previste per contenere l’epidemia. L’effetto finale di questa geometria ordinata e silenziosa è stato sicuramente potente e di forte impatto.

In Russia si assiste ai primi raduni di protesta virtuali senza la presenza fisica dei manifestanti. Gli organizzatori delle proteste hanno sfruttato le applicazioni per la mobilità “Yandex.Navigator” e “YandexKarti”, che permettono agli utenti di lasciare dei commenti visibili in punti specifici della mappa. Al posto dei commenti sul traffico, alcuni cittadini si sono lamentati delle difficoltà economiche dovute al lockdown e hanno protestato contro le autorità politiche. I luoghi virtualmente scelti per lasciare i propri messaggi sono stati quelli intorno agli uffici governativi, che si sono in questo modo ritrovati circondati da una vera e propria “folla virtuale”. 

Negli Usa, il lockdown imposto dal Coronavirus non è solo un ostacolo per le manifestazioni, ma la causa stessa per cui si protesta. Dalle Hawaii al Michigan, migliaia di persone, molte anche armate, sono scese in piazza per chiedere libertà di fronte ad uno stop delle attività che ritengono non democratico e in violazione dei diritti costituzionali.

Le manifestazioni affondano le radici nelle difficoltà economiche: a causa del lockdown milioni di americani sono senza lavoro,costretti a casa senza stipendio e senza assicurazione sanitaria.

A Berlino il movimento ambientalista europeo, nato nel 2019 e guidato dalla giovane attivista Greta Thunberg, si fa sentire in maniera pacifica e creativa. Mentre la mobilitazione si è trasferita per il momento online, il movimento ha trovato un modo per portare comunque la voce ambientalista davanti al parlamento tedesco. Un numero limitato di attivisti ha collocato centinaia di cartelli colorati, uno dei simboli del Fridays for Future, davanti al Bundestag, per chiedere una ripresa dell’economia all’insegna dell’ambiente e delle energie rinnovabili.

Queste carrellata rappresentativa dei tanti fermenti sociali oggi in atto ci mostra che, da un angolo all’altro del globo, la paura del virus non ha frenato la volontà dei cittadini di far valere i propri diritti. Che conseguenze potrà avere l’attuale emergenza sanitaria sul futuro delle mobilitazioni?

Che le proteste siano nuove o vecchie, che il motivo sia pre-covid o post-covid non importa: la pandemia getterà inevitabilmente ulteriore benzina sul fuoco del malcontento globale, soprattutto a causa della recessione economica che seguirà. E così da sanitaria l’epidemia potrebbe rapidamente trasformarsi in una “pandemia sociale” di gravissima portata. La cesura imposta del virus dovrebbe essere quindi l’occasione per ripensare le basi della nostra società e ripartire diversamente.

Di Laura Iannello

20 aprile 2020 riaprono le librerie: la nuova festa della liberazione

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Il 25 aprile 1945 il Comitato di Liberazione Nazionale Alta Italia, proclamò l’insurrezione per liberare i territori ancora occupati dai nazifascisti. Bologna era stata liberato il 21 aprile, Genova il 23, Venezia il 28. Roma lo era già dal giugno del 1944 e Napoli il 30 settembre dell’anno prima. Il 25 aprile è la data simbolo che ancora oggi viene festeggiata e non certo il giorno in cui venne realizzata in un colpo solo la liberazione. Forse anche per questo viene contestata, distorta, manipolata e strumentalizzata.

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Gianni Dell'Aiuto
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