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SICUREZZA - page 4

Intelligence, al Master dell’università della Calabria lezioni di Carlo Mosca su “Intelligence e democrazia” e di Marco Valentini sulla sicurezza nazionale

CRONACA/SICUREZZA/Varie di
Coordinate dal direttore Mario Caligiuri, si sono svolte durante lo scorso fine settimana, al Master in Intelligence dell’Università della Calabria, le lezioni dei prefetti Carlo Mosca, consigliere di Stato emerito e vice direttore vicario del Sisde dal 1992 al 1994, e Marco Valentini, direttore dell’Ufficio Affari Legislativi e Relazioni Parlamentari del Ministero dell’Interno.

Presso il polo di Rende, il prefetto Mosca ha affrontato il tema “Intelligence e democrazia” spiegando che l’attività delle agenzie delle informazioni per la sicurezza è fondamentale per la sicurezza della Repubblica. L’intelligence, ha spiegato, è innanzi tutto visione per tutelare l’interesse nazionale. Ha poi ricordato che l’ultimo decennio, spesso su sollecitazione del Comitato Parlamentare di Controllo, ha visto molte modifiche alla legge di riforma dell’intelligence, che oggi viene considerata una tra le più aggiornate a livello europeo.

Un momento dell’ultima lezione del Master
Nell’occasione, ha ribadito il coraggio del legislatore italiano nel regolare progressivamente, a partire dal 1977, un settore fondamentale dello Stato in cui si consideravano le regole un impedimento all’efficacia della funzione. E’ stato importante – ha ricordato – distinguere tra intelligence convenzionale e intelligence non convenzionale, assolta dai Servizi a beneficio del decisore politico nel quadro delle attività per la tutela della sicurezza della Repubblica. In tale contesto ha evidenziato come i rapporti tra intelligence e magistratura rappresentino un tema di grande delicatezza. Mosca ha poi ribadito che fino al 1979, anno in cui redasse la voce “servizi segreti” sul “Nuovissimo Digesto Italiano” non fosse stata mai scritta una sola riga su questo tema dal punto di vista giuridico nel nostro Paese.
È del 1995 la prima rivista di cultura dell’intelligence in Italia “Per Aspera ad Veritatem”, la cui esperienza editoriale è proseguita negli anni successivi con “Gnosis”, disponibile anche nelle librerie, segno evidente di un lungo percorso di accreditamento culturale dell’intelligence. Mosca si è poi soffermato sul segreto di Stato e sulla classificazione delle informazioni, spiegandone il significato, gli scopi e le modalità. In particolare ha spiegato che il tema del segreto va inquadrato nel contesto del sistema democratico che è basato sulla trasparenza. Al riguardo, ha richiamato Norberto Bobbio che evidenziava come la trasparenza fosse la regola mentre il segreto rappresentasse l’eccezione, che va motivata e va usata solo in casi specifici, che confermano appunto la regola.
Nella seconda parte della giornata, si è svolta la lezione di Marco Valentini, che ha trattato il concetto di sicurezza nazionale, in un percorso giuridico volto alla ricerca di una nozione ovvero di una definizione, pur nel presupposto che la funzione di protezione e di garanzia della sicurezza nazionale rappresenta la suprema attività politica dello Stato.
Prioritariamente ha definito il concetto di sicurezza nazionale, avuto riguardo alla Costituzione e alle fonti della legislazione primaria. Il prefetto ha poi spiegato che pur avendo la giurisprudenza costituzionale chiaramente collocato la funzione di protezione della sicurezza nazionale quale bene giuridico afferente allo Stato comunità, l’ordinamento italiano è sembrato ripiegato, anche dopo la riforma del 1977, su una concezione in larga parte riconducibile alle funzioni dello Stato apparato. Ciò ha determinato conseguenze, tra le quali la difficoltà per i Servizi di uscire da quel cono d’ombra della democrazia che ne aveva caratterizzato l’esperienza prima della legge del 1977.

Il sacrificio di Nicola Calipari nel 2005 a Bagdad – secondo il prefetto – ha rappresentato uno spartiacque nella percezione dell’opinione pubblica. Sono maturi i tempi per una concezione democratica e costituzionale della funzione dell’intelligence, che consente tra l’altro di distinguere, nella visione del Prefetto Valentini, tra libertà di dissenso e minaccia alla sicurezza, tra sorveglianza generalizzata e attività di controllo mirata a prevenire e reprimere minacce alla sicurezza. In

Il polo di Rende (Cosenza) dell’Università della Calabria, sede del master e del corso di laurea in intelligence

questo quadro, secondo Valentini, diventa fondamentale stabilire la rilevanza dei princìpi etici nello svolgimento di questa delicata funzione, che va messa in relazione alle regole, ai principi e ai valori della Costituzione.

Proprio il caso della regolamentazione delle garanzie funzionali per gli operatori dei Servizi dimostra che una simile integrazione è possibile, cioè riconoscere l’eccezionalità della violazione autorizzata della legge ponendo nel contempo dei limiti invalicabili. Per quanto attiene gli studi giuridici sull’intelligence, ha ricordato che la dottrina ne ha approfondito di più i compiti che le funzioni da un punto di vista contenutistico. Solo negli ultimi anni in Italia, secondo Valentini, sta crescendo la consapevolezza del rapporto tra intelligence e democrazia, nella ricerca necessaria di un equilibrio tra libertà e sicurezza. Valentini ha poi evidenziato che oggi la sovranità dello Stato è messa fortemente in discussione dalle tecnologie e dalla globalizzazione. In tale contesto, gli Stati devono competere con le organizzazioni finanziarie, le cyber corporation e la criminalità. Tale competizione è anche un’opportunità poiché le funzioni globalizzate e oligopoliste delle grandi organizzazioni che gestiscono big data rappresentano anche un bacino di informazioni che possono essere utilizzate per il fine istituzionale di garantire la sicurezza. I cambiamenti creano problemi ma anche impensabili opportunità.
Le lezioni del Master in intelligence dell’Università della Calabria proseguiranno sabato 26 gennaio 2019 alle presso l’aula “Caldora” con le lezioni del generale e saggista Fabio Mini sull’Intelligence militare e del Capo Dipartimento per le politiche del Personale del Ministero dell’Interno Luigi Varratta sul tema “L’intelligence del Prefetto”.

La Calabria e l’intelligence.

Varie volte su European Affairs Magazine ci siamo occupati di intelligence  e della possibilità che questa scienza umana potesse assurgere al rango di disciplina universitaria (leggi, ad esempio, quiqui, ed in parte anche qui). In questo ambito, pioniere assoluto in Italia è stata l’Università della Calabria che, prima con il Master di 2° Livello in Intelligence e, poi addirittura con un corso di laurea in Intelligence ed Analisi del rischio ha riconosciuto l’importanza di questa materia. Continue reading “La Calabria e l’intelligence.” »

Parte la campagna di sensibilizzazione della Croce Rossa “non sono un bersaglio”,

SICUREZZA di

“NON SONO UN BERSAGLIO” è un grido, un appello di civiltà e una Campagna internazionale con un focus specifico sulla situazione nazionale, voluta dalla Croce Rossa Italiana per denunciare il costante intensificarsi di attacchi agli operatori sanitari nei teatri di conflitti in tutto il mondo, ma anche in “insospettabili” contesti come le città e le provincie italiane. L’iniziativa lanciata oggi è un “work in progress” che si svilupperà fino al 17 febbraio 2019 e oltre, attraverso spot e visual a diffusione nazionale e che culminerà nella settimana dal 10 al 17 febbraio con un Convegno Internazionale a Roma. Ma “NON SONO UN BERSAGLIO” è anche l’occasione per il lancio di un “Osservatorio” della Croce Rossa Italiana sulle aggressioni subite dai suoi operatori, con l’intento di censire i rischi legati al volontariato durante le attività svolte, evidenziare i contesti di maggior pericolo, fino ad arrivare all’elaborazione di proposte concrete.

Non è trascorsa una settimana, negli ultimi due anni, senza che il CICR (Comitato Internazionale di Croce Rossa, l’Istituzione indipendente e neutrale che protegge e assiste le vittime della guerra e della violenza armata) abbia registrato un episodio di violenza contro l’assistenza sanitaria: circa1300 incidenti in 16 Paesi in conflitto o colpiti da altre emergenze. Cifre incredibili e scioccanti. Oltre alle vittime immediate, gli attacchi al personale e alle strutture sanitarie continuano a uccidere migliaia di persone come “conseguenza”, “effetto collaterale”: ossia privandole dell’accesso a un servizio vitale. In guerra esistono delle regole che devono essere rispettate. Attaccare postazioni o personale sanitario viola le norme basilari del diritto internazionale umanitario ed è preoccupante questo tentativo di “normalizzare” gli attacchi verso ospedali, ambulanze e operatori sanitari. Un tentativo che ci fa fare unsalto indietro di 150 anni nella conduzione dei conflitti armati e su cui dobbiamo agire. Dal 2017, anno del lancio dell’hashtag, Croce Rossa italiana aderisce alla campagna virale #NotATarget, nell’ambito della più ampia iniziativa “Health Care in Danger”, lanciata sempre dal CICR a seguito della tragedia di alcuni operatori e volontari uccisi in Afghanistan e, poco prima, anche in Nigeria e in Siria. In occasione di “NON SONO UN BERSAGLIO” sarà lanciato il relativo hashtag  #NotATargetItaly.

Questo tipo di violenze si associa sempre a scenari “lontani”, a Paesi coinvolti da conflitti bellici o di altro tipo. La percezione europea e italiana è che siano aberrazioni che non ci riguardano. Niente di più falso. Tenendo conto dei logici distinguo, la Croce Rossa Italiana ha ritenuto sostanziale denunciare, attraverso “NON SONO UN BERSAGLIO”, una realtà semisconosciuta o spesso sottovalutata che ci coinvolge “da vicino” e che riguarda anche (e non solo) i volontari CRI: quella delle violenze ai danni dei nostri operatori e/o strutture sanitarie.

Sono 3.000 i casi registrati in quest’ultimo anno, a fronte di solo 1.200 denunce all’Inail. Si tratta di aggressioni a medici e infermieri in ospedale, nei Pronto Soccorso e nei presidi medici assistenziali sparsi per il nostro Paese. Un’urgenza che si sta trasformando in emergenza nazionale. Da nord a sud. Altro drammatico aspetto è quello delle aggressioni agli operatori delle ambulanze e dei danneggiamenti ai mezzi stessi. Non esistono statistiche esatte sul fenomeno ecco perché la CRI ha deciso di istituire l’Osservatorio, proprio per colmare questa lacuna e fornire dati attendibili.

Abbiamo chiesto al vice Presidente Valastro chi è il “bersaglio” su cui viene posta l’attenzione?

Il “bersaglio” sono gli operatori sanitari e i volontari della Croce Rossa e Mezzaluna Rossa. Per intenderci, parliamo di quello che tragicamente è accaduto in Siria, ma anche in altri Paesi mediorientali o africani e in quei luoghi dove ci sono crisi protratte o situazioni di pericolo dovute a guerre, sommosse, rivoluzioni. Sono costantemente, quotidianamente presi di mira i presidi sanitari, sia quelli con il personale qualificato, ma anche le ambulanze guidate dai soccorritori che possono portare le persone presso i punti in cui ricevono il primo soccorso. Assistiamo a un costante sviluppo della barbarie. Stiamo tornando a logiche di assedio medievale.

Quali sono le conseguenze?

Si tratta di una situazione inaccettabile. Il Movimento internazionale di Croce Rossa e Mezzaluna Rossa ha posto l’accento su questo aspetto più volte, oggi rimarcato da Croce Rossa Italiana attraverso la Campagna “Non sono un bersaglio”. Perché l’attacco agli operatori sanitari in generale e ai luoghi di cura è doppio: non si colpiscono soltanto quelle persone che non sono un target di guerra e che forniscono aiuto, ma si attaccano tutti i cittadini e i militari che potrebbero essere salvati. Fare violenza su un medico, un infermiere, un soccorritore significa impedire ai civili di poter ricevere le cure adeguate.

Quali leggi viola questo stato di cose?

Questo atteggiamento viola in maniera palese le Convenzioni di Ginevra. Noi sappiamo che l’idea che ebbe Henry Dunant, fondatore della Croce Rossa, era proprio quella di creare delle società di soccorso che non fossero parte nel conflitto. Non essendo parte del conflitto, gli attori che prendono parte ai soccorsi non dovrebbero essere attaccati. Questa idea venne consacrata nelle Convenzioni di Ginevra che, forse qualcuno lo avrà dimenticato, sono tuttora vigenti. Queste ultime, unitamente ad altri strumenti del Diritto Internazionale Umanitario, ci ricordano la neutralità del personale sanitario. E’ un principio giuridico e non solo morale, non dimentichiamocelo.

“Non sono un bersaglio” vuole porre l’attenzione anche sulle aggressioni agli operatori sanitari del nostro Paese. Non siamo in un teatro bellico, dunque che tipo di violenze subiscono?

La Croce Rossa Italiana aveva già denunciato questo stato di cose negli scorsi anni, ad esempio all’ONU nel 2017 e attraverso i media nazionali e internazionali. L’avere accettato passivamente che gli attacchi al personale sanitario fossero tollerati nelle zone di guerra, per quanto come ho già detto giuridicamente e moralmente inaccettabili, ha portato a un’altra conseguenza che avevamo preannunciato: il non rispetto in generale del personale sanitario, anche nel nostro Paese. Questo è avvenuto da nord al sud: volontari della CRI vengono aggrediti, malmenati, tirati fuori dalle ambulanze sempre più di frequente. Sono all’ordine del giorno gli attacchi contro postazioni di continuità assistenziale come le guardie mediche, i Pronto Soccorsi, gli ospedali. Assistiamo a una situazione di mancanza totale di rispetto per la persona che svolge questo lavoro o lo fa per volontariato.

Al di là della diffusione di dati e informazioni, la Campagna propone azioni concrete. Quali sono?

Oltre a un’azione di diffusione molto forte volta a informare e, soprattutto, mobilitare le coscienze, “Non sono un bersaglio” si pone l’obiettivo di azioni concrete: a partire da un grande Convegno internazionale con il coinvolgimento di tutto l’associazionismo che si occupa di assistenza sanitaria e di tutela della salute, comprese le regioni che hanno il servizio del 118. Da oggi è anche attivo un Osservatorio per la denuncia di illeciti che sfocerà in un Report e la diffusione di informazioni e consigli pratici per tutto il territorio. Riguardo quest’ultimo, avremo la presenza di nostri volontari e di personale qualificato come i nostri Istruttori DIU, nelle piazze d’Italia per diffondere materiali nelle scuole e nelle piazze e realizzare postazioni informative.

Cosa possono fare, in concreto, le Istituzioni e i Governi?

In questo panorama i Governi e le Istituzioni hanno un ruolo assolutamente determinante. Sono loro, in quanto parti integranti delle Convenzioni di Ginevra, a poter porre l’attenzione sulla questione del rispetto degli operatori sanitari nelle zone di pericolo. Attraverso “Non sono un bersaglio” vogliamo svolgere un’azione di advocacy sul territorio e di mobilitazione generale, nazionale e internazionale. Questo è l’obiettivo: far conoscere a tutti quella che è diventata una vera e propria emergenza.

Usa-Arabia saudita: accordo concluso per un nuovo sistema di difesa missilistico

SICUREZZA di

La scorsa settimana, Stati Uniti e Arabia Saudita hanno firmato un accordo per l’acquisto di un nuovo sofisticato sistema di difesa missilistico.  La trattativa era in corso dal dicembre 2016 e mercoledì scorso un funzionario del Dipartimento di Stato ne ha definitivamente confermato la conclusione.

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Messico, attacco contro polizia e Croce Rossa, quattro morti tra polizia e medici

AMERICHE/SICUREZZA di

Durante una attività di aiuto alla popolazione dello stato meridionale del Messico il gruppo di medici della Croce Rossa Messicana è stato attaccato da un gruppo di venti uomini armati che hanno sparato indiscriminatamente sul gruppo di soccorritori, uccidendo quattro persone tra poliziotti e medici e ferendone altri sei. Continue reading “Messico, attacco contro polizia e Croce Rossa, quattro morti tra polizia e medici” »

Hebron, militare italiano lievemente contuso durante una pattuglia

MEDIO ORIENTE/SICUREZZA di

Un militare dell’Arma dei Carabinieri, impegnato nella missione TIPH (Temporary International Presence in Hebron) è rimasto coinvolto questa mattina, in una aggressione mentre era impegnato in un servizio di pattuglia, nell’area di responsabilità, con altri due appartenenti alle forze di difesa israeliane (IDF).

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admin
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