GEOPOLITICA DEL MONDO MODERNO

Category archive

SICUREZZA - page 2

L’Iran andrà al nucleare con sanzioni reimpiegate?

SICUREZZA di

Articolo dal Bulletin o atomic scientist di Ezra Friedman

Ieri il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha emesso un ordine esecutivo che ripristina una serie di sanzioni economiche all’Iran che sono state tolte dall’accordo nucleare

dell’era di Obama noto come il piano d’azione congiunta globale. Le sanzioni riguardano il commercio iraniano di articoli che includono metalli come oro e acciaio, automobili e aerei.

All’inizio di novembre, Trump prevede di reintrodurre sanzioni ancora più paralizzanti sul petrolio e sulle banche iraniane. Collettivamente, queste sanzioni potrebbero causare immensi danni all’economia iraniana. Anche i tappeti e le derrate alimentari vengono sanzionati dagli Stati Uniti. L’Unione europea e i tre paesi europei che hanno firmato l’accordo nucleare (Francia, Germania e Regno Unito) stanno tentando di mettere insieme un pacchetto economico che salvi l’accordo dal completo collasso, ma finora con pochi progressi e crescente frustrazione su tutti i lati. Una dichiarazione congiunta rilasciata ieri dai ministri degli Esteri europei afferma che “deplorano profondamente” la decisione della Casa Bianca.

Ricostituendo le sanzioni, Trump mira a costringere l’attuale regime in Iran a negoziare un accordo nucleare più completo, oa infliggere abbastanza dolore economico per cambiare il comportamento del regime, se non il regime stesso. L’Iran ora si trova nel mirino di un presidente che ha fatto della sua missione personale quella di combattere aggressivamente Teheran.

La strategia di Trump potrebbe non avere l’effetto desiderato, ma è probabile che l’Iran si ritiri dal piano d’azione globale congiunto (JCPOA). Ciò significa che l’Iran andrà a Pyongyang e inizierà a sviluppare armi nucleari? Probabilmente no. Ma a meno che non si possa fare un nuovo accordo nucleare, ci si può aspettare che l’Iran riprenda il suo programma pre-JCPOA di arricchimento dell’uranio, portando il paese alla soglia del diventare uno stato di armi nucleari.

Perché l’Iran probabilmente lascerà il JCPOA. Quando il JCPOA è stato firmato tre anni fa, i suoi sostenitori l’hanno salutato come una svolta contro la proliferazione delle armi nucleari, e la possibilità di accogliere l’Iran nelle pieghe delle nazioni dopo un lungo esilio iniziato nel 1979. I detrattori dell’affare nucleare affermarono che l’accordo non era abbastanza ampio, perché permetteva all’Iran di continuare il suo programma di missili balistici senza sosta e di sostenere i suoi delegati in Siria, Iraq, Libano e Yemen, continuando così a spingere un programma di egemonia regionale.

Il ritiro dell’8 maggio degli Stati Uniti dal JCPOA ha amplificato il dibattito. Gli Stati Uniti stanno perseguendo una campagna quasi fanatica, facendo pressione sui propri alleati e partner in tutto il mondo e istruendoli sull’ultimo pacchetto di sanzioni, nonché sulle sanzioni per la non conformità. I critici dicono che il regime delle sanzioni sarà inefficace perché la Cina e altri paesi trarranno vantaggio dalla situazione. Ma altri, tra cui diverse importanti compagnie straniere, stanno prendendo sul serio le sanzioni, in alcuni casi ritirandosi del tutto dall’Iran.

Ciò che è chiaro è che le sanzioni renderanno peggiore una situazione economica interna già difficile in Iran. Gli iraniani sono in gran parte giovani, istruiti e stanchi delle politiche del regime. Molti sono arrabbiati per i miliardi di dollari spesi a sostegno delle guerre straniere e le proteste si stanno intensificando. L’Iran si trova anche sovraesposto a livello regionale con le sfide alla sua grande strategia in Yemen, Iraq e Siria. Mentre l’alleato di Teheran Bashar al-Assad rimarrà al potere, l’Iran si troverà ora in competizione con la Russia per il dominio in Siria, sia economicamente che politicamente, nonostante l’alto prezzo che Teheran ha pagato sia agli uomini che ai soldi per sostenere Assad.

Trump ha chiarito di non attribuire molto peso alle norme internazionali, soprattutto quando si tratta di trattati del suo predecessore. Questo è uno dei pochi punti positivi per l’Iran, in quanto Trump ha in gran parte isolato gli Stati Uniti dai loro alleati europei, che ora stanno lavorando a stretto contatto con l’Iran e l’Unione Europea su una soluzione per salvaguardare il JCPOA. Ciò consentirà all’Iran di incolpare il crollo del patto sugli Stati Uniti. Ma questo è un piccolo compenso per il prezzo economico che il regime pagherà con il ritorno delle sanzioni.

La mancanza di efficaci meccanismi economici e politici per garantire i benefici dell’accordo nucleare per l’Iran chiarisce che il JCPOA ha una durata limitata a progredire. Senza accesso ai mercati internazionali, l’Iran non ha alcun incentivo a rimanere all’interno dell’accordo nucleare. Una volta che Tehran pesa i costi per trattenere il suo programma nucleare contro i benefici del riavvio ai livelli di arricchimento pre-JCPOA, un’uscita iraniana dall’accordo nucleare è solo una questione di tempo.

Perché non è nell’interesse dell’Iran lasciare il TNP. L’Iran ha diverse opzioni una volta lasciato il JCPOA. Alcune dichiarazioni dei leader iraniani suggeriscono che l’Iran gareggerà per acquisire un ordigno nucleare, facendo avanzare il suo programma nucleare in modo da raggiungere questo obiettivo il più rapidamente possibile, apertamente o segretamente. I critici iraniani segnalano le passate violazioni del Trattato di non proliferazione nucleare (NPT) nei primi anni 2000, confermato da un’operazione israeliana di intelligence all’inizio di quest’anno. (L’Iran è stato parte del trattato dal 1970).

Pur essendo spaventoso, questo scenario è improbabile, perché collocerebbe l’Iran nella stessa categoria della Corea del Nord: un paria agli occhi della comunità internazionale. A livello strategico, Teheran è profondamente consapevole di questa possibilità e vuole evitarlo a tutti i costi. Anche se l’Iran desiderasse avere un programma nucleare militarizzato, il costo sarebbe enorme se non insopportabile per il regime.

Come la Corea del Nord, l’Iran è soggetto a molti diversi tipi di sanzioni , ma non si avvicinano nemmeno a quanto isolano quelle che la Corea del Nord deve affrontare. L’Iran è più dipendente dall’economia mondiale della Corea del Nord, specialmente per quanto riguarda le esportazioni legate al petrolio, e l’isolamento sulla scala che la Corea del Nord dovrebbe affrontare sarebbe probabilmente una ferita mortale per il regime.

L’Iran può aspettare un po ‘prima di agire con decisione, poiché molte delle attuali sanzioni del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite scadranno presto. Una violazione del TNP da parte dell’Iran sarebbe un fattore di unione per i partiti americani ed europei per l’accordo sul nucleare iraniano e costringerebbe paesi come la Russia e la Cina a scendere duro sull’Iran.

Ritirarsi dal TNP e perseguire un programma nucleare militarizzato esporrà anche l’Iran a un possibile attacco militare da parte degli Stati Uniti o di Israele. Mentre Trump sembra riluttante a esercitare il potere militare americano, Israele ha una solida reputazione di essere capace e disposto a colpire. Israele non ha avuto paura di attaccare obiettivi iraniani in Siria quando si sente minacciato ai suoi confini o nel trasferimento di munizioni avanzate da Teheran a Hezbollah attraverso la Siria. Mentre l’Iran è un paese molto più grande e potente sulla carta, Israele ha dimostrato nelle recenti battaglie con l’Iran di essere la forza superiore. Vi è un forte consenso in Israele sul fatto che un Iran nucleare sarebbe una minaccia esistenziale, e il primo ministro Benjamin Netanyahu ha considerato l’ Iran sorprendente in passato.

Anziché ritirarsi dal TNP, è più probabile che l’Iran ritorni a qualcosa di simile a uno scenario pre-JCPOA, con un programma nucleare che sta arricchendo l’uranio al 20% o più senza la completa supervisione dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica, che quasi certamente perderà la sua attuale capacità di accedere ai noti siti nucleari non militari dell’Iran all’uscita dell’Iran dal JCPOA. In questo scenario, l’Iran avrà un breve “periodo di breakout” – il tempo necessario per produrre abbastanza uranio per la costruzione di armi per costruire il suo primo ordigno nucleare – stimato tra cinque settimane e un anno.

È importante notare che esiste una forte probabilità che alcuni partner commerciali ritenuti importanti per l’Iran economicamente, come Cina, India, Turchia e Unione europea, lascino almeno parzialmente le sanzioni extraterritoriali statunitensi. Tale scenario sarebbe il migliore dei due mondi per Teheran, consentendo al regime di ottenere il prestigio e il riconoscimento tacito di un programma nucleare di natura illecita, pur non essendo soggetto alle risoluzioni del Consiglio di sicurezza dell’ONU e mantenendo la sua posizione nel comunità internazionale. La minaccia di un’opzione militare non svanirà nel nulla, ma gli Stati Uniti e Israele potrebbero pensarci due volte prima di colpire l’Iran, considerando la possibile reazione internazionale e la possibilità che l’azione militare non causi abbastanza danni da distruggere o far arretrare in modo significativo il nucleare iraniano programma.

Un nuovo accordo deve essere il nuovo obiettivo. Vi è abbondanza di vie di mezzo tra un Iran dotato di armi nucleari e un Iran senza nucleare. Se l’Iran si ritira dal JCPOA a un certo punto, come sembra probabile, ciò causerebbe il completo collasso dell’accordo. E se l’Iran tornasse ai livelli pre-JCPOA di arricchimento dell’uranio e continuasse il suo programma di missili balistici e attività illegali regionali, sarebbe quindi nell’interesse di Cina, Russia, Regno Unito, Francia e Germania collaborare con gli Stati Uniti Stati per costringere l’Iran a tornare al tavolo per i negoziati e un nuovo accordo. L’alternativa, un nuovo stato nucleare con armi nucleari o soglia, è peggiore.

Trump avrebbe dovuto sfruttare la minaccia del ritiro per negoziare un nuovo accordo, ma non è più un’opzione. La comunità internazionale ora si trova ad affrontare una situazione in cui un fronte unito a sostegno delle sanzioni a guida americana potrebbe alla fine essere l’unico modo per evitare futuri conflitti e impedire all’Iran di violare segretamente il TNP. Mentre l’Iran non può fidarsi né desiderare di impegnarsi con gli Stati Uniti in questo momento, Teheran potrebbe cambiare tono una volta che le sanzioni inizieranno a mordere, come ha fatto durante il secondo mandato del presidente Barack Obama. Europa, Cina e altri paesi dovrebbero lavorare con Trump, nonostante i sentimenti feriti e la chiara avversione per le politiche rialziste del presidente sull’Iran e una pletora di altre questioni. Mentre il cambio di regime e la democrazia sono obiettivi nobili, la storia suggerisce che il cambio di regime è un processo volubile che non porta sempre a risultati positivi.

Se l’Iran non intende frenare volontariamente i suoi programmi di missili nucleari o balistici o interrompere le sue attività illegali regionali di sua spontanea volontà, è responsabilità della comunità internazionale tenere sotto controllo il regime. Le circostanze attuali non sono l’ideale, ma un Iran dotato di armi nucleari o un regime sulla soglia dell’acquisizione di armi nucleari condurrebbe certamente a conflitti se non a una guerra regionale a tutto campo.

Niger, la difesa italiana consegna medicinali e attrezzatura sanitaria

SICUREZZA di

Si è svolta oggi, presso la Base Aerea di Niamey in Niger, la cerimonia di consegna alle Autorità civili nigerine di circa sette tonnellate di farmaci, presidi medici e di un’attrezzatura per depurazione, raccolta e distribuzione di acqua potabile donati dallo Stato italiano, tramite il Ministero degli Affari Esteri e la Cooperazione Internazionale (approvvigionamento dal deposito UN di Brindisi) e trasportati con un  aereo militare C 130J. Tale materiale è stato donato a seguito di una richiesta di supporto sanitario espressa dal Ministero della Salute Pubblica del Niger al fine di contrastare l’epidemia di colera che sta affliggendo la regione di Maradi. Sono stati, inoltre, donati al Ministero della Difesa materiali per uso sanitario.

Alla cerimonia, organizzata dall’Ambasciata d’Italia e dal personale militare della Missione bilaterale di Supporto nella Repubblica del Niger (MISIN), hanno partecipato il Ministro della Salute Pubblica, Illiassou Idi Mainassara, ed altre Autorità civili e militari nigerine, l’Incaricato di Affari dell’Ambasciata, Angelo Petruccio, ed il Comandante della Missione, Gen.B. Antonio Maggi.

Il Ministro della Salute Pubblica, Illiassou Idi Mainassara, durante l’intervento in diretta su Tele Sahel ha colto l’occasione per ringraziare il Governo italiano per aver contribuito con questa donazione ad assicurare uno specifico trattamento sanitario alla popolazione.

Grazie a tale donazione, coordinata dalla MISIN, sarà possibile assicurare le cure di base per migliaia di persone, oltre ad un trattamento sanitario specifico per le popolazioni colpite dall’epidemia di colera

SICUREZZA di

MINISTERO DELLA DIFESA

STATO MAGGIORE DELLA DIFESA

UFFICIO GENERALE DEL CAPO DI STATO MAGGIORE

Ufficio Pubblica Informazione

Missione in Iraq: Concluso il corso “Law Enforcement”

Roma 17 luglio 2018 – Istruttori dell’Arma dei Carabinieri della Police Task Force – Iraq dell’Operazione Prima Parthica, hanno concluso con successo il “Law Enforcement Course” in favore di 70 militari delle Forze di Polizia irachene della Regione Autonoma del Kurdistan (KPF).

L’attività addestrativa, ha avuto come obiettivo, quello di fornire capacità a svolgere efficacemente un ampio spettro di compiti di Polizia in conformità con lo stato di Diritto, incluso il controllo e sicurezza delle aree urbane e rurali, pattugliamento, capacità di movimento di squadra, procedure di irruzione in abitazioni, all’interno delle quali si era ipotizzato la presenza di potenziali minacce.

In particolare, ci si è concentrati su attività che possono incrementare la sicurezza della popolazione, come organizzare un posto di blocco o reagire prontamente ad atteggiamenti ostili.

L’applicazione di procedure di polizia corrette è fondamentale per costruire, preservare e consolidare il processo di normalizzazione.

Il corso rientra nell’offerta formativa messo a disposizione dalla Police Task Force-Iraq inquadrata nella missione internazionale Operation Inherent Resolve-Prima Parthica.

I rappresentanti delle Forze di Sicurezza Irachene, intervenuti alla cerimonie di consegna degli attestati di partecipazione, hanno espresso grande soddisfazione per l’eccellente livello addestrativo raggiunto dai frequentatori.

La formazione delle forze armate irachene continua a rappresentare una priorità per la coalizione internazionale, ed In tale ottica, l’addestramento di dette forze di sicurezza testimonia lo sforzo nazionale compiuto -ed ancora in atto- per la sconfitta di ISIS e per la stabilizzazione del Paese.

L’Italia contribuisce all’Operazione “INHERENT RESOLVE”, di contrasto al terrorismo internazionale, schierando in Iraq circa  700 soldati dell’Esercito e circa 100 Carabinieri impegnati nell’addestramento delle Forze di Sicurezza irachene e curde (Peshmerga), garantisce la sicurezza dei lavori presso la Diga di Mosul, oltre a fornire un dispositivo di elicotteri che assicura la mobilità ed il trasporto del personale della coalizione

Cybersecurity: nuova certificazione e più forza all’Agenzia per la sicurezza informatica dell’Unione europea

SICUREZZA di

Alla luce dei mutamenti significativi che si sono verificati nel settore della sicurezza informatica negli ultimi anni e dei crescenti rischi derivati da un mondo connesso attraverso la rete internet, l’Unione europea, ha deciso di rafforzare la resilienza, la dissuasione e la risposta comunitaria agli attacchi informatici. Questi ultimi, infatti, risultano essere costanti e rileva che entro il 2020 sono previsti decine di miliardi di dispositivi digitali connessi nell’UE.

Continue reading “Cybersecurity: nuova certificazione e più forza all’Agenzia per la sicurezza informatica dell’Unione europea” »

Difesa: il Parlamento europeo approva l’EDIDP

SICUREZZA di

L’intensificarsi delle tensioni in varie zone di crisi, il maggior coinvolgimento delle truppe degli Stati membri dell’UE in operazioni militari e in missioni di mantenimento della pace, l’aumento delle minacce terroristiche e le crescenti preoccupazioni in materia di sicurezza informatica, hanno posto in rilievo il settore della difesa europea.

Continue reading “Difesa: il Parlamento europeo approva l’EDIDP” »

5 Torri 2018 Gen. Graziano: “Palestra naturale per operare in un mondo moderno e a quattro dimensioni”

SICUREZZA di

Cortina, 4 luglio 2018. Alla presenza del Capo di Stato Maggiore della Difesa, Generale Claudio Graziano, del Capo di Stato Maggiore dell’Esercito, Generale di Corpo d’Armata Salvatore Farina e del Comandante delle Truppe Alpine, Generale di Corpo d’Armata Claudio Berto, si è svolta oggi nell’omonimo comprensorio montano – cuore delle Dolomiti bellunesi e patrimonio dell’umanità – l’esercitazione 5 Torri 2018 che, assieme alle Truppe Alpine dell’Esercito, ha visto impegnati soldati di 14 Paesi alleati ed amici, assetti di tutte le Forze Armate nazionali e personale del Corpo Nazionale del Soccorso Alpino e Speleologico e della Protezione Civile dell’Associazione Nazionale Alpini.

“Esercitazione tradizionale e moderna in cui hanno operato 14 Paesi amici e alleati alle nostre Forze Armate che si sono addestrati insieme per prepararsi ad intervenire in qualsiasi condizione climatica e ambientale. Gran parte della Terra è composta da montagne e gran parte delle operazioni in questo momento in atto si sviluppano in aree compartimentate e montuose” ha affermato il Generale Graziano, Capo di Stato Maggiore della Difesa, intervenuto all’avvio dell’Esercitazione.

Su queste vette dove 100 anni fa era posizionato il Comando dell’artiglieria italiana, le Truppe Alpine – eredi dei leggendari soldati di montagna che durante il Primo Conflitto Mondiale scrissero epiche pagine di storia militare ed alpinistica – hanno dato dimostrazione delle proprie capacità di sviluppare in modo efficace il moderno concetto di “mountain warfare”, evoluzione delle tradizionali tecniche di combattimento ad alta quota.

“Bisogna imparare ad operare in un mondo moderno ed a quattro dimensioni, compreso lo spazio cibernetico e dobbiamo continuare ad addestrare i nostri uomini e donne nel modo migliore. La palestra naturale di oggi ne è un esempio, perché là dove l’ambiente è severo si cimenta la fratellanza in armi, in amicizia, la solidarietà, la capacità di sapersi relazionare ed operare in sinergia con la società e le componenti civili e quindi ad essere soldati della montagna ed alpini. Cento anni fa su queste montagne si combatté in un modo violento e spaventoso, anche con odio, perché nell’ultimo anno della Grande Guerra l’Italia comprese che una sconfitta militare avrebbe significato il tracollo di tutta la Nazione. Ma gli stessi nemici di allora sono adesso i nostri amici più forti, con gli sloveni, con i croati, con gli austriaci siamo oggi impegnati nelle operazioni internazionali, come in Libano e in Kosovo. Dobbiamo perciò tutelare quanto costruito finora, non dare nulla per scontato, tutelando in particolare quel patrimonio di valori comuni e condivisi anche con gli altri paesi, tramandati dai nostri nonni, e fare in modo che il valore più importante da custodire sia quello di un’Europa unita.”

Salutando tutte le Autorità intervenute ed il tanto pubblico presente, il Comandante delle Truppe Alpine ha ricordato come “oggi, dopo oltre 100 anni, i nomi delle montagne intorno riportano alla memoria cruente battaglie, gesta eroiche ed episodi legati alla dura vita dei soldati tra i monti di cui rimangono evidenti e ben visibili tracce in tutta la zona circostante”.

Proprio per ricordare tutti quei giovani che sui monti donarono la propria vita alla Patria, personale della Sezione militare di Alta Montagna del Reparto Attività Sportive del Centro Addestramento Alpino ha aperto nei giorni scorsi una nuova via alpinistica di decimo grado sulla Torre Grande denominata “I ragazzi del ’99”, da loro risalita oggi per la prima volta in modo integrale.

La Sezione di Alta Montagna è formata da alcuni tra i migliori elementi del panorama alpinistico italiano e dalle più qualificate Guide Alpine Militari dell’Esercito e rappresenta oggi la migliore e più elevata espressione delle capacità tecniche del Centro Addestramento Alpino nell’alpinismo e nell’arrampicata sportiva di altissimo livello.

L’intelligence ancora una volta tra i banchi universitari: in Calabria il primo corso di laurea in “Intelligence ed analisi del rischio”

INNOVAZIONE/Policy/Report/SICUREZZA di

Rende (Cosenza): – Varie volte, ed a vario titolo, European Affairs si è occupato di intelligence. Abbiamo spesso fatto riferimento alle varie forme, anche registrate storicamente, in cui tale disciplina è ed è stata applicata, discussa e studiata. Ci siamo occupati dello studio dell’intelligence in quanto scienza sociale ed in quanto materia universitaria

“Il Polo di Rende”, sede dell’Università della Calabria

proprio in questo articolo. Bene, l’opera di sdoganamento dell’intelligence quale disciplina di studio – di cui la società non può più fare a meno – continua sempre in Calabria, proprio nella sede dell’Ateneo a cui ci siamo riferiti poco più di un anno fa. L’Università della Calabria, ha infatti inaugurato, ieri 4 luglio 2018, il primo corso di Laurea in Intelligence ed Analisi del Rischio, incardinato nella classe Scienze della Difesa e della sicurezza, presso il Dipartimento di Lingue e Scienze dell’Educazione dell’Ateneo (il leaflet è scaricabile qui) . La Laurea Magistrale in Intelligence e Analisi del Rischio, erede delle precedenti e riuscitissime edizioni del Master in Intelligence (percorso formativo di 2° livello, che continuerà ad esistere) si propone di sviluppare abilità e competenze funzionali a valutare le diverse tipologie di rischio presenti negli aspetti operativi e di localizzazione delle organizzazioni complesse.

In un contesto caratterizzato da processi di despazializzazione e di rispazializzazione, nel quale si intrecciano fitte reti di interdipendenza nei diversi ambiti istituzionali, si producono infatti rischi e minacce per la sicurezza in campi diversi. Lo abbiamo detto anche noi, nei nostri convegni e, e scritto tante volte, ogni giorno, nei nostri articoli. Tale concetto, negli ultimi anni, ha acquisito significati più ampi che interessano la politica, ma anche l’ambiente, l’alimentazione, le comunicazioni, l’intelligenza artificiale, la criminalità. La crescente difficoltà regolativa derivante dall’aumento di complessità della società richiede decisioni rapide ed efficaci. Il nuovo percorso si propone proprio di formare le figure che dovranno raccogliere, selezionare e analizzare informazioni rilevanti proprio in questi delicatissimi processi decisionali. Ma l’intelligence non è solo spionaggio, impermeabili beige, barbe finte o intercettazioni. Esiste, a titolo esemplificativo e non esaustivo, anche una intelligence economica che si affianca alle altre forme di intelligence, e che giova particolarmente anche agli interessi aziendali e finanziari di privati e multinazionali, oltre che strategici e di difesa degli interessi economici di uno Stato.  Quindi, lo studio dell’intelligence non è solo una questione per pochi e selezionati addetti ai lavori. La materia merita certo l’attenzione di addetti ai lavori ed esperti, ma anche di studiosi e di studenti e di chiunque voglia avvicinarsi al mondo del lavoro con un background ed una preparazione diversi, multidisciplinari, e per questo open-minded e flessibili.

Un momento della presentazione del corso, presso l’aula “Andreatta” dell’Università della Calabria

Il corso è stato presentato nella prestigiosa sala stampa dell’Aula Magna “Beniamino Andreatta” dell’Università della Calabria. I lavori sono stati presieduti dal direttore del Dipartimento di Lingue e Scienze dell’Educazione, Roberto Guarasci, che ha sottolineato come “il corso di Laurea in Intelligence è il risultato della collaborazione di tre Dipartimenti con competenze diverse che integrano i saperi umanistici con quelli scientifici per rispondere alla complessità di questo tempo”. Il magnifico rettore dell’Ateneo calabro, Gino Mirocle Crisci, nella circostanza, ed a sostegno della bontà dell’iniziativa scientifica, ha riferito ai cronisti di aver “maturato il convincimento dell’utilità dello studio dell’intelligence nelle università italiane poiché riguarda la conoscenza che è prerogativa delle Università. Parlare di intelligence significa offrire ai nostri studenti una maggiore consapevolezza di quelli che saranno gli eventi futuri e quindi aumentare le opportunità”. Il rettore ha poi ricordato che questo nuovo corso di laurea si inserisce nella fase di crescita dell’ateneo calabrese che proprio ne giorni scorsi ha ricevuto un significativo riconoscimento da parte del CENSIS che lo ha considerato il secondo ateneo d’Italia tra quelli collocati tra i 20 e 40 mila iscritti. Francesca Guerriero, vice direttore del Dipartimento di Ingegneria Meccanica, Energetica e Gestionale – anch’esso coinvolto nell’iniziativa formativa –  ha sostenuto che il  contributo del suo Dipartimento “riguarderà l’analisi del rischio poiché sarà importante l’utilizzo di tecniche che consentano di prendere decisioni in condizioni di grande pericolo e in un ambito di sistemi complessi. Sviluppare la capacità di prevedere queste situazioni è un aspetto fondamentale del corso in Intelligence”. Anche Franco Rubino, direttore del Dipartimento di Scienze Aziendali e Giuridiche, ha sottolineato il raccordo con il mondo del lavoro, tenendo conto degli aspetti legati all’intelligence economica che è sempre più strategica per gli Stati. Per Piero Fantozzi, professore di Teorie della regolazione e della sicurezza, “il tema dell’intelligence è relativo al contesto in cui questa scienza si esplica ed è poi intimamente collegato alla sicurezza della comunità”.

Ha chiuso la presentazione Mario Caligiuri, direttore del Master in Intelligence, per il quale “questo primo corso di

Da sinistra, Francesca Guerriero, Mario Caligiuri, Gino M. Crisci, Roberto Guarasci, Franco Rubino e Piero Fantozzi.

laurea in Italia è il frutto di un percorso scientifico e culturale iniziato circa venti anni fa e che ha visto il coinvolgimento di intellettuali, studiosi e uomini dello Stato di grande rilievo. Questa iniziativa oggi intende essere un laboratorio di sperimentazione che intende aprire una riflessione sui saperi del XXI secolo, rappresentando un punto di incontro tra discipline scientifiche e umanistiche. L’intelligence è il tempo del futuro e consente l’interpretazione del presente, essendo uno strumento indispensabile per cittadini, imprese e Stati per comprendere la realtà offuscata dalla disinformazione”. 

A Mario Caligiuri, professore, giornalista ed attivissimo scrittore, si deve proprio il merito, l’idea ed il plauso di aver studiato l’intelligence, per la prima volta in Italia, da vari punti di vista e sotto diverse prospettive, in funzione di contrasto al crimine, nei rapporti con le differenti scienze sociali, con la magistratura e le forze di polizia, sotto gli aspetti della cybercriminalità e della geopolitica, fino a giungere ad una intelligence che soccorra i governi per arginare gli aspetti più pericolosi del traffico di migranti e dell’immigrazione irregolare ed incontrollata, in quanto fenomeni criminali (e ovviamente non in chiave politica). E, sicuramente, ne vedremo ancora delle belle….

Alla conferenza stampa ha partecipato anche una delegazione del Liceo Classico “Campanella” di Reggio Calabria, guidata dalla dirigente Maria Rosaria Rao, che sta svolgendo con l’Ateneo di Arcavacata un innovativo progetto sull’educazione all’intelligence. Ed anche questo è un segnale importantissimo.

Una prospettiva del “campus” dell’UniCal

Se ogni cittadino, sin dalle ultime fasi dell’adolescenza, fosse informato davvero sui principali aspetti – anche solo basilari – della sicurezza non potremmo che trarne tutti beneficio. Cittadini più attivi e più attenti a determinati particolari potrebbero contribuire ad un maggior senso si responsabilità collettiva, anche non necessariamente arruolandosi in un’agenzia governativa.  La cultura dell’intelligence e, più in generale, della sicurezza, non può non tradursi anche in una società più sicura. Una società più sicura – o, quanto meno, con una percezione di sicurezza più elevata – non può non essere una società più ricca, più attiva e più protagonista nelle sfide sociali ed economiche che la attendono.

Il corso di laurea di cui abbiamo parlato, insieme agli altri percorsi simili ideati dal professor Caligiuri e dal suo Ateneo, contribuiscono sicuramente a dotare l’Italia di professionisti migliori e di una società migliore.

Istat, pubblicato il report “Sicurezza dei cittadini”, cresce la paura

SICUREZZA di

Pubblicato il  report dell’Istat sulla “Sicurezza dei cittadini”, una puntuale analisi sulla percezione della sicurezza realizzata con un articolato quadro di indicatori  e un ampio campione di riferimento.

L’indagine vuole illustrare uno scenario sulla preoccupazione dei cittadini di subire reati e delle relative conseguenze e sul livello di degrado socio-ambientale della zona in cui si vive.

Il periodo di riferimento dell’indagine è il  2015-2016, periodo durante il quale  si stima che il 27,6% dei cittadini si ritiene poco o per niente sicuro nell’uscire da solo di sera, per il 38,2% la paura della criminalità influenza molto o abbastanza le proprie abitudini.

Rispetto alle precedenti rilevazioni la percezione di insicurezza risulta stabile mentre si riduce l’influenza della criminalità sulle abitudini di vita (dal 48,5% al 38,2%). Il senso di insicurezza delle donne è decisamente maggiore di quello degli uomini: il 36,6% non esce di sera per paura (a fronte dell’8,5% degli uomini), il restante 35,3% quando esce da sola di sera non si sente sicura(il 19,3% degli uomini). Gli anziani hanno un profilo di insicurezza simile.

Tra i vari indicatori ritengo importante sottolineare quello che coinvolge le Forze dell’ordine,  in generale l’opinione sul controllo del territorio da parte delle forze dell’ordine è negativa per il 46,4% degli individui, in peggioramento rispetto al 38,4% della precedente rilevazione.

Mentre è normale che le valutazioni più positive siano  espresse da coloro che vivono nei centri di piccole dimensioni, dove le forze dell’ordine , sebbene in difficoltà logistica come nel resto del paese, riescono ad avere un contatto frequente con la popolazione e sono ben inseriti nel tessuto sociale cosa ben più difficile nelle grandi città.

Tra chi dà valutazione negativa, è opinione diffusa che le forze dell’ordine dovrebbero transitare più spesso nelle strade (55,5%), essere più numerosi (44,2%) o più presenti sul territorio (26,6%), e in particolare nelle zone a rischio (20,5%) e di notte (20,3%).

Il quadro territoriale è quanto mai vario, con regioni in cui la paura e la preoccupazione si presentano come problemi molto marcati. Tra le ripartizioni emerge il Centro Italia, che deve soprattutto al Lazio la sua situazione critica, e tra le regioni emerge la Lombardia, seguita da Campania e Puglia.

Rispetto al 2008, il senso di insicurezza per strada e in casa è peggiorato nelle regioni del Nord-ovest, e in particolare in Lombardia, i cui i residenti escono meno quando è sera (dal 24,3% al 28,5%), si dichiarano molto più spesso poco o per niente sicuri quando sono per strada (dal 28,6% al 34,9%) o in casa (dal 13% al 20%). Al Sud e nelle Isole, invece, si registrano significativi miglioramenti soprattutto per la quota di coloro che non escono mai da soli di sera per paura: che passa dal 30,5% al 24,9% (Sud) e dal 25,7% al 22,4% (Isole). In particolare, le regioni in cui si rilevano miglioramenti più marcati rispetto alla media nazionale sono il Molise, la Basilicata e la Campania. Nel nord sono  il Piemonte e la Valle d’Aosta.

Sempre al Sud e nelle Isole, è diminuita l’influenza della criminalità sulle abitudini di vita, facendo registrare un miglioramento nella quota di quanti si dichiarano molto o abbastanza influenzati dal fenomeno, che passano rispettivamente dal 54,7% al 38,7% e dal 46% al 30,1%. In particolare, si rileva un crollo in Campania, in cui si passa dal 60,6% del 2008-2009 al 41,1% del 2016.

Malgrado il sentimento di insicurezza sia ancora abbastanza diffuso, anche se in diminuzione, è interessante notare che il 6,4% degli individui ha dichiarato di temere di essere sul punto di subire un reato nei tre mesi precedenti l’intervista (il 7,2% delle donne e il 5,6% degli uomini). Questo indicatore, al contrario di quelli di percezione, esprime situazioni concrete di paura vissuta e risulta maggiormente legato al profilo del rischio di chi subisce i reati: diminuisce al crescere dell’età  mentre è massimo per i più giovani (9,4% per i 14-24enni) e aumenta per i possessori dei titoli di studio più elevati, con il picco tra i laureati (9,7%) . Ne sono state più vittime gli abitanti del Centro-nord e dei comuni centro delle aree metropolitane.

L’esperienza di subire concretamente un reato è un indicatore che influisce sulla percezione: basti pensare che chi si è trovato in questa situazione si sente doppiamente insicuro (i “per niente sicuri” passano dal 7,5% al 16,5%) così come al contrario “i molto e abbastanza sicuri” vedono crollare la loro sicurezza.

Redazione
Vai a Inizio