GEOPOLITICA DEL MONDO MODERNO

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SICUREZZA - page 11

Kosovo: Conclusa operazione di addestramento da parte del Multinational Battle Group West

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Nei giorni scorsi a “camp Vrelo”, in Kosovo, si è conclusa un’importante operazione di addestramento da parte del contingente italiano del Multinational Battle Group West (MNBG-W), con la partecipazione all’esercitazione “Silver Sabre”. Il MNBG-W è composto da 650 militari provenienti da Italia Austria Moldavia e Slovenia. L’esercitazione “Silver Sabre” rientra nelle operazioni condotte dalla forza Nato “kosovo Force”, responsabile di ristabilire l’ordine e la pace nella regione del Kosovo. E’ mirata per valutare la capacità di risposta immediata contro la sicurezza e la libertà di movimento per la popolazione. In questa occasione, nel particolare le unità di manovra del MNBG-W hanno sviluppato delle procedure di controllo della folla e più in generale di gestione dell’ordine pubblico in occasione di disordini, di concentrazione di masse ostili e di una potenziale escalation di violenza nei pressi di una struttura, gestita dal personale della Liaison Monitoring Team (LMT). Quest’ultimo è uno dei nuclei di collegamento che opera con operazioni di monitoraggio nei territori municipali del Kosovo, sotto il controllo e la gestione dei Joint Regional Detachment. Nel proseguo dell’esercitazione, le unità di manovra in assetto anti-sommossa hanno applicato le procedure tecnico-tattiche tese al controllo della manifestazione, a respingere l’ammassamento di una folla ostile intenzionata ad introdursi all’interno dell’edificio e ad evacuare il personale LMT in una zona sicura. L’operazione rappresenta un’importante occasione di addestramento che apre a importanti margini di miglioramnto a livello di interoperabilità tra i diversi attori multinazionali. Rientra inoltre, nell’ambito delle attività autorizzate dalla risoluzione 1244 del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite che prevede di garantire la sicurezza al Monastero di Decane, di impedire il ricorso alla violenza e di sviluppare progetti di Cooperazione Civile e Militare tesi a supportare il processo di crescita economica grazie allo sviluppo delle istituzioni locali.

Sull’Iran USA e UE sono destinati alla rottura?

AMERICHE/EUROPA/SICUREZZA di

Il dossier iraniano dividerà il fronte trans-atlantico. Le dichiarazioni dei leader europei e dell’Alto Rappresentante seguite alla decisione del Presidente americano Donald Trump di interrompere la certificazione presso il Congresso del Joint Comprehensive Plan of Action (JCPOA), dimostrano una divaricazione con Washington già in atto ma che rischia di consumarsi più aspramente quando (verosimilmente) il Congresso boccerà definitivamente l’accordo. Le posizioni emerse sembrano ispirarsi, a monte, a concezioni di sicurezza e stabilità divenute quasi antitetiche oltre che ad interessi nazionali e collettivi diversi.

La posizione di Donald Trump (e del Gabinetto?) sembra improntata ad una visione circoscritta della sicurezza e della stabilità del Medio Oriente, come assenza di minacce e rischi per gli interessi di Washington e dei (pochi) alleati regionali. Una concezione “negativa” della sicurezza, un “non facere”.

La conferenza stampa del Presidente Donald Trump sul cambio di strategia in Iran:

 

La posizione di Federica Mogherini e, in sfumature diverse, dei leader europei confermerebbe l’adesione ad una visione integrata (integrated approach) interessata alla promozione di stabilità, sicurezza, prosperità economica, salvaguardia dei diritti umani, in cui ruolo fondamentale è rivestito dalla negoziazione multilaterale. Una concezione “positiva” della sicurezza.

La conferenza stampa dell’Alto Rappresentante dell’UE Federica Mogherini sull’Iran Deal:

Oggi il punto di disaccordo è, sostanzialmente, questo: Donald Trump propone la rottamazione dell’accordo perchè lo considera non esaustivo e svantaggioso non annoverando misure di contro-proliferazione missilistica e di altri sistemi d’arma. Gli Europei, pur condividendone le preoccupazioni, non ritengono essenziale la dismissione del JCPOA che è ritenuto un valido punto di partenza per  più ampi negoziati multilaterali che affrontino i nodi irrisolti.

Dal canto suo, l’Agenzia internazionale per l’energia atomica (IAEA), deputata alla verifica del rispetto dell’accordo, ha certificato che Teheran ha onorato tutte le condizioni ed è pienamente in regola con il JCPOA.

Negli ultimi 2 anni, l’Unione Europea si è fatta promotrice, inoltre, tramite la “Iran Task Force” di una crescente cooperazione con Teheran su un vasto numero di materie. Le frizioni, , chiaramente rimangono preponderanti: il supporto iraniano delle milizie Houthi in Yemen e di Hezbollah in Libano, il massiccio programma missilistico di Teheran, le posizioni su Israele, le violazioni di diritti umani e civili, sono solo alcuni dei punti di contrasto. Non è un caso, infatti, che le sanzioni UE all’Iran per le violazioni dei diritti umani siano rimaste in vigore nonostante le proteste di Teheran.

Teheran è, paradossalmente, l’unica che potrebbe guadagnare qualcosa da questa frattura: i top officials iraniani, infatti, non hanno mai nascosto che un fronte atlantico fiaccato sarebbe un vantaggio per gli interessi regionali dell’Iran. In caso di uscita americana dall’accordo, l’Iran potrebbe continuare a supportare l’accordo avvicinando UE e Russia oppure dichiararne la fine per sopraggiunta violazione da parte degli USA che, verosimilmente, riapplicherebbero il set di sanzioni contro Teheran a cui avevano rinunciato con il JCPOA.

In entrambi i casi, l’Unione e gli Stati membri saranno obbligati a prendere decisioni fondamentali sull’Iran e sul rapporto con gli USA nel settore medio-orientale, che potrebbero segnare un punto di svolta della Politica Estera e di Sicurezza Comune. Federica Mogherini, Alto rappresentante dell’Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, ha in programma una visita a Washington nei primi giorni di novembre. Cercherà di ricucire la ferita? Quale sarà la risposta del Presidente americano?

Lorenzo Termine

Mogherini al convegno IAI su Difesa Europea, “Finanziare, sostenere, agire”

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L’Istituto d’Affari Internazionali ha ospitato l’Alto Rappresentante Federica Mogherini ed il ministro della difesa Roberta Pinotti: un duetto femminile di cui l’Italia e l’Europea ne possono andare solo che fiere; dibattito moderato dall’inviato del Corriere della Sera Paolo Valentino. La protagonista è stata la difesa, argomento al giorno d’oggi al centro dei dibattiti politici e che nel processo d’integrazione europea ha spiccato per l’importanza attribuitale e le conseguenti misure adottate.

Innanzitutto perché affrontiamo la difesa europea e perché proprio oggi?

La prima a rispondere è Federica Mogherini che fa notare che la nuova strategia d’azione era stata presentata prima della Brexit, così come le misure sul lavoro sono state adottate nel settembre scorso, quando Trump ancora non era salito sulla scena, eventi questi che hanno senza dubbio sensibilizzato non solo gli attori istituzionali ma anche il pubblico da cui è partita la richiesta di una maggior difesa, spostando l’attenzione dalle misure economiche e politiche a quelle di difesa che non sono state quasi mai ai primi posti. È la minaccia a far risvegliare gli animi collaborativi, soprattutto quando gli strumenti nazionali non sono sufficienti. L’Alto Rappresentante continua con il tema della spesa, citando l’UE come l’organizzazione al secondo posto del bilancio economico, in cui l’Italia occupa una buona posizione.. allora il problema dove sorge? Bisogna analizzare il come questa spesa è distribuita, o meglio i singoli contributi dei paesi e da qui si noterà una forte frammentazione e disparità delle realtà economiche, dovuta anche all’assenza di efficaci economie di scala.

“Finanziare, sostenere, agire” sono questi i passi da seguire per condurre giuste linee politiche che cerchino di raggiungere obiettivi comuni, anche se a velocità diverse, date le differenze che accomunano ciascun membro. Secondo il ministro Pinotti, si può finalmente parlare di successo nel campo della difesa italiana ed europea: la collaborazione con la NATO, di cui promotrice principale la Mogherini stessa, i vertici straordinari organizzati proprio per la discussione di nuove misure da adottare, così come la nota espressione del ministro nell’agosto 2016 dello “Schengen della difesa” per la promozione di nuove collaborazioni e piani d’azioni di difesa fra gli Stati; non per ultimo l’incontro del Consiglio europeo per il progetto Pesco (cooperazione strutturata permanente),  ne sono la dimostrazione vivente. Viene poi citato l’innovativo piano strutturale di confronto e raccorto fra il bilancio europeo e quello nazione degli Stati membri, per raggiungere una maggiore coerenza e diminuire la frammentazione di cui sopra; “il libro bianco per la sicurezza internazionale e la difesa” è stato il punto di partenza ed ora il lavoro delle forze armate, sia a livello locale che non, è di gran lunga migliorato. Ciò nonostante la macchina europea per entrambe le ospiti non si può nè deve arrestarsi, ma può soltanto che aumentare di velocità ora che sembra aver preso la giusta direzione.

La Russia nel mirino degli U.S.A.: inserite nella “lista nera” americana nuove società di intelligence russe.

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Al fine di monitorare i movimenti sovietici, lo scorso 28 ottobre il Dipartimento di Stato Americano ha fornito nuove linee guida per la gestione del problema legato alle società di intelligence russe inserite nella “lista sanzionatoria” americana.

Tra le disposizioni previste dalle sanzioni statunitensi, a cui al momento sarebbero sottoposte 36 società russe, la “limitazione delle transazioni commerciali tra USA e Russia”, motivo alla base del aggravamento delle relazioni con quest’ultima.

Obiettivi e le nuove aziende colpite dalla lista sanzionatoria americana

La versione aggiornata della nuova lista, rilasciata il 27 ottobre scorso, ha raccolto numerose critiche. Le più aspre, sicuramente, quelle dei membri del Congresso, i quali hanno accusato la Casa Bianca di non aver rispettato la scadenza prefissata al 1 ottobre 2017. Obiettivo principale della legge, firmata ad agosto dall’attuale presidente americano Donald Trump e approvata a maggioranza dal Congresso, quello di “punire la Russia  per l’intromissione nelle elezioni presidenziali verificatesi lo scorso anno negli Stati Uniti”.

Tra le new entry della lista le più note aziende produttrici di armamenti militari: Rosoboroneksport, Almaz-Antey (missili), la United Shipbuilding Corporation (grande società di costruzione navale), Sukhoi e Tupolev (aeromobili) e Rostec (società di holding tecnologico).

Secondo il rapporto dell’ Istituto internazionale di studi per i problemi della pace di Stoccolma ( SIPRI), al secondo posto dopo gli USA, i quali detengono il primato con il 33%, la Russia.

Come ha specificato il Congresso Americano, “la Russia sarebbe sottoposta non a limitazione, ma ad una regolamentazione nella vendita, ed esportazione, di proprie armi”. L’obiettivo americano sarebbe infatti quello di collaborare con gli alleati, rafforzandone le capacità militari ed esulandoli da eventuali sanzioni”. A riprova di ciò il coinvolgimento di alcuni alleati americani, i quali avrebbero manifestato l’intenzione di voler acquistare armi russe, espressa anche da Turchia e Arabia Saudita.

Incluse nella “lista nera”, oltre alle aziende di carattere bellico, anche FSB e GRU, due delle principali agenzie di intelligence e sicurezza russe, già accusate di “intromissione nella campagna elettorale americana” durante la presidenza Obama, e nuovamente inserite nell’elenco.

La nuova lista “guida per aziende ed individui che vedranno entrare in vigore le sanzioni il 29 gennaio 2018, autorizza i funzionari governativi americani a punire individui e società coinvolte in trattative con persone e aziende presenti nell’elenco”. Inizialmente accettate da Mosca, le modifiche proposte non hanno incontrato il benestare del Parlamento russo, il quale le ha definite “dannose per la cooperazione politica della Russia con Washington in Siria, dove entrambe sono state impegnate in campagne contro militanti dello Stato Islamico”.

L’atteggiamento Americano

Mentre Trump ha più volte parteggiato per l’adozione di un atteggiamento conciliante nei confronti di Mosca, incontrando il volere del Cremlino, l’FBI americana, a seguito di indagini, ha avanzato sospetti in merito a possibili rapporti tra funzionari russi e l’attuale presidente americano.

Le reazioni, da entrambe le parti, sono state immediate: Mosca e Washington hanno espulso diplomatici e gli U.S.A. hanno chiuso il consolato di San Francisco in Russia.

Il fatto che Trump abbia più volte assunto un atteggiamento ostile nei confronti dell’approvazione della legge sulle sanzioni lo hanno confermato John McCain (repubblicano) e Ben Cardin (democratico), entrambi ostili alla Russia e favorevoli alla lista, considerata “un buon primo passo per implementare una legislazione seppur discussa dal Congresso, molto complessa”.

Nonostante i ritardi e la riluttanza nell’applicare la legge continuino, il Congresso ha ribadito il proprio intento: “sanzionare il comportamento della Russia non soltanto nei confronti della crisi scoppiata nella parte orientale dell’Ucraina, ma anche in merito agli attacchi cybernetici messi in atto ai danni del sistema di sicurezza nazionale americana e alle violazioni dei diritti umani”

Afghanistan: Passaggio di consegne alla “Joint Air Task Force”.

Asia/SICUREZZA di

Si è svolta a Herat, presso “Camp Arena”, sede del contingente militare italiano del Train Advise Assist Command West(TAAC-W), la cerimonia del passaggio di consegne della Joint Air Task Force (JAFT). Il comando sarà affidato al Colonnello Cosimo De Luca, che subentra al comandante uscente Luca Tonello. La JAFT, costituita nel 2007 è composta da militari provenienti da tutti i reparti dell’Aereonautica Militare. Dal 2015, in concomitanza con la fine della missione ISAF e l’inizio della missione NATO “Resolute Support”, gestisce l’aeroporto di Herat e si occupa della formazione tecnico professionale degli operatori del settore. Durante la cerimonia il Colonnello Luca Tonello, con un discorso di commiato, ha ringraziato vivamente tutte le articolazioni del TAAC-W, sottolineando in particolare “ la professionalità e l’assoluta dedizione” del personale della JAFT. Durante il proprio periodo di comando sono state portate a termine le attività  di addestramento  del personale dell’Afghan Civil Aviation Authority(ACAA) nelle funzioni essenziali per la gestione dell’aeroporto, il tutto in un periodo di transizione da una gestione diretta dell’aeroporto con personale dell’Aereonautica Militare, ad una gestione per il tramite di ditte civili contrattualizzate dalla NSPA  (contractors).  Quest’ultima è la principale agenzia di logistica e approvvigionamento dell’organizzazione NATO. Il comandante Cosimo De Luca dovrà gestire la transizione alla successiva fase di integrazione del personale afghano all’interno degli organici dei “contractors” e assicurare il completamento dell’addestramento del rimanente personale ACAA. Alla cerimonia erano presenti numerose autorità civili e militari. Il comandante del contingente italiano del TAAC-W, Massimo Biagini, ha maturato parole di elogio nei confronti della JAFT: “ La JATF ha svolto e svolge un ruolo fondamentale sia per lo sviluppo dell’aeroporto di Herat, sia per la funzionalità del supporto aereo alle forze della coalizione” .  Hanno partecipato inoltre il Direttore dell’Aeroporto Internazionale Mr. Mohammad Azam Azami e l’Head of Office della Nato Support and Procurment Agency (NSPA), Mr. Gerry Holden.

I raid della coalizione in Iraq e Siria colpiscono l’Isis incessantemente

ASIA PACIFICO/SICUREZZA di

Tra il 21 e il 22 ottobre, sono stati condotti 25 raid aerei che hanno provocato un totale di 28 attacchi a target dell’ISIS in Siria e in Iraq. Le operazioni sono state condotte all’interno di un progetto patrocinato dal dipartimento della difesa americano; il progetto si chiama Operation Ineherent Resolve, è attivo dal 2014 e riunisce 12 nazioni con l’obbiettivo di attaccare con raid aerei e attacchi missilistici punti strategici nei territori che lo Stato Islamico rivendica di proprio dominio.

I target delle operazioni degli ultimi giorni sono stati principalmente veicoli, autobombe, aeri e anche degli stabili. L’Operation Ineherent Resolve, secondo il suo sito ufficiale, afferma che dalla nascita del progetto sono stati sottratti all’ISIS il 55% dei territori. I costi finanziari di questa operazione sono ingenti, si parla di un totale dall’8 agosto 2014 al 30 giugno 2017, di 14 356 milioni di dollari, con una stima di un costo giornaliero di 13,6 milioni di dollari. Non ci sono, invece, stime dei costi umani di suddette operazioni.

CSC,Migliorare la prevenzione del patrimonio artistico mediterraneo

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Come migliorare la prevenzione e la difesa del patrimonio artistico e culturale mediterraneo?  Se ne discuterà al Museo Archeologico Nazionale di Paestum nell’ambito della Borsa Mediterranea del Turismo Archeologico, appuntamento  giunto quest’anno alla ventesima edizione. La conferenza Internazionale riunisce studiosi del patrimonio culturale ed esperti di sicurezza che avranno modo di confrontarsi su questi temi.

 Scavi clandestini, atti vandalici, furti di opere d’arte, mettono costantemente sotto attacco il patrimonio artistico dei paesi più ricchi di storia. Troppi, infatti, gli scandali a cui abbiamo dovuto assistere soltanto in Italia, senza arrivare a toccare gli atti terroristici perpetrati dall’Isis in Siria e in Iraq, ma rimanendo nell’ambito del buon senso, e in quello in cui un intervento di sensibilizzazione e soprattutto adeguate misure di sicurezza potrebbero essere ancora utili. Basti pensare all’antica città di Eloro, a pochi chilometri da Noto, dove non troppo tempo fa, è stato scoperto un vero e proprio cantiere clandestino a cielo aperto.

 Nell’antica città, colonia di Siracusa i saccheggiatori agiscono indisturbati, scavando, secondo alcune testimonianze di residenti e turisti, vere e proprie voragini, con l’intento di rinvenire intere tombe con il loro corredo. Un altro evento recente riguarda l’incendio che ha completamente distrutto il sito archeologico di Ascoli Satriano, la villa romana di Faragola. Qui 14 anni di scavi e ricerche sono stati compromessi, probabilmente in maniera definitiva, in una sola notte.  Avanzata anche l’ipotesi di premeditazione .

 Ancora un altro caso a parte, quello che ha portato alla distruzione della “Barcaccia” a Roma nel 2015 .  In quell’occasione fu probabilmente l’ ignoranza a prendere il sopravvento . Questi sono esempi di atti eclatanti ma a volte l’incuria porta ad eventi, seppur senza tali ripercussioni, altrettanto incresciosi. Le numerose scritte, incisioni, interazioni invasive con le opere d’arte nelle città italiane e non solo, sono sufficienti quanto meno a far riflettere.

Questi gli obiettivi della conferenza di Paestum. Confrontarsi sulla giurisdizione internazionale, sulla sicurezza e sul ruolo della difesa dell’arte, tenendo a mente un obbiettivo che deve essere comune, quello di non lasciarsi assuefare da ciò che quotidianamente vediamo intorno a noi, imparando a rispettare, nei casi in cui questo è ancora possibile, il nostro patrimonio artistico. Saranno presenti,  il Centro per gli Studi Criminologici, che in questa direzione si è già mobilitato insieme all’Osservatorio Internazionale Archeomafie e all’Associazione Nazionale Archeologi con un master in Archeologia Giudiziaria e Crimini contro il Patrimonio Culturale. Tra gli enti partecipanti ci saranno il Ministero per i Beni, le Attività Culturali e il Turismo, l’ICCROM, l’UNESCO, il Comando Tutela Patrimonio Culturale dei Carabinieri, Legambiente, l’Università di Roma e l’Università della Calabria. Modererà il giornalista del Corriere della Sera Paolo Conti.

Importanti anche i relatori del convegno che vede tra gli ospiti del panel Mario Caligiuri, Direttore del Master in Intelligence Università della Calabria, Tsao Cevoli, Direttore del Master in Archeologia Giudiziaria e Crimini contro il Patrimonio Culturale Centro Studi Criminologici di Viterbo, Stefano De Caro, Direttore Generale dell’ICCROM, Rossella Muroni, Presidente Nazionale di Legambiente.

Interverranno sul tema della “La prevenzione per la tutela del patrimonio culturale, le relazioni internazionali e i Caschi Blu della Cultura”, Mounir Bouchenaki, Consigliere Speciale del Direttore Generale Unesco, Paolo Matthiae, Archeologo e Direttore della Missione archeologica in Siria “Sapienza” Università di Roma e Fabrizio Parrulli, Comandante Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale

Abruzzo; installata una nuova stazione automatica per il rilevamento dei dati meteonivologici

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Potenziato in Abruzzo il servizio Meteomont dell’esercito. Questo servizio si inserisce nel più ampio ambito di prevenzione, sicurezza e soccorso in montagna con lo scopo di fornire ai reparti alpini l’adeguato supporto informativo.  È stata presentata, a Campo Imperatore, la nuova stazione automatica per il rilevamento dei dati meteonivologici. L’iniziativa è sorta a seguito di una richiesta di collaborazione da parte della regione Abruzzo, in risposta alle recenti catastrofi naturali che hanno afflitto il centro Italia, finalizzata alla realizzazione di un profilo climatico regionale. La stazione, grazie al contributo ingegneristico e tecnologico offerto dal Centro Elettrotecnico Sperimentale Italiano (CESI Spa)  sarà dotata di una videocamera, un sensore per la radiazione solare netta e un nuovo sistema di acquisizione dati, strumenti che consentiranno una migliore e più completa gestione delle informazioni, che in tempo reale saranno rese disponibili alla collettività e alla comunità scientifica. Grazie alla sua posizione strategica, permetterà di portare un miglioramento concreto per quanto riguarda la prevenzione e le previsioni di valanghe in tutta l’area controllata. Durante la presentazione, tenuta dal comandante delle Truppe Alpine dell’Esercito, Generale di Corpo d’Armata Federico Bonato, erano presenti numerose autorità civili e militari. Tra gli altri presiedevano; il sindaco de L’Aquila Luigi Bondi, Il Sottosegretario della Regione Abruzzo con delega alla Protezione Civile, Mario Mazzocca e il Presidente nazionale dell’Associazione Nazionale Alpini, Sebastiano Favero. In questo senso, nello scorso mese di maggio, l’esercito aveva già provveduto alla creazione all’interno del 9° Reggimento Alpini di un Battaglione specializzato per intervenire, in maniera rapida e in supporto alla Protezione Civile, in situazioni di emergenza e di pubbliche calamità.

Europol contro la tratta di esseri umani

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Sotto il coordinamento di Europol, insieme all’aiuto di Frontex ed Interpol, sono state svolte delle indagini riguardanti il traffico di essere umani. Nella seconda settimana di ottobre sono stati arrestati 16 uomini, accusati di far parte della gestione di traffico di essere umani, falsificazione di documenti e traffico di droga. Inoltre tramite queste indagini sono stati individuati ben 34 minorenni poiché sospettati di essere coinvolti in un traffico di minori (documenti illeciti e falsità di parentele sono elementi comuni a questi bambini).

In queste operazioni gli Stati membri dell’Unione europea sono piuttosto coinvolti, tanto che 19 di loro hanno controllato ben 240mila persone perché sospettate di far parte di un traffico di esseri umani in maniera illegale.

Nel frattempo 17 Stati membri e 5 stati membri si stanno unendo per accresce le forze di intelligence e scovare più precisamente e più velocemente possibile questi traffici illeciti.

Anti-terrorismo, Internet al fianco dei Governi

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Il G7 appena conclusosi ad Ischia e tenutosi sotto la presidenza italiana negli scorsi mesi in varie città del nostro paese ha preso importanti decisioni sulla lotta al terrorismo. Un interessante sviluppo si ha avuto in materia di contrasto alla proliferazione online di contenuti legati al jihadismo.

Il G7, infatti, rilevando che “Daesh e Al-Qaida continuano a sfruttare Internet per diffondere i propri messaggi propagandistici, reclutare operativi, incitare alla violenza e fomentare attacchi” e che, in particolare, lo Stato Islamico “mentre soffre una serie di sconfitte sul campo di battaglia, sta sfruttando la rete per istigare i simpatizzanti a condurre attacchi terroristici nei nostri paesi e in tutto il mondo” ha evidenziato la necessità di una fitta cooperazione tra le autorità nazionali di sicurezza e i Communication Service Providers e le compagnie di Social Media.

Tale cooperazione potrà fare affidamento oltre che sugli accordi bilaterali anche su organi già esistenti quali il Global Internet Forum to Counter Terrorism formato da Facebook, Twitter, Microsoft e Youtube, lo Shared Industry Hash Database, sistema di condivisione di hash, vere e proprie firme digitali per identificare gli autori di contenuti, l’EU Internet Forum e il Civil Society Empowerment Programme.

L’intesa si ispira al concetto di Partnership Pubblico-Privata (PPP) e si fonda sui seguenti pilastri:

  1. Prevenire la diffusione di contenuti di matrice terroristica sulla rete anche attraverso l’utilizzo dell’Intelligenza Artificiale
  2. Fare rapporto alle autorità di sicurezza in caso di necessità
  3. Creare un dialogo strutturato a cadenza regolare tra Stati e compagnie tech
  4. Coinvolgere altre compagnie tech nell’intesa per aumentare il raggio d’azione, in particolare per quanto riguarda il Database di Hash.

Sul tema è intervenuto anche il Ministro degli Interni Marco Minniti che ha dichiarato: “Oggi trasmettiamo un messaggio forte alle opinioni pubbliche del mondo: è possibile avere un principio di sicurezza che non pregiudichi la libertà grazie a delle innovazioni che i grandi provider hanno già messo in atto e che noi implementeremo”.

L’intesa raggiunta è la prima iniziativa internazionale multilaterale a coinvolgere le compagnie tech e rappresenta un primo passo per un approccio integrato pubblico-privato per il monitoraggio e il contrasto dei contenuti terroristici sul Web.

Lorenzo Termine

Lorenzo Termine
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