GEOPOLITICA DEL MONDO MODERNO

Category archive

POLITICA

Dopo le ideologie la politica dello spazio

POLITICA di

Dopo l’epoca delle ideologie, quella dello spazio? La politica in un mondo più complesso

Si è concluso così il ciclo di conferenze organizzate dal prof. Edoardo Boria grazie alla collaborazione della Società Geografica Italiana, ponendosi il quesito circa il ruolo nel mondo attuale della geopolitica e se si può parlare di una nuova ideologia di spazio. Prima degli interventi degli ospiti è stato proiettato parte del filmato prodotto dal prof. Boria “Cos’è la geopolitica?” da cui è stato interessante notare dei fili conduttori di tutte le varie interviste dei professori o esperti presenti nel video sul tema di cui sopra: la fine del bipolarismo in seguito alla II guerra mondiale rappresentata come una tra le cause principali della ripartenza e riscoperta del termine “geopolitica” e tutti gli studi ad essa connessi, la globalizzazione come il fenomeno unificatore ma altresì fornente l’opportunità con cui ritrovare un’unità politica ed infine la riterritorializzazione in quanto segnale del bisogno della componente geografica insieme a quella politica. Accanto ciò molti studiosi notano con dispiacere dell’ “abuso” della geopolitica nei discorsi o negli insegnamenti contemporanei, e quando spesso si parla troppo di qualcosa, questa si conosce molto meno rispetto a quanto si possa immaginare.

Il primo intervento è quello del prof. f. Salvatori, mediatore dell’incontro se non Presidente emerito della SGI, che ha voluto sottolineare come tale ciclo d’ incontri abbia promosso una piena riabilitazione del pensiero geopolitico all’interno della geografia, ribadendo che sia stato il fascismo a far scomparire questa disciplina, canalizzando il pensiero umano, che veniva costruito su un’unisca grande razza. Alla domanda “Ideologia dello spazio?” tenta un sì, richiamando il chiaro esempio della necessità del califfato di avere un proprio territorio e quindi di come un’entità politica non sopravviva senza un’ideologia di base che le permetti di svilupparsi. Secondo Salvatori poi la geografia va studiata con gli occhi della scienza e non dell’ideologia che allontanerebbe soltanto gli obiettivi.

Si passa la parola a Germano Dottori, professore presso la Luiss di Roma e collaboratore di Limes: “sono stato collega di Carlo Jean, grande esperto di strategia geopolitica”, esordisce Dottori. Riprendendo il pensiero dello stesso Jean ritiene che la geopolitica fosse morta con il fascismo e sarebbe stato dunque impossibile assistere ad una rinascita, o per lo meno ad un nuovo equilibrio tra forze politiche divergenti. Ciò che secondo Dottori davvero contraddistingue la geopolitica, intesa come teoria spaziale, è l’interferenza reciproca dello spazio e della teoria politica, di stampo realista, facendo si che l’ideologia sia l’antidoto di ciò che la geopolitica contiene; la formulazione della stessa si basa su concetti opposti rispetto a quelli di un’ideologia. Lo spazio della geopolitica contemporanea è di multilivello: si estende dalla geografia all’economia, vi sono componenti orizzontali che collaborano tra di loro, da qui si parla infatti di geoeconomia, geofinanza, geocultura. La fine della guerra fredda ed il processo di globalizzazione segnano una fase di reintegrazione della sovranità di molti stati nazionali, (non più come in passato in cui vi erano le super potenze, e dunque gli equilibri si basavano sullo schieramento del resto degli attori, se a fianco o schierati contro di esse). La fine di tale conflitto ha permesso inoltre agli stati una maggiore libertà d’azione, nuovi possibili progetti di espansione statale: il mondo iniziava a scongelarsi dalla cristallizzazione che conteneva prima gli equilibri. Per quanto riguarda la definizione del ruolo della geopolitica, essa è ritenuta uno strumento pratico, di orientamento e di prova a rendere intellegibili i fatti a coloro che non ne sono strettamente dentro; deve in qualche modo far emergere quello che c’è dietro una competizione, la concorrenza, gli obiettivi che sottendono le grandi azioni politiche agli occhi degli. La geopolitica ha a che fare con la logica del conflitto e ne deve permettere una maggior trasparenza; da studioso di strategia Dottori conclude che La geopolitica non è solo teoria ma soprattutto dottrina, dalla profondità strategica.

Il terzo relatore è Carlo Galli, dell’Università di Bologna secondo cui, partendo dal quesito iniziale, bisogna evitare che la geopolitica diventi una nuova ideologia, un qualcosa che possa spiegare la politica. Riconosce tuttavia necessario il collegamento della geografia, del controllo dello spazio geografico con le dinamiche dei vari paesi, parla di coazione interna in quanto unificazione di molteplici aspetti all’interno delle società contemporanee. Risalendo indietro nel tempo, ricorda che lo strumento di potenza, di minaccia come quello della bomba atomica ha fatto sì che non si avesse la giusta attenzione dello spazio, data la rilevanza che la prima aveva nei confronti del secondo e solo dal momento in cui si sono prese in considerazione le coazioni spaziali dell’agire politico si è tornati ad approcciare la geopolitica; con Ratzel e i teorici della scuola di Monaco, ad esempio, la geopolitica era considerata nelle componenti non solo strettamente geografiche ma anche scientifiche o biologiche, a causa dell’assenza di elementi geografici, in primis i confini naturali, che potesse dar loro studi appropriati basati su elementi concreti. Al giorno d’oggi, fa presente Galli è fondamentale saper distinguere il concetto di geopolitica da ogni altro concetto che gli si sia attribuito esternamente, senza un reale nesso. La geopolitica è una delle tante chiavi di lettura e.. non ci si scordi che prima vi è la politica e poi lo spazio.

Floriana Galluccio, direttamente da Napoli ha una posizione alquanto differente dagli interventi precedenti: accetta innanzitutto di rispondere alle provocazioni iniziali del prof. Dottori, ritenendo che ci sia un’idea della geografia in quanto descrizione dello spazio orizzontale scorretta proprio perché tale “orizzontalità” dovrebbe superarsi e oltrepassare l’idea della riduzione della geografia a geomorfia. Cita Faivre che riteneva l’uomo un animale politico, ponendo così prima la dimensione umana di quella spaziale. Secondo la professoressa la geopolitica rientra nella natura storica e teorica della geografia politica ma le due non coincidono. Approccia poi un flashback storico dalla crisi della sovranità dello stato post vestfaliano all’introduzione del soft power, e di come il problema tra epistemologia interna (dibattito interno del sapere) ed esterna (dibattito esteso nelle relazioni e con gli altri rami del sapere) sia ancora molto attuale. In quanto al quesito centrale dell’incontro, analizza la coppia ideologia – spazio, esponendo una definizione della prima, a partire dal dizionario Treccani per poi passare ad un excursus dei maggior politici letterati del tempo che si sono posti cosa fosse veramente un’ideologia, da Marx e ed Hegels, passando per Lenin, a Gramsci e ripercorrendo alcune interpretazioni della politica e della visione di questa all’interno della geografia di autori moderni e contemporanei, tra cui anche il noto “nomos” di Schmitt.

Conclude l’incontro il dott. Matteo Marconi: egli riprende le problematiche che dal titolo possono scaturire, domandandosi innanzitutto se il periodo delle ideologie sia realmente passato oppure no. La politica è ora solo uno dei componenti della vita della complessità dell’uomo, insieme all’economia e l’utilità della geopolitica dipende da una serie di presupposti che vanno tolti: non va considerata ad esempio nell’ottica giornalista, intesa come relazione con la politica dello Stato moderno né tanto meno confusa con la politica estera, le cui competenze spettano a soggetti ben diversi dai geopolitici. Dichiara in seguito che la geopolitica “non è un gioco di scacchi”, perché altri elementi devono interferire con essa, al di là della pura politica interna; lo spazio non può essere definito un mero spazio politico così come non può più considerarsi lo Stato l’unico centro di gravità di controllo, né che la politica si riduca alla sola volontà degli attori che ne prendono parte dato che essi non agiscono esclusivamente in base a principi razionali, la componente del territorio è del tutto fondamentale per la scelta di un’azione politica.

Dunque il ruolo della geopolitica sta indubbiamente ancora subendo delle evoluzioni e con lei, i vari campi del conoscere. La certezza è che una sua maggior conoscenza non può far altro che contribuire alla comprensione degli eventi che colpiscono la scena d’oggi. Ma si hanno i giusti strumenti ? A voi una riflessione che vi colpirà in maniera più diretta di quanto possiate immaginare.

Laura Sacher

 

 

La Corea del Nord e la corruzione: ecco l’ennesima ferita sanguinante per la middle-and low class coreana

ASIA PACIFICO/POLITICA di

Un’altra “pedina” da eliminare, quella della corruzione che ultimamente sta dilagando in Corea del Nord. Dall’altra parte della scacchiera un avversario forte e temibile: Kim Jong-un. Una partita ancora aperta, ma che al momento vede in netto vantaggio il dittatore nordcoreano. Quest’ultimo ha, infatti, disposto che le autorità richiedano pagamenti di una certa somma utilizzando pretese diversificate ed in continuo aumento; a poco serve il rifiuto governativo dell’accumulazione di ricchezza personale di stampo anti-socialista. Decine di unità di polizia e personale dell’esercito sono tenuti a fermare le auto ed i camion che trasportano merci per domandare loro “i soldi per il pranzo”, costringendo gli sventurati a concedere circa 30-40 dollari ai gruppi militari. Questa pratica tanto scorretta quando improbabile in altri Paesi, si sta presto trasformando in consuetudine e si diffonde sempre più l’usanza, per gli autotrasportatori, di tenere preventivamente da parte una somma di denaro da donare alle unità di polizia.
Ma automobilisti e camionisti non sono gli unici a dover soccombere a queste nuove regole: pare che anche le classi più agiate, le cosiddette élites, non siano immuni al pagamento di tali tangenti. Ma se è vero che in questo ordine mentale creato da Kim Jong-un ogni classe è uguale alle altre, è pur vero che “l’ordine sociale” creato tra le varie stratificazioni sociali sembra non procedere nella stessa direzione. Le tangenti imposte all’upper class ricadono inevitabilmente sulla middle-and low class, a riprova del detto infantile, ma quanto mai veritiero “ciò che è mio è mio, ciò che è tuo è mio”.
L’effetto che inevitabilmente viene a crearsi all’interno di questo contesto sociale è un sentimento pubblico che si sta portando ai minimi livelli, in una proporzione diretta con l’intensificazione del livello di tirannia prodotta da Kim Jong-un. Capita, a volte, che i gruppi militari vengano accusati di corruzione, ma non esiste, di fatto, un reale interesse nel punire i colpevoli e quindi accade sempre che le stesse accuse cadano poi nel dimenticatoio.
Persino la polizia pare sia costretta al pagamento di tangenti pari a 70 dollari ed ogni squadra militare abbia ordinato ai propri sottoposti di riscuotere l’importo richiesto in segno di lealtà al regime. Condizione, questa, che fa vivere l’intero sistema sociale in un clima di totale soggezione ed ansia legata al timore di non essere all’altezza delle aspettative della guida suprema della Repubblica coreana.
“Se non si può utilizzare la legge per estorcere denaro, allora non si ha ciò che serve per portare a termine il proprio lavoro” è, di fatto, una frase più volte pronunciata dai gruppi militari di rango elevato nei confronti dei propri sottoposti. Applicando questa “nuova norma”, le squadre militari si stanno diffondendo a macchia d’olio per tutta Pyongyang, attraverso un sistema che potremmo tranquillamente definire una rapina legittimata. La vendita di merci contrarie alla politica socialista vede come unico mezzo di espansione la corruzione delle autorità coreane ed il conseguente dilagarsi di un sistema di corruzione che non trova ancora fine.
La situazione nordcoreana non ha quindi condotto solo ad un malcontento interno generale, bensì ha ottenuto come risposta una serie di sanzioni internazionali, le quali non permettono da tempo ormai alla Corea del Nord di guadagnare valuta estera, producendo così una serie di ripercussioni interne ed esterne che non accennano ad arrestarsi.

Scambi di vedute alla Farnesina tra l’Italia ed il continente Latino- Americano

Americas/Europe/POLITICA di

Le imprese italiane guardano con estremo interesse alle opportunità di sviluppo offerte dalla Colombia, sia per il livello di crescita economica sia per l’elevato grado di apertura al mercato”

Questo è un estratto delle dichiarazioni date dal Ministro degli Esteri Angelino Alfano, dichiarazioni che si riconducono all’incontro avvenuto alla Farnesina il 13 Dicembre, nella “Conferenza Italia-America Latina e Caraibi”. Uno scambio di vedute e di apertura da parte delle diverse Nazioni coinvolte, che ha visto ospiti in questo incontro nomi di grande calibro quali: il ministro degli Esteri del Costa Rica Manuel Gonzàlez Sanz; il Ministro degli Esteri della Colombia Maria Angela Holguin Cuellar ed hanno altresì partecipato i ministri degli Esteri del: Sant Lucia; El Salvador e Bolivia.

Il nostro Ministro degli Esteri ha rilasciato ulteriori dichiarazioni riguardanti il rapporto con lo Stato del Costa Rica, facendo emergere altresì l’importanza di tali relazioni e scambi. Punto focale è l’importanza del sostegno reciproco in svariati settori che vanno dall’agricolo ai trasporti, per i quali sono stati stipulati dei veri e propri accordi (ricordiamo la Visita Ufficiale in Italia del Presidente costaricano Solis nel 2016).

Nel corso dell’incontro, oltre agli argomenti ricaduti sullo scambio bilaterale, ci si è soffermati anche su altri grandi tematiche internazionali di grande attualità, sentite da tutte le nazioni coinvolte all’incontro; parole importanti sono state dunque spese per la problematica della criminalità organizzata sui diversi sistemi di controllo ed infine sui flussi migratori, fenomeno che deve essere gestito e contenuto sempre nel rispetto dei diritti umani.

Agcom: Interviene Martusciello “garantire anche online imparzialità e correttezza dell’informazione politica”

POLITICA di

Quello delle “Fake News”, è sicuramente in questo momento un tema molto caldo. Sull’argomento si sono accesi i riflettori, in particolar modo, durante la campagna elettorale per le elezioni presidenziali statunitensi. In questo ambito si è tenuto a Trieste, lo scorso 22 novembre, un seminario dal nome “Chi vincerà le elezioni: giornali, televisioni o web? La campagna elettorale nell’era di Internet in vista dell’appuntamento del 2018” promosso dal Corecom Friuli Venezia Giulia, in collaborazione con il Consiglio Regionale.

Qui tra gli altri ha preso la parola il Commissario dell’Agcom, Antonio Martusciello: “Le ultime presidenziali americane hanno segnato un punto di svolta nel modo in cui i social media sono stati utilizzati come strumenti per la formazione del consenso, al punto che una giornalista per offrire un’immagine evocativa di questo fenomeno ha definito Donald Trump come il primo Facebook President

Martusciello ha voluto sottolineare quanto, arrivati a questo punto, sia necessario un intervento regolatorio sulle notizie online; “Nell’era delle fake news e della post-verità, è necessario evitare il farweb e garantire i principi di una informazione veritiera e plurale, su qualsivoglia piattaforma, inclusi i nuovi media. È auspicabile un’azione coordinata a livello nazionale ed europeo volta ad estendere i principi previsti per i media tradizionali anche alle piattaforme digitali, preso atto dell’ormai decisivo ruolo di queste ultime nella formazione del consenso”.

In riferimento al ruolo dell’Agcom, ha assicurato che si è istituito un “tavolo tecnico” per la garanzia delle notizie online. In questa sede si studieranno le metodologie per rilevare contenuti online potenzialmente lesivi all’imparzialità e alla correttezza dell’informazione.

La preoccupazione per le Fake News c’è ed è diffusa. A confermarlo il recente sondaggio condotto dalla BBC su 18 paesi,  secondo il quale 8 utenti su 10 restano allarmati da quello che può essere vero o falso online. Sebbene la maggior parte dei soggetti del sondaggio si dichiarino riluttanti all’idea di un intervento politico a riguardo, il web non è considerato un posto “sicuro”.

Intanto a livello europeo, ha concluso Martusciello: “l’Assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa ha recentemente approvato la risoluzione su media e giornalismo online, al fine di avviare discussioni sulle misure necessarie per prevenire il rischio di distorsione delle informazioni o manipolazioni dell’opinione pubblica attraverso i social media e la Commissione Europea ha appena lanciato una consultazione pubblica su fake news e disinformazione on line”.

 

 

Croce Rossa: Francesco Rocca primo presidente italiano della federazione internazionale

POLITICA di

Ad Antalya si sono svolte le elezioni della Federazione Internazionale della Croce rossa e Mezzaluna Rossa che hanno visto l’elezione di Francesco Rocca alla presidenza del network globale umanitario più grande del mondo. Eletto con la maggioranza assoluta dei voti (98 su 190 votanti), Rocca è il primo italiano a ricoprire la prestigiosa carica internazionale.

“Dedico questa importante vittoria ai volontari della Croce Rossa Italiana – ha detto Rocca – di cui sono orgoglioso. Ringrazio tutte le Società Nazionali della Croce Rossa e Mezzaluna Rossa. Ora dobbiamo seguire il faro dei nostri Principi e, allo stesso tempo, fornire risposte pragmatiche in tutto il mondo alle numerose sfide umanitarie”.

La federazione Internazionale di Croce Rossa e Mezzaluna Rossa è stata fondata nel 1919 e raggiunge 150 milioni di persone in 190 Paesi nel mondo, attraverso l’operato di oltre 17 milioni di volontari.

Una sfida alla violenza e alla guerra in tanti luoghi sperduti e dimenticati spesso dall’opinione pubblica ma non dalle stragi e dalle guerre, una sfida che i tanti operatori umanitari portano avanti a costo spesso della propria vita.

Proprio questa è una delle battaglie principali che il presidente Rocca sta prortando avanti a livello internazionale per sensibilizzare tutti i governi e anche l’opinione pubblica internazionale sulle tante morti tra i volontari che portano sollievo alle popolazioni stremate da guerre e carestie.

 

Il Ministro Alfano partecipa allo “Sir bani Yas Forum” negli Emirati Arabi

POLITICA di

L’ottava edizione del “Sir Bani Yas Forum” ha visto presente il ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale Italiano Angelino Alfano.

Forum d’efficacia strategica al fine di trovare un punto di contatto tra il mondo orientale e quello occidentale dove si è dibattuto su questioni centrali regionali e sulle diverse zone a rischio conflitto, tematiche di grande attualità internazionale e d’interesse.

Punto focale dell’incontro è stato quello di trattare la questione libica, tematica calda che va oltre i confini orientali e che riveste un ruolo centrale per la Comunità Europea e dunque per l’Italia, in rappresentanza della quale il ministro Alfano ha incontrato il Rappresentante Speciale del Segretariato Generale dell’ONU Ghassan Salamè.

Oltre questo efficace scambio di vedute, il titolare della Farnesina ha intrattenuto colloqui con il ministro emiratino Sheikh Abdullah Bin Zayed Al Nayan, con il suo equivalente saudita Adel Al Jubeir e con il ministro Sameh Shoukry, riguardanti la questione libera e lo scambio di vedute per la politica estera.

Stati Generali della Croce Rossa Italiana, si discute del futuro

POLITICA di

A Roma la tre giorni della Croce Rossa Italiana per discutere di associazionismo, del futuro dell’organizzazione ma anche dei grandi temi discussi anche all’ONU sulla messa al bando del Nucleare e della sensibilizzazione dei governi sulle troppe morti tra i volontari operatori umanitari. Intervistiamo il Presidente Francesco Rocca e il Vice Presidente Rosario Valastro.

 

Festival della diplomazia:Migrazioni tra geopolitica e sicurezza

POLITICA di

“ Tema fluido in una società liquida”, inizia cosi la conferenza su uno dei temi più scottanti di questi ultimi anni, ovvero l’emigrazione con le sue cause e conseguenze; dichiarazione spontanea eppure ben articolata da parte della professoressa di Geopolitica Maria Paola Pagnini, esperta su tale tematica anche per esperienza diretta (ha più volte affermato di aver conosciuto e visitato i territori oggetto della discussione).

La fluidità, secondo la dottoressa, risiede nell’impossibilità di poter affrontare tale fenomeno da un semplice punto di vista ( per questo gli invitati sono molteplici e di differenti cariche dal generale all’ambasciatore, dal giornalista allo scrittore), poiché essendo un materiale fluido ricopre ed investe numerose tematiche da quella geo-politica a quella sociale ed antropologica.

Una società liquida, in quanto in perenne mutamento, in una fase così complessa e articolata come quella odierna, ove le tecnologie hanno portato ad un’accelerazione della comunicazione ma non allo stesso modo della comprensione.

Ed è proprio la comprensione, una delle tematiche principali esposte dal docente di Geopolitica Michel Korinman, il quale mette in luce la difficoltà di comunicazione tra il mondo democratico europeo ed il mondo d’origine delle migrazioni, in particolare l’Africa sub-sahariana: popolazioni di origine tribale che da secoli hanno conosciuto un sistema violento e corrotto e che vedono nelle migrazioni solamente una potenza economica sulla quale investire “ Hanno tentato di risollevarsi da un’ economia non funzionante grazie alla migrazione considerata da loro come una vera e propria industria e commercio ove il trasporto umano ed il traffico di questo stesso coabitano insieme, dove la vera ricchezza è entrata in possesso delle attività criminali che dispongono di queste vite e le utilizzano come merce di scambio”. Il professore riporta anche le ultime direttive del presidente Macron, il quale intende stringere ancora di più la sorveglianza data da un sistema identificativo ampliato (hotspot); provvedimento visto dal docente come giusto, ma non bastevole ai fini di una legalità ormai totalmente sommersa dalla criminalità, la quale riesce sempre e comunque a divincolarsi da tali sistemi.

Una possibile soluzione, prosegue, potrebbe risiedere solamente nel dialogo e nella discussione al fine di comprendere e dare delle vere risposte:

“Utilizzando un interlocutore in più che sia interno al sistema africano e che dunque possa fare da intermediario fra noi ed il loro governo al fine di ottenere qualche risultato migliore”.

La legalità è una delle tematiche affrontate dal generale della Aeronautica Militare Pasquale Preziosa . Punto focale del suo intervento è il controllo geo-politico, poiché “ha un ruolo fondamentale e senza questo non vi è sicurezza e senza quest’ultima non vi può essere alcun sviluppo” afferma deciso.

Il motivo delle migrazioni, continua, è per la maggioranza, di fattore essenzialmente economico, e la loro integrazione, dato il loro continuo aumento (si stima una nascita di 4,5 figli per donna africana), rende difficile il controllo e dunque la sicurezza: “Uso spesso l’idea di paragonare L’Italia ad una nave che ha un numero limitato di posti e passeggeri, per evitare che la nave affondi, è necessario rafforzare lo scafo per questo l’Europa e la politica estera devono essere di supporto”.

Politica estera magistralmente affrontata dal direttore della Middle-East Faculty del “Nato Defense College” Colonnello Filippo Bonsignore, per il quale problema di sicurezza coincide con quello del terrorismo e “di reclutamento all’interno dei rifugi stessi”.

La Nato, da sempre deputata alla sicurezza, ha mostrato preoccupazione per le situazioni politiche intrinseche (come il caso della Grecia e della Turchia) e, dal crollo del muro di Berlino, ha intensificato le sue attività militari.

In una condizione economica europea d’allora sino ad oggi sempre più vacillante, non è facile comprendere dove porre e come affrontare il problema della migrazione, sebbene vi sia un impegno attraverso “l’operazione Sofia” nata nel 2016, al fine di poter captare delle informazioni utili per limitare intromissioni clandestine.

Il direttore, dichiarando che i suoi pensieri sono strettamente personali e non legati alla sua posizione di rappresentanza, afferma che la Nato stessa sta impiegando poche risorse ( circa l’1 %) per missioni pacifiche in Etiopia per il supporto africano: “ Missioni che certamente dovrebbero essere estese territorialmente” conclude.

Parla per esperienza diretta il giornalista di “La Repubblica” Vincenzo Nigro: “Ho conosciuto di persona queste popolazioni ed ho cercato di analizzare il fenomeno sul territorio da Agadez sino al Nord del Niger, il flusso migratorio non è più solo un’emergenza, ma anche una problema a cui il governo deve dare una risposta”. Per questo, prosegue, è necessario attenersi ai dati: le percentuali dal 1950 ad oggi non hanno conosciuto un vero e proprio incremento (oscillano sempre intorno al 3 %) la problematica risiede nel forte flusso dato da intervalli di tempo sempre più vicini fra loro e dalla popolazione mondiale in forte crescita. Tale flusso rende sempre più difficile il controllo e l’afflusso del commercio degli schiavi, oltre che quello di droga ed armi.

Le misure restrittive proposte dal Premier Gentiloni e dal Ministro degli Interni Minniti “hanno come unica funzione quella del tamponamento che ha una finalità del tutto effimera e non reggerà senza l’intervento degli altri capi europei”.

Intervento europeo e coesione sono senz’altro temi centrali di questa conferenza, per salvaguardare un’ Italia che “costruisce ponti, non muri”. Eppure, qualcosa non ha funzionato e spesso è proprio l’unità europea a mettersi in discussione e a dimostrare evidenti debolezze, come mostra il professor Alfonso Giordano, il quale mette in discussione il rapporto tra stabilità e sicurezza, tra la “libera circolazione” e la “gestione della frontiera”, ove il problema di controllo non si rivela solo all’esterno, ma anche all’interno: “L’Europa sta conoscendo un grave momento di crisi, dagli anni ’70 ha subito un arresto economico, il vero problema non risiede nel 3% della popolazione mondiale che emigra, ma nostra che manchiamo di una gestione interna stabile”.

Esperto conoscitore delle popolazioni coinvolte nel flusso migratorio è lo scrittore Salvatore Dimaggio, il quale con il suo romanzo “La riva invisibile del mare” evidenzia: “la fortissima componente criminale si rivela, la maggior parte delle volte, più lungimirante dei governi”.

“Nel mondo attuale, un uomo viene venduto in Africa come schiavo per circa novanta dollari” denuncia Dimaggio, proseguendo nella descrizione di questi uomini affranti da estenuanti sfruttamenti e viaggi che hanno come unico desiderio quello di accumulare le “rimesse” ovvero soldi da mandare alle loro famiglie che si rilevano gli aiuti più importanti “di quelli che un governo assente non riesce a dare”.

Ultimo intervento è quello dell’ambasciatore Giovanni Polizzi: “La voce della diplomazia”, come lo definisce la professoressa Pagnini, che illustra tali problematiche proponendo risposte spesso tralasciate dalla maggioranza dei media:“Dire “aiutiamoli a casa loro” è una vera insensatezza, poichè sarebbe complesso comprendere a chi devolvere una somma di denaro di cui non si è sicuri di disporre. Una possibile soluzione si potrebbe intravedere nel libero scambio”.

Parole amare infine per l’Unione Europea “I paesi non si alleano per una visione comune ma per il convincimento di potersi rafforzare al fine di avere una supremazia o per un nemico comune, una volta raggiunti questi obiettivi, l’alleanza si disgrega”.

Parole che fanno riflettere quelle pronunciate all’interno di questa conferenza che si pone come anello essenziale della catena del Festival Della diplomazia, in cui sono state poste, in modo sapiente, tante domande ed ipotesi, lasciando al governo la possibilità di poter dare delle risposte.

 

Roma: La Farnesina ospita la tredicesima plenaria annuale del consorzio ICA.

POLITICA di

Il 19 e il 20 ottobre alla Farnesina ,a Roma, sono i giorni della tredicesima riunione annuale dell’Infrastructure Consortium for Africa(ICA). Il primo giorno è stato un incontro per membri ICA, mentre il 20 ottobre è la data della plenaria. L’Italia in questo ambito partecipa in qualità di presidenza del G7 e co-presiede con la banca Africana di sviluppo. Il consorzio ICA è stato lanciato nel 2005 ed è il foro che riunisce i paesi del G7, del G20, e le Istituzioni Finanziarie Internazionali. Promuove iniziative volte a creare le condizioni favorevoli per il finanziamento di infrastrutture in Africa, con l’intento di accelerare la crescita economica del continente, con un conseguente impatto sul fenomeno migratorio e sulla sicurezza e la stabilità della regione.

I temi di quest’anno si incentrano sulla promozione di infrastrutture intelligenti ed integrate per l’Africa, con particolare attenzione alla digitalizzazione, alla decarbonizzazione e alla mobilità. Dopo un breve discorso di saluto da parte di Luca Maestripieri, Vice Direttore Generale della Cooperazione allo Sviluppo della Farnesina, aprono i lavori il Vice Ministro degli Affari Esteri, Mario Giro , insieme al Vice Presidente della Banca Africana di Sviluppo, Pierre Guislain. Il ministro Italiano sottolinea l’importanza della questione dichiarando che; “ l’Africa è al centro della nostra azione, l’Italia è il terzo investitore a livello mondiale” , un dato da assumere tenendo conto della propria costante crescita dal 2014 ad oggi.

Durante l’evento “Italia-Africa business week” infatti, svoltosi a Roma nella terza settimana di ottobre, Mario Giro aveva già rilasciato dichiarazioni in questo senso; “Negli ultimi anni siamo molto cresciuti negli investimenti, passando dal ventunesimo posto del 2014, all’undicesimo del 2015 fino al terzo nel 2016 a livello mondiale. Questo significa che l’Italia è tornata in Africa anche con le proprie imprese”. Oltre ad essere affrontate le problematiche ed analizzate le opportunità derivanti, come detto, dai temi legati alla green-energy, alla decarbonizzazione, alla digitalizzazione e alla mobilità urbana e regionale, sono pronti progetti concreti da parte di Tunisia e Kenya, invitati come paesi ospiti  in rappresentanza delle problematiche infrastrutturali dell’Africa del nord e di quella sub-sahariana.

La plenaria si giova di interessanti interventi da parte di esperti di alto livello tra i quali il Direttore Esecutivo dell’Agenzia Internazionale dell’Energia, Fatih Birol, la Commissaria per l’Energia dell’Unione AfricanaAmani Abou-Zeid, la Ministra per gli Investimenti e la Cooperazione Internazionale della Tunisia, Zied Ladhari, ed il Ministro dei Trasporti ed Infrastrutture del Kenya James Macharia. Presentato inoltre, davanti ad una “platea” composta, oltre che dai paesi membri, da fondazioni, imprese, istituzioni finanziarie provenienti sia dall’Italia che dall’estero, un documento di analisi elaborato dai politecnici di Milano e Torino, che suggerisce raccomandazioni per quanto riguarda il raggiungimento degli obbiettivi dell’Agenda delle Nazioni Unite per il 2030.

“Prìncipi e princìpi” all’ottava edizione del “Festival della diplomazia”

POLITICA di

Il sistema geopolitico fra interessi nazionali e valori universali. Torna il “Festival della diplomazia” ormai alla sua ottava edizione (dal 19 al 27 Ottobre), insignita della “Medaglia del Presidente della Repubblica”.

Festival che intende arrivare con i suoi sessanta programmi diversi (e ben duecentoventi relatori in soli sette giorni) “Dai musei alle università alle ambasciate sino al Mercato Centrale di Via Giolitti”, dichiarazione interessante e dal forte messaggio, evidenziata dal Presidente onorario dott. Aurelio Regina.

Scopo centrale dunque è quello di allontanare qualsiasi forma di esclusione elitaria a favore della conoscenza e consapevolezza, ove le domande possano trovare delle risposte, in ogni cittadino romano al fine di poter affrontare temi scottanti e di molteplici attualità, come le elezioni politiche in Francia , la Brexit, il fenomeno dell’immigrazione e le nuove forze politiche al livello internazionale con lo scopo di andare oltre il tema specifico economico e commerciale, al fine di evidenziare quali siano le misure del Governo.

Un evento “che non ha precedenti in nessun’ altra città” afferma fiero Giampiero Massolo, Presidente del Comitato Scientifico, il quale pone l’accento sui tre obiettivi fondamentali di questa manifestazione, definiti da lui medesimo come “filoni”: quello politico trascinante a sé il problema della leadership che rispecchia l’esigenza “di dare risposte complesse per problemi complessi”; quello economico, ove emerge “la dialettica fra protezionismo e liberismo” ed infine uno degli argomenti che ha suscitato più opposizione nella sfera pubblico-sociale: “i termini di Sicurezza” e del conseguente “flusso di armi”, gestione e incorporazione nella dinamica culturale e sociale.

Il tutto racchiuso nella tematica principale del festival “Prìncipi e Princìpi” ove, spiega Massolo, “Gli interessi nazionali, con i suoi principi e valori, impongono altresì interessi internazionali”.

Uno sforzo maggiore dunque per la società italiana che deve conoscere: “La complessa rete tra le diverse ambasciate, ove tra le priorità vi deve essere la conoscenza per un pubblico di più ampio respiro” afferma l’Ambasciatore Gaiani, il quale affronta temi importanti per il futuro dell’Unione Europea, soffermandosi altresì sull’esigenza di una diplomazia nazionale, la quale si porrebbe tra i diversi obiettivi, gli scambi che abbiano come “focus” quello asiatico (oltre che quelli con altri Paesi), tesi come ampliamento del liberismo e della diplomazia.

Infine il Vice capo della rappresentanza della commissione europea in Italia, dott. Borrelli, mette in evidenza le diverse possibilità prospettate dal festival, di poter conoscere le differenti “declinazioni del concetto della diplomazia”, iniziando da quello “classico”, ovvero politico internazionale per conto dello Stato, a quello “culturale-scientifico” sino a quello “sportivo”, declinazioni e tematiche multiple ma essenziali al fine di avere uno scambio tra Paesi che possa essere il più proficuo possibile e di arricchimento reciproco.

Borrelli prosegue entusiasta riportando le parole del presidente Junker il quale, a differenza dell’anno precedente, parla della possibilità concreta “di alimentare uno scambio proficuo di visioni tra diversi attori della società civile” concependo dunque, nonostante le elezioni anti-europeiste tedesche ed austriache, un futuro collaborativo per gli altri paesi dell’Unione Europea.

Conclude con un messaggio di augurio e di consapevolezza per le sorti del Festival: “Questo Festival potrà contribuire ancora di più, con nuove idee, per la costruzione comune sia come Italia che come Europa”.

Argomento basilare che accomuna tutti i progetti del festival( o come lo definisce il dottor.Massola rinominandolo: “Stati Generali della diplomazia”) è il coinvolgimento giovanile, individuato come una risorsa essenziale per il nostro Paese e come“ Un vero investimento per il futuro della diplomazia e delle relazioni internazionali”.

1 2 3 8
Laura Sacher
Vai a Inizio