GEOPOLITICA DEL MONDO MODERNO

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Agcom: Interviene Martusciello “garantire anche online imparzialità e correttezza dell’informazione politica”

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Quello delle “Fake News”, è sicuramente in questo momento un tema molto caldo. Sull’argomento si sono accesi i riflettori, in particolar modo, durante la campagna elettorale per le elezioni presidenziali statunitensi. In questo ambito si è tenuto a Trieste, lo scorso 22 novembre, un seminario dal nome “Chi vincerà le elezioni: giornali, televisioni o web? La campagna elettorale nell’era di Internet in vista dell’appuntamento del 2018” promosso dal Corecom Friuli Venezia Giulia, in collaborazione con il Consiglio Regionale.

Qui tra gli altri ha preso la parola il Commissario dell’Agcom, Antonio Martusciello: “Le ultime presidenziali americane hanno segnato un punto di svolta nel modo in cui i social media sono stati utilizzati come strumenti per la formazione del consenso, al punto che una giornalista per offrire un’immagine evocativa di questo fenomeno ha definito Donald Trump come il primo Facebook President

Martusciello ha voluto sottolineare quanto, arrivati a questo punto, sia necessario un intervento regolatorio sulle notizie online; “Nell’era delle fake news e della post-verità, è necessario evitare il farweb e garantire i principi di una informazione veritiera e plurale, su qualsivoglia piattaforma, inclusi i nuovi media. È auspicabile un’azione coordinata a livello nazionale ed europeo volta ad estendere i principi previsti per i media tradizionali anche alle piattaforme digitali, preso atto dell’ormai decisivo ruolo di queste ultime nella formazione del consenso”.

In riferimento al ruolo dell’Agcom, ha assicurato che si è istituito un “tavolo tecnico” per la garanzia delle notizie online. In questa sede si studieranno le metodologie per rilevare contenuti online potenzialmente lesivi all’imparzialità e alla correttezza dell’informazione.

La preoccupazione per le Fake News c’è ed è diffusa. A confermarlo il recente sondaggio condotto dalla BBC su 18 paesi,  secondo il quale 8 utenti su 10 restano allarmati da quello che può essere vero o falso online. Sebbene la maggior parte dei soggetti del sondaggio si dichiarino riluttanti all’idea di un intervento politico a riguardo, il web non è considerato un posto “sicuro”.

Intanto a livello europeo, ha concluso Martusciello: “l’Assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa ha recentemente approvato la risoluzione su media e giornalismo online, al fine di avviare discussioni sulle misure necessarie per prevenire il rischio di distorsione delle informazioni o manipolazioni dell’opinione pubblica attraverso i social media e la Commissione Europea ha appena lanciato una consultazione pubblica su fake news e disinformazione on line”.

 

 

Croce Rossa: Francesco Rocca primo presidente italiano della federazione internazionale

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Ad Antalya si sono svolte le elezioni della Federazione Internazionale della Croce rossa e Mezzaluna Rossa che hanno visto l’elezione di Francesco Rocca alla presidenza del network globale umanitario più grande del mondo. Eletto con la maggioranza assoluta dei voti (98 su 190 votanti), Rocca è il primo italiano a ricoprire la prestigiosa carica internazionale.

“Dedico questa importante vittoria ai volontari della Croce Rossa Italiana – ha detto Rocca – di cui sono orgoglioso. Ringrazio tutte le Società Nazionali della Croce Rossa e Mezzaluna Rossa. Ora dobbiamo seguire il faro dei nostri Principi e, allo stesso tempo, fornire risposte pragmatiche in tutto il mondo alle numerose sfide umanitarie”.

La federazione Internazionale di Croce Rossa e Mezzaluna Rossa è stata fondata nel 1919 e raggiunge 150 milioni di persone in 190 Paesi nel mondo, attraverso l’operato di oltre 17 milioni di volontari.

Una sfida alla violenza e alla guerra in tanti luoghi sperduti e dimenticati spesso dall’opinione pubblica ma non dalle stragi e dalle guerre, una sfida che i tanti operatori umanitari portano avanti a costo spesso della propria vita.

Proprio questa è una delle battaglie principali che il presidente Rocca sta prortando avanti a livello internazionale per sensibilizzare tutti i governi e anche l’opinione pubblica internazionale sulle tante morti tra i volontari che portano sollievo alle popolazioni stremate da guerre e carestie.

 

Il Ministro Alfano partecipa allo “Sir bani Yas Forum” negli Emirati Arabi

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L’ottava edizione del “Sir Bani Yas Forum” ha visto presente il ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale Italiano Angelino Alfano.

Forum d’efficacia strategica al fine di trovare un punto di contatto tra il mondo orientale e quello occidentale dove si è dibattuto su questioni centrali regionali e sulle diverse zone a rischio conflitto, tematiche di grande attualità internazionale e d’interesse.

Punto focale dell’incontro è stato quello di trattare la questione libica, tematica calda che va oltre i confini orientali e che riveste un ruolo centrale per la Comunità Europea e dunque per l’Italia, in rappresentanza della quale il ministro Alfano ha incontrato il Rappresentante Speciale del Segretariato Generale dell’ONU Ghassan Salamè.

Oltre questo efficace scambio di vedute, il titolare della Farnesina ha intrattenuto colloqui con il ministro emiratino Sheikh Abdullah Bin Zayed Al Nayan, con il suo equivalente saudita Adel Al Jubeir e con il ministro Sameh Shoukry, riguardanti la questione libera e lo scambio di vedute per la politica estera.

Stati Generali della Croce Rossa Italiana, si discute del futuro

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A Roma la tre giorni della Croce Rossa Italiana per discutere di associazionismo, del futuro dell’organizzazione ma anche dei grandi temi discussi anche all’ONU sulla messa al bando del Nucleare e della sensibilizzazione dei governi sulle troppe morti tra i volontari operatori umanitari. Intervistiamo il Presidente Francesco Rocca e il Vice Presidente Rosario Valastro.

 

Festival della diplomazia:Migrazioni tra geopolitica e sicurezza

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“ Tema fluido in una società liquida”, inizia cosi la conferenza su uno dei temi più scottanti di questi ultimi anni, ovvero l’emigrazione con le sue cause e conseguenze; dichiarazione spontanea eppure ben articolata da parte della professoressa di Geopolitica Maria Paola Pagnini, esperta su tale tematica anche per esperienza diretta (ha più volte affermato di aver conosciuto e visitato i territori oggetto della discussione).

La fluidità, secondo la dottoressa, risiede nell’impossibilità di poter affrontare tale fenomeno da un semplice punto di vista ( per questo gli invitati sono molteplici e di differenti cariche dal generale all’ambasciatore, dal giornalista allo scrittore), poiché essendo un materiale fluido ricopre ed investe numerose tematiche da quella geo-politica a quella sociale ed antropologica.

Una società liquida, in quanto in perenne mutamento, in una fase così complessa e articolata come quella odierna, ove le tecnologie hanno portato ad un’accelerazione della comunicazione ma non allo stesso modo della comprensione.

Ed è proprio la comprensione, una delle tematiche principali esposte dal docente di Geopolitica Michel Korinman, il quale mette in luce la difficoltà di comunicazione tra il mondo democratico europeo ed il mondo d’origine delle migrazioni, in particolare l’Africa sub-sahariana: popolazioni di origine tribale che da secoli hanno conosciuto un sistema violento e corrotto e che vedono nelle migrazioni solamente una potenza economica sulla quale investire “ Hanno tentato di risollevarsi da un’ economia non funzionante grazie alla migrazione considerata da loro come una vera e propria industria e commercio ove il trasporto umano ed il traffico di questo stesso coabitano insieme, dove la vera ricchezza è entrata in possesso delle attività criminali che dispongono di queste vite e le utilizzano come merce di scambio”. Il professore riporta anche le ultime direttive del presidente Macron, il quale intende stringere ancora di più la sorveglianza data da un sistema identificativo ampliato (hotspot); provvedimento visto dal docente come giusto, ma non bastevole ai fini di una legalità ormai totalmente sommersa dalla criminalità, la quale riesce sempre e comunque a divincolarsi da tali sistemi.

Una possibile soluzione, prosegue, potrebbe risiedere solamente nel dialogo e nella discussione al fine di comprendere e dare delle vere risposte:

“Utilizzando un interlocutore in più che sia interno al sistema africano e che dunque possa fare da intermediario fra noi ed il loro governo al fine di ottenere qualche risultato migliore”.

La legalità è una delle tematiche affrontate dal generale della Aeronautica Militare Pasquale Preziosa . Punto focale del suo intervento è il controllo geo-politico, poiché “ha un ruolo fondamentale e senza questo non vi è sicurezza e senza quest’ultima non vi può essere alcun sviluppo” afferma deciso.

Il motivo delle migrazioni, continua, è per la maggioranza, di fattore essenzialmente economico, e la loro integrazione, dato il loro continuo aumento (si stima una nascita di 4,5 figli per donna africana), rende difficile il controllo e dunque la sicurezza: “Uso spesso l’idea di paragonare L’Italia ad una nave che ha un numero limitato di posti e passeggeri, per evitare che la nave affondi, è necessario rafforzare lo scafo per questo l’Europa e la politica estera devono essere di supporto”.

Politica estera magistralmente affrontata dal direttore della Middle-East Faculty del “Nato Defense College” Colonnello Filippo Bonsignore, per il quale problema di sicurezza coincide con quello del terrorismo e “di reclutamento all’interno dei rifugi stessi”.

La Nato, da sempre deputata alla sicurezza, ha mostrato preoccupazione per le situazioni politiche intrinseche (come il caso della Grecia e della Turchia) e, dal crollo del muro di Berlino, ha intensificato le sue attività militari.

In una condizione economica europea d’allora sino ad oggi sempre più vacillante, non è facile comprendere dove porre e come affrontare il problema della migrazione, sebbene vi sia un impegno attraverso “l’operazione Sofia” nata nel 2016, al fine di poter captare delle informazioni utili per limitare intromissioni clandestine.

Il direttore, dichiarando che i suoi pensieri sono strettamente personali e non legati alla sua posizione di rappresentanza, afferma che la Nato stessa sta impiegando poche risorse ( circa l’1 %) per missioni pacifiche in Etiopia per il supporto africano: “ Missioni che certamente dovrebbero essere estese territorialmente” conclude.

Parla per esperienza diretta il giornalista di “La Repubblica” Vincenzo Nigro: “Ho conosciuto di persona queste popolazioni ed ho cercato di analizzare il fenomeno sul territorio da Agadez sino al Nord del Niger, il flusso migratorio non è più solo un’emergenza, ma anche una problema a cui il governo deve dare una risposta”. Per questo, prosegue, è necessario attenersi ai dati: le percentuali dal 1950 ad oggi non hanno conosciuto un vero e proprio incremento (oscillano sempre intorno al 3 %) la problematica risiede nel forte flusso dato da intervalli di tempo sempre più vicini fra loro e dalla popolazione mondiale in forte crescita. Tale flusso rende sempre più difficile il controllo e l’afflusso del commercio degli schiavi, oltre che quello di droga ed armi.

Le misure restrittive proposte dal Premier Gentiloni e dal Ministro degli Interni Minniti “hanno come unica funzione quella del tamponamento che ha una finalità del tutto effimera e non reggerà senza l’intervento degli altri capi europei”.

Intervento europeo e coesione sono senz’altro temi centrali di questa conferenza, per salvaguardare un’ Italia che “costruisce ponti, non muri”. Eppure, qualcosa non ha funzionato e spesso è proprio l’unità europea a mettersi in discussione e a dimostrare evidenti debolezze, come mostra il professor Alfonso Giordano, il quale mette in discussione il rapporto tra stabilità e sicurezza, tra la “libera circolazione” e la “gestione della frontiera”, ove il problema di controllo non si rivela solo all’esterno, ma anche all’interno: “L’Europa sta conoscendo un grave momento di crisi, dagli anni ’70 ha subito un arresto economico, il vero problema non risiede nel 3% della popolazione mondiale che emigra, ma nostra che manchiamo di una gestione interna stabile”.

Esperto conoscitore delle popolazioni coinvolte nel flusso migratorio è lo scrittore Salvatore Dimaggio, il quale con il suo romanzo “La riva invisibile del mare” evidenzia: “la fortissima componente criminale si rivela, la maggior parte delle volte, più lungimirante dei governi”.

“Nel mondo attuale, un uomo viene venduto in Africa come schiavo per circa novanta dollari” denuncia Dimaggio, proseguendo nella descrizione di questi uomini affranti da estenuanti sfruttamenti e viaggi che hanno come unico desiderio quello di accumulare le “rimesse” ovvero soldi da mandare alle loro famiglie che si rilevano gli aiuti più importanti “di quelli che un governo assente non riesce a dare”.

Ultimo intervento è quello dell’ambasciatore Giovanni Polizzi: “La voce della diplomazia”, come lo definisce la professoressa Pagnini, che illustra tali problematiche proponendo risposte spesso tralasciate dalla maggioranza dei media:“Dire “aiutiamoli a casa loro” è una vera insensatezza, poichè sarebbe complesso comprendere a chi devolvere una somma di denaro di cui non si è sicuri di disporre. Una possibile soluzione si potrebbe intravedere nel libero scambio”.

Parole amare infine per l’Unione Europea “I paesi non si alleano per una visione comune ma per il convincimento di potersi rafforzare al fine di avere una supremazia o per un nemico comune, una volta raggiunti questi obiettivi, l’alleanza si disgrega”.

Parole che fanno riflettere quelle pronunciate all’interno di questa conferenza che si pone come anello essenziale della catena del Festival Della diplomazia, in cui sono state poste, in modo sapiente, tante domande ed ipotesi, lasciando al governo la possibilità di poter dare delle risposte.

 

Roma: La Farnesina ospita la tredicesima plenaria annuale del consorzio ICA.

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Il 19 e il 20 ottobre alla Farnesina ,a Roma, sono i giorni della tredicesima riunione annuale dell’Infrastructure Consortium for Africa(ICA). Il primo giorno è stato un incontro per membri ICA, mentre il 20 ottobre è la data della plenaria. L’Italia in questo ambito partecipa in qualità di presidenza del G7 e co-presiede con la banca Africana di sviluppo. Il consorzio ICA è stato lanciato nel 2005 ed è il foro che riunisce i paesi del G7, del G20, e le Istituzioni Finanziarie Internazionali. Promuove iniziative volte a creare le condizioni favorevoli per il finanziamento di infrastrutture in Africa, con l’intento di accelerare la crescita economica del continente, con un conseguente impatto sul fenomeno migratorio e sulla sicurezza e la stabilità della regione.

I temi di quest’anno si incentrano sulla promozione di infrastrutture intelligenti ed integrate per l’Africa, con particolare attenzione alla digitalizzazione, alla decarbonizzazione e alla mobilità. Dopo un breve discorso di saluto da parte di Luca Maestripieri, Vice Direttore Generale della Cooperazione allo Sviluppo della Farnesina, aprono i lavori il Vice Ministro degli Affari Esteri, Mario Giro , insieme al Vice Presidente della Banca Africana di Sviluppo, Pierre Guislain. Il ministro Italiano sottolinea l’importanza della questione dichiarando che; “ l’Africa è al centro della nostra azione, l’Italia è il terzo investitore a livello mondiale” , un dato da assumere tenendo conto della propria costante crescita dal 2014 ad oggi.

Durante l’evento “Italia-Africa business week” infatti, svoltosi a Roma nella terza settimana di ottobre, Mario Giro aveva già rilasciato dichiarazioni in questo senso; “Negli ultimi anni siamo molto cresciuti negli investimenti, passando dal ventunesimo posto del 2014, all’undicesimo del 2015 fino al terzo nel 2016 a livello mondiale. Questo significa che l’Italia è tornata in Africa anche con le proprie imprese”. Oltre ad essere affrontate le problematiche ed analizzate le opportunità derivanti, come detto, dai temi legati alla green-energy, alla decarbonizzazione, alla digitalizzazione e alla mobilità urbana e regionale, sono pronti progetti concreti da parte di Tunisia e Kenya, invitati come paesi ospiti  in rappresentanza delle problematiche infrastrutturali dell’Africa del nord e di quella sub-sahariana.

La plenaria si giova di interessanti interventi da parte di esperti di alto livello tra i quali il Direttore Esecutivo dell’Agenzia Internazionale dell’Energia, Fatih Birol, la Commissaria per l’Energia dell’Unione AfricanaAmani Abou-Zeid, la Ministra per gli Investimenti e la Cooperazione Internazionale della Tunisia, Zied Ladhari, ed il Ministro dei Trasporti ed Infrastrutture del Kenya James Macharia. Presentato inoltre, davanti ad una “platea” composta, oltre che dai paesi membri, da fondazioni, imprese, istituzioni finanziarie provenienti sia dall’Italia che dall’estero, un documento di analisi elaborato dai politecnici di Milano e Torino, che suggerisce raccomandazioni per quanto riguarda il raggiungimento degli obbiettivi dell’Agenda delle Nazioni Unite per il 2030.

“Prìncipi e princìpi” all’ottava edizione del “Festival della diplomazia”

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Il sistema geopolitico fra interessi nazionali e valori universali. Torna il “Festival della diplomazia” ormai alla sua ottava edizione (dal 19 al 27 Ottobre), insignita della “Medaglia del Presidente della Repubblica”.

Festival che intende arrivare con i suoi sessanta programmi diversi (e ben duecentoventi relatori in soli sette giorni) “Dai musei alle università alle ambasciate sino al Mercato Centrale di Via Giolitti”, dichiarazione interessante e dal forte messaggio, evidenziata dal Presidente onorario dott. Aurelio Regina.

Scopo centrale dunque è quello di allontanare qualsiasi forma di esclusione elitaria a favore della conoscenza e consapevolezza, ove le domande possano trovare delle risposte, in ogni cittadino romano al fine di poter affrontare temi scottanti e di molteplici attualità, come le elezioni politiche in Francia , la Brexit, il fenomeno dell’immigrazione e le nuove forze politiche al livello internazionale con lo scopo di andare oltre il tema specifico economico e commerciale, al fine di evidenziare quali siano le misure del Governo.

Un evento “che non ha precedenti in nessun’ altra città” afferma fiero Giampiero Massolo, Presidente del Comitato Scientifico, il quale pone l’accento sui tre obiettivi fondamentali di questa manifestazione, definiti da lui medesimo come “filoni”: quello politico trascinante a sé il problema della leadership che rispecchia l’esigenza “di dare risposte complesse per problemi complessi”; quello economico, ove emerge “la dialettica fra protezionismo e liberismo” ed infine uno degli argomenti che ha suscitato più opposizione nella sfera pubblico-sociale: “i termini di Sicurezza” e del conseguente “flusso di armi”, gestione e incorporazione nella dinamica culturale e sociale.

Il tutto racchiuso nella tematica principale del festival “Prìncipi e Princìpi” ove, spiega Massolo, “Gli interessi nazionali, con i suoi principi e valori, impongono altresì interessi internazionali”.

Uno sforzo maggiore dunque per la società italiana che deve conoscere: “La complessa rete tra le diverse ambasciate, ove tra le priorità vi deve essere la conoscenza per un pubblico di più ampio respiro” afferma l’Ambasciatore Gaiani, il quale affronta temi importanti per il futuro dell’Unione Europea, soffermandosi altresì sull’esigenza di una diplomazia nazionale, la quale si porrebbe tra i diversi obiettivi, gli scambi che abbiano come “focus” quello asiatico (oltre che quelli con altri Paesi), tesi come ampliamento del liberismo e della diplomazia.

Infine il Vice capo della rappresentanza della commissione europea in Italia, dott. Borrelli, mette in evidenza le diverse possibilità prospettate dal festival, di poter conoscere le differenti “declinazioni del concetto della diplomazia”, iniziando da quello “classico”, ovvero politico internazionale per conto dello Stato, a quello “culturale-scientifico” sino a quello “sportivo”, declinazioni e tematiche multiple ma essenziali al fine di avere uno scambio tra Paesi che possa essere il più proficuo possibile e di arricchimento reciproco.

Borrelli prosegue entusiasta riportando le parole del presidente Junker il quale, a differenza dell’anno precedente, parla della possibilità concreta “di alimentare uno scambio proficuo di visioni tra diversi attori della società civile” concependo dunque, nonostante le elezioni anti-europeiste tedesche ed austriache, un futuro collaborativo per gli altri paesi dell’Unione Europea.

Conclude con un messaggio di augurio e di consapevolezza per le sorti del Festival: “Questo Festival potrà contribuire ancora di più, con nuove idee, per la costruzione comune sia come Italia che come Europa”.

Argomento basilare che accomuna tutti i progetti del festival( o come lo definisce il dottor.Massola rinominandolo: “Stati Generali della diplomazia”) è il coinvolgimento giovanile, individuato come una risorsa essenziale per il nostro Paese e come“ Un vero investimento per il futuro della diplomazia e delle relazioni internazionali”.

L’UE sempre più “operativa” nelle aree di crisi: nuova missione in Iraq, confermata missione in Bosnia, adottata nuova strategia per l’Afghanistan

Il 16 ottobre è stata una giornata impegnativa per la politica di sicurezza dell’UE, per vari motivi.

In primis, il Consiglio ha lanciato una nuova missione civile nell’ambito della politica di sicurezza e di difesa comune (PSDC) in Iraq. La missione sarà incentrata sul sostegno alle autorità irachene nell’attuazione degli aspetti civili della strategia di sicurezza nazionale dell’Iraq, e sarà guidata dal tedesco Markus Ritter. Saranno 35 gli esperti dell’UE che forniranno consulenza e assistenza in diversi settori fondamentali identificati come “critici” (nel senso anglosassone del termine) dalle autorità irachene.  La missione dovrebbe essere dispiegata a Baghdad entro la fine dell’anno, e dovrebbe avere un costo (inziale) di 14 milioni di euro. La missione, sotto egida PSDC si inquadra nelle missioni così dette “civili” dell’UE: ossia quelle missioni che hanno il principale obiettivo di ricostruire le istituzioni nei paesi martoriate dalla guerra, che ne siano usciti o ne stiano uscendo. Normalmente l’UE invia degli esperti (per l’appunto) civili, affinché affianchino le autorità locali e tentino di riformare e rifondare i settori della pubblica amministrazione: polizia, apparato giudiziario, sanità. Ma gli esperti possono fornire consulenza anche in settori come l’uguaglianza di genere ed i diritti umani; insomma: tentano in ogni modo di ripristinare o di stabilire lo stato di diritto. Le missioni dell’UE vengono dirette dal Comitato Politico di Sicurezza, che risponde all’Alto Rappresentante per la Politica Estera dell’UE (ora Federica Mogherini). L’Alto Rappresentante è a capo del SEAE, il Servizio di Azione esterna dell’UE, e presiede anche il Consiglio dell’UE nella sua versione “Affari Esteri” (cosa anomala per il Consiglio, la cui presidenza nei diversi settori

La sede del Servizio Europeo di Azione Esterna a Bruxelles

di legiferazione, normalmente, è a rotazione).  L’Alto Rappresentante è anche uno dei Vice Presidenti della Commissione europea: è l’unica figura, quindi, a cavallo sia del Consiglio che della Commissione. Il Comitato Politico di Sicurezza ha due ulteriori entità alle sue dipendenze: il Comitato Militare dell’UE, che guida le missioni di taglio più “robusto” o militare, ed il così detto CIVCOM o comitato per la gestione civile delle crisi. A occhio e croce questa nuova missione in Iraq dovrebbe inquadrarsi sotto l’egida del CIVCOM. L’obiettivo della strategia di sicurezza nazionale dell’Iraq è creare istituzioni statali capaci di consolidare la sicurezza e la pace e di prevenire i conflitti, rispettando nel contempo lo Stato di diritto e le norme in materia di diritti umani. La strategia individua una serie di minacce urgenti alla sicurezza nazionale – tra cui terrorismo, corruzione, instabilità politica e polarizzazione etnica e settaria – che la missione PSDC contribuirà ad affrontare.

La missione opererà in stretto coordinamento con la delegazione dell’UE in Iraq e con i partner internazionali presenti nel paese, compresi il Programma delle Nazioni Unite per lo sviluppo (UNDP), la NATO e la coalizione internazionale contro lo Stato Islamico. Il che significa che le questioni squisitamente militare

Soldati dell’EUFOR e forze di polizia della Bosnia Erzegovina (fonte www.euforbih.org)

resteranno un affaire della NATO.

In secundis, il Consiglio ha ribadito e confermato il suo impegno a favore della prospettiva europea della Bosnia-Erzegovina come paese unico, unito e sovrano ed ha ufficialmente stigmatizzato il fatto che, negli ultimi mesi, le riforme siano state rallentate a causa di politiche legate al (triste) passato e di polemiche sorte in occasione delle elezioni anticipate.

Per tale motivo, l’Istituzione europea ha dichiarato, con una nota, che approva ed accetta di buon grado il fatto che l’operazione ALTHEA continui ad esistere in BiH. Le forze militari impegnate nell’operazione contribuiscono ormai da tempo alla capacità di deterrenza delle legittime autorità bosniache nelle situazioni di crisi. Inoltre, non si può non dire che la forza multinazionale europea, con sede presso la base di Butmir e “succursali” in tutto il paese,  ha effettivamente contribuito anche a formare ed incrementare le capacità delle forze armate e di polizia bosniache e, più in generale, a sostenere tutti i settori della pubblica amministrazione che andavano riformati.

Infine, sempre il Consiglio ha adottato delle conclusioni su una strategia dell’UE relativa all’Afghanistan. Nel documento è stato ribadito l’impegno a lungo termine dell’UE e degli Stati membri in Afghanistan per promuovere la pace, la stabilità e lo sviluppo sostenibile. La strategia si concentra su quattro settori prioritari, così come elencati nel documento: la promozione della pace, della stabilità e della sicurezza nella regione; il rafforzamento della democrazia, dello stato di diritto e dei diritti umani e la promozione della buona governance e dell’emancipazione delle donne; il sostegno allo sviluppo economico e umano; la gestione delle sfide legate alla migrazione. L’UE vanta ormai una lunga storia di cooperazione con l’Afghanistan ed in Afghanistan volta a contrastare la corruzione e la povertà ed a favorire la crescita economica ed il rafforzamento delle istituzioni democratiche.

In un solo giorno tre segnali da parte di un UE sempre più impegnata ben oltre i suoi confini, e – come nell’ultimo caso esaminato – ben oltre le così dette politiche di vicinato. In futuro, aspettiamoci un’Europa sempre più solida e più compatta nel campo della risoluzione (militare o civile) delle crisi internazionali, magari anche al fianco della NATO e, sicuramente, su mandato dell’ONU.

 

(fonte www.consilium.europa.eu)

Trump e l’Europa, prove generali dello scontro?

AMERICHE/EUROPA/POLITICA/SICUREZZA di

Rilevata l’importanza dell’asse Francia-Germania all’interno dell’Unione Europea (https://goo.gl/fU4azs) e quanto dipenderà soprattutto da esso lo sviluppo dell’integrazione in materia di Difesa e Sicurezza, è necessario sottolineare che la relazione tra l’UE e il partner transatlantico continua e continuerà ad influenzare i progressi comunitari in ambito di “hard policies” sia agendo che non agendo.

Lungi dal voler ridurre il rapporto tra NATO e Difesa UE ad una mera compensazione per cui se la NATO difetta, gli alleati europei danno nuovo impulso all’integrazione UE di Difesa e Sicurezza, e viceversa, è, però, da notare come negli ultimi mesi la retorica europea abbia evidenziato la necessità di maggiore integrazione UE proprio a causa di una sopraggiunta inaffidabilità del partner americano (in particolare si rimanda alla dichiarazione della Cancelliera Merkel “The times in which we could rely fully on others — they are somewhat over”, a margine del summit NATO a Bruxelles).

Neanche dopo 5 mesi dal summit NATO di Bruxelles, il rapporto UE-NATO sembra essere messo alla prova su un dossier scottante, l’Iran. Durante la conferenza stampa del 13 ottobre, il Presidente americano Donald Trump ha annunciato una nuova strategia USA per l’Iran che si fonderà su:

  1. Un lavoro congiunto con gli alleati per lottare contro il ruolo destabilizzante di Teheran.
  2. Un nuovo regime di sanzioni contro il paese.
  3. Nuove azioni per contrastare non più solo la corsa al nucleare, ma la proliferazione missilistica e di armi che possano minacciare la regione, il commercio internazionale e la libertà di navigazione.
  4. Un rinnovato impegno contro ogni possibile percorso iraniano verso il nucleare.

Concludendo, il Presidente Trump ha annunciato che non certificherà più l’effettivo rispetto dell’accordo da parte iraniana presso il Congresso, de facto delegando ad esso la stesura di un nuovo set di requisiti per l’Iran che comprenda anche misure di contro-proliferazione missilistica. Nel caso in cui il Congresso non riuscisse nel suo intento, il Presidente si riserva di “terminare l’accordo”.

Quello che Trump sembra proporre più che una nuova strategia sembra un ritorno all’approccio pre-2015 e in maniera neanche troppo radicale. Le uniche due manovre dichiarate, nuove sanzioni contro le Guardie della Rivoluzione Islamica e la non-certificazione, non implicano l’uscita degli USA dall’accordo. Ci si chiede se, quindi, le discussioni in Congresso siano un pro-forma e il Partito Repubblicano, facendo fallire qualsiasi compromesso, voglia appoggiare il Presidente (che ha criticato aspramente l’Iran Deal) permettendogli, così, di tirare fuori gli Stati Uniti dall’accordo, oppure se, effettivamente, Trump abbia delegato al Congresso la gestione di un dossier così importante come quello dell’accordo iraniano.

Intanto, le reazioni dei leader europei non si sono fatte attendere. Emmanuel Macron, Theresa May e Angela Merkel hanno preso parola congiuntamente con un comunicato stampa che recita:

We stand committed to the JCPoA and its full implementation by all sides. Preserving the JCPoA is in our shared national security interest. […] Therefore, we encourage the US Administration and Congress to consider the implications to the security of the US and its allies before taking any steps that might undermine the JCPoA, such as re-imposing sanctions on Iran lifted under the agreement.”

Simili le parole di Paolo Gentiloni:

L’Italia […] si unisce alla preoccupazione espressa dai Capi di Stato e di Governo di Francia, Germania e Regno Unito per le possibili conseguenze. Preservare l’accordo, unanimemente fatto proprio dal Consiglio di Sicurezza nella Risoluzione 2231, corrisponde a interessi di sicurezza nazionali condivisi.”

Federica Mogherini, Alto rappresentante dell’UE per gli affari esteri e la politica di sicurezza, in maniera più dura ha dichiarato che:

We cannot afford as the international community to dismantle a nuclear agreement that is working. This deal is not a bilateral agreement […] The international community, and the European Union with it, has clearly indicated that the deal is, and will, continue to be in place.”

Stiamo osservando una cristallizzazione delle posizioni transatlantiche sull’Iran che porterà a risultati incerti per quanto riguarda la tenuta dell’accordo. Quello che è chiaro è che lo scontro sull’accordo iraniano è stato semplicemente ritardato e che, quando sorgerà, avrà delle conseguenze anche sul ruolo della NATO in Europa.

Guarda anche “Sull’Iran, tutti contro Trump – Infografica

Lorenzo Termine

12 e 13 ottobre: i Ministri della Giustizia e dell’Interno europei si incontrano a Bruxelles.

Il Palazzo Justus Lipsius, sed eprincipale del Consiglio dell’UE.

Varie volte su queste colonne abbiamo avuto modo di parlare delle istituzioni europee deputate alla sicurezza interna, ossia all’interno delle frontiere dell’Unione. Una di queste è di sicuro il Consiglio Giustizia  Affari Interni, che riunisce a Bruxelles, con cadenza mensile, tutti i ministri dell’Interno e della Giustizia degli Stati membri. Ovviamente gli argomenti oggetto di discussione si soffermano sulle proposte legislative in itinere tra le viari istituzioni europee coinvolte. Di volta in volta, vuoi su input della Commissione europea, vuoi sulla base del lavoro dei  sottogruppi strategici e tecnici che sempre in seno al Consiglio si riuniscono, il Consiglio GAI affronta gli argomenti più disparati: dalla gestione delle frontiere esterne, all’ordinamento delle agenzie europee che operano nel settore, dal terrorismo all’eguaglianza di genere, dal cybercrime all’immigrazione ed all’asilo, dalla cooperazione giudiziaria alla procura europea. A distanza di qualche mese dall’avvio delle primissime attività della Presidenza estone, non possiamo non lodare le numerosissime iniziative intraprese nel settore dallo Stato membro baltico, di cui abbiamo esaltato parecchie peculiarità diverse volte qui su Europeanaffairs.it (qui, qui e qui ): un particolare impulso è stato dato proprio alle banche dati, allo scambio delle informazioni tra forze di polizia, alla cooperazione con le agenzie GAI specializzate; il tutto nell’ottica di una visione sempre più analitica e statisticamente intellegibile dei fenomeni securitari dell’Unione, volta a cercare rimedi e soluzioni altrettanto analiticamente misurabili e subito operativi sul campo.

Non a caso, la velocità con cui il Consiglio GAI promuove l’iter legislativo, la rapidità con cui discute di quanto portato alla sua attenzione in sede strategica e tecnica e l’efficacia delle azioni intraprese, molto dipendono dalla Presidenza di turno. Repetita iuvant, chi assume la Presidenza del Consiglio dell’Unione, guida tutti i tavoli  anche a livello ministeriale, quando il Consiglio si riunisce in diverse “versioni” per legiferare rispettivamente in “diverse” materie.

Ma veniamo a noi: il 12 ed il 13 ottobre a Bruxelles si è riunito un’altra volta il Consiglio GAI. Sono stati affrontati vari argomenti. Ci soffermeremo su quelli più inerenti gli home affairs, facendo un volo in planata sulle questioni attinenti alla giustizia.

Dopo un breve scambio di vedute sulla proposta di modifica del Codice Frontiere Schengen, già da tempo all’ordine del giorno del Consiglio, i Ministri hanno subito rinviato a quanto verrà loro suggerito a livello tecnico: la riforma del Codice Schengen prevede dei cambiamente nelle regole che disciplinano la reintroduzione dei controlli alle frontiere interne agli Stati membri. Inutile nascondere che l’argomento è un topic sensibile e non è facile, almeno a livello politico, raggiungere immediati accordi: pertanto è necessario che i tecnici, i così detti “eurocrati” (termine che noi non consideriamo dispregiativo, anzi) trovino prima delle possibili soluzioni compromissorie, sul campo.

A sinistra il commissario europeo per la Migrazione,Avramopoulos e a destra, il Ministro dell’Interno Estone, presidente del Consiglio GAI, Andreas Anvelt (foto www.consilium.europa.eu)

Alto argomento dibattuto è stato il terrorismo: è già il secondo mese che la Presidenza propone scambi di vedute sullo scambio di informazioni in chiave anti-terrorismo tra le Forze Armate e le Forze di Polizia. Anche questo argomento è però di difficile evoluzione: come abbiamo già detto su questo giornale (qui) non intravediamo nel breve periodo la nascita di una intelligence europea. Nessuno la intravede. E questo gli Stati membri, tutti gelosi della loro intelligence – dove non esistono alleanze – lo sanno bene. Si sta tentando allora di diffondere chiaramente l’idea che le Forze Armate, ormai da parecchi anni impegnate in medio-oriente ed in altre aree di crisi, godono dell’immenso privilegio di raccogliere intelligence durante le operazioni da loro condotte in queste aree e sono, sull’argomento, molto ferrate. Le loro informazioni, che sono quindi processate ed analizzate con rigore scientifico e , per l’appunto, militare, sono una risorsa preziosa. Queste informazioni sarebbero utilissime se condivise tra gli Stati e, ancora di più, tra le loro forze di polizia. Di sicuro i Paesi di origine “latina”, che annoverano tra le loro forze di polizia delle componenti di gendarmeria (ossia di forze di polizia a statuto militare, con competenza anche sulle questioni civili e di ordine pubblico) saranno avvantaggiati in questo ambito, proprio perché le gendarmerie possono dialogare indistintamente ed efficacemente sia con le forze militari sia con le forze di polizia ad ordinamento civile. Ma a parole sono bravi tutti: come abbiamo cercato di dimostrare in passato, un conto è scambiare informazioni di polizia, di taglio investigativo, ed un conto è scambiare ed utilizzare in ambito giudiziario informazioni coperte dal segreto perché raccolte dall’intelligence militare. Ogni ordinamento giuridico, e giudiziario,  di ogni Stato membro, è diverso dall’altro:  in qualche caso, molti Stati sono favorevoli ad una raccolta ed una condivisione dell’intelligence senza limitazioni ed a tutta birra; in alcuni Stati – sembrerà assurdo – l’azione penale non è obbligatoria da parte degli inquirenti (il che significa che un magistrato od un poliziotto potrebbero anche tenere per sé un’informazione relativa ad un reato, utilizzandola in un secondo momento… cosa impossibile in Italia!); in altri Stati la privacy, la corretta utilizzazione delle informazioni in sede giudiziaria, la più precisa separazione tra “poteri”, rappresentano capisaldi del diritto, che non possono essere intaccati se non in casi eclatanti, per necessità ampiamente comprovate. Ma va da sé che se l’intelligence si chiama così proprio perché è molto difficile parlare di dati “comprovati”. Insomma, l’Europa è in realtà ancora lontana, secondo chi scrive, dal raggiungere un accordo in materia. Altro argomento spinoso, di cui i Ministri hanno discusso, è quello dell’immigrazione: avanza l’iter legislativo per l’istituzione di un Sistema Europeo Comune di Asilo (CEAS – Common European Asylum System), e per il miglioramento del sistema EURODAC (che consente di identificare in maniera chiara ed incontrovertibile l’identità dei richiedenti asilo, principalmente per evitare che una persona possa richiederlo in più paesi contemporaneamente o in caso di diniego da parte di uno degli Stati membri). È una novità invece il tentativo della Presidenza di ricevere mandato dal Consiglio per avviare i negoziati con il Parlamento europeo su una normativa che disciplini e regoli la ricollocazione dei migranti e le prescrizioni in capo agli Stati membri nel settore della loro accoglienza. Una norma che, se approvata come piace a noi, metterebbe in mora gli Stati che fanno finta di non sentirci, quando si tratta di accoglienza dei migranti e, in più, metterebbe in ridicolo tutti quei movimenti di destra più o meno estrema che, cavalcando la tigre dell’intolleranza e della disoccupazione dei connazionali, rendono impossibile il processo di integrazione europea ed espongono i propri governi alle ire della Commissione, sempre pronta – con draconiana e giusta severità – ad avviare procedure di infrazione contro gli inadempienti.

Il Ministro italiano Orlando, il 12 ottobre, alla riunione dei Ministri della Giustizia (foto www.consilium.europa.it)

In ogni caso, non si può negare che ciascuno – a modo suo – sta cercando di far confluire in uno sforzo congiunto il tentativo di risolvere i problemi e le paure dei cittadini in questi settori.

Il giorno 12 ottobre, invece, i ministri della Giustizia hanno portato avanti l’iter legislativo per la creazione di una procura europea (EPPO – Europeana Public Prosecutor’s Office), che avrà tra i primi incarichi quello di indagare e punire chi si macchierà di offese agli interessi finanziari dell’Unione. Altro tassello  che si sta felicemente incasellando è quello della creazione del sistema ECRIS: European Criminal Records Information System, una banca dati centralizzata dei casellari giudiziali degli Stati membri, che dovrebbe facilitare il contrasto a vari fenomeni criminali, specialmente ste transfrontalieri e transazionali.

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Redazione
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