GEOPOLITICA DEL MONDO MODERNO

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RUBRICHE - page 49

Becrowdy, come finanziare la cultura

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Il crowdfunding approda solo ora in Italia ma negli Stati Uniti è conosciuta e applicata già da qualche anno con ottimi risultati, Indiegogo in America ha raccolto 3 milioni di dollari per un nuovo modello di frigo portatile per barbecue.

La prima traccia di crowdfunding potrebbe essere il finanziamento partecipativo di un film della serie Crocodile Dundee e un Album dei “Men at Work”, il tutto made in Australia.

In Italia alcuni esempi di crowdfunding sono i reportage de “Il Giornale” per il giornalismo ma anche Eppela, Starsup e altre piattaforme generaliste.

Chi crede nella specializzazione è Matteo Bertolini, CEO di Becrowdy , piattaforma specializzata in progetti culturali nell’accezione più ampia dalle band ai reportage documentaristici.

Matteo puoi parlarci della genesi del progetto? Come è nata l’idea?

Il progetto è nato dalla volontà di realizzare uno strumento che incentivasse la produzione culturale, ambito da sempre di nostro interesse. Avendo intravisto le potenzialità del crowdfunding in altri paesi, con anche l’avviamento di diversi progetti in Italia, abbiamo concluso che potesse essere uno strumento molto efficace per il raggiungimento del nostro obiettivo. La scelta di incentrarsi nell’ambito culturale deriva dal fatto che, a nostro giudizio, mancava una piattaforma che potesse racchiudere tutto il settore artistico in un unico raccoglitore.

Chi sono i componenti del team?

Il team è formato da 5 giovani, con un età che varia dai 24 ai 31 anni. I 4 soci fondatori hanno tutti un background legato alla cultura, spaziando dalla musica all’arte figurativa. Una volta trasformata l’idea in progetto si è aggiunto al gruppo anche il programmatore, tassello fondamentale nella nostra azienda.

Qual è il panorama europeo del Crowdfunding?

Anche in Europa, come negli Stati Uniti, il crowdfunding si sta affermando come un vero e proprio modello di fundraising alternativo ai tradizionali canali di finanziamento. Questo trend lo si può verificare in tutti i settori in cui il crowdfunding opera e in tutte le sue declinazioni, dal crowdfunding social lending al donation, dal reward al equity. Inoltre anche alcuni legislatori nazionali si stanno ponendo il problema di realizzare una regolamentazione adeguata al fenomeno, il quale sottostà perlopiù a normative inadatte o restrittive. L’Italia, ad esempio, è stata la prima nazione a regolamentare l’equity-based crowdfunding, un primo, anche se forse non completo, approccio al fenomeno. A livello europeo è la stessa Comunità Europea ad incentivare lo sviluppo delle PMI attraverso l’utilizzo dell’equity-based crowdfunding.

E in Italia con chi vi confrontate?

Negli ultimi anni sono diverse le piattaforme di crowdfunding che sono state lanciate nel nostro paese. Il nostro modello di business è il cosiddetto crowdfunding reward-based, cioè basato sulle ricompense, e i nostri principali competitors sono piattaforme generaliste come Eppela o settoriali come Musicraiser. In Italia molte realtà culturali, spinte anche dalla crisi economica e istituzionale, hanno intrapreso e aperto una campagna di crowdfunding, spesso senza conoscerne il reale funzionamento non sfruttandone quindi al meglio le potenzialità. Molta strada c’è da fare per alfabetizzare sia i progettisti che i finanziatori sul mezzo che in diverse occasioni si è dimostrato davvero efficace, sia dal punto di vista economico che promozionale.

Qual è il contesto normativo in cui vi muovete?

Per quanto riguarda il modello di crowdfunding di cui ci occupiamo, non vi è nessuna legislazione specifica che distingua il reward-based da quello delle “erogazioni liberali”. Essendo in una fase di sviluppo, il legislatore non ha ancora attivato nessun strumento di regolamentazione specifico ad hoc. Questo può creare difficoltà da parte dei progettisti nella gestione amministrativa e fiscale di quanto effettivamente raccolto durante la campagna, poichè ogni progetto può avere dei trattamenti diversi da un altro in base alla natura giuridica del proponente. A differenza dell’equity-based crowdfunding, che si basa sulla partecipazione in quote azionarie in una start-up, le restanti categorie di crowdfunding non sono ancora soggette a regolamentazione specifica.

Sicuramente la crescita del volume dei progetti e dei soldi intorno al fenomeno porterà alla creazione di una normativa per questo modello finanziario.

Quali sono i progetti più importanti?

Sulla nostra piattaforma sono diversi i progetti finanziati con successo. Primo tra tutti il progetto del gruppo musicale “The Gang” che, rispetto ai 6.000€ inizialmente richiesti, dopo 76 giorni di campagna ne ha raccolti addirittura 55.000, il 917% di quanto inizialmente richiesto. Questo esempio di successo è un caso eccezionale, sia per l’ammontare della cifra (la più alta in Italia per un progetto musicale) sia per essere riuscita a coinvolgere quasi 1.000 piccoli sostenitori con una donazione media di 50€.

Oltre la metà dei progetti che raggiungono il successo superano il 110% di quanto inizialmente richiesto, con dei picchi del 150-200% oltre l’obiettivo iniziale. Questo evidenzia la potenzialità insita nello strumento che, se usato correttamente e con dedizione, può rivelarsi un incredibile veicolo promozionale ed economico.

Fate una selezione delle proposte ? ognuno è libero di presentare la prpria proposta artistica qualunque sia?

Ci teniamo a dire che noi non facciamo “selezione artistica”, cioè non valutiamo la bontà del progetto dal punto di vista della qualità della proposta. La nostra selezione si basa su due livelli:

– Il primo è sul livello dell’affidabilità del progetto e della sua reale possibilità di realizzazione. Capire se il progetto può essere concretizzato è lo scopo principale di ogni nostra prima valutazione. Sarebbe dannoso per la piattaforma, per il progetto e per il crowdfunding stesso se una campagna finanziata non venisse poi realizzata. Il piccolo finanziatore dona il suo contributo sulla fiducia nel progetto, diviene quindi essenziale che questa venga ripagata.

– La seconda valutazione è invece sul livello della possibilità di riuscita. La storia del progettista, il suo percorso e come opera, parlano molto di quale potrebbe essere il potenziale della campagna e di conseguenza quale obiettivo economico potrebbe realisticamente raggiungere. Avere un background forte e già incentrato sulla condivisione con la propria community è davvero la chiave di volta di ogni progetto.

Quali sono i vostri obiettivi futuri?

L’obiettivo più ambizioso nel medio-lungo periodo è quello di diventare una piattaforma di riferimento per la cultura italiana e non solo. Infatti l’obiettivo di BeCrowdy è quello di allargare i propri orizzonti oltre i confini italiani, riuscendo a rappresentarsi in Europa.

Becrowdy ha raggiunto in pochi mesi ottimi risultati alcuni dei progetti lanciati hanno superato ampiamente il budget richiesto e altri si avvicinano rapidamente alla meta.

Il crowdfunding è sociale, è partecipativo e può diventare un modello vincente per lo sviluppo di nuove idee . Molto importante però è l’aspetto progettuale delle idee presentate e il modello di promozione on line e tradizionale, la chiave del successo è comunque mettere in atto un duro lavoro di public relations per far conoscere il progetto ad ampie cerchie di possibili interessati.

 

Alessandro Conte

Festival del giornalismo di Perugia, il live social network dell’informazione

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Il prossimo 15 aprile a Perugia l’annuale appuntamento con il mondo del giornalismo, cinque giorni di eventi, workshop e conferenze che diventano, grazie ai tanti visitatori, un momento di confronto e di formazione per chiunque operi nel settore o anche sia solo interessato al mondo della comunicazione.

Un ambiente stimolante e partecipativo che conferma con i sui numeri sempre crescenti di essere un punto di riferimento nel settore.

Nei cinque giorni si alterneranno in workshop e seminari tantissime voci internazionali che porteranno la loro esperienza e il loro vissuto giornalistico contribuendo alla crescita professionale e culturale dei visitatori.

Lo slogan di questa edizione è: #ijf15 everybody learning from everybody else. Tutti possono imparare da tutti” che in questa era di comunicazione digitale e globalizzata vuole essere un invito a condividere, fare network per poter crescere professionalmente e umanamente.

Arriveranno a Perugia da tutto il mondo sia i tanti volontari che aiutano la macchina organizzativa a realizzare l’evento ma  anche  studenti, aspiranti giornalisti, fotografi provenienti da 26 Paesi diversi: Albania, Belgio, Brasile, Bulgaria, Canada, Cina, Croazia, Etiopia, Germania, Guatemala, India, Iraq, Italia, Moldavia, Nuova Zelanda, Olanda, Repubblica Ceca, Russia, Slovacchia, Spagna, Sud Africa, Svezia, Ungheria, USA, Venezuela, Zambia.

Sponsor della manifestazione sono anche quest’anno  Google, Nestlè, Sky e come patrocinatori  istituzionali la Commissione Europea Rappresentanza in Italia.

Un impegno importante in questo periodo di crisi da parte di queste aziende che ha permesso di realizzare in 5 giorni, oltre 200 eventi, ospitare oltre 500 speaker da 34 paesi diversi, tutto rigorosamente a ingresso gratuito

Tra i tanti eventi segnaliamo:

Edward Snowden e il dibattito su sorveglianza e privacy

Per la prima volta, in Italia, si terrà un dibattito che vedrà la partecipazione degli stessi protagonisti: Edward Snowden, il whistleblower che ha rivelato l’enorme portata delle pratiche di sorveglianza della NSA e Laura Poitras, la regista recentemente vincitrice di un premio Oscar per il documentario Citizenfour, in cui ha ripreso le riunioni avvenute tra Snowden e i giornalisti, e di un premio Pulitzer per l’inchiesta giornalistica che ha divulgato la storia. L’avvocato di Snowden, Ben Wizner (ACLU), e il direttore della neonata Coalizione Italiana Libertà e Diritti Civili Andrea Menapace analizzeranno le implicazioni della vicenda sui diritti umani.

Alla ricerca di business model

Le redazioni si restringono, i lettori si spostano su più piattaforme ignorando l’eredità delle testate tradizionali, la pubblicità emigra: qual è il modo migliore per garantirsi la sostenibilità economica della propria testata? Tra esperimenti e analisi, l’esperienza di chi sta cercando una via d’uscita, dal crowdfunding alle soluzioni in stile iTunes. A discuterne tra gli altri, Raju Narisetti, senior vice president News Corp, Alexander Klopping, 27 anni, fondatore di Blendle, un sistema olandese per il giornalismo basato sul modello di iTunes e supportato dal New York Times e dall’editore tedesco Axel Springer, George Brock, che insegna giornalismo alla City University di Londra ed è autore del libro “Out of Print”.

Raccontare le nuove guerre

Le nuove tecnologie e l’attivismo online stanno trasformando in profondità il mestiere degli inviati di guerra: non più testimoni unici degli avvenimenti, ma in grado di lavorare in presa diretta su qualsiasi notizia. L’esperienza di chi sta vivendo questa rivoluzione, da Amedeo Ricucci del TG1, Daniele Ranieri del Foglio e Lucia Goracci della RAI al giornalista e scrittore americano Theo Padnos, ostaggio in Siria per due anni e rilasciato nell’agosto del 2014.

Cosa sta accadendo ai media in Francia e Spagna

Zoom su nuove realtà editoriali come Mediapart e Eldiario.es. Edwy Plenel, direttore di Mediapart, testata che ha co-fondato nel 2008. Ignacio Escolar, fondatore e direttore di eldiario.es, dove è autore di escolar.net, il più seguito blog politico spagnolo, vincitore di due Bitácoras (2008 e 2009).

Kickstarter per il giornalismo

Kickstarter è una delle principale piattaforme di crowdfunding al mondo, grazie alla quale sono nati e cresciuti moltissimi progetti creativi. Lo stesso vale per quelli legati al giornalismo: Nicole He di Kickstarter, specialista in progetti legati all’editoria, spiegherà come strutturare e programmare una campagna di lancio.

Tutto il programma è visibile sul sito del festival www.festivaldelgiornalismo.com

 

Alessandro Conte

Agenti Federali rubano  800.000 $ di moneta elettronica

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La tecnologia ha cambiato anche il mondo criminale, la moneta virtuale comincia a fare gola quanto il verde dei dollari.

Negli Stati Uniti una coppia di agenti federali sono stati accusati di riciclaggio e frode telematica perché durante una indagine  su una organizzazione criminale che operava on line si sono appropriati di ingenti volumi di Bitcoin,  la moneta virtuale molto utilizzata sul web.

Bitcoin è una moneta elettronica creata nel 2009 da un anonimo conosciuto con lo pseudonimo di Satoshi Nakamoto. A differenza della maggior parte delle valute tradizionali, Bitcoin non fa uso di un ente centrale: esso utilizza un database distribuito tra i nodi della rete che tengono traccia delle transazioni e sfrutta la crittografia per gestire gli aspetti funzionali come la generazione di nuova moneta e l’attribuzione di proprietà dei bitcoin.

I due agenti stavano indagando sulle attività illecite del famigerato sito SILKROAD nell’ambito delle indagini sul traffico di droga, armi tradizionali e di distruzione di massa, l’uomo accusato di gestire il sito, Ross Ulbricht, è stato condannato a febbraio, e i pubblici ministeri hanno sostenuto che aveva  guadagnato circa $ 18 milioni in Bitcoin dall’operazione.

Il Dipartimento di Giustizia (DoJ) americano  sostiene che Shaun Ponti rubato più di $ 800.000 (540.000 £) in Bitcoin invece il  suo collega, Carl Force  è stato accusato di riciclaggio di denaro e frode telematica.

L’agente  Force, che ha lavorato per la Drug Enforcement Administration (DEA), aveva il compito di infiltrarsi nell’organizzazione durante l’indagine  uno dei suoi compiti era quello di comunicare  con il capo dell’organizzazione,  Ulbricht,  conosciuto on-line come “Dread Pirate Roberts”.

Il DoJ sostiene che “senza autorità”, Force “ha sviluppato ulteriori personaggi online e impegnati in una vasta gamma di attività illegali calcolati per portarlo guadagno economico personale”.

“In tal modo,-  la denuncia sostiene – Force ha utilizzato diversi “personaggi “ digitali  che hanno realizzato  false transazioni on line molto complesse  con l’obiettivo di rubare la moneta virtuale.”

“In una tale operazione,- recita il comunicato stampa della DEA –  Force avrebbe venduto informazioni sulle indagini del governo al target delle indagini.” L’uomo di quarantasei anni  è accusato di frode telematica, il furto di proprietà del governo, il riciclaggio di denaro e  conflitto di interessi.

Shaun Bridges, che ha lavorato per i servizi segreti degli Stati Uniti, è accusato di frode filo e riciclaggio di denaro. L’accusa  sostiene che ha  trasferito più di $ 800.000 in Bitcoin in un conto presso MtGox, un cambio valuta giapponese digitale che ha presentato istanza di fallimento nel mese di febbraio.

“Ha avrebbe successivamente collegato i fondi ad un suo conto di investimento personale negli Stati Uniti. Entrambi gli uomini sono stati giudicati da un tribunale federale a San Francisco  e sono ora in custodia in un carcere federale americano.

 

Alessandro Conte

Commercio elettronico sotto la lente UE

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Ia Commissaria Vestager chiede un indagine di settore

La vendita on line è uno delle opportunità più importanti per le piccole e medie imprese europee che con questo nuovo canale di vendita possono affrontare il mercato globale.

Grandi opportunità che possono svilupparsi solamente in un mercato unico digitale e per questo è necessario che siano abbattute tutte le barriere anticoncorrenziali che intralciano il commercio elettronico transfrontaliero.

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In Europa sono sempre più le merci e i servizi commercializzati via internet anche se le vendite on line crescono lentamente a causa delle barriere linguistiche, delle diverse normative vigenti negli stati membri oltre ad alcuni forti indizi rilevati dalla commissione europea sulla possibilità che certe imprese adottino misure che limitano il business on line.

L’indagine di settore si concentrerebbe sul modo per migliorare l’individuazione di tali pratiche e affrontarle, in linea con l’obiettivo prioritario della Commissione di creare un mercato unico digitale connesso. La Commissaria Vestager presenterà la proposta alla Commissione nelle prossime settimane.

“È giunta l’ora di abbattere gli ostacoli che ancora intralciano il commercio elettronico – ha dichiarato la Commissaria Vestager – che è uno degli elementi essenziali di un autentico mercato unico digitale in Europa. La prevista indagine di settore agevolerà la Commissione nella comprensione e nell’abbattimento delle barriere al commercio elettronico, con vantaggi sia per i cittadini sia per le imprese europee.”

Il commercio elettronico ha contagiato circa il 50% dei consumatori europei ma solo il 15% di loro si è rivolto a venditori al di fuori del proprio stato di residenza, questo dato indica che evidentemente permangono ostacoli tecnici che impediscono al consumatore di affidarsi a siti esteri.

L’indagine di settore verterà sugli ostacoli privati, e in particolare contrattuali, al commercio elettronico transfrontaliero dei contenuti digitali e delle merci. Nel corso dell’indagine la Commissione intende raccogliere informazioni presso numerosi portatori d’interesse di tutti gli Stati membri.

Le conoscenze acquisite con l’indagine di settore contribuiranno non solo al rispetto del diritto della concorrenza nel settore del commercio elettronico, ma anche alle varie iniziative legislative che la Commissione intende avviare per promuovere il mercato unico digitale.

Se dall’analisi dei risultati emergessero specifici problemi di concorrenza, la Commissione potrebbe avviare indagini su determinati casi specifici per assicurare la conformità con le norme dell’UE in materia di pratiche commerciali restrittive e di abuso di posizione dominante sul mercato (articoli 101 e 102 del trattato sul funzionamento dell’Unione europea — TFUE).

 

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Alessandro Conte

Paypal paga multa da 7,7 milioni di dollari

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Accordo trovato tra la società e il dipartimento del Tesoro Statunitense

Non ha ammesso di aver violato le sanzioni che gli Stati Uniti hanno adottato contro Iran, Cuba e Sudan ma allo stesso tempo Paypal ha siglato un accordo extragiudiziale che nel diritto anglosassone crea un precedente importante.

Accusata di non aver controllato e bloccato pagamenti sospetti da e verso le nazioni segnalate dal dipartimento del tesoro, sistema utilizzato in particolare da un soggetto sospettato di commerciare in armi di distruzione di massa.

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Kursad Zafer Cire, inserito nella lista dei ricercati internazionali per commercio di armi dal Dipartimento di Stato Americano. Nonostante fosse indicato come pericolo dal sistema Paypal le sue operazioni non furono interrotte  proseguirono per ben 4 anni dal 2009 al 2013.

“PayPal – si legge in un comunicato del Dipartimento del Tesoro – ha apertamente ignorato le sanzioni economiche previste dagli Stati Uniti”.

In un comunicato PayPal riferisce di aver collaborato volontariamente alle indagini e di impegnarsi ad adottare le contromisure richieste per evitare il ripetersi delle situazioni imputategli.

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Alessandro Conte

Web marketing: storie di successo in rete, Berto Salotti

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Berto Salotti, da Meda a New York

Meda è un piccolo comune della Brianza in Italia, famoso per la produzione artigianale di mobili e per il design d’arredo.

Berto salotti è una di queste industrie artigianali nata nel 1972 dalla volontà e la passione dei fratelli Fioravante e Carlo Berto che per decenni hanno prodotto e venduto la loro migliore produzione nel punto vendita della loro fabbrica salotti, oggi si propone al mercato globale grazie al Web marketing.

Oggi l’azienda è guidata da Filippo Berto, giovane e capace imprenditore che ha saputo valorizzare l’azienda portandola sul mercato internazionale grazie ad una intuizione, l’uso del web per l’internazionalizzazione della propria azienda.

filippo-berto-“Il primo budget per la promozione on line è stato di poche centinaia di euro” ci confessa Filippo Berto durante la nostra intervista via Skype.

“Abbiamo iniziato come terzisti nel pieno del boom economico per realizzare poi una propria linea che viene venduta direttamente ai negozi e ai privati” ci racconta Berto, un percorso lungo anni che attraversa momenti diversi dell’economia del paese e di un mercato che impone ritmi sempre più impegnativi ma soprattutto che stà diventando globale.

Il mercato che cambia e la necessità di raggiungere un numero sempre maggiore di clienti ha spinto l’azienda a valutare nuovi modelli di comunicazione e nuovi canali tra cui internet

“Ci siamo chiesti come fare a mantenere il patrimonio di esperienza e professionalità accumulato nel tempo e soprattutto come fare a non perdere una storia che sicuramente poteva avere dignità di essere esportata in tutto il mondo. Internet a questo punto è diventato un ponte che ci ha permesso di collegare tutto questo con il resto del mondo”

Nel 2000 la prima versione del sito internet aziendale con quello che è stato il primo vero investimento “ il primo strumento di marketing è stato di analisi e ci ha dato la capacità di capire cosa stava succedendo nel sito – racconta Berto – e che molte persone ci stavano trovando grazie a delle parole chiave ed è stato facile capire che dovevamo utilizzare le piattaforme di advertising pay per click per fare della pubblicità a target”

Ma quali sono stati i risultati? “ il nostro obiettivo era di trasformare i contatti in visite nello showroom, cosa che si è avverata, i contatti sono stati cosi tanti che abbiamo avviato un processo di ristrutturazione organizzativa dell’azienda che ancora non è terminata”

Internet non è solo un nuovo canale di marketing ma un modello che in questo caso ha prodotto una vera e propria rivoluzione “ nel nostro caso il cambiamento è stato radicale, avevamo un piccolo showroom accanto alla produzione e il numero crescente di visite ci hanno spinto a fare degli investimenti, ad allargare l’esposizione e ad aprire il primo punto vendita monomarca” ci racconta Filippo Berto durante la nostra intervista “ abbiamo incrementato il personale nella produzione, nell’amministrazione, nelle vendite e strutturare una funzione di marketing”.

Un cambiamento continuo spinto dalle numerose richieste che provengono dal web, circa l’80% dei clienti oggi provengono dalla rete e hanno spinto l’azienda a distribuire il proprio prodotto negli USA e in Russia.

“Tutto questo grazie al nostro sito in sei lingue e alla capacità del nostro customer care che riesce a trasmettere ai nostri clienti la professionalità e la qualità della produzione Berto”.

Il modello seguito da Berto Salotti non è stato facile, ma è stato perseguito nel tempo con costanza, ai primi risultati positivi sono seguiti poi sperimentazioni che non sempre sono state positive e grazie anche agli errori che sono riusciti a sviluppare un modello vincente in un canale di marketing nuovo, in continua evoluzione che ancora non ha solide basi di esperienza da sfruttare per il proprio successo.

Molto importante lo sforzo di analisi, di pianificazione e studio del mezzo che si deve fare per ottenere risultati, un impegno a volte difficilmente valutabile, al contrario l’impegno economico inizialmente può essere anche basso.

“Abbiamo iniziato con un budget di poche centinaia di euro con Google Adwords, impegno che nel tempo e grazie ai risultati è cambiato notevolmente” ci confida Filippo Berto “ realizzare un blog non è costoso, ma tenerlo aggiornato e sviluppare relazioni in rete di una certa qualità, cercando di costruire valore attraverso un aggiornamento quotidiano non è facile” .

Il sito di Berto Salotti infatti è sempre costantemente aggiornato e le pagine sui social media offrono una visione dei prodotti e delle persone che lavorano in azienda che attrae attenzione da tutto il mondo, alcuni dei video su Youtube hanno raccolto anche 600.000 visualizzazioni che per un prodotto di questo tipo sono sicuramente un successo.

Nel 2014 Google, insieme al Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali ha creato nell’ambito dell’iniziativa Made in Italy: eccellenze in digitale la piattaforma google.it/madeinitaly, realizzata dal Google Cultural Insitute e tra le aziende italiane selezionate vi si trova anche Berto Salotti, un riconoscimento basato sulla qualità del prodotto e sulla capacità di utilizzo delle nuove tecnologie per lo sviluppo della propria azienda.

“ Utilizziamo la piattaforma Google dal 2002 – continua Filippo Berto – e siamo forse tra i primissimi inserzionisti in Italia nel settore dell’arredamento dandoci un vantaggio che definisco evolutivo di specie” che ha generato un vantaggio competitivo nel mercato e che ha permesso a Google di conoscerci a fondo fin dagli inizi.” Un riconoscimento importante per una azienda che oggi è cresciuta puntando sul mercato globale utilizzando il web marketing come strumento di crescita e di comunicazione con successo.

 

L’Europa dice basta all’elusione fiscale.

ECONOMIA di

E’ sulla trasparenza che si gioca il futuro della fiscalità in ambito UE. Il pacchetto di misure varato dalla Commissione europea per contrastare l’elusione fiscale punta sullo scambio automatico di informazioni relative agli accordi fiscali anticipati definiti fra Stati e imprese, i cosiddetti tax ruling.

 

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Le falle del sistema di condivisione dei dati fra i paesi membri, fino ad ora discrezionale, e la complessità delle norme fiscali, hanno permesso alle multinazionali di muoversi in modo da spostare i profitti nelle filiali in cui la tassazione è inferiore, privando i vari bilanci pubblici di miliardi di euro ogni anno. Le stime arrivano direttamente dalla Commissione Europea che ha deciso di dire basta al sistema, peraltro supportato da alcuni Paesi interessati ad attrarre grandi aziende sul loro territorio tramite le agevolazioni concordate nei tax ruling. Parola chiave delle misure fissate dal pacchetto presentato di recente, è appunto, la trasparenza raggiunta introducendo l’obbligatorietà dello scambio di informazioni fra paesi. “Ognuno deve pagare la giusta quota di tasse. Questo principio – ha dichiarato il Vicepresidente Valdis Dombrovskis, responsabile per l’Euro e il dialogo sociale – vale per le multinazionali come per tutti gli altri. Con la proposta sullo scambio automatico di informazioni le autorità fiscali sarebbero in grado di individuare più efficacemente lacune in materia fiscale o duplicazioni di imposta tra gli Stati membri. Nei prossimi mesi proporremo azioni concrete per porre rimedio a tali lacune o duplicazioni. Ci impegniamo a dare seguito alle promesse con azioni reali, credibili ed eque”. In pratica ogni Stato dovrà inviare agli altri Paesi a scadenza trimestrale una relazione riassuntiva delle decisioni fiscali emesse rendendosi disponibile ad offrire approfondimenti. L’entrata in vigore del pacchetto di norme, ora sottoposto all’attenzione del Parlamento europeo per la consultazione e al Consiglio Europeo per l’adozione, è prevista a partire dal gennaio 2016. “Non possiamo più tollerare le società che evitano di pagare la loro giusta quota di tasse e i regimi che consentono loro di farlo – ha sottolineato Pierre Moscovici, Commissario europeo per gli Affari economici e finanziari, la fiscalità e le dogane, ha dichiarato: Bisogna ricostruire il nesso tra il luogo in cui le società realizzano effettivamente gli utili e il luogo in cui sono tassate. Per conseguire questo obiettivo gli Stati membri devono dare prova di apertura e lavorare insieme”. Altre misure contenute nel pacchetto riguardano l’introduzione di eventuali ulteriori obblighi di trasparenza per le multinazionali, la revisione del codice di condotta sulla tassazione delle imprese che rappresenta uno dei principali strumenti dell’UE per garantire condizioni eque di concorrenza in materia di imposta sulle società, quantificare l’entità dell’evasione e dell’elusione fiscali e l’abrogazione della direttiva sulla tassazione dei redditi da risparmio. Prossima tappa dell’impegno formalizzato dalla Commissione europea è la presentazione, prima dell’estate, di un piano d’azione inerente la tassazione delle imprese con l’obiettivo di rendere più equa ed efficiente l’imposta sulle società all’interno del mercato unico.

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Pacchetto antiterrorismo, ecco cosa cambia

Difesa/POLITICA di

Max Weber sosteneva la pericolosità di un ordinamento giuridico che non accompagni l’evoluzione della società, nella costruzione di un dettato giurisprudenziale che la protegga e funga da binario per la sua crescita. Non si può dire che questo oggi sia la prassi, soprattutto con una minaccia come quella del terrorismo, ma si prefigura un percorso in cui sarà la minaccia stessa a determinare la normativa che si andrà sviluppando. Così come avvenuto in seguito all’attentato alle Twin Towers nel 2001, siamo ancora una volta a rincorrere le intimidazioni attraverso provvedimenti urgenti e probabilmente questa diverrà la fisionomia del diritto nel contrasto al terrorismo.

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Il pacchetto contenuto nel Decreto Legge del 15 febbraio scorso recante “Misure urgenti per il contrasto del terrorismo, anche di matrice internazionale nonchè proroga delle missioni internazionali delle Forze armate e di polizia, iniziative di cooperazione allo sviluppo” fa seguito alle affermazioni del Ministro Alfano sulla necessità di <rafforzare la strumentazione normativa>. Provvedimento sicuramente necessario, si spera integrabile con le normative degli altri Paesi, il Decreto accenna brevemente al tema scottante del finanziamento delle operazioni terroristiche (reato questo introdotto ex novo riguardo ai foreign fighters). Il reato, significativamente, viene menzionato proprio nelle prime righe, data l’inevitabilità del collegamento tra i nuovi reati e quelle fattispecie tipiche quali corruzione, riciclaggio di denaro, precedenti indispensabili per il verificarsi delle condotte criminose disposte dalla normativa. Tanto più che, secondo quanto dichiarato dallo stesso ministro Alfano il provvedimento si inserirà in un progetto teso ad aumentare la sicurezza dei cittadini e la lotta al contrabbando ed alla contraffazione. Al momento risulta quantomeno prematuro avventurarsi in previsioni di questo genere, data la situazione critica in cui versano forze armate e di polizia a causa dei tagli al bilancio, alle assunzioni, scarsa operatività e disagi.

La decisione di limitare a pochi casi l’elenco dei reati presenti nel pacchetto è da ricondursi oltre che al carattere di urgenza del provvedimento anche alla necessità di una interpretazione sistematica in armonia con i provvedimenti precedenti che costituiscono la normativa antiterrorismo. La giurisprudenza italiana in materia infatti può essere fatta risalire alla Legge n. 431/01 in cui vi sono disposizioni tese a sanzionare chi non rispetta il divieto di effettuare transazioni che abbiano per oggetto beni, attività finanziarie o servizi riconducibili ad attività terroristiche, alla Legge n. 415/01 che riguarda transazioni anche di tecnologie dual use. La situazione italiana risulta infatti peculiare all’interno del sistema internazionale. La normativa nostrana, storicamente incentrata sul terrorismo e le organizzazioni criminali interne, ha sviluppato un dettato giurisprudenziale tra i più evoluti in termini di salvaguardia delle parti, controllo del patrimonio (si pensi infatti all’importantissimo istituto della confisca), giustizia del processo, misure di prevenzione ecc. Ha quindi dovuto riadattare la normativa interna alla dimensione internazionale, risultando a volte lenta anche a causa della mancata integrazione e del mancato coordinamento con gli altri Paesi. A questo mirava la Legge n. 438/01.

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Il pacchetto antiterrorismo nato dagli uffici di Interno e Giustizia prevede pene specifiche per nuove tipologie di reati in linea con le condotte dei nuovi agenti del terrore. La lettura che daremo del documento non segue il dettato così come pronunciato dal legislatore ma prosegue attraverso una suddivisione in sezioni in modo che la comprensione possa risultare più semplice e che possa fornire un quadro delle misure introdotte riguardo ai soggetti, agli strumenti, ai metodi.

Possiamo suddividere il Decreto, nella parte dedicata a combattere il terrorismo, in tre aree. Nella prima vengono aggiunte alcune fattispecie per punire l’insorgere di nuovi reati legati alla transnazionalità della minaccia. Nella seconda si provvede ad arricchire il dettato riguardo agli strumenti di prevenzione, di punibilità, di limitazione della libertà personale e nella terza vi sono aggiornamenti importanti su alcuni contorni tecnico-operativi in grado di incidere significativamente sul pacchetto in toto.

Sulla scorta delle ultime esperienze, tra cui indubbiamente quella dei letali foreign fighters, vengono introdotte le fattispecie nuove dell’organizzazione, del finanziamento e della propaganda di viaggi esteri con fini terroristici (la pena prevista va dai tre ai sei anni) e la punibilità del soggetto reclutato anche per fini diversi da quelli terroristici: “(…) chi organizza, finanzia e propaganda viaggi per commettere condotte terroristiche (…)”. La normativa quindi viene arricchita anche dalla previsione della punibilità per colui che si auto-addestra oltre che per chi viola gli obblighi sul controllo di sostanze di uso comune che possono essere usate per fabbricare ordigni. Sebbene nel documento venga riportato in una sezione a parte, per comodità di esposizione sembra corretto affiancare a queste nuove fattispecie anche l’aggravamento delle pene previste per apologia ed istigazione al terrorismo.

Riguardo la cornice di azione preventiva degli enti di pubblica sicurezza e della magistratura, il pacchetto inserisce una serie di operazioni a tutela della sicurezza pubblica da applicare al soggetto interessato. Viene prevista la sorveglianza speciale per i potenziali foreign fighters e, al momento della proposta di applicazione di detto strumento viene data al Questore la facoltà di ritirare il passaporto ai soggetti sospettati di terrorismo. In caso di ritiro del passaporto e successiva violazione degli obblighi derivanti dalla nuova situazione giuridica e per il soggetto e per coloro i quali devono garantire l’applicazione delle misure preposte, viene introdotto un reato apposito per contravvenzione agli obblighi suddetti. L’autorità giudiziaria a seguito dell’aggravamento delle pene per gli atti di proselitismo ed in affiancamento alle restrizioni sul web per gli stessi fini, può ordinare ai provider di internet di impedire l’accesso per i fini indicati a determinati soggetti.

Sono presenti, inoltre, la proroga per l'”Operazione strade sicure” fino alla fine di giugno 2015, la semplificazione delle condizioni cui gli operatori della sicurezza devono attenersi per il trattamento dei dati personali (nel rispetto del Codice sulla privacy) e, dulcis in fundo, un ampliamento delle garanzie previste per gli operatori appartenenti ai Servizi di informazione per la sicurezza. L’attenzione prestata al “comparto” fornisce ulteriore prova della sensibilità dell’intervento giuridico in esame che, coerentemente alla necessità di combattere una o più nuove minacce, si pone legittimi interrogativi relativamente alle modalità d’impiego sul campo. Le garanzie funzionali verranno estese ad una serie di condotte nel contrasto al terrorismo (ad esclusione dei reati di attentato o sequestro di persona) qualora essi agiranno sotto autorizzazione della Presidenza del Consiglio dei Ministri, per finalità istituzionali. Il personale delle Agenzie avrà inoltre la possibilità di “(…) effettuare, fino al 31 gennaio 2016, colloqui con soggetti detenuti o internati, al fine di acquisire informazioni per la prevenzione di delitti con finalità terroristica di matrice internazionale”. Infine, la Procura Nazionale Antimafia avrà compiti di coordinamento delle indagini penali e i procedimenti di prevenzione che riguardino il terrorismo.

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Accordo Grecia – Troika: un sirtaki o un coro tragico?

ECONOMIA/EUROPA/POLITICA di

Atene e i suoi creditori della zona euro hanno concordato un accordo dell’ultima ora per estendere a 172bn di euro il programma di salvataggio del paese per quattro mesi, ponendo fine in questo  modo a intere settimane di incertezze che minacciavano di innescare l’ultima corsa agli sportelli greci, indirizzando la Grecia alla bancarotta.

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L’accordo, raggiunto in una riunione make-or-break dei ministri delle Finanze della zona euro il 20 febbraio scorso, lascia diverse questioni importanti pendenti, in particolare sulle riforme che  Atene dovrà adottare urgentemente al fine di ottenere i 7,2 miliardi di euro in aiuti che dovrebbero essere forniti al completamento del programma attuale.

Il nuovo governo greco sara tenuto a presentare le misure per la revisione al Fondo monetario internazionale e le istituzioni dell’UE lunedì e qualora non siano ritenute idonee, un’altra riunione dell’Euro-gruppo potrebbe essere chiamata già domani, martedì.

Criticamente, l’accordo del Venerdì impegna Atene ai fini del “completamento” del salvataggio, qualcosa che il nuovo governo greco ha da tempo promesso e ripetuto di voler evitare. “Fino a quando il programma non sarà stato completato, non ci sarà alcun pagamento”, ha dichiarato Wolfgang Schäuble, il potente ministro delle finanze tedesco.

Alexis Tsipras, il primo ministro ha di contro ribadito che la Grecia  con l’accordo del Venerdì intende annullare gli impegni di austerity presi dal precedente governo conservatore, ma ha messo le mani avanti non promettendo miracoli. Saranno tempi duri per i greci.

“Abbiamo dimostrato che l’Europa è protesa a compromessi reciprocamente vantaggiosi, non a infliggere punizioni”, ha detto Tsipras il giorno dopo. Ma l’ accordo di venerdì non rappresenta la chiusura dei negoziati. “Stiamo entrando in una nuova fase. I negoziati diventeranno sempre più sostanziali, fino al raggiungimento di un accordo definitivo ai fini di una transizione dalle politiche catastrofiche del memorandum, delle politiche che si concentreranno sullo sviluppo, l’ occupazione e la coesione sociale”, ha continuato il primo ministro greco.

Tuttavia, l’accordo consente di evitare quello che i funzionari della Troika temevano avrebbe provocato forti scosse sui mercati e le borse. O meglio, se si fosse giunti all’accordo slittando di una settimana in più, si sarebbe dovuto arginare  la corsa dei greci al ritiro  dei depositi dal settore bancario del paese che, secondo quello che dichiarano i funzionari, stavano raggiungendo circa 800 euro al giorno, contribuendo alla creazione di un situazione al limite di una vera  e propria corsa agli sportelli. La premessa per la catastrofe.

“La trattativa  è stata intensa, perché si trattava mettere le basi di un rapporto di  fiducia tra noi”, ha detto Jeroen Dijsselbloem, il ministro delle Finanze e presidente dell’Eurogruppo olandese il quale ha mediato l’accordo, anche dopo aver fallito già due volte nel corso della scorsa settimana. “Stasera è stato fatto un primo passo nel processo di ricostruzione del rapporto di fiducia…”, ha proseguito.

Alla notizia dell’accordo le borse hanno “festeggiato” al loro modo. Wall Street è salito a livelli record. L’indice S & P 500 è cresciuto da 0,6 per cento a un record di 2.110, mentre il Dow Jones ha raggiunto il massimo storico di 18.144.

La decisione di chiedere una proroga del programma atutale è una significativa “mediazione” per Tsipras, che aveva promesso nella sua campagna elettorale di abbattere il piano di salvataggio esistente.

Alle istituzioni del FMI e dell’UE, della Banca centrale europea e la Commissione europea rimangono le redini e il controllo della valutazione delle misure delle future riforme economiche greche e l’erogazione dei fondi di salvataggio, nonostante il moto dei greci diretto alla liberarazione dalla tanto odiata “troika”. Tsipras dovrà essere abile a non deludere la sua gente, non glielo perdonerebbero, troppi sacrifici, troppa stanchezza.

“Anche se Atene si è impegnata a mantenere gli avanzi primari di bilancio e di prendere più di quanto spende, quando gli interessi sul debito non verranno conteggiati” – ha detto Mr Dijsselbloem.

“Siamo riusciti a scongiurare una serie di molti anni di avanzi primari soffocanti che la nostra economia non può produrre”, ha detto Yanis Varoufakis, il carismatico ministro delle Finanze greco.

Un alto funzionario coinvolto nei colloqui ha precistao che la posizione del bilancio greco in rapido deterioramento ha messo sotto pressione Atene per giungere a un accordo. “In verità, i greci sono  spalle contro il muro”. Indiscrezioni e pressioni di corridoio.

Pare che la BCE sia già pronta a erogare nuova liquidità alla Grecia già da questa settimana. All’inizio di questo mese la BCE di Mario Draghi aveva tagliato tale prestito, costringendo le banche a fare affidamento sui tassi molto elevati della liquidità di emergenza da parte della banca centrale greca.

Tra le concessioni fatte ad Atene vi è un patto per l’astensione da qualsiasi “rollback” o “cambiamenti unilaterali” dalle misure delle riforme già esistenti. L’accordo, inoltre, non prevede di tagliare i livelli di debito della Grecia, un’altra promessa che Alexis Tsipras aveva fatto durante la campagna elettorale.

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In Libia c’è in gioco l’Europa

POLITICA di

La posizione ferma dell’ONU sul tentativo di mediazione lascia in sospeso questioni che troveranno risposta solo quando, in un modo o nell’altro si prenderà una seria iniziativa, qualunque essa sia. Non è pensabile un intervento fuori dall’ombrello dell’ONU ma è auspicabile che la faccenda si affronti a più livelli con un approccio integrato: che preveda proposte politiche e diplomatiche e sostegno diffusi, soluzioni regionali e nazionali (limitate all’area europea ed africana coinvolte) ed un’azione pragmatica nell’interesse della società libica.

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La crisi libica potrebbe essere un buon test per l’Europa, perchè è a livello europeo che dobbiamo affrontarla. È in gioco il modus operandi con cui l’Unione affronterà le emergenze ai suoi confini. L’Unione deve muoversi da Unione, compatta, anche se solo pochi Stati saranno attivamente coinvolti in una trattativa o in un’azione militare: quelli vicini per ragioni storiche o geografiche come Italia, Francia, Inghilterra e perfini Spagna e Germania. È un banco di prova a più livelli. L’Italia sarà sotto i riflettori, come lo sarà la nostra capacità politica e militare di reggere all’urto. D’altro canto il nostro compito ed il nostro merito sarà quello di tirare in ballo l’Europa e per farlo sarà necessaria una figura in grado di mediare sia all’interno che all’esterno (sempre che le tempistiche lo consentano). Il secondo livello è appunto europeo, qui sigioca la partita della fiducia tra Stati, cittadini, istituzioni comunitarie, la tenuta di una linea estera o di una solidarietà interna (non parliamo di politica estera perchè sembra essere troppo lontana ed inadeguata). O l’Europa agisce da Unione oppure è nuovamente a rischio non solola sua credibilità interna ma anche e soprattutto quella esterna, come hanno dimostrato in parte la crisi ucraina, l’embargo alla Russia, gli sbarchi dei migranti e perrestare in casa nostra la vicenda dei due fucilieri.

L’Europa sarà chiamata ad un impegno politico, diplomatico e militare. Quest’ultimo difficilmente avrà carattere di uma missione di peacekeeping, per il semplice fatto che non c’è alcuna pace da mantenere. Più probabilli saranno invece interventi di peace making e peace enforcing, il che significa prepararsi ad una guerra. Prima di queste soluzioni, che sono per loro stesso carattere non pacifiche anche se lo è il loro intento, il tentativo di mediazione non potrà che provenire dall’esterno. Attenzione andrà posta al ruolo per cui si proporrà l’Egitto. Attualmente al Sisi è molto attivo sul fronte libico per ragioni di sicurezza esterna ed interna (il suo è pur sempre un equilibrio instabile, che subirebbe forti sollecitazioni interne in caso di diffusione del clima fondamentalista). Gli Stati Africani potrebbero temere una crescita politica eccessiva del governo egiziano, già in passato offertosi come mediatore tra le diverse realtà islamiche e non.

È bene però che l’Europa trovi un accordo su un semplice punto, un dato di fatto: dobbiamo prepararci ad affrontare un futuro ricco di problematiche di vario genere di fronte al quale essere uniti sarà un vantaggio. Queste situaziini potranno essere un ottimo collante per l’Unione che, come tutte le unioni a carattere regionale ha dei confini ed è su questo che premeranno le future situazioni di instabilità. Le nazioni che rappresentano la cornice dell’area comunitaria e che saranno più esposte andranno sostenute politicamente, economicamente e militarmente. In questo quadro il ruolo anche simbolico di un intervento tedesco (il cui governo però sta agendo sul versante ucraino) sarebbe importante al fine di ricompattare la fiducia perduta tra gli Stati.

Se l’Europa non sarà in grado di fare questo, segnerà pesantemente il passo in un mondo che continuerà a correre e che rischia di travolgerla. Nel caso in specie l’esposizione maggiore è quella dei Paesi mediterranei, Italia in primis. Il problema che abbiamo in Libia è un problema arabo prima di tutto e poi internazionale capace di estendersi a tutto il nord Africa e, dato che l’antico Califfato inglobava anche la Spagna un coinvolgimento spagnolo sarebbe quanto meno auspicabile. Per ragioni storiche e culturali, perchè rappresenta un ponte tra due mondi. Allo stesso modo la Francia farebbe bene a proporsi attivamente sebbene per ragioni ovvie legate all’ultimo intervento, il governo francese come quello inglese farebbero meglio ad occupare una posizione di seconda fila rispetto ad una leadership sispera a guida italiana.

La risposta a questa emergenza deve essere europea, nel senso che sarebbe auspicabile che gli Stati europei prendessero l’iniziativa in ambito ONU. Qui si peserà la maturità delle istituzioni e l’adeguatezza dei suoi leaders. Non serve, come successo nel 2011 una concentrazione di fuoco sulla Libia ma una proposta politica che guidi questa nazione e per dimostrarsi all’altezza l’Europa dovrà fornire prima una prospettiva a se stessa.

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Francesco Danzi
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