GEOPOLITICA DEL MONDO MODERNO

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Il problema delle migrazioni: presto a Malta vertice europeo.

BreakingNews/EUROPA/POLITICA di

Ormai, com’è noto, l’Europa ha preso realmente coscienza del problema delle migrazioni. Questo sia da un punto di vista politico e strategico, che da un punto di vista umanitario, organizzativo e gestionale. Purtroppo, il più delle volte si scrive del fenomeno nelle pagine di cronaca oltre che su quelle di politica internazionale . Sui riflessi che vengono prodotti da questo fenomeno, comunque, si è scritta una mole inimmaginabile di testi e articoli ed ancora altro si scriverà.

Quello che finalmente sorprende è proprio un interesse diffuso e concreto da parte di tutte le istituzioni europee, che finalmente si affidano più ai fatti che alle parole e che continuamente, seppur in maniera e con metodi diversi, stanno affrontando il problema.

Una delle istituzioni europee che si occupa di asilo e di immigrazione è l’EASO, l’European Asylum Support Office, il cui motto è, per l’appunto, “Support is our mission”. Di questa Agenzia europea, che opera nel settore Justice and Home Affairs abbiamo già parlato, qui su europeanaffairs.media.

Il ruolo dell’Agenzia, e l’approccio critico e costruttivo ai problemi che affliggono il mediterraneo ed il Vecchio continente in questi giorni, saranno oggetto di una conferenza ufficiale che si terrà a La Valletta, il prossimo 23 settembre. All’evento parteciperanno, ovviamente, personalità politiche e tecnici, oltre che i Key Leaders del settore migrazione: tra essi Mattias Reute, capo della Direzione Generale “Migration & Home Affairs” della Commissione Europea, e, molto probabilmente anche qualche qualificato rappresentante dell’UNHCR.

Inoltre presenzieranno alcuni autorevoli rappresentanti di alcune differenti istituzioni nazionali degli Stati Membri che si occupano di asilo, migrazione e rifugiati oltre che delle Agenzie Europee che trattano immigrazione o materie continue, come FRONTEX.

Oltre all’analisi della situazione attuale, ed alla proposta di studio di nuove strategie europee condivise, i delegati cercheranno di individuare concretamente le modalità di incentivare ed incrementare la cooperazione e la reciprocità degli aiuti e del supporto tecnico tra gli Stati Membri nella delicata materia dell’asilo e di riflettere sulle possibili sinergie da istituire con le istituzioni dei Paesi Terzi, non UE, dove i fenomeni migratori prendono spesso il via.

Non da meno, verrà studiato quale potrebbe essere il futuro dell’Agenzia, come la stessa potrà allargare le sue competenze e le sue prerogative e quali potrebbero essere le imminenti prospettive ed opportunità.

Europeanaffairs.media seguirà i lavori di questo vertice, importantissimo in questo momento, nella speranza che il “supporto” fornito dall’EASO e dall’Europa, divenga anche strumento di risoluzione dei problemi e, soprattutto, di solidarietà.

 

 

La protezione dei dati personali in Europa

BreakingNews/ECONOMIA/INNOVAZIONE di

La protezione dati personali in Europa viaggia essenzialmente su due canali: quello giuridico–legislativo e quello più spiccatamente operativo, che produce i suoi effetti nel settore Affari Interni.

E in effetti, Bruxelles cerca da parecchio tempo di disciplinare la delicatissima materia, che trova chiaramente ampie difficoltà, a causa della notevole differenza dei sistemi giuridici degli Stati Membri.

Come abbiamo già avuto modo di accennare su europeanaffairs.media, l’Europa legifera secondo una procedura detta di co-decisione, affidata congiuntamente, anche se con compiti diversi, al Consiglio dell’Unione Europea ed al Parlamento Europeo.

Già da diverso tempo, infatti, sono allo studio del Consiglio due atti normativi: una direttiva ed un regolamento. Com’è noto, l’una vincola gli Stati Membri ad un risultato e, al massimo, entro determinate tempistiche, lasciando un discreto margine di discrezionalità ai Paesi interessati su come raggiungere l’obiettivo prefissato. L’altro strumento, invece, vincola in maniera dettagliata e specifica tutti gli Stati dell’Unione.

Al tavolo del Gruppo Consiliare che tratta la materia, denominato DAPIX (Data Protection Information Exchange) e delle sue articolazioni, siedono – quasi per tutti gli Stati Membri – rappresentanti della magistratura e delle autorità garanti della privacy, che si interfacciano di volta in volta sui vari capitoli ed articoli dei testi normativi in discussione e che relazionano in Patria sullo stato dei lavori. Intervengono in alcuni sottogruppi anche rappresentanti delle Forze di Polizia degli Stati Membri, che sono direttamente coinvolti nell’uso delle banche dati a scopi investigativi e giudiziari e che interloquiscono efficacemente sugli esiti prodotti da specifici atti normativi di settore, come ad esempio le c. d. Decisioni di Prüm.

Recenti indiscrezioni lasciano presagire che l’approvazione, quanto meno in sede consiliare, dei due testi normativi – l’uno con caratteristiche generali e l’altro recante disposizioni più stringenti –  sia abbastanza prossima e che uno spedito superamento degli ostacoli sia uno dei principali obiettivi dell’attuale presidenza di turno, al momento affidata al Granducato del Lussemburgo.

A latere del processo legislativo in atto non possiamo non citare la presenza di un’importante istituzione Europea: il G. E. P. D., il Garante Europeo della Protezione dei Dati.

Atteso che le Istituzioni europee trattano, raccolgono, registrano, conservano o utilizzano le informazioni connesse ai dati dei cittadini dell’Unione, uno dei principali task del Garante europeo è ovviamente quello di esercitare una funzione di controllo sul rispetto delle vigenti norme sulla privacy. Ma questa forma di controllo si estrinseca anche nella gestione delle denunce dei cittadini dell’Unione che ne invochino l’intervento e nelle gestione delle relative controversie, oppure nella sorveglianza sulle nuove tecnologie che a qualunque titolo possano influire sulla protezione dei dati. Non manca infine una funzione di consulenza per le istituzioni e gli organi dell’UE su tutti gli aspetti relativi al trattamento dei dati personali e delle relative politiche e legislazione. Il Ruolo di Garante Europeo è attualmente retto dal magistrato italiano Giovanni Buttarelli.

L’approvazione di una regolamentazione comune in materia di tutela e protezione dei dati personali, che meriterebbe molti volumi di trattazione, è una materia complessa e delicata che produrrà inevitabili ambiti anche nella sicurezza aziendale e nel sistema economico degli Stati Membri. Si pensi, ad esempio, all’istituzione della figura del Privacy Officer, che diventerà una figura chiave nel processo decisionale delle aziende e che si dovrà affiancare ai Security Manager aziendali anche nella gestione della sicurezza logica e digitale delle informazioni.

 

Guerra simulata, l’Esercito francese acquisisce la licenza di SWORD

BreakingNews/Difesa/INNOVAZIONE di

Un video-game che simula la guerra, ma non per gioco. Si tratta di SWORD, il miglior software di simulazione costruttivo messo a punto dalla MASA, gruppo all’avanguardia nel mercato dell’intelligenza artificiale, e acquistato dall’esercito francese con l’acquisizione di una licenza globale. SWORD consente alle unità simulate di esercitarsi su larga scala nella maniera più realistica possibile, minimizzando i costi operativi della preparazione del personale militare attraverso la simulazione di ambienti operativi dettagliati, l’animazione di forze congiunte e alleati, in un’ampia varietà di scenari di battaglia.

Si tratta, in sostanza, della soluzione immediata e simultanea al SOULT, il programma di simulazione per la preparazione operativa del Combined Forces e delle unità di logistica a terra presso la divisione, la brigata, e i posti di comando del gruppo di battaglia. Gli obiettivi dell’acquisizione – come nelle parole del Colonnello Philippe Dutroncy della divisione Network Operations Development Service, Comando Forze di Terra –  sono quelli di mettere a sistema la formazione simulata per approntare numerosi impegni operativi, e ottimizzarne gli strumenti nei centri di formazione per accrescere  la preparazione, le capacità e l’operatività dei soldati. SWORD può essere applicato in tutti i tipi di preparazione operativa per posti di comando, ma anche in aree specialistiche di formazione (Engineering, Intelligenza, Logistica, o unità chimiche, biologiche, radiologiche e nucleari), e consente la sperimentazione di future dottrine militari, la pianificazione delle missioni e l’analisi post-operativa delle azioni portate a termine.

L’utilizzo militare di questo sistema è il culmine di un processo di risposta alle attuali esigenze delle Forze Armate, cioè alla necessità di rendere flessibile la formazione disponendo di un organico ridotto. Il compito di gestire la distribuzione di SOULT e la sua assimilazione da parte del corpo militare spetta al CEISM, il Centro di competenza per la convalida dell’informazione e della simulazione che sovrintende la digitalizzazione nell’ambito delle Forze Armate francesi. Secondo il Colonnello Claude Chary, Comandante del CEISIM, «La sperimentazione di SWORD, condotta in sinergia con la scuola di ingegneria militare, è conforme alla politica di preparazione operativa decentrata delle Forze terrestri francesi in un quadro di interoperabilità dei sistemi di comunicazione».

Viviana Passalacqua

 

Obama in Alaska alla conferenza sui cambiamenti climatici

AMERICHE/BreakingNews/ECONOMIA/Energia di

Il presidente Obama continua la sua azione di sensibilizzazione nei confronti dei problemi derivanti dai cambiamenti climatici che sono spesso causa di fenomeni meteorologici devastanti.

In Alaska per partecipare a una conferenza sui cambiamenti climatici organizzata dagli Stati Uniti, il presidente ha voluto lanciare i nuovi piani del governo per aumentare la riduzione delle emissioni di Carbonio.

Questa conferenza si svolge nel paese dove maggiormente è sentita la tensione tra la necessità di produrre energia  e  l’impatto ambientale.

Nel mese di agosto il Presidente Obama ha presentato una serie di regolamenti per accelerare la riduzione delle emissioni di carbonio dalle centrali elettriche  con il termine di un anno per avere dagli Stati Federati  le proposte per la  riduzione delle emissioni. L’occasione del viaggio in Alaska ha permesso al Presidente di annunciare  nuovi provvedimenti per aumentare l’accesso delle famiglie alle energie rinnovabili e incentivare l’efficienza energetica.

A partire da questa conferenza gli Stati Uniti si apprestano  ad attuare i programmi di contrasto ai  cambiamenti climatici che fanno parte del piano di  interventi preparato per la Conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici 2015, che si terrà dal  30 novembre all’ 11 dicembre a Parigi.

In questa occasione la comunità internazionale intende firmare patti vincolanti volti a combattere il cambiamento climatico. In vista del vertice, i paesi stanno finalizzando i piani che presenteranno al vertice. Gli Stati Uniti hanno fissato un obiettivo di riduzione delle emissioni di gas serra del 26-28 per cento rispetto ai livelli del 2005 entro il 2025. La Cina sta puntando a ridurre le emissioni per unità di prodotto interno lordo entro il 60-65 per cento rispetto ai livelli del 2005 entro il 2030.

Il vertice di Parigi potrà far scaturire un accordo molto più completo e fattivo di quanto non sia il Protocollo di Kyoto. La portata del successo si potrà misurare sulle decisioni delle nazioni emergenti come Cina e Argentina che più necessitano di energia per il loro sviluppo.

Per i paesi in via di sviluppo purtroppo l’energia fossile sarà ancora l’unica vera risorsa per le sue caratteristiche di economicità, mentre fonti più costose inciderebbero troppo nel loro sviluppo.

Alaska è forse il luogo in cui questi interessi in conflitto sono più evidenti. L’amministrazione Obama ha permesso alla multinazionale petrolifera  Shell di  iniziare la perforazione nel Mare Glaciale Artico questa estate, e alcuni dei politici più importanti dell’Alaska sono stati fermi  sostenitori dell’industria del petrolio e del gas naturale.

L’industria del petrolio e del gas naturale rappresentano circa l’80 per cento delle imposte statali dell’Alaska. L’economia dell’Alaska si basa sostanzialmente  sulla produzione e la vendita di risorse naturali, tra cui le risorse energetiche che sono il prodotto  più importante e prezioso.

Tuttavia, il cambiamento climatico continuerà a sfidare anche  l’Alaska, la regione artica è una parte importante del sistema climatico della Terra.

Lo Scioglimento delle calotte polari e l’aumento del  deflusso di acqua dolce potrebbe influenzare la circolazione oceanica e l’assunzione di acqua dolce del Mar Glaciale Artico. Neve, vegetazione e ghiaccio  hanno anche un ruolo importante nel riflettere la luce e le radiazioni del sole.

 

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Cyberattacco alla Dixons Carphone: 2,4 mln di clienti colpiti

Difesa/EUROPA/INNOVAZIONE di

Colpito uno dei più importanti retailer del Regno Unito. L’obiettivo erano informazioni e dati sensibili privati. Dopo avere adottato le necessarie misure di sicurezza, l’azienda si è scusata con la clientela.

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Il 3 agosto scorso i tecnici della Dixons Carphone, uno dei maggiori retailer del Regno Unito in prodotti di telefonia mobile, hanno rilevato un data breach nei propri sistemi e il conseguente furto di dati personali e sensibili di circa 2,4 milioni di clienti. Fra questi, circa 90.000 corrono il rischio che siano stati violati i propri codici di accesso a carte di credito e conti correnti online.

La notizia è stata divulgata soltanto alcuni giorni dopo con le parole del CEO Sebastian James che, porgendo le scuse di rito alla clientela, ha assicurato che l’azienda si è immediatamente adoperata mettendo in atto tutte le azioni all’uopo necessarie e adottando misure di sicurezza addizionali. Nel frattempo i siti colpiti dall’attacco, OneStopPhoneShop.com, e2save.com e Mobiles.co.uk, sono stati messi offline così come sono stati sospesi i servizi ID Mobile, TalkTalkMobile e TalkMobile.

La Dixons Carphone assicura che, in virtù del proprio modus operandi per divisioni separate, l’attacco è stato circoscritto a questi obiettivi. Si sarebbe trattato di un attacco complesso, iniziato circa due settimane prima della violazione effettiva. Disorientati i clienti, che avendo avuto notizia da parte della società della problematica di venerdì, hanno avuto difficoltà e disagi nel contattare le banche nel weekend.

La Dixons Carphone, nata nel 2014 dalla fusione fra Dixons Retailer e Carphone Warehouse, nel mese di Luglio aveva registrato una crescita di ricavi del 21%, e un aumento netto delle vendite nelle controllate irlandesi dell’8%.

Quotata alla City ha però scontato l’attacco con una flessione dell’1,7% del valore azionario e i problemi potrebbero non essere finiti. L’ente regolatore britannico, l’Information Commissioner’s Office, ha aperto un’inchiesta e, se riscontrasse che la società non ha posto in essere adeguate misure di prevenzione, potrebbe comminare una sanzione di 500.000,00 sterline.

A differenza del caso italiano Hacking Team, la vicenda britannica si configura come un fenomeno di cyber crime, il cui fine non è porre in essere un’azione diretta contro la sicurezza di uno stato, ma furto di informazioni contro i privati. Il mercato, sostengono gli esperti, è ricco. I dati di accesso a conti correnti e carte di credito valgono da 5 a 10 Sterline l’uno, mentre un set completo di dati personali può valere anche il doppio.
Leonardo Pizzuti

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La Difesa italiana nel contesto globale

Difesa/EUROPA/POLITICA di

Intensificare lo sforzo della Difesa italiana per mantenere stabilità nelle aree di crisi, facendo i conti con i nuovi tagli imposti al settore e massimizzando i benefit delle cooperazioni internazionali.

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E’ questo il nuovo indirizzo della politica militare nazionale, inserita in un sistema di relazioni globali che da un lato garantiscono il supporto di sinergie operative e tecnologiche, dall’altro esigono risposte efficienti alle nuove sfide poste dal contesto geopolitico mondiale. Mentre l’America ci chiede formalmente di impegnarci ad arginare il problema dell’Ucraina e distendere i rapporti con la Russia, l’Europa ci affida un ruolo preponderante nella risoluzione della crisi mediterranea che la minaccia da vicino.

Ciò significa instaurare un dialogo “super partes” con i Paesi del medio oriente, rinsaldare i rapporti fondamentali con l’Egitto, appianare la questione libica, monitorare le rotte dei migranti e assumerci la responsabilità di stabilizzare l’intera area. Significa, soprattutto, acquisire una leadership che garantisca l’efficacia di strumenti collettivi quali l’Unione Europea e l’Alleanza atlantica per il rafforzamento della Politica Comune di Sicurezza e Difesa, promuovere la condivisione delle risorse tra i Paesi membri, anche in termini di misure fiscali che favoriscano incentivi al comparto militare.

Come da direttive del Libro Bianco presentato dal Ministro Pinotti, l’Italia punta a preferire le partnership multilaterali a quelle bilaterali, in assoluta controtendenza rispetto al passato, allo scopo di valorizzare il legame transatlantico alla luce dell’intesa tra la dimensione europea della Difesa e la NATO. Individuate quindi nelle regioni euro-atlantica e mediterranea le aree d’intervento prioritarie su cui concentrare gli sforzi, la presenza dei nostri militari impegnati in operazioni marginali è stata considerevolmente ridotta.

Delle oltre trenta missioni sparse in tutti i continenti, dunque, ne restano attive ventiquattro, in ambito ONU, NATO e UE. Tra queste, strategiche le missioni UNIFIL e MIBIL in Libano, volte a supportare la popolazione e le condizioni socio-economiche del Paese a seguito del conflitto siriano; la Risolute Support in Afghanistan, successiva ad ISAF e incentrata sull’addestramento delle milizie afghane; la KFOR in Kosovo, che garantisce il supporto alle organizzazioni umanitarie per l’assistenza ai profughi; le missioni European Union Training Mission in Mali, contro i gruppi terroristici locali, e in Somalia, dove l’Italia partecipa alla strategia europea per la sicurezza nel Corno d’Africa; l’operazione Prima Parthica in Iraq, di contrasto all’Isis, e infine la MIL in Libia, successiva alla guerra civile scaturita dalla caduta di Gheddafi.
Viviana Passalacqua
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La Difesa “tecnologica”

BreakingNews/Difesa/INNOVAZIONE di

«Se gli Alleati non avessero compreso il funzionamento della macchina cifrante ENIGMA, la Seconda guerra mondiale avrebbe avuto un esito diverso», dichiarò l’Ufficiale dell’Intelligence inglese Frederick Wintherbotham, prefigurando il trend che di lì in poi avrebbe caratterizzato per sempre l’evoluzione dei conflitti. Si è parlato a più riprese di guerra “elettronica” e “tecnologica”, per indicare lo sviluppo di diverse modalità di combattimento incentrate su ricerca e innovazione.

Ma il progresso gioca un ruolo fondamentale anche in fatto di strategie di risposta all’offensiva moderna, volte a riportare stabilità in quadri geopolitici compromessi. Si pensi all’accumulo di dati biometrici per l’identificazione dei jihadisti tramite “scansione” dell’iride messo a punto dagli statunitensi, come pure ai Predator, i droni dell’Aeronautica italiana serviti a spiare le mosse di libici e afghani. Ne deriva la necessità di rafforzare la cooperazione non soltanto fra i diversi Paesi, ma anche più direttamente fra l’Esercito e i poli specifici dell’industria e dell’università. Una sinergia irrinunciabile, questa, per far fronte in maniera efficiente alle minacce del terrorismo internazionale e degli attacchi cibernetici.

E’ necessario un sistema di sicurezza moderno, basato sullo sviluppo di “sistemi duali”, destinati cioè ad un utilizzo sia civile che militare, che rivoluzioni la cultura stessa del settore. Strumentazioni all’avanguardia e personale addestrato al loro utilizzo. In tal senso, il Libro Bianco della Difesa parla chiaro: occorre una pianificazione pluriennale trasparente, che garantisca l’efficienza delle risorse e un’adeguata valorizzazione delle eccellenze industriali nazionali importanti sia dal punto di vista dell’innovazione, sia in termini di ricaduta occupazionale. Imprese, cioè, che rappresentano un importante elemento di crescita per l’Italia, ad oggi leader di settore nei comparti dell’aerospaziale e della produzione di armi. Per far questo, specifici piani individueranno i distretti su cui puntare, dando vita a partnership delineate tra Difesa, imprenditoria, università e mondo della ricerca. La programmazione riguarderà anche le voci di spesa. Ultimo acquisto segnato sul bilancio della Difesa, quello di apparati americani per la dotazione missilistica degli aerei robot, mentre fra le novità dell’industria di settore “made in Italy”, i potentissimi droni “Piaggio”.

Viviana Passalacqua

 

 

Libia: la comunità internazionale aspetta Tripoli

Settimana decisiva per la composizione del governo di unità nazionale. Il ministro degli Esteri Gentiloni e il mediatore Onu Leon sono in pressing sul premier Abusahmin. All’orizzonte si profila un possibile intervento militare sotto l’egida delle Nazioni Unite. L’Isis però diffonde un video in cui minaccia l’esecutivo di Tobruk.

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“Questo è un avvertimento ad Haftar e ai suoi compagni, gli atei che si riuniscono nel Parlamento, noi non saremo tolleranti, avremo piacere a sgozzarvi”. Queste le parole pronunciate dal jihadista Abu Yahya Al-Tunsi in un video diffuso in rete dall’Isis libico e dal titolo “Messaggio di Sirte”. Le minacce dirette al governo di Tobruk arrivano nella settimana decisiva per la formazione del governo di unità nazionale, sul quale deve sciogliere le riserve l’esecutivo di Tripoli.

Proprio non più tardi del 1° agosto, il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni e il mediatore Onu Bernardino Leon hanno incontrato il premier di Tripoli Nuri Abusahmin. Nell’incontro, avvenuto in Algeria, si è cercato di dare un seguito all’accordo di Shikat di due settimane fa in cui tutte le fazioni, a parte il governo sostenuto dai Fratelli Musulmani, hanno messo nero su bianco la firma per l’istituzione di un governo di unità nazionale. Nonostante le molte difficoltà nei negoziati in questi ultimi mesi, il fatto che Tripoli abbia continuato a negoziare, può far presagire che l’accordo non sia poi così distante.

C’è tuttavia urgenza da parte delle istituzioni internazionali. Un’istituzione governativa stabile, infatti, darebbe il via libera ad una possibile missione militare, ormai chiesta a gran voce dalla comunità internazionale, sotto l’egida Onu. I Paesi in campo sarebbero l’Italia, la Francia, la Germania, la Gran Bretagna, la Spagna e gli Stati Uniti che, secondo il quotidiano La Repubblica, fornirebbero solo l’appoggio logistico all’operazione.

Intanto, il 3 agosto un altro video è stato diffuso in rete. Il filmato documenta le torture subite da Saadi Gheddafi, secondogenito del Rais, nel carcere di Tripoli. Immagini quanto mai eloquenti e quanto mai dure che porteranno all’apertura di un’inchiesta da parte della Procura Generale di Tripoli.
Giacomo Pratali

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Migranti a Calais – “Le parole sono importanti”, Cameron!

EUROPA/POLITICA/Varie di

Se fosse stato un personaggio surreale nel film “Palombella rossa”, avendo come interlocutore il Nanni Moretti impietoso di allora, David Cameron, il premier britannico, si sarebbe preso un ceffone memorabile sulle guanciotte rosee (molto british) e si sarebbe memorizzato a vita un “le parole sono importanti!!!” a seguito di quanto dichiarò ieri in tema di migranti.

“È molto complicato, lo capisco, perché c’è uno sciame di persone che arrivano attraverso il Mediterraneo, cercando una vita migliore; che vogliono venire in Gran Bretagna perché la Gran Bretagna ha posti di lavoro, è un’economia in crescita…”. Lo dice nel corso di un’intervista televisiva durante il suo tour in Vietnam, usando parole inopportune, perché no, sbagliate, per riferirsi ai migranti che da giorni tentano di attraversare l’Eurotunnel partendo da Calais.
La Gran Bretagna “non è un rifugio” per migranti e “sarà fatto tutto il necessario per garantire che i nostri confini siano sicuri”, ripete senza sosta Cameron in questi giorni. Ma in quell’intervista rilasciata a ITV News dal Vietnam, il premier si è lasciato andare usando una terminologia inaccettabile.

cameron

Un commento “irresponsabile” e “disumanizzante” lo ha definito il Consiglio per i rifugiati britannico: “Questo tipo di retorica – aggiunge l’organizzazione – è molto irritante e arriva in un momento in cui il governo dovrebbe concentrarsi e lavorare con le controparti europee per rispondere con calma e compassionevolmente a questa terribile crisi umanitaria”. Cameron si dovrebbe ricordare che sta parlando di “persone non di insetti”, ha attaccato nel corso di un’intervista alla Bbc la leader ad interim dei Labour , Harriet Harman: “Credo che sia molto preoccupante – ha detto – che Cameron sembri voler aizzare la gente contro i migranti a Calais”. Anche Andy Burnham, altro contendente nella competizione per la leadership laburista, su Twitter condanna: “Cameron che chiama i migranti ‘sciame’ è a dir poco vergognoso”.
“Cameron rischia di disumanizzare alcune delle persone più disperate del mondo. Stiamo parlando di esseri umani, non insetti”, critica anche il leader dei liberal-democratici britannici, Tim Farron. “Usando il linguaggio del primo ministro” ha aggiunto “ perdiamo di vista quanto disperato deve essere qualcuno che si aggrappa al fondo di un camion o in treno per la possibilità di una vita migliore”.
Quando a distanziarsi da tale linguaggio è pefinoNigel Farage,il leader di UKIP, celebre per la sua posizione anti-migratoria, suggerendo che il linguaggio del premier era “parte di un suo sforzo per apparire forte sull’immigrazione” e che lui non avrebbe usato un linguaggio simile.

Il rappresentante speciale del segretario generale delle Nazioni Unite per le migrazioni, Peter Sutherland ha ricordato che il dibattito nato sui migranti in arrivo da Calais “è decisamente eccessivo”: “Stiamo parlando – ha detto alla Bbc – di un numero di persone relativamente piccolo rispetto a quello che altri Paesi si stanno trovando a fare e che devono essere aiutati da Francia e Gran Bretagna”. In numeri: la Germania l’anno scorso ha ricevuto 175 mila domande di asilo e Londra 24 mila. “Qui stiamo parlando a Calais di un numero di persone tra le 5 mila e le 10 mila che vivono in condizioni terribili. La prima cosa che dobbiamo fare collettivamente è occuparci delle loro condizioni invece di parlare di costruire muri”.

Intanto, il dibattito sul “che fare” si infuoca ogni giorno tra i sudditi si Sua Maestà. “Gli importanti flussi migratori provenienti da Siria e Africa subsahariana sono una realtà. Non sono il risultato di trattati o di direttive dell’UE. Certi rifugiati tenteranno con tutti i mezzi di giungere in Gran Bretagna passando dalla Francia. Soltanto i Paesi che cooperano malgrado tutte le difficoltà potranno gestire, o diminuire, un movimento migratorio tanto forte … Il problema non è puramente britannico o puramente francese, è una questione comunitaria. Deve essere risolto in comune, in un modo tanto umano quanto risolutivo”, riporta The Guardian il 29 luglio.

Il ministro dell’Interno britannico Theresa May ha annunciato lo stanziamento di altri 7 milioni di sterline (10 milioni di euro) per rafforzare la sicurezza nei terminal di imbarco dell’Eurotunnel a Coquelles, nel Nord della Francia, al termine del suo incontro con l’omologo francese Bernard Cazeneuve. L’annuncio arriva dopo che Eurotunnel ha riferito dell’incursione lanciata in queste notti da parte di circa 2.000 migranti che tentano il tutto e per tutto per attraversare la Manica e raggiungere la Gran Bretagna.

Si rischia la vita ogni notte e, a volte, la si perde, come è accaduto la sera del 27 luglio quando, a perdere la vita, è stato un ragazzo sudanese di 20 anni rimasto schiacciato da un camion. A Parigi, un altro, di nazionalità egiziana, è rimasto fulminato mentre cercava di salire su un treno Eurostar.

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“Con la Francia lavoriamo a stretto contatto su una situazione che interessa  entrambi i Paesi. La Francia ha gia’ rafforzato il proprio dispositivo di polizia. Il governo del Regno Unito stanziera’ altri 7 milioni di sterline per la sicurezza a Coquelles”, ha detto May. Questi ulteriori 7 milioni si aggiungono agli oltre 15 stanziati in precedenza. Stando all’ultimo conteggio ufficiale, di inizio luglio, sono circa 3.000 i migranti presenti a Calais, per la maggior parte eritrei, etiopi, somali ed afgani.

Queste sono le misure alle quali si affidano le autorità per sedare ogni tentativo di passaggio dei migranti nel tratto della frontiera sottomarina più celebre del mondo. A sentire loro, però, nulla potrà fermare i tentativi di raggiungere l’obiettivo finale. Di certo, pensare a viaggi e odissee che durano anni per arrivare fin lì, nulla lascia pensare che l’ostacolo ultimo potrà mai farli desistere.

Il Tunnel della Manica, che collega la Gran Bretagna all’Europa continentale, divenne operativo, dando la possibilità di transitare via terra a persone e merci per ben 39 km sottomarini, dal 1994 dopo ben 8500 anni, ovvero dalla fine dell’ultima glaciazione. Una conquista dell’umanità, un’unificazione materiale che, per il suo stesso funzionamento particolare, fa da passaggio e barriera.

RCS – Galileo, Pansa: gravi danni alle inchieste

BreakingNews/INNOVAZIONE di

Il capo della Polizia, accompagnato dal capo della Polizia Postale, in sede di audizione davanti al Copasir (Comitato Parlamentare Sicurezza della Repubblica). Sebbene la seduta fosse riservata si e’ potuto apprendere che molte inchieste, incluse quelle contro il terrorismo, sono state interrotte per l’impossibilita’ di continuare ad utilizzare il software RCS – Galileo.

Tutto l’apparato di sicurezza italiano, civile e non, appare gravemente menomato dall’intrusione, verificatasi all’inizio del mese di Luglio, nei terminali della società milanese Hacking Team. Il materiale scaricato dagli hacker e’ stato poi reso pubblico da Wikileaks. Fra esso anche parte del codice sorgente di Galileo, ora liberamente riproducibile da qualsiasi programmatore con un background adeguato.

Gia’ all’indomani dell’attacco l’Ambasciatore Giampiero Massolo, direttore del Dipartimento Informazioni per la Sicurezza, aveva messo in guardia sui rischi che l’attacco comporta per Italia, principale cliente della Hacking Team.

Nelle prossime settimane verrano ascoltati dal Copasir anche i vertici degli altri organi di sicurezza della Repubblica.

Leonardo Pizzuti
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