GEOPOLITICA DEL MONDO MODERNO

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ECONOMIA - page 3

La Cina in Europa, colonia o partner?

ASIA PACIFICO/ECONOMIA di

Si potrebbe semplicemente trattare di una scelta: visto che l’Europa politica non esiste, preferiamo essere una colonia americana o cinese? Fino a poco piu’ di trent’anni or sono il dilemma non si poneva. Sembrava che tutto il cammino davanti a noi fosse segnato: l’Europa sarebbe stata sempre piu’ unita e avrebbe riconfermato la sua appartenenza al mondo occidentale, vicina agli USA ma finalmente su un livello di parità. Quel sogno che sembrava scritto nel destino è praticamente svanito nel nulla e sarà già un miracolo se continuerà ad esistere almeno il mercato unico delle merci. Anche l’Euro, nato male perché fatto “prima” dell’omogeneizzazione finanziaria, fiscale e, soprattutto, politica mostra la corda e ci si domanda se, come e quanto tempo potrà sopravvivere.

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La Cina dilaga nel mondo, sostituirà gli stati Uniti?

ASIA PACIFICO/ECONOMIA di

Durante il suo recente viaggio in Cina, il nostro Ministro dell’economia Giovanni Tria ha anticipato che la Banca d’Italia includerà tra le nostre riserve valutarie anche i titoli di Stato cinesi in renminbi. La cosa potrebbe essere una delle risposte alla politica protezionista del Presidente americano Trump o anche una semplice prudenza per garantirsi da variazioni imprevedibili del valore del dollaro controllato dalla Federal Reserve.

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Uzbekistan: Danieli si aggiudica commessa per 160 mln euro

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Il gruppo Danieli, multinazionale italiana con sede a Buttrio (Udine), uno dei leader a livello mondiale nella produzione di impianti siderurgici chiavi in mano, si è assicurata un contratto da 160 milioni di euro per la costruzione di un tender per il nuovo impianto industriale presso il complesso metallurgico di Bekabad in Uzbekistan, ai confini con il Tagikistan, destinato alla produzione di acciai laminati a caldo.

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Protom acquisisce la brasiliana Ambra Solutions per crescere nell’aerospazio e automotive in Sud America

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L’operazione è frutto di un attento scouting reso possibile da un finanziamento SIMEST, grazie al quale il Gruppo ha potuto aprire nel Paese una sede commerciale. Dal fine 2017 l’azienda è Elite, il programma di Borsa Italiana per le imprese ad alto potenziale. Protom, gruppo che opera nell’ambito dell’Advanced Engineering e della Information Technology, acquista la società brasiliana Ambra Solutions, realtà attiva nei settori di Aerospace ed Automotive, con sede a São José dos Campos, polo tecnologico e sede del maggior complesso aerospaziale dell’America Latina. A supporto dell’acquisizione un importante piano di investimenti. Continue reading “Protom acquisisce la brasiliana Ambra Solutions per crescere nell’aerospazio e automotive in Sud America” »

Georgia, L’Italiana ANAS si aggiudica gara per progetto nuova autostrada

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n occasione della visita di Stato del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella in Georgia, l’amministratore delegato di Anas (Gruppo FS Italiane), Gianni Vittorio Armani, insieme ad altri imprenditori italiani, si è recato a Tbilisi dove l’Azienda, attraverso la sua controllata Anas International Enterprise, ha in corso diverse attività sul territorio finalizzate allo sviluppo del sistema infrastrutturale locale.

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L’Unione europea e la Cina intensificano la cooperazione

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Il 16 luglio, contemporaneamente al vertice di Helsinki tra Donald Trump e Vladimir Putin, a Pechino si è tenuto il 20° summit tra Unione europea e la Repubblica Popolare Cinese.

L’UE, rappresentata dal Presidente della Commissione europea, Jean-Claude Juncker e dal Presidente del Consiglio europeo, Donald Tusk, si è dunque seduta per la ventesima occasione al tavolo delle negoziazioni con la Cina, rappresentata dal Primo Ministro Li Keqiang, firmando una dichiarazione congiunta.

Al summit hanno altresì partecipato il vicepresidente della Commissione europea per l’occupazione, la crescita, gli investimenti e la competitività, Jyrki Katainen, la commissaria europea per il commercio, Cecilia Malmström, nonché il commissario per i trasporti, Violeta Bulc; inoltre Tusk e Juncker hanno avuto l’occasione di incontrare il Presidente della Repubblica Popolare Cinese, Xi Jinping.

A partire dal 1998 il summit in questione si tiene regolarmente ogni anno, fatta eccezione del 2008 e del 2011, anni in cui esso venne sospeso a causa dell’inasprimento delle tensioni tra l’Unione europea e la leadership cinese.

Le relazioni diplomatiche tra UE e Cina sono state avviate solo nel 1975 ed è rilevante che la vocazione universale e giuridica propria dell’Unione europea si è spesso scontrata con la vocazione centralizzata e politica della Repubblica Popolare Cinese; tali relazioni sono state caratterizzate nel corso degli anni da avvenimenti come le forti restrizioni imposte dall’Unione in seguito al massacro di Tiananmen del 4 giugno 1989, l’avvicinamento avvenuto alla fine del secolo scorso dovuto al dibattito sull’entrata della Cina nel World Trade Organization (WTO) ed il successivo inasprimento delle relazioni diplomatiche causato dalle repressioni in Tibet del 2008.

La dichiarazione congiunta, frutto del 20° summit, costituita da quindici pagine, illustra l’impatto positivo che tale partenariato può avere, in particolare nel fronteggiare le sfide globali e regionali quali i cambiamenti climatici, le minacce alla sicurezza e la promozione di un commercio aperto ed equo. Il documento rimanda spesso alle regole dell’ordinamento internazionale ed ai pilastri del sistema dell’Organizzazione delle Nazioni Unite, vale a dire pace e sicurezza, sviluppo e diritti umani, affermando che le due parti si impegnano a risolvere in maniera pacifica le controversie, ai sensi del diritto internazionale.

All’interno delJoint Statement appare evidente come le due parti abbiano tentato di rafforzare i punti di connessione, in virtù delle recenti tensioni nelle relazioni con gli USA.

In particolare, la denuclearizzazione della penisola coreana risulta essere una priorità per entrambe le parti, le quali concordano che l’organizzazione di vertici tra Stati Uniti e Corea del Nord nonché tra quest’ultima e la Corea del Sud, rappresentano la giusta via da intraprendere al fine di giungere ad una risoluzione della crisi coreana; inoltre, a tal proposito, le parti hanno affermato la fondamentale importanza per la non-proliferazione internazionale del Joint Comprehensive Plan of Action (JCPOA), il trattato sul nucleare iraniano. In tale settore, dunque, l’Unione europea e la Cina si schierano in modo unitario contro le recenti politiche intraprese da Donald Trump.

Le due parti condividono anche la speranza di un processo di pace in Medioriente, fondato sull’istituzione di due stati, in grado di vivere “l’uno vicino all’altro, in sicurezza, all’interno di un sistema internazionale in cui vengono riconosciuti i confini, con Gerusalemme loro capitale”; pertanto, anche in tale settore, la Cina e l’UE inviano un chiaro segnale alle politiche pro-israeliane intraprese dal presidente statunitense, a cui gran parte del mondo è avverso.

Inoltre, all’interno della dichiarazione, si afferma l’esigenza della risoluzione della crisi siriana, mediante maggiori aiuti umanitari e protezione della popolazione civile e si definisce come il processo di pacificazione in Afghanistan debba rimanere una questione interna, priva di interferenze di forze esterne.

E‘evidente che tutti i conflitti presi in considerazione dai due partner riguardano zone in cui sia Bruxelles che Pechino vantano interessi particolari, legati sia alla sicurezza che all’economia.

Relativamente all’economia ed al commercio, Cina ed Unione europea, alla luce delle tensioni tra USA e Cina nonché tra USA e UE, hanno rafforzato un dialogo precedentemente meno evidente,  al fine di promuovere “un’economia mondiale aperta, incrementando la liberalizzazione del commerci e  degli investimenti, resistendo al protezionismo e all’unilateralismo, rendendo possibile una globalizzazione ancora più aperta, bilanciata, inclusiva e beneficiaria per tutti”; inoltre i leader hanno affermato di impegnarsi a favore di una riforma dell’Organizzazione mondiale del commercio;

“È un dovere comune dell’Europa e della Cina, dell’America e della Russia, non distruggere questo ordine, ma migliorarlo; non avviare guerre commerciali, che così spesso nella nostra storia si sono trasformate in accesi conflitti, ma riformare in modo coraggioso e responsabile l’ordine internazionale fondato su determinate regole” ha sostenuto il Presidente del Consiglio europeo Donald Tusk.

All’interno del Joint Statement si fa altresì riferimento alle possibilità di maggiore interconnessione marittima, aerea, su ferro e su gomma conferite dalla “Nuova Via della Seta”, nonché dal Piano di investimenti dell’UE e dal Network Trans-Europeo dei Trasporti.

In conclusione, rilevante è l’introduzione senza precedenti del Fondo di Co-investimento UE-Cina, il quale si configura come una valida alternativa all’Asian Infrastructure Investment Bank (AIIB).

Il Presidente della Commissione europea, Jean-Claude Juncker, ha affermato ” Sono sempre stato un forte sostenitore del potenziale del partenariato UE-Cina e nella realtà attuale tale partnership è più importante che mai”.

L’Unione europea e la Cina, dunque, hanno intenzione di intraprendere al meglio la via dello sviluppo delle relazioni diplomatiche, le quali avrebbero ripercussioni sull’intero sistema delle relazioni internazionali.

Flessione nell’Export Italiano ecco l’analisi dell’IStat

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A maggio si accentua la flessione congiunturale delle esportazioni verso i paesi Extra UE, che segue il lieve calo registrato ad aprile. Anche su base annua le esportazioni sono in flessione. Contribuiscono in particolare al dato tendenziale negativo la flessione delle vendite di macchinari e apparecchi n.c.a. (verso Stati Uniti, paesi OPEC, Turchia e Russia) e delle esportazioni verso la Cina (articoli di abbigliamento, autoveicoli e prodotti chimici). A maggio 2018 si stima una riduzione congiunturale per entrambi i flussi commerciali con i paesi extra Ue, più marcata per le esportazioni (-3,0%) rispetto alle importazioni (-0,8%).

La flessione congiunturale delle esportazioni è estesa a tutti i raggruppamenti principali di industrie, con l’eccezione dei beni di consumo non durevoli (+1,3%). Dal lato dell’import, la contrazione è più intensa per i beni di consumo non durevoli (-4,1%). Le importazioni di beni di consumo durevoli (+12,2%) sono invece in forte crescita. Nell’ultimo trimestre, la dinamica congiunturale dell’export verso i paesi extra Ue si conferma lievemente negativa (-0,3%), con flessioni più accentuate per i beni di consumo durevoli e l’energia (-5,1% per entrambi) e di intensità minore per i beni di consumo non durevoli e i beni intermedi (-2,5% per entrambi).

La crescita congiunturale delle vendite di beni strumentali rimane sostenuta (+4,5%). Nello stesso periodo, le importazioni registrano una crescita congiunturale pari a +3,1%, determinata soprattutto dall’energia (+5,0%) e in misura minore dai beni di consumo durevoli e beni strumentali (+3,4% entrambi). A maggio 2018, le esportazioni sono in diminuzione anche su base annua (-2,7%). La flessione è marcata per i beni strumentali (-9,2%) e i beni di consumo durevoli (-3,9%). Le importazioni registrano una riduzione tendenziale (-1,4%), determinata principalmente dai beni strumentali (-14,9%) e dai beni di consumo non durevoli (-9,9%).

Il surplus commerciale a maggio 2018 è stimato pari a +2.368 milioni, in riduzione rispetto a +2.650 milioni di maggio 2017. Da inizio anno aumenta l’avanzo nell’interscambio di prodotti non energetici (da +24.429 milioni di gennaio-maggio 2017 a +25.155 milioni di gennaio-maggio 2018). Ancora con riguardo al confronto tendenziale, a maggio 2018 l’export verso i paesi OPEC (-16,5%), Turchia (-11,3%) e Russia (-10,7%) è in flessione. In aumento le vendite di beni verso India (+11,9%), Svizzera (+6,2%) e i paesi ASEAN (+5,3%). Gli acquisti da Giappone (-50,0%) e paesi ASEAN (-12,0) registrano flessioni tendenziali molto ampi della media delle importazioni, mentre sono in aumento quelli dai paesi OPEC (+28,6%) e dalla Russia (+7,4%).

L’UE e l’Unione dell’energia: accordo sull’efficienza energetica e sulla governance

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Garantire l’accesso ad un’energia sicura, economica e rispettosa del clima: questa è la ratio dell’ambiziosa intesa relativa all’efficienza energetica ed alla governance dell’Unione dell’energia, raggiunta dai negoziatori delle principali istituzioni dell’Unione europea, Commissione, Parlamento e Consiglio.

Tale ambiziosa intesa si configura come il quadro normativo che favorirà l’ascesa dell’UE nel settore delle energie rinnovabili, ponendo al primo posto l’efficienza energetica, offrendo un equo trattamento ai consumatori e stabilendo la rotta per la politica energetica comunitaria.

Nel dettaglio, il 19 giugno, i negoziatori hanno delineato una nuova direttiva sull’efficienza energetica, avente l’obiettivo di riduzione dei consumi a livello europeo del 32,5% entro il 2030, con una clausola di revisione al rialzo entro il 2023, al fine di tener conto delle significative riduzioni dei costi derivanti dai mutamenti economici e tecnologici. Nelle prime ore del 20 giugno le principali istituzioni europee hanno, altresì, dato vita ad un nuovo regolamento sulla governance dell’Unione dell’energia, stabilendo i meccanismi di lavoro del progetto dell’Unione energetica, nonché una legislazione nell’ambito della quale gli Stati membri possono operare e realizzare gli obiettivi climatici ed energetici dell’Unione.

L’obbligo di risparmio energetico nazionale degli Stati membri è fissato ad almeno lo 0,8%, inoltre, sono state previste delle misure volte ad incrementare la trasparenza delle bollette del riscaldamento, appannaggio dei consumatori; ogni stato membro è tenuto a presentare un primo “Piano nazionale integrato per l’energia ed il clima” entro il 31 dicembre 2019, il quale riguarderà il periodo compreso tra il 2021 ed il 2030 ed includerà obiettivi, finanziamenti, politiche e misure nazionali per ciascuna delle cinque dimensioni dell’Unione dell’Energia, vale a dire la decarbonizzazione, l’efficienza energetica, la sicurezza energetica, il mercato energetico interno e la dimensione della ricerca, innovazione e competitività.

Gli Stati membri sono chiamati, inoltre, ad elaborare strategie a lungo termine in grado di definire le loro misure politiche fino al 2050 ed a tal proposito, il punto più critico dei negoziati ha riguardato la richiesta degli europarlamentari di inserire una clausola per le emissioni zero nette entro il 2050, richiesta che è stata abbandonata.

L’intesa raggiunta implica l’esigenza di stimolare la partecipazione attiva dei cittadini e delle autorità locali e regionali, ciò stabilirà nuove relazioni tra i vertici europei e la popolazione comunitaria, creando un più vasto consenso in materia di energia e clima, al fine di individuare le strategie migliori di transizione energetica. Vi è inoltre la necessità di cooperazione tra i diversi Stati membri, coerentemente agli obiettivi dell’UE, nonché l’obbligo, istituito per la prima volta, di aiutare gli Stati maggiormente vulnerabili, come quelli colpiti dalla povertà energetica, tema che deve essere affrontato nell’ambito dei Piani nazionali.

Relativamente al ruolo delle istituzioni europee, la Commissione sarà deputata a valutare i Piani nazionali, formulerà delle raccomandazioni o adotterà delle misure collettive qualora lo ritenga necessario data l’insufficienza dei progressi compiuti o delle azioni poste in essere, mentre il Parlamento ed il Consiglio analizzeranno l’evoluzione finalizzata alla completa realizzazione dell’Unione dell’energia.

Maroš Šefčovič, vicepresidente della Commissione per l’Unione dell’energia, ha dichiarato: “Con l’ambizioso accordo sulla governance dell’Unione dell’energia, abbiamo posto le fondamenta della nostra azione, migliorando la trasparenza a vantaggio di tutti gli attori e gli investitori, in particolare, semplificando il monitoraggio e la comunicazione degli obblighi nell’ambito dell’Unione dell’energia, dando priorità alla qualità rispetto alla quantità e ci aiuterà a mantenere le promesse nel campo dell’energia, del clima ed in altri settori. Ora non vedo l’ora che i Piani nazionali degli Stati membri vengano presentati alla fine di quest’anno, poiché invieranno un segnale forte agli investitori che hanno bisogno di chiarezza e prevedibilità: l’Unione dell’energia è sulla buona strada”.

Anche il Commissario dell’Azione per il clima e l’energia, Miguel Arias Cañete, si è espresso relativamente a tale intesa , definendola “ un importante passo nella transizione verso l’energia pulita” il quale , una volta tradotto nei vari Piani nazionali, darà luogo ad investimenti adeguati per la modernizzazione dell’economia dell’UE, alla creazione di nuovi sistemi energetici e di nuovi posti di lavoro, alla riduzione dei costi energetici nonché delle costose importazioni di energia; egli ha infine affermato che è stato posto il “punto di partenza per la preparazione della strategia a lungo termine volta a ridurre le emissioni dei gas serra che stanno riscaldando il pianeta e cambiando il clima”.

Sia la direttiva sull’efficienza energetica che il regolamento sulla governance dell’Unione dell’energia dovranno essere approvati dall’Europarlamento in sessione plenaria; una volta dato il via libera al Consiglio la legge sarà pubblicata nella Gazzetta Ufficiale dell’UE. Dopo la pubblicazione, il regolamento sulla governance sarà applicato direttamente a tutti gli Stati membri, mentre relativamente alla direttiva sull’efficienza energetica, gli Stati avranno a disposizione 18 mesi per recepirla nei rispettivi ordinamenti nazionali.

Francesca Scalpelli
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