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L’Iran andrà al nucleare con sanzioni reimpiegate?

SICUREZZA di

Articolo dal Bulletin o atomic scientist di Ezra Friedman

Ieri il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha emesso un ordine esecutivo che ripristina una serie di sanzioni economiche all’Iran che sono state tolte dall’accordo nucleare

dell’era di Obama noto come il piano d’azione congiunta globale. Le sanzioni riguardano il commercio iraniano di articoli che includono metalli come oro e acciaio, automobili e aerei.

All’inizio di novembre, Trump prevede di reintrodurre sanzioni ancora più paralizzanti sul petrolio e sulle banche iraniane. Collettivamente, queste sanzioni potrebbero causare immensi danni all’economia iraniana. Anche i tappeti e le derrate alimentari vengono sanzionati dagli Stati Uniti. L’Unione europea e i tre paesi europei che hanno firmato l’accordo nucleare (Francia, Germania e Regno Unito) stanno tentando di mettere insieme un pacchetto economico che salvi l’accordo dal completo collasso, ma finora con pochi progressi e crescente frustrazione su tutti i lati. Una dichiarazione congiunta rilasciata ieri dai ministri degli Esteri europei afferma che “deplorano profondamente” la decisione della Casa Bianca.

Ricostituendo le sanzioni, Trump mira a costringere l’attuale regime in Iran a negoziare un accordo nucleare più completo, oa infliggere abbastanza dolore economico per cambiare il comportamento del regime, se non il regime stesso. L’Iran ora si trova nel mirino di un presidente che ha fatto della sua missione personale quella di combattere aggressivamente Teheran.

La strategia di Trump potrebbe non avere l’effetto desiderato, ma è probabile che l’Iran si ritiri dal piano d’azione globale congiunto (JCPOA). Ciò significa che l’Iran andrà a Pyongyang e inizierà a sviluppare armi nucleari? Probabilmente no. Ma a meno che non si possa fare un nuovo accordo nucleare, ci si può aspettare che l’Iran riprenda il suo programma pre-JCPOA di arricchimento dell’uranio, portando il paese alla soglia del diventare uno stato di armi nucleari.

Perché l’Iran probabilmente lascerà il JCPOA. Quando il JCPOA è stato firmato tre anni fa, i suoi sostenitori l’hanno salutato come una svolta contro la proliferazione delle armi nucleari, e la possibilità di accogliere l’Iran nelle pieghe delle nazioni dopo un lungo esilio iniziato nel 1979. I detrattori dell’affare nucleare affermarono che l’accordo non era abbastanza ampio, perché permetteva all’Iran di continuare il suo programma di missili balistici senza sosta e di sostenere i suoi delegati in Siria, Iraq, Libano e Yemen, continuando così a spingere un programma di egemonia regionale.

Il ritiro dell’8 maggio degli Stati Uniti dal JCPOA ha amplificato il dibattito. Gli Stati Uniti stanno perseguendo una campagna quasi fanatica, facendo pressione sui propri alleati e partner in tutto il mondo e istruendoli sull’ultimo pacchetto di sanzioni, nonché sulle sanzioni per la non conformità. I critici dicono che il regime delle sanzioni sarà inefficace perché la Cina e altri paesi trarranno vantaggio dalla situazione. Ma altri, tra cui diverse importanti compagnie straniere, stanno prendendo sul serio le sanzioni, in alcuni casi ritirandosi del tutto dall’Iran.

Ciò che è chiaro è che le sanzioni renderanno peggiore una situazione economica interna già difficile in Iran. Gli iraniani sono in gran parte giovani, istruiti e stanchi delle politiche del regime. Molti sono arrabbiati per i miliardi di dollari spesi a sostegno delle guerre straniere e le proteste si stanno intensificando. L’Iran si trova anche sovraesposto a livello regionale con le sfide alla sua grande strategia in Yemen, Iraq e Siria. Mentre l’alleato di Teheran Bashar al-Assad rimarrà al potere, l’Iran si troverà ora in competizione con la Russia per il dominio in Siria, sia economicamente che politicamente, nonostante l’alto prezzo che Teheran ha pagato sia agli uomini che ai soldi per sostenere Assad.

Trump ha chiarito di non attribuire molto peso alle norme internazionali, soprattutto quando si tratta di trattati del suo predecessore. Questo è uno dei pochi punti positivi per l’Iran, in quanto Trump ha in gran parte isolato gli Stati Uniti dai loro alleati europei, che ora stanno lavorando a stretto contatto con l’Iran e l’Unione Europea su una soluzione per salvaguardare il JCPOA. Ciò consentirà all’Iran di incolpare il crollo del patto sugli Stati Uniti. Ma questo è un piccolo compenso per il prezzo economico che il regime pagherà con il ritorno delle sanzioni.

La mancanza di efficaci meccanismi economici e politici per garantire i benefici dell’accordo nucleare per l’Iran chiarisce che il JCPOA ha una durata limitata a progredire. Senza accesso ai mercati internazionali, l’Iran non ha alcun incentivo a rimanere all’interno dell’accordo nucleare. Una volta che Tehran pesa i costi per trattenere il suo programma nucleare contro i benefici del riavvio ai livelli di arricchimento pre-JCPOA, un’uscita iraniana dall’accordo nucleare è solo una questione di tempo.

Perché non è nell’interesse dell’Iran lasciare il TNP. L’Iran ha diverse opzioni una volta lasciato il JCPOA. Alcune dichiarazioni dei leader iraniani suggeriscono che l’Iran gareggerà per acquisire un ordigno nucleare, facendo avanzare il suo programma nucleare in modo da raggiungere questo obiettivo il più rapidamente possibile, apertamente o segretamente. I critici iraniani segnalano le passate violazioni del Trattato di non proliferazione nucleare (NPT) nei primi anni 2000, confermato da un’operazione israeliana di intelligence all’inizio di quest’anno. (L’Iran è stato parte del trattato dal 1970).

Pur essendo spaventoso, questo scenario è improbabile, perché collocerebbe l’Iran nella stessa categoria della Corea del Nord: un paria agli occhi della comunità internazionale. A livello strategico, Teheran è profondamente consapevole di questa possibilità e vuole evitarlo a tutti i costi. Anche se l’Iran desiderasse avere un programma nucleare militarizzato, il costo sarebbe enorme se non insopportabile per il regime.

Come la Corea del Nord, l’Iran è soggetto a molti diversi tipi di sanzioni , ma non si avvicinano nemmeno a quanto isolano quelle che la Corea del Nord deve affrontare. L’Iran è più dipendente dall’economia mondiale della Corea del Nord, specialmente per quanto riguarda le esportazioni legate al petrolio, e l’isolamento sulla scala che la Corea del Nord dovrebbe affrontare sarebbe probabilmente una ferita mortale per il regime.

L’Iran può aspettare un po ‘prima di agire con decisione, poiché molte delle attuali sanzioni del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite scadranno presto. Una violazione del TNP da parte dell’Iran sarebbe un fattore di unione per i partiti americani ed europei per l’accordo sul nucleare iraniano e costringerebbe paesi come la Russia e la Cina a scendere duro sull’Iran.

Ritirarsi dal TNP e perseguire un programma nucleare militarizzato esporrà anche l’Iran a un possibile attacco militare da parte degli Stati Uniti o di Israele. Mentre Trump sembra riluttante a esercitare il potere militare americano, Israele ha una solida reputazione di essere capace e disposto a colpire. Israele non ha avuto paura di attaccare obiettivi iraniani in Siria quando si sente minacciato ai suoi confini o nel trasferimento di munizioni avanzate da Teheran a Hezbollah attraverso la Siria. Mentre l’Iran è un paese molto più grande e potente sulla carta, Israele ha dimostrato nelle recenti battaglie con l’Iran di essere la forza superiore. Vi è un forte consenso in Israele sul fatto che un Iran nucleare sarebbe una minaccia esistenziale, e il primo ministro Benjamin Netanyahu ha considerato l’ Iran sorprendente in passato.

Anziché ritirarsi dal TNP, è più probabile che l’Iran ritorni a qualcosa di simile a uno scenario pre-JCPOA, con un programma nucleare che sta arricchendo l’uranio al 20% o più senza la completa supervisione dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica, che quasi certamente perderà la sua attuale capacità di accedere ai noti siti nucleari non militari dell’Iran all’uscita dell’Iran dal JCPOA. In questo scenario, l’Iran avrà un breve “periodo di breakout” – il tempo necessario per produrre abbastanza uranio per la costruzione di armi per costruire il suo primo ordigno nucleare – stimato tra cinque settimane e un anno.

È importante notare che esiste una forte probabilità che alcuni partner commerciali ritenuti importanti per l’Iran economicamente, come Cina, India, Turchia e Unione europea, lascino almeno parzialmente le sanzioni extraterritoriali statunitensi. Tale scenario sarebbe il migliore dei due mondi per Teheran, consentendo al regime di ottenere il prestigio e il riconoscimento tacito di un programma nucleare di natura illecita, pur non essendo soggetto alle risoluzioni del Consiglio di sicurezza dell’ONU e mantenendo la sua posizione nel comunità internazionale. La minaccia di un’opzione militare non svanirà nel nulla, ma gli Stati Uniti e Israele potrebbero pensarci due volte prima di colpire l’Iran, considerando la possibile reazione internazionale e la possibilità che l’azione militare non causi abbastanza danni da distruggere o far arretrare in modo significativo il nucleare iraniano programma.

Un nuovo accordo deve essere il nuovo obiettivo. Vi è abbondanza di vie di mezzo tra un Iran dotato di armi nucleari e un Iran senza nucleare. Se l’Iran si ritira dal JCPOA a un certo punto, come sembra probabile, ciò causerebbe il completo collasso dell’accordo. E se l’Iran tornasse ai livelli pre-JCPOA di arricchimento dell’uranio e continuasse il suo programma di missili balistici e attività illegali regionali, sarebbe quindi nell’interesse di Cina, Russia, Regno Unito, Francia e Germania collaborare con gli Stati Uniti Stati per costringere l’Iran a tornare al tavolo per i negoziati e un nuovo accordo. L’alternativa, un nuovo stato nucleare con armi nucleari o soglia, è peggiore.

Trump avrebbe dovuto sfruttare la minaccia del ritiro per negoziare un nuovo accordo, ma non è più un’opzione. La comunità internazionale ora si trova ad affrontare una situazione in cui un fronte unito a sostegno delle sanzioni a guida americana potrebbe alla fine essere l’unico modo per evitare futuri conflitti e impedire all’Iran di violare segretamente il TNP. Mentre l’Iran non può fidarsi né desiderare di impegnarsi con gli Stati Uniti in questo momento, Teheran potrebbe cambiare tono una volta che le sanzioni inizieranno a mordere, come ha fatto durante il secondo mandato del presidente Barack Obama. Europa, Cina e altri paesi dovrebbero lavorare con Trump, nonostante i sentimenti feriti e la chiara avversione per le politiche rialziste del presidente sull’Iran e una pletora di altre questioni. Mentre il cambio di regime e la democrazia sono obiettivi nobili, la storia suggerisce che il cambio di regime è un processo volubile che non porta sempre a risultati positivi.

Se l’Iran non intende frenare volontariamente i suoi programmi di missili nucleari o balistici o interrompere le sue attività illegali regionali di sua spontanea volontà, è responsabilità della comunità internazionale tenere sotto controllo il regime. Le circostanze attuali non sono l’ideale, ma un Iran dotato di armi nucleari o un regime sulla soglia dell’acquisizione di armi nucleari condurrebbe certamente a conflitti se non a una guerra regionale a tutto campo.

Protom acquisisce la brasiliana Ambra Solutions per crescere nell’aerospazio e automotive in Sud America

ECONOMIA di

L’operazione è frutto di un attento scouting reso possibile da un finanziamento SIMEST, grazie al quale il Gruppo ha potuto aprire nel Paese una sede commerciale. Dal fine 2017 l’azienda è Elite, il programma di Borsa Italiana per le imprese ad alto potenziale

Protom, gruppo che opera nell’ambito dell’Advanced Engineering e della Information Technology, acquista la società brasiliana Ambra Solutions, realtà attiva nei settori di Aerospace ed Automotive, con sede a São José dos Campos, polo tecnologico e sede del maggior complesso aerospaziale dell’America Latina. A supporto dell’acquisizione un importante piano di investimenti.

Protom, che nel 2017 ha fatturato 20 milioni, ha affiancato alla storica sede di Napoli il quartiere generale di Milano e sedi in Francia, a Tolosa, ed in Brasile. L’azienda lavora con big player del comparto metalmeccanico, dell’aeronautica, del ferroviario e dell’automotive come Leonardo, Superjet, Piaggio Aerospace, Airbus, FCA, ATR, Hitachi Rail Italy e Rolls Royce.

Propedeutico all’operazione di potenziamento di Protom è stato un finanziamento di SIMEST – società che con SACE costituisce il polo dell’export e dell’internazionalizzazione del Gruppo CDP – che a inizio 2018 ha permesso all’azienda di aprire una sede commerciale in Brasile ed intraprendere una fase di scouting in maniera attenta ed efficiente.

È sempre più forte, dunque, la spinta alla crescita all’estero del gruppo presieduto da Fabio De Felice, che da qualche mese è entrato anche in Elite, il programma di Borsa Italiana per le imprese ad alto potenziale, promosso in Italia da Confindustria, con l’obiettivo di supportare il proprio percorso di crescita legato ad innovazione ed internazionalizzazione.

“Il Brasile – spiega Fabio De Felice – è un paese con un potenziale altissimo, in forte ripresa, dopo anni di crisi e di instabilità economica. In particolare il distretto tecnologico di São José è un’eccellenza riconosciuta a livello globale nell’ambito dell’IT e dell’Aerospazio e vi insistono moltissime realtà altamente innovative, prima fra tutte Embraer, che ha qui il suo più grande sito produttivo. Posizionarsi qui è per Protom un obiettivo con un forte valore strategico”.

“Ambra ha attirato la nostra attenzione – racconta Giuliano Di Paola, country manager di Protom in Brasile – per la compatibilità dei servizi offerti con il know-how e le competenze da noi possedute. Da questo incontro nascerà un doppio beneficio: Protom potrà entrare in contatto con i clienti storici di Ambra, realtà di grande rilievo nel mondo dell’ingegneria dei trasporti come Embraer, Mercedes, Avibras, Safran e UTC-Goodrich; al contempo le nuove e più ampie competenze introdotte da Protom permetteranno di allargare l’offerta e beneficiare delle opportunità di un mercato in grande ripresa come quello brasiliano”.

L’attuale business di Protom si articola su due verticali tecniche: Information Technology, orientata alla realizzazione di progetti, prodotti e servizi ad alto valore aggiunto nell’ambito della Digital Transformation ed Advanced Engineering, incentrata sull’Ingegneria dei trasporti.

Quest’ultima, potenziata con l’acquisizione di un ramo di azienda di Piaggio Aero Industries, ha maturato un forte orientamento verso il settore Aerospace. La divisione si caratterizza per l’approccio “Integrated & Make it work” e la presenza di competenze di elevata qualità e singolarità, sia in ambito di strutture che in ambito di sistemi, espresse dai tecnici e dagli ingegneri del Team, i quali affiancano ad un’elevata capacità di team-working, esperienze maturate all’interno delle organizzazioni di molteplici OEM. Queste caratteristiche hanno reso Protom un partner qualificato in tutte le fasi del ciclo di vita del prodotto (PLM Approach) che necessitano di supporto ingegneristico, consentendole inoltre di vincere sette progetti nell’ambito di Clean Sky 2, il programma europeo che, nel quadro del piano Horizon 2020, punta alla progettazione ed alla realizzazione di velivoli sempre meno inquinanti e più efficienti dal punto di vista energetico.

Sul dialogo continuo e costante tra queste aree, unitamente al bagaglio pluridecennale di esperienza nel program e project management, si fonda la capacità dell’Azienda di perseguire la propria mission: essere per i propri clienti un “change manager”, in grado di fornire prodotti e servizi che possano supportarli nella progettazione e nella realizzazione di cambiamenti strategici.

A Protom quest’anno Confindustria ha assegnato il “Premio Imprese per Innovazione” per aver investito con successo in ricerca e innovazione. Il Premio “Imprese per Innovazione” partecipa, per la categoria Industria e Servizi, al Premio dei Premi, riconoscimento istituito dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri su mandato del Presidente della Repubblica.

Niger, la difesa italiana consegna medicinali e attrezzatura sanitaria

SICUREZZA di

Si è svolta oggi, presso la Base Aerea di Niamey in Niger, la cerimonia di consegna alle Autorità civili nigerine di circa sette tonnellate di farmaci, presidi medici e di un’attrezzatura per depurazione, raccolta e distribuzione di acqua potabile donati dallo Stato italiano, tramite il Ministero degli Affari Esteri e la Cooperazione Internazionale (approvvigionamento dal deposito UN di Brindisi) e trasportati con un  aereo militare C 130J. Tale materiale è stato donato a seguito di una richiesta di supporto sanitario espressa dal Ministero della Salute Pubblica del Niger al fine di contrastare l’epidemia di colera che sta affliggendo la regione di Maradi. Sono stati, inoltre, donati al Ministero della Difesa materiali per uso sanitario.

Alla cerimonia, organizzata dall’Ambasciata d’Italia e dal personale militare della Missione bilaterale di Supporto nella Repubblica del Niger (MISIN), hanno partecipato il Ministro della Salute Pubblica, Illiassou Idi Mainassara, ed altre Autorità civili e militari nigerine, l’Incaricato di Affari dell’Ambasciata, Angelo Petruccio, ed il Comandante della Missione, Gen.B. Antonio Maggi.

Il Ministro della Salute Pubblica, Illiassou Idi Mainassara, durante l’intervento in diretta su Tele Sahel ha colto l’occasione per ringraziare il Governo italiano per aver contribuito con questa donazione ad assicurare uno specifico trattamento sanitario alla popolazione.

Grazie a tale donazione, coordinata dalla MISIN, sarà possibile assicurare le cure di base per migliaia di persone, oltre ad un trattamento sanitario specifico per le popolazioni colpite dall’epidemia di colera

Migrazioni, quanto siamo disposti a sacrificare per accoglierli tutti?

POLITICA di

La storia dell’essere umano ha sempre annoverato spostamenti di individui o di interi popoli da un territorio all’altro. Sembra che tutto sia cominciato già agli albori dell’umanità e i paleo-antropologi ci parlano di numerosi tipi di umanoidi che, in periodi differenti, lasciarono l’Africa per disperdersi poi nell’intero mondo. Avevano caratteristiche morfologiche e somatiche così diverse tra loro da non essere considerati un unico genere bensì specie e sottospecie. Noi siamo i diretti discendenti di uno di quei ceppi, apparentemente l’unico sopravvissuto: l’homo sapiens sapiens, a sua volta successivo all’homo sapiens.

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Georgia, L’Italiana ANAS si aggiudica gara per progetto nuova autostrada

ECONOMIA di

n occasione della visita di Stato del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella in Georgia, l’amministratore delegato di Anas (Gruppo FS Italiane), Gianni Vittorio Armani, insieme ad altri imprenditori italiani, si è recato a Tbilisi dove l’Azienda, attraverso la sua controllata Anas International Enterprise, ha in corso diverse attività sul territorio finalizzate allo sviluppo del sistema infrastrutturale locale.

“Anas – ha dichiarato l’Amministratore Delegato Gianni Vittorio Armani – sta rafforzando il suo ruolo di player internazionale. Ad oggi siamo presenti in 9 Paesi con 11 commesse attive e un valore del portafoglio di circa 687 milioni di euro composto da una rosa di servizi di ingegneria tradizionali (Direzione Lavori, Progettazione, QA/QC – Quality assurance/Quality control), da attività di Concessionario e Operation & Maintenance e da Progetti innovativi Smart road e Smart mobility.

L’obiettivo adesso – ha sottolineato Armani – è quello di consolidare la posizione dell’azienda nell’ambito delle concessioni e della gestione delle infrastrutture di trasporto, mettendo a frutto le sinergie derivanti dall’integrazione con il Gruppo Ferrovie dello Stato Italiane. Il recente piano industriale dello sviluppo sul fronte internazionale prevede, infatti, di concentrarsi nei prossimi quattro anni sull’acquisizione di importanti concessioni autostradali e Operation & Maintenance, avendo come obiettivo un investimento fino a circa 300 milioni di euro”.

In particolare, per quanto riguarda le attività in Georgia, AIE si è aggiudicata la gara bandita dal ‘Roads Department’ del Ministry of Regional Development and Infrastructure e finanziata da Asian Development Bank. Il contratto prevede lo studio e la progettazione di 85 km di una nuova autostrada per un valore di 8,8 milioni di euro.

Il tracciato in oggetto coprirà la tratta Zhinvali – Natakhtari (30 km) e quella Natakhtari – Rustavi (55 km). La prima fase, attualmente in corso, prevede l’esecuzione di un’analisi della fattibilità tecnico, ambientale, economica e finanziaria. In un seconda fase è prevista la progettazione di dettaglio della tratta autostradale.

Inoltre è in corso un’offerta per la gara di progettazione del porto di Anaklia, bandita dal ‘Roads Department’ con un budget di circa 3 milioni di euro, a cui Anas ha partecipato singolarmente ed è ora in attesa di conoscerne l’esito. Il porto di Anaklia è un progetto greenfield che sarà fondamentale quale snodo strategico per collegare Cina ed Europa attraverso la storica Via della Seta costituendo inoltre un hub logistico di primaria importanza per la regione. L’offerta presentata da Anas International Enterprise prevede lo sviluppo del detailed design dei collegamenti stradali e ferroviari destinati principalmente ad un traffico pesante.

Più in generale, le attività nell’area del Caucaso sono state focalizzate sull’International North–South Transport Corridor (INSTC), una rete multimodale lunga 7.200 km che dall’India raggiungerà l’Europa.

SICUREZZA di

MINISTERO DELLA DIFESA

STATO MAGGIORE DELLA DIFESA

UFFICIO GENERALE DEL CAPO DI STATO MAGGIORE

Ufficio Pubblica Informazione

Missione in Iraq: Concluso il corso “Law Enforcement”

Roma 17 luglio 2018 – Istruttori dell’Arma dei Carabinieri della Police Task Force – Iraq dell’Operazione Prima Parthica, hanno concluso con successo il “Law Enforcement Course” in favore di 70 militari delle Forze di Polizia irachene della Regione Autonoma del Kurdistan (KPF).

L’attività addestrativa, ha avuto come obiettivo, quello di fornire capacità a svolgere efficacemente un ampio spettro di compiti di Polizia in conformità con lo stato di Diritto, incluso il controllo e sicurezza delle aree urbane e rurali, pattugliamento, capacità di movimento di squadra, procedure di irruzione in abitazioni, all’interno delle quali si era ipotizzato la presenza di potenziali minacce.

In particolare, ci si è concentrati su attività che possono incrementare la sicurezza della popolazione, come organizzare un posto di blocco o reagire prontamente ad atteggiamenti ostili.

L’applicazione di procedure di polizia corrette è fondamentale per costruire, preservare e consolidare il processo di normalizzazione.

Il corso rientra nell’offerta formativa messo a disposizione dalla Police Task Force-Iraq inquadrata nella missione internazionale Operation Inherent Resolve-Prima Parthica.

I rappresentanti delle Forze di Sicurezza Irachene, intervenuti alla cerimonie di consegna degli attestati di partecipazione, hanno espresso grande soddisfazione per l’eccellente livello addestrativo raggiunto dai frequentatori.

La formazione delle forze armate irachene continua a rappresentare una priorità per la coalizione internazionale, ed In tale ottica, l’addestramento di dette forze di sicurezza testimonia lo sforzo nazionale compiuto -ed ancora in atto- per la sconfitta di ISIS e per la stabilizzazione del Paese.

L’Italia contribuisce all’Operazione “INHERENT RESOLVE”, di contrasto al terrorismo internazionale, schierando in Iraq circa  700 soldati dell’Esercito e circa 100 Carabinieri impegnati nell’addestramento delle Forze di Sicurezza irachene e curde (Peshmerga), garantisce la sicurezza dei lavori presso la Diga di Mosul, oltre a fornire un dispositivo di elicotteri che assicura la mobilità ed il trasporto del personale della coalizione

L’Unione europea e la Cina intensificano la cooperazione

ECONOMIA di

Il 16 luglio, contemporaneamente al vertice di Helsinki tra Donald Trump e Vladimir Putin, a Pechino si è tenuto il 20° summit tra Unione europea e la Repubblica Popolare Cinese.

L’UE, rappresentata dal Presidente della Commissione europea, Jean-Claude Juncker e dal Presidente del Consiglio europeo, Donald Tusk, si è dunque seduta per la ventesima occasione al tavolo delle negoziazioni con la Cina, rappresentata dal Primo Ministro Li Keqiang, firmando una dichiarazione congiunta.

Al summit hanno altresì partecipato il vicepresidente della Commissione europea per l’occupazione, la crescita, gli investimenti e la competitività, Jyrki Katainen, la commissaria europea per il commercio, Cecilia Malmström, nonché il commissario per i trasporti, Violeta Bulc; inoltre Tusk e Juncker hanno avuto l’occasione di incontrare il Presidente della Repubblica Popolare Cinese, Xi Jinping.

A partire dal 1998 il summit in questione si tiene regolarmente ogni anno, fatta eccezione del 2008 e del 2011, anni in cui esso venne sospeso a causa dell’inasprimento delle tensioni tra l’Unione europea e la leadership cinese.

Le relazioni diplomatiche tra UE e Cina sono state avviate solo nel 1975 ed è rilevante che la vocazione universale e giuridica propria dell’Unione europea si è spesso scontrata con la vocazione centralizzata e politica della Repubblica Popolare Cinese; tali relazioni sono state caratterizzate nel corso degli anni da avvenimenti come le forti restrizioni imposte dall’Unione in seguito al massacro di Tiananmen del 4 giugno 1989, l’avvicinamento avvenuto alla fine del secolo scorso dovuto al dibattito sull’entrata della Cina nel World Trade Organization (WTO) ed il successivo inasprimento delle relazioni diplomatiche causato dalle repressioni in Tibet del 2008.

La dichiarazione congiunta, frutto del 20° summit, costituita da quindici pagine, illustra l’impatto positivo che tale partenariato può avere, in particolare nel fronteggiare le sfide globali e regionali quali i cambiamenti climatici, le minacce alla sicurezza e la promozione di un commercio aperto ed equo. Il documento rimanda spesso alle regole dell’ordinamento internazionale ed ai pilastri del sistema dell’Organizzazione delle Nazioni Unite, vale a dire pace e sicurezza, sviluppo e diritti umani, affermando che le due parti si impegnano a risolvere in maniera pacifica le controversie, ai sensi del diritto internazionale.

All’interno delJoint Statement appare evidente come le due parti abbiano tentato di rafforzare i punti di connessione, in virtù delle recenti tensioni nelle relazioni con gli USA.

In particolare, la denuclearizzazione della penisola coreana risulta essere una priorità per entrambe le parti, le quali concordano che l’organizzazione di vertici tra Stati Uniti e Corea del Nord nonché tra quest’ultima e la Corea del Sud, rappresentano la giusta via da intraprendere al fine di giungere ad una risoluzione della crisi coreana; inoltre, a tal proposito, le parti hanno affermato la fondamentale importanza per la non-proliferazione internazionale del Joint Comprehensive Plan of Action (JCPOA), il trattato sul nucleare iraniano. In tale settore, dunque, l’Unione europea e la Cina si schierano in modo unitario contro le recenti politiche intraprese da Donald Trump.

Le due parti condividono anche la speranza di un processo di pace in Medioriente, fondato sull’istituzione di due stati, in grado di vivere “l’uno vicino all’altro, in sicurezza, all’interno di un sistema internazionale in cui vengono riconosciuti i confini, con Gerusalemme loro capitale”; pertanto, anche in tale settore, la Cina e l’UE inviano un chiaro segnale alle politiche pro-israeliane intraprese dal presidente statunitense, a cui gran parte del mondo è avverso.

Inoltre, all’interno della dichiarazione, si afferma l’esigenza della risoluzione della crisi siriana, mediante maggiori aiuti umanitari e protezione della popolazione civile e si definisce come il processo di pacificazione in Afghanistan debba rimanere una questione interna, priva di interferenze di forze esterne.

E‘evidente che tutti i conflitti presi in considerazione dai due partner riguardano zone in cui sia Bruxelles che Pechino vantano interessi particolari, legati sia alla sicurezza che all’economia.

Relativamente all’economia ed al commercio, Cina ed Unione europea, alla luce delle tensioni tra USA e Cina nonché tra USA e UE, hanno rafforzato un dialogo precedentemente meno evidente,  al fine di promuovere “un’economia mondiale aperta, incrementando la liberalizzazione del commerci e  degli investimenti, resistendo al protezionismo e all’unilateralismo, rendendo possibile una globalizzazione ancora più aperta, bilanciata, inclusiva e beneficiaria per tutti”; inoltre i leader hanno affermato di impegnarsi a favore di una riforma dell’Organizzazione mondiale del commercio;

“È un dovere comune dell’Europa e della Cina, dell’America e della Russia, non distruggere questo ordine, ma migliorarlo; non avviare guerre commerciali, che così spesso nella nostra storia si sono trasformate in accesi conflitti, ma riformare in modo coraggioso e responsabile l’ordine internazionale fondato su determinate regole” ha sostenuto il Presidente del Consiglio europeo Donald Tusk.

All’interno del Joint Statement si fa altresì riferimento alle possibilità di maggiore interconnessione marittima, aerea, su ferro e su gomma conferite dalla “Nuova Via della Seta”, nonché dal Piano di investimenti dell’UE e dal Network Trans-Europeo dei Trasporti.

In conclusione, rilevante è l’introduzione senza precedenti del Fondo di Co-investimento UE-Cina, il quale si configura come una valida alternativa all’Asian Infrastructure Investment Bank (AIIB).

Il Presidente della Commissione europea, Jean-Claude Juncker, ha affermato ” Sono sempre stato un forte sostenitore del potenziale del partenariato UE-Cina e nella realtà attuale tale partnership è più importante che mai”.

L’Unione europea e la Cina, dunque, hanno intenzione di intraprendere al meglio la via dello sviluppo delle relazioni diplomatiche, le quali avrebbero ripercussioni sull’intero sistema delle relazioni internazionali.

Polemica MOAS,Croce Rossa: “La nostra missione è salvare vite, non fare polemiche politiche”

POLITICA/Senza categoria di

L’attacco alla Croce Rossa stavolta non avviene in zona di guerra ma si potrebbe dire da fuoco amico da chi in egual modo si prodiga per i più deboli, Gino Strada, il presidente di Emergency, in un’intervista a La7 discutendo sul “Business Immigrati” ha dichiarato che la collaborazione tra Emergency e il MOAS, ONG maltese fondata da Regina Catrambone di origine Italo Americana, si è interrotta nel momento in cui la Croce Rossa avrebbe offerto più di loro nella copertura delle spese per la missione di salvataggio. Un accusa velata di “opportunismo” umanitario che la Croce Rossa rigetta con forza ma che purtroppo hanno scatenato una tale reazione sui media che non può essere ignorata.

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Cybersecurity: nuova certificazione e più forza all’Agenzia per la sicurezza informatica dell’Unione europea

SICUREZZA di

Alla luce dei mutamenti significativi che si sono verificati nel settore della sicurezza informatica negli ultimi anni e dei crescenti rischi derivati da un mondo connesso attraverso la rete internet, l’Unione europea, ha deciso di rafforzare la resilienza, la dissuasione e la risposta comunitaria agli attacchi informatici. Questi ultimi, infatti, risultano essere costanti e rileva che entro il 2020 sono previsti decine di miliardi di dispositivi digitali connessi nell’UE.

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Migrazioni, Rocca all’Onu: Tutti hanno diritto a essere trattati con dignità e rispetto

POLITICA di

I “Safe Point” Italiani modello da replicare in tutto il mondo.Un nuovo rapporto redatto dalla più grande rete umanitaria del mondo, chiede ai governi di rimuovere le barriere che impediscono a migranti in stato di necessità di avere accesso ai più elementari servizi di assistenza e di soccorso umanitario.

Francesco Rocca, Presidente della Federazione internazionale di Croce Rossa e Mezzaluna Rossa (IFRC) e della Croce Rossa Italiana (CRI), intervenendo al round conclusivo di negoziazione sul Global Compact su Migrazione ordinata e regolare, ha affermato che:

“Ogni essere umano, indipendentemente dal suo status giuridico, deve avere accesso ai servizi e all’assistenza umanitaria di base. Per avere un accurato controllo dei propri confini, non è necessario maltrattare le persone. Impedire l’accesso a una adeguata alimentazione, le essenziali cure mediche e la giusta informazione legale sui propri diritti è assolutamente inaccettabile. Tutti hanno il diritto di essere trattati con dignità e rispetto”.

Il rapporto dell’IFRC, intitolato “IL NUOVO ORDINE ‘MURATO’. COME LE BARRIERE ALL’ASSISTENZA TRASFORMANO LA MIGRAZIONE IN CRISI UMANITARIA” (New Walled Order: How barriers to basic services turn migration into a humanitarian crisis) identifica i fattori che impediscono ai migranti in stato di vulnerabilità di avere accesso all’aiuto di cui hanno bisogno. Tali fattori variano da quelli più evidenti – incluso il timore di essere perseguiti, arrestati o deportati – a quelli meno ovvi, che possono comprendere costi proibitivi, barriere culturali e linguistiche e la scarsa informazione in merito ai propri diritti.

In aggiunta, in alcune parti del mondo, i governi stanno implementando leggi che criminalizzano l’assistenza umanitaria, comprese le operazioni di ricerca e salvataggio e l’assistenza di emergenza a persone migranti prive di documenti di identità.

“La criminalizzazione della compassione è estremamente preoccupante e rischia di vanificare più di un secolo di standard e norme umanitarie” ha dichiarato Francesco Rocca. “Inoltre, l’idea che la prospettiva di ottenere una elementare assistenza o l’attività di ricerca e soccorso possano agire come incentivi per la migrazione è semplicemente errato. Le persone prendono la decisione di migrare per ragioni molto più profonde di queste”.

Quest’anno, i governi stanno negoziando un nuovo “Global Compact per una migrazione sicura, ordinata e regolare”. L’IFRC sta chiedendo loro di assicurarsi che le loro leggi, politiche, procedure e pratiche nazionali siano conformi agli obblighi già esistenti in base alle leggi internazionali e vadano incontro alle necessità e ai bisogni di assistenza e protezione delle persone migranti. Le società nazionali di Croce Rossa e Mezzaluna Rossa sono a disposizione per sostenere le Istituzioni nelle attività umanitarie.

In particolare, l’IFRC chiede agli Stati di:

  • Assicurare che le Società Nazionali di Croce Rossa e Mezzaluna Rossa, così come le altre agenzie umanitarie, possano assicurare assistenza umanitaria ai migranti indipendentemente dal loro status e senza dover temere di essere arrestati. Tra questi servizi rientrano informazioni e pareri legali, informazione sui propri diritti, primo soccorso, assistenza sanitaria minima, rifugio e sostegno psicologico.
  • La creazione di un perimetro difensivo tra servizi pubblici e controllo dell’immigrazione. Questo significa abolire le regole che impongono agli operatori sanitari alle agenzie di soccorso di denunciare le persone che assistono alle autorità.
  • Identificare e affrontare in maniera proattiva quei fattori che impediscano ai migranti l’accesso all’assistenza sanitaria essenziale.
  • Fare in modo che le leggi nazionali, così come le procedure, le politiche e le pratiche vengano adeguate agli obblighi esistenti in base alle leggi internazionali e siano indirizzate alle necessità di protezione e assistenza dei migranti.

Nel documento presentato all’ONU l’esempio dei “Safe Point” della Croce Rossa Italiana, luoghi sicuri dove viene fornito ascolto, assistenza e orientamento, che vengono proposti come una delle best practice.

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Redazione
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