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Iraq: La Task Force Praesidium conclude il primo ciclo di addestramento delle forze di sicurezza irachene

Difesa/SICUREZZA di

Le forze armate italiane della Task Force Praesidium hanno concluso un primo ciclo di addestramento nei confronti della Polizia irachena e delle Unità del Counter Terrorism, impiegate dal governo di Baghdad presso la diga di Mosul.

Poligoni, superamento di pareti verticali in assetto “full equipped” e combined urban warfare training sono le attività ritenute determinanti dai vertici delle Forze di Sicurezza Irachene e condotte a favore e con il Counter Terrorism Service. Quest’ultima è un’unità di altissimo livello, già impiegata in questa zona nei mesi precedenti, nell’attività di liberazione da Daesh, avvenuta nel mese di luglio 2017.

In particolare, grazie ai Team di Istruttori di alpinismo, sono state sviluppate differenti sessioni addestrative per il superamento di ostacoli verticali e di arrampicata in assetto operativo, fornendo alla componente delle forze speciali nuove conoscenze nell’ambito del più specifico “Mountain Warfare”.

Diverse invece le attività di addestramento svolte nei confronti delle forze di Polizia. L’insieme delle lezioni si chiama Wide Area Security Force Course. L’obiettivo è fornire alle ISF (la polizia federale in questo caso) le capacità per incrementare la sicurezza di siti sensibili e attuare le diverse misure di protezione contro possibili atti ostili. Sono state aumentate la dimestichezza e la sicurezza nell’uso delle armi in dotazione, oltre che integrate le procedure di primo soccorso e di controllo dei Check Point, con un occhio di riguardo rispetto all’attività di individuazione e di riconoscimento degli “ Improvised Explosive Device”(Ordigni Esplosivi Improvvisati).

Questi ordigni sono difficilmente riconoscibili, non hanno forme e dimensioni definite. La potenza in alcuni casi può essere anche di gran lunga superiore ad una mina anti-carro di produzione industriale. Gli “IED” vengono spesso usati in situazione di guerriglia o dalle organizzazioni terroristiche.

In questa zona, inoltre, le forze italiane stanno lavorando a stretto contatto con quelle irachene per la stabilizzazione del paese dopo il periodo di occupazione dell’Isis. In questo ambito è stato creato un “Civil Affair Team” della Task Force Praesidium. Quest’unità lavora per la ricostruzione e per lo sviluppo socio-economico delle aree che erano sotto il controllo del Daesh

 

Cancellati 222 voli verso l’Afghanistan, in Germania i piloti si rifiutano di rimpatriare i migranti

SICUREZZA di

Diventa un caso quello che coinvolge almeno 6 compagne aeree e 222 piloti. “I comandanti possono decidere di non far salire i passeggeri sull’aereo, appellandosi alla sicurezza del volo”. Tra i mesi di gennaio e settembre 2017, infatti, sono stati cancellati 222 voli di ripatrio diretti in Afghanistan. Le cifre sono state diffuse dal partito tedesco Die Linke.

Le decisioni sono state prese direttamente dai piloti che si sono rifiutati di rimpatriare i migranti a cui è stato negato asilo politico nel territorio tedesco. Azioni individuali dunque, ma che molti in Germania vedono come atti di “coraggio civile”, per non partecipare ad azioni ritenute ingiuste. Infatti come spiega un portavoce della compagna aerea Lufthansa, “i piloti non possono opporsi giuridicamente all’imbarco ma possono decidere arbitrariamente di far scendere un passeggero qualora venga ritenuto un pericolo per la sicurezza del volo”, queste le sue parole, citate dai media internazionali.

Le procedure di rimpatrio sono cominciate a seguito delle considerazioni del governo di Berlino, che vedrebbero nell’Afghanistan un paese sicuro, e dunque in grado a tutti gli effetti di poter accogliere i respingimenti. La situazione sul territorio afgano è però diversa. Il paese è martoriato dal terrorismo ormai da tempo, con la forte presenza dei talebani e dei fondamentalisti dell’Isis. Ad essere sotto accusa in questo momento, oltre alle tratte dirette in Afghanistan anche quelle verso i paesi del medio oriente Siria e Iraq. Le persone coinvolte sarebbero circa 30.000

Secondo Amnesty International, associazione internazionale per i diritti umani, il bilancio delle vittime civili nel territorio afgano, nei mesi scorsi, è “drammaticamente alto”, circa undicimila l’anno scorso, ottomila tra gennaio e ottobre 2017. L’associazione inoltre sconsiglia vivamente ai governi europei di procedere con le operazioni di rimpatrio, affermando che nessuna parte del paese è sicura.

Stando alle cifre riportate dal “Corriere della Sera”, a opporsi sono stati principalmente i piloti della Lufthansa, in 63 casi, e quelli delle compagne low cost da essa controllata Eurowings e Germanwings. A seguire Air Berlin, Air Algerie e Qatar Airwais. I voli erano in programma soprattutto dall’aeroporto che rappresenta il principale polo del traffico aereo in Germania, quello di Francoforte, con una parte di questi in programma a Dusseldorf.

 

Croce Rossa; Al via l’8 dicembre gli “Stati Generali della Gioventù”

SICUREZZA di

Il prossimo otto dicembre sarà il giorno d’avvio degli Stati Generali della Gioventù al Crown Plaza Hotel di San Donato Milanese. Una tre giorni che vedrà partecipare 400 giovani volontari della Croce Rossa italiana, in rappresentanza dei 40.000 under 32 che compongono, oggi, un terzo del corpo della CRI. Tre giorni che proietteranno questa ampia fetta dell’associazione verso le future e  complesse sfide umanitarie globali. L’evento, come si legge nel comunicato dell’associazione CRI, ha l’obbiettivo di fornire risposte ai dubbi odierni delle giovani generazioni, a seguito di questi anni di crisi profonda, non solo economica ma anche culturale e valoriale.

Il programma prevede due plenarie nella giornata d’apertura, che avranno luogo a partire dalle 14.000. Interverranno, tra gli altri, il sottosegretario del ministero del lavoro e delle politiche sociali, Luigi Bobba, e in chiusura il presidente dell’associazione della Croce Rossa Italiana Francesco Rocca.

 L’evento culmine sarà sicuramente quello della giornata di chiusura. Il 10 dicembre, infatti, saranno approvate le proposte di modifica dei regolamenti e dello statuto dell’associazione, nonché definita la strategia d’azione di CRI verso i giovani.

Per il 9 invece è prevista una corposa attività, divisa in due momenti. Nel corso della mattinata si alterneranno 8 speaker condividendo visioni nuove e stimolanti che favoriranno riflessioni sull’innovazione sociale e un nuovo approccio motivazionale. Nel pomeriggio ci sarà una sorta di “officina delle idee”, in cui avrà luogo un confronto non formale al quale parteciperanno anche rappresentanti di associazioni “partner” di CRI, e che con essa condividono missioni ed obbiettivi. Tra questi interverrà il Direttore Generale dell’Agenzia Nazionale per i giovani, Giovanni D’Arrigo.

“La tre giorni – spiega il vice presidente di CRI, Gabriele Bellocchi – intende sviluppare delle concrete strategie di crescita della nostra Gioventù. Si lavorerà concretamente per tirar fuori i sogni, gli obiettivi e le sfide per il futuro. Vogliamo rinnovarci, ripartendo dai bisogni concreti della gioventù italiana, analizzati da uno studio sviluppato nel corso del 2017 in collaborazione con Ciessevì Milano e Università Cattolica del Sacro Cuore, per rispondere in modo innovativo ed efficace a ciò che ci viene chiesto”.

La cooperazione UE-NATO: alcuni concetti chiave

AMERICHE/EUROPA/SICUREZZA di

La relazione tra UE e NATO costituisce l’ossatura strategica della sicurezza e della difesa europea e la letteratura specializzata ha tentato di elaborare alcuni concetti chiave per comprenderla. Qui si cercherà di riassumerne i principali.

La cooperazione UE (Comunità Europea e, solo dopo, UE) NATO affonda le sue radici nella necessità europea di difesa e sicurezza dal pericoloso vicino sovietico e nella visione strategica americana del contenimento dell’URSS e ha garantito, sotto l’ombrello della deterrenza, la pace e la sicurezza nel Vecchio Continente per 43 anni. Il crollo dell’Unione Sovietica e del bipolarismo ha fatto emergere però alcune novità: una serie di nuove sfide alla sicurezza sempre più complesse e le nuove ambizioni europee in materia di sicurezza e, poi, difesa (PESC e PESD) secondo visioni ed obiettivi propri.

L’UE si è così inserita nel dibattito post-bipolare sulla sicurezza e la pace globale con alcune innovazioni: la teorizzazione del “comprehensive approach”, la politica di allargamento, il lancio delle Politiche Europee di Vicinato, il fortissimo coinvolgimento europeo nella cooperazione allo sviluppo, gli accordi di partenariato, tutte testimonianze della volontà di Bruxelles di trasformare il tradizionale approccio alla sicurezza e al crisis management verso un’ottica unitaria e value-oriented. Molti scettici, in particolare dalle file della teoria realista e neo-realista delle RI, sostengono che l’actorness europea in campo di sicurezza e difesa sia un miraggio, strutturalmente impossibile da raggiungere e intrappolata in un “capability-expectations gap” (teorizzato da Christopher Hill), in sostanza uno scarto tra aspettative e reali capacità delle politiche comunitarie.

La relazione odierna tra UE e NATO si fonda sugli Accordi “Berlin-Plus” firmati nel 2002 che forniscono un “framework completo per le relazioni permanenti” tra i due soggetti. Ad oggi, fatta eccezione per le missioni Concordia e Althea nella ex-Jugoslavia, l’accesso UE alle capacità di pianificazione strategica e alle risorse e alle capacità NATO non è mai stato utilizzato. Storicamente, gli accordi giungono in un momento particolare della storia delle due istituzioni: la NATO, infatti, era alle prese con il proprio passaggio da alleanza militare regionale a provider di sicurezza internazionale, l’UE da potenza economica ad attore stabilizzatore e pacificatore (almeno nel suo vicinato) tramite l’introduzione della PESC e della PESD (poi PSDC). In questa relazione, la NATO ha rappresentato il provider di “hard security”, militare e globale, mentre l’UE l’attore di “soft security”, il “normative power” (Manners, 2002), il “civilian power” (Bull, 1982).

Ad inficiare il rapporto è, però, intervenuto il c.d. “problema della partecipazione” (Simon J. Smith e Carmen Gebhard) causato dalla membership NATO ma non UE della Turchia e dalla membership UE ma non NATO di Cipro. Infatti la Turchia, dopo la firma di Berlin Plus, ha cercato di assicurarsi che nessun futuro membro dell’UE (chiaro riferimento a Cipro) potesse interagire direttamente con la NATO (in quanto membro UE) senza un precedente accordo di sicurezza con essa. L’obiettivo è quello di evitare che Cipro possa accedere a capacità e risorse strategiche che potrebbero compromettere le rivendicazioni (e la presenza) turche nell’isola. Dall’altra parte Cipro ha fatto ricorso a tutte le sue risorse per ostacolare l’ingresso (e in generale qualsiasi forma di integrazione o cooperazione) della Turchia nell’UE.

La realtà dei fatti dimostra un quadro complesso e frammentato: la relazione strategica odierna tra UE e NATO esiste ma al di fuori del framework di Berlin Plus e, quindi, in maniera meno efficiente e unitaria, improntata secondo Simon J. Smith e Carmen Gebhard ad una prevenzione consapevole dei contrasti (“informed deconfliction”). Tale approccio opera costantemente in sub-ottimalità e non è sostenibile nel lungo periodo per gestire la complessità del contesto di sicurezza e difesa in Europa e America.

Per quanto l’UE e la NATO abbiano, quindi, sperimentato una divaricazione tra potenzialità e effettività della loro relazione, il contesto strategico di attività li spinge verso una convergenza, essendo condizionato da simili fattori e simili sfide, tre in particolare: il deterioramento delle relazioni occidentali con la Russia, gli interessi di sicurezza nel Medio Oriente, la minaccia terroristica. Al contrario spinte di allontanamento possono derivare da tre fattori: la presidenza Trump che coaguli internamente l’UE ma isoli esternamente gli USA, la Brexit che scarichi l’UE della presenza ostativa del Regno Unito ma spezzi l’anello di congiunzione tra UE e USA costituito dalla “relazione speciale” anglo-americana, il deterioramento delle relazioni UE-Turchia (membro della NATO e storico pilastro strategico americano).

Lorenzo Termine

Croce Rossa: La “Tre giorni” degli stati generali della Salute a Napoli, interviene il Ministro Lorenzin

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Si è conclusa il 26 novembre, la tre giorni indetta dagli Stati Generali della Salute della Croce Rossa italiana. In questi  giorni, dal 24 al 26 novembre, al centro congressi Stazione marittima di Napoli, si è discusso attorno a diversi argomenti, molti dei quali di grande rilievo ed interesse sociale, tra cui la formazione del futuro nel settore sanitario e la promozione dei corretti stili di vita.

Il ministro della Salute Beatrice Lorenzin ha speso parole d’elogio in generale per tutta l’associazione, e in particolare per il presidente Francesco Rocca: “La Croce Rossa Italiana gode oggi di ottima salute. Ne è dimostrazione – prosegue il Ministro – l’elezione di Francesco Rocca a Presidente della Federazione Internazionale. La CRI è un elemento fondamentale del Sistema Sanitario Nazionale. Ora inizia un nuovo cammino per rafforzare la formazione e il ruolo di questi meravigliosi volontari. Il mio ringraziamento a Francesco Rocca va, in particolare, per due realtà che ho toccato con mano: il grande lavoro dopo il sisma del Centro Italia e l’eccellenza della Fondazione Villa Maraini per la lotta alla droga e alle tossicodipendenze”.

Tra i numerosi temi trattati in questi giorni, come detto, sono molteplici quelli che trovano riscontro nel contesto sociale. Oltre a quelli già citati, l’attenzione è stata direzionata sui temi delle infezioni sessualmente trasmesse, della donazione di sangue, organi e tessuti, trovando uno spazio importante, oltre che per la situazione critica che riguarda i senza dimora, anche per un tema fortemente educativo come quello del primo soccorso nelle scuole. Un provvedimento, quest’ultimo,  che grazie ad una legge recentemente approvata in Parlamento, riconosce a livello normativo, un’ attività che la Croce Rossa Italiana svolge ormai da anni. È stato illustrato  come, per quanto sia migliorata, grazie a svariate campagne di informazione e sensibilizzazione, la situazione che riguarda la donazione del sangue, la realtà non è la stessa quando si tratta di organi e tessuti. Qui, è stato spiegato, c’è ancora molta disinformazione a riguardo. Si è tracciato, in tal senso, un percorso di futura collaborazione tra CRI e L’Associazione Italiana per la Donazione di Organi.

Alle parole del Ministro Lorenzin, sono seguite quelle del presidente della Croce Rossa, Francesco Rocca; “Il Ministro della Salute Beatrice Lorenzin,  è stato un alleato importante in tutti questi anni. Quando si devono fare i fatti, lei c’è. E la vogliamo ringraziare in questa platea di oltre 1300 persone in rappresentanza dei 160mila volontari della Croce Rossa Italiana. Abbiamo portato avanti le buone battaglie e porteremo a compimento quelle per il sistema di primo soccorso unico, per la formazione del soccorritore che non può essere di 500 ore annuali perché, in tal modo, ucciderebbe il volontariato stesso. Colgo l’occasione per ringraziare, di fronte al Ministro, i presidenti dei comitati di Napoli e Regione Campania per averci accolto al meglio”.

Co.S.P, manifestazione in piazza il 13 dicembre per il sindacato del comparto sicurezza e Ex Croce Rossa Militare

SICUREZZA di

Il sindacato Co.S.P porta in piazza i suoi iscritti per manifestare sulle condizioni di lavoro che i tanti agenti di polizia penitenziaria devono affrontare quotidianamente. Il Segretario Generale Domenico Mastrulli denuncia le violenze subite dagli agenti nei turni di lavoro e le condizioni generali del sistema carcerario che sono alla base di questi episodi di violenza. Il 13 dicembre in piazza a Roma con gli agenti da poco dimessi vittime degli ultimi casi di violenza anche gli ex appartenenti al Corpo Militare della Croce Rossa smilitarizzato che manifestano contro la smobilitazione e il passaggio in mobilità forzato e non equo rispetto a quanto contrattualizzato nell’ente di provenienza.

 

Iraq: Nasce a Mosul il primo Team Joint per la stabilizzazione.

Difesa/SICUREZZA di

Nasce a Mosul il Civil Affair Team della Task Force Praesidium. L’obbiettivo  è quello di supportare la ricostruzione e lo sviluppo socio-economico del territorio recentemente liberato dal Daesh . Il Team nasce dalla volontà di implementare le attività legate alla stabilizzazione dell’area attraverso il supporto diretto alla popolazione ed è costituito dai rappresentati del Counter-Terrorism Service e del National Security Service, supportati da personale della Praesidium.

Tra le iniziative che possano rispondere adeguatamente alle esigenze dei villaggi, il Civil Affair Team ha costituito, nel vasto distretto di Wanà, a pochi chilometri dalla Diga, un tavolo di incontro settimanale con il Manager della Municipalità. Tra i principali scopi del tavolo di lavoro è prevista sicuramente la realizzazione di progetti caratterizzati da una maggiore presenza sul territorio da parte di Organizzazioni Umanitarie, in grado di conseguire attività a lungo termine a favore della popolazione.

Il team è già a lavoro. Nella prima settimana di attività sono stati donati arredi scolastici alla scuola primaria del vicino villaggio di Babinet. Quotidianamente il team si incontra con le autorità locali per discutere e pianificare i progetti di sviluppo e di implementazione di settori fondamentali quali l’istruzione, la sanità e dell’agricoltura.

La delicata situazione sanitaria ha infatti spinto la Praesidium a realizzare un progetto congiunto con il reparto del Counter-Terrorism per il supporto alla locale Clinica pubblica, attraverso un’assistenza settimanale fornita da medici italiani e iracheni in rinforzo al personale della struttura

Il territorio; Il distretto conta oltre 30 villaggi ed una popolazione di circa 30mila abitanti. Questo numero è però in forte crescita dopo che l’area è ritornata sotto il controllo delle Forze Irachene. Infatti, in queste ore, molte famiglie, che avevano abbandonato l’area durante la presenza dell’Isis, stanno facendo ritorno dai campi profughi o dalle altre zone dove avevano trovato riparo.

 

“Un mondo senza vaccini ?” il nuovo libro di Francesco Galassi

BOOKREPORTER di

Bookreporter intervista Francesco Galassi, dottore e Paleontologo. Nel mondo moderno il valore delle vaccinazioni è stato spesso messo in discussione e una gran messe di teorie pseudoscientifiche non supportate da dati incontrovertibili è continuamente presentata con il fine di evidenziarne la pericolosità.

Mentre il compito della divulgazione scientifica è quello di illustrare la verità della ricerca scientifica in termini accessibili da parte del pubblico più vasto possibile, la paleopatologia e la storia della medicina hanno il potere di richiamare alla memoria, dati e prove alla mano, la realtà del mondo prima delle vaccinazioni: un mondo caratterizzato da epidemie mortali, morti che la scienza moderna può tranquillamente evitare, capaci anche di scuotere le fondamenta di grandi imperi e società che si consideravano avanzate e solide.

Buona visione!

 

 

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Redazione
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