GEOPOLITICA DEL MONDO MODERNO

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REGIONI - page 62

Kabul: Attaccata l’emittente televisiva Shamshad, l’Isis rivendica

MEDIO ORIENTE di

Sparatoria all’interno di un emittente televisiva di Kabul la mattina del 7 novembre, arrivata la rivendicazione dell’Isis, una giornalista perde la vita. L’ attacco avviene nei giorni successivi alla perdita di terreno e delle proprie basi in Iraq e in Siria. Un commando di tre persone è riuscito a penetrare all’interno dell’emittente afghana Shamshad, partner della BBC, nella zona vicino allo stadio della città. Il modus operandi è quello introdotto da Al Qaeda e sempre più diffuso, che prevede l’esplosione di un suicida al primo sbarramento permettendo così l’ingresso di altri uomini  armati di mitragliatori e granate. I tre attentatori, vestiti in uniformi militari, hanno tenuto uno scontro a fuoco  con le autorità afghane inviate poco dopo la prima esplosione. Quest’ultime sono riuscite a mettere in salvo parte dei dipendenti dell’emittente televisiva. Numeri discordanti sulle vittime coinvolte. La rivendicazione dello Stato Islamico, avvenuta dopo la presa di distanza da parte dei Talebani,  tramite Twitter, parla di 20 persone uccise ma stando alle conferme del ministero dell’interno le vittime sarebbero almeno 2, una ventina di feriti tra giornalisti e staff, tra di loro anche il direttore Abed Ehasas. Oltre ad uno  degli attentatori, ucciso dalla polizia, è rimasta coinvolta una giornalista, che secondo il portavoce di Shamshad, avrebbe perso la vita dopo il tentativo di mettersi in salvo. “ Questo è un attacco alla libertà dei media ma non possono ridurci al silenzio”, le parole del direttore della redazione ai microfoni di Tolo News, un’altra emittente televisiva. L’Afghanistan è uno dei paesi più pericolosi al mondo per i giornalisti e i lavoratori della comunicazione. Come ricorda la BBC, i primi sei mesi del 2017 sono stati caratterizzati da un sensibile aumento della violenza nei confronti dei giornalisti afghani, con ben 73 casi registrati: un incremento del 35% rispetto allo stesso periodo del 2016. A maggio due operatori dei media sono stati uccisi in un attacco bomba a Kabul. Anche gli uffici dell’emittente  1TV sono stati danneggiati. Nello stesso mese l’Isis ha preso di mira l’edificio televisivo statale afghano nella città di Jalalabad, uccidendo sei persone.

 

Lo Stato Islamico perde territorio in Siria, dopo Raqqa è la volta di Deir-al zor

MEDIO ORIENTE di

Lo scorso venerdì 3 Novembre il governo siriano ha annunciato la riconquista della città di Deir-al zor contro le forse dello Stato Islamico. L’organizzazione terroristica perde l’ultima roccaforte in territorio siriano.

La città è situata nella zona est della Siria sulle sponde occidentale del fiume Eufrate e dopo la caduta di Raqqa, avvenuta circa due settimane fa, rimaneva uno degli ultimi possedimenti strategici di grande valenza dell’IS. Deir-al zor è infatti il centro della produzione petrolifera siriana.

La liberazione dall’occupazione nemica è stata resa possibile grazie all’aviazione russa alleata e al contributo curdo. Lo Stato Islamico deteneva il controllo del territorio da anni e l’operazione di liberazione era iniziata in Settembre. Unità di ingegneri stanno supervisionando i quartieri e gli edifici della città per l’eventuale rimozione di mine e trappole esplosive che potrebbero essere state disseminate nella città dai jihiadisti dello stato islamico.

L’avanzata per la riconquista delle zone occupate non finisce qui: un esercito appoggiato da bombardieri russi e milizie iraniane e shi’ite, stanno avanzando verso Abu Kamal, ultima città rilevante controllata dallo stato islamico, situata al confine con l’Iraq e sulla sponda ovest dell’Eufrate. A fare pressione sulla sponda est invece ci sono le milizie curde e arabe supportate da una coalizione americana dotata di forze speciali e incursioni aeree. In conclusione le forze militari irachene hanno annunciato l’inizio di un’offensiva nei territori iracheni al confine con la Siria, alle porte della città di Al-Quaim.

Alfano: Stanziati tre milioni di euro per la crisi nella Repubblica Centrafricana

AFRICA di

Dall’Italia sono stati stanziati 3 milioni di euro per la Repubblica Centrafricana nella speranza di far uscire dalla crisi economica ed umanitaria questa popolazione scevra di qualsiasi ricchezza e al limite della sopravvivenza.

“La situazione della Repubblica Centrafricana è una delle più drammatiche; oltre 2,7 milioni di persone dipende dall’assistenza internazionale per sopravvivere”.

Dichiarazione forte e di denuncia del Ministro degli Affari Esteri Alfano, il quale ha dato il via, appoggiato dalla Cooperazione italiana, all’impegno finanziario che servirà a garantire una maggiore produttività nei settori essenziali al fine di sostenere uno stile di vita adeguato alla popolazione.

Si partirà dall’intervento nel settore agricolo e di conseguenza sulla sicurezza alimentare, per poi concentrarsi sul sistema sanitario con lo scopo di favorire un miglioramento nello stato di salute della popolazione.

I fondi saranno distribuiti prevalentemente alla capitale Bangui ed alle zone più disagiate del Paese.

Questo impegno dell’Italia è stato presentato alla “Conferenza dei donatori di Bruxelles” con un programma di solidarietà delineato e preciso dove è stata stabilita una cifra totale di cinque milioni di euro per una durata di tre anni dal 2017 sino al 2019

“il nostro intervento di solidarietà sarà utile per aiutare la Repubblica Centrafricana e agevolarla in questo delicato processo di transizione politica” conclude il Ministro.

 

Il Generale Claudio Graziano nominato presidente del Comitato Militare UE

Difesa/EUROPA di

Un ruolo di spicco per l’Italia nell’Europa della difesa. Il Capo di Stato Maggiore della Difesa italiano, generale Claudio Graziano, torinese di 67 anni,  è stato nominato presidente del Comitato Militare dell’Unione Europea. L’incarico sarà di durata triennale a partire dal mese di novembre 2018, fino ad allora il generale torinese continuerà a svolgere le proprie funzioni e il ruolo verrà ricoperto dall’attuale presidente, il generale Mikhail Kostarakos, in carica dal 6 novembre del 2016. La decisione è stata presa a seguito di una votazione avvenuta il 7 novembre a Bruxelles tra i 27 Capi di Stato Maggiore della Difesa dei Paesi membri. Il comitato  militare è stato istituito nel 2001, ha il compito di dirigere tutte le attività militari nel quadro dell’UE. Claudio Graziano ricoprirà dunque la più alta carica militare in questo ambito, lavorerà in quanto tale a stretto contatto con il rappresentante per la politica estera e di sicurezza dell’Unione, incarico che ad oggi ricopre Federica Mogherini. Avrà il compito di presentare pareri e decisioni di natura militare presso il comitato Politico e di Sicurezza (PSC), oltre che a fornire linee guida e direttive al Direttore Generale dello European Union Military Staff (EUMS). Che Graziano fosse uno dei favoriti a rivestire la carica non era un mistero, soprattutto dopo che, due mesi fa, sfumò la sua nomina a presidente del Comitato militare della Nato, incarico andato `a sorpresa´ al generale britannico Stuart Peach. Claudio Graziano, nella sua prima dichiarazione a commento dell’incarico, ha ringraziato in primo luogo tutti i Capi di Stato Maggiore della Difesa, definendosi onorato per la nomina ottenuta, soffermandosi anche sul governo e sulla Senatrice Roberta Pinotti: “Desidero esprimere la mia gratitudine al Governo, e in particolare al Ministro della Difesa, Senatrice Roberta Pinotti, per il pieno supporto alla mia candidatura. All’attuale Chairman, il Generale Mikhail Kostarakos, rivolgo un caloroso ringraziamento per lo straordinario lavoro svolto”, ha proseguito  Graziano. Finiti i ringraziamenti ha fatto il punto sulla propria situazione: “Desidero confermare la totale abnegazione con il quale porterò avanti, con orgoglio, la carica di Capo di Stato Maggiore della Difesa” anticipando che :“Una volta in carica, mi impegnerò al massimo delle mie capacità per rafforzare ulteriormente l’autorevolezza del Comitato Militare, per contribuire fattivamente al progetto di realizzazione della Difesa europea e per garantire che l’Unione Europea sia pienamente in grado di rispondere alle nuove sfide sulla sicurezza”.

Non si sono fatte attendere le congratulazioni da parte della Pinotti “Questo importante traguardo è il riconoscimento da parte dell’Unione Europea dell’impegno del Paese e delle Forze armate italiane. Al Generale Graziano il mio più sentito ringraziamento per la dedizione, l’orgoglio, la professionalità e l’umanità con le quali ha operato in qualità di Capo di Stato Maggiore della Difesa”. L’Italia aveva già ottenuto la guida dell’alto consesso con il Generale Rolando Moschini, che ricoprì questo ruolo 2004 al 2006.

NATO: Aeronautica Militare , conclusa la missione di rinforzo alla difesa aerea in Bulgaria

Difesa/EUROPA di

Si è conclusa la missione “Bulgarian Horse”, condotta nell’ambito dell’operazione “Enhanced Air Policing” della NATO nei cieli della Bulgaria. L’attività di Air Policing è cominciata a partire dagli anni cinquanta e consiste nella continua sorveglianza e identificazione di tutte le violazioni all’integrità dello spazio aereo NATO, prevede l’integrazione, in un unico sistema, delle procedure missilistiche e di difesa dei paesi membri . In particolare nella missione “Bulgarian Horse”, l’Italia ha partecipato dal 1° luglio 2017, mettendo a disposizione quattro Eurofighter Typhoon dell’Aeronautica Militare con relativi piloti, tecnici e specialisti (in tutto circa 110 militari) . Il personale ha contribuito ad  integrare la difesa dello spazio aereo della Repubblica bulgara,  sono stati distaccati infatti controllori della Difesa Aerea italiani presso il Centro di Riporto e Controllo  di Sofia, al fine di fornire  assistenza e supervisione ai colleghi bulgari.  La missione è durata a partire da Luglio 2017 fino a ottobre dello stesso anno. In quatto mesi la Task Force Air ha effettuato 550 ore di volo con 85 Scrumble simulati, ossia la tecnica militare che prevede di far decollare un caccia intercettore al fine di identificare aerei sconosciuti. Queste operazioni sono state condotte con lo scopo di migliorare la prontezza operativa della TFA. E’ bene sottolineare, punto centrale dell’operazione “Enhanced Air Policing,  che molte di queste missioni sono state svolte congiuntamente ai piloti bulgari al fine di standardizzare le procedure dei due paesi NATO e migliorare la flessibilità degli assetti dell’alleanza. Alla cerimonia di chiusura, tenuta presso la base aerea Graf di Ignatievo,  erano presenti  il Generale di Squadra Aerea Fernando Giancotti e Silvano Frigerio, Comandante delle Forze da Combattimento dell’Aeronautica Militare, mentre la Bulgaria era rappresentata dal Comandante Ivan Lalov. Fernando Giancotti è intervenuto ringraziando  il comandante della TFA Moris Ghiadoni e più in generale tutto il personale che ha preso parte alla missione, “Il nostro essere qui insieme è un grande segno del percorso verso la pace. Ma la pace non deve essere data per certa va perseguita giorno dopo giorno” ha dichiarato nel proprio discorso. Non si sono fatti attendere i ringraziamenti anche da parte del colonnello Ghiadoni che si è espresso enfatizzando il rapporto di collaborazione istauratosi tra il personale italiano e quello bulgaro; “questo tipo di sinergia è il fattore che ha permesso di raggiungere i risultati da entrambe le nazioni”.

Sull’Iran USA e UE sono destinati alla rottura?

AMERICHE/EUROPA/SICUREZZA di

Il dossier iraniano dividerà il fronte trans-atlantico. Le dichiarazioni dei leader europei e dell’Alto Rappresentante seguite alla decisione del Presidente americano Donald Trump di interrompere la certificazione presso il Congresso del Joint Comprehensive Plan of Action (JCPOA), dimostrano una divaricazione con Washington già in atto ma che rischia di consumarsi più aspramente quando (verosimilmente) il Congresso boccerà definitivamente l’accordo. Le posizioni emerse sembrano ispirarsi, a monte, a concezioni di sicurezza e stabilità divenute quasi antitetiche oltre che ad interessi nazionali e collettivi diversi.

La posizione di Donald Trump (e del Gabinetto?) sembra improntata ad una visione circoscritta della sicurezza e della stabilità del Medio Oriente, come assenza di minacce e rischi per gli interessi di Washington e dei (pochi) alleati regionali. Una concezione “negativa” della sicurezza, un “non facere”.

La conferenza stampa del Presidente Donald Trump sul cambio di strategia in Iran:

 

La posizione di Federica Mogherini e, in sfumature diverse, dei leader europei confermerebbe l’adesione ad una visione integrata (integrated approach) interessata alla promozione di stabilità, sicurezza, prosperità economica, salvaguardia dei diritti umani, in cui ruolo fondamentale è rivestito dalla negoziazione multilaterale. Una concezione “positiva” della sicurezza.

La conferenza stampa dell’Alto Rappresentante dell’UE Federica Mogherini sull’Iran Deal:

Oggi il punto di disaccordo è, sostanzialmente, questo: Donald Trump propone la rottamazione dell’accordo perchè lo considera non esaustivo e svantaggioso non annoverando misure di contro-proliferazione missilistica e di altri sistemi d’arma. Gli Europei, pur condividendone le preoccupazioni, non ritengono essenziale la dismissione del JCPOA che è ritenuto un valido punto di partenza per  più ampi negoziati multilaterali che affrontino i nodi irrisolti.

Dal canto suo, l’Agenzia internazionale per l’energia atomica (IAEA), deputata alla verifica del rispetto dell’accordo, ha certificato che Teheran ha onorato tutte le condizioni ed è pienamente in regola con il JCPOA.

Negli ultimi 2 anni, l’Unione Europea si è fatta promotrice, inoltre, tramite la “Iran Task Force” di una crescente cooperazione con Teheran su un vasto numero di materie. Le frizioni, , chiaramente rimangono preponderanti: il supporto iraniano delle milizie Houthi in Yemen e di Hezbollah in Libano, il massiccio programma missilistico di Teheran, le posizioni su Israele, le violazioni di diritti umani e civili, sono solo alcuni dei punti di contrasto. Non è un caso, infatti, che le sanzioni UE all’Iran per le violazioni dei diritti umani siano rimaste in vigore nonostante le proteste di Teheran.

Teheran è, paradossalmente, l’unica che potrebbe guadagnare qualcosa da questa frattura: i top officials iraniani, infatti, non hanno mai nascosto che un fronte atlantico fiaccato sarebbe un vantaggio per gli interessi regionali dell’Iran. In caso di uscita americana dall’accordo, l’Iran potrebbe continuare a supportare l’accordo avvicinando UE e Russia oppure dichiararne la fine per sopraggiunta violazione da parte degli USA che, verosimilmente, riapplicherebbero il set di sanzioni contro Teheran a cui avevano rinunciato con il JCPOA.

In entrambi i casi, l’Unione e gli Stati membri saranno obbligati a prendere decisioni fondamentali sull’Iran e sul rapporto con gli USA nel settore medio-orientale, che potrebbero segnare un punto di svolta della Politica Estera e di Sicurezza Comune. Federica Mogherini, Alto rappresentante dell’Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, ha in programma una visita a Washington nei primi giorni di novembre. Cercherà di ricucire la ferita? Quale sarà la risposta del Presidente americano?

Lorenzo Termine

Referendum in Kurdistan: l’Iraq chiede l’annullamento dei risultati elettorali

MEDIO ORIENTE di

Il 25 settembre scorso, i cittadini curdi sono stati chiamati alle urne per esprimersi sulla questione relativa all’indipendenza dei propri territori.
Il referendum, conclusosi con il 92% della popolazione favorevole all’ottenimento dell’indipendenza, ha scatenato l’immediata reazione di Baghdad che, contraria al voto, lo ha dichiarato illegale. Tempestiva anche la reazione di Iran e Turchia schieratesi, insieme alla capitale irachena, sul fronte dell’opposizione.
Più dura è stata invece la reazione del governo centrale iracheno, il quale ha chiesto l’immediato annullamento dei risultati ottenuti al referendum al fine di poter negoziare con i curdi, ristabilendo con essi rapporti pacifici. Una proposta rimasta però in sospeso, a causa della mancata risposta da parte del governo curdo, che ancora non si sarebbe espresso in merito.

La tregua richiesta dal governo di Irbil e la questione di Kiruk
Ad un mese esatto dalle votazioni, il 24 ottobre scorso il governo curdo di Irbil si è espresso chiedendo l’immediato “cessate il fuoco” nella regione curda e il “congelamento dei risultati del referendum, al fine di poter riprendere pacificamente il dialogo con Baghdad, evitando disordini e violenze nel paese”. Un tentativo di mettere in atto un processo di pacificazione messo in moto anche dal governo centrale iracheno, assestatosi anch’esso sul fronte favorevole alla cancellazione dei risultati elettorali. Una proposta, apparsa però più come un monito impositivo, e rimasta tutt’ora una questione aperta.

Altro punto caldo: le violenze scoppiate nella provincia di Kirkuk (zona strategica e uno dei maggiori poli petroliferi iracheni) attaccata lo scorso 22 ottobre dalle forze irachene, sostenute dall’Iran e dalle milizie sciite. Gli eventi, verificatisi in seguito agli scontri scoppiati nelle aree a nord dell’Iraq, avrebbe causato un peggioramento della già critica e labile situazione: le morti verificate sarebbero circa 40, di cui 30 combattenti Peshmerga e 10 membri della milizia sciita.

Un referendum trasformatosi da “espressione democratica” a “turbinio di violenze e perdite umane”, motivo anche della fuga di migliaia di civili, circa 136 mila secondo quanto riportato dal Segretario Generale dell’ONU Farhan Haq. Su che ne sarà di loro in futuro ancora poco si sa. Per ora le Agenzie delle Nazioni Unite hanno assicurato loro rifugi temporanei e assistenza, e si stanno impegnando per garantirgli un rientro sicuro nelle proprie terre.

I raid della coalizione in Iraq e Siria colpiscono l’Isis incessantemente

ASIA PACIFICO/SICUREZZA di

Tra il 21 e il 22 ottobre, sono stati condotti 25 raid aerei che hanno provocato un totale di 28 attacchi a target dell’ISIS in Siria e in Iraq. Le operazioni sono state condotte all’interno di un progetto patrocinato dal dipartimento della difesa americano; il progetto si chiama Operation Ineherent Resolve, è attivo dal 2014 e riunisce 12 nazioni con l’obbiettivo di attaccare con raid aerei e attacchi missilistici punti strategici nei territori che lo Stato Islamico rivendica di proprio dominio.

I target delle operazioni degli ultimi giorni sono stati principalmente veicoli, autobombe, aeri e anche degli stabili. L’Operation Ineherent Resolve, secondo il suo sito ufficiale, afferma che dalla nascita del progetto sono stati sottratti all’ISIS il 55% dei territori. I costi finanziari di questa operazione sono ingenti, si parla di un totale dall’8 agosto 2014 al 30 giugno 2017, di 14 356 milioni di dollari, con una stima di un costo giornaliero di 13,6 milioni di dollari. Non ci sono, invece, stime dei costi umani di suddette operazioni.

Afghanistan: Il contingente italiano del “TAAC-W” prosegue con le operazioni di supporto nel settore agricolo

MEDIO ORIENTE/REGIONI di

Continuano le attività di supporto alla popolazione nella città di Herat, in Afghanistan, sede del contingente italiano del TAAC-W. L’ultima operazione in ordine temporale riguarda il settore primario . Presso il dipartimento dell’Agricoltura di Herat è stato infatti consegnato del materiale tecnico. Queste attività sono organizzate in collaborazione con gli specialisti della cellula “CIMIC”, che si occupa proprio della cooperazione tra componente militare e civile e rientrano nell’ambito generale della missione “Resolute Support”. Entrando nel particolare, con una cerimonia informale, il generale e comandante del contingente italiano Massimo Biagini ha consegnato 10 motociclette che saranno utili per muoversi nelle carrarecce dei campi siti nelle aree rurali intorno alla città. Questa iniziativa è solo l’ultima di una lunga serie, infatti da un decennio a questa parte l’Italia, con 95 progetti conclusi, mira ad implementare un settore, quello agricolo, che costituisce il 62% dell’economia del territorio ed è fonte di guadagno per le classi sociali meno alfabetizzate. Nei mesi precedenti il comando del TAAC-West aveva consegnato oltre a materiali di tipo tecnico, tra cui computer e supporti informatici per garantire una migliore attività gestionale, anche dei beni di prima necessità. Nel mese di luglio infatti sono stati donati alle famiglie più bisognose dei “food-kit”, contenenti ognuno circa 20 kg tra farina, riso e biscotti. Prima della consegna del materiale, il generale Massimo Biagini, ha avuto modo di incontrare alcuni agricoltori provenienti dai villaggi limitrofi, presenti al dipartimento . In questo breve incontro, le parti , hanno avuto modo di  confrontarsi sulle problematiche che affliggono in questo momento la regione di Herat, colpita da una siccità che dura da ormai 6 mesi . Queste le parole dell’ elder responsabile del villaggio di Sanow Gerd : “Poter ricevere questi aiuti dai militari italiani è molto importante per noi, ci permetteranno di migliorare l’organizzazione dei nostri campi e di riprendere il lavoro  con meno timore dopo questa pesante estate senza pioggia”.

 

#sipartedaiprincipi, Principi e valori il tema degli stati generali CRI

EUROPA di

Si apre con un convegno internazionale sulle armi nucleari alla luce dei trattati recentemente ratificati dall’ONU l’evento della Croce Rossa Italiana.

Con l’Hastag #sipartedaiprincipi la CRI annuncia gli Stati Generali dell’associazione che si terranno a Roma il prossimo venerdì 27 ottobre affrontando temi di grande importanza come il trattato della messa al bando del nucleare globale e numero crescente di perdite di vite umane tra gli operatori umanitari nell’adempimento del loro lavoro di aiuto alle popolazioni in difficoltà.

Tre giorni per affrontare le sfide del futuro dell’Associazione (e non solo) su temi di grande attualità e delicatezza. Un evento di informazione, formazione, aggiornamento e riflessione.

La giornata di apertura sarà dedicata al tema dello smantellamento delle armi nucleari e al ruolo del movimento internazionale di Croce Rossa e Mezzaluna Rossa, attraverso il convegno internazionale “Nuclear Weapons: Towards the Prohibition of Nuclear Weapons and the Role of the International Red Cross Red Crescent Movement”. Si tratta di un momento di riflessione molto i

mportante, alla luce deirecenti Trattati dell’ONU, già sottoscritti da 120 Paesi. “Abbiamo deciso di aprire con un convegno di altro livello – spiega Rosario Valastro, vicepresidente della Croce Rossa Italiana – in primis per celebrare l’impegno concreto che la CRI condivide da anni con il mondo accademico e gli Istituti di cultura per realizzare un’adeguata formazione e informazione sul Diritto Internazionale. In secondo luogo, perché si tratta di un tema legato alla stretta attualità: l’impegno del Movimento Internazionale per la ratifica del Trattato sulle armi nucleari promosso dall’ONU è stato grande. Ora, perciò, vogliamo smuovere la coscienza civile”.

Interverranno, oltre a Francesco Rocca, presidente della Croce Rossa Italiana e vicepresidente della Federazione Internazionale di Croce Rossa e Mezzaluna Rossa, il prof. Paolo Benvenuti dell’Università Roma Tre, il prof. Leopoldo Nuti, dell’Università Roma Tre e presidente della Società Italiana di Storia Internazionale; Christian Maurer, dell’Austrian Central Meteorological Service, Lou Maresca, consulente legale del Comitato Internazionale di Croce Rossa (ICRC), il prof. Marco Pedrazzi, dell’Università di Milano, il prof. Mirko Sossai, dell’Università Roma Tre, Peter Herby, della Croce Rossa norvegese, S.E. Monsignor Silvano Maria Tomasi, della Santa Sede, Enrico Valvo, Consigliere d’Ambasciata del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale.

Nello spazio all’aperto vicino alla sede del convegno sarà allestita una tenda con funzione di postazione sanitaria in zona di conflitto armato, al cui interno uno spazio risulterà integro e funzionante, mentre l’altro sarà la rappresentazione della stessa struttura a seguito di un attacco da parte dei belligeranti. Lo scopo è mostrare l’impossibilità da parte del personale sanitario, che spesso resta vittima delle ostilità, di prestare il soccorso come previsto dal Diritto Internazionale Umanitario.

I lavori proseguiranno nella serata di venerdì 27 ottobre, con una plenaria di presentazione. Seguirà una due giorni di workshop, sabato 28 e domenica 29 ottobre. Contemporaneamente a questi side events, si terrà un workshop riservato a Delegati Tecnici Regionali dell’area della Croce Rossa dedicata al Diritto Internazionale Umanitario e ai Presidenti Regionali.

Redazione
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