GEOPOLITICA DEL MONDO MODERNO

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REGIONI - page 60

Vertice Ue, immigrazione: accordo a metà

EUROPA/POLITICA di

Dopo una nottata di trattative serrata, l’Europa approva la redistribuzione di 40mila migranti nei prossimi due anni. Le quote sono “obbligatorie” a parole ma “volontarie” fatti: ogni Paese potrà decidere il numero di persone da accogliere.

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Bicchiere mezzo pieno. O mezzo vuoto. Si può riassumere così il vertice europeo di Parigi sull’immigrazione tenutosi tra il 25 e il 26 giugno. Il Consiglio Europeo dice sì alla redistribuzione tra gli Stati membri dei 40mila migranti richiedenti asilo sbarcati in Italia e Grecia dal 15 aprile. Questa ricollocazione sarà effettuata nei prossimi due anni. Tuttavia, saranno prima la Commissione e poi lo stesso Consiglio Ue a stabilire, a luglio, le quote per ogni singolo Paese, i quali avranno il diritto di stabilire il numero delle persone da accogliere.

Una bozza o, sarebbe meglio dire, un compromesso, quello messo sul tavolo dai leader del Vecchio Continente. Un accordo frutto di accesi scontri verbali avvenuti nella notte. Due i fronti. Il primo, con l’Italia in testa e a seguire il presidente della Commissione Juncker, l’alto rappresentante Mogherini, e i leader di Germania e Francia, Merkel e Hollande. Il secondo, il blocco dei Paesi dell’Est Europa, capitanato dalla Polonia e composto anche da Lettonia, Repubblica Ceca e Slovacchia. Scontri che hanno poi riguardato lo stesso capo della Commissione Europea e Tusk, reo di avere abbandonato la sua posizione di neutralità e di avere appoggiato le posizioni di Varsavia.

Già la giornata di giovedì preannunciava le difficoltà di un possibile accordo: “Non c’è consenso sulle quote obbligatorie”, affermava Tusk. Mentre Juncker e Mogherini ritenevano necessario andare oltre il Trattato di Dublino e “rivoluzionare il concetto di accoglienza dei profughi”.

Ma con la cena e l’avvicinarsi della notte, l’impasse si è fatta sempre più evidente. Testimonianze dirette raccontano di un intervento violento, dal punto di vista verbale, del premier italiano Renzi: “Se non siete d’accordo sulla distribuzione dei 40 mila migranti, non siete degni di chiamarvi Europa. Se volete la volontarietà, tenetevela”.

Accantonata ormai la prima bozza, figlia del precedente Consiglio Europeo di aprile, ma che andava incontro alle richieste spagnole in merito alle modalità di redistribuzione dei migranti, alle prime luci dell’alba i leader europei giungono all’accordo sulle 40mila persone richiedenti asilo da ripartire nei prossimi due anni, con la definizione delle quote da definire.

Quote che vengono definite “obbligatorie”, ma che si richiamano, nella pratica, al principio di volontarietà. A questi 40mila, infine, si aggiungeranno gli altri 20mila presenti nei campi profughi dei Paesi da cui provengono i migranti. Tutti, tranne Gran Bretagna, Irlanda e Danimarca, defilatesi già in precedenza.
Giacomo Pratali

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Ue, Gentiloni: soddisfazione per missione navale EuFor

BreakingNews/EUROPA di

A margine del Consiglio Affari Esteri Ue a Lussemburgo, il ministro italiano Paolo Gentiloni si dice soddisfatto della missione navale EuFor, definito un primo passo importante verso il vertice del 25 e 26 giugno prossimi. In questo summit, verrà infatti definito l’accordo sulla ricollocazione dei profughi che dovrebbe vincolare gli altri Paesi europei.

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“Bisogna arrivare ad un’intesa che metta nero su bianco l’impegno alla solidarietà vincolante sulla ricollocazione dei migranti perché la solidarietà non può essere un ‘optional’, deve essere un impegno per la Ue”, sottolinea il rappresentante del governo italiano.

Gentiloni si mostra tuttavia fiducioso sull’esito delle trattative, anche con i Paesi più riluttanti ad apportare una soluzione comune a questa emergenza: “Penso che il negoziato in queste settimane abbia creato le premesse per arrivare ad un’intesa giovedì e venerdì, ma vediamo: bisognerà lavorarci nei prossimi giorni”, conclude.
Giacomo Pratali

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Operazione “Pangea VIII”. L’UE ostacola il commercio di farmaci contraffatti.

EUROPA/Varie di

L’Aja: – La “nostra” agenzia europea di sicurezza Europol ha fornito il suo supporto ad un’operazione dell’Interpol tesa a smantellare una rete criminale impegnata nel traffico di medicinali contraffatti, attraverso farmacie on-line illegali.

“Pangea VIII” è il nome dell’operazione che si è conclusa con l’arresto di 156 sospettati in tutto il mondo, e con il sequestro di medicinali potenzialmente pericolosi, per un valore complessivo di 81 milioni di dollari.

op_pangea01 L’intera operazione ha coinvolto 115 nazioni ed ha fornito impulso a 429  procedimenti penali differenti. 550 sono stati gli annunci di vendite on-  line rimosse dalla rete e ben 2414 i siti oscurati.

 Per la circostanza, l’Agenzia Europea – già dalla sua fondazione coinvolta  nella sicurezza del vecchio continente sia sul piano strategico, che anche  su quello operativo – ha distaccato i propri esperti presso la sede centrale  dell’Interpol a Lione, in Francia.

 Nello specifico, gli specialisti dell’Interpol ed i rappresentati di Europol hanno condiviso tutti i dati in loro possesso, compresi quelli provenienti dai database in possesso dell’Agenzia dell’Aja, trovando numerose corrispondenze utili alle indagini e fornendo un prezioso supporto anche di natura legale soprattutto alla BKA, la Polizia Federale austriaca, ed anche all’Agenzia delle Dogane ed a quella per la Salute dello stesso paese d’Oltralpe.

Oltre alla scoperta di un enorme magazzino di farmaci contraffatti in Indonesia, le varie Forze di Polizia coinvolte si cono concentrate sugli account di posta elettronica, sui titolari dei domini registrati per il commercio on-line e su tutti coloro che fossero a vario titolo coinvolti nella consegna della merce e nei pagamenti elettronici.

Tra le medicine sequestrate, spiccavano ovviamente quelle per le disfunzioni erettili, i principi attivi contro la77b3efd6d14f42c2bed11ce573dde7f2
pressione arteriosa e alcuni farmaci antitumorali. Molti farmaci erano scaduti, o conservati male ed uno dei compiti dell’organizzazione era proprio quello di alterare le date di scadenza o le quantità di principio attivo presenti. Il che fa solo minimamente comprendere la pericolosità di questo commercio clandestino ed alternativo a quello ufficiale, sicuramente più oneroso in termini economici per gli utenti, spesso impossibilitati all’acquisto o al reperimento di taluni principi attivi nei loro paesi.

Sono state 236 le Forze di Polizia e le Agenzie coinvolte, e ovviamente numerose quelle europee.

Da segnalare il fondamentale e sostanziale supporto fornito da alcune società private e colossi del commercio elettronico quali Google, Mastercard, American Express e Paypal.

Un altro colpo messo a segno dalla cooperazione internazionale di polizia. Anche e soprattutto europea.

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Un serbo a Tirana…nel senso del premier

ECONOMIA/Energia/EUROPA di

Quando si parla di “ospitalità” albanese, ebbene, le autorità non hanno fatto mancare nulla dal protocollo al capo del governo serbo: Bože pravde , l’inno nazionale serbo è stato eseguito per la prima volta nella Tirana istituzionale, durante una visita ufficiale. Nella sede di rappresentanza del Palazzo delle Brigate i due premier si sono stretti mani diplomatiche senza lasciare nulla al caso con tanto di tricolore serbo issato.
Questa visita è stata preparata nei dettagli e vissuta “seguendo l’esempio della Germania e della Francia dopo la seconda guerra mondiale”, ha detto il premier Rama, facendo riferimento alla distensione auspicata dei rapporti tra i due paesi balcanici, “ sulla scia del desiderio di intensificare i buoni rapporti”.
Vučić ha raggiunto Tiranail 27 maggio scorso, il giorno dopo la conclusione dei lavori del South-East European Cooperation Process, il consiglio di cooperazione regionale, istituito dalla Bulgaria nel 1996 e presieduto dall’Albania quest’anno. Un summit nel quale è stato ribadito e sottolineato la volontà dei paesi balcanici di puntare all’integrazione europea come obiettivo comune. Bulgaria e Romania hanno manifestato il loro appoggio incondizionato.
Una visione d’insieme che è stata rinforzata durante la visita del capo del governo serbo il giorno dopo, sia da questi che dal premier albanese, Edi Rama.
“Qualcuno in Serbia farà rumore per questa mia visita, come immagino succederà a Rama per avermi invitato. Ma il mio dovere è di guardare al futuro, e nel futuro le relazioni fra di noi sono molto importanti… Pensiamo in modo diverso, parliamo in modo diverso. Ma questo non ha a che fare con il fatto di lavorare insieme. Se saremo abbastanza responsabili, saggi e intelligenti, se non penseremo di risolvere i nostri problemi con i conflitti ma con il dialogo, con rapporti sinceri, aperti e onesti, allora sono sicuro che Serbia e Albania avranno un futuro migliore del passato. Alla storia non possiamo sfuggire, ma il nostro sguardo dovrà essere rivolto al futuro, perciò oggi sono qui per porgere al mio collega Rama la mano dell’amicizia.”
Molto più disinvolto e visionario Rama il quale esprime le relazioni diplomatiche future dichiarando “ Delle relazioni tra Francia e Germania si dice che rappresentino l’asse dell’Europa, spero di non mancare di modestia dicendo che gli albanesi e i serbi vogliono trasformare le loro relazioni in un’uguale testimonianza del fatto che da una storia di guerre sanguinose potrebbe nascere l’esempio di un comune successo di pace”.
In questo momento di pragmatismo politico non si poteva lo stesso evitare un richiamo al punto dolente delle relazioni problematiche tra i due paesi, ovvero la questione del Kosovo e della “Grande Albania”. Il virgolettato è d’obbligo stando alla versione albanese della faccenda. “La Grande Albania per noi non è un progetto o un programma. Si tratta di un’idea nutrita da coloro che non vogliono il bene degli albanesi, non la nostra nazione, che non vuole ampliamenti, a scapito di nessuno, ma la convivenza normale. Progettiamo di unirci sulla strada nell’Unione europea. Se noi avessimo visto la bandiera della Grande Serbia sul drone avremo riso, ma questa è una questione di percezione. Penso che la lezione è stata tratta da entrambi”.
Di tenore molto più sostenuto Vučić sullo stesso tema aveva in un primo momento dichiarato “E’ un fatto che non siamo d’accordo sul Kosovo. La Serbia considera il Kosovo come la sua parte e l’Albania la considera indipendente”. La posizione di Rama, più ironico e morbido, si delinea nella sua dichiarazione in merito: “La mia convinzione è che il riconoscimento del Kosovo sarebbe un grande sollievo per la Serbia, ma non voglio entrare più in profondità in questa questione dal momento che qui siamo tra amici e noi rispettiamo tutti gli amici e le loro sensibilità“. Senza paroloni, ma incisivo e serio il premier serbo ha sottolineato “La grande divergenza fra Belgrado e Tirana sullo status del Kosovo non deve essere un ostacolo ai nostri rapporti bilaterali; nonostante questo, ritengo che questa incongruenza non significhi che non possiamo ammorbidire le differenze con il dialogo”.
Nell’affrontare la crisi che si sta consumando nella Repubblica Macedone dopo i fatti di Kumanovo, entrambi i governi si sono voluti mostrare equi distanti con la volontà di non schierarsi con nessuna delle fazioni e facendosi garanti di una stabilità balcanica necessaria.
A dettare questa nuova fase è ovviamente la prospettiva economica degli investimenti esteri e tra i due paesi, nonché la posizione strategica dei Balcani nei corridoi energetici e nella infrastruttura dei trasporti transnazionale.
Nell’ambito dei Tirana Talks – Vienna Economic Forum (nato nel 2004), il giorno dopo, 28 maggio, si è ufficializzato questo riavvicinamento toccando propriamente i progetti futuri. In esclusiva, si fa riferimento all’autostrada Tirana-Belgrado , passando per il Kosovo, funzionale e simbolica. Serbi e albanesi, monitorati dalla Germania e procedendo sotto gli occhi dell’ex ministro degli esteri tedesco Joschka Fischer chiedono fondi esteri e investimenti. Hanno finalmente capito che possono diventare seriamente strategici per se stessi e l’Europa. In un contesto di crisi delle frontiere europee, della crisi profonda, difficilissima in Ucraina e nelle ex repubbliche sovietiche, con conseguenze economiche enormi per tutti, i balcanici provano a elevare le rispettive posizioni, cercando di attrarre investimenti, prestigio e credibilità.
Non è una passeggiata nella storia, si tratta di conflitti secolari, di diatribe territoriali e culturali radicalizzate. Si tratta di Berlino con lo sguardo puntato e, soprattutto gli albanesi, si ricordano bene un altro Berlino, quello del Congresso del 1878, quello degli Imperi ( Austria e Turchia) e delle grandi Potenze europee, quello a conclusione del quale gli albanesi si sono visti negati l’esistenza niente di meno che da Bismarck: “Non esiste alcuna nazione albanese”. Erano altri tempi, ma i Balcani si sono visti fare e disfare nei secoli da altri le loro esistenze. Ad ogni modo, era il mondo di ieri.

Brasile: lancia piano per infrastrutture da 198 mld reais

AMERICHE/BreakingNews/ECONOMIA di

Il Governo brasiliano ha annunciato un nuovo piano di investimenti in infrastrutture e logistica che include una serie di progetti per un valore stimato intorno ai 198 miliardi di reais (circa 57 miliardi di euro). In particolare, 66 mld di reais saranno destinati al settore ferroviario, 66 mld al comparto autostradale, 37,4 mld a quello portuale e 8,5 mld agli aeroporti. Il Brasile prevede una prima fase di concessioni per circa 70 miliardi di reais nel triennio 2015-2018. Gli altri progetti fanno parte di una seconda tappa, con inizio nel 2019. Nel settore ferroviario, il progetto principale e’ legato all’accordo internazionale per la costruzione della linea Transoceanica, che collegherà la costa atlantica brasiliana a quella peruviana sul Pacifico.

Nel settore autostradale, oltre al rinnovo della concessione per il ponte che collega Rio de Janeiro alla citta’ di Niteroi, le gare riguarderanno la realizzazione di collegamenti fra Stati chiave nella produzione di commodities agricole e a piu’ forte vocazione manifatturiera. In ambito portuale sono previsti gli affidamenti in gestione di 50 terminali gia’ esistenti nei porti brasiliani, oltre alla concessione per la realizzazione di 63 nuovi terminali a uso privato. Per gli aeroporti, infine, le concessioni riguarderanno la gestione degli scali di quattro capitali di Stati: Salvador, Fortaleza, Florianopolis e Porto Alegre

UE e NATO sono partner unici

BreakingNews/Difesa/EUROPA di

Hanno dichiarato congiuntamente il  Segretario generale della NATO Jens Stoltenberg e il presidente della Commissione europea, Jean-Claude Juncker durante il loro incontro alla Comunità europea

“L’UE e la NATO sono partner unici ed essenziali che condividono valori comuni e interessi strategici.” Ha dichiarato Jens Stoltenberg, “ Lavoriamo fianco a fianco nelle operazioni di gestione delle crisi, sviluppo di capacità e le consultazioni politiche per sostenere la pace e la sicurezza internazionale”

Una dichiarazione congiunta che arriva in un momento critico dei rapporti tra l’Unione Europea e la Russia che in risposta alle esercitazioni NATO in corso ha accusato la NATO di avvicinarsi troppo al confine russo

“La nostra cooperazione è particolarmente importante – continua il segretario generale della NATO –  nel contesto di un calo bilanci della difesa in molti dei nostri Stati membri. Dobbiamo rafforzare il potenziale della nostra partnership strategica per ridurre al minimo inutili duplicazioni e massimizzare la redditività.

Sia Stoltenberg che Junkers si augurano una crescita degli sforzi dei paesi membri nel migliorare la capacità di operare congiuntamente e in stretta cooperazione aspirando ad una difesa europea più forte e efficace.

Si attende allora con interesse il  europeo di giugno durante il quale si dovranno esaminare  misure decisive in tal senso.

Foreign Fighters: l’Europa ce la sta mettendo tutta contro il terrorismo.

BreakingNews/Difesa/EUROPA/POLITICA di

BRUXELLES: – Per avanzare nell’attuazione delle sue priorità di prevenzione e lotta al terrorismo, nell’ambito dell’Agenda europea sulla sicurezza, la Commissione europea ha recentemente chiesto al Consiglio di autorizzarla a firmare, a nome dell’Unione, la Convenzione del Consiglio d’Europa sulla prevenzione del terrorismo, e il suo protocollo aggiuntivo.

consiglio-dei-ministri-dellunione-europea   Facciamo subito una precisazione per i non addetti ai lavori: Consiglio      europeo, Consiglio dell’Unione Europea e Consiglio d’Europa sono cose    totalmente differenti. Il Consiglio europeo è un organo squisitamente        politico e non decisionale, che non detiene alcun potere di legiferazione.    È composto da Capi di Stato o di governo, che vi partecipano a seconda      dell’importanza rivestita dalla carica da essi ricoperta nell’ambito delle      legislazioni nazionali ed adotta un’agenda politica dell’Unione.

Il Consiglio dell’Unione europea, assieme al Parlamento Europeo, è invece l’organo deputato alla legiferazione nell’ambito della procedura di co-decisione delle norme che regolano l’unione. È composto dai singoli ministri nazionali, che si ritrovano in determinate “formazioni” in base alla materia da trattare, e legiferano anche sulla base dei Gruppi e sottogruppi in seno al Consiglio stesso, che sono formati da funzionari e dirigenti dei singoli dicasteri nazionali, competenti per materie da trattare.

Il Consiglio d’Europa è un organizzazione internazionale del tutto estraneo all’Unione Europea, il cui scopo è promuovere la democrazia, i diritti dell’uomo, l’identità culturale europea e la ricerca di soluzioni ai problemi sociali in Europa.è composto da 47 Stati Membri ed è nato nel 1949.

Questa digressione obbligatoria, ci è utile per farci comprendere che  l’adozione del protocollo aggiuntivo alla OLYMPUS DIGITAL CAMERAConvenzione è un importante passo avanti nell’ottica di una più decisa risposta europea al terrorismo, in particolare alla minaccia rappresentata dagli ormai tristemente noti “foreign fighters”. Il protocollo implementa alcune disposizioni della risoluzione 2178 (2014) del Consiglio di  sicurezza dell’ONU sui terroristi combattenti stranieri, come la criminalizzazione di attività quali il recarsi in paesi terzi a fini terroristici (ad esempio per ricevere addestramento) o la partecipazione ad attività   di gruppi terroristici o a formazione a scopi di terrorismo. La Convenzione prevede che tutte le parti firmatarie designino punti di contatto permanenti per agevolare un rapido scambio di informazioni su persone sospettate di viaggi all’estero a scopi terroristici.

Consiglio-dEuropaFinora l’Unione Europea non ha firmato la Convenzione, né il suo protocollo aggiuntivo, ma ha attuato alcune delle loro disposizioni nella decisione quadro del 2008 sul terrorismo, che verrà aggiornata nel 2016. Poiché il protocollo costituisce un’aggiunta alla Convenzione, la Commissione intende firmare entrambi contemporaneamente, per aprire la strada per l’attuazione delle loro disposizioni. Attendiamo fiduciosi che il Consiglio dell’Unione Europea, nella sua formazione “Justice and home affairs”, dia il via libera alla firma di un documento che ostacolerà ancora di più la crescita e l’alimentazione delle reti eversive terroristiche nel vecchio continente.

 

Madrid, l’Associazione Italiana Ricercatori muove i primi passi

BreakingNews/EUROPA/INNOVAZIONE di

È stata  fondata a Madrid  l’Associazione dei Ricercatori Italiani in Spagna (Aris), una nuova istituzione che si propone di promuovere la comunicazione e la collaborazione delle comunità accademiche e scientifica italiana e spagnola.

Gli undici soci fondatori, tutti ricercatori e docenti italiani,  insieme all’ambasciata italiana in Spagna con questa iniziativa  hanno realizzato  un ponte tra il mondo accademico italiano e quello spagnolo grazie anche alla Foundacio’n Espanola para la Ciencia y la Tecnologi’a (Fecyt).

Hano presenziato all’evento di lancio dell’associazione Teodosio Libondi, addetto scientifico dell’ambasciata italiana a Madrid, l’ambasciatore italiano in Spagna, Pietro Sebastiani, il direttore generale della Foundacio’n Espanola para la Ciencia y la Tecnologi’a (Fecyt) Jose’ Ignacio Fernandez Vera.

L’associazione, che è  aperta a tutti, punta ad agevolare contatti e collaborazioni tra i sistemi della ricerca e dell’industria di Italia e Spagna e a promuovere collaborazioni bilaterali tra istituzioni pubbliche e private italiane e spagnole sui temi della ricerca scientifica e della politica universitaria. Scopo dell’associazione sara’ anche quello di costituire una piattaforma di appoggio per facilitare l’inserimento di studenti o giovani ricercatori italiani nel mondo accademico/scientifico spagnolo e di fare da punto di riferimento per le istituzioni italiane in Spagna.

Usa-Russia: Obama conduce il gioco

EUROPA di

Dal G7, passando per il tour di Putin in Italia, finendo con gli allarmismi di una possibile degenerazione del conflitto in Ucraina. Il banco dei rapporti tra Nato e Russia sta rischiando più volte di saltare, anche se la palla, al momento, sembra essere nelle mani di Obama.

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Se la strategia di Washington in Medio Oriente nell’ultimo anno è stata quella di non fare emergere uno Stato predominante in termini di forza economica e leadership nel mondo arabo, in Europa le mosse sono state diverse. L’esclusione di Putin dal G7 e le dichiarazioni dei leader europei sul vincolo di nuove sanzioni verso Mosca se non venissero rispettati gli accordi di Minsk nascono da una precisa volontà.

Sulla disputa in Ucraina, sul nucleare in Iran, sui rapporti con l’Occidente, sotto il profilo dell’aumento delle postazioni Nato nei Paesi confinanti con la Russia, la strategia statunitense è una sola. Ovvero, Mosca deve trattare direttamente con Washington. E, quindi, tornare a quel bilateralismo conciso tra la fine del XX e l’inizio del XXI secolo. Con l’Europa, divisa anche sulle questioni di politica estera, costretta ancora di più ad un ruolo marginale. Con Stati come la Polonia o i Paesi Baltici che trovano negli Stati Uniti i primi difensori della propria sovranità nazionale. Con la stessa Casa Bianca che utilizza la crisi del Rublo e la forte inflazione russa come capi di imputazione nei confronti del Cremlino.

E l’Europa? Se la Cina costituisce un corridoio per non bloccare del tutto i rapporti commerciali con la Russia danneggiati dalle stesse sanzioni, dall’altra sta divenendo sempre di più un partner privilegiato per quanto concerne le questioni energetiche. Recente è, infatti, il secondo accordo, denominato “Western Route”, consistente nella costruzione di un gasdotto che colleghi la Siberia Occidentale a Pechino.

Se l’Europa ha, come si evince dal G7, accettato il ruolo di comprimario degli Stati Uniti, è ancora più evidente che il danneggiamento dei rapporti commerciali bilaterali ma, soprattutto, il possibile degenerare della questione del gas, potrebbero fare cambiare rotta politica ai leader del Vecchio Continente.

In questo senso, l’Ucraina, dove gli scontri sono ripresi ad un livello quasi pari alla fase precedente agli accordi di Minsk, diviene ancora una volta il pomo della discordia: “Se la crisi in Ucraina si aggrava – dichiara Maros Sefcovic, Vicepresidente della Commissione Europea e Responsabile Energy Union – e se la Russia chiude i gasdotti destinati all’Europa, possiamo resistere per 6 mesi. Ma credo che non convenga a Mosca, visto che siamo il loro principale cliente”, rivela ancora.

Le somme si tireranno verso settembre, con l’inverno ormai alle porte. Ma, al netto del sangue che continua a scorrere nel Donbass, il parziale riconoscimento delle autonomie delle regioni filorusse, a cominciare dalla Crimea, potrebbe, come in parte lasciano intendere gli accordi di Minsk, esse il motore per porre fine alla guerra civile in Ucraina, quindi alle sanzioni contro il Cremlino, quindi al braccio di ferro in stile guerra fredda tra Stati Uniti e Russia.

Il viaggio di Putin in Italia ha, in questo senso, un significato politico importante. Se con Renzi è stato ribadito l’importanza di un ritorno agli storici rapporti commerciali ed economici tra Roma e Mosca, ancora più rilevante è stata la visita presso Papa Francesco. Il leader russo spera di trovare u n appiglio nel Pontefice e nella sua volontà di una distensione tra mondo cattolico e ortodosso.

I rapporti con il Vaticano, la necessità di mantenere l’Europa come primo partner per la fornitura di gas, l’ostacolo delle sanzioni ad una ripresa economica russa. Se da una parte ci potrebbe essere un riconoscimento a livello internazionale delle autonomie delle regioni filorusse in Ucraina, la fine delle ostilità con Kiev e il rapporto diretto con Washington saranno determinanti per Putin affinché la Russia esca da questo isolamento.

Giacomo Pratali

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Panama: nuovo Canale supera test dell’Oceano

AMERICHE/BreakingNews/ECONOMIA di

Il nuovo canale di Panama ha superato con successo il test dell’inondazione delle chiuse sul versante dell’Oceano Atlantico, realizzate da un consorzio di cui fa parte Salini Impregilo.

L’apertura delle valvole e l’inondazione delle vasche alimentate dalle acque del lago Gatun permetteranno di avviare ulteriori test relativi al funzionamento delle otto gigantesche paratoie, di quasi 4000 tonnellate, costruite dal gruppo italiano di Pordenone, Cimolai. Dopo questo test seguiranno continue prove di funzionamento, per un periodo di almeno tre, quattro mesi.

Salini Impregilo ritiene che per l’inizio del prossimo anno potrebbe avere luogo il passaggio della prima nave che transitera’ da un Oceano all’altro in solo otto ore, evitando una circumnavigazione di oltre 20.000 chilometri (pari a circa un mese di navigazione).

Il nuovo Canale permettera’ il transito di navi post-Panamax lunghe oltre 400 metri e con capacita’ di carico notevolmente superiori alla capacita’ attuali.

Redazione
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