GEOPOLITICA DEL MONDO MODERNO

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EUROPA - page 32

Lotta alla mutilazione dei genitali femminili

BreakingNews/EUROPA di

LISBONA: – Contrasto all’infibulazione anche in Europa. È sostanzialmente questo il tema principale di un documento di studio sulla situazione nel vecchio continente siglato alcuni giorni fa dall’EIGE, l’European Insitute for Gender Equality, con sede nella capitale portoghese.

Ai lettori rammentiamo che l’EIGE rientra nel network delle Agenzie Europee che operano nel settore JHA, Justice and home Affairs. L’Istituto è l’equivalente europeo di un’autorità indipendente, appositamente istituita per supportare e rafforzare la promozione dell’uguaglianza e la lotta alla discriminazione di genere, così come il raggiungimento di una condizione generale di consapevolezza diffusa sulla parità di genere nell’Unione.

Fermo restando che, in linea generale, i paesi Europei non annoverano tra le proprie tradizioni pratiche come l’infibulazione, il documento, denominato “Stima sulle giovani donne a rischio di mutilazione genitale nell’Unione europea”, ha sviluppato un metodo di accertamento e studio del fenomeno, che era stato inizialmente sperimentato in Irlanda, Portogallo e Svezia. “Saper stimare il numero di giovani donne a rischio di mutilazione dei genitali può essere molto utile per i decisori politici, non solo nella pianificazione o nell’implementazione delle policy di asilo o migrazione, ma anche per i parametri e le attività relative all’integrazione sociale”, ha dichiarato Virginija Langbakk, direttore dell’Istituto, aggiungendo di nutrire la speranza che il metodo consenta una migliore comprensione del fenomeno, sulla scorta degli studi recentemente conclusi proprio in Portogallo.

Altro obiettivo del metodo – così come asserito da Teresa Morais, Ministro Portoghese per gli affari parlamentari e le pari opportunità – è proprio quello di interagire con le comunità coinvolte.

Le risultanze dello studio condotto dall’Istituto, hanno infatti enfatizzato l’importanza della cooperazione tra governi e comunità, nel contrasto all’infibulazione dentro e fuori dai confini dell’Unione.

L’attività di ricerca si è basata essenzialmente sull’elaborazione e la raccolta dei dati relativi al fenomeno, in rapporto sia agli stati non europei che operano tale pratica sia alle donne appartenenti alle popolazioni e comunità che da quelle terre migrano verso i paesi europei.

Un particolare focus è stato concentrato nel valutare le abitudini e gli atteggiamenti dei migranti verso tali mutilazioni e come le stesse credenze ed atteggiamenti mutino nel tempo e nel contesto evolutivo delle migrazioni stesse.

eige_logoDiversi Stati Membri stanno incrementando le normative nazionali, o regolando sempre più dettagliatamente la materia, così come già indicato in un analogo documento di sintesi, edito dall’Istituto due anni fa, sulla “Mutilazione Genitale Femminile nell’Unione Europea ed in Croazia”. L’Italia, il Portogallo e la Finlandia stanno attualmente incrementando dei piani normativi di azione per combattere specificamente il fenomeno, mente il Belgio, la Croazia, la Francia, la Slovacchia, la Spagna, il Regno Unito e l’Irlanda, oltre a predisporre una normativa ad hoc, stanno istituendo campagne di sensibilizzazione sul tema.

European_Institute_for_Gender_Equality_logo.svgL’EIGE sta riscuotendo sempre maggiori riconoscimenti nell’ambito dei Paesi dell’UE in materia di pari opportunità e parità di genere. L’opera dell’Istituto nel contrasto alla violenza contro il genere femminile – e l’infibulazione altro non è che una violenza – si è estrinsecata spesso nel supportare la Commissione Europea nella sua attività di iniziativa legislativa nei confronti del Consiglio dell’Unione Europea e del Parlamento e nel supportare i singoli Stati Membri nell’eliminazione di tali fenomeni.

Al fine di contrastare lo specifico fenomeno dell’infibulazione, l’EIGE amplierà il proprio bacino di raccolta e di elaborazione di dati. Per il futuro sono infatti previste l’istituzione di un database di buone prassi per contrastare il fenomeno, la redazioni di ulteriori linee guida per la ricerca sull’argomento e l’emanazione di raccomandazioni “dedicate” agli Stati ed ai                                                                        decisori.

Europol: Operazione “Triangolo”, smantellata rete cybercriminale che truffava le aziende europee.

BreakingNews/ECONOMIA/EUROPA di

La sede dl centro di coordinamento contro i crimini informatici realizzato presso Europol

Ieri un’operazione internazionale congiunta di polizia, denominata Operazione “Triangolo”,  ha portato allo smantellamento di un gruppo di criminali informatici attivi in ​​Italia, Spagna, Polonia, Regno Unito, Belgio e Georgia, sospettati di commettere frodi finanziarie ed intrusioni in account di posta elettronica.

L’operazione – svoltasi mediante la perquisizione contemporanea in 58 abitazioni nei paesi interessati – ha portato all’arresto di 49 presunti membri del gruppo criminale. Le forze dell’ordine di differenti Stati Membri hanno sequestrato documenti falsi e conti correnti, carte di credito e denaro contante, oltre a numerosi computer portatili, hard disk, telefoni, tablet, e schede SIM.

La brillante operazione, che è stata coordinata dal Centro Europeo di Europol per la Criminalità Informatica (EC3) e da Eurojust (l’agenzia europea che si occupa di collaborazione in ambito giudiziario penale), ed i cui principali attori sono stati la Polizia postale e delle comunicazioni Italiana, la Polizia Nazionale Spagnola, l’Ufficio Centrale Investigativo Polacco ed alcuni organi di polizia del Regno Unito, ha così smantellato questa organizzazione e scoperto una frode internazionale per un totale di 6 milioni di euro, accumulati nel giro di pochissimo tempo.

Il modus operandi utilizzato da questo gruppo criminale era quello del cosiddetto “man in the middle”, ed era basato su ripetuti attacchi a sistemi telematici, realizzati mediante l’impiego di malware e tecniche di social engineering nei confronti di aziende europee di medi e grandi volumi d’affari.

Una volta impossessatisi delle chiavi di accesso agli account aziendali di posta elettronica, gli hacker iniziavano a monitorare le comunicazioni per rilevare le richieste di pagamento. Ai clienti veniva poi richiesto di inviare il denaro su conti correnti controllati dall’associazione per delinquere.

EuropolI criminali, principalmente di nazionalità nigeriana, camerunense e spagnola, trasferivano poi i loro proventi illeciti al di fuori dell’Unione Europea, attraverso un’intricata rete di transazioni bancarie, com’è tipico per le operazioni di riciclaggio di danaro sporco.

Per consentire un rapido coordinamento, una veloce comunicazione tra i diversi protagonisti coinvolti in questa operazione transnazionale ed un efficace scambio informativo, presso la sede di Europol a L’Aia, è stato istituito un centro di coordinamento, che ha ospitato per l’occasione rappresentanti delle diverse forze di polizia coinvolte e di Eurtojust.

Insomma, il famoso ex terzo pilastro sta cominciando finalmente a funzionare.

 

 

 

 

 

 

L’Europa e la sicurezza nei prelievi agli sportelli bancomat.

 

Lo scorso 10 giugno, Europol ed il Team di sicurezza ATM hanno ribadito la loro collaborazionetastierino-400x300 nell’ambito del contrasto ai cosiddetti “payment crimes” nell’ambito di uno degli incontri annuali del Team, appositamente realizzato all’Aja presso la sede dell’Agenzia Europea di Polizia. Per team di sicurezza intendiamo il c. d. EAST, European ATM Security Team, ossia un’organizzazione europea no-profit, il cui obiettivo è quello di raccogliere e diffondere informazioni da e verso installatori e reti bancarie bancomat (ATM = Automated Teller Machine)

skimmer_800_800Il Centro di Europol contro la Criminalità Informatica (EC  3) ha infatti firmato un protocollo d’intessa con il Team di Sicurezza ATM, al fine di rafforzare ulteriormente la cooperazione nella lotta contro qualsiasi forma di criminalità legata alle carte bancomat ed alle carte di credito, comprese le frodi virtuali, ossia quelle che vengono perpetrate anche in assenza dei normali supporti magnetici, mediante malware o altri strumenti hi-tech o attacchi fisici agli apparati bancomat stessi.

Il protocollo d’intesa permetterà di scambiare dati strategici ed informazioni tra l’Agenzia ed il Team, significando che uno dei tre incontri annuali del Team stesso verranno realizzati presso la sede Europol dell’Aja, proprio così come è accaduto per la prima volta nella circostanza in parola.

Aldilà delle dichiarazioni rese dai vertici dei due organismi, Europol ha riconosciuto la gravità degli attacchi fisici o virtuali ai sistemi ATM, ed ha predisposto un documento recante delle linee guida circa la minaccia. Il documento, la cui redazione è stata coordinata proprio dall’EAST, verrà divulgato nei prossimi giorni, rappresenta un esempio di risposta coordinata tra agenzie di sicurezza e mondo della finanza bancaria, alla luce del sempre più emergente e preoccupante crescita di alcuni fenomeni criminali quali, ad esempio, lo “skimming”.

Per i non addetti ai lavori, precisiamo che gli “skimmer” sono dei dispositivi che leggono la banda magnetica delle carte bancomat e di credito, direttamente nella fenditura in cui si inseriscono negli apparati ATM. Ovviamente all’altissima nanotecnologia di questi “lettori” si associa l’impiego di microcamere illegalmente occultate e posizionate in maniera tale da spiare i movimenti della dita di chi preleva danaro, registrando i numeri che formano la sequenza del PIN.

Un momento della prima della firma del protocoloo d'intesa

Lo stato della crisi Ucraina

BreakingNews/EUROPA di

Indipendentemente dal modo in cui la situazione viene presentata a livello internazionale, quella che si sta consumando in Ucraina è una vera e propria guerra civile. I medici degli ospedali che trattano i feriti (per lo più giovani con arti amputati e gravi ustioni), affermano che le ferite riportate sono per poco più del 10% derivanti da armi da fuoco, tipiche delle ribellioni e insurrezioni, il 90% sono invece imputabili ad artiglieria pesante e mezzi utilizzati in vere e proprie situazioni belliche.

La situazione sta inoltre degenerando nelle cosìddette “Repubbliche del Popolo” (Donetsk e Luhansk), tanto da provocare un vero e proprio esodo della popolazione. Le ragioni di ciò sono da ricercarsi in due questioni fondamentali: innanzitutto la scarsa disciplina dei mercenari e dei volontari russi, i quali, giocando ai conquistatori, passano il loro tempo a bere, sparare e perpetrare stupri, tanto da instillare nella poplazione locale addirittura la paura di lasciare le proprie abitazioni, e l’incpacità del personale delle “Repubbliche” di gestire la cosa pubblica , personale addirittura difficile da contattare perchè spesso ufficialmente a Mosca per presunte formazioni.

Mandato di arresto per Becchetti, il patron di Agon Channel

BreakingNews/EUROPA di

La procura della capitale albanese ha emesso un ordine di cattura per Francesco Becchetti, imprenditore romano, nipote dell’ex ras delle discariche Manlio Cerroni, proprietario di Agon Channel, rete televisiva che produce nel paese balcanico e trasmette anche un canale in italiano sul nostro digitale terrestre. Il mandato riguarda anche la madre Liliana Condomitti. Le accuse, per entrambi, sono quelle di riciclaggio e “falso in documentazione”.

Circa un’anno e mezzo fa

Al telefono: ” Guardo la tv, c’è un nuovo canale che ha aperto. A proposito, infatti te lo volevo chiedere: questo è un’italiano, uno che lavorava con l’immondizia, ne sai qualcosa?”, – “No, come si chiama?”,- domando a mia volta incuriosita. “Beh, Agon Channel, ma come si chiama il tipo proprio non mi viene”.

Capita che a casa ci torno in ferie ad agosto 2014 e, finalmente, guardo Agon Chanel: una catapulta catodica che ti getta indietro nei primi anni ’90, quando da bimbi albanesi s’imparava l’italiano con “la televisione”. Tornando alla realtà, “il tipo” un nome ce l’ha, anche ben noto ai media, anche a quelli investigativi: Francesco Becchetti.

Kalivac – Albania

Se si prova a fare una ricerca in rete, sui motori di ricerca, e si digita “Kalivac Albania”, il primo risultato che viene fuori è la pagina di uno studio professionale d’ingegneria idro-elettrica con base a Roma e se si apre la pagina troviamo la scheda lavori per la costruzione di un impianto idro-elettrico, commissionato da Enelpower nel periodo 2000-2001. Il secondo risultato è il sito web della Hydroelectric Beg – Becchetti Energy Group. I sito è aggiornato al 2011 e il progetto viene ancora descritto come “in una joint venture con Deutche Bank” e in conclusione si legge: ” To date, 40% of the works have been completed. The start-up is expected for 2012 – A oggi, il 40% dei lavori è stato completato. L’ avvio è atteso per il 2012″.

Il 2012 giunse, passò e lasciò Kalivac, sud dell’Albania, con uno squarcio di cantieri abbandonati e operai non pagati. Il resto avvenne nelle aule giudiziarie. La BEG aveva ottenuto una concessione trentennale e tanti incentivi dal governo albanese, sempre nel tentativo di attirare investitori stranieri nel paese.  La Enelpower avrebbe dovuto partecipare a costruire e gestire in società l’ impianto da 100 megawatt per un’ investimento di 160milioni di euro. Tutto finisce quasi in un batter d’occhio e il colosso energetico si ritira e Becchetti cita in giudizio Enelpower per “non aver mantenuto gli impegni finanziari alle scadenze previste”. In Italia viene respinta la richiesta di risarcimento di 120 milioni e la BEG si fa concedere una proroga dal governo albanese. Il 2007 vede realizzarsi l’accordo con Deutche Bank che, però, salta anche in questo caso. Il risarcimento viene riconosciuto alla BEG dal tribunale albanese per un ammontare di oltre 20milioni di euro e, forte di questo, Becchetti non esita a citare in giudizio di nuovo Enelpower, sempre in Albania, vedendosi riconosciuti 440milioni di euro.

Agon Channel

La tv di Becchetti “albeggia” ( traduzione della voce “agon”) nel 2013 a Tirana. Recluta stranoti volti televisivi albanesi, paga in euro, propone una formula descritta come “innovativa”, ma che rimanda quasi immediatamente alla tradizione della tv generalista italiana e alla formula sdoganata dei talent show. Il resto è storia: la decisione “epocale” di trasmettere in Italia da Tirana, l’arrivo di star della tv italiana, con un certo diletto per quelle “sulla via del tramonto” professionale in patria, la sovraesposizione dell’immagine dello stesso Becchetti nei media e nei rotocalchi di costume.

Ritorno al futuro

“La procura della capitale albanese ha emesso un ordine di cattura per Francesco Becchetti, imprenditore romano, nipote dell’ex ras delle discariche Manlio Cerroni, proprietario di Agon Channel, rete televisiva che produce nel paese balcanico e trasmette anche un canale in italiano sul nostro digitale terrestre. Il mandato riguarda anche la madre Liliana Condomitti. Le accuse, per entrambi, sono quelle di riciclaggio e “falso in documentazione”. Disposto anche il sequestro delle quote delle sua società. Al centro dell’inchiesta giudiziaria, avviata un anno fa, il progetto per la costruzione di una delle più grandi centrali idroelettriche del paese, mai realizzata”, si legge nei comunicati stampa che fanno girare la notizia poco prima dell’ora di pranzo del 9 giugno 2015.

La vicenda giudiziaria dà l’avvio a una nuova fase nei rapporti tra Becchetti e le autorità albanesi. Immediate anche le prese di posizione “pro” e “contro” il personaggio. Berisha ( sì, sì, è lo stesso) tuonava contro il governo Rama, il quale starebbe “facendo di tutto per chiudere il becco a chi lo attacca”. Qualche commentatore più “realista” si pone la questione dell’attendibilità di tale operazione clamorosa contro un’ imprenditore straniero in Albania: e se i fatti smentissero questo zelo della giustizia albanese, “che figura ci fa l’Albania”?

La riforma della giustizia e la lotta alla corruzione è una priorità del governo Rama nel quadro della prospettiva europea. Le elezioni amministrative che si terranno tra due settimane punteranno i riflettori internazionali sul paese e, secondo i suoi oppositori, la reazione contro Becchetti si racchiude in un’azione intimidatoria, che poco ha a che fare con la giustizia.

Fermo restando che la vicenda giudiziaria avrà il suo corso, il pittoresco personaggio dell’imprenditore italiano che offriva “primati”  in qualsiasi settore mettesse mano, che poi sono i soliti ( rifiuti, calcio – anche se inglese e di terza categoria, tv privata), si dilunga in altri capitoli ancora da scrivere.

 

Immigrazione: 6000 sbarchi nel weekend, strutture d’accoglienza al collasso

EUROPA di

L’operazione Frontex e il coinvolgimento di navi di diverse nazionalità hanno permesso di svolgere al meglio le operazioni di salvataggio, grazie anche all’importante lavoro di coordinamento svolto dalla Guardia Costiera italiana. Cifre da record per Moas: “Siamo lieti di poter collaborare anche con le navi stanziate dagli stati membri”, ha affermato il direttore Xuereb.

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Sono circa 6000 i migranti salvati nel Mediterraneo e arrivati in Sicilia nel primo weekend di giugno. Grazie alle telefonate satellitari arrivate dai barconi, la Guardia Costiera, dalla sede nazionale di Roma, ha potuto coordinare i numerosi soccorsi. Decisivo l’apporto di Frontex, che si è avvalsa di imbarcazioni militari di diverse nazionalità europee. Così come importante sono stati gli aiuti forniti dalle organizzazioni non governative, come Msf o Moas, la quale, attraverso l’aiuto di navi militari e private, ha messo in salvo ben 2000 persone.

Mentre il quotidiano inglese The Guardian sostiene che almeno 500 mila migranti sbarcheranno sulle coste italiane da qui alla fine del 2015, nonostante le autorità italiane ed europee tentino di stoppare sul nascere qualunque tipo di allarmismo, la situazione è nei fatti drammatica.

Le sole Palermo e Trapani hanno accolto 860 e 548 persone a testa. Numeri destinati a salire nelle prossime ore. Se i soccorsi in mare aperto hanno funzionato grazie alla cooperazione a livello europeo delle imbarcazioni militari presenti nel Mediterraneo, soprattutto inglesi, irlandesi, tedesche e svedesi, luoghi come la Caritas o i centri di accoglienza sembrano prossimi al collasso.

“A Palermo manca una struttura ponte capace di accogliere grossi numeri. Siamo in emergenza soprattutto in vista del numero di persone pronte a partire dalla Libia. Sarà un’estate di fuoco. Noi mettiamo in campo i volontari e non ci tiriamo indietro”, ha riferito a La Repubblica don Sergio Mattaliano, Direttore della Caritas di Palermo.

Specialmente nel caso del capoluogo di regione della Sicilia, dove non fa eccezione il fatto che la maggioranza degli arrivi siano di nazionalità siriana, eritrea (coloro che dovrebbero godere del diritto di asilo politico, secondo le proposte della Commissione Europea) e sudanese, il 40% dei migranti, dopo la prima accoglienza, cercano soldi per partire alla volta di grandi centri come Roma, Milano, Torino o Bologna. E, come accade già in Grecia, molti di essi hanno intenzione di partire per mete come Germania, Svezia e Norvegia. Altri, invece, tra cui in larga parte minori, rimangono all’interno dei centri d’accoglienza, per poi essere smistati verso altri centri situati in tutta Italia.

Le cifre da capogiro hanno interessato anche Moas, l’organizzazione non governativa con base a Malta. La M.Y Phoenix è riuscita a mettere in salvo 2000 persone provenienti da cinque imbarcazioni differenti: un record per l’associazione diretta da Martin Xuereb. Salvataggi che salgono a circa 6400 se consideriamo le attività da agosto 2014 ad oggi.

“Quello a cui stiamo assistendo è un esodo senza precedenti. Migliaia di persone disperate continueranno a rischiare la propria vita se tutti noi come società civile non saremo in grado di offire alternative a questa gente” ha detto Regina Catrambone, l’impreditrice di Reggio Calabria, fondatrice di MOAS insieme al marito Christopher Catrambone.
E ancora: “Quando l’anno scorso MOAS ha deciso di solcare il Mediterraneo per salvare le persone che continuavano a morire, in tanti ci hanno detto che era un’idea folle. La verità è che questa è una soluzione semplice a un problema complesso. Finchè le persone continueranno a rischiare la vita in mare, la priorità è salvarle”, ribadisce.

“Ci fa molto piacere notare che finalmente salvare vite in mare sta diventando sempre di piú una priorità nell’agenda politica europea – afferma invece Xuereb -. Siamo lieti di poter collaborare anche con le navi stanziate dagli stati membri. Questa è esattamente la cooperazione per cui ci siamo sempre battuti”, conclude il Direttore di Moas.
Giacomo Pratali

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Immigrazione: l’Ue muove i primi, ma incerti passi

EUROPA di

La vera partita tra gli Stati membri si gioca attorno alle quote di redistribuzione dei rifugiati siriani ed eritrei. Le altre nuove misure, tra cui l’allargamento del raggio d’azione di Frontex, potrebbero essere il primo passo verso una europeizzazione della questione migratoria.

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L’emergenza immigrazione nel Mediterraneo è divenuta un punto fisso dell’agenda Ue nell’ultimo mese. Per la prima volta, la questione viene trattata a livello comunitario. L’allargamento del raggio di competenza e l’istituzione di una nuova base logistica a Catania stanno portando Frontex, e di conseguenza le operazioni Triton e Poseidon Sea, sugli stessi livelli di Mare Nostrum. La vera partita tra gli Stati Membri, però, ruota attorno alla ricollocazione delle persone sbarcate sulle coste italiane e greche quest’anno.

Oltre 30000 sono stati i migranti sbarcati in Italia fino ad ora. La stessa cifra raggiunta, a sorpresa, dalla Grecia, divenuta meta privilegiata per siriani (la maggioranza) e iracheni che, passando attraverso la Turchia, non passano per la Libia, ma optano per la più sicura rotta verso le isole greche del Mar Egeo (Mitilene, Chios, Leros, Samos) situate a pochi chilometri dalle coste dall’Anatolia.

La ricetta proposta dal collegio dei commissari europei consta di vari punti. Quello più importante riguarda la redistribuzione dei profughi siriani ed eritrei sbarcati dopo il 15 aprile 2015. Anche se da Bruxelles non parlano di questione di “quote, ma di solidarietà minima”, il 15 e 26 giugno, prima il Consiglio dei Ministri Ue, poi il vertice dei leader, saranno le due date decisive per avvallare questa ricollocazione.

Nella proposta di legge, dei 40 mila profughi siriani ed eritrei totali (24mila sbarcati in Italia, 16 in Grecia) 8763 rifugiati dovrebbero spettare alla Germania, 6752 alla Francia e 4288 alla Spagna. Gli altri 20 Paesi si accollerebbero la restante parte. Gran Bretagna, Irlanda e Danimarca non sono state previste in quanto contrarie. Mentre Parigi e Madrid, scettici su questo provvedimento, dovrebbero, secondo fonti europee, comunque accettare.

Gli altri punti riguardano l’introduzione dell’obbligo delle impronte digitali per tutti i migranti. La lotta al reinsediamento di 20mila campi profughi. L’istituzione di un ufficio dell’Unione Europea in Niger che valuti in loco le richieste d’asilo politico. Il nuovo piano Frontex, come detto prima.

Ma è il nodo quote che lascia perplessi. Se il caso greco ha raggiunto numeri impressionanti solo nel 2015, l’Italia ha visto, dopo le Primavere Arabe e la caduta di Gheddafi nel 2011, un progressivo aumento degli sbarchi sulle coste meridionali. Nel 2014, infatti, ben 170 mila sono stati gli sbarchi. Numeri destinati ad aumentare se le stime del Ministero degli Interni italiano, 200 mila arrivi entro il 2015, dovessero essere confermate.

Se andiamo al dato del 2014, possiamo osservare che solo il 7% dei migranti sarebbe preso in considerazione. Nel 2015, invece, circa 41mila siriani ed eritrei rappresenterebbero circa il 31%. Numeri risibili rispetto alla realtà dei fatti.

La ricerca di un piano strutturale da parte dell’Europa cozza con il numeri messi in campo. Sebbene l’intervento diretto nel contesto africano e l’allargamento e l’aumento dei fondi a Frontex vadano nella giusta direzione, quello che manca è una visione comune sulla questione migratoria. Una visione comune che viene meno perché, in apparenza, il problema sembra solo per Italia e Grecia.

Nella realtà dei fatti, il problema è europeo. Perchè non solo per i siriani Roma e Atene sono luoghi di passaggio. Da tempo, ormai, la maggioranza dei migranti di tutte le nazionalità ambiscono a raggiungere Germania, Norvegia e Svezia per due fattori. Il primo è perché sono i tra i Paesi europei più sviluppati e con una maggiore qualità della vita. Il secondo, non meno importante, è perché molti parenti e amici dei nuovi arrivati, essendosi stabiliti lì da molti anni, costituiscono un punto d’appoggio per iniziare una nuova vita.

Questo punto, unito alla fitta immigrazione proveniente dai confini dell’Europa orientale, dovrebbero fare riflettere sulla necessità di non limitare la ricollocazione ai soli rifugiati siriani ed eritrei.

Giacomo Pratali

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Frontex: “Triton estesa a 138 miglia a sud della Sicilia”

Difesa/EUROPA di

Il raggio di azione di Frontex sarà esteso a partire da quest’estate. In aggiunta, 3 aeroplani, 6 navi d’altura, 12 pattugliatori e 2 elicotteri saranno a disposizione di Triton.

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“Abbiamo deciso di incrementare il numero dei mezzi nel Mediterraneo centrale per supportare al meglio le autorità italiane, impegnate nelle operazioni di controllo delle coste e di salvataggio delle vite umane, troppe delle quali hanno già tragicamente perso la loro vita quest’anno” – afferma Fabrice Leggeri, Direttore di Frontex -. “Il ruolo degli ufficiali militari risulta fondamentale perché mettono assieme i loro lavori d’intelligence svolti nei confronti dei criminali che operano in Libia e in altri paesi di passaggio”, aggiunge.

E ancora: “In questo modo, Frontex sta assistendo al meglio le autorità italiane e l’Europol nelle loro indagini e nei loro sforzi per smantellare le reti di trafficanti che lucrano sulle persone disperate”, conclude.

Dopo la decisione di aumentare i fondi nell’ultimo Consiglio Europeo, Triton in Italia e Poseidon Sea in Grecia saranno rispettivamente incrementati a 38 e 18 milioni di euro di finanziamenti da parte della Commissione Europea. La stessa che innalzerà a 45 milioni di euro i fondi con cui Frontex finanzierà entrambe le missioni.

26 Paesi europei, infine, contribuiranno, con i loro esperti e i loro mezzi tecnici, all’operazione Triton: Austria, Belgio, Croazia, Repubblica Ceca, Danimarca, Estonia, Finlandia, France, Germania, Grecia, Islanda, Irlanda, Lettonia, Lituania, Lussemburgo, Malta, Paesi Bassi, Norvegia, Polonia, Portogallo, Romania, Slovenia, Spagna, Svezia, Svizzera e Regno Unito.
Giacomo Pratali

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Ucraina: 7 morti e 15 feriti nelle ultime 24 ore

EUROPA di

Tra le vittime ci sono ribelli filorussi, civili e un soldato dell’esercito. Nella giornata di domenica altri 7 militari separatisti sono rimasti uccisi in un attentato.

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Altre 7 morti e almeno 15 feriti tra lunedì 25 e martedì 26 maggio nel Donbass. Questo il bilancio degli scontri che continuano nell’est dell’Ucraina. Tra le vittime ci sono 4 miliziani, 2 civili (a seguito dei bombardamenti contro l’impianto siderurgico di Avdiyivka) e 1 soldato. A riportare le cifre sono stati Andrii Lisenko, Portavoce dell’esercito di Kiev, ed Eduard Basurin, Viceministro della Difesa di Donetsk.

Ma la tregua sancita dagli accordi di Minsk di febbraio continua a scricchiolare. Domenica 24 maggio, infatti, 7 soldati separatisti sono rimasti uccisi a seguito di un attentato sull’autostrada Lugansk-Perevalsk. Tra questi, Alexiei Mozgovoi, Comandante della ‘Brigata Fantasma’ e tra i più influenti leader del fronte filorusso. Le accuse sono ricadute fin da subito sul governo ucraino, ma Kiev ha risposto che l’omicidio sarebbe avvenuto dopo un regolamento di conti interno tra i ribelli.
Giacomo Pratali

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Libia: governo Tobruk colpisce petroliera a largo di Sirte

L’esecutivo riconosciuto a livello internazionale si è reso protagonista di una azione militare simile a quella contro il mercantile turco l’11 maggio scorso. I servizi segreti britannici, intanto, rivelano che la Francia e l’Italia sono diventate le corsie preferenziali dei foreign fighters che si arruolano tra le fila dell’Isis in Libia. Sullo sfondo, a sorpresa, si prospetta un intervento di ispezione e sequestro per i barconi partenti dalle coste libiche, sotto l’egida delle Nazioni Unite e dell’Unione Europea.

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Ancora un bombardamento, stavolta contro una petroliera vicino a Sirte. Dopo l’attacco contro un mercantile turco l’11 maggio scorso, alcuni caccia del governo di Tobruk hanno colpito la nave che, secondo l’esecutivo riconosciuto a livello internazionale, stava trasportando il greggio per un centrale elettrica in mano ad un gruppo terrorista vicino al governo di Tripoli. In più, c’era il sospetto che l’imbarcazione trasportasse con sé armamenti per i ribelli. Due componenti dell’equipaggio sono rimasti feriti.

Intanto, i foreign fighters, secondo il rapporto pubblicato dall’intelligence britannica, hanno sviluppato una nuova strategia per arruolarsi nello Stato Islamico in Libia. Per evitare i rigidi controlli aeroportuali, questi aspiranti jihadisti giungono in Francia via mare e, una volta in Italia, partono alla volta di Tunisi via traghetto. Da qui, poi, raggiungono Sirte e Derna, le città controllate dall’Isis.

Oltre alla partita dei combattenti di origine occidentale reclutati dal Califfato, l’altro fronte caldo è quello relativo all’immigrazione. Mercoledì 20 maggio, il governo di Tobruk ha spedito una lettera alle Nazioni Unite in cui apre ad un’azione comune assieme all’Unione Europea “al fine di sviluppare un piano d’azione per affrontare la crisi degli immigrati nel Mediterraneo”.

Una sostanziale ammissione di “incapacità della Libia di ridurre le migrazioni illegali”. Ma anche parole importanti, che vanno ad assecondare quello che la risoluzione Onu in materia dovrebbe dire: no al bombardamento e sì all’ispezione dei barconi prima che partano dalla Libia.

Una missione che, secondo fonti diplomatiche, dovrebbe avere il consenso di tutte le
parti in causa libiche e, quindi, anche del governo di Tripoli. In questo senso, la missione del mediatore Bernardino Leon di ricucire lo strappo istituzionale libico diventa cruciale.

Il futuro della Libia e la questione migratoria appaiono dunque correlati. “Il punto principale è decidere le operazioni europee in mare per smantellare le reti criminali e il traffico di esseri umani nel Mediterraneo. L’accordo tra i due governi è essenziale”, ha affermato l’alto rappresentante Ue Federica Mogherini, in missione a New York per sollecitare la comunità internazionale a prendere una decisione rapida sulla politica da attuare nel Mediterraneo.

La partita interna al Consiglio di Sicurezza sarà decisiva nei prossimi giorni. Anche se, forse, già segnata. Tra i membri permanenti, la Russia è quella che si è opposta ad un intervento militare. Ma il Cremlino, così come Usa, Gran Bretagna, Francia e Cina, hanno dato il benestare ad un’operazione di polizia internazionale la quale, con solide basi legali, dia la “possibilità di ispezionare, sequestrare e neutralizzare le barche che sono sospettate di essere utilizzate per il traffico di migranti”, come recita il capitolo 7 della Carta Onu.
Giacomo Pratali

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Giacomo Pratali
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