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Francia: aggredito un autista di Bayonne nel tentativo di far rispettare le misure precauzionali contro il Covid-19

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La Francia è stata duramente colpita dal Covid-19 ed ha combattuto duramente per domare i focolai nel Paese, che, secondo un conteggio della Johns Hopkins University, ha visto oltre 208.000 contagiati confermati ed oltre 30.000 decessi. Gli esperti dicono che il vero bilancio sia più alto, a causa dei test limitati e dei contagi lievi mancanti nelle stime. Nonostante questo, risulta ancora difficile far rispettare le misure di precauzione. Il 5 luglio, a Bayonne, nella costa occidentale francese, il conducente di un autobus di linea è stato aggredito da un gruppo di persone dopo averle esortate ad indossare la mascherina. La vittima, Philippe Monguillot, un uomo di 59 anni, è stato massacrato di colpi alla testa e gravemente ferito. Quando è stato soccorso era in condizioni di incoscienza, è stato ricoverato in gravissime condizioni ed è morto dopo qualche giorno in stato di morte cerebrale. Come reazione, i suoi colleghi hanno scioperato bloccando nove linee della cittadina: una decisione che il sindaco di Bayonne Jean-René Etchegaray e quello della vicina Anglet Claude Olive – che è anche presidente del sindacato dei trasporti – hanno condiviso, esprimendo piena solidarietà ai lavoratori.

L’aggressione

L’aggressione ai danni di Philippe Monguillot è avvenuta intorno alle sette di sera. Secondo la polizia il conducente è stato aggredito quando si è rifiutato di far salire sull’autobus un uomo con un cane che non indossava la mascherina e quando ha chiesto anche ad altri passeggerei che già si trovavano sulla vettura-anche loro senza mascherina e sprovvisti altresì di biglietto-di scendere. E’ scoppiata una furiosa lite: l’autista à stato spinto fuori dall’autobus; lì, due persone gli hanno dato calci e pugni violenti nella parte superiore del corpo e in particolare alla testa; i quattro uomini hanno poi lasciato l’autista incosciente sul marciapiede prima di fuggire per rifugiarsi nell’appartamento di uno di loro. Questo il resoconto della Procura.

“Abbiamo assistito a un atto particolarmente violento e barbaro” ha affermato il sindaco di Bayonne Jean-René Etchegaray. Quest’ultimo si è augurato “che gli autori siano condannati severamente” dando “un segnale forte per tutta la città”.

Dopo l’aggressione, Philippe Monguillot era già in stato di morte cerebrale. “In accordo con i medici” ha riferito la figlia Marie all’Agence France Presse il 10 luglio “abbiamo deciso di lasciarlo andare in pace e non accanirci”.

Due uomini si trovano attualmente in stato di detenzione per l’omicidio, si tratta di due giovani di 22 e 23 anni, pregiudicati; altri due, di una trentina d’anni, sono accusati di complicità ed omissione di soccorso e si trovano in stato di fermo.

La reazione politica

Immediata la reazione del Governo francese: il neoprimoministro Jean Castex ha parlato di “crimine abietto” che “non resterà impunito”. Il Ministro dell’Interno, Gerald Darmanin, è intervenuto sul luogo dei fatti per essere presente di persona. Giunto a Bayonne, Darmanin ha incontrato una delegazione del personale dei mezzi pubblici che ha espresso la rabbia della categoria, annunciando la propria astensione dal lavoro, in virtù del diritto di sciopero in presenza di minacce alla sicurezza. “Riprenderanno servizio in condizioni di sicurezza rinforzate” ha annunciato l’azienda di trasporti Keolis. “I team di Keolis rimangono mobilitati su tutte le nostre reti, in Francia e in tutto il mondo, in modo che tale aggressione non si verifichi più e che i nostri trasporti pubblici rimangano uno spazio vitale in cui il rispetto per le persone e la proprietà diventi di nuovo responsabilità di tutti” ha continuato Keolis in una nota.

“È stata un’aggressione odiosa, inqualificabile, confido nella magistratura per punire gli autori di questa barbarie” ha dichiarato il Ministro dell’Interno, aggiungendo che “non si tratta di un semplice fatto di cronaca”. “Il Presidente della Repubblica, il Primo Ministro e il ministro dell’Interno – ha continuato Darmanin– non permetteranno che questa violenza gratuita diventi qualcosa di banale. Il conducente di un bus deve poter guidare il suo mezzo senza rischiare la vita”.

Anche il Ministro dei trasporti, Jean-Baptiste Djebbari, si è recato sul posto e ha incontrato i conducenti di Chronoplus, la rete di trasporti dell’agglomerato di Bayonne.

 

Nelle file della destra l’aggressione ha ravvivato le richieste di autorità e sanzioni più severe. Il deputato di Les Républicains (LR) Eric Ciotti ha chiesto “pesanti sanzioni contro gli assassini”. Per il senatore Bruno Retailleau (LR) “non ci sarà una lotta efficace contro questa ferocia senza un ritorno dell’autorità e la fine del lassismo sistemico”. “Ucciso per voler semplicemente far rispettare le regole. Questo omicidio non deve rimanere impunito. Le condanne devono essere esemplari e realmente eseguite” ha reagito su Twitter il Presidente del Consiglio regionale dell’Hauts-de-France Xavier Bertrand (ex LR). Definendo “feccia” i presunti aggressori del conducente, la leader di Rassemblement National, Marine Le Pen, ha chiesto “una rivolta di fronte a questa barbarie”

 

 

Eurogruppo, l’irlandese Paschal Donohoe è il nuovo Presidente

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Il 9 luglio, il Ministro delle finanze irlandese, Paschal Donohoe, è stato eletto a sorpresa Presidente dell’Eurogruppo. Alla vigilia delle elezioni la favorita era, infatti, la spagnola Nadia Calvino, sostenuta soprattutto dal Presidente della Repubblica francese Emmanuel Macron, dal Presidente del Consiglio italiano Giuseppe Conte e dalla Cancelliera tedesca Angela Merkel. L’elezione di Donohoe, in tale ottica, è un segnale politico importante in vista del prossimo Consiglio europeo del 17 e 18 luglio. Donohoe, subentra al Ministro delle finanze portoghese, Mário Centeno e si è imposto alla seconda votazione, dopo che al primo turno nessun candidato aveva ottenuto la maggioranza necessaria (10 voti). Sarà in carica per un mandato di due anni e mezzo rinnovabile. Il candidato lussemburghese, Pierre Gramegna, si è, invece, ritirato dopo il primo turno, prassi seguita da chi riceve meno voti. Definire un cammino comune verso la costruzione di una ripresa europea, promuovendo una crescita economica sostenibile ed inclusiva per gli Stati membri e i cittadini europei, così come “inclusivo e trasparente” dovrà essere lo stesso Eurogruppo: queste le priorità annunciate dal neopresidente.

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Unione europea, il summit per i cambiamenti climatici e le nuove strategie

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Il 7 luglio 2020 il vicepresidente esecutivo della Commissione europea, Frans Timmermans, il ministro canadese per l’ambiente e i cambiamenti climatici Jonathan Wilkinson e il ministro cinese per l’ecologia e l’ambiente Huang Runqiu hanno presieduto la quarta sessione del Ministerial on Climate Action (MoCA), un meeting che si tiene annualmente per la lotta ai cambiamenti climatici e l’implementazione dell’accordo di Parigi. Inoltre, l’8 luglio, la Commissione europea ha presentato due nuove strategie per una energia e una economia climaticamente neutra: il piano per il sistema energetico del futuro e l’idrogeno pulito.

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Pari opportunità e parità di retribuzione, il Comitato europeo dei diritti sociali riscontra violazioni in Repubblica Ceca

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Il Comitato europeo dei diritti sociali ha riscontrato numerose violazioni del diritto alla parità di retribuzione e alle pari opportunità sul luogo di lavoro. I paesi coinvolti sono numerosi: Belgio, Bulgaria, Cipro, Croazia, Finlandia, Francia, Grecia, Irlanda, Italia, Norvegia, Paesi Bassi, Portogallo, Repubblica Ceca e Slovenia. L’approfondimento del Comitato europeo è seguito alla procedura dei reclami collettivi portata avanti da 15 paesi: tra questi, sono risultati tutti violatori di diritti alla parità di retribuzione e di pari opportunità fuorché la Svezia, unico paese conforme alle disposizioni della Carta sociale europea.

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Francia, il nuovo governo alla ricerca di un orientamento più verde e sociale

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Il 3 luglio, la Presidenza della Repubblica francese ha reso nota, con un comunicato stampa, la rassegnazione delle dimissioni del Primo Ministro francese, Edouard Philippe, accettate da Emmanuel Macron. Il Presidente francese ha dichiarato di voler rapidamente indicare il nuovo Primo Ministro, non a caso, meno di tre ore dopo Jean Castex è stato nominato nuovo capo del governo, anche lui repubblicano ed ex consigliere del Presidente Sarkozy, ma con caratteristiche diverse rispetto a Philippe. Lo scorso aprile Castex era stato scelto per gestire la cosiddetta fase due dopo la fine del confinamento e per questo era stato soprannominato “Monsieur déconfinement”. Il rimpasto del governo francese era previsto: da settimane le indiscrezioni tra l’Eliseo e l’Hotel de Matignon davano per certo un simile scenario politico all’indomani del secondo turno delle elezioni amministrative tenutesi il 28 giugno.

Le dimissioni di Edouard Philippe

 

Edouard Philippe, che era stato nominato nel maggio del 2017, non ha motivato la sua decisione di rassegnare le dimissioni dalla carica di Primo Ministro, a pochi giorni dalla vittoria nelle elezioni municipali nella città di Le Havre, diventandone sindaco per la terza volta, sull’onda della popolarità acquisita negli ultimi mesi anche a scapito di Macron. Le dimissioni sembrano, tuttavia, essere una conseguenza proprio delle elezioni municipali, di cui il principale vincitore è stato il Partito Europe Ecologie-Les Verts (EELV). L’ondata verde ha coinciso con un ridimensionamento del partito del Presidente francese, La Republique en Marche, mostratosi privo di radicamento territoriale e diviso al suo interno.

In tale ottica è plausibile che le dimissioni rientrino in un piano del Presidente Emmanuel Macron finalizzato ad un rimpasto di governo che coinvolga i vincitori delle ultime elezioni e che permetterebbe di spostare il suo elettorato più a sinistra. Philippe, infatti, appartiene ad uno schieramento di destra, il che non si coniuga con le nuove esigenze politiche di Macron: il Primo Ministro uscente era stato protagonista nella stagione del riformista di stampo liberista, ora però Macron vuole imprimere all’esecutivo una politica caratterizzata da un orientamento più sociale. In primis Macron non vuole perdere la sfida ecologista, poi vuole porre maggiore attenzione all’assistenza degli anziani, ai problemi dei giovani a cui garantire un lavoro ed un futuro, ed alla sanità, messa a dura prova dalla pandemia da coronavirus e, al contempo, rivelatasi cruciale per la tenuta dal Paese. È chiaro che l’impatto del Covid-19 si è rivelato devastante sulla società francese, così come il movimento dei gilet gialli, gli scioperi di lunghissima durata nel settore dei trasporti ferroviari, seguiti da quelli contro la riforma delle pensioni. L’economia francese è stata, così, messa in ginocchio, tanto da necessitare una riforma sistemica.

 

Il nuovo governo guidato da Jean Castex

 

Il nuovo Primo Ministro francese, Jean Castex, ha 55 anni, è repubblicano ed è sindaco di Prades, una cittadina sui pirenei orientali. “Monsieur déconfinement” è stato sotto i riflettori nella gestione della pandemia da coronavirus per poi ritrovarsi al vertice dell’esecutivo.

Attraverso la sua nomina, Macron mostra sia la volontà di mantenere l’elettorato repubblicano, sia l’intenzione di aprire il governo francese alla rinnovata sensibilità verde e sociale.

Nella serata di lunedì 6 luglio è stata annunciata la composizione del Governo presieduto da Castex. Questo è costituito da 17 donne e 15 uomini di cui 16 ministri, 14 “ministri delegati”-vale a dire responsabili di specifiche aree di attività spesso dipendenti da un ministero e aventi la possibilità di partecipare al Consiglio dei Ministri- ed un Segretario di Stato. Sono 11 i nuovi ministri non presenti nell’esecutivo uscente guidato da Philippe: Roselyne Bachelot- già ministra nella presidenza di Jacques Chirac e Nicolas Sarkozy – è la nuova ministra della Cultura; Barbara Pompili- inizialmente appartenente al partito dei verdi poi deputata per La République en marche – è stata nominata Ministra della Transizione ecologica e solidale; Eric-Dupond Moretti – popolare avvocato penalista, che ha assunto posizioni molto pesanti contro la magistratura- è, invece, il nuovo ministro della Giustizia. Tra loro le principali sorprese sono Roselyne Bachelot e Eric Dupond-Moretti, due figure conosciute al grande pubblico francese, presumibilmente inserite nel nuovo governo al fine di renderlo meno “tecnico”

Alcuni Ministri già presenti nel Governo di Philippe hanno, invece, cambiato ministero: Franck Riester dal Ministero della Cultura è passato al Commercio estero e Gérald Darmanin, ministro uscente dei Conti pubblici, è ora alla guida del Ministero dell’Interno, sostituendo Christophe Castaner, recentemente molto contestato dai sindacati di polizia ed accusato di aver coperto le violenze degli agenti, sulla scia delle proteste originate dalla morte di George Floyd negli Stati Uniti. Anche il nuovo Ministro dell’interno, tuttavia, è già stato contestato per l’emergere di accuse di stupro a suo carico e la Corte di Appello di Parigi ha ordinato la riapertura delle indagini sul caso in cui risulta coinvolto. Nel dettaglio, nel 2009, una donna di nome Sophie Patterson-Spatz, era stata condannata per ricatto e minacce contro il suo compagno e aveva cercato aiuto per la revisione della sentenza contattando Darmanin, allora responsabile degli affari legali dell’Union pour un mouvement populaire-UMP, il Partito di centrodestra di Nicolas Sarkozy. La donna protagonista della vicenda sostiene che l’attuale Ministro accettò di scrivere una lettera all’allora Ministra della Giustizia per sostenere la sua richiesta, ma in cambio pretese prestazioni sessuali. Darmanin ha sempre negato le accuse e sembra che per il Presidente francese queste non abbiano rappresentato un ostacolo alla sua nomina.

L’attuale composizione del Governo, tuttavia, non sembra rispettare la promessa di cambiamento promessa dal Presidente Macron, configurandosi piuttosto come “una forma di cambiamento nella continuità” come afferma il quotidiano francese Le Monde. Libération invece ha dichiarato nelle sue pagine che con questo rimpasto di “si prendono più o meno le stesse persone e si ricomincia”.

“Insieme per la ripresa dell’Europa”: al via la Presidenza tedesca del Consiglio dell’UE

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Un’Europa più equa, solidale, innovativa, sovrana, verde, sostenibile e digitale: questo è l’obiettivo che si prefigge la presidenza tedesca del Consiglio dell’Unione europea, iniziata il primo luglio ed ispirata al motto “Insieme per la ripresa dell’Europa”. La Germania, fino al 31 dicembre, guiderà gli Stati membri a superare le conseguenze della crisi dovuta al coronavirus, sostenendo l’economia europea per la ripresa, rafforzando la coesione sociale ed impegnandosi a favore di un’azione comune, della solidarietà europea e dei valori comuni. Due donne, entrambe tedesche e legate da un rapporto di fiducia decennale- la cancelliera tedesca, Angela Merkel, e la Presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen – sono ora fianco a fianco per dirigere i sei mesi forse più cruciali nella storia dell’integrazione europea.

Il programma della presidenza tedesca

Ai sensi del Trattato di Lisbona, gli Stati membri che esercitano la presidenza del Consiglio dell’UE collaborano strettamente a gruppi di tre nell’arco di 18 mesi, delineando un programma comune. Sulla base di quest’ultimo, ciascuno Stato prepara un proprio programma semestrale più dettagliato. Attualmente, il trio è formato dalla presidenza tedesca, quella portoghese e quella slovena e subentra a quello costituito da Romania, Finlandia e Croazia.

Sono sei i settori principali su cui è incentrato il programma della presidenza tedesca, iniziata il primo luglio ed ispirata al motto ““Insieme per la ripresa dell’Europa”: superare le conseguenze della crisi del coronavirus per una ripresa economica e sociale a lungo termine, dar vita ad un’Europa più solida e innovativa, equa, sostenibile, un’Europa della sicurezza e dei valori comuni, un’Europa forte nel mondo.

Per la ripresa economica post Covid-19 la Germania si impegnerà affinché venga trovato, il prima possibile, un accordo sul Quadro Finanziario Pluriennale (QFP), Recovery Fund e Next Generation. L’obiettivo è trovare un accordo in seno al prossimo Consiglio europeo che si terrà il 17 e 18 luglio, per la prima volta in presenza dopo mesi di emergenza che hanno imposto lo svolgimento dei vertici in videoconferenza. Per la ripresa, Angela Merkel ed il suo governo, puntano, tra gli altri, ad investire nella Politica Agricola Comune (PAC), al fine di garantire il futuro delle aree rurali europee e rafforzare l’approvvigionamento regionale, messo a dura prova dall’attuale crisi. Inoltre, la Germania mira ad incrementare la produzione di medicinali da parte delll’UE, che attualmente dipende al 90% da Paesi terzi.

Sviluppo di un quadro europeo per salari e redditi minimi garantiti e, dopo il fondo SURE, una riassicurazione europea contro la disoccupazione, soprattutto giovanile: questi gli strumenti che intende impiegare la nuova presidenza per fronteggiare la crisi economico-sociale, affiancati da politiche volte ad assicurare la parità tra donne e uomini nel trattamento economico e la lotta contro la violenza di genere.

Nell’ambito del Patto di Stabilità e crescita, la Germania punta da un ruolo centrale della sostenibilità delle finanze pubbliche, per avere spazio di manovra nella gestione della crisi. Tra le misure in programma figura altresì l’introduzione a livello europeo della tassa sulle transazioni finanziarie, nonché di una più efficace lotta all’evasione fiscale.

Tra i temi più urgenti vi è la conclusione dei negoziati con il Regno Unito su commercio, condizioni di concorrenza leale, pesca, trasporti, energia e sicurezza interna, nel rispetto dei diritti dei cittadini e del Protocollo sull’Irlanda del Nord. Altra priorità è la tutela del clima: la Germania intende portare avanti il Green Deal Europeo, incrementare gli investimenti sostenibili, ridurre le emissioni di CO2, attuare l’Agenda 2030 e gli obiettivi di sviluppo sostenibile dell’UE. Occorre poi rafforzare la sovranità digitale e tecnologica dell’Europa, creando una rete di diplomazia digitale e riformare il Sistema europeo comune di asilo sulla base della solidarietà e della responsabilità condivisa.

La Germania promette di impegnarsi per rafforzare i valori europei, per un approccio comune, cooperativo e costruttivo sul tema dello stato di diritto, che rappresenta un pilastro fondamentale dell’Unione, rafforzando la lotta contro il razzismo e l’antisemitismo, e garantendo la sicurezza nel ciberspazio. Vi è poi la promessa di un maggior impegno nella lotta al terrorismo e nello sviluppo della politica di difesa comune.

Infine, per una voce europea più forte nel mondo, è importante investire in un rapporto più costruttivo con gli Stati Uniti, stabilizzare i Paesi vicini, rafforzare la politica con la Cina, impegnarsi attivamente nei dossier che riguardano Libia, Sahel, Iran, Siria e Medio Oriente, attuare i cinque principi guida nei confronti della Russia ed intensificare il dialogo con l’America Latina e l’Africa.

Il contesto

Quello tedesco è un programma d’azione ambizioso, ma poggia su fondamenta molto solide: la credibilità e la popolarità, tornata ai massimi livelli, della Cancelliera Angela Merkel, in Germania, in Europa e nel mondo; la gestione della pandemia, non solo a livello sanitario, che in Germania è stata tra le migliori su scala europea e mondiale; la proposta storica, senza precedenti, avanzata da Angela Merkel e dal Presidente francese, Emmanuel Macron, per la costituzione di un fondo per la ripresa da 500 miliardi di sole sovvenzioni per sostenere i Paesi più colpiti da Covid-19. A tal proposito, proprio alla vigilia dell’inizio della presidenza tedesca, si è tenuto un vertice bilaterale tra la Cancelliera ed il Presidente francese, nel castello di Meseberg, a Berlino, dove i due leader hanno affrontato diversi temi tra cui il Recovery Fund. “Faremo tutto il possibile – ha twittato Macron – per convincere i nostri partner. L’Europa ne ha bisogno”.

 

Al contempo, è indubbio che la presidenza tedesca ha inizio in uno dei momenti più drammatici della storia dell’Unione europea e dell’umanità, alle prese con una crisi economica e sanitaria senza precedenti. “Tutti sanno che la risposta a questa crisi senza precedenti deve essere una risposta massiccia e potente” ha affermato Angela Merkel che, al tramonto della sua carriera politica, assume un nuovo ruolo di leadership. Nella presidenza europea tenuta nel 2007, la Cancelliera tedesca fu determinante nella negoziazione del trattato di Lisbona, questa volta, invece, la missione è evitare il collasso economico dell’Unione europea.

L’ambasciatore tedesco in Italia, Viktor Elbling, presentando il programma del semestre europeo ha sottolineato che il motto della presidenza è per “la ripresa dell’Europa, e non la ricostruzione”, l’obiettivo, dunque non è quello di tornare all’Europa com’era prima della pandemia, bensì rilanciare tutti insieme un’Europa più forte.

Commissione UE, doppia procedura di infrazione all’Italia per viaggi e inquinamento

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La Commissione europea ha avviato una doppia procedura di infrazione per l’Italia. La prima è sui rimborsi ai passeggeri per i viaggi cancellati a causa del Covid-19: la modalità di rimborso prevista dall’Italia consente alle compagnie di offrire dei voucher come unica forma di rimborso, mentre ai sensi del regolamento europeo i passeggeri hanno il diritto di scegliere tra il rimborso in denaro o in voucher. La seconda procedura avviata contro l’Italia è motivata dal ritardo nell’adozione del programma nazionale di controllo dell’inquinamento atmosferico e dalla mancata comunicazione alla Commissione, cosa che sarebbe dovuta avvenire entro il 1° aprile 2019.

La procedura d’infrazione per i voucher

Il 2 luglio 2020 la Commissione europea ha avviato un procedimento di infrazione inviando lettere di messa in mora – il primo step della procedura – a Grecia e Italia per violazione delle norme europee sulla tutela dei diritti dei passeggeri. In particolare, si afferma che i due Paesi hanno violato le norme dell’UE in materia di diritti dei passeggeri per quanto riguarda il trasporto aereo e per vie navigabili. Inoltre, l’Italia non ha adottato misure conformi alle norme anche in merito ai trasporti con autobus e nel trasporto ferroviario. Sebbene la Commissione europea riconosca che a causa della pandemia di coronavirus molte imprese si sono trovate ad affrontare situazioni insostenibili, si pone a tutela dei diritti dei passeggeri: le misure nazionali a tutela delle imprese non possono limitare i diritti dei passeggeri. Ciò di cui i Paresi sono accusati è che hanno adottato una legislazione che consente di offrire voucher come unica forma di rimborso, quando invece secondo i regolamenti europei i passeggeri hanno il diritto di scegliere tra un rimborso in denaro o in altra forma, tra cui anche i voucher; i passeggeri si sono dunque trovati costretti ad accettare la soluzione dei voucher. L’Italia ha infatti permesso alle compagnie di trasporti che cancellano un viaggio per motivi legati al covid-19 di fino al 30 settembre di emettere un voucher di importo pari a quello del biglietto, senza far scegliere se avere indietro i soldi.

Grecia e Italia hanno due mesi di tempo per rispondere alla lettera della Commissione e, trascorso il tempo previsto, la Commissione potrà decidere di inviare un parere motivato. La procedura avviata può culminare in gravi sanzioni per i Paesi, ma al momento è solo nella sua fase iniziale e il tutto dipende da come evolverà la situazione in Grecia e Italia.

Sempre in quest’ambito, la Commissione europea ha ribadito che i diritti dei passeggeri e dei consumatori devono essere tutelati anche nell’ambito dei viaggi a pacchetto con la formula del “tutto compreso”: ad emettere i voucher, in questo caso, sono stati i tour operator, anche questa volta senza far scegliere ai consumatori. In quest’ultima occasione, Bruxelles ha inviato delle lettere di messa in mora anche ad altri Stati membri, quali Repubblica Ceca, Cipro, Francia, Croazia, Lituania, Polonia, Portogallo e Slovacchia. Ad accettare con piacere la presa di posizione della Commissione europea è la BEUC, Associazione europea dei consumatori, secondo la quale ora è compito dei governi garantire il rimborso ai viaggiatori e ripristinare la fiducia nel settore turistico.

La seconda procedura per l’inquinamento

Sempre il 2 luglio, la Commissione ha sollecitato Italia e Lussemburgo a adottare i loro programmi nazionali di controllo dell’inquinamento atmosferico e comunicarli alla Commissione, secondo quanto stabilito dalla direttiva in materia di riduzione delle emissioni nazionali degli inquinanti atmosferici. Tale direttiva stabilisce gli impegni nazionali di riduzione delle emissioni ed ha l’obiettivo di ottenere livelli di qualità dell’aria che non comportino significativi impatti negativi e rischi per la salute umana e l’ambiente. Compito degli Stati membri è di adottare dei programmi di controllo dell’inquinamento atmosferico nei quali vengano definite le modalità per il raggiungimento delle riduzioni concordate delle loro emissioni annuali. In realtà, gli Stati avrebbero dovuto presentare i loro programmi nazionali di controllo dell’inquinamento atmosferico il 1° aprile 2019. La Commissione ha sollecitato diverse volte ma non avendo ricevuto risposta ha deciso di inviare lettere di costituzione in mora, concedendo a Italia e Lussemburgo tre mesi di tempo per adottare i programmi. In assenza dei programmi, tra tre mesi la Commissione chiederà un parere motivato. Per comprendere l’importanza del piano di controllo dell’inquinamento in Italia, basti pensare a ciò che l’esposizione all’inquinamento atmosferico comporta per i cittadini italiani. Secondo il report “Air quality in Europe” pubblicato dall’Agenzia europea dell’ambiente, ogni anno tre inquinanti atmosferici causano 76.200 vittime: l’Italia è infatti il primo in Europa per morti premature da biossido di azoto (NO2) con circa 14.600 vittime all’anno, ha il numero più alto di decessi per ozono (3.000) e il secondo per il particolato fine PM2,5 (58.600).

L’ascesa dei verdi: i risultati del secondo turno delle elezioni municipali in Francia

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Il 28 giugno, in Francia, in più di 4.000 comuni, si è tenuto il secondo turno delle elezioni municipali, dopo più di tre mesi dal tanto discusso primo turno del 15 marzo, in piena emergenza dovuta alla diffusione del Covid-19. Il principale vincitore di queste elezioni è stato il partito ecologista, Europe Ecologie-Les Verts (EELV), che ha vinto a Lione, Bordeaux, Strasburgo, Poitiers, Besançon e Annecy. Il partito del Presidente della Repubblica Macron, La République En Marche, ha perso in molte città francesi, ma ha vinto in Normandia, a Le Havre, grazie alla candidatura del Primo Ministro Edouard Philippe. A Parigi è stata confermata la sindaca socialista Anne Hidalgo ed anche nella sua vittoria ha avuto un peso rilevante il sostegno dell’ecologista David Belliard.

La vittoria dei verdi

Una tornata elettorale storica: Europe Ecologie-Les Verts (EELV) non è più lo stesso partito dopo il secondo turno delle elezioni comunali tenutosi il 28 giugno in più di 4.000 comuni francesi. Piccola struttura partitica con quattro dipendenti, senza deputati all’Assemblea Nazionale, il partito dei verdi francesi ha vinto in diverse grandi città, diventando così una delle forze maggiori dell’opposizione al Presidente della Repubblica Emmanuel Macron ed al suo partito La République En Marche. Gli ambientalisti hanno vinto- da soli o alla guida di coalizioni – in comuni come Lione, Bordeaux, Strasburgo, Poitiers, Besançon e Annecy. Essi hanno altresì partecipato alla conferma della socialista Anne Hidalgo a Parigi, grazie al sostegno di David Belliard di EELV, alle sue posizioni ecologiste ed alle politiche a tutela dell’ambiente perseguite nel suo primo mandato. Ottimo risultato anche a Marsiglia, dove la situazione è ancora vaga a causa del “terzo turno”, l’elezione del sindaco da parte dei consiglieri comunali.

Tutte queste città saranno vetrine del fenomeno dell’ecologia politica, entrata nella sua fase di maturità, che non ha più paura di mostrarsi intenzionata ad esercitare il potere.

 

Julien Bayou, Segretario nazionale del partito dei verdi, paragona questo risultato alle storiche elezioni municipali del 1977, vinte dalla sinistra, che prefigurarono la vittoria di François Mitterrand nel 1981. “Nonostante le coalizioni anti-clima, nonostante gli insulti nelle campagne, i sindaci ambientalisti sono rieletti e nuove vittorie permettono all’ecologia di mettere radici nei territori, in molte città e grandi metropoli. Ma anche in molti villaggi e distretti della classe operaia, su cui si pone meno l’attenzione” ha dichiarato Bayou.

La partecipazione a questo turno delle elezioni municipali è stata, tuttavia, piuttosto bassa, sotto al 40 % e probabilmente ha inciso l’emergenza sanitaria dovuta al Covid-19, nonostante la riduzione del numero dei contagi ed il conseguente allentamento delle misure.

Quanto al Partito di Marine Le Pen, a Perpignan ha vinto Louis Aliot, esponente di Rassemblement National ed ex compagno della stessa leader del partito. Perpignan è così la prima città francese sopra i 100mila abitanti a essere governata da un esponente di Rassemblement National.

La sconfitta e la reazione del partito di Macron

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Repubblica Ceca, le ultime indagini dell’UE sul conflitto d’interessi e gli aiuti di Stato

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In linea con quanto accaduto lo scorso anno, continuano i problemi tra Unione europea e Repubblica Ceca. Il 19 giugno, gli europarlamentari hanno adottato una risoluzione in cui chiedono di risolvere il conflitto d’interesse nel Paese e di istituire un meccanismo per prevenire i conflitti d’interesse e garantire la registrazione dei nomi dei beneficiari dei fondi europei. Il 23 giugno, la Commissione europea ha avviato un’indagine approfondita per valutare se la compensazione concessa dalla Repubblica Ceca alla Posta ceca per adempiere alla sua missione di servizio pubblico è in linea con le norme dell’UE in materia di aiuti di Stato, in quanto la Posta Ceca è il principale operatore postale della Repubblica Ceca ed è interamente di proprietà dello Stato.

La risoluzione del Parlamento europeo

Venerdì 19 giugno gli europarlamentari hanno adottato, con 510 voti favorevoli, 53 contrari e 101 astensioni, una risoluzione in cui si afferma che il Primo ministro ceco Babiš continua ad essere attivamente coinvolto nell’esecuzione del bilancio europeo, pur continuando a controllare la società Agrofert, uno dei maggiori beneficiari dei sussidi europei in Repubblica Ceca. Si tratta di un conglomerato di oltre 230 aziende che è stato di proprietà del Primo ministro ceco; il gruppo ha fortemente beneficiato di fondi europei, ricevendo circa 36,5 milioni di euro in sussidi agricoli solo nel 2018. L’indagine iniziata nel gennaio 2019 è formalmente ancora in corso, ma i deputati europei hanno insistito sulla necessità del primo ministro di gestire la posizione di conflitto d’interesse in tre modi possibili: rinunciando ai propri interessi commerciali e aziendali; astenendosi dal chiedere finanziamenti europei; astenendosi dalle decisioni europee che riguardano i loro interessi. Attualmente, nessuna legge europea obbliga uno Stato membro a rivelare i beneficiari finali dei fondi europei. Dunque, i deputati hanno chiesto alla Commissione europea di istituire dei meccanismi per prevenire i conflitti di interesse relativi ai fondi europei, non solo per il caso ceco; le norme dovrebbero includere l’obbligo di pubblicare i beneficiari delle sovvenzioni europee e i massimali di pagamento diretto per ogni persona. Nel novembre 2019, tutti i pagamenti dal bilancio europeo alle società del Primo ministro, ricco imprenditore ceco, sono stati sospesi. I deputati della commissione per la sorveglianza del bilancio sostengono che fino a quando le indagini della Commissione europea e dell’Ufficio europeo per la lotta antifrode non saranno completate, il paese non dovrebbe prendere parte alle decisioni sui bilanci dell’UE.

Infine, il Parlamento ha anche condannato l’uso del linguaggio diffamatorio e dei discorsi di odio utilizzato dal Primo ministro Babiš contro gli eurodeputati che hanno preso parte alla missione conoscitiva a Praga nel febbraio scorso, nell’ambito delle indagini per l’irregolarità della gestione dei fondi europei: in particolare, ha definito “squilibrata” Monica Hohlmeier, alla guida della missione della commissione parlamentare per il controllo dei bilanci, ed ha chiamato “traditori” due membri cechi della missione.

In risposta a quanto richiesto dagli europarlamentari, il primo ministro Babiš ha affermato che i legislatori europei “hanno incitato le misure relative a specifici procedimenti penali sul territorio ceco senza conoscenze o prove specifiche”. Inoltre, ha aggiunto all’agenzia di stampa CTK “Penso che questo possa essere percepito come una prova della pressione politica e mediatica sulla magistratura ceca e delle interferenze negli affari interni”.

Le indagini della Commissione europea

La Commissione ha avviato un’indagine approfondita sul finanziamento del servizio postale della Repubblica ceca nell’ambito degli aiuti di Stato. Nel gennaio 2020, la Repubblica ceca ha notificato alla Commissione europea il suo piano di compensazione per le poste ceche per un importo di 7,5 miliardi di corone ceche (circa 282,1 milioni di euro) per l’adempimento dell’obbligo del servizio postale universale nel periodo 2018-2022; ciò include la fornitura di servizi postali di base in tutto il paese a prezzi convenienti e con determinati requisiti minimi di qualità. Tuttavia, nel novembre 2019 la Commissione ha ricevuto due denunce da parte dei concorrenti delle Poste ceche che sostenevano che la compensazione da concedere alle Poste ceche per i suoi obblighi di servizio universale per il periodo 2018-2022 fosse incompatibile con la normativa in materia, in quanto non venivano rispettati i criteri previsti di compensazione. La Commissione teme quindi che la Posta ceca possa essere stata sovracompensata tra il 2018 e il 2022 e, a seguito di una valutazione preliminare, ha deciso di avviare un’indagine approfondita, non escludendo il rischio di sovracompensazione che comporta notevoli distorsioni del mercato. La Commissione esaminerà ora ulteriormente la questione per verificare se le sue ipotesi iniziali verranno confermate ed ha aperto le indagini alle osservazioni anche da parte della Repubblica Ceca.

Summit Unione europea – Cina tra commercio, Covid-19 e diritti umani

EUROPA di

L’Unione europea e la Cina hanno tenuto il loro 22° vertice bilaterale in videoconferenza il 22 giugno 2020. Il presidente del Consiglio europeo, Charles Michel, e la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, accompagnati dall’alto rappresentante Josep Borrell, hanno incontrato telematicamente il primo ministro cinese Li Keqiang e il presidente cinese Xi Jinping. Al centro del vertice vi sono stati molteplici argomenti: commercio, azione climatica, sviluppo sostenibile, diritti umani – non negoziabili secondo la Von der Leyen – ed anche la risposta al coronavirus. “Il summit di oggi Ue-Cina è un’opportunità estremamente necessaria per andare avanti su tutti gli aspetti della nostra cooperazione”. Così su Twitter la presidente della Commissione Ue.

22° Summit

Il 22 giugno si è tenuto in videoconferenza il 22° summit tra l’Unione europea e la Repubblica Popolare Cinese, incontro di fondamentale importanza dal punto di vista geopolitico, soprattutto a seguito della strategia lanciata dall’UE nel marzo 2019. L’UE infatti ha ricordato gli importanti impegni assunti in occasione del vertice passato ed ha sottolineato la necessità di attuare tali impegni in modo dinamico e orientato ai risultati, in quanto ad oggi i progressi fatti sono limitati. L’agenda del summit in questione comprendeva le relazioni bilaterali tra i due attori, le questioni regionali e internazionali, la pandemia di Covid-19 e la ripresa economica. Importante tema è stato anche quello degli investimenti: l’UE ha fortemente sottolineato la necessità di portare avanti i negoziati per un ambizioso accordo di investimento globale UE-Cina che affronti le attuali asimmetrie nell’accesso al mercato e garantisca delle condizioni di parità. Per fare ciò sono necessari progressi urgenti, in particolare per quanto riguarda il comportamento delle imprese statali, la trasparenza dei sussidi e le norme che affrontano i trasferimenti di tecnologia. L’UE ha ribadito anche l’urgente necessità per la Cina di impegnarsi in futuri negoziati sui sussidi industriali in seno all’OMC e di affrontare l’eccesso di capacità in settori tradizionali come l’acciaio e le aree ad alta tecnologia. I leader hanno avuto una discussione anche sui cambiamenti climatici, in quanto la Cina è partner dell’UE ai sensi dell’accordo di Parigi, ma deve impegnarsi in un’azione nazionale risoluta e ambiziosa per ridurre le emissioni a breve termine e fissare un obiettivo di neutralità climatica al più presto possibile. Infine, il vertice è stato anche l’occasione per discutere dell’importanza del settore digitale per le economie e le società di tutto il mondo. L’UE ha sottolineato che lo sviluppo di nuove tecnologie digitali deve andare di pari passo con il rispetto dei diritti fondamentali e della protezione dei dati.

Le questioni più spinose: Covid-19, Hong Kong e diritti umani

In risposta alla pandemia di COVID-19, l’Unione Europea ha sottolineato la responsabilità condivisa di partecipare agli sforzi globali per fermare la diffusione del virus, potenziare la ricerca su trattamenti e vaccini e sostenere una ripresa globale verde e inclusiva. L’UE ha sottolineato la necessità di solidarietà nell’affrontare le conseguenze nei paesi in via di sviluppo, in particolare per quanto riguarda la riduzione del debito, ed ha invitato la Cina a cogliere appieno gli insegnamenti che derivano dalla gestione dell’epidemia e dalla risposta sanitaria internazionale al COVID-19, commissionata dalla risoluzione adottata nell’ultima Assemblea mondiale della sanità. Infine, l’UE ha inoltre invitato la Cina a facilitare il ritorno dei residenti dell’UE in Cina.

Quanto alla questione di Hong Kong, l’Unione europea ha ribadito le sue gravi preoccupazioni per le misure della Cina in merito alla legge sulla sicurezza nazionale adottata da Pechino e considera tali misure non conformi alla Legge fondamentale di Hong Kong e agli impegni internazionali della Cina, esercitando pressioni sui diritti e sulle libertà fondamentali della popolazione protetta dalla legge e dal sistema giudiziario indipendente. Infine, l’UE ha espresso una certa preoccupazione per il deterioramento della situazione dei diritti umani, compreso il trattamento delle minoranze nello Xinjiang e del Tibet e dei difensori dei diritti umani, nonché delle restrizioni alle libertà fondamentali. A tal proposito, i leader dell’UE hanno sollevato una serie di singoli casi, compresi i rapporti sui cittadini scomparsi dopo aver riferito/espresso le loro opinioni sulla gestione dell’epidemia di Coronavirus, nonché la detenzione arbitraria del cittadino svedese Gui Minhai e di due cittadini canadesi: Michael Kovrig e Michael Spavor. La Presidente Von der Leyen ha ribadito che i diritti umani e le libertà fondamentali non sono valori negoziabili per l’UE, mentre il Presidente del Consiglio europeo Charles Michel ha affermato “[…] dobbiamo riconoscere che non condividiamo gli stessi valori, i sistemi politici o l’approccio al multilateralismo. Ci impegneremo in modo chiaro e sicuro, difendendo con fermezza gli interessi dell’UE e mantenendo fermi i nostri valori”.

Flaminia Maturilli
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