GEOPOLITICA DEL MONDO MODERNO

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La Commissione UE approva le strategie per arrestare la perdita di biodiversità e costruire un sistema alimentare sostenibile

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Il 20 maggio 2020 la Commissione europea ha adottato due strategie nell’ambito del Green Deal europeo. La prima è per la tutela della biodiversità e per riportare la natura nella nostra vita, la seconda è finalizzata alla creazione di un sistema alimentare equo, sano e rispettoso dell’ambiente. Le due strategie si rafforzano a vicenda, favoriscono i rapporti tra natura, agricoltori, industria e consumatori: il fine è quello di lavorare insieme per un futuro competitivo e sostenibile. Le strategie propongono azioni e impegni ambiziosi per arrestare la perdita di biodiversità in Europa e nel mondo, per trasformare i sistemi alimentari europei in punti di riferimento per la sostenibilità a livello globale.

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Russia – Repubblica Ceca, la rimozione della statua sovietica e l’accusa di avvelenamento

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La rimozione della statua Konev a Praga, risalente al periodo sovietico, ha dato luogo ad una serie di reazioni a partire dall’ambasciata russa in Repubblica Ceca. Tuttavia, quella che era una iniziale polemica sembra essere diventata un vero e proprio caso diplomatico: i media cechi hanno accusato un diplomatico russo di essere stato inviato a Praga per avvelenare tre politici cechi, tra cui il sindaco della capitale, Zdenek Hrib. Il diplomatico in questione sarebbe un agente dell’intelligence russa arrivato in Repubblica Ceca con una scorta di ricina, sostanza letale. La Russia sembra aver respinto tutte le accuse e la questione ora è in mano alla polizia ceca.

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Francia, un “Piano Marshall” per la ripresa del turismo

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“I francesi potranno andare in vacanza in Francia”: il 14 maggio il Primo ministro Edouard Philippe ha presentato un “massiccio” piano di incentivazione turistica, che rappresenta per le finanze pubbliche un impegno di 18 miliardi di euro. Il deconfinamento continua così in Francia con l’annuncio da parte del governo di un “Piano Marshall” per il turismo: un piano senza precedenti che mira alla ripresa ed al rilancio di un settore duramente colpito dalla crisi dovuta alla diffusione del Covid-19. La Francia è la destinazione turistica numero uno al mondo e per sviluppare questo settore strategico, il Governo ha fatto del turismo una priorità della sua azione.

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Turismo e trasporti: il pacchetto della Commissione europea per il rilancio del settore

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Il 13 maggio la Commissione europea ha presentato un pacchetto di orientamenti e raccomandazioni per aiutare gli Stati membri dell’UE, dopo mesi di lockdown, ad eliminare gradualmente le restrizioni ai viaggi, consentire la riapertura delle imprese turistiche e rilanciare il settore turistico europeo, nel rispetto delle precauzioni sanitarie. L’obiettivo è garantire che l’Europa continui ad essere la prima destinazione dei turisti. “L’Europa sta riaprendo, passo dopo passo. Oggi la Commissione europea fornisce indicazioni su come riprendere a viaggiare in modo sicuro e responsabile e rimettere in piedi il turismo europeo” ha scritto su Twitter la Presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen.

Misure per turisti e viaggiatori

La libera circolazione e gli spostamenti transfrontalieri sono fondamentali per il turismo e rappresentano un pilastro fondamentale dell’Unione europea. Man mano che gli Stati membri riusciranno a limitare la diffusione del Covid-19, le restrizioni generalizzate alla libera circolazione dovrebbero essere sostituite da misure più mirate. Qualora la situazione sanitaria non giustifichi un’eliminazione generalizzata delle restrizioni, la Commissione europea propone un approccio graduale e coordinato che inizi con l’eliminazione delle restrizioni tra zone o Stati membri che presentano situazioni epidemiologiche sufficientemente simili. L’approccio deve, inoltre, essere flessibile e comprendere la possibilità di reintrodurre determinate misure restrittive qualora la situazione epidemiologica lo richieda. Nel dettaglio, gli Stati membri dovrebbero agire sulla base di tre criteri: epidemiologico, focalizzandosi nelle zone in cui la situazione sanitaria è in miglioramento, in virtù degli orientamenti del Centro europeo per la prevenzione ed il controllo delle malattie nonché con l’ausilio della relativa mappa regionale; capacità di applicazione di misure di contenimento durante i viaggi, ivi comprese cautele e misure ulteriori nei casi in cui sia difficile garantire il distanziamento sociale; considerazioni di natura economica e sociale, dando priorità in un primo momento agli spostamenti transfrontalieri nelle principali zone di attività.

Di particolare importanza è il principio di non discriminazione: uno Stato membro che decida di consentire i viaggi nel proprio territorio o in regioni e zone specifiche all’interno del proprio territorio dovrebbe farlo in modo non discriminatorio e consentendo i viaggi da ogni zona, regione o paese dell’UE che presenti condizioni epidemiologiche simili. Le restrizioni devono, dunque, essere eliminate senza discriminazioni, per tutti i cittadini dell’UE e per tutti i residenti dello Stato membro interessato, indipendentemente dalla cittadinanza.

 

Gli orientamenti, presentanti dalla Commissione europea il 13 maggio, illustrano principi generali per il ripristino sicuro e graduale del trasporto dei passeggeri per via aerea, ferroviaria, stradale e per vie navigabili. A tal proposito la Commissione ha formulato una serie di raccomandazioni, quali ad esempio la necessità di limitare il contatto tra i lavoratori del settore e i passeggeri, nonché tra i passeggeri stessi, e la riduzione, qualora possibile, della densità dei passeggeri. Inoltre, è stato stabilito un quadro comune che fissa i criteri per la ripresa graduale e in sicurezza delle attività turistiche e sviluppa protocolli sanitari per gli alberghi e gli altri tipi di strutture ricettive con l’obiettivo di proteggere la salute degli ospiti e dei dipendenti.

Gli Stati membri, con il sostegno della Commissione, hanno altresì concordato gli orientamenti per garantire l’interoperabilità transfrontaliera delle applicazioni di tracciamento, in modo che i cittadini possano essere allertati in caso di potenziale contagio da coronavirus anche quando viaggiano nell’UE. I requisiti di queste applicazioni sono volontarietà, trasparenza, carattere temporaneo, cibersicurezza, uso di dati anonimizzati e della tecnologia Bluetooth, interoperabilità transfrontaliera e tra sistemi operativi.

Ai sensi della normativa UE, in caso di annullamento di titoli di trasporto o di pacchetti turistici, i viaggiatori hanno il diritto di scegliere tra ricevere dei buoni o il rimborso in denaro. Confermando questo diritto, la raccomandazione della Commissione mira al tempo stesso a garantire che i buoni diventino un’alternativa valida e più attraente rispetto al rimborso per i viaggi annullati nel contesto dell’attuale pandemia, che ha comportato un grave onere finanziario anche per gli operatori turistici. I buoni dovrebbero essere protetti in caso di insolvenza di chi li ha emessi, avere un periodo minimo di validità di 12 mesi ed essere rimborsabili dopo al massimo un anno, se non utilizzati. Dovrebbero inoltre offrire flessibilità sufficiente, consentire ai passeggeri di viaggiare sulla stessa tratta alle stesse condizioni di servizio, permettere ai viaggiatori di concludere un contratto per un pacchetto turistico con servizi dello stesso tipo o di qualità equivalente e dovrebbero anche essere trasferibili a un altro viaggiatore.

Misure per le imprese turistiche

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Mes, trovato l’accordo all’Eurogruppo

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L’8 maggio l’Eurogruppo, l’organismo che riunisce i ministri dell’economia e delle finanze dei paesi che fanno parte dell’Eurozona, ha trovato un accordo sulla nuova linea di credito del Meccanismo Europeo di Stabilità. I 240 miliardi di aiuti che copriranno le spese sanitarie dirette e indirette legate al Covid-19 sarà accessibile a tutti gli stati membri e non prevederà nessun tipo di sorveglianza rafforzata, come è accaduto nel salvataggio della Grecia qualche anno fa. Niente condizioni e niente memorandum di intesa da negoziare perché l’accesso al Mes sarà standard. In vista della riunione, il commissario Gentiloni e il vicepresidente Dombrovskis hanno mandato una lettera al presidente dell’Eurogruppo proprio per proporre la nuova tipologia di sorveglianza nei confronti degli Stati.

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Parlamento Europeo, l’appello alla Repubblica Ceca per il conflitto di interessi

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“Il Primo Ministro ceco dovrebbe risolvere il suo conflitto di interessi con urgenza” affermano i deputati del Parlamento europeo: nonostante siano trascorsi quasi due anni, la questione dell’irregolarità dell’uso di fondi europei per fini imprenditoriali personali continua ad essere al centro dei dibattiti del Parlamento europeo. Sono state fatte diverse missioni conoscitive a Praga per verificare ed ascoltare tanto il governo quanto la società civile e il Parlamento europeo ha richiesto al governo di Praga di non partecipare ai colloqui sul bilancio fino a che non saranno chiarite le sue accuse di conflitto di interessi.

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Francia, al via il déconfinement

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Al via il deconfinamento in Francia, mentre il bilancio delle vittime è di nuovo in aumento: apparente cautela da parte dei cittadini francesi e qualche caso di indisciplina. In particolare, dopo i raduni di decine di persone sulle rive della Senna e del Canal Saint-Martin a Parigi, il consumo di alcolici in questi luoghi è stato bandito. Nel frattempo, il Consiglio costituzionale ha approvato la legge che estende lo stato di emergenza sanitaria fino al 10 luglio ed organizza il deconfinamento, ma ne ha censurato alcuni elementi legati alla quarantena obbligatoria e al rintracciamento dei contatti.

L’avvio della nuova fase

L’11 maggio, grazie ad un decreto temporaneo pubblicato nella Gazzetta ufficiale per un’applicazione con effetto immediato, sono entrate in vigore le nuove misure di deconfinamento in Francia. Tra le nuove disposizioni la fine delle restrizioni sull’uscita alla propria abitazione, l’obbligo di indossare una mascherina nel trasporto pubblico, la possibilità di riapertura dei negozi- a condizione che vengano rispettate le precauzioni ed il distanziamento sociale- nonché la limitazione a 10 persone per gli assembramenti in luoghi pubblici.

Dal parrucchiere e nei negozi, una parte dei francesi- per lo più con la mascherina- si è offerta piccoli piaceri lunedì 11 maggio, il primo giorno di deconfinamento, avanzando apparentemente con cautela e disciplina dopo cinquantacinque giorni di reclusione forzata e nel timore di un nuovo focolaio di contagi da coronavirus. Nel suo rapporto, Jean Castex, incaricato dal Primo Ministro di coordinare la strategia di deconfinamento, chiede alla popolazione di essere pronta ad un possibile effetto boomerang: “Bisogna anticipare una reconfinement di emergenza” ha avvertito. La prova che “l’epidemia è ancora attiva e in evoluzione”, ha insistito Castex lunedì sera alla direzione generale della salute, è data dai 263 nuovi decessi che sono stati registrati in ventiquattro ore, dopo i dati incoraggianti registrati domenica-70 morti- il miglior bilancio dal 17 marzo, dall’inizio delle restrizioni. La comparsa di tre nuovi focolai in Nouvelle-Aquitaine e Vendée, aree classificate in verde-vale a dire con meno contagi- richiede più che mai cautela.”In queste cosiddette aree verdi, si deve considerare che il virus è in agguato” ha avvisato domenica la professoressa Anne-Claude Crémieux, infettivista dell’ospedale Saint-Louis di Parigi.

Trasporti pubblici e consumo di alcolici

Dopo alcuni momenti di tensione all’inizio della giornata di lunedì nella metropolitana di Parigi, la ripresa è avvenuta senza incidenti rilevanti nei trasporti pubblici di Ile-de-France, gestiti da RATP e SNCF: i viaggiatori, generalmente muniti di mascherina, erano pochi, il che ha permesso di rispettare le regole del distanziamento. “I cittadini dell’Ile-de-France hanno dimostrato di avere una mentalità civile e un’autodisciplina in questo primo giorno” ha dichiarato Valérie Pécresse, presidente dell’Ile-de-France Mobilités, segnalando “solo alcuni episodi specifici e limitati” di indisciplina. Anche il Segretario di Stato ai trasporti, Jean-Baptiste Djebbari, è stato lieto di notare che quasi il 100% delle persone indossa la mascherina nei trasporti pubblici. Per quanto riguarda il traffico stradale e ferroviario principale, questo è stato ridotto, come era previsto.

In virtù dell’obbligo di indossare la mascherina sui trasporti pubblici lo Stato francese sta mettendo a disposizione 10 milioni di mascherine per gli operatori dei trasporti destinate agli utenti, di cui 4,4 milioni per la regione dell’Ile-de-France. A Parigi, il municipio ha altresì aperto le iscrizioni online per ottenere gratuitamente una mascherina di tessuto riutilizzabile da parte di farmacie volontarie, senza tuttavia fornire molti dettagli sulle modalità pratiche.

 

Dopo i raduni di decine di persone sulle rive della Senna e del Canal Saint-Martin a Parigi, lunedì sera, dinanzi alla mancanza di rispetto del distanziamento sociale, la polizia è intervenuta per evacuare i siti parigini ed il consumo di alcolici sarà vietato. “Il successo del deconfinamento dipende dalla prudenza e dalla civiltà di tutti. Di fronte all’irresponsabilità di alcuni comportamenti, ho chiesto al prefetto di polizia di vietare il consumo di alcolici lungo il canale di Saint-Martin e sulle rive della Senna” ha dichiarato il Ministro dell’Interno, Christophe Castaner, in un tweet, anticipando una decisione poi avallata dal prefetto di polizia Didier Lallement. “Il garante della sicurezza dei parigini, si rammarica di dover prendere, sin dal primo giorno di deconfinamento, misure regolamentari apparentemente essenziali, purché il rispetto delle norme sanitarie non sia considerato da tutti, non come un obbligo, ma come un dovere” ha affermato la prefettura di polizia in una dichiarazione.

La pronuncia del Conseil Constitutionnel

Il Consiglio costituzionale ha approvato la legge che estende lo stato di emergenza sanitaria, tuttavia, ha censurato alcuni elementi legati alla quarantena obbligatoria e al rintracciamento dei contatti.

Quanto all’isolamento obbligatorio delle persone che entrano sul territorio nazionale, il Consiglio ha affermato che la disposizione in questione costituisce delle “misure di privazione della libertà”, ricordando che “la libertà individuale può essere considerata salvaguardata solo se il giudice interviene il più presto possibile”.

È senza dubbio l’articolo 6 della legge, che crea un sistema informativo per combattere l’epidemia da coronavirus, il più controverso: il sistema delineato pone, infatti, problemi etici in termini di riservatezza medica e rispetto della privacy.

Sono stati confermati, invece, la limitazione di viaggio a 100 km e il certificato obbligatorio nel trasporto pubblico, due disposizioni di punta la cui entrata in vigore è stata ritardata dal fatto che questa legge sottoposta all’approvazione del Consiglio costituzionale non è stata promulgata in tempo per l’inizio del deconfinamento. La mancata presentazione del certificato del datore di lavoro per utilizzare il trasporto pubblico dell’Ile-de-France tra le 6.30 e le 9.30 e tra le 16.00 e le 19.00 può, pertanto, essere sanzionata solo a partire da mercoledì 13 maggio. Il governo francese ha pubblicato sul sito del Ministero dell’Interno il nuovo certificato, disponibile in formato cartaceo o digitale, richiesto quando il movimento comporta l’uscita da un perimetro definito da un cerchio con un raggio di 100 km attorno al luogo di residenza (la distanza di 100 km è quindi calcolata “in linea d’aria”) o dal dipartimento di appartenenza.

 

La sentenza della Corte costituzionale tedesca sulla BCE

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Il 5 maggio la Corte costituzionale tedesca ha emesso una sentenza contro il programma di acquisto di titoli di stato pubblici da parte della Banca Centrale Europea – il Quantitative Easing – ed ha dato tre mesi di tempo alla BCE per giustificare il programma con ragioni economiche. Inoltre, è stato chiesto al governo e al parlamento tedesco di monitorare da più vicino la BCE al fine di farle pressione e far spiegare meglio le ragioni. Tale sentenza, in questo momento di crisi economica, rischia di minare la legittimità delle future decisioni europee in materia di politica monetaria, pur non avendo ad oggetto le misure previste per il Covid.

La sentenza della Corte costituzionale

Nel pieno della crisi da coronavirus, di cui non si conoscono né la durata né la gravità effettiva, la Corte di Karlsruhe afferma di poter decidere sulla legittimità del QE in quanto corte nazionale, e vorrebbe imporre alla BCE di acquistare i titoli dei diversi Stati membri solo in misura limitata e proporzionata. La sentenza emanata dalla Corte costituzionale si riferisce al programma del 2015, il piano di acquisto dei titoli di stato previsto da Mario Draghi per immettere nuovo denaro nell’economia dell’UE. Il “Whatever it takes” dell’allora presidente della BCE per aiutare l’economia europea rischia oggi, nel periodo di maggior bisogno, di essere in qualche modo limitato. La sentenza afferma infatti che la BCE potrà continuare ad acquistare i titoli di Stato, ma dovrà farlo in modo proporzionato e limitato, mentre in questi anni lo ha fatto non restando nei limiti della politica monetaria ma sforando nell’ambito della politica economica, secondo la Corte.

La Corte ha accolto il ricorso di quanti, sia accademici che economisti tedeschi, ritengano che il Quantitative easing possa aver violato il mandato della BCE non rispettando il principio di proporzionalità. I giudici tedeschi credono che i programmi di acquisti di bond contrastino con le competenze della stessa BCE e affermano che le misure prese “non sono coperte dalle competenze europee” e quindi “non dovrebbero avere validità in Germania”. Inoltre, è stato affermato che la Bundesbank non potrà partecipare più al programma di acquisto dei titoli di Stato se non vi sarà un chiarimento della BCE entro tre mesi: “è proibito, dopo un termine di un periodo transitorio di massimo tre mesi, partecipare a decisioni anticostituzionali se il consiglio della BCE con una nuova decisione non chiarirà che con il PSPP – Public Sector Purchase Programme – non proceda a obiettivi di politica monetaria sproporzionati e che abbiano effetti di politica fiscale e di bilancio”.

La Banca Centrale Europea dovrà rispondere entro tre mesi, e se la risposta non sarà convincente la Germania dovrà andare avanti senza partecipare al programma: probabilmente non sarebbe un problema per Berlino, ma si tratterebbe di una frattura politica nel cuore dell’UE.

La reazione della BCE

La banca di Francoforte, unitamente al programma di Draghi, ha sempre fornito commenti, interviste, paper e studi per spiegare i ragionamenti economici dietro le sue politiche. Non sarà quindi difficile fornire ulteriori chiarimenti così come richiesto dalla Corte tedesca. Anche in passato Draghi aveva risposto a molte delle critiche mosse dalla Corte, affermando che i risparmiatori tedeschi avrebbero perso molti più soldi se la BCE avesse tenuto i tassi di interesse più alti, aggravando le varie recessioni.

Ciononostante, la sentenza tedesca è stata un colpo piuttosto duro dal punto di vista politico: la presidente Lagarde ha commentato che “la Bce va avanti imperterrita, è indipendente e risponde al Parlamento europeo”. Poi, ha aggiunto che continuerà a fare tutto il necessario rispettando la giurisdizione e i trattati europei. La BCE ha infatti risposto con un comunicato in cui annuncia di aver preso nota dei rilievi del tribunale tedesco e ricordando che la CGUE ha stabilito la legalità del suo programma di acquisto nel 2018. Dello stesso avviso è il commissario all’economia dell’UE, Paolo Gentiloni, che ha risposto affermando che in Europa il primato della giurisdizione ce l’ha la Corte di Giustizia dell’UE interpretando i trattati, e non le corti nazionali degli Stati membri; inoltre, si considerano l’autonomia e l’indipendenza della BCE come due valori irrinunciabili, pilastro dell’edificio stesso.

Impatto della sentenza

Pur non essendo ancora cambiata la situazione, politicamente questa sentenza è molto importante, soprattutto nella fase che stiamo vivendo. La sentenza non si riferisce al Pandemic Emergency Purchase Programme, il Pepp, programma straordinario da 750 miliardi di euro per l’acquisto di obbligazioni pubbliche e private dei paesi membri dell’eurozona, istituito allo scopo di fornire maggior liquidità agli Stati. Tuttavia, in qualche modo si getta un’ombra anche sul futuro di quest’ultimo programma, anche se trattandosi di una pandemia globale potrebbe essere considerato un programma comunque proporzionato. Inoltre, in molti hanno osservato che se la Germania si sente in qualche modo libera di non rispettare la gerarchia legale europea, è probabile che anche altri paesi inizino a fare lo stesso, soprattutto nei paesi dove ci sono già scontri tra governi locali e Corte di giustizia UE.

In Germania la decisione della corte è stata accolta con entusiasmo, in particolare da politici e giornali conservatori. Fuori dalla Germania invece, il giudizio della Corte sembra essere accolto negativamente quasi all’unanimità: i principali quotidiani economici e finanziari hanno criticato il giudizio sia nel merito che per le conseguenze. Per ora la vicenda sembra essersi chiusa, nelle prossime settimane si potranno invece valutare le reali conseguenze.

La commissione europea lancia la Riposta globale al coronavirus: 7,4 miliardi di euro raccolti

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Il 4 maggio la Presidente della Commissione Europea, Ursula von der Leyen, ha lanciato la “Riposta globale al coronavirus” una campagna di fundraising per garantire lo sviluppo collaborativo e la disponibilità universale di vaccini e di strumenti diagnostici e terapeutici nella lotta al Covid-19. La Commissione ha registrato impegni di finanziamento da tutto il mondo per un valore di 7,4 miliardi di € (8 miliardi di $). Il risultato sfiora l’obiettivo iniziale di 7,5 miliardi di € e costituisce un ottimo punto di partenza per la maratona mondiale di raccolta fondi che proseguirà fino a giugno. Un tentativo di leadership globale da parte dell’Unione europea nonché un tentativo di rilanciare la cooperazione e il multilateralismo nel contesto di una crisi economica e di un confinamento generalizzato.

 La Risposta globale al coronavirus

La campagna di fundraising per la “Risposta globale al coronavirus” è stata organizzata congiuntamente da Unione europea, Arabia Saudita-che detiene la presidenza di turno del G20-Canada, Francia, Germania, Giappone, Italia-presidenza entrante del G20-Norvegia, Regno Unito e Spagna. L’iniziativa concretizza un impegno assunto dai leader del G20 il 26 marzo e fa seguito all’appello dell’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) e di un gruppo di iniziatori operanti nel campo della salute che, dopo aver dato vita all’iniziativa ACT-Accelerator, hanno esortato ad instaurare una collaborazione planetaria per accelerare lo sviluppo, la produzione nonché un accesso equo nel mondo alle nuove tecnologie sanitarie essenziali per la lotta al coronavirus. La Risposta globale al coronavirus dovrà contribuire all’ACT-Accelerator ed allinearsi al relativo quadro. Nel dettaglio, la campagna è costituita da tre partenariati, basati sulle tre priorità della Risposta globale al coronavirus, che riuniscono il mondo dell’industria e della ricerca, fondazioni, autorità di regolamentazione e organizzazioni internazionali, secondo un’impostazione orientata alla catena del valore nel suo insieme: dalla ricerca alla produzione fino alla distribuzione. I tre partenariati opereranno quanto più autonomamente possibile, con un asse di lavoro trasversale dedicato al potenziamento della capacità dei sistemi sanitari e alla condivisione delle conoscenze e dei dati. Inoltre, il quadro collaborativo sarà limitato nel tempo-2 anni-ma sarà rinnovabile e farà leva sulle organizzazioni esistenti, senza creare nuove strutture.

La Commissione europea registrerà e terrà traccia degli impegni di finanziamento fino alla fine di maggio, ma non incasserà alcun pagamento. I fondi andranno direttamente ai destinatari, che non potranno però decidere da soli come impiegarli: il loro uso sarà stabilito di concerto con il partenariato. Nel rispetto degli impegni assunti, tutti i nuovi vaccini e strumenti diagnostici e terapeutici contro il coronavirus dovranno essere resi disponibili a livello mondiale a prezzi accessibili, indipendentemente dal luogo in cui sono stati sviluppati.

La Risposta globale dovrà coinvolgere anche la società civile ed i cittadini di tutto il mondo, motivo per cui la Commissione europea intende collaborare con ONG come Global Citizen e altri partner.

Risultati e prospettive future

L’evento di mobilitazione collettiva si è aperto con una videoconferenza di donatori che ha visto la partecipazione di oltre 40 paesi con le assenze significative, che non sono passate inosservate, di Stati Uniti e Russia. Gli Stati Uniti, infatti, lavorano da soli per trovare un vaccino entro la fine dell’anno. Ottenere il vaccino per primi ed in esclusiva: questo è l’obiettivo statunitense, reso evidente a partire da gennaio, quando il governo tedesco ha rivelato che l’amministrazione USA aveva provato ad acquisire un’azienda tedesca, la CureVac, proprio per conseguire tale obiettivo. Più volte nell’attuale crisi, così come in passato, l’attuale Casa Bianca ha dimostrato di non apprezzare il multilateralismo e nelle scorse settimane, Washington ha persino sospeso i suoi contributi all’OMS. L’altro grande assente, la Russia, ha disertato l’incontro sollevando ulteriori dubbi sulla sua gestione dell’emergenza sanitaria in corso. La Cina si è, invece, limitata ad aderire all’evento con la partecipazione del suo ambasciatore in Europa.

 

I leader del mondo presenti alla videoconferenza hanno pronunciato un breve discorso e hanno annunciato il proprio contributo alla raccolta. La Commissione europea ha registrato impegni di finanziamento da tutto il mondo per un valore di 7,4 miliardi di €. Si tratta dell’inizio di un processo che punta a mobilitare risorse ancora maggiori. L’obiettivo iniziale di 7,5 miliardi di € non sarà, infatti, sufficiente a garantire la distribuzione in tutto il mondo di tecnologie sanitarie contro il coronavirus, che comportano costi ingenti in termini di produzione, approvvigionamento e distribuzione. Il vertice mondiale sui vaccini organizzato da Gavi Alliance, in programma per il 4 giugno, mobiliterà ulteriori risorse affinché le generazioni future possano essere protette grazie ai vaccini. I donatori sono invitati a continuare ad assumere impegni di finanziamento a favore della campagna e hanno la possibilità di scegliere la priorità che desiderano sostenere – test, cure o prevenzione – ma anche fare una donazione a sostegno dell’asse di lavoro trasversale dell’iniziativa, che si prefigge di aiutare i sistemi sanitari di tutto il mondo ad affrontare la pandemia.

Il ruolo dell’UE

Quanto all’UE, per contribuire agli obiettivi della Risposta globale al coronavirus, ha stanziato 1 miliardo di € sotto forma di sovvenzioni e 400 milioni di € a garanzia dei prestiti, mediante la ridefinizione delle priorità di Orizzonte 2020 (1 miliardo di €), RescEU (80 milioni di €), dello strumento per il sostegno di emergenza (150 milioni di €) e degli strumenti esterni (170 milioni di €). 100 milioni di € saranno donati alla Coalition for Epidemic Preparedness Innovations (CEPI) e 158 milioni di € all’OMS. Gli inviti a presentare proposte finanziati dall’UE e i progetti che ne scaturiranno nel quadro di Orizzonte 2020 saranno in linea con gli obiettivi dei tre partenariati e dovranno assicurare il libero accesso ai dati. I finanziamenti nell’ambito di RescEU saranno, invece, finalizzati all’approvvigionamento, alla costituzione di scorte e alla distribuzione di vaccini e di strumenti terapeutici e diagnostici.

La Presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen ha dichiarato: “Oggi il mondo ha dato prova di un’unità straordinaria in nome del bene comune. Governi e organizzazioni sanitarie mondiali hanno unito le forze contro il coronavirus. Con un impegno del genere siamo sulla buona strada per sviluppare, produrre e distribuire un vaccino per tutti, ma questo è solo l’inizio”.

Repubblica Ceca e Covid-19: solidarietà e aiuti di Stato

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La diffusione del coronavirus ha colpito tutti gli Stati europei, anche se in modo diverso, intorno ai mesi di febbraio-marzo. La prima reazione di ogni Paese è stata quella di adottare delle misure e gestire lo stato di emergenza senza coordinarsi a livello europeo, mettendo in secondo piano la l’appartenenza all’UE. Col passare delle settimane, l’appartenenza all’UE si è rivelata invece fondamentale, sia in termini di aiuti economici o di allentamento di alcune misure come quella sugli aiuti di Stato, sia in termini di riscoperta dei valori di solidarietà ed unione nella diversità. Tutto questo si traduce nella pratica in importanti aiuti da parte della Repubblica Ceca verso altri paesi, come spedire le mascherine in Italia, ma anche approvando nuovi regimi di garanzia per il paese.

 Solidarietà Praga – Roma

La Repubblica Ceca ha donato 500.000 mascherine all’Italia per sostenere gli operatori sanitari. Il Ministro della Salute Adam Vojtěch (del partito ANO) ha annunciato questa misura durante la conferenza stampa del governo. L’Italia riceverà la spedizione questa settimana, in quanto è uno dei paesi europei più colpiti dal coronavirus, con un totale di 213.013 contagiati e 29.315 deceduti.

“Il Governo ha approvato un altro dono: mezzo milione di mascherine per l’Italia. Sembra che l’Italia abbia già superato il peggio nella lotta contro il coronavirus, ma l’aiuto le serve sempre. Nello stesso tempo ho scritto a Giuseppe Conte una lettera in cui mi inchino davanti al personale sanitario italiano che in quei giorni difficili stava in prima linea”, ha dichiarato il Primo ministro Andrej Babiš.

La Repubblica Ceca ha deciso di donare le mascherine all’Italia proprio ora che il paese si appresta ad entrare nella “fase 2”, con una graduale riapertura delle attività e la possibilità di far visita ai parenti, proprio perché sarà importante preservare il sacrificio fatto finora: sarà necessario mantenere il distanziamento sociale ed indossare la mascherina in luoghi pubblici, così come potenziare l’equipaggiamento del personale sanitario. Le mascherine inviate dal governo di Babiš sono infatti mascherine chirurgiche indirizzate a medici, infermieri, operatori sanitari e così via.

Si tratta di una seconda donazione che fa seguito a quella delle 10.000 tute sanitarie donate lo scorso marzo. L’aiuto di Praga è molto importante anche perché, dopo la questione di marzo, erano sorte nel paese diverse polemiche: sembrava infatti che le autorità ceche avessero sequestrato 110.000 mascherine provenienti dalla Cina e dirette all’Italia. In realtà, la questione è andata diversamente, poiché il carico di mascherine previsto per l’Italia è stato sequestrato in una più ampia indagine delle autorità ceche contro il mercato abusivo di mascherine, per poi aver constatato la provenienza cinese ed essere spedite qualche giorno dopo per l’Italia su un pullman insieme a circa 40 connazionali bloccati nel Paese.

Aiuti di Stato

Il 5 maggio 2020, la Commissione europea ha approvato un regime di garanzia della Repubblica Ceca di circa 5,2 miliardi di euro, corrispondenti a 140 miliardi di corone ceche, per le grandi società con attività di esportazione colpite dall’epidemia di coronavirus. Il regime è stato approvato nell’ambito del quadro temporaneo per gli aiuti di Stato adottato dalla Commissione il 19 marzo e modificato il 3 aprile 2020.

Il governo di Praga ha notificato alla Commissione il regime di garanzia per 5,2 miliardi di euro, che sarà sotto forma di garanzie statali sui prestiti e sarà accessibile alle grandi società le cui esportazioni rappresentano almeno il 20% delle entrate annue delle vendite. Il regime mira a limitare il rischio associato all’emissione di prestiti a quelle società esportatrici che sono maggiormente colpite dall’impatto economico dell’epidemia di coronavirus, garantendo così il proseguimento delle loro attività. La Commissione ha approvato la misura ceca in quanto è in linea con le condizioni stabilite nel quadro temporaneo. In particolare, copre garanzie su investimenti o prestiti di capitale circolante con scadenza e dimensioni limitate; è limitato nel tempo; limita il rischio assunto dallo Stato a un massimo dell’80%; prevede un’adeguata remunerazione delle garanzie; contiene garanzie per garantire che l’aiuto sia effettivamente incanalato dalle banche o da altri istituti finanziari ai beneficiari bisognosi. Il regime sarà gestito dall’agenzia di credito all’esportazione EGAP, che finanzia l’attività generale dei beneficiari facilitando il loro accesso alla liquidità sotto forma di prestiti di capitale circolante e prestiti di investimento.

La vicepresidente esecutiva Margrethe Vestager, responsabile della politica di concorrenza, ha dichiarato: “La misura aiuterà le aziende [esportatrici] a continuare la loro attività durante e dopo l’epidemia di coronavirus. Continuiamo a lavorare in stretta collaborazione con gli Stati membri per trovare soluzioni praticabili per mitigare l’impatto economico dell’epidemia di coronavirus, in linea con le norme dell’UE”.

Flaminia Maturilli
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