GEOPOLITICA DEL MONDO MODERNO

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Al via l’ultima fase dei negoziati per la Brexit

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Mercoledì 19 settembre, durante un summit speciale nell’ambito del Consiglio europeo in corso a Salisburgo, la Prima Ministra britannica, Theresa May, ha tenuto un discorso con l’intento di aggiornare i leader europei sullo stato delle trattative per la Brexit, segnando, secondo alcuni, l’inizio dell’ultima fase dei negoziati con l’Unione europea.

Le due parti, nonostante i vari mesi di negoziati, non hanno ancora raggiunto un’intesa sulle due questioni cruciali: il confine tra Irlanda e Irlanda del Nord e le future relazioni commerciali con l’Unione europea. Tuttavia, la Prima Ministra May ha affermato che il Regno Unito non ha intenzione di prorogare i negoziati e dunque l’avvio della Brexit, previsto per il 29 marzo del prossimo anno e ha dichiarato che l’onere di portare a termine l’accordo è di tutti. Per ragioni tecniche tale accordo dovrà essere concluso entro la metà di novembre, in quanto alla fine del mese avrà luogo un vertice straordinario per ufficializzare l’accordo. Pertanto, i negoziatori, hanno a disposizione meramente altri due mesi per decidere se vi sarà un accordo o una Brexit “no deal”. “Riconosciamo tutti che il tempo è breve, ma estendere o ritardare questi negoziati non è un’opzione” ha dichiarato la May.

Relativamente alla prima questione cruciale nell’ambito dei negoziati, vale a dire il confine tra Irlanda ed Irlanda del Nord, è importante evidenziare che la frontiera irlandese è lunga circa 400 km e le problematiche da risolvere riguardano le persone e le merci che quotidianamente passano dalla Repubblica dell’Irlanda – Stato membro dell’UE – all’Irlanda del Nord, parte del Regno Unito. Si stima che circa un milione di persone viva nelle comunità di confine. Il rischio è attuare misure troppo restrittive o poco efficienti che potrebbero alimentare vecchie tensioni. A tal proposito le posizioni dei negoziatori europei risultano essere molto distanti da quelle dei negoziatori britannici: i primi propongono che l’Irlanda del Nord rimanga sia nel mercato comune europeo che nell’unione doganale e ciò avrebbe come conseguenza l’istituzione di una sorta di dogana tra Irlanda del Nord e la restante parte del Regno Unito, tuttavia ciò eviterebbe la ricostruzione di una frontiera tra Irlanda e Irlanda del Nord; “L’idea che dovrei approvare la separazione legale del Regno Unito in due territori doganali non è credibile” ha affermato Theresa May; i negoziatori britannici, infatti, affermano che una situazione di questo tipo violerebbe l’integrità territoriale del Regno Unito, pertanto propongono una serie di misure volte a ridurre al minimo i disagi posti in essere dalla creazione di una nuova frontiera. Relativamente alla questione delle future relazioni commerciali tra Unione europea e Regno Unito, vige ancora molta incertezza, causata soprattutto dalla mancanza di precedenti: i negoziatori europei propongono già da tempo un accordo commerciale di libero scambio sulla base di quelli stipulati recentemente con il Canada ed il Giappone; tuttavia, i Paesi che intrattengono dei legami commerciali più stretti con il Regno Unito, come Svezia, Paesi Bassi e Danimarca propongono un accordo che preveda una maggiore collaborazione; anche il Presidente del Consiglio europeo, Donald Tusk, predilige tale opzione.

Nel corso del suo breve discorso, Theresa May, ha insistito sulle proposte britanniche contenute nella piattaforma negoziale, varata in estate nell’ambito della riunione di governo di Chequers, definendole “serie” e difendendole dalle proposte di modifiche ribadite dai leader dell’Unione europea.Tali proposte a suo avviso “consentono di mantenere un commercio senza frizioni “e si pongono come il solo “piano credibile e negoziabile sul tavolo che rispetta il voto del popolo britannico e al tempo stesso non crea una frontiera chiusa tra Irlanda del Nord e Irlanda”. Inoltre, non ha aperto spiragli relativi all’ipotesi di un secondo referendum sulla Brexit, smentendo gli auspici fatti in alcune interviste televisive dai premier di Malta e Repubblica Ceca.

Il Presidente della Commissione europea, Jean-Claude Juncker, ha dichiarato, in maniera poco ottimistica, che l’intesa risulta essere ancora lontana, mentre il Presidente del Consiglio europeo, Donald Tusk ha affermato che le proposte britanniche devono essere “rielaborate ed ulteriormente negoziate” ed ha aggiunto che “vari scenari sono ancora possibili” a conferma del fatto che raggiungere un accordo non è ancora facile. La Cancelliera tedesca, Angela Merkel, ha detto di sperare in una Brexit “che si svolga in una buona atmosfera, con grande rispetto tra le parti e con un accordo che renda possibile una cooperazione tra Ue e Regno Unito in settori come la sicurezza”.

In seguito al discorso della May, non si è aperto alcun dibattito, dato che la questione Brexit era l’ultimo tema inserito nell’agenda.

Relativamente ai prossimi sviluppi, al termine del Consiglio europeo ci si attende una dichiarazione congiunta di tutti gli Stati membri. I negoziati riapriranno il 3 ottobre, alla fine del congresso nazionale del Partito conservatore britannico, il partito della May. Entro il 18 ottobre, data in cui si riunirà nuovamente il Consiglio europeo, si auspica che i negoziatori abbiano trovato un accorto per tutte le questioni lasciate in sospeso. A fine novembre, nell’ambito della riunione straordinaria del Consiglio europeo vi sarà l’ufficializzazione degli accordi. Fino a novembre potrebbero mutare molte questioni ed il rischio è che, alla fine dei negoziati, non si raggiunga un accordo. Questo è considerato da tutti il peggior risultato possibile dei negoziati in quanto avrebbe delle conseguenze notevoli sull’economia e sulla burocrazia del Regno Unito nonché dei Paesi limitrofi. Tuttavia tale ipotesi, ad oggi, risulta essere ancora la meno probabile.

Connettività Europa – Asia: l’UE intensifica la sua strategia

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L’importanza che ha l’Unione Europea nell’attuale scenario geopolitico favorisce l’intraprendere delle relazioni internazionali con altrettanto cruciali attori della politica globale. L’area asiatica sta acquistando un ruolo sempre più rilevante, sia da un punto di vista politico che da un punto di vista economico; in particolare, la Cina sta pian piano diventando una grande potenza.

In tale contesto, il 19 settembre 2018, la Commissione europea e l’Alto rappresentante dell’Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, Federica Mogherini, hanno adottato una comunicazione congiunta che definisce la visione dell’Unione Europea per una nuova strategia globale, al fine di collegare meglio l’Europa e l’Asia.

La comunicazione congiunta si basa sulla volontà propria dell’Unione europea di migliorare le connessioni tra i suoi Stati membri, nonché con altre regioni. Con una connettività sostenibile, completa e basata su regole ben definite, la comunicazione sarà fondamentale per guidare l’azione esterna dell’Unione Europea in questo campo, che fa parte di quello più grande della strategia globale.

La strategia globale per la politica estera e di sicurezza dell’Unione europea è stata adottata il 28 giugno 2016 per migliorare l’efficacia della difesa e della sicurezza dell’Unione e dei suoi Stati membri, per la protezione dei civili e per la cooperazione tra le forze armate degli Stati membri.

La Global Strategy europea ha cinque priorità nella sua azione esterna:

– La sicurezza dell’Unione;

– Stato e resilienza della società;

– Un approccio integrato per i conflitti e crisi;

– Ordini regionali cooperativi;

– Governance globale per il 21° secolo.

In tema di connettività Europa – Asia, l’Unione Europea avrà un particolare approccio, riconoscendo che l’Asia comprende più regioni che ospitano paesi molto diversi in termini di modelli economici e livello di sviluppo, con determinate azioni concrete basate su tre punti:

1. la creazione di collegamenti di trasporto, energia, reti digitali e connessioni umane;

2. l’offerta di partnership per la connettività ai paesi asiatici ed alle organizzazioni;

3. la promozione di una finanza sostenibile attraverso l’utilizzo di diversi strumenti finanziari.

L’obiettivo è quello di collegare meglio l’Europa e l’Asia attraverso reti fisiche e non, al fine di rafforzare la resilienza delle società e delle regioni, facilitare gli scambi, promuovere l’ordine internazionale basato sulle regole e creare strade per un futuro più sostenibile.

In particolare, risulta essere importante la creazione di reti transfrontaliere, poiché le infrastrutture e i collegamenti efficienti creano crescita e occupazione e consentono il movimento di persone e merci; l’Unione Europea estenderà le proprie reti e contribuirà a quelle nuove, oltre i propri confini. Le reti transeuropee di trasporto (TEN-T) dell’Unione Europea verranno estese ai paesi confinanti con l’Asia, attraverso il mercato unico digitale dell’UE che fornisce un piano per migliorare gli scambi di servizi digitali e promuovendo scambi e mobilità nell’istruzione, nella ricerca, nell’innovazione, nella cultura e nel turismo. L’Unione europea sta collaborando con molti partner al fine di promuovere approcci simili alla connettività sostenibile: la piattaforma di connettività UE-Cina aiuterà entrambe le parti a creare sinergie e ad affrontare diversi punti. L’UE si impegnerà con le organizzazioni regionali e con quelle internazionali per determinare i quadri giuridici e le forme concrete di connettività, fissando gli standard internazionali. In particolare, l’Unione Europea sta lavorando con l’Organizzazione mondiale del commercio, l’Agenzia internazionale dell’energia, l’Organizzazione marittima internazionale e gli organi delle Nazioni Unite per attuare delle pratiche globali sostenibili ed eque. Infine, risulta essere importante anche la promozione del finanziamento sostenibile degli investimenti, che potrebbero comportare opportunità significative per le imprese europee.

Nell’ambito dell’adozione della comunicazione congiunta, sono state fatte importanti dichiarazioni. L’Alto rappresentante dell’UE Mogherini ha dichiarato: “La connettività è la via per il futuro: più siamo connessi, maggiori sono le opportunità che abbiamo – trovare soluzioni politiche comuni e portare prosperità economica ai cittadini. Il nostro approccio è quello dell’Unione europea: istituire reti più solide e rafforzare i partenariati per una connettività sostenibile, in tutti i settori e basato sul rispetto di norme comuni: questo è il modo europeo per affrontare le sfide e cogliere opportunità, a beneficio delle persone in Europa e anche in Asia”.

Uno dei settori principali in cui la connettività con l’Asia risulta essere importante è quello dei trasporti. A tal proposito, il commissario per i trasporti, Violeta Bulc, ha dichiarato: “L’infrastruttura dei trasporti è la linfa vitale dei collegamenti UE-Asia, portando persone e merci tra i continenti, sulle ali della digitalizzazione e della decarbonizzazione, l’Europa condivide le reti di trasporti e i programmi di finanziamento delle infrastrutture più sviluppati nel mondo”.

Una migliore connessione tra Europa e Asia attraverso i collegamenti di trasporto, energia, reti umane e digitali rafforzerà le società e le regioni, faciliterà gli scambi e promuoverà l’ordine internazionale basato su regole precise.

La comunicazione congiunta adottata sarà discussa al Parlamento europeo e al Consiglio e sarà oggetto delle discussioni sulla connettività al prossimo vertice in materia di Asia-Europa (ASEM) che si terrà a Bruxelles il 18-19 ottobre.

State of the European Union: il discorso annuale di Juncker al Parlamento europeo

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Quella del SOTEU, il discorso annuale del presidente della Commissione europea sullo Stato dell’Unione Europea – State of the European Union – è diventata ormai una tradizione, ispirata al discorso del presidente degli Stati Uniti d’America. Il discorso sullo stato dell’Unione è sinonimo di trasparenza e responsabilità da parte delle istituzioni europee e si tiene ogni anno nel corso della prima assemblea plenaria di settembre. Il dibattito annuale è un’occasione per i deputati del Parlamento di esaminare il lavoro e i progetti della Commissione europea.

Jean-Claude Juncker, il 12 settembre 2018, ha pronunciato il suo discorso di fronte al Parlamento europeo di Strasburgo. Il discorso che si è tenuto quest’anno ha avuto un valore particolare per il presidente Juncker: a maggio del 2019 ci saranno nuove elezioni e a settembre dello stesso anno verranno nominati nuovi commissari dagli Stati membri; vale a dire che è probabilmente l’ultima volta in cui Juncker si rivolge agli attuali deputati. Alla luce di ciò, il presidente della Commissione ha impostato il suo discorso come se volesse trarre le conclusioni del suo operato, sottolineando quali sono stati i risultati raggiunti ed analizzando i lavori svolti fino ad oggi, aggiungendo poi cosa invece rimane da portare avanti e quale direzione prenderà la Commissione europea.

Inoltre, il discorso di Juncker può essere considerato come una risposta politica alle preoccupazioni dei cittadini, nonché un importante mezzo per esprimere la sua posizione sulle questioni dibattute dai leader dell’Unione Europea, quali migrazione, economia o politiche sociali, ma anche sull’aumento delle forze di estrema destra e anti-UE in Europa.

Il presidente della Commissione europea ha presentato le sue priorità per il prossimo anno ed ha  delineato la sua visione su come l’Unione europea può continuare a costruire un’Unione unita, più forte e più democratica, riprendendo anche quanto detto nel suo discorso del 2017.

Il discorso del presidente Juncker al Parlamento europeo è stato accompagnato dall’adozione di 18 iniziative concrete da parte della Commissione europea su migrazione e confini, sicurezza, elezioni libere e sicure, il partenariato dell’Unione europea con l’Africa e l’UE come attore globale. Queste proposte hanno lo scopo di contribuire a fornire risultati positivi per i cittadini in vista delle elezioni europee del 2019.

Le proposte chiave dell’indirizzo che sono state fatte sullo Stato dell’Unione 2018 riguardano:

Sicurezza: nuove regole per ottenere contenuti terroristici dal web; misure per assicurare elezioni europee libere ed eque; una procura europea rafforzata per combattere il terrorismo transfrontaliero; e iniziative per investire nella cybersecurity;

Migrazione e riforma delle frontiere: un’Agenzia dell’Unione europea per l’asilo rafforzata; una guardia costiera e di frontiera europea pienamente equipaggiata, fino a 10mila unità in più; norme dell’Unione Europea più forti in materia di rimpatrio; migrazione legale;

Africa e investimenti esterni: una nuova alleanza Africa-Europa per investimenti e occupazione sostenibili; un’architettura finanziaria più efficiente per gli investimenti al di fuori dell’Unione Europea;

Politica estera e di sicurezza comune: migliorare l’efficienza del processo decisionale;

Cambiamenti stagionali dell’orologio: la Commissione propone di porre fine alle variazioni dell’orologio stagionale;

Antiriciclaggio: una maggiore vigilanza antiriciclaggio per un settore bancario e finanziario stabile.

Nel suo discorso, Juncker ha toccato tutti i temi principali di cui si dibatte oggi in politica e nell’Unione Europea. In particolare però, è bene soffermarsi su alcuni momenti del discorso che risultano essere particolarmente importanti. Juncker ha sottolineato la necessità per l’Europa di diventare più sovrana in modo da poter svolgere un ruolo maggiore nel plasmare gli affari globali.  Il presidente Juncker ha dichiarato: “è arrivata l’ora della sovranità europea: è ora che l’Europa prenda il suo destino nelle proprie mani, questa convinzione che <united we stand taller> è la vera essenza di ciò che significa essere parte dell’Unione europea, condividere la sovranità – quando e dove necessario – rende più forte ciascuno dei nostri stati nazione “. Consapevole che ci sono continue sfide esterne da affrontare, Juncker ha ribadito come insieme l’Europa sia più forte: vi è stato il riferimento all’adesione dei paesi dei Balcani occidentali e all’importanza di essere sempre aperti e tolleranti, anche nell’ambito dell’allargamento agli Stati membri.

Il presidente della Commissione ha affrontato anche il tema dei migranti, dicendosi contrario alle frontiere interne e invitando i paesi membri a trovare un giusto rapporto fra responsabilità e solidarietà, che necessita di essere dimostrata. E’ stata inoltre ribadita l’importanza della lotta al terrorismo: la Commissione europea ha proposto nuove norme per lottare contro la propaganda terroristica. Altro punto toccato è stato l’euro, con la volontà di rafforzarne il ruolo internazionale attraverso un piano che verrà proposto dalla Commissione entro l’anno.

Infine, Juncker ha chiesto agli eurodeputati il rispetto per l’Unione europea e la difesa della sua immagine, che implica l’apertura verso il patriottismo illuminato, con un’Europa che possa arrivare a parlare con una sola voce, e la chiusura ad ogni forma di nazionalismo che invece si pone in contrasto con l’Unione europea. Juncker ha concluso dichiarando che:”Per stare in piedi da sola, l’Europa deve andare avanti come una sola. Amare l’Europa è amare le sue nazioni. Amare la tua nazione è amare l’Europa. Il patriottismo è una virtù. Il nazionalismo incontrollato è pieno di veleno e inganno”.

Il Parlamento europeo contro l’Ungheria di Orbán

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Mercoledì 12 settembre, il Parlamento europeo riunito a Strasburgo, ha approvato la mozione contenuta nella relazione Sargentini sullo Stato di diritto in Ungheria, votando a favore dell’attivazione delle procedure per l’applicazione dell’articolo 7 del Trattato di Lisbona.

Quest’ultimo prevede che il Consiglio a maggioranza dei quattro quinti possa inviare un monito ad uno Stato membro che viola lo Stato di diritto; la proposta della Commissione europea, di un terzo degli Stati membri o del Parlamento possono far scattare la procedura. Si tratta della cosiddetta “opzione nucleare”, espressione utilizzata negli ambienti delle istituzioni europee, al fine di porre l’accento sulla rarità e sulla gravità delle sanzioni applicate nei confronti degli Stati membri che violano lo Stato di diritto e si pongono in contrasto con i valori fondanti dell’Unione europea.

Il Parlamento europeo, dunque, ha invitato gli Stati membri ad agire nei confronti dell’Ungheria al fine di prevenire una minaccia sistemica ai valori comunitari fondanti. Tali valori sono sanciti dall’Articolo 2 del Trattato UE e ripresi all’interno della Carta dei diritti fondamentali dell’UE, tra i quali rilevano il rispetto per la democrazia, l’uguaglianza, lo Stato di diritto ed i diritti umani.

Gli eurodeputati chiedono, dunque, agli Stati membri di avviare la procedura prevista dall’articolo 7, paragrafo 1 del Trattato di Lisbona, affermando che nonostante le autorità ungheresi si siano sempre mostrate disponibili a discutere in merito alla legalità di qualsiasi misura specifica, “la situazione non è stata affrontata e permangono molte preoccupazioni, che hanno un impatto negativo sull’immagine dell’Unione, nonché sulla sua efficacia e credibilità nella difesa dei diritti fondamentali, dei diritti umani e della democrazia a livello mondiale, e rivelano la necessità di affrontarle mediante un’azione concertata dell’Unione”.

Il Parlamento europeo ha inoltre ricordato che l’adesione dell’Ungheria all’Unione europea è stato un atto volontario fondato su una decisione sovrana, dotata di un ampio consenso tra tutti gli schieramenti politici e ha sottolineato che ciascun governo ha il dovere di eliminare il rischio di una grave violazione dei valori dell’UE, anche se “tale rischio è una conseguenza duratura delle decisioni politiche suggerite o approvate dai governi precedenti”.

Negli ultimi anni i governi ungheresi sono stati spesso accusati di avere indebolito le proprie istituzioni democratiche nonché lo Stato di diritto, oltre che di aver favorito la discriminazione nei confronti delle minoranze etniche. L’eurodeputata della Sinistra Verde, Judith Sargentini, incaricata dal Parlamento di esaminare la situazione del Paese, ha pubblicato un lungo e dettagliato rapporto in cui sostiene che l’Ungheria sta violando le regole democratiche e lo Stato di diritto; tale rapporto è stato oggetto della discussione che avuto luogo martedì 11 settembre al Parlamento europeo, alla presenza dello stesso Viktor Orbán; quest’ultimo ha affermato “Il mio intervento non vi farà cambiare opinione, ma sono venuto lo stesso. Non condannerete un governo, ma l’Ungheria che da mille anni è membro della famiglia europea. Sono qui per difendere la mia patria” e ha aggiunto “L’Ungheria sarà condannata perché ha deciso che non sarà patria di immigrazione. Ma noi non accetteremo minacce e ricatti delle forze pro-immigrazione: difenderemo le nostre frontiere, fermeremo l’immigrazione clandestina anche contro di voi, se necessario.

Nel dettaglio, le preoccupazioni del Parlamento si riferiscono alle seguenti questioni: il funzionamento del sistema costituzionale e del sistema elettorale; l’ indipendenza della magistratura e di altre istituzioni; i diritti dei giudici; la corruzione ed i conflitti di interesse; la tutela della vita privata e la protezione dei dati; la libertà di espressione; la libertà accademica; la libertà di associazione; il diritto alla parità di trattamento; i diritti delle persone appartenenti a minoranze, compresi i rom e gli ebrei nonché la protezione dalle dichiarazioni di odio contro tali minoranze; i diritti fondamentali dei migranti, dei richiedenti asilo e dei rifugiati; infine, i diritti economici e sociali.

La decisione è stata approvata con 448 voti favorevoli, 197 contrari e 48 astensioni. Era necessaria una maggioranza dei due terzi sui voti espressi e un minimo di 376 voti a favore. La maggioranza a favore dell’attivazione della procedura è stata più ampia del previsto, a otto mesi dalle elezioni europee molti eurodeputati hanno deciso di prendere le distanze dell’Ungheria. Fra i principali partiti italiani il Partito Democratico ed il Movimento 5 Stelle hanno votato a favore dell’attivazione dell’Articolo 7, mentre la Lega e Forza Italia avevano già annunciato il loro voto contrario. La maggioranza Lega – Movimento 5 Stelle che sostiene il governo italiano, si è dunque spaccata sulla questione, così come è successo per l’Austria ed il Belgio.

La relatrice Judith Sargentini ha dichiarato “Nella settimana in cui si discute lo Stato dell’Unione, il Parlamento europeo invia un messaggio importante: difendiamo i diritti di tutti gli europei, compresi i cittadini ungheresi, e difendiamo i nostri valori europei. I leader europei devono ora assumersi le proprie responsabilità e smettere di guardare dall’esterno, poiché lo Stato di diritto viene distrutto in Ungheria. Per un’Unione costruita su democrazia, Stato di diritto e diritti fondamentali, ciò è inaccettabile” e ha aggiunto “Non credo che questo o qualunque altro voto o discorso farà cambiare idea all’Ungheria, invertendo il corso delle sue politiche, altrimenti il Governo avrebbe già risposto alle infrazioni aperte dalla Commissione. Ma questo voto non era indirizzato all’Ungheria, bensì agli altri 27 Paesi dell’Ue”.

L’ “opzione nucleare”, al termine di un procedimento complesso, potrebbe condurre alla rimozione del diritto di voto dell’Ungheria in sede europea; tuttavia occorre il voto favorevole di tutti gli altri 27 Stati; a tal proposito la Polonia – contro cui la Commissione europea, lo scorso anno, ha avviato un procedimento dell’articolo 7, ma finora senza l’espressione del Consiglio – ha già lasciato intendere che si schiererà a favore dell’Ungheria.

Relativamente alle prossime tappe, ora spetterà agli Stati membri assumere una posizione: questi ultimi possono, deliberando a maggioranza di quattro quinti, determinare l’esistenza di un chiaro rischio di grave violazione dei valori dell’Unione europea da parte dell’Ungheria. Il Consiglio dovrebbe prima ascoltare le opinioni delle autorità ungheresi e ogni eventuale decisione dovrà ricevere il consenso del Parlamento. Rilevante è che gli Stati membri possono anche decidere di rivolgere delle raccomandazioni all’Ungheria, affinché venga affrontata la situazione di rischio di violazione.

In una fase successiva, il Consiglio europeo può determinare, all’unanimità e con l’approvazione finale del Parlamento, l’esistenza nello Stato membro in questione di una grave e persistente violazione (non più rischio) dello Stato di diritto, della democrazia e dei valori fondanti dell’Unione europea. Ciò potrebbe, in conclusione, condurre a delle sanzioni.

Il Consiglio adotta l’ETIAS: European travel information and authorisation system

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Il 5 settembre 2018 il Consiglio dell’Unione Europea ha adottato un regolamento che istituisce un sistema europeo di informazione e di autorizzazione dei viaggi (European Travel Information and Authorisation System – ETIAS). Tale regolamento consentirà l’attuazione di controlli preventivi e, qualora sia necessario, potrà negare l’autorizzazione di viaggio ai cittadini di paesi terzi che si recano nello spazio Schengen.

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Dall’UE 300 milioni di euro per le PMI italiane dei settori culturali e creativi

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In arrivo dall’Unione europea l’erogazione di finanziamenti pari a 300 milioni di euro destinati alle Piccole e Medie Imprese italiane (PMI) attive nei settori culturali e creativi. Nel dettaglio, il 3 settembre, è stato sottoscritto un accordo di garanzia tra il Fondo Europeo per gli Investimenti (FEI) e l’Istituto Nazionale di Promozione Cassa Depositi e Prestiti (CDP), nell’ambito della Cultural and Creative Sectors (CSS) Guarantee Facility del Programma “Europa Creativa”.

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Europa, 34 milioni al fondo solidarietà

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Il Parlamento europeo approva un Fondo di solidarietà di 34 milioni di euro per Bulgaria, Grecia, Lituania e Polonia. Il 29 agosto 2018, la commissione per i bilanci del Parlamento europeo ha votato la proposta della Commissione europea di mobilitare il Fondo di solidarietà dell’Unione Europea per Bulgaria, Grecia, Lituania e Polonia per un importo totale di 33.992.206 milioni di euro a seguito di terremoti, inondazioni e tempeste che hanno colpito i paesi nel 2017;

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7 arresti in Spagna per contrabbando di migranti

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Con il sostegno del Centro europeo per il contrabbando di migranti (EMSC) di Europol , la polizia nazionale spagnola ha smantellato un gruppo criminale organizzato sospettato di facilitare il contrabbando di migranti su larga scala tra i paesi africani di lingua francese e la Francia. Si stima che questa rete criminale abbia facilitato l’ingresso in Spagna di circa 300 immigrati irregolari, prima di organizzare il loro successivo contrabbando in Francia.

Durante un giorno di azione alla fine di luglio, sei sospetti sono stati arrestati a Guipuzcoa (nel nord della Spagna) e uno a Madrid. Otto migranti in attesa di essere introdotti clandestinamente in Francia sono stati anche salvati da una casa sicura a Guipuzcoa. Europol ha supportato l’indagine con capacità analitiche interne e lo spiegamento di un esperto a San Sebastian (Spagna) con un ufficio mobile e UFED (Universal Forensic Extraction Device).

Il gruppo della criminalità organizzata, formato da individui di origine subsahariana, ha predisposto il passaggio clandestino di migranti dai paesi africani di lingua francese (Guinea, Costa d’Avorio, Mali e Senegal) in barca, fornendo di solito documenti falsi . Al loro arrivo sulla costa spagnola, i migranti furono contattati da membri dell’organizzazione criminale che avrebbe provveduto al loro trasferimento in case sicure nel nord della Spagna e da lì in Francia.

Altamente ben organizzata, questa rete criminale operava dalla città spagnola di San Sebastian, con ramificazioni a Bilbao, Madrid e Francia.

IL CENTRO EUROPEO PER IL CONTRABBANDO DI MIGRANTI (EMSC)

Il crescente coinvolgimento delle reti criminali organizzate nel facilitare l’immigrazione illegale negli ultimi tempi ha richiesto una risposta rafforzata e coordinata da parte delle forze dell’ordine europee. Europol è stato incaricato di rafforzare le sue capacità e ha lanciato il Centro europeo per il traffico di migranti (EMSC) nel febbraio 2016. Il centro si concentra su punti di crisi geografici e sulla costruzione di una migliore capacità in tutta l’UE per combattere le reti di contrabbando di persone organizzate che operano in esse.

L’Unione europea aggiorna il regolamento di blocco a sostegno dell’accordo sul nucleare iraniano

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In seguito alla decisione unilaterale degli Stati Uniti d’America di imporre sanzioni extraterritoriali contro l’Iran e di ritirarsi dal Joint Comprehensive Plan of Action(JCPOA) – l’ accordo sul nucleare iraniano firmato nel 201- il 7 agosto, è entrato in vigore il regolamento delegato UE 2018/ 1100 della Commissione europea, il quale ha modificato l’allegato del regolamento CE 2271/96 del Consiglio, risalente al 1996, relativo alla protezione dagli effetti extraterritoriali derivanti dall’applicazione di una normativa adottata da un paese terzo e dalle azioni su di essa basate o da essa derivanti.

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Francesca Scalpelli
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