GEOPOLITICA DEL MONDO MODERNO

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EUROPA

Bruxelles, blocco delle Sovvenzioni alle centrali Fossili entro il 2025,

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GreenPeace “Oggi il buon senso ha vinto sulla lobby fossile”

A bruxelles le votazioni per la riforma del mercato energetico hanno portato ad un risultato atteso da tempo dalle organizzazioni per la tutela dell’ambiente come Greenpeace, la commissione energia del parlamento Europeo ha proposto alcune restrizioni sui discussi meccanismi di sovvenzione alle aziende energetiche.

In particolare il provvedimento denominato “Capacity Mechanism”, che consente di mantenere stand by le centrali fossili, sarà concesso solo come ultima risorsa.

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Croce Rossa dopo il riordino, ora nel pieno governo degli associati

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Conclusa a Roma l’Assemblea Nazionale dei delegati territoriali della Croce Rossa Italiana, un week end denso di impegni per i tanti partecipanti provenienti da tutte le regioni del Paese.

Un incontro molto importante perché il primo dopo il riordino del terzo settore voluto dal governo Renzi che ha impattato fortemente anche sulla Croce Rossa che vede ora il pieno governo della propria associazione che si basa su un volontariato diffuso e molto qualificato e parte importante di un sistema internazionale di assistenza come la Federazione Internazionale della Croce Rossa e Mezzaluna Rossa.

In apertura è stato lo stesso Presidente Rocca a ricordare i molteplici impegni a cui l’organizzazione non si è mai tirata indietro, dalla frana di Rigopiano al terremoto nel centro Italia al supporto continuativo nell’ambito dell’accoglienza dei Migranti.

Proprio su questo punto si è voluto mettere in risalto l’importanza e il ruolo che ha  la federazione internazionale ha nell’aiuto umanitario ai migranti in virtù del fatto che la Croce Rossa e Mezzaluna Rossa sono presenti sia nei paesi di partenza che in quelli di arrivo, per questo la federazione può essere un tassello molto importante nelle attività di aiuto ma anche nella proposizione di modelli di gestione dei fenomeni migratori.

Una Associazione quella della Croce Rossa che dopo il riordino è riuscita a cambiare la propria struttura dei costi permettendo di investire di più nelle attività operative, terminato il processo privatizzazione e di riforma della Croce Rossa Italiana ” di fatto ora l’associazione è tornata pienamente nelle mani dei suoi soci” ha dichiarato il Segretario Generale Flavio Ronzi.

All’assemblea hanno partecipato anche molti delegati internazionali che hanno potuto dare il loro contributo alla discussione portando anche un messaggio di fratellanza e cooperazione come ha detto il Elhadj As Sy Segretario Generale  della federazione internazionale della Croce Rossa e della mezzaluna Rossa.

European affairs ha intervistato il Presidente Rocca e il Segretario Generale Ronzi nel video seguente.

 

 

All’assemblea Nazionale della Croce Rossa Italiana, European Affairs ha intervistato anche Massimo Barra, fondatore della Fondazione Villa Maraini e Presidente della partnership internazionale sulle droghe della Croce Rossa Italiana. La perseveranza delle battaglie condotte dal dottor Barra ha contribuito fortemente ad alcuni cambiamenti importanti a livello internazionale, tra questi la recente decisione dell’Iran di non applicare la pena di morte ai reati riconducibili alla droga, una lotta di quasi trena’anni durante i quali in Iran moltissimi tossicodipendenti sono stati condannati a pene altissime sino alla pena di morte.

 

Together, il ruolo e le responsabilità dell’Italia

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MFE Movimento Federalista Europeo, Gioventù federalista europea, the Spinelli Group e con il contributo della Rappresentanza della Commissione Europea promuovono una convenzione per affrontare tematiche in un momento caldo quale quello in cui ci troviamo: l’Europa ed il ruolo dell’Italia in essa. Più personaggi politici ed istituzionali, al di là della posizione politica, hanno condiviso il progetto per un’Europa più libera, federale e democratica, di cui l’Italia è parte integrante.

Borrelli, Vicepresidente della rappresentanza della Commissione Europea menziona le “conventiones democratiques” proposte dal Presidente francese Macron per recuperare la democrazia che ha sempre appartenuto all’Europa. Il riconoscimento di una cittadinanza federale può essere la risposta all’euroscetticismo, sempre più vicino al varco europeo; la partecipazione dei cittadini inoltre, in eventi centrali come le elezioni, è un’ indispensabile forza per dimostrare la volontà di ritrovare quei principi alla base degli equilibri istituzionali.

Anselmi, presidente del MFE si ispira ad Altiero Spinelli secondo il quale se un problema si continua a presentare senza incontrare una soluzione, è un problema storico; oggi, secondo Anselmi, quello dell’UE è un problema storico, da affrontare unitariamente, in cui l’Italia ne è al centro. La questione bilancio è senza dubbio uno dei punti di fuoco, essendo questo l’espressione delle azioni dei singoli paesi; le entità di bilancio ed il passaggio promosso dai Trattati di Roma dei contributi finanziari statali a quelli delle risorse proprie ha rappresentato un cambio di scena importante. Anselmi si pone favorevole ad un bilancio, pur se minore, basato su risorse proprie, piuttosto che uno maggiore ma riferito ad uno nazionale. Nello scenario europeo soprattutto i paesi minori colpiti da una crisi finanziaria devono essere supportati da quelli maggiori, dato che incidono inevitabilmente sulla realtà europea nel suo complesso. La riforma dei Trattati, anche dal discorso sull’Unione del 2017 del Presidente Junker, è “ineludibile”. Ci sono ora due strade: continuare a portare avanti il progetto da cui tutto ebbe inizio in quel 1940 degli italiani Spinelli e Rossi o abbandonarlo, il che vorrebbe dire far venir meno uno dei motori pulsanti della macchina europea.

Brok, del Gruppo Spinelli presenta anche lui l’Europa di fronte ad un bivio. Dopo 70 anni per la prima volta stanno nascendo problemi circa la legittimità con la popolazione europea: anni di successi hanno promosso scenari privi di qualsiasi tipo di dittatura, con la conquista di Stati di diritto per i suoi cittadini, la cui strada rimane però ancora lunga. Il bivio è rappresentato da una parte dai nazionalismi e le correnti conservative e dall’altra da chi, pur se con qualche dubbio, crede ancora in una risalita. Quali sono le sfide globali che al giorno d’oggi si presentano? Brok presenta competitività, commercio più equo, risposte alla crisi economica, senza tralasciare la questione migrazione e clima; sfide che devono essere affrontate collegialmente. I cittadini ora richiedono più sicurezza proprio per un’assenza di conformità tra i paesi membri, il che si traduce con maggiori contributi al sistema di difesa comune. Brok avvisa che a livello di uomini, l’UE è più fornita dell’America, ma con risultati meno soddisfacenti a causa della distanza che ancora separa i suoi membri. Europa – Africa è un binomio che ultimamente è al centro della scena politica europea, perché segna l’inizio di un’ azione esterna europea nei paesi non del tutto sviluppati. Conclude avvertendo che l’unica risposta a tutto ciò, non può che essere la reazione dei paesi mediante nuovi strumenti di ricollocamento economico. Brexit c’è stata ma non si può ripetere.

Gozi riflette sul progetto degli Stati Uniti d’Europa come possibile soluzione al caos fronte al quale l’Europa si trova attualmente, progetto ben diversamente realizzabile da quello proposto da Spinelli e Co,a causa del contesto storico in cui ci si trova, ma un obiettivo non si raggiunge se non vi è neanche un minimo di coraggio per il rischio. Utilizza come punto di riferimento il discorso della Sorbona del Pres. Macron, chiedendosi però se l’Italia sia in grado a rispondere all’appello francese. Va comunque reso noto che sono 2 miliardi, la cifra risparmiata dai contribuenti sociali, con il successivo dimezzamento delle frazioni europee che hanno portato l’Italia da maglia nera della legalità, a maglia rosa. In 4 anni le frodi europee sono stata diminuite del 60%: tali risultati non so che dovuti ad un lavoro di collaborazione con il PE nella sua totalità. La credibilità si viene a formare proprio da effettivi risultati come questi; tutto ciò è solo l’inizio di un processo di apertura in cui l’Italia non deve assolutamente arrestarsi e in cui la richiesta di crescere democraticamente può essere accompagnata dall’introduzione delle liste transazionali per un maggior coinvolgimento. Europa è Stato di diritto, tutela dei diritti fondamentali e quindi non solo di scelte politiche economiche in cui l’euro è indubbiamente uno strumento finanziario necessario, ma Europa rappresenta una necessità.

Malan fa un discorso centrato sull’economia, in cui spread ed eurobonds sono tra gli elementi chiave; il divieto del surplus è un altro vincolo controllato dall’economia europea, i cui maggiori paesi indipendenti economicamente impongono maggiori misure restrittive. Affronta poi la solidarietà circa la questione migratoria,ribadendo che debba presentarsi come una vera e propria responsabilità, dove i contributi europei sono sì fondamentali ma a livello di accoglienza le misure da prendere devono essere più equilibrate tra i paesi, non potendo contare solo sul territorio italiano. Altro campo di cui l’Italia è uno dei maggiori contribuenti è quello delle piccole e medie imprese, che devono essere sfruttate in maniera più valida.

Duff parla a nome dello Spinelli Group che proporrà un progetto elettorale per le elezioni europee del 2019, come un nuovo manifesto. Circa la funzionalità e validità dei Trattati bisognerebbe rifletterci, essendosi oggi l’Unione Europea evoluta, rispetto a quella che era ieri. Forse il ruolo dell’Alto Rappresentante ha trasformato il potere della Commissione nelle relazioni esterne, e da qui la proposta di Juncker di un’unica figura del Presidente in quanto rappresentante sia della Commissione che del Consiglio. Si è poi disposti ad assistere ad un aumento del potere esecutivo a discapito di quello della Commissione? Per quanto riguarda il meccanismo di stabilità, sarà possibile uno strumento di fondo monetario europeo? Circa la tassazione generalizzata, proposta del ministro italiano Monti, ci si chiede se i cittadini europei siano d’accordo e soprattutto pronti ad affrontare un cambio del genere. Riprende le già menzionate liste transazionali, auspicandosi che possano diventare progetti concreti o altri strumenti con cui l’Unione Europea si avvicini all’assetto federalista, così come la possibile elezione del Presidente della Commissione a suffragio diretto. Infine menziona Brexit e piuttosto che riflettere sulle motivazioni che l’ hanno provocata, preferisce concentrasi sul lavoro che dovrà esser compiuto d’ora in avanti.

Quagliarello si domanda il motivo per cui prima del 1989 l’Europa fosse così popolare e stimata dalla popolazione italiana; dalla globalizzazione in poi il concetto di Europa diventa oggetto diviso e a volte anche penalizzante in contesti in cui non riceve consenso. Prima era un’Europa che effettivamente cercava equilibri e punti in armonia fra i vari paesi, sorpassando le ideologie e le posizioni contrastanti, esempio lampante è quello del generale De Gaulle che nonostante avesse sempre dimostrato una posizione anti-europeista quando, nel 1958, l’agricoltura francese e l’economia europea necessitava di una spinta, fu egli stesso a promuovere i Trattati della CEE. Il problema è che la crisi attuale non è stata recepita da un’autorità sovranazionale, come quella che magari nel 1989 avrebbe reagito, ma soltanto da una nazionale che si è però dimostrata incapace. Il senatore non ritiene sia corretto chiedere più Europa, ma piuttosto un’Europa più giusta in cui sicurezza e lotta all’immigrazione possono vedersi risolte grazie ad una maggiore integrazione europea, in cui forse una revisione dei Trattati potrebbe soltanto contribuire in positivo.

Fassino esordisce: “bisogna rallentare o rilanciare”? Pensa sia più corretta la seconda, dato che in questi anni l’Italia si è “imbarcata” ma senza raggiungere mai la riva. Un grande passo è stato sicuramente il primo atto per la cooperazione rafforzata di difesa, sempre stata materia di prerogativa della sovranità nazionale e poco rientrante tra le competenze e materie di attuazione. Il dibattito delle direzioni dell’UE a più velocità ritiene non essere possibile, dal momento in cui non c’è nessuno che effettivamente voglia rimanere indietro; piuttosto bisogna puntare ad una velocità comune, dimostrazione ottenuta proprio dal risultato in PESC. Armonizzare le politiche non riguarda solo le politiche sociali ma anche l’educazione e tutti gli ambiti d’azione principali fino alla governance, che negli ultimi anni ha assistito ad una crescita della governabilità nazionale. Gli Stati uniti d’Europa sono un orizzonte, che anche se non immediato, rappresenta un obiettivo.

Bresso, parlamentare della commissione Affari costituzionali al PE e membro del gruppo Spinelli, ritorna sul discorso della necessità di revisione dei Trattati; la Carta di Gotenberg a tal proposito ha dimostrato la necessità di un’Europa anche sociale. La crisi economica ha portato grande diffidenza e sfiducia in tutti, con anche il rischio del ritorno dei populismi e nazionalismi ma è anche vero che si sta uscendo da questa fase ed è questo il momento di riavvio. Pur se lentamente si sta assistendo ad un risveglio generale da parte degli stessi cittadini che sentono effettivamente questa necessità più attuale che mai. Difesa, politica economica, giustizia dovranno essere i centri di gravità permanente dell’Europa federale, un’Europa disposta a mettere in gioco la democrazia dei governi.

S.Parisi riflette sulla prassi odierna di scaricare problemi italiani su quelli dell’Europa, quando purtroppo la verità è che si è andati a perdere quella che una volta era l’identità del nostro paese. Bisogna ritrovare un luogo comune di condivisione delle necessità innanzitutto a livello locale ed avere il coraggio di creare una volta per tutte una leadership europea autonoma nelle scelte, senza doversi più rifugiare in altre organizzazioni come l’ONU. “Che sia un’Europa unita ma pur sempre indipendente”, dichiara Parisi.

Mazziotti afferma che l’obiettivo delle elezioni è quello di coniugare diverse linee politiche verso un’unica linea in cui la ricostruzione dell’Europa sta tra i primi posti, e il momento per iniziare a formare una coscienza comune su questo argomento non può che essere questo.

Argenziano, uno fra gli organizzatori dell’incontro, in quanto membro del MFE conclude volendo sottolineare come i tecnicismi non debbano confondere e confondersi con il ruolo della politica, nonostante negli ultimi anni siano stati particolarmente in voga. Un giorno commemorativo come quello del 27 gennaio dovrebbe farci comprendere l’importanza dei massacri che oggi si presentano in prossimità dei confini europei, di cui però spesso si finge di non esserne al corrente.

Sarà dunque una missione impossibile quella di rimettere in gioco l’Unione Europea o semplicemente questione di tempo e grandi sacrifici, i cui risultati successivi però andranno a beneficio di tutti gli attori coinvolti? Un primo passo dell’Italia per questa missione sarà indubbiamente segnato dal risultato delle elezioni del prossimo marzo.

Laura Sacher

COOPERA, conclusa la Conferenza nazionale della cooperazione allo sviluppo

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L’Auditorium Parco della Musica ospita la prima conferenza nazionale della cooperazione allo sviluppo: due giorni di dibattiti e incontri con testimoni della politica e degli affari internazionali, di cui l’Italia rappresenta un centrale motore.

È a partire dalla tragica notizia dell’attacco alla sede di Save the Children a Jalabad , che il Segretario Generale del MAECI, E. Belloni apre i lavori all’insegna della cooperazione e sviluppo nazionale e non. Ribadisce l’impegno e l’intereresse italiano in questo settore, nel quale negli ultimi anni si sono visti numerosi successi e cambiamenti, dalla prima tappa rappresentata dal Forum di Milano del 2012 “Muovi l’Italia, muovi il mondo”. L’obiettivo è quello di identificare gli strumenti  per meglio attuare una cooperazione capace di reagire ai continui cambi di scena che il mondo d’oggi ci presenta quotidianamente. Va comunque notato l’aumento consistente delle risorse per la cooperazione da parte dell’Italia,oggi  la quarta dei maggior contribuenti del G7. Condivisione e partenariato sono i due fili conduttori per un’azione costante e produttiva, ed è a tal proposito che ringrazia il presidente della Repubblica Centroafricana ad esser presente, in quanto portavoce degli sforzi italiani compiuti in un paese “vicino” come l’Africa. Fare sviluppo e contribuire è il modo migliore per fare sicurezza anche a livello nazionale, conclude la Belloni.

La parola passa poi al Ministro degli Affari Esteri, A. Alfano che esordisce con un ringraziamento verso tutti coloro, volontari in particolar modo, che hanno scelto di usare il bene come obiettivo di vita, il bene della condivisione. Testimone del suo primo viaggio in Africa, riconosce l’Italia come un paese di grande collaborazione in realtà di violenza e sofferenza quali quelle africane; realtà in cui lo stesso Ministro si domanda quanta strada ancora si dovrà fare per raggiungere uno sviluppo dignitoso. Conclude invitando tutti i presenti a sentirsi sempre diplomatici, perché portatori dei valori che l’Italia rappresenta.

E così il Presidente Toudaera testimonia dell’amicizia e della forza nate dal rapporto con l’Italia: riconosce ad essa una forte azione solidale verso il suo popolo. In termini d’integrazione militare così come per  l’assistenza umanitaria, progetti di mobilitazione, costruzione villaggi e sistema d’infrastrutture per cui l’Italia ha fornito sostegni economici e di persone fisiche senza precedenti. “Questo evento non può che rappresentare l’inizio di nuovi dialoghi,di  cooperazione bilaterale per affrontare temi come sicurezza, fame e immigrazione”, si augura il Presidente. Presenta il suo paese come un bacino dalle mille risorse, da quelle minerarie a quelle ambientali, e auspica una crescita rapida proprio a partire da queste, grazie all’enorme contributo di paesi sviluppati, insieme alla solidarietà e all’umanitarismo che permettono di continuare verso un dialogo più libero, eguale e benefico.

Il quarto intervento è quello del Commissario Europeo per la Cooperazione allo Sviluppo, N. Mimica che testimonia l’arduo lavoro che la cooperazione europea in un momento così teso sta svolgendo; tra i membri l’Italia è un paese fondamentale nella formazione della strategia politica internazionale. Si ha l’obiettivo di creare una più solida partnership, in cui le stabilità nazionali vadano di pari passo con quella europea. Temi centrali come l’immigrazione e la gioventù sono state al centro del dibattito politico,  insieme all’educazione che è la necessità fondamentale per un futuro migliore per tutti, sottolinea il commissario; lo sviluppo sostenibile ed i flussi irregolari restano due tra i principali gap per un piano comune. Non vuole tralasciare l’importanza delle donne in processi politici fondamentali come questi, senza le quali di sviluppo non si può parlare: “la violenza contro le donne è ora una grande emergenza, alla quale si deve reagire unitariamente”.

Il Ministro dello Sviluppo Economico, C. Calenda presenta poi la cooperazione allo sviluppo come uno degli assi portanti delle linee politiche, nonché un’ottima soluzione per la dimensione economica italiana spesso poco internazionalizzata e ricorda che nonostante il raddoppio della cifra del PIL, non bisogna fermarsi. Il protezionismo e nazionalismo, mette in allerta il Ministro,  se prenderanno piede andranno a colpire i paesi più deboli e quindi bisogna adottare un’apertura sempre più equilibrata dei mercati e del libero scambio fin da subito, in cui il dumping ambientale rappresenta un elemento fondamentale. Ritiene poi che l ’industria rende sostenibile lo sviluppo, e quella manifatturiera se, costruita correttamente, permette anche la costruzione di un modello stabile di welfare. Nonostante le 3 f (food, fashion, forniture), il nostro paese è anche capacità artigianale, operai che hanno costruito nel corso della storia ciò che ora sta alla base dell’economia, capacità di cui paesi come l’Africa hanno un forte bisogno. Conclude menzionando il progetto Migration Compact, presentato l’anno scorso, che è un trampolino di lancio per le nuovi futuri progetti.

Il Ministro dell’Ambiente, G. Galletti presenta gli ultimi 4 anni memorabili per l’enciclica del Papa, l’incontro a NY Agenda 2030 e gli accordi di Parigi per l’ambiente: solo da questi emblematici eventi vuole dimostrare l’importanza vitale del dialogo in un tema così ampio ma al tempo stesso vicino ad ognuno di noi, come l’ambiente e la sua salvaguardia.

A.Riccardi, già Ministro per la Cooperazione Internazionale e l’Integrazione ricorda l’evento di  Milano del 2012 come  punto di partenza di una corsa sempre più veloce avviata per lo sviluppo alla cooperazione, divenuta differente rispetto a quella che si considerava in passato: ritiene che oggi ci sia maggior coscienza geopolitica dell’interdipendenza dei destini migratori e che dunque la collaborazione debba considerarsi un laboratorio del futuro.

Gli ultimi due interventi hanno messo in luce il ruolo che entità minori, come le Regioni o i Comuni, svolgono di grande contributo nel processo di cooperazione italiana, da qui A. Decaro, Presidente dell’ANCI che definisce i comuni come la spina dorsale del paese, perché costituiti dai veri promotori del processo: i cittadini.  Già con il progetto “Municipi senza frontiere”, si è ricercata una collaborazione in tematiche fondamentali a livello locale, quale l’educazione, la cultura o la  protezione civile. M. Barni, in quanto rappresentante delle regioni, ha ribadito come la cooperazione territoriale contribuisce a quella internazionale e ha presentato 3 punti che rappresentano il fulcro dei lavori a questo livello: il coordinamento delle entità locali, la gestione dei rifugiati e migranti e l’ Agenda 2030, per un’azione coerente tra i vari attori.

La seconda parte della conferenza si apre con la presentazione delle tavole rotonde concernenti i seguenti temi: giovani, settore privato, migrazioni, comunicazione e sviluppo sostenibile. Qui vi hanno preso parte testimoni ed esperti, le cui esperienze sono state affrontate dettagliatamente negli incontri pomeridiani dove il pubblico ha potuto intervenire ed interagire. Il risultato di tali incontri è stato poi presentato il giorno seguente, insieme alle presentazioni delle risorse investite nella cooperazione internazionale, di cui hanno preso parte L. Maestripieri, direttore MAECI-DGCS, L. Frigenti, direttrice Agenzia Italia Cooperazione allo Sviluppo, F. La Camera, direttore DG Sviluppo sostenibile Ministero dell’Ambiente e A. Baldino per Cassa depositi e Prestiti Spa. Oltre alle istituzioni, “Io c’ero e ci sono: storie straordinarie” ha permesso a personalità del mondo dello spettacolo, dell’impresa e della comunicazione di portare in prima persona la loro esperienza nel campo della cooperazione.

Le conclusioni sono state lasciate all’On. Alfano e al Presidente del Consiglio Gentiloni che, insieme al Vice Ministro Giro, hanno presentato il documento di sintesi dei due giorni di grande.. cooperazione.

 

Laura Sacher

Francia, Macron propone un nuovo modello di leva per i giovani Francesi

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Il presidente Francese, Emmanuel Macron ha promesso che la proposta per il futuro “servizio nazionale universale” sarà portata a termine e la sua attuazione non sarà di esclusiva responsabilità del Ministero della Difesa ma condivisa con tutte le istituzioni.

Una promessa molto impegnativa per il governo in quanto sono stati stimati costi per  circa 15 miliardi di euro che saranno utilizzati per creare un’infrastruttura in grado di ospitare circa 800.000 giovani all’anno.

Una decisione in totale controtendenza a livello europeo dove da anni la coscrizione è stata eliminata, in Italia era stata Istituita  con la nascita del Regno d’Italia e confermata all’istituzione  della Repubblica italiana, è stato in regime operativo dal 1861 al 2004, per 144 anni. L’obbligatorietà del servizio, prevista dalla costituzione della Repubblica Italiana, è ordinariamente inattiva dal 1º gennaio 2005, come stabilito dalla legge 23 agosto 2004, n. 226.

In Germania per esempio è stata mantenuta la leva obbligatoria, ma c’è la possibilità sia di svolgere il servizio civile in alternativa a quello militare sia di poter scegliere tra due grandi programmi di servizio volontario, che costituiscono un’offerta di formazione per i giovani collegata all’impegno in istituzioni di tipo sociale o ecologico. I programmi, aperti ai giovani dai 15 ai 27 anni di entrambi i sessi.

“Il servizio nazionale universale sarà condotto da tutti i ministeri competenti ” ha dichiarato il presidente Macron “e non solo dal Ministero delle Forze Armate, ma avrà un finanziamento ad hoc che non avrà alcun impatto sulla legge sulla programmazione militare”.

Il Segretario di Stato, Geneviève Darrieussecq, avrà il compito di guidare la riflessione su questo servizio nel gruppo interministeriale guidato da Matignon: l’idea generale è quella di creare un servizio di un mese per tutti i ragazzi e le ragazze tra i 18 ei 21 anni, principalmente sotto la supervisione degli eserciti, della gendarmeria nazionale e dei riservisti.

L’Assemblea nazionale, che ha creato una missione di informazione sul servizio nazionale universale, presenterà i primi risultati del suo lavoro alla fine del mese. Nel governo è iniziato il lavoro interministeriale e si parla di “coordinamento generazionale” o “nuova piattaforma di impegno”. Geneviève Darrieussecq dovrebbe presentare proposte questa estate per un primo esperimento nel 2019.

Donbass: violata la tregua di natale si continua a combattere

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Mercoledì 20 dicembre 2017 il Gruppo di Contatto Trilaterale, composto dai rappresentanti di Ucraina, Russia e OSCE (rispettivamente Leonid Kuchma, Mikhail Zurabov e Heidi Tagliavini) hanno raggiunto un accordo per il ripristino di un cessate il fuoco da tenersi durante le vacanze natalizie e di Capodanno. La tregua, nota come “Christmas Truce”, sarebbe entrata in vigore il 23 dicembre a partire da mezzanotte.

Ciononostante si sono registrate numerose violazioni del cessate il fuoco da parte dei militanti russi nella zona ATO (che sta per Anti-Terrorist Operation Zone), già a partire dalla prima giornata di tregua. Il servizio stampa del Quartier Generale del Conflitto nel Donbass ha registrato sulla pagina Facebook tre attacchi da parte dei militanti russi alle Forze Armate ucraine nel corso della giornata di sabato 23 dicembre. I militanti avrebbero aperto il fuoco con mortai da 82 mm, lanciagranate e armi di artiglieria pesante.

Successivamente, fino a lunedì 25 dicembre non si sono registrate ulteriori violazioni del cessate il fuoco. Il sito Front News International riporta: “Oggi nella zona ATO, per la prima volta dopo l’entrata in vigore della tregua di Natale e Capodanno, non ci sono state violazioni del cessate il fuoco. Ma alle 19:00 i militanti hanno nuovamente violato il regime del silenzio. Ciò è stato segnalato nel centro stampa della sede dell’ATO. “Alle 18.00, lungo l’intera linea di demarcazione delle parti, non è stato registrato un solo bombardamento: verso le 19 i militanti hanno violato pesantemente gli accordi di Minsk, usando mortai da 120 mm sulle fortificazioni di difesa delle forze dell’ATO nel Pavlopol. Cinque minuti dopo, gli invasori sono stati liberati dall’insediamento “Sosnovskoye” temporaneamente occupato” riporta il rapporto. Il centro stampa ha osservato che le unità delle Forze armate dell’Ucraina nell’area di attuazione dell’ATO assicurano l’attuazione di tutte le misure per mantenere il regime di cessate il fuoco lungo l’intera linea di delimitazione delle parti e aderiscono rigorosamente agli accordi di Minsk.

Durante la giornata di mercoledi 27 dicembre, sempre nella zona ATO nel Donbass, i militanti della Repubblica Popolare del Donetsk e della Repubblica Popolare del Luhansk, nonostante la tregua, hanno sparato 6 volte sulle posizioni delle Forze armate dell’Ucraina, a seguito delle quali un soldato ucraino è stato ucciso, tre soldati sono rimasti gravemente feriti e due sono rimasti feriti. Il Centro Stampa dell’ATO dichiara “Nonostante gli accordi raggiunti a Minsk sulla tregua natalizia e di Capodanno, le truppe sostenute dalla Russia hanno continuato a violare il cessate il fuoco e hanno lanciato attacchi alle Forze armate dell’Ucraina, usando mortai e artiglieria proibiti”.

Il giorno successivo invece il Centro Stampa del Quartier Generale della ATO ha registrato 3 attacchi da parte dei militanti filo-russi.  “Nonostante gli accordi raggiunti a Minsk per la tregua di Natale e Capodanno, le forze di occupazione russe non hanno smesso di bombardare le posizioni delle Forze armate dell’Ucraina Oggi gli invasori hanno sparato tre colpi mirati nei punti di forza delle forze dell’ATO Tutte le violazioni del regime di cessate il fuoco hanno avuto luogo nella direzione di Donetsk “, afferma il rapporto. Presso la sede dell’ATO è stato notato che i militanti di Azov hanno provocato soldati ucraini per combattere lo scontro vicino a Pavlopol.

“All’inizio il nemico ha sparato con mitragliatrici di grosso calibro e armi di piccolo calibro, e poi ha aumentato la pressione con cinque mine da 82 mm e diverse lanciagranate. Inoltre, nella periferia di Krasnogorovka, il nemico ha violato la tregua con l’utilizzo i armi leggere “, ha aggiunto il centro stampa. In altre parti della difesa ucraina non sono state registrate violazioni del cessate il fuoco. I soldati ucraini non hanno aperto il fuoco in risposta.

Le violazioni del cessate il fuoco sono dunque numerose, e sembrano non vedere la fine.

Secondo quanto riportato dal rapporto del 5 gennaio 2018 della Missione Speciale di Monitoraggio dell’Ucraina dell’OSCE (OSCE SMM), sono avvenute 131 esplosioni nella zona ATO durante la sola giornata del 4 gennaio.

La situazione nel Donbass, dunque, è ancora grave, e non sembra mostrare cenni di miglioramento.

Nonostante diverse nazioni, tra cui la Germania, la Francia e il Canada, si siano interessate alla questione e dichiarino di voler aiutare l’Ucraina con l’insediamento di una missione speciale di peacekeeping promossa dall’ONU, quest’ultima sembra essere ancora lontana.

La Guerra del Donbass, dunque, sembra prossima a compiere 4 anni dall’inizio del conflitto il 6 aprile 2014.

Raggiunto l’accordo sulla Cooperazione Strutturata Permanente; Al via la costruzione della Difesa Europea

Difesa/EUROPA/SICUREZZA di

Ufficializzata la costruzione della Difesa Comune Europea. Dopo anni di confronti e dibattiti tra i maggiori attori europei, al summit del 14-15 dicembre 2017, si è siglato l’accordo tra i 27 capi di stato e di governo per la cosiddetta Cooperazione Strutturata Permanente(PESCO).  Essa è regolata dal Trattato di Lisbona e consente agli Stati membri, che intendano impegnarsi, di rafforzare la reciproca collaborazione nel settore della politica di sicurezza e di difesa.

La PESCO prevede che gli Stati si impegnino a rispettare delle tappe comuni. Alcuni temi saranno quelli riguardanti gli aumenti dei bilanci, da parte degli stati membri, con cadenza periodica e in tempi reali. Saranno effettuati, probabilmente, corsi di formazione per raggiungere obbiettivi che prevedono di rafforzare la disponibilità e l’interoperabilità delle forze impiegate. Gli Stati si sono anche impegnati in direzione di un programma industriale comune per il settore della difesa, nonché ad approvare entro la prossima primavera la creazione di uno strumento finanziario atto a garantire le coperture della Pesco.

La necessità di assumersi maggiori responsabilità, da parte dei leader dei paesi UE, per la sicurezza dei cittadini europei, è sorta nel corso del 2016. Da quel momento è stato dunque chiesto all’Alto Rappresentante, Federica Mogherini, di presentare proposte riguardanti anche la Pesco. Nel frattempo quest’ultima, attraverso la strategia globale per la politica estera e di sicurezza, aveva avviato un processo di cooperazione rafforzata in materia di sicurezza e difesa.

Il ruolo dell’Italia all’interno della Pesco è sicuramente di relativa importanza. L’Italia sarà infatti a capo di quatto dei 17 progetti concordati per il 2018. Il primo prevede la creazione di un centro di addestramento per le forze armate europee. Altri due progetti saranno, invece, tesi a sviluppare capacità militari di soccorso in caso di disastri naturali e di sorveglianza e protezione di aree marittime. Il quarto progetto riguarda l’implementazione di prototipi di veicoli per la fanteria leggera.

L’accordo del Consiglio europeo inaugura un processo istituzionale legalmente vincolante verso l’integrazione nell’ambito della sicurezza e difesa. Tale accordo risulta essere importante anche in chiave di relazioni con l’Alleanza Atlantica, un tema centrale nello sviluppo sia dell’UE che della Nato. È bene, inoltre, non dimenticarsi, che un progetto europeo per la Difesa, quale la Pesco, risponde alla necessità di ritrovare quello spirito europeista e rinsaldare la comunità di valori democratici su cui si fonda l’intera Unione Europea.

Elezioni in Germania: l’importanza della formazione del nuovo Regierung

EUROPA/Senza categoria di

Le elezioni politiche tedesche si sono tenute a Settembre 2017, ma da allora non abbiamo ancora un governo stabile nella Germania Federale. L’assenza di una maggioranza all’interno dell’esecutivo sta danneggiando la Germania e la sua credibilità agli occhi dei suoi cittadini. In questi ultimi mesi, infatti, il paese tedesco sta vivendo una delle sue peggiori crisi politiche dal 1950.

Come sappiamo, è stata riconfermata nuovamente la nomina come Cancelliere ad Angela Merkel, che, ormai, svolge questo ruolo dal 2005. Nonostante la sua vittoria politica, la nota dolente è che il partito, di cui è rappresentante (CDU), non è riuscito a raggiungere la maggioranza necessaria per la formazione dell’esecutivo. Questo risultato è stato segnato dall’insoddisfazione generale del corpo elettorale, che ha in queste elezioni manifestato la mancata condivisione di alcune politiche portate avanti dalla Cancelliera, tra le quali quelle riguardanti il fenomeno delle migrazioni e il loro ingresso, più o meno incrollato, in Germania. Dalle attuali elezioni, infatti, è risultato che il partito della Merkel, il CDU, abbia raggiunto solo il 32,9% dei voti, perdendo ben 8% rispetto al passato. Il CDU non è stato l’unico partito ad accusare gli esiti di questi elezioni. Infatti, a seguirlo vi sono stati FDP, che ha raggiunto i minimi storici, appena il 10% (conquistando solo 80 seggi) e il SPD, avendo raggiunto solo il 20% dei voti. Ciò che è apparso incredibile è stato, invece, il risultato ottenuto da parte del partito AfD, conosciuto per essere un partito estremista e Xenofobo, che ha conquistato un’ottima posizione dal risultato elettorale. La sua “vittoria” è un’ulteriore dimostrazione della mancata adesione del popolo tedesco alle politiche condotte negli ultimi quattro anni. Ma cosa comportano di fatto queste elezioni?

Il mancato raggiungimento della maggioranza minima richiesta ha dato inizio a diversi tentativi per creare delle coalizioni governative, tra le quali, la più famosa è stata la coalizione Jamaika, che prende il nome dal colore dei partiti di cui si sarebbe dovuta comporre CDU, CSU (la spalla bavarese del CDU, più rigida su specifici temi), i Grünen e i FdP. Fin dall’inizio erano numerosi i dubbi sull’effettiva riuscita di questa alleanza.

Per quale ragione, si era giunti a queste considerazioni? Semplicemente perché nessuno dei suddetti partiti era disposto a trovare compromessi e a ritrattare le proprio posizioni, al fine di far funzionare quest’alleanza politica. I problemi maggiori, infatti, sarebbero sorti in relazione al tema immigrati: il partito bavarese CSU proponeva la fissazione di un tetto massimo d’ingressi annuali non superiore ai 200 mila, mentre i Grünen, al contrario, volevano che si portasse avanti una politica più flessibile, comprendendo il cosiddetto Familiennachzug (ricongiungimento famigliare). In realtà, nelle giornate di novembre, prima del 19, erano state fatte delle proposte-compromesso da parte dei Verdi, che avrebbero accettato la richiesta del CSU del limite sugli ingressi, ma in cambio, chiedevano che venisse escluso dal tetto delle 200 mila persone, coloro che facevano richiesta per il ricongiungimento familiare. Questo tema è stato il principale punto di frizione tra i due partiti, dal momento che, secondo le affermazioni dei Verdi, è “inumano escludere, chi già per legge ha diritto alla protezione, non permettendogli di aver accesso al ricongiungimento famigliare” Nella giornata del 19 Novembre 2017, la Cancelliera, Angela Merkel, avrebbe dovuto presentare la formazione definitiva del suo governo, che, invece, non si era ancora formato, proprio per i contrasti esistenti su specifici temi: migranti, come sopra indicato, ma anche la nomina di alcune figure istituzionali, tra le quali il Ministro della Finanza e il Ministro degli Affari esteri. Non solo a questo si aggiungono anche le notevoli differenze, che caratterizzano il modo di portare avanti una politica europea. I principali punti di tensione si sarebbero concentrati sull’esportazione delle armi e nella rete commerciale tedesca. Per quanto riguarda il traffico delle armi, negli ultimi mesi la Germania è stata coinvolta nella questione Arabia Saudita-Yemen, quando è stato reso pubblico, che molte delle armi vendute all’Arabia Saudita provenissero dalla Germania. Secondo i Grünen, la Germania dovrebbe astenersi da qualsiasi coinvolgimento in questa guerra, infatti nel corso del 2017, anche a seguito di questo episodio, il Paese Tedesco ha vissuto ben due momenti di crisi governativa, di cui uno a Marzo ed uno subito dopo ad Aprile, che hanno evidenziato le incertezze e instabilità del governo. Al di là di queste fondamentali difficoltà e della mancanza di punti d’incontri sul tema migranti, il fallimento della coalizione Jamaika è stato determinato dal ritiro da parte dei Liberali, FDP, di cui il leader, Lindner, ha espressamente detto “Meglio non governare, che governare male”.

Altri problemi sono apparsi sul fronte Schulz, segretario del SDP, il quale avrebbe affermato, che egli non sarebbe mai stato favorevole, almeno inizialmente, ad una grande coalizione, come quella Jamaika. Date queste dichiarazioni, l’unica soluzione che si era prospettata alla Cancelliera era la formazione di una coalizione con il partito di estrema sinistra, die Linke, nati dalla scissione dal SDP, ma a questa proposta si è opposto il secco rifiuto della CSU baverese, che non aveva alcuna intenzione di spostarsi così a sinistra. Novembre, di conseguenza, ha costituito per il neo-governo tedesco un futuro incerto: accettare di non avere la maggioranza e governare con una minoranza, consci che l’esecutivo sarebbe stato sempre un bersaglio facile per l’opposizione, oppure tornare nuovamente alle elezioni. Per la prima volta dopo il 1950, la Germania sta vivendo un periodo storico-politico particolarmente difficile, in cui i più grandi partiti hanno subito delle pesanti sconfitte. La vicinanza a delle nuovi elezioni sembrava sempre più vicina, soprattutto dopo quattro settimane di consultazioni, che si sono concluse con l’archiviazione definitiva della coalizione Jamaika. Invece, ad oggi stiamo aspettando gli esiti dei sondaggi e delle consultazioni, che termineranno venerdì 15 Dicembre e che chiariranno se sarà possibile avviare una coalizione tra l’Unione (CDU/CSU) e SDP di Schulz. Negli ultimi giorni ha iniziato ad echeggiare nell’aria il termine KoKo, ossia Kooperation-Koalition (Cooperazione-Coalizione). Anche in questo caso sembrerebbero nascere dei problemi riguardo i progetti proposti dal SDP, tra cui una nuova assicurazione civile da fornire ai cittadini. In particolare, le opposizioni proverrebbero da parte del CSU ritenendo, a maggioranza, che non sarebbe una soluzione percorribile, oltretutto perché verrebbe a costituire solamente un peso economico per la maggior parte degli assicurati.

Nella serata di mercoledì 13 Dicembre, si è dato avvio al primo round di sondaggi e consultazioni elettorali, per capire se vi è, effettivamente, la possibilità di creare questa KoKo tra CDU/CSU e SPD. L’incontro ha visto la partecipazione di tutti e tre i segretari dei partiti: Merkel, Seehofer (dalla parte bavarese) e Schulz. Nonostante gli sforzi e le consultazioni, molte perplessità si sollevano circa l’effettiva capacità e stabilità di questa cooperazione. Si parte, infatti, dal presupposto che i partiti, in particolare CSU e SDP si scontrano riguardo a taluni argomenti: l’assicurazione cittadina, la politica da applicare nei confronti degli immigrati, in particolare sul tema ricongiungimento famigliare. Tutti elementi che sembrano suggerire la presenza di numerosi ostacoli per la realizzazione di questa alleanza.

Inoltre, vi sono anche delle resistenze all’interno dello stesso SDP, dove taluni membri del partito non sono interessati ad una coalizione con un governo, che nell’arco di tre mesi, non è riuscito a formare una maggioranza, ma che anzi è stato anche fortemente criticato da uno dei suoi principali alleati politici, i liberali FDP. Non mancano, poi, delle critiche sulla credibilità del partito guidato da Schulz, da parte dei Die Linke, come ha affermato recentemente al Frankfurter Allgemeine, Tanja Kipping, segretario dei Die Linke, “ Il Partito SDP si sta dimostrando insicuro e timoroso delle sue scelte. Ad occhi esterni, sembra che non sappia esattamente cosa voglia”.

Sotto un profilo europeo, la mancata formazione del governo tedesco comporta paure ed incertezze anche per gli europei, che auspicano quanto prima possibile la formazione del Bundesregierung. Infatti, la convocazione di nuove elezioni non è agli occhi degli Stati Membri dell’UE la soluzione migliore, anche perché, a seguito di una nuova tornata elettorale, i risultati potrebbero sostanzialmente cambiare e, magari, in meglio per l’Alternative für Deutschland (AfD), di cui teme la riuscita elettorale soprattutto la Grecia. Tuttavia, la Germania non rimane l’unico caso che non è riuscita a formare un governo di maggioranza, concluse le tornate elettorali: eccezione fatta per l’Italia, anche l’Olanda sperimentò un lungo periodo di crisi, che coprì un arco di tempo di 220 giorni, fino a raggiungere il nuovo governo. Paesi come l’Austria, invece, hanno affermato che il risultato delle elezioni politiche non poteva che essere lo specchio della mancata attenzione da parte del governo tedesco a talune dinamiche, che, invece, avrebbero meritato maggiore cura da parte dell’esecutivo. Lo stesso Macron, Presidente della Francia, ha affermato che se la Merkel si fosse legata ai liberali, allora il suo governo non sarebbe potuto andare avanti per molto e, proprio alla luce di queste considerazioni, chiedeva, quanto prima la convocazione a nuove elezioni.

Nel frattempo, venerdì 15 si sono tenute le consultazioni elettorali per sapere definitivamente se l’SPD parteciperà a questa coalizione. In questa occasione, tutte le parti hanno convenuto che le consultazioni dovranno riprendere da inizio gennaio, ma che l’SPD dovrà dare una risposta definitiva l’11 gennaio, così che entro il 14 si potrà pianificare l’ingresso al Parlamento dell’SPD.

In poche parole, ciò significa che fino al 2018, se tutto va secondo la scaletta programmata, la Germania non avrà un governo federale formato e questa situazione è tanto critica dagli esponenti dell’Unione (CDU/CSU), che dichiarano “non si possono fare esperimenti”, quanto da parte di alcuni esponenti del SPD.

 

The security challenge in the Meditterranean. A view from Turkey

EUROPA di

La sede della Stampa estera a Roma ha onorato la presenza dell’attuale Ministro degli Affari Esteri della Turchia, Mevlüt Çavuşoğlu che in un conciso ma esplicativo dibattito con Monica Maggioni, giornalista italiana, ha osservato la situazione della Turchia nello scenario internazionale in relazione ai rapporti dei paesi del Mediterraneo. È proprio il Mediterraneo ad attribuire il nome agli eventi che, ormai da 2 anni, accompagnano l’iniziativa Med Dialogues, con incontri istituzionali e non circa il ruolo che questo bacino ha sempre avuto ma ha sviluppato vertiginosamente negli ultimi decenni.
Il Ministro inizia nel dire che il potere economico al giorno d’oggi non è più solo concentrato in Europa, ma si sta sviluppando anche in altri continenti come l’Africa; questa è l’epoca dell’estremo e cita i conflitti mondiali come termine di paragone, pur ammettendo che a livello di morti e fenomeni migratori, forse i numeri attuali superano quelli del ’14-‘18 e del ’39-’45. Xenofobia e discriminazione sono le parole chiavi dei dibattiti odierni, com’è quindi possibile la costruzione di una responsabilità mediterranea? Innanzitutto è necessaria la collaborazione tra i paesi, non soltanto per interessi economici ma anche in visione di una maggior integrazione e coesione sociale; bisogna concentrare le lotte contro le tratte umane, ponendosi quindi comuni obiettivi da comuni progetti. Un miglior sistema informativo e di sicurezza che permetta una maggiore cooperazione tra i soggetti internazionali è senz’altro lo strumento che secondo il Ministro può portare a tale responsabilità. Bisogna uccidere le ideologie portate avanti dagli estremisti in cui regna la politica dell’isolamento e della discriminazione, provando quindi a regolare in maniera più efficiente l’immigrazione. Çavuşoğlu si concentra poi sulla necessità di aiutare chi più ne ha bisogno e in questo l’ Italia insieme alla Turchia già da tempo stanno promuovendo accordi e possibili soluzioni.
Terrorismo e quindi necessariamente Siria è l’ultimo argomento affrontato dal Ministro che ha assunto una posizione alquanto positiva raccontando la cronologia della posizione turca rispetto alla difesa dei territori colpiti dal jiadismo; la Turchia ha fin dai primi tempi organizzato campagne per la lotta ed i suoi uomini hanno ucciso molti soldati estremisti. Alla domanda della Maggioni “i rifugiati siriani che ora abitano in Turchia una volta sconfitto totalmente l’ISIS torneranno nel paese d’origine o saranno integrati nella società turca, risponde che essi sicuramente si sentiranno più sicuri nella loro terra, come qualsiasi individuo, quindi se potranno, preferiranno tornare ma altresì il Ministro ritiene che il 20 % forse resterà in Turchia data la stabilità economica, il riconoscimento della cittadinanza e l’assistenza sanitaria che è stata loro riconosciuta.
Sul fronte UE Mevlüt Çavuşoğlu non si preoccupa minimamente del rapporto con l’Italia: infatti chiede spesso ai suoi colleghi europei il perchè dovrebbe avere problemi con essa, una cosa che però l’ UE ed i suoi membri devono capire è che la Turchia non è un paese con cui trattare, l’economia turca è un’economia forte e non necessita di scambi di policy, bisogna trattarla come un paese come un altro. Questa non è una visione patriottica ma puramente reale, concludo il ministro.
Laura Sacher

La cooperazione UE-NATO: alcuni concetti chiave

AMERICHE/EUROPA/SICUREZZA di

La relazione tra UE e NATO costituisce l’ossatura strategica della sicurezza e della difesa europea e la letteratura specializzata ha tentato di elaborare alcuni concetti chiave per comprenderla. Qui si cercherà di riassumerne i principali.

La cooperazione UE (Comunità Europea e, solo dopo, UE) NATO affonda le sue radici nella necessità europea di difesa e sicurezza dal pericoloso vicino sovietico e nella visione strategica americana del contenimento dell’URSS e ha garantito, sotto l’ombrello della deterrenza, la pace e la sicurezza nel Vecchio Continente per 43 anni. Il crollo dell’Unione Sovietica e del bipolarismo ha fatto emergere però alcune novità: una serie di nuove sfide alla sicurezza sempre più complesse e le nuove ambizioni europee in materia di sicurezza e, poi, difesa (PESC e PESD) secondo visioni ed obiettivi propri.

L’UE si è così inserita nel dibattito post-bipolare sulla sicurezza e la pace globale con alcune innovazioni: la teorizzazione del “comprehensive approach”, la politica di allargamento, il lancio delle Politiche Europee di Vicinato, il fortissimo coinvolgimento europeo nella cooperazione allo sviluppo, gli accordi di partenariato, tutte testimonianze della volontà di Bruxelles di trasformare il tradizionale approccio alla sicurezza e al crisis management verso un’ottica unitaria e value-oriented. Molti scettici, in particolare dalle file della teoria realista e neo-realista delle RI, sostengono che l’actorness europea in campo di sicurezza e difesa sia un miraggio, strutturalmente impossibile da raggiungere e intrappolata in un “capability-expectations gap” (teorizzato da Christopher Hill), in sostanza uno scarto tra aspettative e reali capacità delle politiche comunitarie.

La relazione odierna tra UE e NATO si fonda sugli Accordi “Berlin-Plus” firmati nel 2002 che forniscono un “framework completo per le relazioni permanenti” tra i due soggetti. Ad oggi, fatta eccezione per le missioni Concordia e Althea nella ex-Jugoslavia, l’accesso UE alle capacità di pianificazione strategica e alle risorse e alle capacità NATO non è mai stato utilizzato. Storicamente, gli accordi giungono in un momento particolare della storia delle due istituzioni: la NATO, infatti, era alle prese con il proprio passaggio da alleanza militare regionale a provider di sicurezza internazionale, l’UE da potenza economica ad attore stabilizzatore e pacificatore (almeno nel suo vicinato) tramite l’introduzione della PESC e della PESD (poi PSDC). In questa relazione, la NATO ha rappresentato il provider di “hard security”, militare e globale, mentre l’UE l’attore di “soft security”, il “normative power” (Manners, 2002), il “civilian power” (Bull, 1982).

Ad inficiare il rapporto è, però, intervenuto il c.d. “problema della partecipazione” (Simon J. Smith e Carmen Gebhard) causato dalla membership NATO ma non UE della Turchia e dalla membership UE ma non NATO di Cipro. Infatti la Turchia, dopo la firma di Berlin Plus, ha cercato di assicurarsi che nessun futuro membro dell’UE (chiaro riferimento a Cipro) potesse interagire direttamente con la NATO (in quanto membro UE) senza un precedente accordo di sicurezza con essa. L’obiettivo è quello di evitare che Cipro possa accedere a capacità e risorse strategiche che potrebbero compromettere le rivendicazioni (e la presenza) turche nell’isola. Dall’altra parte Cipro ha fatto ricorso a tutte le sue risorse per ostacolare l’ingresso (e in generale qualsiasi forma di integrazione o cooperazione) della Turchia nell’UE.

La realtà dei fatti dimostra un quadro complesso e frammentato: la relazione strategica odierna tra UE e NATO esiste ma al di fuori del framework di Berlin Plus e, quindi, in maniera meno efficiente e unitaria, improntata secondo Simon J. Smith e Carmen Gebhard ad una prevenzione consapevole dei contrasti (“informed deconfliction”). Tale approccio opera costantemente in sub-ottimalità e non è sostenibile nel lungo periodo per gestire la complessità del contesto di sicurezza e difesa in Europa e America.

Per quanto l’UE e la NATO abbiano, quindi, sperimentato una divaricazione tra potenzialità e effettività della loro relazione, il contesto strategico di attività li spinge verso una convergenza, essendo condizionato da simili fattori e simili sfide, tre in particolare: il deterioramento delle relazioni occidentali con la Russia, gli interessi di sicurezza nel Medio Oriente, la minaccia terroristica. Al contrario spinte di allontanamento possono derivare da tre fattori: la presidenza Trump che coaguli internamente l’UE ma isoli esternamente gli USA, la Brexit che scarichi l’UE della presenza ostativa del Regno Unito ma spezzi l’anello di congiunzione tra UE e USA costituito dalla “relazione speciale” anglo-americana, il deterioramento delle relazioni UE-Turchia (membro della NATO e storico pilastro strategico americano).

Lorenzo Termine

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Alessandro Conte
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