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Unione europea – Bielorussia, le discussioni in Parlamento e in Consiglio Affari Esteri per imporre le sanzioni

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La questione della Bielorussia continua ad essere centrale nell’Unione europea, pur essendo passato oltre un mese dalla data delle elezioni che hanno visto Lukashenko riconfermarsi come Presidente. Da allora, la situazione non sembra essere migliorata: la principale leader dell’opposizione, Svetlana Tikhanovskaya, si trova ancora fuori dal proprio paese, nel quale continuano le manifestazioni contro il potere di Lukashenko, seguite anche da arresti e repressioni. Inoltre, il 23 settembre, Lukashenko si è ufficialmente insediato come Presidente ma in gran segreto, giurando in una cerimonia tenuta nascosta fino all’ultimo momento, e impegnandosi a “servire la gente della Bielorussia lealmente, a rispettare e proteggere i diritti e le libertà dei cittadini e a rispettare e proteggere la costituzione”, scatenando così ulteriori proteste, poi represse. Per questo motivo, in questi giorni, sia il Parlamento europeo che il Consiglio Affari Esteri hanno affrontato la questione, non riconoscendo il risultato, né tantomeno Lukashenko come presidente legittimo, e proponendo sanzioni ben precise, ma non senza difficoltà.

Il dibattito in Parlamento

Il 17 settembre, i deputati dell’Europarlamento hanno richiesto l’adozione di sanzioni da parte dell’Unione europea contro il gruppo di individui responsabili della falsificazione dei risultati elettorali e della violenta repressione delle proteste in Bielorussia, compreso anche il presidente Lukashenko, ed hanno invitato gli Stati membri dell’UE ad attuare queste misure restrittive in sede di Consiglio europeo. I deputati, inoltre, hanno condannato anche gli arresti di massa e la violenta repressone in corso nei confronti di manifestanti pacifici, leader promotori di scioperi e giornalisti, anche a seguito delle numerose segnalazioni di maltrattamenti e torture vere e proprie emerse dai centri di detenzione e dalle carceri bielorusse.

Con una risoluzione adottata con 574 favorevoli, 37 contrari e 82 astensioni, il Parlamento europeo ha respinto e rifiutato di riconoscere i risultati ufficiali delle elezioni presidenziali bielorusse dello scorso 9 agosto, in quanto si sono svolte in violazione di tutti gli standard internazionalmente riconosciuti. Una volta scaduto il mandato dell’attuale presidente, Lukashenko, il Parlamento non lo riconoscerà più come presidente del Paese. Nell’ambito di tale risoluzione, in Italia ha avuto molto risonanza l’astensione della Lega, e non sono mancate le critiche degli eurodeputati del Partito Democratico contro tale decisione.

Ad ogni modo, per rendere effettive tali sanzioni, serve il via libera del Consiglio europeo, composto dai capi di Stato o di governo dei Paesi membri dell’UE.

L’incontro del Parlamento con Svetlana Tikhanovskaya

Lunedì 21 settembre, la principale oppositrice di Lukashenko ha parlato in commissione Affari Esteri al Parlamento europeo, appellandosi alla comunità internazionale per ricevere il sostegno necessario alla battaglia che si sta combattendo. “Chiediamo all’intera comunità internazionale di non accettare la legittimazione di Lukashenko perché non è legittimato agli occhi del popolo bielorusso. Hanno rubato i nostri voti durante le elezioni” ha affermato la leader dell’opposizione bielorussa nel punto stampa tenuto con il presidente del Parlamento europeo, David Sassoli. “Continueremo a protestare per settimane, mesi, anche anni, se necessario. Non saremo più ostaggi di Lukashenko, non vivremo più nelle sue prigioni, non torneremo più nello stato in cui abbiamo versato per ventisei anni” ha dichiarato decisa la Tikhanovskaya, affermando che, di fatto, quella di Lukashenko è una dittatura che, senza l’aiuto della comunità internazionale, è difficile fermare. “Chiedo a tutti di dare voce alla situazione nel nostro Paese perché solo con l’aiuto della comunità internazionale potremo vincere la nostra lotta per la democrazia in Bielorussia”. “Non è una rivoluzione geopolitica, a favore o contro la Russia o a favore o contro l’Ue. È una rivoluzione democratica per la Bielorussia” ha concluso la leader bielorussa, decisa ad andare fino in fondo a tale vicenda.

Il presidente della Commissione affari esteri, David McAllister, dopo l’incontro con la leader bielorussa ha affermato “Sono stato molto lieto di dare il benvenuto di persona alla Tikhanovskaya alla nostra riunione di commissione oggi per un dibattito interessante e stimolante. La posizione del Parlamento europeo è molto chiara: respingiamo i risultati delle cosiddette elezioni presidenziali svoltesi in Bielorussia il 9 agosto, in quanto si sono svolte in flagrante violazione di tutti gli standard internazionalmente riconosciuti. […] Ciò di cui la Bielorussia ha bisogno ora è una transizione di potere pacifica e democratica come risultato di un dialogo nazionale inclusivo tra tutte le parti interessate”.

La questione al Consiglio Affari Esteri

Il 21 settembre, in concomitanza con la visita di Svetlana Tikhanovskaya, il Consiglio Affari Esteri, che riunisce i ministri degli esteri dei paesi UE, ha discusso, tra le altre cose, anche della situazione in Bielorussia. Lo stesso Josep Borrell, l’Alto rappresentante dell’UE, ha incontrato la Tikhanovskaya prima del Consiglio ed ha riconosciuto l’importanza della sua perseveranza nella lotta contro Lukashenko: “Sosterremo un dialogo interno inclusivo, per elezioni libere e giuste. Questo non può essere considerata un’interferenza negli affari interni. La democrazia e i diritti umani sono al cuore dell’identità dell’Ue” ha affermato il capo della diplomazia europea.

Sebbene i ministri degli esteri abbiano rilevato la determinazione e la perseveranza dei cittadini bielorussi malgrado la repressione, abbiano espresso loro piena solidarietà per le loro aspirazioni democratiche e abbiano chiesto nuove elezioni libere e regolari sotto la supervisione dell’OSCE, non sono riusciti ad imporre le sanzioni. “Nonostante ci sia una chiara volontà” di imporre le sanzioni richieste anche dal Parlamento europeo, “non è stato possibile raggiungere l’unanimità necessaria”, ha affermato Borrell. In particolare, a porre un freno a tali sanzioni è stato il ministro degli esteri cipriota, per una ragione ben precisa: “Le reazioni dell’Ue alle violazioni di qualsiasi principio o valore dell’Unione non possono essere à la carte”; se si procede con le sanzioni alla Bielorussia, per il cipriota è necessario procedere anche con le sanzioni per la Turchia, nel caso di un fallimento del dialogo con Ankara. Per questo motivo, entrambe le questioni sono state rimandate al prossimo Consiglio europeo.

La Commissione europea ha presentato un nuovo piano sulla migrazione e l’asilo

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Un nuovo inizio in materia di migrazione: il 23 settembre la Commissione europea ha proposto un nuovo patto sulla migrazione e l’asilo che contempla i diversi elementi necessari per un approccio europeo globale alla materia. Il piano mira a stabilire procedure migliori e più rapide durante tutto il sistema di asilo e migrazione e a garantire un equilibrio tra i principi di equa ripartizione della responsabilità e solidarietà. Ciò risulta fondamentale per ripristinare la fiducia tra gli Stati membri e nella capacità dell’Unione europea di gestire i flussi migratori. I due obiettivi principali del piano sono, infatti, costruire la fiducia e trovare un nuovo equilibrio tra responsabilità e solidarietà. Tuttavia, il nodo principale risulta essere la condivisione dei rimpatri dei migranti, più che la condivisione dell’accoglienza.

L’esigenza di una riforma

Il fenomeno della migrazione risulta essere molto complesso, con molteplici sfaccettature che devono essere analizzate congiuntamente: dalla sicurezza delle persone che cercano protezione internazionale o una vita migliore, alle preoccupazioni dei paesi che si trovano in prossimità delle frontiere esterne dell’UE, che temono le ripercussioni delle pressioni migratorie e che necessitano di solidarietà,  alle preoccupazioni di altri Stati membri, i quali paventano che, in caso di mancato rispetto delle procedure alle frontiere esterne, i rispettivi sistemi nazionali di asilo, integrazione o rimpatrio non siano in grado di far fronte a eventuali grandi flussi. Il sistema attuale basato sul Regolamento di Dublino non risulta essere efficiente e negli ultimi cinque anni, dopo l’apice dei flussi migratori aventi come destinazione le coste europee raggiunto nel 2015, l’Unione europea non è riuscita a porvi rimedio. Il Regolamento di Dublino, infatti, attualmente, si presenta come un collo di bottiglia legislativo che trattiene in Italia e in Grecia, i due Stati di maggior approdo, migliaia di migranti che arrivano via mare, considerato dagli esperti di immigrazione datato e inefficiente.

L’UE è chiamata dunque a superare l’attuale situazione di stallo e dimostrarsi in grado di gestire un fenomeno così complesso e con ripercussioni cruciali.

Il nuovo patto sulla migrazione e l’asilo

Con il nuovo patto sulla migrazione e l’asilo presentato il 23 settembre, la Commissione europea propone soluzioni comuni a quella che è una sfida europea, che coinvolge, seppur in misura diversa, tutti gli Stati membri. Le proposte tengono fede all’impegno assunto dalla Presidente Ursula von der Leyen nei suoi orientamenti politici e sono state anticipate nel suo recente discorso sullo stato dell’Unione dello scorso 16 settembre. Inoltre, il patto si basa su consultazioni approfondite con il Parlamento europeo, tutti gli Stati membri, la società civile, le parti sociali e le imprese, e mira a garantire un attento equilibrio che integra le loro prospettive.

Il primo pilastro proposto dalla Commissione per promuovere la fiducia nella materia migratoria consiste in procedure più efficienti e più rapide. In particolare, la Commissione propone di introdurre una procedura integrata di frontiera che, per la prima volta, prevede accertamenti preliminari all’ingresso riguardo all’identificazione di tutte le persone che attraversano le frontiere esterne dell’UE senza autorizzazione o che sono sbarcate in seguito a un’operazione di ricerca e soccorso.

Il secondo pilastro del patto è l’equa ripartizione della responsabilità e la solidarietà: gli Stati membri saranno tenuti ad agire in modo responsabile e solidale. Ogni Stato membro, senza eccezioni, deve, infatti, contribuire a stabilizzare il sistema generale, sostenere gli Stati membri sotto pressione e garantire che l’Unione adempia ai propri obblighi umanitari.

In aggiunta, l’UE cercherà di promuovere partenariati su misura e reciprocamente vantaggiosi con i paesi terzi, nonché di dar vita ad un sistema comune dell’Unione per i rimpatri, al fine di rendere più credibili ed effettive le norme dell’UE in materia di migrazione. Proporrà, inoltre, una governance comune per la migrazione con una migliore pianificazione strategica per garantire che le politiche dell’UE e quelle nazionali siano allineate, e un monitoraggio rafforzato della gestione della migrazione per rafforzare la fiducia reciproca. La gestione delle frontiere esterne sarà migliorata attraverso il corpo permanente della guardia di frontiera e costiera europea, il cui impiego è previsto a partire dal 1º gennaio 2021, che fornirà un maggiore sostegno ovunque necessario.

In sostanza, tuttavia, la nuova proposta punta a condividere lo sforzo europeo sui rimpatri più che sull’accoglienza: prevedendo la possibilità di scegliere se accogliere concretamente i richiedenti nel proprio territorio oppure se aiutare i paesi di primo ingresso, cioè Italia, Grecia e Spagna, a rimpatriare un numero pari di richiedenti asilo la cui richiesta di protezione è stata negata, oppure, terza opzione, finanziare centri di accoglienza nei paesi di primo ingresso o programmi di sviluppo nei paesi di origine dei richiedenti.

Dichiarazioni e prossime tappe

Ursula von der Leyen, Presidente della Commissione europea, ha dichiarato “Oggi proponiamo una soluzione europea per ricostruire la fiducia tra Stati membri e per ripristinare la fiducia dei cittadini nella nostra capacità di gestire come Unione”. “L’Ue ha già dato prova in altri settori della sua capacità di fare passi straordinari per conciliare prospettive divergenti – ha affermato la Von der Leyen – Ora è tempo di alzare la sfida per gestire la migrazione in modo congiunto, col giusto equilibrio tra solidarietà e responsabilità”.

Spetta ora al Parlamento europeo ed al Consiglio esaminare e adottare l’intera legislazione necessaria per realizzare una vera politica comune in materia di asilo e migrazione. Data l’urgenza della situazione in vari Stati membri, i legislatori europei sono invitati a raggiungere un accordo politico sui principi fondamentali del regolamento sulla gestione dell’asilo e della migrazione, nonchè ad adottare il regolamento relativo all’Agenzia dell’UE per l’asilo e il regolamento Eurodac entro la fine dell’anno. Anche la direttiva sulle condizioni di accoglienza, il regolamento qualifiche e la rifusione della direttiva rimpatri dovrebbero essere adottati rapidamente, sulla base dei progressi già compiuti dal 2016.

Ispettori OSCE per le elezioni USA, ridotto il numero degli osservatori

AMERICHE/EUROPA di

L’OSCE, ovvero la più grande organizzazione di sicurezza europea con base a Vienna, ha affermato venerdì di aver ridotto drasticamente i piani che aveva inizialmente, ovvero di inviare un numero cospicuo di osservatori negli States col compito di monitorare le elezioni presidenziali americane del 3 novembre, col risultato di impiegarne solo 30 a causa dell’emergenza sanitaria legata al corona virus. Continue reading “Ispettori OSCE per le elezioni USA, ridotto il numero degli osservatori” »

Summit UE-CINA: risultati e prospettive

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Commercio ed investimenti, cambiamenti climatici e biodiversità, risposta alla pandemia da COVID-19 e diritti umani: questi i principali temi affrontati da Unione europea e Cina, il 14 settembre, nell’ambito di un summit in videoconferenza. Il presidente del Consiglio europeo Charles Michel ed il Presidente cinese Xi Jinping hanno presieduto il vertice, al quale hanno partecipato altresì la Presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, e la Cancelliera Angela Merkel, in virtù della presidenza tedesca del Consiglio dell’UE. La riunione ha offerto l’opportunità di dare seguito alle discussioni tenutesi, lo scorso 22 giugno, nell’ambito del 22 ° vertice annuale UE-Cina, e si è dimostrata un’occasione importante per mantenere lo slancio degli scambi ad alto livello UE-Cina, al fine di ottenere risultati concreti in linea con gli interessi e i valori dell’UE. Nel 2019, la Cina è stato, infatti, il terzo Paese di destinazione delle esportazioni agricole e alimentari europee per un valore di circa 14,5 miliardi di euro, mentre l’UE è il primo partner commerciale della Cina. “L’Europa deve essere un player, non un campo di gioco. Oggi abbiamo fatto un passo avanti per una relazione più equilibrata con la Cina. In alcune aree siamo sulla strada giusta, in altre dobbiamo fare ancora strada. Esistono differenze, ma siamo pronti a lavorare. Vogliamo una relazione economica basata su reciprocità, responsabilità” queste le parole del Presidente del Consiglio europeo, Charles Michel, al termine del summit. 

Commercio e investimenti

Il 14 settembre, Cina e Unione europea, nell’ambito del summit in videoconferenza, hanno deciso di accelerare i negoziati, avviati nel 2013, per un ambizioso accordo di investimento globale, Comprehensive Agreement on Investments (CAI): entrambe le parti hanno registrato progressi sulle norme che regolano il comportamento delle imprese statali, sul trasferimento forzato di tecnologia e sulla trasparenza delle sovvenzioni; l’UE ha, però, sottolineato che occorre lavorare con urgenza sulle questioni del riequilibrio dell’accesso al mercato e sullo sviluppo sostenibile, invitando la controparte ad intensificare i suoi sforzi su questi temi.  Con l’obiettivo di concludere entro l’anno i negoziati, è stato ribadito l’obiettivo comune di colmare al più presto le lacune rimanenti. A tal proposito l’Unione europea ha sottolineato che sarà necessario un impegno politico ad alto livello da parte cinese per raggiungere un accordo significativo. 

La Presidente della Commissione europea, Ursula Von der Leyen, ha confermato passi in avanti in merito alle tematiche ancora oggetto di trattative, ma ha ribadito che ancora vi è molto da fare e che la Cina deve convincere l’Europa che valga la pena adottare l’accordo sugli investimenti. Ad oggi, infatti, le aziende cinesi avrebbero già accesso ai mercati europei, dove operano secondo regole di concorrenza eque, mentre lo stesso non avverrebbe per le aziende europee in Cina. Anche il Presidente del Consiglio europeo, Charles Michel, ha ribadito che l’Unione europea chiede alla Cina maggiore reciprocità e parità di condizioni.

A tal proposito, le due parti hanno accolto con favore la firma dell’accordo UE-Cina sulle indicazioni geografiche, il quale migliorerà l’accesso al mercato cinese – in particolare per i prodotti agricoli europei di alta qualità – prevedendo il riconoscimento di 100 denominazioni alimentari europee ed altrettante cinesi. L’accordo in questione rappresenterà un duro colpo alle esportazioni di Stati Uniti, Australia e Nuova Zelanda, le quali non potranno più utilizzare i nomi protetti europei per i prodotti che rivendono in Cina. 

Cambiamenti climatici, biodiversità e Covid-19

Pechino e Bruxelles hanno, altresì, convenuto di stabilire un dialogo ad alto livello sull’ambiente e il clima, nonché in ambito digitale, per creare rispettivamente il partenariato verde sino-europeo e il partenariato digitale sino-europeo e perseguire, così, ambiziosi impegni congiunti. Con riguardo al cambiamento climatico ed alla biodiversità, l’UE ha incoraggiato la Cina a rafforzare i suoi impegni in materia di clima in termini di riduzione di emissioni di anidride carbonica e fissando l’obiettivo della neutralità climatica a livello nazionale. A tal proposito, l’UE ha poi incoraggiato la Cina a lanciare al più presto il suo sistema nazionale di scambio di quote di emissioni. Inoltre, l’Unione europea ha sottolineato l’importanza di una moratoria in Cina per la costruzione di centrali elettriche a carbone e il finanziamento della loro costruzione all’estero, come parte di un’iniziativa globale. 

L’UE ha sottolineato che gli impegni congiunti sulla biodiversità potrebbero cambiare le regole del gioco a livello globale e la Cina ha un ruolo chiave da svolgere come ospite della Conferenza delle parti il prossimo anno. Un ambizioso accordo globale sarebbe un risultato importante in tale ambito. 

Sulla risposta al COVID-19, l’UE ha sottolineato la responsabilità condivisa di partecipare agli sforzi globali per arrestare la diffusione del virus, promuovere la ricerca su trattamenti e vaccini e rafforzare il ruolo dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, anche attraverso la piena attuazione della Risoluzione dell’OMS dello scorso maggio. L’UE ha inoltre sottolineato che le misure di ripresa economica dovranno sostenere la transizione verso un’economia più verde e più sostenibile.

Diritti umani 

Occorre sottolineare che recentemente, la popolarità cinese in seno all’UE ha subito un brusco calo, soprattutto per questioni legate ai diritti umani. In particolare, l’Unione europea ha criticato la Cina per la presunta repressione della minoranza degli Uiguri nella regione autonoma del Xinjiang e per la questione di Hong Kong, dove le autorità hanno arrestato molti manifestanti pro-democrazia e dove, lo scorso 30 giugno, Pechino ha introdotto una nuova legge sulla sicurezza nazionale, che mina le libertà e l’autonomia dei cittadini. Non a caso, il 12 marzo 2019, l’UE aveva definito la Cina un “rivale sistemico” che promuove “modelli alternativi di governance”. Tale definizione servirebbe ad identificare la promozione da parte della Cina di un sistema di tipo autocratico, in contrapposizione con le democrazie di tipo europeo. In seguito al summit dello scorso 22 giugno, lo stesso Charles Michel ha dichiarato che, nonostante l’interdipendenza economica e la necessità di cooperare nell’ambito di tematiche come quella della lotta al cambiamento climatico, la Cina e l’UE non condividono gli stessi valori, sistemi politici ed il medesimo approccio al multilateralismo.

A tal proposito, il 14 settembre i leader dell’UE hanno ribadito le loro gravi preoccupazioni per l’erosione dei diritti e delle libertà fondamentali a seguito dell’imposizione della Legge sulla sicurezza nazionale a Hong Kong, in violazione degli impegni internazionali della Cina. I leader hanno, inoltre, ribadito le preoccupazioni dell’UE per il rinvio delle elezioni del Consiglio legislativo e la squalifica dei candidati, nonché per il trattamento delle minoranze etniche e religiose, le limitazioni alla libertà di espressione e all’accesso alle informazioni. Sul tema le due parti hanno, infine, convenuto che, entro la fine dell’anno, in Cina, si svolgerà un dialogo sui diritti umani. 

Euromed7, il vertice dei paesi mediterranei tra Grecia e Turchia

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Il 10 settembre, il presidente francese Macron ha presieduto, nonché ospitato, la riunione dei sette Paesi membri dell’Euromed, il gruppo informale che raccoglie i paesi mediterranei membri dell’Unione europea. Francia, Italia, Spagna, Portogallo, Grecia, Cipro e Malta fanno parte di questo gruppo che si riunisce ogni anno in un posto diverso. Quest’anno la riunione si è tenuta in Corsica, ad Ajaccio, ed ha visto la partecipazione dei capi di Stato o di governo dei paesi membri. L’incontro del 2020 ha avuto al centro le due questioni che, ormai da settimane, sono cruciali nel Mediterraneo: la crisi dei migranti in Grecia e la crescente tensione tra Turchia, Cipro e Grecia.

Il vertice Euromed7

Euromed è un gruppo informale che raccoglie sette paesi mediterranei membri dell’Unione europea: Francia, Italia, Spagna, Portogallo, Grecia, Cipro e Malta. L’alleanza riunisce i paesi accomunati dalla cultura greco-romana, per questo comprende il Portogallo, che non si affaccia sul Mediterraneo, escludendo invece Croazia e Slovenia, che hanno il proprio sbocco sul mare. Gli Stati parte dell’Euromed sono, invero, caratterizzati da una somiglianza di modelli di Stati, dal punto di vista economico, sociale ed anche culturale. Obiettivo di questo forum è, dunque, creare una sorta di alleanza del mediterraneo ed esprimere una voce comune, quella del Sud Europa, in sede di Unione europea. Il vertice, di anno in anno, viene ospitato da uno dei paesi membri e presieduto dal capo di Stato o di governo. Quest’anno è stato Emmanuel Macron a fare gli onori di casa, ospitando Giuseppe Conte, Antonio Costa, Kyriakos Mitsotakis, Pedro Sanchez, Nicos Anastasiades e Robert Abela ad Ajaccio, in Corsica.

Le questioni al centro dell’incontro

Il vertice del 10 settembre, tra i paesi del Mediterraneo, non poteva che essere sulle questioni che da settimane creano tensioni proprio in queste acque. L’obiettivo dell’incontro è stato quello di trovare una posizione comune sulla Turchia in vista del Consiglio europeo del 24 e 25 settembre, dove si deciderà se imporre delle sanzioni alla Turchia a seguito delle sue azioni provocatorie nel Mediterraneo orientale che si verificano ormai da settimane. A fine agosto, si sono scontrate una nave da ricognizione turca, che stava scortando una nave da esplorazione, e una nave da guerra greca. L’incidente è avvenuto a Kastellorizo, isola greca che si trova a 2 chilometri dalla Turchia, in acque rivendicate da entrambi i paesi, che da anni competono per il controllo di quella parte di Mediterraneo, anche per i diritti di sfruttamento delle risorse energetiche che ne derivano. Secondo la Grecia, i turchi avevano violato le loro acque; secondo la Turchia, la Grecia non poteva esercitare lì la propria giurisdizione. “Il nostro obiettivo è proprio quello di ristabilire relazioni normali con la Turchia che permettano la stabilità della regione, di ottenere la fine delle azioni unilaterali, la fine delle trivellazioni e il pieno rispetto dell’embargo sulle armi per la Libia” ha dichiarato il presidente francese.

Seppur orientato, solo inizialmente, alle tensioni con la Turchia, al vertice Euromed7 non si è potuto non parlare di quanto accaduto esattamente il giorno prima del vertice. Il più grande campo per migranti della Grecia, quello sull’isola di Lesbo, è stato distrutto da un incendio, e i migranti presenti nel luogo sono stati tutti evacuati ma non senza conseguenze, infatti molti sono stati intossicati dal fumo. Il campo era molto grande, ospitava quasi 13.000 persone e a condizioni molto precarie, già da prima dell’incendio, e dopo i danni la quasi totalità di migranti è rimasta senza una sistemazione. Tuttavia, la situazione non è affatto facile: tra gli abitanti di Lesbo e i migranti del campo Moira vi sono molteplici tensioni, tanto che il governo greco ha dichiarato lo stato di emergenza per l’isola e la polizia ha chiuso le strade che collegano il campo ai paesi vicini, per impedire loro di raggiungere i centri abitati più vicini.

Lo stesso premier greco Mitsotakis ha portato l’attenzione sul problema della Grecia, affermando “Alla fine dobbiamo affrontare la realtà. Voi tutti sapete che la Grecia, così come gli altri Paesi del Sud Europa, sta portando un peso insopportabile di un problema che è europeo. Oggi l’Europa deve passare dalle parole di sostegno agli atti concreti di solidarietà”, riferendosi alla questione dei migranti, che sembra interessare solo i paesi del Sud. Dello stesso avviso è il Presidente del consiglio italiano Giuseppe Conte, che ha scritto su Twitter “Oggi ad Ajaccio con il gruppo #med7 per dare un impulso forte e unitario dei Paesi del Sud dell’Ue a sfide cruciali come la migrazione e per rilanciare con determinazione la necessaria ed urgente stabilizzazione dell’area mediterranea”.

I risultati del vertice

Alla fine del vertice, i leader europei hanno rilasciato una dichiarazione congiunta ed hanno affermato di essere pronti a sostenere le sanzioni dell’UE contro la Turchia se Ankara non dimostrerà di essere disponibile al dialogo, andando oltre i contenziosi marittimi. “Riteniamo che, in assenza di progressi nell’impegno della Turchia al dialogo e a meno che non ponga fine alle sue attività unilaterali, l’Ue è pronta a elaborare una lista di ulteriori misure restrittive”, è stato affermato dai leader, che hanno aggiunto “Ci rammarichiamo che la Turchia non abbia risposto agli appelli ripetuti dell’Ue a mettere fine alle sue azioni unilaterali e illegali nel Mediterraneo orientale e nell’Egeo”. La posizione del leader è stata tanto dura e decisa da causare una reazione da parte di Erdogan, che ha definito tali dichiarazioni “aggressive”.

Quanto alla situazione greca, il presidente francese Macron ha affrontato la questione coinvolgendo anche la Germania, con la quale suddividerà il numero di migranti da accogliere nel paese. Inoltre, l’Unione europea, nell’apprestarsi a presentare un nuovo progetto in materia, finanzierà anche la costruzione di un nuovo campo a Lesbo.

Crisi in Bielorussia: gli interessi e i benefici della Russia

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Pubblicato su “Antikor” – La recente visita del primo ministro russo Mikhail Mishustin a un incontro con Lukashenko a Minsk può significare l’accordo preliminare degli accordi di integrazione con la Russia e la consegna di alcuni beni industriali a Mosca. Tutto il resto già scritto rischia di essere formalizzato direttamente durante i successivi colloqui tra Putin e Lukashenko al Cremlino.

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“Where the lights enter”: il Partito Democratico verso l’Election Day

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A seguito della Convention di partito che ha reso definitivi gli schieramenti elettorali – Biden- Harris per i democratici, Trump Pence per i repubblicani, si è dato inizio alla campagna elettorale per l’elezione del futuro presidente degli Stati Uniti d’America. Una sfida elettorale questa, definita tra le più incerte e ardue degli ultimi tempi, a causa di fattori ormai ben noti a tutti come la crisi pandemica, che ha costretto entrambi i partiti a rivedere forme e modalità che da decenni dettano riti, simbologie e linguaggi delle convention di partito.

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Milano è la candidata italiana per il Tribunale Unificato dei Brevetti, a Torino l’Istituto Italiano per l’Intelligenza Artificiale

EUROPA di

Il 3 settembre 2020, con una nota ufficiale, la Presidenza del Consiglio dei Ministri ha individuato Milano come città candidata ad ospitare il Tribunale Unificato dei Brevetti e Torino come sede principale per l’Istituto Italiano per l’Intelligenza Artificiale (I3A), con un obiettivo: creare una sinergia tra le due città e il Governo e allo stesso tempo consolidare l’asse nord-ovest del Paese. La candidatura di Milano è stata, fino all’ultimo, incerta, in quanto la stessa Torino era in competizione per essere la sede del futuro Tribunale europeo dei Brevetti, che diventerà attivo nei prossimi anni.

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Il caso Navalny e la condanna europea

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Il 20 agosto, Alexei Navalny, il principale oppositore del Presidente russo Vladimir Putin, dopo aver accusato malori durante un volo tra Tomsk e Mosca, costringendo l’aereo su cui viaggiava a fare un’atterraggio di emergenza a Omsk, è stato ricoverato in terapia intensiva per un presunto avvelenamento. Prima di permettere il suo trasferimento all’estero, i medici di Omsk hanno cambiato più volte versione sulle sue condizioni, escludendo un avvelenamento. Trasferito a Berlino, l’ospedale Charité  ha diffuso un comunicato stampa in cui spiega che Navalny sta ricevendo cure per un’intossicazione da inibitori della colinesterasi, pericolose tossine derivate dall’avvelenamento con un pericoloso agente nervino, il novichok, sviluppato in Russia tra gli anni 80 e 90 e già usato in passato per avvelenare gli oppositori del Presidente Putin. La Russia è chiamata urgentemente a fare chiarezza sul caso: questo l’appello della comunità internazionale, Germania in testa. Quest’ultima è a capo della presidenza di turno al Consiglio dell’UE, non a caso, il 3 settembre, è arrivata la reazione delle istituzioni europee, che hanno esortato i leader dell’UE a condannare in modo chiaro l’uso di un agente chimico contro Navalny, auspicando una risposta internazionale comune.

L’avvelenamento e l’accusa tedesca

Alexei Navalny ha 44 anni, oltre ad essere il più importante e noto dissidente politico di Vladimir Putin, è considerato anche un efficace giornalista investigativo, come dimostrato dalla pubblicazione di diverse inchieste che hanno portato alla luce scandali di corruzione. A causa della sua attività politica e del suo lavoro da giornalista, nel corso degli anni è stato più volte arrestato e oggetto di attacchi. Nel 2017 un attivista filo-putiniano lo attaccò con una sostanza chimica, lasciandolo parzialmente cieco da un occhio. Nel 2019 subì un presunto tentativo di avvelenamento mentre era in carcere per scontare una pena a 30 giorni di reclusione dopo aver organizzato una manifestazione non autorizzata. Fino a giungere allo scorso 20 agosto, quando durante un volo tra Tomsk e Mosca ha accusato malori derivanti da un avvelenamento da novichok, smentito da Mosca, ma certificato dall’equipe di medici che lo ha preso successivamente in cura a Berlino.

 

La Cancelliera tedesca, Angela Merkel, ha chiesto in prima persona a Mosca di fare urgentemente chiarezza sul caso: “Ci sono domande a cui solo il governo russo può e deve rispondere” – ha incalzato – il mondo aspetterà le risposte”. “L’ospedale Charité ha dato incarico a specialisti di tossicologia dell’esercito tedesco per delle analisi – ha continuato la Cancelliera – adesso c’è un referto chiaro: Alexey Navalny è stato vittima di un agguato, con un agente chimico nervino del novichok. Questo veleno è stato rilevato senza alcun dubbio. E quindi è sicuro che sia stato vittima di un crimine. Avrebbe dovuto essere ridotto al silenzio”. “Io condanno a nome di tutto il governo con la massima forza l’accaduto”, ha concluso la Merkel.

Il Cremlino, da parte sua, respinge le accuse di un suo possibile coinvolgimento nel presunto avvelenamento di Navalny e sostiene che non vi siano motivazioni che giustifichino eventuali sanzioni contro la Russia.

La reazione europea

Il 3 settembre l’Unione europea, tramite una nota ufficiale del suo Alto Rappresentante per gli affari esteri e la politica di sicurezza, Josep Borrell, ha condannato con la massima fermezza l’avvelenamento del leader dell’opposizione russa, Alexei Navalny. Borrell, chiarendo la posizione dell’Unione dopo la conferma dei risultati dei test eseguiti all’ospedale Charité di Berlino, ha auspicato una risposta internazionale comune, sottolineando il diritto di intraprendere “azioni appropriate” contro la Russia. Egli ha ribadito con fermezza che “l’uso di armi chimiche in qualsiasi circostanza è del tutto inaccettabile e costituisce una violazione del diritto internazionale”. L’Unione europea, pertanto, invita la Federazione russa a cooperare pienamente con l’Organizzazione per la proibizione delle armi chimiche (OPCW) per garantire un’indagine internazionale imparziale.

 

Posizione condivisa anche dal Parlamento europeo, più di 100 eurodeputati di vari gruppi politici, infatti, in una lettera indirizzata alla presidenza del Consiglio dell’Unione Europea e all’Alto rappresentante per gli affari esteri e la politica di sicurezza, hanno chiesto di avviare un’indagine internazionale e di considerare la possibilità di nuove sanzioni contro la Russia. “Rimaniamo estremamente scettici sul fatto che le autorità russe siano idonee e disponibili a indagare sul reale contesto di questo crimine – si legge nella lettera – Riaffermiamo la necessità da parte dell’Ue di istituire rapidamente il meccanismo di sanzione delle violazioni dei diritti umani dell’Ue, in modo da poter individuare i responsabili dietro agli attacchi contro esponenti dell’opposizione e giornalisti”. Anche il Presidente del Parlamento europeo, David Sassoli, si è espresso chiaramente sulla questione in un tweet: “Il governo russo deve ascoltare l’UE. Tutta l’Europa è seriamente preoccupata per l’avvelenamento di Navalny con un agente nervino. Questo caso deve essere indagato a fondo” queste le sue parole.

 

Il 2 settembre anche la Nato si è espressa sull’avvelenamento, definendolo “scioccante” e condannandolo con forza, come si legge nel comunicato del Segretario generale Jens Stoltenberg.

 

 

Il vertice estivo franco-tedesco a Fort Bregançon

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La preoccupazione per l’aumento dei casi di Covid-19, il sostegno ad una mediazione europea in Bielorussia, l’allarme per le condizioni dell’oppositore russo Navalnyj e le tensioni nel Mediterraneo orientale: questi i principali temi affrontati dal Presidente della Repubblica francese Emmanuel Macron e la Cancelliera tedesca Angela Merkel nel summit tenutosi il 20 agosto a Fort Bregançon, la residenza estiva del Presidente francese in Costa Azzurra. È il primo vertice tra i due leader in questa sede e la Cancelliera si è detta emozionata al pensiero che in quello stesso posto, nel 1985, François Mitterrand invitò il cancelliere Helmut Kohl. Merkel e Macron rafforzano, così, la ritrovata armonia tra le due potenze europee.

La sfida del Covid-19

Il 20 agosto, a Fort Bregançon, Emmanuel Macron e Angela Merkel hanno passato in rassegna le principali questioni nell’agenda europea ed internazionale.

I due leader hanno espresso preoccupazione per l’aumento dei contagi da Covid-19 nei due Paesi ed in tutta Europa, chiarendo la linea comune nella politica di prevenzione e nella sperimentazione di un vaccino. Testare, tracciare, isolare: queste le parole d’ordine. “In questo momento ci sono più vaccini già nella fase 3 e abbiamo prospettive ragionevoli di avere un vaccino nei prossimi mesi” così Macron ha espresso la sua soddisfazione per la coordinazione europea nella ricerca. “Questo non risolve i problemi delle prossime settimane ma dei prossimi mesi” ha aggiunto.

I due leader hanno manifestato la volontà di non richiudere i rispettivi Paesi e di non privare ulteriormente i cittadini delle loro libertà, rimarcando la necessità di imparare a convivere con il virus, scovando ed isolando i focolai. “Vogliamo in ogni caso evitare che vengano di nuovo chiuse le frontiere nell’Unione europea” ha dichiarato Angela Merkel, per poi evidenziare l’importanza di concordare e sviluppare criteri simili nella gestione della pandemia, muovendosi su basi scientifiche.

Sulla scia del risultato raggiunto con il Recovery Fund, un programma finanziario senza precedenti per affrontare una crisi pandemica senza precedenti, Merkel e Macron hanno sottolineato che se l’obiettivo è comune a tutti gli Stati membri dell’Unione europea, il risultato è tangibile. L’imperativo è ora quello di scongiurare un nuovo confinamento, ridare slancio alla crescita europea ed unirsi in una sola voce nell’ambito della politica estera continentale.

Le altre questioni cruciali

Altro tema condiviso da Francia e Germania è la preoccupazione per le condizioni del leader dell’opposizione russa, Aleksej Navalnyj, avvelenato pochi giorni fa. I due leader hanno offerto a Continue reading “Il vertice estivo franco-tedesco a Fort Bregançon” »

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Francesca Scalpelli
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