GEOPOLITICA DEL MONDO MODERNO

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Accordo di partenariato per la programmazione 2021-2027: Armao illustra la posizione delle Regioni

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La Conferenza delle Regioni e delle Province autonome ha approvato oggi un documento sull’accordo di partenariato per la programmazione 2021-2027.
 
“La pandemia – ha spiegato il vicepresidente della Regione Siciliana, Gaetano Armao, coordinatore della commissione Affari europei della Conferenza delle Regioni – ha causato una crisi economica e sociale di notevole dimensione a cui bisogna rispondere con misure straordinarie ed indubbiamente il PNRR, insieme al Fondo complementare, possono rappresentare un’occasione irripetibile di risposta, a patto che  si chiarisca
 
il rapporto tra le politiche di coesione 2021-2027 e gli interventi del PNRR e che si realizzi un efficace incrocio tra la programmazione nazionale e quella regionale. Il punto da cui si deve partire – ha aggiunto Armao – è che le Regioni sono i naturali hub territoriali per programmazione integrata. Per questo rispetto all’Accordo di partenariato 2021-2027 occorre da un lato conoscere meglio l’assetto dei Programmi nazionali e dall’altro avere una visione complessiva delle risorse della politica unitaria coesione 2021-2027 a partire dalla dotazione finanziaria e dal riparto del Fondo Sviluppo e Coesione”.
 
“Governo e Regioni – ha spiegato Armao – devono dar vita ad una concertazione che eviti duplicazioni o sovrapposizioni tra Programmi e persegua una pianificazione finanziaria sostenibile. Per questo motivo la proposta dalle Regioni è basata su una visione complessiva delle risorse della politica unitaria della coesione 2021-2027, in termini di dotazione finanziaria e riparto del Fondo Sviluppo e Coesione, approfondendo e condividendo anche il tema della mappatura delle Aree Interne”.
“Inoltre nel quadro della posizione unitaria delle Regioni e Province – ha sottolineato il Vicepresidente della Regione Siciliana – assume rilevanza strategica la richiesta di un approccio strutturale alle specificità della condizione insulare.  Per questo chiediamo, in coerenza con il dettato dell’art. 174 del TFUE, di inserire all’interno della Programmazione 2021-2027 una specifica concertazione sul sostegno alla competitività delle attività produttive che operano in contesti insulari”.
 
“Infine occorre rafforzare la partecipazione delle Regioni nelle scelte strategiche anche attraverso un loro coinvolgimento più efficace nel sistema istituzionale di indirizzo dell’attuazione del PNRR anche a livello tecnico. Sotto questo profilo – ha concluso il coordinatore della commissione Affari europei della Conferenza delle Regioni – faremo delle proposte per definire un modello di controllo e monitoraggio concomitante sull’attuazione del PNRR, del Fondo complementare e delle misure a compendio approvate dal Parlamento, a partire dalle misure urgenti per la semplificazione, e soprattutto delle misure di coordinamento della politica unitaria di coesione.”

L’UE ha una legge europea sul clima

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L’Unione europea, dopo mesi di riunioni, negoziati, votazioni e accordi, ha finalmente una legge europea sul clima. Dopo l’accordo politico raggiunto tra Consiglio e Parlamento europeo lo scorso 21 aprile, il PE ha adottato, in prima lettura, la legge europea sul clima il 24 giugno 2021. Qualche giorno dopo, il 28 giugno, il Consiglio ha adottato la sua posizione, concludendo la procedura di adozione dell’atto. In conclusione, il 30 giugno è arrivata la firma finale delle istituzioni europee, necessaria per pubblicare la legge in Gazzetta Ufficiale. La legge rientra nel più ampio Pacchetto Clima della Commissione europea, il cui lancio è atteso per il prossimo 14 luglio. La volontà iniziale di rendere l’UE climaticamente neutra, divenuta poi una promessa, è oggi un obbligo vincolante dell’Unione europea. “L’EU Green Deal sta diventando realtà”, ha affermato il presidente del Parlamento europeo David Sassoli.

L’approvazione del Parlamento europeo

Con 442 voti favorevoli, 203 contrari e 51 astensioni, il 24 giugno il Parlamento europeo ha approvato, in via definitiva, la legge sul clima. Lo scorso 21 aprile il Parlamento europeo ha raggiunto un accordo politico con gli Stati membri in sede di Consiglio in merito a tale legge. Circa due mesi dopo, approvando la legge, il PE ha reso un obbligo vincolante quella che prima era solo una volontà politica, vale a dire raggiungere la neutralità climatica entro il 2050.

L’adozione del Consiglio

Il 28 giugno il Consiglio ha adottato, in prima lettura, la sua posizione sulla normativa europea sul clima, concludendo la procedura di adozione dell’atto. Sin dall’inizio del processo legislativo, il Consiglio si era detto favorevole ad un’UE a impatto climatico zero entro il 2050, riconoscendo anche la necessità di garantire un quadro favorevole per tutti gli Stati membri e con gli adeguati strumenti, incentivi, investimenti. L’obiettivo, dunque, era di assicurare una transizione efficiente in termini di costi, giusta, equilibrata ed equa. Questo è quanto prevede la nuova legge sul clima.

Cosa prevede la legge

In particolare, la normativa prevede un aumento dell’obiettivo di riduzione delle emissioni di gas climalteranti per il 2030 dal 40% al 55% rispetto ai livelli del 1990 e poi, dal 2050 a seguire, l’UE punterà a emissioni negative. Per il 2040, la Commissione europea presenterà una proposta per un ulteriore obiettivo entro sei mesi dopo la prima revisione globale dell’Accordo di Parigi, prevista per il 2023. La Commissione pubblicherà la quantità di emissioni di gas serra che l’UE può emettere fino al 2050 rispettando gli impegni europei nell’ambito dell’accordo, fornendo una proiezione del bilancio indicativo per i gas a effetto serra per il periodo 2030-2050 (carbon budget). Inoltre, ogni cinque anni, la Commissione UE valuterà i progressi fatti da tutti i paesi europei, accompagnandoli verso la neutralità climatica entro il 2050. Al fine di garantire che, di anno in anno, vengano compiuti gli sforzi sufficienti a ridurre e prevenire le emissioni, la normativa introduce un limite di 225 milioni di tonnellate di CO2 equivalente al contributo degli assorbimenti a tale obiettivo.

Il passaggio da volontà politica a obbligo vincolante per quanto concerne la neutralità climatica è di fondamentale importanza poiché permette a cittadini e imprese di avere una certezza giuridica e una maggiore prevedibilità per pianificare la transizione ecologica prevista dal Green Deal europeo prima e dal Next Generation EU poi.

Una volta constatata la volontà politica e l’obbligo vincolante, ci si è resi conto che per raggiungere gli obiettivi si dovranno fare importanti passi avanti dal punto di vista scientifico e ambientale. Per questo, sarà istituito un Comitato consultivo scientifico europeo sul cambiamento climatico, con l’obiettivo di garantire una consulenza scientifica e monitorare i progressi della politica europea presentando relazioni in merito alle misure dell’UE, agli obiettivi climatici e ai bilanci per i gas a effetto serra. Inoltre, la Commissione europea ha intenzione di avviare dialoghi con i comparti economici che si occuperanno di elaborare tabelle di marcia indicative per raggiungere gli obiettivi previsti entro il 2050.

La cerimonia di firma e i prossimi step

Il 30 giugno si è svolta a Bruxelles, presso la sede del Parlamento europeo, la cerimonia di firma della legge europea sul clima. Il ministro per l’ambiente portoghese Joao Pedro Matos Fernandes – in virtù della presidenza portoghese del Consiglio, cessata proprio il 30 giugno – il presidente della commissione ambiente del PE Pascal Canfin e il presidente del Parlamento europeo David Sassoli hanno preso parte a tale evento firmando simbolicamente la legge approvata dal Parlamento e adottata dal Consiglio. “Con la firma della Legge europea sul clima oggi trasformiamo la promessa che l’Ue diventerà climaticamente neutra entro il 2050 in un obbligo vincolante”, così il presidente del Parlamento europeo David Sassoli. “L’EuGreenDeal sta diventando realtà. Il Parlamento europeo è pronto a lavorare sul pacchetto ‘Fit for 2030’ il prima possibile”, ha aggiunto Sassoli.

Apposta la firma, il regolamento verrà pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale dell’Unione europea ed entrerà in vigore tra circa 20 giorni. Inoltre, la Commissione europea prevede di presentare una serie di proposte – circa 11 proposte legislative – che tradurranno i target della legge in normative settoriali e specifiche, il 14 luglio 2021.

Il braccio di ferro tra Unione europea e Ungheria sui temi LGBT

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Negli ultimi giorni il governo ungherese ha acquistato pagine pubblicitarie su diversi giornali europei di orientamento conservatore per criticare l’Unione Europea e illustrare «le proposte dell’Ungheria» per il futuro dell’Unione. Il gesto simbolico è stata una risposta alle critiche che l’Ungheria ha ricevuto nelle ultime settimane in seguito all’approvazione della contestata legge che vieta di affrontare temi LGBT in contesti pubblici frequentati dai minori. Contro la legge i rappresentanti di 14 Stati membri dell’Unione Europea, tra cui l’Italia, hanno firmato un documento congiunto di condanna, il quale si è posto alla base delle discussioni avviate nell’ambito dell’ultimo Consiglio europeo: le forti critiche provenienti dagli altri Stati membri dell’UE, tuttavia, rischiano di non avere un impatto rilevante.

La contestata legge ungherese

Il 15 giugno il Parlamento ungherese ha approvato una legge che paragona di fatto l’omosessualità alla pedofilia e che impedirà di affrontare temi LGBT in contesti pubblici frequentati dai minori. Il giorno precedente più di 5mila persone si erano riunite davanti al Parlamento di Budapest per chiedere al governo di non approvare la legge, sostenendo che avrebbe limitato ulteriormente i diritti della comunità LGBT in un paese già ostile agli omosessuali. Tutti i partiti di opposizione, tranne i neofascisti di Jobbik, hanno boicottato la votazione, ritenendo che il contenuto della legge fosse «discriminatorio» e «diffondesse l’odio». Tuttavia, la legge in questione è stata approvata senza criticità, con 152 voti favorevoli su 199.

La proposta di legge era stata presentata dal partito di estrema destra Fidesz del Primo Ministro Viktor Orbán, che detiene la maggioranza assoluta in Parlamento. Ufficialmente ha lo scopo di tutelare i bambini dalla pedofilia, ma nella sostanza vieterà alle associazioni legate alla comunità LGBT di promuovere i propri programmi educativi e di diffondere informazioni sull’omosessualità o sulla possibilità di richiedere un intervento chirurgico per la riassegnazione del sesso. Inoltre, con la nuova legge sarà possibile vietare o censurare libri per ragazzi che parlano apertamente di omosessualità; non sarà permessa nemmeno la diffusione di campagne pubblicitarie in favore dell’inclusione nei confronti della comunità LGBT+, come quella realizzata da Coca Cola nel 2019 proprio in Ungheria; secondo il canale televisivo RTL Klub Hungary, in aggiunta, anche serie tv come Friends o film come Billy Elliot e Harry Potter, in cui si parla di omosessualità, potrebbero essere mostrati in seconda serata o vietati ai minori.

La reazione dell’UE

Il 23 giugno dopo una lunga discussione, i rappresentanti di 14 paesi membri dell’Unione Europea, tra cui l’Italia, hanno firmato un documento congiunto in cui condannano la nuova legge ungherese definendola «una evidente forma di discriminazione». Formalmente la discussione sulla nuova legge ungherese è stata inserita nell’ambito della procedura disciplinare avviata nei confronti dell’Ungheria circa tre anni fa in applicazione dell’articolo 7 del Trattato di Lisbona, che permette alla maggioranza degli stati membri di punire uno stato che violi i valori dell’articolo 2 del Trattato, cioè «il rispetto della dignità umana, della libertà, della democrazia, dell’uguaglianza, dello Stato di diritto e dei diritti umani».

Nel dettaglio la dichiarazione è stata firmata da Belgio, Danimarca, Estonia, Finlandia, Francia, Germania, Irlanda, Lettonia, Lituania, Lussemburgo, Paesi Bassi, Spagna e Svezia e Italia: inizialmente l’Italia non aveva aderito, in attesa di chiarimenti da parte dell’Ungheria, ma poi si è aggiunta agli altri stati.

La dichiarazione è giunta in un contesto caratterizzato da ampi dibattiti e polemiche: in particolare, il giorno precedente, vi erano state ampie critiche nei confronti della decisione della UEFA di vietare all’amministrazione comunale di Monaco di Baviera di illuminare, in maniera simbolica, con i colori dell’arcobaleno l’Allianz Arena, lo stadio di Monaco, in occasione della partita degli Europei di calcio tra Germania e Ungheria. La UEFA aveva spiegato che l’illuminazione sarebbe rientrata in un «contesto politico», in contrasto con la sua linea neutrale.

La questione ungherese è stata altresì centrale il 25 giugno, quando i capi di stato e di governo dell’Unione Europea si sono riuniti nell’ambito del Consiglio Europeo a Bruxelles. La maggior parte dei leader ha criticato il primo ministro ungherese Viktor Orbán: alcuni lo hanno invitato a uscire dall’Unione e altri hanno minacciato di bloccare i fondi comunitari diretti all’Ungheria. Benché i toni siano stati piuttosto forti, rischiano tuttavia di non ottenere risultati rilevanti: la legge, come ha ricordato lo stesso Orbán durante il Consiglio europeo, è già stata approvata e l’Unione europea difficilmente riuscirà a trovare l’unanimità per ricorrere a misure drastiche. La Commissione Europea potrebbe chiedere l’intervento della Corte europea dei diritti dell’uomo per bloccare la legge, ma i tempi rischiano di essere molto lunghi.

La pubblicità ai danni dell’Unione europea

«A Bruxelles vogliono costruire un superstato per il quale nessuno ha dato l’autorizzazione»; L’integrazione «è un mezzo, non un fine»; bisogna eliminare dai trattati dell’Unione Europea l’obiettivo di «un’Unione sempre più stretta fra i popoli d’Europa»; le decisioni devono essere prese dai parlamentari eletti «e non dalle ong». Queste sono solo alcune delle dichiarazioni contenute nelle pagine pubblicitarie di diversi giornali europei di orientamento conservatore, con lo stemma del governo ungherese e la firma del primo ministro Viktor Orbán, acquistate dal governo magiaro nelle ultime settimane per screditare l’Unione europea e presentare “le proposte dell’Ungheria”. 

Solo due giornali belgi, da quanto si è appreso, hanno deciso di non pubblicare la pubblicità del governo ungherese: De Standaard, in lingua olandese, e La Libre Belgique, in lingua francese. Il primo ha spiegato di non poter accettare che un governo possa sostenere assunti falsi semplicemente pagando ed eludendo il filtro del giornalismo; il secondo ha, invece, risposto al governo ungherese con un’intera pagina del giornale occupata da una bandiera arcobaleno, simbolo della comunità LGBT+, con al centro i colori della bandiera dell’Ungheria e la scritta “Caro Viktor Orbán, le leggi non dovrebbero mai fare distinzioni tra forme di amore”.

Il via libera definitivo ai Green pass europei

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Il Parlamento europeo ha approvato definitivamente i cosiddetti “Green pass” che, dal primo luglio, permetteranno di circolare all’interno dell’Unione Europea senza particolari restrizioni, purché venga attestata almeno una di tre diverse condizioni: l’avvenuta vaccinazione, un recente risultato negativo ai test per il Covid-19, l’avvenuta guarigione dal virus. Il sistema di certificazione, che dovrà essere adottato formalmente anche dal Consiglio Europeo per essere ufficiale, resterà in vigore per 12 mesi. I certificati saranno rilasciati gratuitamente dalle autorità nazionali e saranno disponibili in formato digitale o cartaceo con un codice QR. Facilitare la libera circolazione e contribuire all’eliminazione graduale e coordinata delle restrizioni: questi gli obiettivi che si pongono alla base del regolamento approvato dal Parlamento europeo.

Il certificato Covid digitale dell’UE

Il 9 giugno, il Parlamento europeo riunito in seduta plenaria, ha completato l’iter legislativo relativo al “certificato COVID digitale dell’UE”, il cosiddetto “Green pass”, approvando il sistema che permetterà di circolare senza particolari restrizioni all’interno dell’Unione Europea. Il sistema si applicherà dal 1° luglio 2021 e resterà in vigore per 12 mesi.

Il documento attesterà che una persona è stata vaccinata contro il Covid-19 o ha effettuato un test recente con esito negativo o che è guarita dal virus. In pratica, si tratta di tre certificati distinti: un quadro comune dell’UE li renderà compatibili e verificabili in tutto il territorio dell’Unione europea, oltre a prevenire frodi e falsificazioni.

Il certificato sarà rilasciato gratuitamente dalle autorità nazionali e sarà disponibile in formato digitale o cartaceo con un codice QR. Gli Stati membri sono tenuti, dunque, a realizzare un’infrastruttura adeguata al rilascio e alla verifica; essi potranno optare per modalità centralizzate di distribuzione dei certificati, oppure affidare il compito ai centri dove si effettuano le vaccinazioni e i test per rilevare l’eventuale positività al coronavirus ovvero agli operatori sanitari che verificano la guarigione dal Covid-19.

Durante i negoziati tra le istituzioni europee, gli eurodeputati hanno ottenuto un accordo grazie al quale gli Stati dell’UE non potranno imporre ulteriori restrizioni di viaggio ai titolari di certificati – come quarantena, autoisolamento o test – “a meno che non siano necessarie e proporzionate per salvaguardare la salute pubblica”.  Si dovrà tenere conto delle prove scientifiche, “compresi i dati epidemiologici pubblicati dal Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (ECDC)”. Le misure dovranno essere notificate, se possibile, con 48 ore di anticipo agli altri Stati membri e alla Commissione, mentre le persone interessate dovranno ricevere un preavviso di 24 ore.

Test, vaccini e protezione dei dati

Con riguardo ai vaccini, nell’ambito del regolamento approvato dal Parlamento si chiarisce che tutti gli Stati membri dell’Unione dovranno accettare i certificati di vaccinazione rilasciati in altri paesi membri per i vaccini autorizzati dall’Agenzia europea per i medicinali (EMA); essi potranno decidere se accettare anche i certificati per altri vaccini autorizzati secondo le procedure nazionali o per i vaccini elencati dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) per l’uso d’emergenza. Relativamente ai test, invece, i Paesi dell’UE sono incoraggiati a garantire che abbiano prezzi abbordabili e siano ampiamente disponibili; su richiesta del Parlamento, la Commissione europea si è impegnata a mobilitare 100 milioni di euro per consentire agli Stati membri di acquistare test per il rilascio di certificati di test digitali Covid dell’UE.

Inoltre, al fine di consentire l’interoperabilità, cioè lo scambio dei dati tra i vari paesi, la Commissione ha istituito e gestirà un “gateway” per raccogliere le “chiavi pubbliche” dei certificati. I dati sanitari dei cittadini rimarranno comunque nei rispettivi paesi e non saranno trasmessi e conservati in alcun modo; i certificati saranno verificati offline e, in generale, tutti i dati personali dovranno essere trattati in linea con il regolamento generale sulla protezione dei dati.

Prossime tappe e dichiarazioni

Il testo del regolamento relativo ai Green pass dovrà ora essere formalmente adottato dal Consiglio e pubblicato nella Gazzetta Ufficiale, per l’entrata in vigore e l’applicazione immediata dal 1° luglio 2021.

“Oggi il Parlamento ha dato il via al ripristino della libera circolazione e a uno Schengen pienamente funzionale, mentre continuiamo a combattere questa pandemia” ha dichiarato il relatore e presidente della commissione per le libertà civili, Juan Fernando López Aguilar, dopo l’approvazione da parte del Parlamento europeo.

Diddier Reynders, il Commissario europeo alla giustizia, nel corso della plenaria dell’Europarlamento, ha, invece, ricordato che “il regolamento sottolinea l’importanza di test universali e accessibili per tutti i cittadini, soprattutto per le persone che attraversano le frontiere quotidianamente. E per sostenere questi sforzi la Commissione europea si è impegnata a mobilitare 100 milioni di euro per i test necessari al rilascio del certificato”.  

La Commissione europea approva il PNRR italiano da 191,5 Mld€

EUROPA di

Il 22 giugno 2021 la Commissione europea ha adottato una valutazione positiva del PNRR – Piano nazionale per la ripresa e la resilienza dell’Italia da 191,5 miliardi di euro. La presidente della Commissione Von der Leyen, in visita a Roma, ha consegnato al Presidente del Consiglio Draghi le conclusioni della Commissione europea sul piano di investimenti italiano, annunciando l’approvazione ufficiale in una conferenza stampa congiunta. Il PNRR italiano è stato approvato quasi a pieni voti, ottenendo dieci “A” e una “B”, un punteggio leggermente più basso per i costi del piano. Il piano prevede l’erogazione di 68,9 miliardi di euro di sovvenzioni e 122,6 miliardi di euro di prestiti, essenziali per aiutare l’Italia ad uscire dalla pandemia di Covid-19.

Il PNRR

Il PNRR – Piano nazionale di ripresa e resilienza – è il documento che ogni Stato membro dell’UE ha dovuto preparare per avere accesso ai fondi del Next Generation EU, lo strumento previsto dall’Unione per la ripresa dalle crisi economica, sanitaria e sociale a seguito della pandemia Covid-19. Il PNRR è il documento centrale per ogni Stato membro in quanto, per accedere ai fondi messi a disposizione dall’UE, ogni Stato ha dovuto lavorare su un pacchetto coerente di riforme e investimenti per il periodo 2021-2026, fornendo dettagli circa i progetti e le misure previste.

In Italia, l’iter di scrittura e approvazione del PNRR è stato piuttosto lungo ed ha visto anche un passaggio di consegne tra il governo Conte II e il governo Draghi. Di concerto con il Comitato interministeriale per gli Affari Europei, la task force della Commissione europea e il Parlamento italiano, il governo Draghi ha riscritto e discusso il Piano, fino ad inviarlo, il 30 aprile 2021, alla Commissione europea, per sottoporlo alla sua approvazione.

Il contenuto del PNRR e l’approvazione della Commissione

La Commissione europea, nel valutare e poi approvare il piano nazionale, ha preso in considerazione molteplici criteri stabiliti nel regolamento sul dispositivo per la ripresa e resilienza. In particolare, ha valutato se gli investimenti e le riforme esposti nel piano italiano sostenessero la transizione verde e digitale, se contribuissero a risolvere le criticità individuate e se rafforzassero il potenziale di crescita, la creazione di posti di lavoro e la resilienza economica e sociale italiana.

L’approvazione, dunque, è giunta dopo aver constatato che il piano dell’Italia dedica il 37% della spesa totale a misure di sostegno agli obiettivi climatici; il 25% della dotazione del piano va a favore della transizione digitale in generale, con particolare attenzione alla digitalizzazione della pubblica amministrazione, della sanità, della giustizia e dell’istruzione. In generale, il piano prevede un’ampia gamma di riforme e investimenti nell’ambito delle principali sfide economiche e sociali per l’Italia di oggi: aumentare la sostenibilità delle finanze pubbliche e la resilienza del settore sanitario; rendere più efficaci le politiche attive del mercato del lavoro; ridurre le disparità regionali; accrescere l’efficacia della PA e del sistema giudiziario; migliorare il contesto imprenditoriale ed eliminare gli ostacoli alla concorrenza.

In definitiva, si considera il piano presentato come una risposta completa ed equilibrata alla situazione economica e sociale dell’Italia, con sistemi di controllo adatti a proteggere gli interessi finanziari dell’Unione e prevenire conflitto di interesse, corruzione e frode. Per questo, si ritiene che il piano soddisfi i criteri previsti dalla Commissione, ottenendo dieci A e una B, quasi il massimo dei voti.

Quanto ai prossimi step, i ministri dell’Economia si riuniranno in sede Ecofin il 13 luglio e dovranno approvare i piani presentati dai paesi membri UE, votando a maggioranza qualificata. Dopodiché, si potrà procedere con l’emissione della prima tranche di prefinanziamenti, del valore di circa 25 miliardi di euro per l’Italia.

Von der Leyen e Draghi insieme a Cinecittà

Ursula Von der Leyen e Mario Draghi, rispettivamente la Presidente della Commissione europea e il Presidente del Consiglio dei ministri italiano, si sono incontrati il 22 giugno a Roma, nel simbolico luogo di Cinecittà, in occasione della consegna della pagella del PNRR italiano e, dunque, della sua approvazione.

In tale occasione, i due presidenti hanno tenuto una conferenza stampa congiunta. “È una giornata di orgoglio per il nostro Paese” – questa l’apertura di Mario Draghi – “Abbiamo messo insieme un piano di riforme ambizioso, un piano di investimenti che punta a rendere il nostro paese – l’Italia – un Paese più giusto, più competitivo e più sostenibile nella sua crescita. Lo abbiamo fatto con il sostegno decisivo delle forze politiche, degli enti territoriali e delle parti sociali, a cui va il mio sentito ringraziamento. E con una costante proficua interlocuzione con la commissione, che ringrazio nella persona della Presidente von der Leyen”. Inizia così il lungo discorso del presidente Draghi, entusiasta dei risultati ottenuti. La presidente Von der Leyen, a sua volta, ha replicato: “è un piacere essere a Roma in un momento così speciale per l’Italia e per l’Unione europea. La campagna vaccinale prosegue, così come la corsa degli Azzurri, il paese e l’economia ripartono e tornano i turisti. Sono lieta di poter condividere con voi questo momento”. “Oggi sono qui per annunciare che avete il pieno sostegno della Commissione europea” […] “Mario, questa non è la fine del percorso insieme: è solo l’inizio. Ora comincia la fase attuativa, che richiederà un grande impegno. Voglio solo ribadire che sarò al vostro fianco, che la Commissione sarà al vostro fianco, in ogni tappa di questo ambizioso cammino verso il futuro”. Ha concluso così la Von der Leyen, consegnando la valutazione positiva della Commissione nelle mani del presidente Draghi.

Bielorussia, il dirottamento del volo Ryanair e l’arresto di Roman Protasevich

EST EUROPA/EUROPA di

Domenica 23 maggio, le autorità della Bielorussia hanno dirottato un aereo della compagnia Ryanair impegnato nella rotta Atene – Vilnius costringendolo ad atterrare a Minsk, la capitale della Bielorussia, con lo scopo di arrestare un giornalista di opposizione presente in aereo. La compagnia aerea, dopo la deviazione in Bielorussia, ha affermato di aver ricevuto tale ordine a causa di una “potenziale minaccia per la sicurezza a bordo”. Dopo il controllo, tuttavia, non è emersa alcuna minaccia presente in aereo, se non la presenza del giornalista ventiseienne Roman Protasevich, poi portato via dalle autorità in quanto minaccia per la stabilità governativa. Tale gesto ha provocato la reazione di tutto l’occidente, portando l’Unione europea ad introdurre delle sanzioni contro la Bielorussia, insieme al blocco dei voli sul paese dell’Est Europa.

Cosa è successo domenica 23 maggio

Il volo Ryanair FR4978 è partito domenica 23 maggio da Atene per arrivare a Vilnius: a bordo trasportava 6 membri dell’equipaggio e oltre 130 passeggeri, tra i quali figurava il giornalista d’opposizione al regime di Lukashenko, Roman Protasevich, insieme alla sua fidanzata, Sofia Sapega. Durante il viaggio, l’aereo è stato dirottato all’aeroporto nazionale di Minsk mentre era a circa 80km a sud di Vilnius, ma ancora nello spazio aereo bielorusso. Il volo Ryanair è stato affiancato da un jet MIG-29 bielorusso che lo ha costretto a cambiare rotta, deviando di circa 200 km, e all’atterraggio a Minsk, con la scusa di presunti esplosivi a bordo. Tuttavia, una volta atterrato, le autorità bielorusse hanno smentito quanto detto sugli esplosivi ed hanno arrestato e portato via il giornalista e attivista d’opposizione Roman Protasevich, di 26 anni. La motivazione dell’arresto è la seguente: Roman Protasevich era da tempo inserito nella lista dei ricercati in quanto accusato di “attività terroristiche”; anche la fidanzata è stata messa in detenzione.

L’agenzia di stampa ufficiale bielorussa ha affermato che è stato proprio il presidente bielorusso Lukashenko ad ordinare il reindirizzamento del volo a Minsk con un caccia dell’aeronautica per motivi di “potenziale minaccia alla sicurezza”. Oltre al giornalista e alla sua fidanzata, sono stati costretti all’atterraggio anche altri tre passeggeri, agenti dei servizi segreti di sicurezza bielorussi (KGB). L’aereo è stato autorizzato a ripartire da Minsk dopo sette ore, arrivando a Vilnius con otto ore e mezza di ritardo, dopo i controlli di molti agenti di sicurezza bielorussi su tutti i passeggeri.

Chi è Roman Protasevich

Blogger, attivista e giornalista di opposizione di appena 26 anni: Roman Protasevich è stato arrestato, insieme alla sua fidanzata, in quanto accusato di “attività terroristiche” contro quello che è un vero e proprio regime autoritario. Dopo l’arresto, le autorità bielorusse hanno dichiarato di aver portato Protasevich in un centro di detenzione nella capitale bielorussa, in buone condizioni di salute. Dopodiché, è stato messo in circolazione un video in cui il giornalista afferma di essere trattato “con correttezza” e “secondo la legge”, di star bene e di non avere problemi cardiaci. Inoltre, in questo video, Protasevich afferma di aver commesso crimini punibili fino a 15 anni di detenzione. Molti osservatori, guardando il video, hanno notato in primo luogo i segni sul volto e sul collo, quale risultato di una probabile violenza fisica subita in detenzione; in secondo luogo, sembrerebbe trattarsi di un video recitato ad hoc su richiesta delle autorità bielorusse.

Roman Protasevich è considerato una minaccia per la stabilità del paese in quanto è uno dei fondatori del principale organo di informazione indipendente della Bielorussia, Nexta. Si tratta di un vero e proprio punto di riferimento per la stampa libera e indipendente, ed è diventato centrale in particolar modo dopo le elezioni – e le proteste – di agosto 2020. Attraverso il canale Telegram di Nexta, Roman Protasevich ha contribuito all’organizzazione delle più importanti proteste antigovernative svolte in Bielorussia, tra le principali mai viste contro Lukashenko. Come Protasevich stesso ha detto nel video, i suoi capi d’accusa potrebbero portargli fino a 15 anni di carcere e, se davvero fosse incriminato di terrorismo, si potrebbe anche arrivare alla pena di morte.

Le reazioni in UE

Quanto accaduto il 23 maggio ha scosso l’intera Europa: il volo pubblico dirottato per arrestare un giornalista accusato di minaccia alla stabilità e attività terroristiche ha provocato la reazione immediata dei leader europei e di Bruxelles. L’UE ha deciso di introdurre nuove sanzioni economiche contro la Bielorussia procedendo anche con il blocco dei voli: non è permesso volare sopra la Bielorussia e non è permesso alla compagnia di Stato di utilizzare gli aeroporti europei. Il gesto è stato definito “una pirateria aerea” e i leader dei paesi UE, riuniti in sede di Consiglio europeo il giorno seguente, hanno chiesto la liberazione del giornalista bielorusso e della sua compagna. Inoltre, è stata interpellata anche l’ICAO, Organizzazione internazionale per l’aviazione civile, chiedendo un’indagine approfondita.

La presidente della Commissione europea Von der Leyen ha definito l’accaduto “un attacco alla democrazia, un attacco alla libertà di espressione e un attacco alla sovranità europea”, riscuotendo consensi anche oltre oceano, con l’appoggio di Joe Biden. Anche il presidente Michel si è detto contrario, affermando “Non tolleriamo che si giochi alla roulette russa con la vita dei civili”. Per tutta risposta, il ministero degli Esteri bielorusso ha respinto le critiche europee in quanto prive di fondamento poiché, dal suo punto di vista, l’aviazione bielorussa avrebbe agito “in pieno rispetto delle regole internazionali”.

I già delicati rapporti tra l’UE e la Bielorussia potrebbero essersi definitivamente compromessi dopo quest’ultimo attacco alla democrazia e alla libertà, non rendendo affatto semplice un riavvicinamento politico e rendendo la situazione, ancora una volta, del tutto aperta.

Stop alla plastica monouso: gli orientamenti della Commissione europea

EUROPA di

Entro il 3 luglio gli Stati membri dell’Unione europea dovranno garantire che determinati prodotti di plastica monouso non siano più immessi sul mercato dell’UE: a stabilirlo è una direttiva europea che i 27 Stati membri dovranno recepire nei rispettivi ordinamenti nazionali, affinché entri in vigore per la data concordata. Al fine di facilitare un’applicazione corretta e standardizzata delle nuove norme atte a ridurre i rifiuti marini derivanti dalla plastica monouso e dagli attrezzi da pesca, il 31 maggio la Commissione europea ha fornito degli orientamenti che riportano alcune indicazioni fondamentali per il recepimento. L’obiettivo è promuovere la transizione a favore di un’economia circolare basata su modelli, prodotti e materiali innovativi e sostenibili, nel perseguimento degli obiettivi del Green Deal europeo. Non sono mancate, tuttavia, le polemiche delle parti interessate.

Contesto

Oltre l’80% dei rifiuti marini è costituito da plastica. Quest’ultima si accumula nei mari, negli oceani e sulle spiagge nell’UE e nel mondo, ponendo un grave rischio per la vita marina e la salute umana nonché per le attività economiche. L’accumulo della plastica danneggia, invero, attività come il turismo, la pesca e la navigazione e crea costi di pulizia e smaltimento.

Nell’ambito del Green Deal europeo, l’UE è impegnata nella promozione di un’economia circolare e di un uso sostenibile della plastica, a favore del riuso e del riciclo, riducendo drasticamente la creazione di rifiuti o inquinamento.

In tale contesto è stata emanata la Direttiva UE 2019/904, provvedimento che per la prima volta vieta la vendita di cotton-fioc, posate, piatti, cannucce, palette, bastoncini per palloncini realizzati in plastica, nonché alcuni contenitori alimentari in polistirolo espanso. I 27 Stati membri hanno l’onere di recepire tale direttiva nei rispettivi ordinamenti nazionali entro il prossimo 3 luglio, pertanto, la Commissione europea, al fine di facilitare un’applicazione corretta e standardizzata delle nuove norme, ha pubblicato alcune linee guida che riportano le indicazioni fondamentali per il recepimento.

Contenuto degli orientamenti

Nel dettaglio, gli orientamenti forniti dalla Commissione europea, maturati attraverso ampie consultazioni con gli Stati membri e le parti interessate, specificano definizioni e termini chiave per garantire un’attuazione coerente in tutta l’Unione.

In particolare, rileva che, ai sensi della direttiva, la definizione di plastica comprende tutti quei materiali costituiti da un polimero a cui possono essere stati aggiunti additivi o altre sostanze, e che possono fungere da componente strutturale principale dei prodotti finali, ad eccezione dei polimeri naturali che non sono stati modificati chimicamente. 

Anche i polimeri plastici biodegradabili e/o a base biologica sono considerati plastica ai sensi della direttiva: attualmente, infatti, non sono disponibili standard tecnici ampiamente condivisi per certificare che uno specifico prodotto sia correttamente biodegradabile nell’ambiente marino in un breve lasso di tempo e senza causare danni all’ambiente.

Per altri prodotti in plastica monouso, come attrezzi da pesca e salviettine umidificate, l’Unione europea ha fissato ulteriori misure di limitazione o riduzione del loro uso attraverso requisiti di etichettatura, schemi di responsabilità estesa del produttore (“principio chi inquina paga”), campagne e standard di progettazione. Nel dettaglio, l’etichettatura di determinati beni dovrà seguire le regole stabilite dal regolamento del 17 dicembre 2020, relativo alle specifiche armonizzate di marcatura sui prodotti di plastica monouso.

Dichiarazioni e proteste in Italia

In occasione della pubblicazione degli orientamenti da parte della Commissione europea, il vicepresidente esecutivo per il Green Deal europeo, Frans Timmermans, ha ribadito che “la riduzione della plastica monouso aiuta a proteggere la salute delle persone e del pianeta. Le norme UE rappresentano una pietra miliare nell’affrontare il problema dei rifiuti marini. Stimolano anche la nascita di modelli di business sostenibili e ci avvicina a un’economia circolare in cui il riutilizzo precede l’usa e getta”.

In Italia non sono mancate le proteste da parte dei rappresentati dei settori industriale e agroalimentare che non condividono il provvedimento adottato dalla Commissione europea. Carlo Bonomi, Presidente di Confindustria, ha dichiarato: “Auspico che il commissario Gentiloni voglia intervenire perché il testo, nella forma attuale, è fortemente pregiudizievole per l’interesse dell’industria italiana”. “Riteniamo fortemente sbagliata l’impostazione sulle bioplastiche compostabili delle linee guida emanate nei giorni scorsi dalla Commissione europea, che invece farebbe bene a seguire il modello italiano, che ha permesso di ridurre i sacchetti per l’asporto merci di quasi il 60% dopo il bando entrato in vigore circa 10 anni fa”. Così Stefano Ciafani, presidente di Legambiente.

Lo stesso Ministro per la Transizione ecologica, Roberto Cingolani, ha affermato che si tratta di “una direttiva assurda, per la quale va bene solo la plastica che si ricicla. Questo a noi non può andar bene” aggiungendo che “l’Europa ha dato una definizione di plastica stranissima”.

Europe Day 2021, al via la Conferenza sul futuro dell’Europa

EUROPA di

Il 9 maggio, Europe Day, il Parlamento europeo di Strasburgo ha ospitato l’evento di inaugurazione della Conferenza sul futuro dell’Europa. Si tratta di un’occasione di consultazione importante in quanto coinvolge i cittadini, i rappresentanti eletti e le organizzazioni della società, ed ha come obiettivo ripensare e riformare l’Unione europea a seguito delle difficoltà degli ultimi anni. La crisi economica, finanziaria e dei migranti prima, la Brexit poi ed infine il Covid-19 con tutto ciò che ne consegue: l’UE ha bisogno di concentrarsi sulla propria ripresa e resilienza, e intende farlo con il supporto di quanti vivono l’Unione europea. La Conferenza è uno spazio pubblico di dibattito per i cittadini europei che prevede diversi eventi, fisici e online, su una piattaforma digitale, multilingue e interattiva. Prevista inizialmente per il 2020, ha avuto inizio un anno dopo a causa del Covid-19 ma anche per la difficoltà di organizzazione dal punto di vista della governance istituzionale.

L’avvio dei lavori

L’istituzione della Conferenza sul futuro dell’Europa è stata proposta nel marzo 2019 dal Presidente francese Emmanuel Macron, nell’ambito del suo contributo “Per un Rinascimento europeo”. L’idea è stata molto apprezzata dalle istituzioni dell’UE e, una volta eletta Presidente della Commissione europea, Ursula Von der Leyen ha formalmente avanzato tale proposta all’inizio del suo mandato, con l’obiettivo di promuovere un ruolo attivo e determinante dei cittadini europei nella costruzione del futuro dell’UE.

Nel luglio 2019, con l’inizio della pianificazione, la Conferenza era stata pensata per svolgersi nel 2020, con una durata di due anni e con il coinvolgimento di cittadini, società civile e istituzioni europee. Seppur proposta formalmente dalla Commissione europea, infatti, il Parlamento europeo ha subito approvato tale progetto, considerando fondamentale la discussione di temi quali i valori europei, diritti e libertà fondamentali, aspetti democratici e istituzionali dell’integrazione europea, sfide ambientali e crisi climatiche, giustizia sociale e uguaglianza, e così via. Lo scoppio della pandemia da Covid-19 ha ritardato l’inizio della Conferenza, senza però alterarne il contenuto, se non per quanto concerne l’aumento dell’importanza dei temi quali ripresa e resilienza.

L’Europe Day

Il 9 maggio 1950 Robert Schuman fece un’importante Dichiarazione che portò all’istituzione della Comunità europea del carbone e dell’acciaio, il primo passo verso l’Unione europea che conosciamo oggi. Il 9 maggio 2021, nella giornata dedicata all’Europa e con un anno di ritardo, ha preso il via la Conferenza sul futuro dell’Europa. In parte riuniti a Strasburgo, in parte connessi da ogni punto d’Europa, i partecipanti hanno preso parte alla celebrazione dell’Europe Day, tenutasi in forma ibrida, e al lancio della Conferenza. Il Presidente francese Macron ha aperto l’evento con un discorso di benvenuto, i Presidenti delle istituzioni europee Von der Leyen, Sassoli, Michel e Costa hanno tenuto dei discorsi sulla loro visione dell’Europa, i ministri degli affari europei e i deputati nazionali ed europei hanno partecipato a distanza ed i copresidenti del Comitato esecutivo hanno risposto alle domande poste dai cittadini europei. Sono stati proprio i cittadini ad essere al centro dell’evento: in parte erano fisicamente presenti, nei limiti della situazione attuale e nel rispetto delle norme sanitarie, con tanto di partecipazione da parte degli studenti erasmus; più di 500 cittadini, tuttavia, hanno partecipato a distanza vista la situazione da Covid-19.

Come funziona la Conferenza

Non senza dibattiti tra le istituzioni e difficoltà decisionali, la gestione della Conferenza sul futuro dell’Europa è stata affidata ad un comitato esecutivo formato da 9 membri rappresentanti delle istituzioni coinvolte, con anche 4 membri osservatori. Anche la durata della Conferenza è stata oggetto di dibattiti: la chiusura dei lavori è prevista per la primavera del 2022, con la presidenza di turno francese del Consiglio; tuttavia, per il Parlamento europeo si tratta di un tempo insufficiente, preferendo la chiusura nel 2024.

Per organizzare la Conferenza, il Comitato esecutivo ha dato il via ai suoi lavori il 24 marzo 2021 e, fino al 9 maggio, si è lavorato sul regolamento della Conferenza, il metodo di lavoro, la Carta dei principi e dei valori della Conferenza e la piattaforma digitale multilingue. Tale piattaforma, inaugurata il 19 aprile, è considerata “il perno centrale” dell’esercizio democratico che rappresenta la Conferenza, in quanto consente ai cittadini di assumere un ruolo guida nei dibattiti centrali per l’UE. In particolare, la piattaforma raccoglie tutti i contributi dei cittadini, online e raccolti agli eventi, massimizzando la loro partecipazione, stimolando il dibattito e garantendo accessibilità e trasparenza della Conferenza, in quanto prevede 24 lingue ed accesso libero. Per questo, servirà per permettere a tutti di rimanere informati sulle iniziative della Conferenza, condividere idee e partecipare attivamente. Tuttavia, i partecipanti dovranno rispettare la Carta della Conferenza sul futuro dell’Europa e garantire la riuscita di un dibattito rispettoso dei valori e dei diritti europei.

Le prossime tappe

Il Comitato esecutivo, dopo aver organizzato l’apertura della Conferenza, ha il compito di gestire anche gli eventi futuri. In primo luogo, dovrà essere fissata la data della prima riunione plenaria della Conferenza. Dopodiché, l’attività principale sarà la preparazione degli incontri tra i cittadini, la gestione degli eventi sulla Piattaforma digitale e la promozione della stessa. L’obiettivo è dunque dare quanto più spazio possibile ai giovani nel dibattito pubblico sul futuro europeo, in quanto saranno loro ad essere i protagonisti del domani.

Azzerare l’inquinamento atmosferico, idrico e del suolo: il piano d’azione dell’UE

EUROPA di

Nonostante i significativi progressi compiuti dall’Unione europea negli ultimi decenni, l’inquinamento ha ancora un forte impatto sulla salute e sull’ambiente. Nell’ambito delle azioni messe in atto per ridurre tale impatto, il 12 maggio la Commissione europea ha adottato il piano d’azione “Azzerare l’inquinamento atmosferico, idrico e del suolo”. Perseguendo uno dei principali obiettivi del Green Deal europeo, il piano definisce una visione integrata per il 2050: un mondo in cui l’inquinamento è ridotto a livelli che non siano più dannosi per la salute umana e gli ecosistemi naturali. A tal fine la Commissione europea prevede la combinazione di tutte le pertinenti politiche dell’UE volte a contrastare e prevenire l’inquinamento, con particolare attenzione alle modalità offerte dalle soluzioni digitali per fronteggiare tale fenomeno.

Contesto

L’inquinamento è la principale causa ambientale alla base di molteplici malattie mentali e fisiche nonché di decessi prematuri, soprattutto tra le persone che vivono in zone più svantaggiate o in aree in cui il flusso del traffico risulta essere molto elevato. Inoltre, l’inquinamento è una delle principali cause della perdita di biodiversità, riducendo la capacità degli ecosistemi di fornire servizi come la decontaminazione dell’aria e dell’acqua.

L’Unione europea ha già stabilito numerosi obiettivi in materia di inquinamento: la normativa vigente prevede, invero, disposizioni per la qualità ambientale e molti atti legislativi mirano a contrastare le fonti di tale fenomeno. Inoltre, nell’ambito della Strategia per la biodiversità nonché della Strategia “Dal produttore al consumatore”, la Commissione europea ha annunciato alcuni importanti obiettivi generali volti alla riduzione della perdita di nutrienti e dei pesticidi.

Tuttavia, poiché il fenomeno dell’inquinamento incide ancora in misura rilevante, è fondamentale predisporre un’azione di miglioramento delle modalità in cui vengono implementate ed applicate le leggi già in vigore a livello europeo.

Il piano d’azione

In tale contesto ed a fronte di tali esigenze a livello europeo nonché mondiale, il 12 maggio, la Commissione europea ha adottato il piano d’azione dell’UE “Azzerare l’inquinamento atmosferico, idrico e del suolo” per il periodo 2021-20124: per orientare l’UE verso l’obiettivo 2050, ovvero un pianeta sano per persone in buona salute, il piano d’azione stabilisce obiettivi chiave per il 2030 miranti a ridurre l’inquinamento alla fonte, rispetto alla situazione attuale.

Nel dettaglio, il piano, delineando una serie di iniziative e di azioni faro, prevede di migliorare: la qualità dell’aria, in modo da ridurre del 55 % il numero di morti premature causate dall’inquinamento atmosferico; la qualità dell’acqua, riducendo del 50% i rifiuti di plastica in mare e del 30% le microplastiche rilasciate nell’ambiente; la qualità del suolo, riducendo del 50 % le perdite di nutrienti e l’uso di pesticidi chimici. Inoltre, esso mira a ridurre: del 25 % gli ecosistemi dell’UE in cui l’inquinamento atmosferico minaccia la biodiversità; del 30 % la percentuale di persone che soffrono di disturbi cronici dovuti al rumore dei trasporti; in modo significativo la produzione di rifiuti e del 50 % i rifiuti urbani residui.

Insieme alla Strategia sulle sostanze chimiche per la sostenibilità, adottata lo scorso anno, il piano presentato dalla Commissione europea traduce in azione l’obiettivo dell’UE di azzerare l’inquinamento per un ambiente privo di sostanze tossiche, nel perseguimento degli obiettivi dell’UE in materia di neutralità climatica, salute, biodiversità ed efficienza delle risorse.

Il tema sarà al centro della Settimana verde dell’UE di quest’anno, il principale evento annuale sulla politica ambientale, che si terrà tra il primo e il quattro giugno e consentirà ai cittadini di tutta l’UE di discutere il tema dalle sue molteplici angolazioni.

Dichiarazioni

Il Vicepresidente della Commissione europea, responsabile per il Green Deal europeo, Frans Timmermans, ha commentato l’adozione del piano affermando “Il Green Deal mira a costruire un pianeta sano per tutti. Per offrire ai cittadini e al pianeta un ambiente privo di sostanze tossiche, dobbiamo agire subito. Questo piano guiderà il nostro lavoro verso la realizzazione dell’obiettivo stabilito”. Timmermans ha poi sottolineato che “le nuove tecnologie verdi già esistenti possono contribuire a ridurre l’inquinamento e offrire nuove opportunità commerciali”.

Virginijus Sinkevičius, Commissario europeo responsabile per l’Ambiente, gli oceani e la pesca, ha, invece, dichiarato: “Le ragioni per cui l’UE dovrebbe guidare la lotta globale contro l’inquinamento sono oggi più forti che mai. Con il piano d’azione sull’inquinamento zero creeremo un ambiente in cui i cittadini europei potranno vivere in modo sano, contribuiremo a una ripresa resiliente e promuoveremo la transizione verso un’economia pulita, circolare e climaticamente neutra”.

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Francesca Scalpelli
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