GEOPOLITICA DEL MONDO MODERNO

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AMERICHE - page 5

Disgelo Usa – Cuba, cade l’ultimo muro della guerra fredda

AMERICHE di

Un annuncio epocale che spezza decenni di embargo verso l’isola dei caraibi durato ancora dopo la caduta del muro di Berlino e la fine della guerra fredda.

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Uno degli sviluppi attesi è l’incremento del flusso turistico dagli USA verso le coste cubane con un incremento deciso  dei volumi che fino ad oggi si sono attestati intorno ai due milioni di presenze all’anno.

L’annuncio di Barack Obama non prevede specificatamente la liberalizzazione dei viaggi turistici ma avendo citato tra i capitoli interessati le autorizzazioni per familiari, ricercatori, giornalisti, attori, progetti umanitari, sportivi ci si aspetta sicuramente un via libera anche per i vacanzieri.

Resta comunque difficile fare impresa a Cuba che soffre ancora di una lentezza burocratica importante e un pacchetto di regolamenti insidiosi che fanno desistere gli investitori stranieri.

Qualcosa comunque cambia e lo si può vedere dagli ultimi provvedimenti del governo cubano tra cui La Ley de inversion extranjera, che  offre benefici fiscali agli investitori esteri e riduce gli ostacoli all’importazione di macchinari per l’industria.

 

Alessandro Conte

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La “linea promessa” della politica estera russa ed il nuovo hub finanziario targato BRICS. Certe mode non passano mai.

AMERICHE/Asia/ECONOMIA/Energia di

Dal viaggio in America Latina al nuovo accordo dei Brics: la Russia tra una più consolidata politica estera e la creazione di un nuovo hub finanziario.

Il vecchio mondo bipolare sembra aver voltato pagina ma lo strascico di rivalità è tutt’altro che passato di moda: solo si sono modificate le modalità di confronto. Il viaggio di Putin effettuato in America Latina aveva come obiettivo nuove e più proficue relazioni politico commerciali con i Paesi oggetto di visita. Il messaggio ufficiale era quello di stabilire una linea promessa di alleanze. Quello indiretto poteva leggersi in due maniere: da un lato Putin arrivava oltreoceano per andare a stringere le mani ai vicini di casa degli statunitensi; dall’altro si trattava di un invito di più larga portata, per stimolare altri possibili partner ad entrare in un nuovo e diverso sistema di coalizioni politiche ed economiche tese a creare un sistema alternativo di preferenze e scambi commerciali.

Siamo onesti: il problema ucraino è qualcosa di politicamente molto fastidioso e la portata di questa nuova crisi a cavallo tra Russia e Stati Uniti è ampia ed ha influenze in molti settori. La Russia, così come tutti gli altri attori coinvolti loro malgrado deve prenderne atto. Questo rallentamento che Putin ha subito ad occidente ha però i suoi risvolti dall’altra parte del mondo: la visita presso numerosi Paesi latinoamericani; il ritorno di un presidente Russo in Nicaragua; il taglio di una  fetta enorme del debito cubano (debito che con l’attuale trend Cuba non sarebbe comunque stata in grado di saldare) con la prospettiva di rinsaldare la vecchia alleanza; nuove intese con il governo argentino sul fronte dei prestiti e degli investimenti anche e soprattutto sul nucleare; una tappa brasiliana che ha rivelato possibili accordi futuri nel settore militare, della collaborazione per lo sfruttamento del petrolio e, cosa più importante un positivo atteggiamento di fiducia nell’inaugurazione di proficui rapporti con il Cremlino. Insomma, la nazionale russa non avrà giocato la finale dei mondiali di calcio ma il suo presidente è tornato a casa soddisfatto della sua trasferta. Soddisfatto poi di un’ulteriore ma altrettanto significativo appoggio politico. Si perchè la sua visita ha raccolto consenso, da parte di alcuni dei probabili futuri partner di questa ritrovata alleanza russa, per quanto riguarda la questione ucraina. In breve, Putin offre aiuto economico a nazioni che geograficamente o economicamente (vedi l’Argentina) sono stretti nell’abbraccio di un ingombrante vicino (gli Stati Uniti) che a torto o a ragione li considera suoi condomini, con tutto quello che ne consegue. In cambio (e questo è solo uno dei successi attualmente riscontrabili), alcuni di questi Paesi considerano l’opzione di appoggiare politicamente il presidente russo in quello che si prospetta un lungo autunno.

Ed è proprio nel cortile di casa degli Stati Uniti che Putin ha segnato un importante punto. A Fortaleza la sfida è stata delle più importanti: l’ufficializzazione della creazione di un fondo monetario alternativo (CRA, Accordo di Riserva Contingente) e di una nuova banca di sviluppo. L’obiettivo è scalzare l’egemonia del dollaro e promuovere progetti nel continente africano, dando allo stesso tempo un’alternativa alla Banca Mondiale ed al Fondo Monetario Internazionale e sviluppando i propri settori produttivi interni, che diverrebbero meno esposti alle turbolenze finanziarie internazionali. Data la proporzione rilevante della popolazione dei BRICS sul totale mondiale e del PIL realizzato dallo stesso gruppo sul totale del Prodotto mondale, la nuova forza di questo accordo sta non solo nella sottrazione di spazio geografico agli ormai già stabiliti hubs economici e finanziari “occidentali”, che si vedrebbero mancare di importanti mercati e spazi di espansione economica, ma alla preparazione di un nuovo blocco di alleanze che assumerà con ogni probabilità il ruolo di frangiflutti e di strategica alleanza al tempo stesso.

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Francesco Danzi
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