GEOPOLITICA DEL MONDO MODERNO

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AMERICHE - page 5

Dossier Cia, le giustificazioni di Brennan e Cheney sulle torture ai detenuti sospettati di terrorismo

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Il report del Senate Intelligence Committee ha reso pubbliche pratiche come il waterboarding, abusi sessuali e molte altre tecniche di interrogatorio adottate nei confronti dei prigionieri nel corso degli anni 2000. E George W. Bush e il governo britannico non appaiono esenti da colpe

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“Le nostre analisi indicano che il programma di detenzione e di interrogatori ha prodotto un utile lavoro di intelligence grazie al quale gli Stati Uniti sono riusciti a contrastare gli attacchi terroristici, a catturare i responsabili e a salvare le vite”. Questo il discorso di John O. Brennan, Capo della Cia, rilasciato a seguito della pubblicazione del dossier sulle torture redatto dal Senate Intelligence Committee degli Stati Uniti i primi di dicembre.

Il dossier, 524 pagine, ha destato clamore presso la comunità internazionale mentre l’opinione degli americani rimane divisa. Quello che appare palese dagli atti è l’inutilità delle pratiche di tortura esercitate per estorcere le confessioni ai prigionieri. Non solo i funzionari della Cia, ma anche gli psicologi sono coinvolti nell’utilizzo di metodi come il waterboarding fino al 2009. Lo scopo era uno solo: assoggettare mentalmente e rendere schiavo il sospettato terrorista in modo da estorcergli la confessione. Tra questi, John Mitchell e Bruce Jessen, psicologi militari, hanno collaborato con l’organizzazione di intelligence a stelle e strisce per sette anni e hanno percepito uno stipendio totale di 80 milioni di dollari. Secondo quanto dice il report, i due medici si sono rifatti agli esperimenti mentali studiati nel corso degli anni ’60.

waterboarding, calci e pugni allo stomaco, uomini costretti a rimanere svegli per giorni, abusi sessuali: questi sono alcune delle torture perpetuate dai militari americani nei confronti dei sospetti terroristi reclusi. Nel corso della trasmissione televisiva “Meet the Press”, in onda sulla Nbc, l’ex vicepresidente degli Stati Uniti (2000-2009) Dick Cheney ha difeso il suo operato dicendo di non provare “alcun rimorso perchè la tortura per me…è un cittadino americano che telefona per l’ultima volta alle sue quattro figlie prima di morire nel corso dell’attacco al World Trade Center nel 2001. In più, George W. Bush era a conoscenza di tutto ciò perchè approvò personalmente queste tecniche di interrogatorio”, ha poi aggiunto.

Non solo gli Stati Uniti sono coinvolti in questa spinosa vicenda. Pure il governo britannico è stato messo sotto accusa dalla stampa del proprio Paese poichè le amministrazioni Blair e Brown erano a conoscenza, con molta probabilità, di quanto scritto oggi nel dossier. Come riportato da The Guardian, infatti, dal 2009 alcuni funzionari dell’esecutivo di Sua Maestà hanno incontrato alcuni membri del Senate Intelligence Committee degli Stati Uniti.

Giacomo Pratali

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Disgelo Usa – Cuba, cade l’ultimo muro della guerra fredda

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Un annuncio epocale che spezza decenni di embargo verso l’isola dei caraibi durato ancora dopo la caduta del muro di Berlino e la fine della guerra fredda.

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Uno degli sviluppi attesi è l’incremento del flusso turistico dagli USA verso le coste cubane con un incremento deciso  dei volumi che fino ad oggi si sono attestati intorno ai due milioni di presenze all’anno.

L’annuncio di Barack Obama non prevede specificatamente la liberalizzazione dei viaggi turistici ma avendo citato tra i capitoli interessati le autorizzazioni per familiari, ricercatori, giornalisti, attori, progetti umanitari, sportivi ci si aspetta sicuramente un via libera anche per i vacanzieri.

Resta comunque difficile fare impresa a Cuba che soffre ancora di una lentezza burocratica importante e un pacchetto di regolamenti insidiosi che fanno desistere gli investitori stranieri.

Qualcosa comunque cambia e lo si può vedere dagli ultimi provvedimenti del governo cubano tra cui La Ley de inversion extranjera, che  offre benefici fiscali agli investitori esteri e riduce gli ostacoli all’importazione di macchinari per l’industria.

 

Alessandro Conte

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La “linea promessa” della politica estera russa ed il nuovo hub finanziario targato BRICS. Certe mode non passano mai.

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Dal viaggio in America Latina al nuovo accordo dei Brics: la Russia tra una più consolidata politica estera e la creazione di un nuovo hub finanziario.

Il vecchio mondo bipolare sembra aver voltato pagina ma lo strascico di rivalità è tutt’altro che passato di moda: solo si sono modificate le modalità di confronto. Il viaggio di Putin effettuato in America Latina aveva come obiettivo nuove e più proficue relazioni politico commerciali con i Paesi oggetto di visita. Il messaggio ufficiale era quello di stabilire una linea promessa di alleanze. Quello indiretto poteva leggersi in due maniere: da un lato Putin arrivava oltreoceano per andare a stringere le mani ai vicini di casa degli statunitensi; dall’altro si trattava di un invito di più larga portata, per stimolare altri possibili partner ad entrare in un nuovo e diverso sistema di coalizioni politiche ed economiche tese a creare un sistema alternativo di preferenze e scambi commerciali.

Siamo onesti: il problema ucraino è qualcosa di politicamente molto fastidioso e la portata di questa nuova crisi a cavallo tra Russia e Stati Uniti è ampia ed ha influenze in molti settori. La Russia, così come tutti gli altri attori coinvolti loro malgrado deve prenderne atto. Questo rallentamento che Putin ha subito ad occidente ha però i suoi risvolti dall’altra parte del mondo: la visita presso numerosi Paesi latinoamericani; il ritorno di un presidente Russo in Nicaragua; il taglio di una  fetta enorme del debito cubano (debito che con l’attuale trend Cuba non sarebbe comunque stata in grado di saldare) con la prospettiva di rinsaldare la vecchia alleanza; nuove intese con il governo argentino sul fronte dei prestiti e degli investimenti anche e soprattutto sul nucleare; una tappa brasiliana che ha rivelato possibili accordi futuri nel settore militare, della collaborazione per lo sfruttamento del petrolio e, cosa più importante un positivo atteggiamento di fiducia nell’inaugurazione di proficui rapporti con il Cremlino. Insomma, la nazionale russa non avrà giocato la finale dei mondiali di calcio ma il suo presidente è tornato a casa soddisfatto della sua trasferta. Soddisfatto poi di un’ulteriore ma altrettanto significativo appoggio politico. Si perchè la sua visita ha raccolto consenso, da parte di alcuni dei probabili futuri partner di questa ritrovata alleanza russa, per quanto riguarda la questione ucraina. In breve, Putin offre aiuto economico a nazioni che geograficamente o economicamente (vedi l’Argentina) sono stretti nell’abbraccio di un ingombrante vicino (gli Stati Uniti) che a torto o a ragione li considera suoi condomini, con tutto quello che ne consegue. In cambio (e questo è solo uno dei successi attualmente riscontrabili), alcuni di questi Paesi considerano l’opzione di appoggiare politicamente il presidente russo in quello che si prospetta un lungo autunno.

Ed è proprio nel cortile di casa degli Stati Uniti che Putin ha segnato un importante punto. A Fortaleza la sfida è stata delle più importanti: l’ufficializzazione della creazione di un fondo monetario alternativo (CRA, Accordo di Riserva Contingente) e di una nuova banca di sviluppo. L’obiettivo è scalzare l’egemonia del dollaro e promuovere progetti nel continente africano, dando allo stesso tempo un’alternativa alla Banca Mondiale ed al Fondo Monetario Internazionale e sviluppando i propri settori produttivi interni, che diverrebbero meno esposti alle turbolenze finanziarie internazionali. Data la proporzione rilevante della popolazione dei BRICS sul totale mondiale e del PIL realizzato dallo stesso gruppo sul totale del Prodotto mondale, la nuova forza di questo accordo sta non solo nella sottrazione di spazio geografico agli ormai già stabiliti hubs economici e finanziari “occidentali”, che si vedrebbero mancare di importanti mercati e spazi di espansione economica, ma alla preparazione di un nuovo blocco di alleanze che assumerà con ogni probabilità il ruolo di frangiflutti e di strategica alleanza al tempo stesso.

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Francesco Danzi
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