GEOPOLITICA DEL MONDO MODERNO

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AMERICHE - page 2

Perù e siti archeologici, continua l’isolamento

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Machu Picchu deve aspettare per riavere i suoi turisti. Tra gennaio e maggio 2020, l’OMT (Organizzazione Mondiale del Turismo) ha registrato un abbassamento del 56 % di turisti nel mondo rispetto ai dati del 2019 calcolati per gli stessi mesi, sarebbe a dire circa 300 milioni di turisti internazionali in meno. A risentirne sono stati soprattutto i paesi che di turismo vivono tra cui sicuramente si colloca il Perù, e in particolar modo la fortezza di Machu Picchu. Continue reading “Perù e siti archeologici, continua l’isolamento” »

Stati Uniti, nuovo record di contagi

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Riprendono a salire le morti per Covid-19 negli USA; ogni giorno gli Stati, soprattutto quelli del Sud e della West Coast, registrano nuovi record di decessi. Si è interrotta quindi la recente tendenza per cui nonostante i contagi continuassero ad aumentare le morti rimanevano stabili, evidenziando tutti i limiti e le contraddizioni della politica del Presidente Trump, dalla comunità scientifica ritenuta insufficiente. La comunità nazionale già dalla scorsa settimana aveva previsto in un breve periodo l’aumento dei decessi, tra le voci di questo coro Catherine Troisi, epidemiologa della UTHealth School di Houston, aveva dichiarato ai media statunitensi che “anche se si potessero isolare i contagiati in una sola stanza, assisteremo ugualmente a un aumento dei decessi”.

Difatti ieri è arrivata puntuale la conferma; nuovo record di casi totali, oltre i 76.000, e nuovo picco di contagi anche in Texas, con quasi 15.000 nuovi casi di contagio.I decessi in questa settimana hanno toccato una media di 900 casi, un aumento allarmante rispetto alla media di 500 morti giornaliere che si è registrata verso fine giugno. Ad oggi più di 136.000 cittadini statunitensi sono deceduti a causa del virus, di cui una larga parte durante i primi mesi quando la media di decessi si attestava sui 2.000 casi giornalieri a livello nazionale, con epicentri nelle grandi metropoli americane come New York. Continue reading “Stati Uniti, nuovo record di contagi” »

Il Coronavirus in America Latina: in Brasile il virus dilaga, a Cuba la pandemia è (quasi) un ricordo.

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In Sudamerica il Covid-19 si è innestato su sistemi sanitari già fragili e profonde disuguaglianze sociali. Con qualche eccezione. Con lAsia e lEuropa che sembrano essere in via di faticosa e lenta guarigione, la corsa per linfausto primato mondiale nella terribile classifica dei contagi e delle morti per Covid si riduce ormai ad un macabro testa a testa tra Nord America e America Latina. Continue reading “Il Coronavirus in America Latina: in Brasile il virus dilaga, a Cuba la pandemia è (quasi) un ricordo.” »

Gli Italoamericani si uniscono in difesa di Colombo

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Le cinque maggiori organizzazioni di italoamericani uniscono le forze per difendere la memoria di Cristoforo Colombo. L’Ordine dei Figli d’Italia in America (www.osia.org), insieme alle altre importanti organizzazioni a supporto degli americani di discendenza Italia, la Columbus Citizens Foundation, l’ISDA, la NIAF ed UNICO National, hanno unito le forze per un’operazione senza precedenti finanziando la costituzione della National Columbus Education Foundation

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La “propulsione al plasma”: la sfida tra Wuhan e Boston sulla costruzione di aerei a zero emissioni.

Sin dal primo volo aereo più di 100 anni fa, gli aeroplani sono stati azionati utilizzando superfici mobili come eliche e turbine. La maggior parte è stata alimentata dalla combustione di combustibili fossili. L’Electroaerodynamics, in cui le forze elettriche accelerano gli ioni in un fluido, viene proposta come metodo alternativo di propulsione di aeroplani — senza parti in movimento, quasi silenziosamente e senza emissioni di combustione. Tuttavia, nessun aereo con un tale sistema di propulsione a stato solido, è riuscito a spiccare il volo. La rivista Nature nel suo studio “Flight of an aeroplane with solid-state propulsion” dimostra come un sistema di propulsione a stato solido può sostenere il volo a motore, progettando e pilotando un aereo più pesante dell’aria a propulsione elettro-aerodinamica.

Leggi la pubblicazione originale sulla rivista scientifica Nature: Flight of an aeroplane with solid-state propulsion.

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Bolivia, politica e Coronavirus

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La tensione nella politica boliviana non sembra volersi arrestare dallo scorso novembre, mese della crisi politica provocata dai brogli elettorali di Evo Morales, presidente in carica dal 2006 ed in cerca di un quarto mandato alle elezioni generali, che è riuscito ad ottenere solo a seguito di irregolarità. Ciò ha portato, dopo scontri e proteste per un totale di 715 feriti e 32 morti, alle dimissioni e all’esilio politico del presidente e alla nomina di un governo ad Interim presieduto da Jeanine Añez. Continue reading “Bolivia, politica e Coronavirus” »

I vestiti nuovi di Bolsonaro

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Chi non ricorda il celebre racconto di un re, la cui assoluta certezza delle sue convinzioni scade nella follia quando si presenta nudo davanti ai sudditi sicuro di avere il più bell’abito? E come dimenticare lo stuolo di gente pronta ad assecondarlo in tutto e per tutto, temendo di essere loro nel torto? Tutto ciò sta accadendo attualmente in Brasile, ma al posto dei semplici vestiti con al massimo un po’ di vergogna come conseguenza, in una situazione Kafkiana, il presidente Bolsonaro mette a rischio la vita dei cittadini, non prendendo misure rigide per contrastare il virus, dichiarando che il problema non sussiste, ed annunciando, con tono beffardo e sardonico, che avrebbe organizzato un barbecue da trenta persone per quanto lui era tranquillo. La dichiarazione risale all’8 maggio, quando al momento erano 145 mila i contagiati e diecimila i morti. Ora sono 14 mila le vittime e e 220 mila i casi. Continue reading “I vestiti nuovi di Bolsonaro” »

La tegola venezuelana di Trump

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La crisi presidenziale avvenuta con la nomina da parte dell’Assemblea Nazionale, ovvero il parlamento venezuelano, di Juan Guaidò come presidente ad interim al posto di Maduro, considerato illegittimo, non si è arrestata neanche in un periodo di pandemia mondiale.

Domenica due maggio infatti, secondo quanto riportato sia dalla BBC che dal Washington Post, oltre che dallo stesso governo venezuelano, è stata intercettato un gruppo di uomini armati, sbarcato in segreto a Macuto. La missione, denominata “Operazione Gedéon” , proprio come quella lanciata da Maduro nel 2018 e conclusasi con l’uccisione di uno dei capi dell’opposizione, nota come il massacro di El Junquito, aveva l’obbiettivo di catturare e di portare in America il presidente venezuelano, ed era stata progettata da Jordan Gaudreau, ex Berretto verde, ora a capo dell’associazione di sicurezza Silvercop, che ne ha spiegato i dettagli al momento del suo fallimento.

Il presidente Maduro e il ministro della giustizia e degli interni l’hanno definita un’operazione terroristica, attribuendo la colpa pubblicamente a Stati Uniti e Colombia oltre che al leader dell’opposizione Guaidò. Tutte le parti chiamate in causa hanno prontamente negato il loro coinvolgimento, e la stessa amministrazione Trump ha dichiarato di “voler fare di tutto” per estradare due uomini americani rei agli occhi venezuelani di aver partecipato alla missione. Sempre il Washington post ha però dimostrato un versamento di 213 mila dollari effettuato dall’opposizione alla Silvercops, mentre il 26 marzo gli Stati Uniti hanno giudicato Maduro colpevole di narcotraffico, offrendo fino a 15 milioni di dollari per informazioni che avrebbero portato al suo arresto e fino a 10 per l’arresto di suoi collaboratori. Per quanto riguarda la partecipazione della Colombia, secondo quanto riporta la testata americana Associated Press, quest’utlima avrebbe fornito tre basi per l’addestramento di truppe dell’opposizione a Cliver Alcalà, un ex generale venezuelano. Il predetto è stato anche arrestato per tali accuse dalla Colombia, che però lo ha estradato negli Usa, dove è stata liberato ed “assunto” alla DEA, per occuparsi del narcotraffico, e conseguentemente quindi di Maduro, data la condanna statunitense al suddetto, in quanto narcotrafficante.

Ma non è finita qui.
Trump aveva affermato che se avesse voluto invadere il Venezuela l’avrebbe fatto con un esercito e con un’invasione su larga scala. L’ex capitano della “FuerzaArmada Nacional Bolivariana”, ovvero l’esercito venezuelano, ha affermato in un’intervista a NapoleonBravo, giornalista anch’egli venezuelano in esilio, di aver collaborato all’operazione, che progettava da un anno. Come riporta anche efecto cocuyo, una testata indipendente venezuelana che si occupa della libera informazione nel paese, il Capitano ha spiegato che quel gruppo di 20 uomini non era che un’avanguardia, e che ne sono pronti ben 3000 uomini, che sarebbero intervenuti per liberare il Paese, se quel gruppo non fosse stato catturato. Sarà questo l’esercito di cui parla Trump?

Di Giulio Consoli

La tegola venezuelana di Trump

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La crisi presidenziale avvenuta con la nomina da parte dell’Assemblea Nazionale, ovvero il parlamento venezuelano, di Juan Guaidò come presidente ad interim al posto di Maduro, considerato illegittimo, non si è arrestata neanche in un periodo di pandemia mondiale.

Domenica due maggio infatti, secondo quanto riportato sia dalla BBC che dal Washington Post, oltre che dallo stesso governo venezuelano, è stata intercettato un gruppo di uomini armati, sbarcato in segreto a Macuto. La missione, denominata “Operazione Gedéon” , proprio come quella lanciata da Maduro nel 2018 e conclusasi con l’uccisione di uno dei capi dell’opposizione, nota come il massacro di El Junquito, aveva l’obbiettivo di catturare e di portare in America il presidente venezuelano, ed era stata progettata da Jordan Gaudreau, ex Berretto verde, ora a capo dell’associazione di sicurezza Silvercop, che ne ha spiegato i dettagli al momento del suo fallimento.

Il presidente Maduro e il ministro della giustizia e degli interni l’hanno definita un’operazione terroristica, attribuendo la colpa pubblicamente a Stati Uniti e Colombia oltre che al leader dell’opposizione Guaidò. Tutte le parti chiamate in causa hanno prontamente negato il loro coinvolgimento, e la stessa amministrazione Trump ha dichiarato di “voler fare di tutto” per estradare due uomini americani rei agli occhi venezuelani di aver partecipato alla missione. Sempre il Washington post ha però dimostrato un versamento di 213 mila dollari effettuato dall’opposizione alla Silvercops, mentre il 26 marzo gli Stati Uniti hanno giudicato Maduro colpevole di narcotraffico, offrendo fino a 15 milioni di dollari per informazioni che avrebbero portato al suo arresto e fino a 10 per l’arresto di suoi collaboratori. Per quanto riguarda la partecipazione della Colombia, secondo quanto riporta la testata americana Associated Press, quest’utlima avrebbe fornito tre basi per l’addestramento di truppe dell’opposizione a Cliver Alcalà, un ex generale venezuelano. Il predetto è stato anche arrestato per tali accuse dalla Colombia, che però lo ha estradato negli Usa, dove è stata liberato ed “assunto” alla DEA, per occuparsi del narcotraffico, e conseguentemente quindi di Maduro, data la condanna statunitense al suddetto, in quanto narcotrafficante.

Ma non è finita qui.
Trump aveva affermato che se avesse voluto invadere il Venezuela l’avrebbe fatto con un esercito e con un’invasione su larga scala. L’ex capitano della “FuerzaArmada Nacional Bolivariana”, ovvero l’esercito venezuelano, ha affermato in un’intervista a NapoleonBravo, giornalista anch’egli venezuelano in esilio, di aver collaborato all’operazione, che progettava da un anno. Come riporta anche efecto cocuyo, una testata indipendente venezuelana che si occupa della libera informazione nel paese, il Capitano ha spiegato che quel gruppo di 20 uomini non era che un’avanguardia, e che ne sono pronti ben 3000 uomini, che sarebbero intervenuti per liberare il Paese, se quel gruppo non fosse stato catturato. Sarà questo l’esercito di cui parla Trump?

Di Giulio Consoli

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