GEOPOLITICA DEL MONDO MODERNO

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AMERICHE

L’Università Europea di Roma ed il Centro Studi Italia-Canada firmano accordo di collaborazione

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L’Università Europea di Roma (UER), ateneo a vocazione internazionale in forte crescita fondato nel 2004 nella Capitale, ed il Centro Studi Italia-Canada (CSIC) hanno stipulato un accordo quadro per la collaborazione reciproca in attività di formazione, ricerca e terza missione.

L’obiettivo dell’accordo è lo svolgimento in collaborazione con UER Academy – la scuola di Formazione Continua e Alta Formazione UER – di attività di interesse comune per l’avanzamento della conoscenza e del dialogo tra l’Italia e il Canada. A questo scopo, UER e CSIC si propongono di progettare, realizzare, supportare e promuovere corsi, interventi formativi, workshop, eventi, attività di ricerca e di recruiting.

Le relazioni tra Italia e Canada hanno origini lontane e vedono nella numerosa e attiva comunità italo-canadese il miglior interprete dei sentimenti di amicizia che legano i due Paesi. Negli ultimi 75 anni Canada e Italia hanno seguito percorsi paralleli in ogni settore della vita civile, politica ed economica. Con l’entrata in vigore del CETA gli scambi commerciali, già intensi hanno registrato una costante crescita, in tutti i settori (il settore agro-alimentare, ad esempio, ha registrato negli ultimi dieci anni, una crescita media annuale del 7% portando, in questo comparto, il nostro Paese ad essere il quarto fornitore del Canada a livello globale e il primo tra i Paesi UE) , così come condivise sono le scelte politiche in campo internazionale. Lo sviluppo sostenibile nella sua più ampia accessione, con tutto ciò che ne consegue, rappresenta il trigger comune che segnerà la rotta che Canada e Italia si sono impegnate a seguire. A tutto ciò si aggiungano gli scambi nei settori cultura, arte e società. Con il crescere della entità e qualità delle relazioni cresce l’interesse reciproco e quindi la necessità di studiare e approfondire la comprensione reciproca. Da qui l’interesse di UER e del Centro Studi Italia Canada di approfondire e divulgare i molti temi nei quali si articolano gli stretti rapporti tra i due Paesi.

Dichiara la Prof.ssa Matilde Bini – Direttrice Scientifica Responsabile di UER Academy “Con questo accordo desideriamo cogliere l’opportunità di rafforzare la vocazione internazionale dell’Ateneo, e aprire nuove finestre di conoscenza e di opportunità sulla cultura e l’economia del Canada e in generale del Nord America”.

“Prosegue – Ha dichiarato il Direttore del Centro Studi Italia-Canada, Avv. Paolo Quattrocchi – il nostro impegno per il rafforzamento delle reti di conoscenza attraverso il dialogo con il mondo universitario. Vediamo in questo accordo un ulteriore passo nelle attività di sviluppo di sinergie con partner accademici, per una ulteriore crescita delle attività di didattica e ricerca sui temi d’interesse nelle relazioni tra Canada ed Italia”.

La Colombia garantisce lo status legale ai migranti venezuelani

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Ai migranti venezuelani e ai richiedenti asilo in Colombia verrà concesso lo status protetto per un massimo di 10 anni, ha annunciato lunedì il presidente colombiano Ivan Duque insieme a Filippo Grandi, l’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i rifugiati.

Tutti coloro che arriveranno ​​in Colombia prima del 31 gennaio sarà infatti consentito rimanere nel paese per un decennio in base alle nuove regole. Il possesso dello status di residente protetto consentirà inoltre ai migranti di lavorare legalmente e li aiuterà a integrarsi nella società.

Le Nazioni Unite stimano che circa 5,4 milioni di venezuelani siano fuggiti dal loro paese in mezzo a una crisi economica paralizzante, oltre a minacce di violenza, instabilità politica e mancanza di beni e servizi di base. Durante l’incontro, Duque ha detto che i venezuelani hanno lasciato il loro Paese “a causa della dittatura e della povertà” e che “è doloroso assistere a queste circostanze”. Più di 1,7 milioni di venezuelani vivono ora nella vicina Colombia, e di questi, circa 966.000 non hanno uno status legale nel paese, secondo l’autorità di immigrazione della Colombia. La maggior parte arriva attraverso passaggi di frontiera improvvisati e senza i documenti necessari o il timbro di immigrazione per ottenere l’accesso al lavoro o all’assistenza sanitaria.

Le autorità per l’immigrazione stanno ora ponendo maggiore enfasi sull’incoraggiamento dei migranti e dei richiedenti asilo ad entrare in Colombia attraverso dei canali ufficiali. Anche le organizzazioni umanitarie e i responsabili politici in Colombia e all’estero hanno accolto con favore l’annuncio di lunedì. “Ogni giorno i bisogni dei venezuelani in Colombia crescono, esacerbati dagli effetti della pandemia”, ha detto Marianne Menjivar, direttrice del Comitato di soccorso internazionale per Colombia e Venezuela. “La Colombia è diventata il paese del Sud America che ospita il maggior numero di migranti venezuelani … Le iniziative di regolarizzazione come quella annunciata oggi sono un passo per garantire la protezione delle persone che vivono in condizioni di vulnerabilità, fornendo loro strumenti per ricostruire le loro vite”, ha affermato in una dichiarazione.

“Questo è un primo passo importante per aiutare a garantire l’integrazione di questa popolazione che è stata emarginata a causa del loro status illegale”, ha detto Aprile direttore colombiano di Mercy Corps, aggiungendo tuttavia che i migranti venezuelani devono ancora affrontare sfide significative nell’accesso all’istruzione, alla salute e ad altri servizi. “La risoluzione di questi problemi richiederà il sostegno del governo, del settore privato e delle ONG in tutto il paese”, continua Aprile.

Alcuni osservatori hanno tuttavia sollevato preoccupazioni circa la capacità del governo di concedere logisticamente lo status di protezione a così tanti migranti venezuelani e richiedenti asilo e di fornire loro finanziariamente l’accesso ai servizi sociali. La Colombia non riceve tanti finanziamenti per gli aiuti internazionali quanto le altre crisi migratorie globali, come la Siria e il Sudan, ha affermato Sergio Guzman, direttore della Colombia Risk Analysis, una società di consulenza sui rischi a Bogotà.

Gli analisti della Brookings Institution hanno stimato a dicembre 2019 che la comunità internazionale aveva speso 580 milioni di dollari per rispondere alla crisi degli sfollati venezuelani nei suoi primi quattro anni, rispetto ai 7,8 miliardi di dollari spesi nei primi quattro anni di risposta alla crisi dei rifugiati siriani.

“La Colombia è sottofinanziata, deve affrontare un deficit fiscale pronunciato, dovendo vendere beni del governo per finanziare i suoi attuali livelli di spesa, che sono destinati a crescere con una domanda aggiuntiva da parte dei cittadini venezuelani”, ha ribadito Guzman.

Peraltro, la Colombia sta attualmente attraversando uno dei suoi momenti più difficili, con molte questioni economiche e politiche ancora aperte, senza parlare degli effetti della pandemia che hanno ulteriormente inasprito le tensioni sociali. Includere la migrazione venezuelana nell’equazione avrà sicuramente dei costi e dei benefici, resta però da vedere come questa sfida sarà gestita nel breve periodo.

USA, Assalto al Campidoglio

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I sostenitori di Trump assaltano il Campidoglio.     Una delle giornate più drammatiche, più tristi e più terrificanti della mia (non breve) vita farà sì che il ricordo dell’Epifania del 2021 resterà indelebile nella mia mente finché vivrò. Eppure dovrò dire grazie alla televisione, e in particolare alla CNN, che con le sue dirette ha permesso a me come a decine e forse centinaia di milioni di persone nel mondo, di essere testimoni di un evento storico. Un evento che, se non l’avessimo visto in tempo reale e poi rivisto nei suoi momenti salienti, si sarebbe stentato a credere vero. Almeno del tutto vero. A leggerlo, in una cronaca del giorno dopo, avremmo forse pensato a una esagerazione del cronista di turno, sempre combattuto tra il voler esibire una prosa scabra alla Hemingway e il desiderio di mostrare al lettore che lui/lei sul posto a rischiare la pelle ci stava davvero; spesso in bilico tra l’understatement e l’aggettivo reboante, tra piccole, umane, quotidiane miserie e la loro reificazione. 

     Mi pare persino troppo ovvio dover precisare che sto parlando di quello che doveva essere l’atto finale della già sciagurata presidenza Trump. La conta dei voti elettorali al Congresso e il ballottaggio finale in Georgia, per stabilire se – come tutto lasciava indicare – i democratici, sebbene di stretta misura, con i voti della Georgia avevano ottenuto la maggioranza in entrambi i rami del Congresso. Insomma, se non ci avesse messo mano Clio, la Musa della Storia, ieri affetta da improvvido protagonismo, sarebbe stata solo la trentesima (letteralmente) volta che il presidente uscente tentava di sovvertire l’esito delle elezioni di novembre scorso e che per la trentesima volta le sue mene avevano fatto fiasco. Trump, masticando amaro, sarebbe finalmente uscito dalla Casa Bianca (forse parzialmente blindato contro sanzioni penali federali, forse auto perdonato, forse no) e, naturalmente mentendo, perché non credo che possa crederci neanche lui, avrebbe detto ai “suoi” di prepararsi ad accompagnarlo in forze, tra quattro anni, per tornare a guidare la superpotenza. Magari chissà, affiancato da una nuova Prima Signora, là dove Signora è una semplice traduzione letterale. Qualcuno, un po’ per celia e un po’ per non morire (di noia), avrebbe anche provato a rendere “rosicone” in inglese. Io, che di quella lingua non sono ignaro, avrei azzardato “grudger”, che rende il senso del termine romanesco.

     Invece il presidente uscente ha fatto l’ennesimo discorso incendiario e sebbene smentito anche dai principali esponenti del suo partito ha ribadito la fola dei brogli, le false accuse al partito democratico, la sicurezza di avere ottenuto alle urne l’elezione per il secondo mandato. Dopo il discorso Trump si è ritirato, piazzandosi di fronte al televisore per vedere gli effetti devastanti della sua concione. Ma a quel punto la vecchia Clio ha voluto trasformare la commedia “noire” in un dramma, che speriamo non diventi tragedia, dalla potenziale portata planetaria. La TV ci ha così mostrato cose che nessuno avrebbe mai neanche pensato di poter vedere. Un assalto in piena regola contro il Congresso, con tanto di scalata (riuscita) al muro di cinta del Campidoglio, sfondamento di porte e finestre, violazione dei sacri penetrali del potere. Un individuo, naturalmente fiero di farsi riprendere e forse stanco di sparacchiarsi selfieautocelebrativi, è stato immortalato mentre troneggiante si era seduto alla scrivania di Nancy Pelosi, la speaker della Camera. Altri due, senza tanti complimenti, sono saliti con le scarpe sul candido divano della ottantenne signora, appena confermata per la quarta volta all’importante carica di presidente. 

     Scene così si erano viste varie volte in momenti difficili della vita nazionale americana, ma non certo nel massimo centro di potere del mondo. Questo tipo di disordini hanno sempre investito quartieri marginali di qualche fetida periferia ai margini delle più oscure province Usa, con masse di straccioni facinorosi, quasi tutti chicanose afro-americani frustrati dalla marginalizzazione; cento e più anni fa al loro posto ci sarebbero stati irlandesi, ebrei, italiani, insomma la crème de crème del lumpenproletariatpre-crisi del ’29. Questa volta no. A dare l’assalto a Capitol Hill c’erano praticamente solo bianchi suprematisti, alcuni, i patrioti più accesi, inalberanti stendardi ispirati alle vecchie bandiere sudiste; e siccome con la Patria e la Famiglia anche Dio non guasta, a quelle bandiere erano uniti anche grandi cartelli inneggianti alla potestà di Cristo; i famosi Jesus freaks, che con le aste di quei cartelli e stendardi hanno poi scardinato porte e finestre, ferendo poliziotti e addetti alla sicurezza del Parlamento. Erano quasi tutti wasp, con rare eccezioni di messicani di successo, ovviamente classisti e ostili verso i connazionali più sfortunati, i sans-papierche Trump ama tanto chiudere in animaleschi recinti e tenere alla larga mediante alti muri, anche se quasi solo sulla carta, visto che il progetto della mega barriera nel Texas l’ha solo iniziato e non portato avanti per mancanza di fondi. In trasferta dalla Florida non mancavano un po’ di gusanos, i cubani scappati da Cuba, nostalgici dei tempi pre-castristi (che ovviamente non hanno mai conosciuto) anche loro quasi tutti strenui sostenitori della più bieca destra repubblicana. Alle 18, mezzanotte in Italia, nel centro della capitale è stato imposto il coprifuoco. 

     La CNN, che inizialmente aveva parlato di “dimostranti” e “mob” (folla tumultuante) a un certo punto ha cominciato una escalation semantica, usando termini come “sommossa” e “saccheggio”, in un crescendo di espressioni di incredulo sconcerto, inusuali per il solitamente pacato giornalismo anglosassone anche in periodi di guerra, culminate dalla definizione “insurrezione contro lo Stato”, applicata più volte nei confronti dello stesso Trump. Una donna, colpita al petto da colpi di arma da fuoco, in serata è morta: si tratta di  una sostenitrice di Donald Trump,  Ashli Babbit. Il bilancio delle vittime,  nell’ora in cui scriviamo, secondo quanto riferisce la polizia di Washington DC, è di quattro morti, 52 arresti e numerosi i feriti, tra i quali parecchi agenti. Alla marcia sul Campidoglio “Save America” hanno partecipato circa 45.000 persone. La polizia ha anche confermato che sono stati rinvenuti ordigni esplosivi sia davanti al quartier generale della Dnc (Democratic National Convention), sia davanti alla Rnc (Republican National Convention).

Prima che intervenisse la Guardia Nazionale di Washington e accorressero rinforzi anche dalla vicina Virginia, si sono visti sparuti agenti in borghese con le pistole spianate tenere a bada gruppi di scalmanati che volevano commettere ulteriori effrazioni. Alla fine il presidente eletto Joe Biden ha pronunciato un discorso fermo nei contenuti ma pacificatore e assai pacato (anche troppo, data la situazione).Dopo un po’, resosi conto che la situazione gli era sfuggita di mano, anche Trump ha fatto una breve comparsa sugli schermi televisivi, invitando la sua gente a ritirarsi ma ribadendo, ancora una volta col solito linguaggio rudimentale, di essere stato vittima di un colossale broglio elettorale. Questa volta, però, potrebbe pagare un prezzo ben più alto che la rielezione.

Carlo Giacobbe

CARLO GIACOBBE

Carlo Gicobbe

Carlo Giacobbe,per l’Ansa ha vissuto come corrispondente, finché è stato in servizio, in Egitto, Stati Uniti, Canada, Portogallo, Israele e Messico, paesi dai quali ha fatto anche l’inviato, particolarmente nell’America centrale e nel Caribe. Per la maggiore agenzia italiana ha seguito fatti memorabili come la morte di Sadat, la prima guerra del Golfo o il primo viaggio di un Papa nella Cuba di Fidel Castro. 

Ispettori OSCE per le elezioni USA, ridotto il numero degli osservatori

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L’OSCE, ovvero la più grande organizzazione di sicurezza europea con base a Vienna, ha affermato venerdì di aver ridotto drasticamente i piani che aveva inizialmente, ovvero di inviare un numero cospicuo di osservatori negli States col compito di monitorare le elezioni presidenziali americane del 3 novembre, col risultato di impiegarne solo 30 a causa dell’emergenza sanitaria legata al corona virus. Continue reading “Ispettori OSCE per le elezioni USA, ridotto il numero degli osservatori” »

“Where the lights enter”: il Partito Democratico verso l’Election Day del 3 Novembre 2020

AMERICHE di

A seguito della Convention di partito che ha reso definitivi gli schieramenti elettorali – Biden- Harris per i democratici, Trump -Pence per i repubblicani, si è dato inizio alla campagna elettorale per l’elezione del futuro presidente degli Stati Uniti d’America. Una sfida elettorale questa, definita tra le più incerte e ardue degli ultimi tempi, a causa di fattori ormai ben noti a tutti come la crisi pandemica, che ha costretto entrambi i partiti a rivedere forme e modalità che da decenni dettano riti, simbologie e linguaggi delle convention di partito.

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“Where the lights enter”: il Partito Democratico verso l’Election Day del 3 Novembre 2020

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A seguito della Convention di partito che ha reso definitivi gli schieramenti elettorali – Biden- Harris per i democratici, Trump -Pence per i repubblicani, si è dato inizio alla campagna elettorale per l’elezione del futuro presidente degli Stati Uniti d’America. Una sfida elettorale questa, definita tra le più incerte e ardue degli ultimi tempi, a causa di fattori ormai ben noti a tutti come la crisi pandemica, che ha costretto entrambi i partiti a rivedere forme e modalità che da decenni dettano riti, simbologie e linguaggi delle convention di partito.

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Biden in conferenza online al Senato: una campagna elettorale anti-Covid19.

AMERICHE di

Il candidato alla presidenza democratica Joe Biden, dopo aver partecipato ad un briefing sul vaccino contro il Coronavirus con i massimi esperti della salute pubblica, due giorni fa a Wilmingtnon, ne ha discusso ieri in una riunione online con i democratici al Senato.

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Campagna elettorale e mercati, quali sono i possibili esiti?

AMERICHE di

Cos’è un mercato azionario? Esso è il mercato sul quale alcune società possono emettere dei titoli per trovare finanziamenti, i cui investitori diventano, quindi, azionisti della società. Secondo il senso comune, il mercato azionario sembra essere quello più popolare, da una parte, a motivo del suo semplice funzionamento, dall’altra, a motivo dei numerosi valori nazionali e internazionali su cui è possibile speculare. È un organismo bancario in grado di passare degli ordini di acquisto o di vendita dei titoli quotati. Continue reading “Campagna elettorale e mercati, quali sono i possibili esiti?” »

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