GEOPOLITICA DEL MONDO MODERNO

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Mafia africana in Italia, sviluppi e prospettive

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La nascita e lo sviluppo del fenomeno della criminalità organizzata riflettono spesso le condizioni politiche, giuridiche ed economiche del contesto in cui questa si sviluppa, sia esso nazionale o internazionale. Organizzazioni criminali come Cosa Nostra, ‘Nrangheta, Yakuza (ヤクザ), Solntsevskaya (братва), sono inevitabilmente l’espressione di un substrato culturale specifico esistente in Italia, in Giappone ed in Cina. Un simile approccio può trovare applicazione anche nel caso del continente africano dove, negli ultimi trent’anni, il crimine si è radicato e sviluppato assumendo caratteri analoghi a quelli della Mafia, favorito dalla fragilità delle istituzioni nazionali e dalla mancanza di regolamenti in materia volti a contrastarlo. Le attività criminali sono di ampio raggio, ma si concentrano soprattutto sul traffico di droga, di armi e di esseri umani. Continue reading “Mafia africana in Italia, sviluppi e prospettive” »

Tregua in Libia, soddisfazione di Francia Italia, Regno Unito e Stato Uniti

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 I governi di Francia, Italia, Emirati Arabi Uniti, Regno Unito e Stati Uniti d’America accolgono con soddisfazione l’annuncio di una tregua in Libia, in occasione della festività di Eid al-Adha, in risposta alla richiesta avanzata dal Rappresentante Speciale del Segretario Generale delle Nazioni Unite con il sostegno del Consiglio di Sicurezza (comunicato stampa del CdS sulla Libia dell’11 agosto), invitando tutte le parti a realizzare l’effettiva cessazione delle ostilità sull’intero territorio della Libia. Siamo pronti ad assistere la Missione ONU nel  monitorare il rispetto della tregua e nell’affrontare qualsiasi tentativo di infrangerla. Continue reading “Tregua in Libia, soddisfazione di Francia Italia, Regno Unito e Stato Uniti” »

Emergenza terroristica nel continente Africano: il punto del Segretario generale ONU

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In base al nono e ultimo rapporto del Segretario generale dell’ONU sul contrasto alla minaccia terroristica, sarebbero in circolazione oltre 30mila foreign fightersancora in attività affiliati all’ISIS o ad altri gruppi terroristici tra cui Al Qaeda. Il rapporto si basa su dati dei servizi di intelligence di tutti i paesi membri dell’organizzazione ed analizza il rischio di attentati per area geografica, senza indicare obiettivi precisi.

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Tunisia: muore il Presidente Beji Caid Essebsi, avvio fase di transizione verso le presidenziali

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Il 25 luglio scorso, giorno del 62esimo anniversario della proclamazione della Repubblica tunisina è morto il presidente Beji Caid Essebsi all’età di 92 anni. Dopo essere stato ricoverato per ben due volte nel mese di giugno in terapia intensiva presso l’ospedale militare di Tunisi, la notizia è stata resa nota da un comunicato ufficiale rilasciato dall’ufficio della presidenza.Nel 2014 egli era stato il primo presidente democraticamente eletto della storia della Tunisia, tre anni dopo la caduta della dittatura di Zine el Abidine ben Ali con la Primavera araba. Continue reading “Tunisia: muore il Presidente Beji Caid Essebsi, avvio fase di transizione verso le presidenziali” »

Sudan: Primo ma incerto passo verso la democrazia

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Dopo lunghi giorni di negoziati in Sudan è stato finalmente firmato un accordo tra la giunta militare sudanese e l’Alleanza per la Democrazia e la Libertà, che riunisce l’opposizione e la società civile, formalizzando un’intesa raggiunta lo scorso 5 luglio. L’accordo si configura come una “dichiarazione politica” con la quale le parti si impegnano in una condivisione del potere nella guida del paese per i prossimi tre anni. Continue reading “Sudan: Primo ma incerto passo verso la democrazia” »

Missili francesi rinvenuti in una base del generale Khalifa Haftar, nuove ombre sulla posizione francese nel conflitto libico

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Nel mese di giugno, a complicare la già critica situazione interna sul suolo libico, è avvenuto il ritrovamento di quattro missili anticarro Javelin di produzione statunitense ma di provenienza francese all’interno della base militare del maresciallo Khalifa Haftar a Gheryan, nel sud della capitale di Tripoli.

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Libia, la Francia conferma “nostri i missili”

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Il governo francese si trova in una situazione di forte imbarazzo viste le ultime notizie che lo collegano in maniera “negativa” al maresciallo Khalifa Haftar, il militare di 76 anni che ha iniziato l’assedio di Tripoli nell’aprile scorso dando luogo ad uno scontro con le brigate del governo di accordo nazionale, sostento dall’ONU, in cui si stimano ad oggi mille morti, tra cui più di cento civili. L’esecutivo di Emmanuel Macron è stato costretto a confermare nella giornata di mercoledì che i quattro missili ritrovati in un campo delle truppe di Haftar appartengono alla Francia, anche se ha assicurato che sono inutilizzabili.

Il Governo di Unità Nazionale, con sede a Tripoli e riconosciuto dalle Nazioni Unite, è riuscito ad espellere le truppe di Haftar dalla città di Gharian il 26 giugno, ottanta chilometri a sud della capitale. Durante il recupero di questa enclave  le brigate fedeli a Serraj hanno ritrovato quattro missili Javelin. Le armi erano state vendute dagli Stati Uniti alla Francia, secondo il New York Times. Fonte della Difesa transalpina hanno confermato che i missili appartengono alla Francia, sottolineando che si trattano di unità “danneggiate e fuori uso”, che dovrebbero essere distrutte e che non costituiscono una violazione dell’embargo sulle armi delle Nazioni Unite dal 2011. Ma questa spiegazione, come sottolinea anche il New York Times, non chiarisce come quei missili siano finiti in un campo delle truppe di Haftar, situato nei pressi di un fronte di guerra. Il governo guidato da Serraj ha denunciato in numerose occasioni che sia l’Egitto che gli Emirati Arabi Uniti avrebbero rotto l’embargo per fornire armi ad Haftar. Allo stesso modo, dalla parte opposta, Haftar sostiene che la Turchia fornisca droni a Tripoli, elemento, secondo molti, chiave in questa guerra. I quattro missili Javelin sono stati acquistati, secondo il New York Times, nel 2010 a 170.000 dollari ad unità. Questo è un tipo di arma venduto solo agli alleati militari ritenuti “vicini”. Secondo la versione francese, i missili erano destinati all’autoprotezione di un distaccamento francese schierato per raccogliere  informazioni su questioni antiterroristische, che d’altra parte conferma la continua presenza di unità francesi nella zona, sottolineando di non essere mai stati consegnati a forze locali di alcun tipo. “Non c’è mai stato un tentativo di vendere, prestare o trasferire qualsiasi tipo di armi in Libia”, conferma Parigi, evidenziando che i missili sono stati “temporaneamente archiviati per essere distrutti”.

Khalifa Haftar ha iniziato la sua crociata contro il governo di accordo nazionale nel 2014. Si è stabilito nell’est del Paese e da lì ha assediato per due anni la città di Bengasi, controllata da diversi milizie islamiche. Per conquistare Bengasi, ha ricevuto aiuti militari dall’Egitto, dagli Emirati e dalla Francia. Il fatto che il governo francese abbia cercato  di appoggiare  con le proprie forze speciali Haftar non è mai stato un segreto. A luglio 2016, l’allora Presidente Hollande aveva annunciato che tre soldati delle forze speciali francesi erano morti in un incidente nella parte orientale della Libia. Era la prima volta che i francesi ammettevano ufficialmente la loro partecipazione al conflitto libico. Se Hollande forniva sostegno militare, il suo successore, Macron, ha concesso la legittimità politica ad Haftar quando ha promosso nel luglio 2017 e poi nel maggio 2018 due separati incontri a Parigi tra Haftar e il primo ministro riconosciuto dalle Nazioni Unite, Fayed el Serraj. Anche se Macron non ha mai trattato allo stesso modo Serraj e Haftar, alcuni comportamenti e concessioni hanno reso Haftar una parte inevitabile da considerare per la soluzione del conflitto libico. Tuttavia, Haftar ha boicottato tutti i tentativi di pace guidati dall’Onu. Nel pieno della sfida alla comunità internazionale, il feldlmaresciallo ha assediato la capitale Tripoli nello stesso giorno in cui il Segretario Generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres, si trovava nella capitale libica per preparare una conferenza  di pace che includeva lo stesso Haftar.

Di Mario Savina

SUDAN, PROTESTE PROGRAMMATE PER IL 30 GIUGNO: IL GOVERNO EVITI UN ALTRO MASSACRO

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In vista delle manifestazioni programmate in tutto il Sudan il 30 giugno, 30° anniversario del colpo di stato che portò al potere l’ex presidente Omar al-Bashir, Amnesty International ha rivolto un appello alle autorità di Khartoum affinché non ripetano il massacro del 3 giugno, in cui vennero uccise oltre 100 persone, più di 700 rimasero ferite e numerosi uomini e donne furono vittime di una selvaggia violenza sessuale da parte delle forze di sicurezza. Continue reading “SUDAN, PROTESTE PROGRAMMATE PER IL 30 GIUGNO: IL GOVERNO EVITI UN ALTRO MASSACRO” »

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