GEOPOLITICA DEL MONDO MODERNO

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UK conferma la cattura di due navi nello Stretto di Hormuz.

La Gran Bretagna ha confermato nella giornata di venerdì il sequestro da parte iraniana di due imbarcazione nello Stretto di Hormuz, una delle quali è stata già rilasciata. Il Ministro degli Esteri inglese Jeremy Hunt ha dichiarato la sua preoccupazione nelle scorse ore, descrivendo queste azioni inaccettabili.

Inizialmente la Guardia Rivoluzionaria iraniana ha annunciato la cattura  di una petroliera britannica durante l’attraversamento dello Stretto di Hormuz per “non aver rispettato la legge marittima internazionale”. L’incidente, poche ore dopo che un tribunale di Gibilterra aveva esteso  la detenzione della nave iraniana Grace1 a 30 giorni, segna una nuova svolta nello scontro che Teheran sta affrontando con l’Occidente da quando gli Stati Uniti hanno abbandonato l’accordo nucleare lo scorso anno.

Un comunicato militare che ha dato voce a tutti i media iraniani identifica la petroliera intercettata come la Stena Impero. Secondo i dati visionati da siti web di monitoraggio marittimo, la nave stava navigando attraverso acque internazionali tra l’Iran e gli Emirati Arabi Uniti quando improvvisamente ha cambiato rotta, dirigendosi verso le coste iraniane. Una fonte militare non identificata citata dall’agenzia iraniana IRNA ha indicato che la nave aveva “disattivato il suo localizzatore e ignorato diversi avvertimenti prima di essere catturata”. In mattinata l’Iran ha giustificato tale atto come conseguenza del comportamento della stessa Stena Impero, che avrebbe ignorato più volte la richiesta di soccorso da parte di una piccola imbarcazione travolta poco prima dalla stessa nave britannica. Questa giustificazione, negata dall’armatore, si inserisce nella strategia con cui Teheran sta rispondendo alla politica di massima pressione americana.

 “La Stena Impero si è scontrata con una piccola barca da pesca”, ha riferito Alahmorad Afifipur, direttore generale degli affari marittimi della provincia di Hormuz, citato dall’agenzia IRNA. Secondo questo ufficiale, l’equipaggio avrebbe cercato di comunicare con la petroliera, ma no avendo ricevuto nessuna risposta avrebbero comunicato l’accaduto al proprio dipartimento. Di conseguenza, sarebbe stato l’ordine alle forze navali di condurre la nave britannica al porto di Bandar Abbas, dov’è in corso l’inchiesta. I 23 membri dell’equipaggio rimangono a bordo. La società proprietaria della Stena respinge tali accuse assicurando che la nave abbia rispettato tutte le normative e che si trovasse in acque internazionali al momento del sequestro. Viene confermato anche che l’equipaggio è in buone condizioni.

La seconda petroliera sequestrata dagli iraniani, il Mesdar, ha continuato il suo viaggio dopo essere stata rilasciata. La nave, che sventola bandiera liberiana ma di proprietà inglese, circa 40 minuti dopo l’assalto alla Stena Impero ha svoltato bruscamente in direzione Arabia Saudita per fare poi rotta verso l’Iran. Al momento quest’ultimo non ha comunicato la cattura di una seconda nave. Il governo inglese sta esaminando con urgenza lo stato della Stena Impero. Londra “monitora attentamente la situazione dai resoconti di un possibile incidente nel Golfo” ha confermato la BBC, che riporta una riunione del Comitato di emergenza Cobra. Lo scorso 9 luglio la Gran Bretagna aveva portato il livello di minaccia alle navi inglesi che attraversano questa zona a “critico”, il livello più alto.

Per il presidente statunitense Donald Trump, l’incidente darebbe ragione alla politica assunta dagli Usa nei confronti dell’Iran, confermando i continui problemi causati dal Paese mediorientale ma mostrandosi abbastanza indifferente all’accaduto, ritenendolo una questione britannica e non americana. L’episodio si aggiunge ad un clima di alta tensione nelle acque che circondano lo Stretto di Hormuz, dove transita un quinto del petrolio consumato nel mondo. Secondo molti analisti la responsabilità di tale situazione è da imputare al comportamento iraniano, assunto in risposta alle sanzioni statunitensi imposte al Paese. Giovedì gli Usa avevano comunicato che un drone iraniano era stato abbattuto dopo essersi avvicinato a meno di un chilometro dalla nave da guerra anfibia USS Boxer e aver ignorato più volte le richieste di ritirarsi. Fatto smentito dalle autorità iraniane e dai suoi militari.

Di Mario Savina

Migranti: Italia e Malta contro Francia e Germania

EUROPA di

Italia e Malta chiedono all’Unione europea di modificare le normative in materia di gestione dei flussi migratori. In particolare, i due paesi mediterranei, colpiti in prima linea dal fenomeno a causa della geografia, chiedono di rivedere il principio che impone alle Organizzazioni non governative di trasportare i migranti nel porto più vicino. Continue reading “Migranti: Italia e Malta contro Francia e Germania” »

Ursula Von der Leyen, prima donna presidente della Commissione europea

EUROPA di

Il 16 luglio, durante la prima sessione plenaria del neoeletto europarlamento, si è tenuta la votazione per eleggere Ursula Von der Leyen presidente della Commissione europea, preceduta da un discorso della candidata al ruolo di presidente: è la prima donna ad ottenere un ruolo istituzionale europeo di tale rilievo. Continue reading “Ursula Von der Leyen, prima donna presidente della Commissione europea” »

Chernobyl, il disastro, le conseguenze e gli scenari politici

EST EUROPA/STORIA di

Il disastro di Chernobyl si è svolto il 26 aprile del 1986, dove, nella notte di quella data, all’interno della centrale nucleare Vladimir Lenin situata vicino alla città di Pripjat, all’epoca situata all’interno del territorio dell’Unione Sovietica, oggi si trova nella parte settentrionale dell’Ucraina verso il confine con la Bielorussia. Continue reading “Chernobyl, il disastro, le conseguenze e gli scenari politici” »

Missili francesi rinvenuti in una base del generale Khalifa Haftar, nuove ombre sulla posizione francese nel conflitto libico

AFRICA di

Nel mese di giugno, a complicare la già critica situazione interna sul suolo libico, è avvenuto il ritrovamento di quattro missili anticarro Javelin di produzione statunitense ma di provenienza francese all’interno della base militare del maresciallo Khalifa Haftar a Gheryan, nel sud della capitale di Tripoli.

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Finlandia, al via la presidenza nel Consiglio dell’UE

EUROPA di

Dal 1° luglio 2019 è la Finlandia a ricoprire, per sei mesi, il ruolo di presidenza nel Consiglio dell’Unione Europea. Ogni sei mesi, uno Stato membro dell’Unione Europea esercita a turno tale ruolo; gli Stati vengono raggruppati a gruppi di tre e sono chiamati ad esercitare la presidenza del Consiglio in modo coerente, garantendo la continuità dei lavori. È dal 2009 che si utilizza tale sistema: sulla base di un programma comune e di obiettivi a lungo termine, il trio esercita a rotazione per 18 mesi la presidenza del Consiglio coordinando azioni e politiche; poi, ogni Stato approfondisce il programma comune attraverso un programma proprio, più dettagliato. Continue reading “Finlandia, al via la presidenza nel Consiglio dell’UE” »

Vertice tra Unione Europea ed Ucraina per discutere di politiche, aree di crisi e finanziamenti

EUROPA di

Si è svolto il 21° vertice bilaterale tra Unione europea ed Ucraina, tenutosi martedì 8 luglio. L’incontro ha avuto luogo a Kiev, tra il Presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker, il Presidente del Consiglio europeo Donald Tusk, il Presidente ucraino Volodymyr Zelenskiy, l’Alto Rappresentante dell’Unione per gli Affari esteri e la Politica di Sicurezza Federica Mogherini e il Commissario europeo per la politica di vicinato e in negoziati per l’allargamento Johannes Hahn. Continue reading “Vertice tra Unione Europea ed Ucraina per discutere di politiche, aree di crisi e finanziamenti” »

Libia, la Francia conferma “nostri i missili”

AFRICA/Medio oriente – Africa di

Il governo francese si trova in una situazione di forte imbarazzo viste le ultime notizie che lo collegano in maniera “negativa” al maresciallo Khalifa Haftar, il militare di 76 anni che ha iniziato l’assedio di Tripoli nell’aprile scorso dando luogo ad uno scontro con le brigate del governo di accordo nazionale, sostento dall’ONU, in cui si stimano ad oggi mille morti, tra cui più di cento civili. L’esecutivo di Emmanuel Macron è stato costretto a confermare nella giornata di mercoledì che i quattro missili ritrovati in un campo delle truppe di Haftar appartengono alla Francia, anche se ha assicurato che sono inutilizzabili.

Il Governo di Unità Nazionale, con sede a Tripoli e riconosciuto dalle Nazioni Unite, è riuscito ad espellere le truppe di Haftar dalla città di Gharian il 26 giugno, ottanta chilometri a sud della capitale. Durante il recupero di questa enclave  le brigate fedeli a Serraj hanno ritrovato quattro missili Javelin. Le armi erano state vendute dagli Stati Uniti alla Francia, secondo il New York Times. Fonte della Difesa transalpina hanno confermato che i missili appartengono alla Francia, sottolineando che si trattano di unità “danneggiate e fuori uso”, che dovrebbero essere distrutte e che non costituiscono una violazione dell’embargo sulle armi delle Nazioni Unite dal 2011. Ma questa spiegazione, come sottolinea anche il New York Times, non chiarisce come quei missili siano finiti in un campo delle truppe di Haftar, situato nei pressi di un fronte di guerra. Il governo guidato da Serraj ha denunciato in numerose occasioni che sia l’Egitto che gli Emirati Arabi Uniti avrebbero rotto l’embargo per fornire armi ad Haftar. Allo stesso modo, dalla parte opposta, Haftar sostiene che la Turchia fornisca droni a Tripoli, elemento, secondo molti, chiave in questa guerra. I quattro missili Javelin sono stati acquistati, secondo il New York Times, nel 2010 a 170.000 dollari ad unità. Questo è un tipo di arma venduto solo agli alleati militari ritenuti “vicini”. Secondo la versione francese, i missili erano destinati all’autoprotezione di un distaccamento francese schierato per raccogliere  informazioni su questioni antiterroristische, che d’altra parte conferma la continua presenza di unità francesi nella zona, sottolineando di non essere mai stati consegnati a forze locali di alcun tipo. “Non c’è mai stato un tentativo di vendere, prestare o trasferire qualsiasi tipo di armi in Libia”, conferma Parigi, evidenziando che i missili sono stati “temporaneamente archiviati per essere distrutti”.

Khalifa Haftar ha iniziato la sua crociata contro il governo di accordo nazionale nel 2014. Si è stabilito nell’est del Paese e da lì ha assediato per due anni la città di Bengasi, controllata da diversi milizie islamiche. Per conquistare Bengasi, ha ricevuto aiuti militari dall’Egitto, dagli Emirati e dalla Francia. Il fatto che il governo francese abbia cercato  di appoggiare  con le proprie forze speciali Haftar non è mai stato un segreto. A luglio 2016, l’allora Presidente Hollande aveva annunciato che tre soldati delle forze speciali francesi erano morti in un incidente nella parte orientale della Libia. Era la prima volta che i francesi ammettevano ufficialmente la loro partecipazione al conflitto libico. Se Hollande forniva sostegno militare, il suo successore, Macron, ha concesso la legittimità politica ad Haftar quando ha promosso nel luglio 2017 e poi nel maggio 2018 due separati incontri a Parigi tra Haftar e il primo ministro riconosciuto dalle Nazioni Unite, Fayed el Serraj. Anche se Macron non ha mai trattato allo stesso modo Serraj e Haftar, alcuni comportamenti e concessioni hanno reso Haftar una parte inevitabile da considerare per la soluzione del conflitto libico. Tuttavia, Haftar ha boicottato tutti i tentativi di pace guidati dall’Onu. Nel pieno della sfida alla comunità internazionale, il feldlmaresciallo ha assediato la capitale Tripoli nello stesso giorno in cui il Segretario Generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres, si trovava nella capitale libica per preparare una conferenza  di pace che includeva lo stesso Haftar.

Di Mario Savina

Haifa, proteste per la morte del giovane Tekah

MEDIO ORIENTE di

Durante questi giorni, la comunità ebraica etiope, sta tenendo numerose proteste per le strade delle città più importanti di Israele. L’evento scatenante è stata l’uccisione di un ragazzo di 19 anni di origini etiopi, Solomon Tekah, il quale è stato ferito a morte da un proiettile partito da un poliziotto fuori servizio nella notte del 30 giugno nel quartiere di Haifa, a Kyriat Haim. Continue reading “Haifa, proteste per la morte del giovane Tekah” »

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admin
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