GEOPOLITICA DEL MONDO MODERNO

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REGIONI

Algeria: richiamato temporaneamente l’ambasciatore in Francia

AFRICA di

L’Algeria ha richiamato “per consultazioni” il suo ambasciatore in Francia Salah Lebdioui, dopo che alcuni documentari sul movimento di protesta antigovernativa Al Hirak sono stati trasmessi dall’emittente televisiva “France 5 Tv Channel”.

In una nota del Ministero degli Esteri algerino si legge che i docufilm, “apparentemente riprodotti con il pretesto della volontà di espressione, sono in realtà attacchi al popolo algerino e alle sue istituzioni, incluso l’esercito”.

 

Intitolati “Algerie Mon Amour”e “La Promesse de l’aube”, i documentari si concentrano sul movimento pro-democrazia “Hirak”, al centro delle proteste antigovernative che hanno interessato il Paese nel 2019, e che hanno portato il Presidente Abdelaziz Bouteflika alle dimissioni. Il movimento era nato nel febbraio 2019 con l’intento di ottenere l’avvio di riforme politiche strutturali con mezzi pacifici, ma è poi esploso nel momento in cui l’ex Presidente, al potere dal 1999, ha annunciato la sua volontà di concorrere per il quinto mandato presidenziale consecutivo.

 

I due documentari hanno scosso l’opinione pubblica algerina, ritenendo che questi banalizzassero il movimento di protesta, offrendone un’immagine distorta e inesatta. In particolare, è stato criticato il focus su aspetti irrilevanti della transizione algerina, tralasciando i gravi problemi di corruzione e di esclusione dell’opposizione radicati all’interno del regime.

Nella sua nota il Ministero algerino cita il “carattere ricorrente” di questa tipologia di contenuti sulla televisione pubblica francese, aggiungendo che i due documentari mostrano “le intenzioni maligne e durature di alcuni ambienti che non desiderano ancora vedere relazioni pacifiche tra Algeria e Francia a 58 anni dall’indipendenza”.

 

Il Quai d’Orsay non ha commentato direttamente la decisione di Algeri, limitandosi ad affermare in una nota del suo portavoce, che “tutti i media godono di una completa indipendenza protetta dalla legge francese”, aggiungendo che la Francia rispetta pienamente la sovranità dell’Algeria.

Nel quadro delle storiche relazioni esistenti tra i due Paesi, alla quali si dice attribuire la massima importanza, la nota del Ministero degli Esteri dichiara la volontà francese di proseguire verso un deciso approfondimento delle relazioni bilaterali.

Recovery Fund, la Commissione presenta la proposta “Next Generation EU” per la ripresa economica

EUROPA di

La presidente della Commissione europea Ursula Von der Leyen ha formalmente presentato il piano di ricostruzione europea, il Recovery Fund, ribattezzato “Next Generation EU”. Si tratta del principale strumento europeo per sostenere la ripresa economica con un fondo da 750 miliardi di euro, dopo il picco che ha avuto a causa della pandemia da coronavirus. La proposta, basata sul recente compromesso tra Francia e Germania, è stata presentata anche al Parlamento europeo, dove la presidente della Commissione ha tenuto un discorso, ed è ora da negoziare: deve essere approvata dal Consiglio europeo e dal Parlamento, quindi i 27 stati membri dovranno essere d’accordo sulle misure proposte. Il Presidente del Consiglio italiano Conte ha espresso un grande segnale di ottimismo per la proposta di Bruxelles, anche perché l’Italia sembra essere il primo paese destinatario dei fondi, con 81,8 miliardi di euro a fondo perduto e 90,9 miliardi di euro in prestiti da restituire tra il 2028 e il 2058.

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Vertice tra UE e Giappone per una risposta congiunta al Covid-19

EUROPA di

Il 26 maggio, la Presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen e il Presidente del Consiglio europeo, Charles Michel, hanno tenuto una videoconferenza con il Primo ministro giapponese Shinzō Abe. I leader hanno affrontato la questione della risposta alla pandemia da Covid-19 evidenziando l’importanza della solidarietà globale, della cooperazione e del multilateralismo e hanno convenuto sulla necessità di trarre insegnamenti dall’attuale situazione globale al fine di prevenire future pandemie nonché i loro effetti. “Il nostro incontro invia due messaggi importanti: in primo luogo il partenariato UE-Giappone è molto forte e vivace. E in secondo luogo, stiamo lavorando molto duramente insieme per affrontare questa crisi COVID-19” queste le parole del Presidente del Consiglio europeo, Charles Michel.

L’impegno congiunto

Il Giappone è uno dei partner più affini dell’Unione europea. Il partenariato strategico UE-Giappone si basa su una cooperazione di lunga durata, valori e principi condivisi come la democrazia, lo stato di diritto, i diritti umani, il buon governo, il multilateralismo e le economie di mercato aperte. Ai sensi dell’accordo di partenariato strategico, l’UE e il Giappone stanno rafforzando le loro relazioni in una vasta gamma di settori, dalla cooperazione politica rafforzata al commercio e agli investimenti, dallo sviluppo alla trasformazione digitale, dall’azione per il clima alla ricerca e innovazione, e dalla cooperazione in materia di sicurezza alla crescita sostenibile.

Il 26 maggio, la Presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, il Presidente del Consiglio europeo Charles Michel ed il Primo Ministro giapponese Shinzō Abe, in videoconferenza, facendo leva sull’iniziativa dell’Unione europea che recentemente ha riscosso molto successo, quella della “Risposta globale al coronavirus” avviata il 4 maggio, hanno ribadito il loro impegno per la collaborazione globale nell’ambito dell’emergenza attuale, sostenendo finanziamenti per lo sviluppo e l’implementazione di efficaci medicinali antivirali, strumenti per la diagnostica, trattamenti e vaccini, al fine di renderli disponibili a tutti ad un prezzo accessibile. I leader hanno confermato che sia il Giappone che l’UE sono impegnati per frenare la diffusione della pandemia da Covid-19, proteggere le vite e mitigare le conseguenze sociali ed economiche, in linea con i loro principi e valori democratici, i diritti umani, lo stato di diritto e il principio di non discriminazione. Al fine di prevenire future pandemie, i leader hanno sottolineato l’importanza di rafforzare le capacità di preparazione e risposta, di condividere le informazioni in modo libero, trasparente e rapido e di migliorare la risposta internazionale anche attraverso organizzazioni internazionali pertinenti, come l’OMS, attingendo insegnamenti tratti dalle attuali risposte globali. Durante la videoconferenza è stato ribadito il ruolo dell’OMS nel coordinare la lotta contro la pandemia di Covid-19 ed è stato accolta con favore la risoluzione recentemente adottata in occasione della 73a Assemblea mondiale dell’Organizzazione che ha richiesto al Direttore generale di avviare, al più presto, un processo graduale di valutazione imparziale, indipendente e completa per rivedere l’esperienza acquisita e le lezioni apprese nell’ambito della risposta sanitaria coordinata ed internazionale al COVID-19.

Cooperazione e multilateralismo

Illustrando l’impegno congiunto dell’UE e del Giappone per accelerare la cooperazione in materia di ricerca, il Commissario europeo per l’innovazione, la ricerca, la cultura, l’istruzione e la gioventù, Mariya Gabriel e il Ministro dello giapponese per la politica scientifica e tecnologica, Naokazu Takemoto, hanno firmato a margine della videoconferenza, una lettera di intenti sul rafforzamento della cooperazione scientifica, tecnologica e innovativa. L’intesa include la collaborazione tra il programma giapponese di ricerca e sviluppo “Moonshot” e il programma “Horizon Europe” dell’UE. Giappone e Unione europea stanno promuovendo il coordinamento globale in vari consessi internazionali come il G7, il G20 e il sistema delle Nazioni Unite e sono impegnati ad assistere i paesi vulnerabili e le comunità bisognose.

I Presidenti von der Leyen e Michel e il Primo Ministro giapponese Abe hanno sottolineato altresì la loro determinazione a garantire una solida ripresa economica ed a ricostruire economie più sostenibili, inclusive e resilienti, in linea con l’Agenda 2030, gli obiettivi di sviluppo sostenibile e l’accordo di Parigi. I leader hanno poi sottolineato la necessità di assistere i paesi in via di sviluppo nella loro risposta al coronavirus, ad esempio attraverso il pacchetto di sostegno “Team Europe” di oltre 20 miliardi di euro. Al centro delle discussioni vi sono state anche le conseguenze geopolitiche della pandemia da coronavirus ed è stato ribadito l’impegno a sostenere l’ordine internazionale basato sul diritto e a rafforzare la cooperazione in settori quali la sicurezza informatica, la lotta alle minacce ibride e l’antiterrorismo. I leader hanno poi condiviso la preoccupazione che la diffusione del virus possa intensificare alcuni conflitti regionali e rendere più difficile la protezione della popolazione civile. Pertanto, hanno sostenuto la richiesta del Segretario Generale delle Nazioni Unite per un cessate il fuoco globale nell’ambito della pandemia di COVID-19 e hanno insistito sul rispetto dei principi umanitari. Continue reading “Vertice tra UE e Giappone per una risposta congiunta al Covid-19” »

La “propulsione al plasma”: la sfida tra Wuhan e Boston sulla costruzione di aerei a zero emissioni.

Sin dal primo volo aereo più di 100 anni fa, gli aeroplani sono stati azionati utilizzando superfici mobili come eliche e turbine. La maggior parte è stata alimentata dalla combustione di combustibili fossili. L’Electroaerodynamics, in cui le forze elettriche accelerano gli ioni in un fluido, viene proposta come metodo alternativo di propulsione di aeroplani — senza parti in movimento, quasi silenziosamente e senza emissioni di combustione. Tuttavia, nessun aereo con un tale sistema di propulsione a stato solido, è riuscito a spiccare il volo. La rivista Nature nel suo studio “Flight of an aeroplane with solid-state propulsion” dimostra come un sistema di propulsione a stato solido può sostenere il volo a motore, progettando e pilotando un aereo più pesante dell’aria a propulsione elettro-aerodinamica.

Leggi la pubblicazione originale sulla rivista scientifica Nature: Flight of an aeroplane with solid-state propulsion.

Propulsione al plasma al MIT di Boston

La propulsione al plasma accende l’onnipresente sfida tecnologica tra Usa e Cina, entrambe pronte a rincorrersi sulla propulsione elettrica applicata all’aeronautica.

Il Massachusetts Institute of Technology di Boston e l’Institute of Technological Sciences di Wuhan hanno sviluppato due prototipi molto diversi del motore a zero emissioni per gli aerei del futuro. Il prototipo messo a punto dal MIT ha dimostrato la possibilità di volare in condizioni atmosferiche soltanto con la creazione di un vento ionico, ottenuto grazie alla generazione di plasma attraverso una differenza di potenziale elettrico di ben 40.000 Volt e senza parti in movimento. Il plasma è uno dei quattro stati fondamentali della materia. Quello in cui gli atomi vengono ionizzati in particelle cariche. Quindi un motore al plasma utilizza l’elettricità per generare plasma e quindi espellere gli ioni per produrre la spinta.

Il primo volo allo stato solido della storia

Il primo volo della storia aeronautica mondiale di un aereo con propulsione al plasma, senza parti in movimento, avviene nella grande palestra del DuPont Athletic Center del Massachusetts Institute of Technology di Boston. Il prototipo messo a punto dal professor Steven Barrett, direttore del Laboratorio per l’aviazione e l’ambiente del MIT, e dai suoi colleghi di diversi laboratori coinvolti nell’impresa, è lungo 60 metri e viene ripetuto dieci volte con caratteristiche simili.

Il vento ionico che si dimostra capace di sostenere il volo del prototipo è ottenuto generando plasma grazie alla differenza di potenziale tra un primo filo caricato a +20.000 Volt e un secondo che invece è a -20.000 Volt. Questo permette di sottrarre elettroni alle molecole di azoto naturalmente presenti in atmosfera e di ionizzarle, inducendo la loro forte attrazione da parte dell’elettrodo negativo.

Il flusso crea un vero e proprio vento ionico, capace di trasportare con sé le molecole d’aria con le quali entra in contatto nella migrazione. Le molecole d’aria vengono spinte verso il profilo alare e permettono l’ottenimento di una portanza e il volo dell’aereo.

The Institute of Technological Sciences Wuhan University rilancia al MIT di Boston

La megalopoli dello Hubei, nota oggi nel mondo come luogo di origine della pandemia mondiale di Coronavirus, è un centro di grande importanza dal punto di vista scientifico e tecnologico ed è sede dell’eccellente ITS – Institute of Technogical Sciences.

La sfida per il raggiungimento della propulsione al plasma in atmosfera per uso aeronautico è stata raccolta immediatamente dai ricercatori di Wuhan. Il gruppo del professore Jau Tang dell’Institute of Technological Sciences Wuhan University punta su una soluzione diversa rispetto a quella del MIT di Boston.

In questo caso non si crea un vento ionico per sostenere il volo ma si attiene un vero e proprio sistema con propulsione a getto, simile nella fisica del volo a quella degli attuali aerei turbo-jet.

Il getto, quindi, è la vera chiave della tecnologia cinese. I risultati dell’ITS, pubblicati nella rivista “AIP Advances”, di AIP Publishing, ci mostrano che il prototipo dell’ITS utilizza plasma ad aria a microonde (microwave air plasmas) per alimentare un motore jet.

Sebbene i propulsori ionici non siano nuovi – diversi satelliti e missioni interplanetarie, inclusa la sonda Dawn della Nasa lanciata nel 2007, li hanno usati – i dispositivi attuali producono solo un propellente a pressione molto bassa e possono quindi essere utilizzati solo nello spazio e in assenza di gravità dove non c’è attrito atmosferico. Il dispositivo sviluppato a Wuhan inoltre comprime e quindi ionizza l’aria, anziché argon, xeno o idrogeno usati dai veicoli spaziali. Avrebbe quindi una fonte illimitata di propellente e sarebbe molto più potente.

Nell’attesa di un futuro che orienti il nostro pianeta verso strade più sicure, la sfida perpetua tra i due Paesi si manifesta anche in questo ambito, aprendo la strada a quella tecnologia che probabilmente un giorno potrà farci inaugurare l’aereo del futuro.

Per approfondimenti Propulsione al plasma, sfida tra il MIT di Boston e Wuhan per il motore del futuro.

 

 

Francia, battuta d’arresto per l’ idrossiclorochina contro il Covid-19

EUROPA di

Dopo uno studio pubblicato sulla rivista “The Lancet” che evidenzia l’inefficacia e i rischi dell’uso di idrossiclorochina per curare il Covid-19, il 26 maggio, in Francia, l’Alto Consiglio per la sanità pubblica (HCSP) e l’Agenzia dei medicinali (ANSM) hanno dichiarato di essere contrari al suo uso come trattamento o in studi clinici. In Europa, il clamore nei confronti dell’uso di idrossiclorochina è nato proprio in Francia, soprattutto grazie ad uno studio condotto dall’infettivologo Didier Raoult. Qualche ora dopo l’annuncio francese, anche l’Agenzia italiana del farmaco (Aifa) ha sospeso l’autorizzazione all’utilizzo di idrossiclorochina per il trattamento del Covid-19. Ciò fa eco all’annuncio dell’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) risalente al 25 maggio circa la sospensione temporanea dell’uso del medicinale nell’ambito del processo di solidarietà globale per la lotta al coronavirus.

Il “guru dell’idrossiclorochina”

Derivato dalla clorochina-un medicinale contro la malaria-l’idrossiclorochina è prescritta per combattere le malattie autoimmuni, il lupus o l’artrite reumatoide. Si tratta di uno dei tanti trattamenti testati dall’inizio dell’epidemia da coronavirus, ma il suo utilizzo è oggetto di molte controversie.

A marzo gli Stati Uniti hanno concesso l’autorizzazione di emergenza per l’uso del farmaco nella lotta al Covid-19 e Donald Trump ha dichiarato che lui stesso lo sta assumendo per scongiurare un contagio. In Europa il clamore nei confronti dell’uso di idrossiclorochina è nato in Francia, dove un piccolo studio svolto nella clinica di Marsiglia e condotto dall’infettivologo Didier Raoult ha rivelato di avere risultati promettenti. Sin dall’inizio dell’epidemia in Francia, si è creato uno scontro tra sostenitori e avversari dell’infettivologo Didier Raoult, rivelatosi il più noto portavoce dei presunti benefici dell’idrossiclorochina, attraverso studi realizzati sui suoi pazienti ricoverati nell’istituto Méditerranée Infection di Marsiglia. In particolare, Raoult utilizza l’ idrossiclorochina in pazienti con forme minori di coronavirus ed in combinazione con un antibiotico della famiglia dei macrolidi, l’azitromicina. Raoult, 68 anni, è diventato una star del web, parlando quasi esclusivamente attraverso video postati su YouTube. Sostenuto da alcuni politici locali della destra francese, come il sindaco di Nizza Christian Estrosi, Raoult è altresì diventato collaboratore della nuova rivista sovranista di Michel Onfray. Continue reading “Francia, battuta d’arresto per l’ idrossiclorochina contro il Covid-19” »

Repubblica ceca, le misure della nuova fase e il summit di Visegrád per la riapertura dei confini

EUROPA di

A partire dal 18 maggio, in Repubblica Ceca è terminato lo Stato di emergenza: è stato adottato un piano per allentare le misure prese durante il periodo di pandemia. Praga ha previsto la riapertura di bar, ristoranti e pub, ha previsto la possibilità di scegliere se indossare la mascherina eliminando l’obbligo e sta gradualmente riaprendo anche le scuole elementari, le superiori e le università. Importanti misure riguardano inoltre i confini: dal 26 maggio è stato consentito un allentamento di misure anche verso gli altri paesi, con la riapertura delle frontiere con Austria e Germania. Infine, il primo ministro Babiš ha preso parte ad una videoconferenza con il gruppo Visegrád e la cancelliera tedesca Merkel proprio per parlare della riapertura delle frontiere e dell’impatto del coronavirus sui loro paesi.

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USA-Iran: petrolio e Venezuela fanno risalire la tensione

MEDIO ORIENTE di

Tra Iran e USA risale la tensione. Questa volta il motivo è il petrolio inviato da Teheran con destinazione Caracas. Una mossa vista come una provocazione per Washington.

Le cinque petroliere inviate dall’Iran con 1,5 milioni di litri di benzina stanno arrivando in Venezuela, violando l’embargo imposto dall’amministrazione a stelle e striscie, con lo scopo di aiutare  il Paese ad alleviare la carenza di carburante che ha sofferto in questi mesi, aggravata anche dall’emergenza sanitaria causata dalla pandemia di coronavirus. Fortuna, il nome della prima nave entrata in acque territoriali venezuelane, è arrivata nella mattinata di lunedì nei pressi della raffineria di El Palito, sulla costa centrale del Paese sudamericano. Le altre si stanno avvicinando alle strutture di Puerto La Cruz, a nord ovest, e Amuay, sul lato occidentale. L’operazione ha causato un aumento della tensione tra i due Paese “alleati” e gli Stati Uniti di Trump.

Il ministro della Difesa venezuelano, Vladimir Padrino Lopez, ha annunciato che le navi iraniane sarebbero state scortate da elicotteri e aerei delle forze armate fino a raggiungere i porti. Il ministro degli Esteri, Jorge Arreaza, il numero due del partito chavista Diosdado Cabello, e altri leader politici e militari hanno ringraziato il sostegno alle autorità iraniane e attribuiscono il risultato alla “diplomazia pacifica” condotta da Nicolas Maduro.

L’alleanza politica tra Teheran e Caracas risale ai tempi dell’amicizia tra gli ex presidenti di entrambe le nazioni, Hugo Chavez e Mahmud Ahmadineyad. Maduro aveva annunciato a inizi gennaio la sua solidarietà alle Repubblica islamica dopo che un attacco missilistico portato a segno dagli statunitensi aveva assassinato il leader della Guardia Rivoluzionaria iraniana Qasem Soleimani a Baghdad. Uno dei principali attori in campo della gestione ufficiale venezuelana per ottenere questo importante contributo petrolifero è stato l’attuale vicepresidente dell’Economia, Tareck El Aissami, venezuelano ma di origine libanese.

I settori radicalizzati dell’opposizione venezuelana al governo speravano che Trump avrebbe impedito il passaggio delle navi per colpire maggiormente Maduro in un momento di totale collasso dei servizi pubblici e dell’economia generale del Paese: non è successo, nonostante il dispiegamento militare statunitense nell’area dovuto alla battaglia sempre più intensa contro il narcotraffico. Da Teheran, invece, il Presidente Hassan Rouhani aveva avvertito gli Stati Uniti che un atto ostile nei confronti della flotta iraniana avrebbe avuto conseguenze gravi.

Da diversi mesi il governo Maduro sta lavorando con i tecnici di Petroleos de Venezuela (PDVSA), la compagnia petrolifera statale che prima della crisi era tra le principali esportatrici di benzina al mondo, per riparare le raffinerie di El Patito e Cardòn gravemente danneggiate. Per gestire al meglio il ripristino delle industrie, il Venezuela è stato assistito da tecnici iraniani arrivati nel Paese nelle ultime settimane. Sebbene i lavori di riparazione siano a buon punto, alcuni problemi tecnici  ne hanno ritardato la riapertura.

Il Venezuela, così come lo stesso Iran, è colpito da drastiche sanzioni decretate dagli Stati Uniti. Quelle contro la Repubblica islamica erano state parzialmente eliminate dall’amministrazione Obama per poi essere ripristinate dall’attuale Presidente Trump. Con l’embargo al Paese sudamericano, invece, si vuole mettere con le spalle al muro il governo di Maduro, considerato illegittimo e colpevole di abusi contro i diritti umani. Gli Stati Uniti continuano ufficialmente a riconoscere Juan Guaidò come rappresentante legittimo di Caracas. In preda a penurie di benzina, e di elettricità, il Venezuela aveva potuto contare fino a un paio di mesi fa sui fornitori russi della Rosneft, ma dopo le sanzioni inflitte alle filiali dell’azienda russa da parte di Washington il Cremlino sembra abbia affievolito il proprio sostegno al leader venezuelano.

Di Mario Savina

Il 25 maggio è la Giornata mondiale dell’Africa

AFRICA di

Il 25 maggio si celebra la Giornata mondiale dell’Africa, il Continente considerato la culla dell’umanità.

La ricorrenza rimanda al 25 maggio del 1963 quando, ad Addis Abeba, la capitale dell’Etiopia, i leader di 31 Stati africani indipendenti istituirono l’Organizzazione dell’Unità Africana (OAU), oggi Unione Africana (UA).

La Carta dell’OUA, risultato del compromesso tra le parti, prevede il raggiungimento di obiettivi comuni, tra cui spicca la promozione dell’unità e la solidarietà tra gli Stati africani, il rispetto della Carta delle Nazioni Unite, ma soprattutto l’eliminazione di ogni forma di colonialismo nel Continente.

A partire da questa Organizzazione, concepita inizialmente come organismo dedicato al completamento del processo di decolonizzazione, nel corso degli anni ‘90 si sviluppò un dibattito rispetto alla necessità di far fronte alle nuove sfide e ai cambiamenti globali.

Tale dibattito condusse alla Dichiarazione di Sirte del 1999, la quale sancì il passaggio dall’OUA alla nuova Unione Africana (UA), poi istituita ufficialmente nel 2002 in occasione del Summit dei Capi di Stato e di Governo di Durban.
L’Unione Africana mira ad accelerare il processo di integrazione dell’Africa, sostenendo gli Stati africani nel contesto dell’economia globale, contribuendo, parallelamente, all’avvio di iniziative congiunte per affrontare i problemi sociali, economici e politici del Continente.

 

La Giornata dell’Africa, di cui oggi ricorre l’anniversario, offre quindi l’occasione per tracciare un bilancio del passato e, allo stesso tempo, progettare il futuro, riflettendo sul cammino che rimane da percorrere per costruire con Continente più forte e unificato. L’obiettivo della ricorrenza è quindi duplice: da un lato, portare agli occhi della Comunità internazionale, nonché di tutti noi, i gravi problemi irrisolti che tutt’ora affliggono il Continente africano, come povertà, conflitti interni ed esclusione sociale, e dall’altro stimolare lo sviluppo delle comunità e delle istituzioni locali.

 

In vista della ricorrenza odierna, la ONG ambientalista Green Cross ha lanciato in Senegal un’iniziativa chiamata “Energia per restare”. Il progetto, finanziato dall’Agenzia italiana per la Cooperazione allo Sviluppo (AICS), mira a migliorare le condizioni di vita in cinque villaggi rurali a nord-est del Paese, al fine di creare opportunità di vita e di lavoro per i giovani e le donne, contribuendo così ad invertire la tendenza ed offrire un’alternativa concreta alle migrazioni irregolari.

 

Una piccola Italia nel cuore della Cina

ASIA PACIFICO di

Breve storia della “colonia dimenticata”: l’Italian Style Town di Tianjin (1901-1947)

Si può passeggiare tra i villini in architettura art déco di Corso Vittorio Emanuele, fino ad arrivare in piazza Marco Polo, dove si trova il ristorante “Nuovo Cinema Paradiso”. Si possono ammirare le maschere veneziane esposte sulle bancarelle di piazza Dante per poi mangiare e bere vino in uno delle decine di ristoranti italiani con i tavolini all’aperto. L’ambiente urbano è estremamente familiare, ma il luogo in cui si trova totalmente inaspettato. Non ci troviamo infatti in una familiare località del Bel Paese, ma migliaia di chilometri più a est, più precisamente nell’Italian Style Town di Tianjin, una delle città industriali più importanti della Cina. Continue reading “Una piccola Italia nel cuore della Cina” »

Il bullismo cinese riprende piede nella zona economica di esclusività vietnamita minacciando la stabilità dell’ASEAN.

ASIA PACIFICO di

L’ attuale incertezza globale e la crisi da Covid-19 fungono da terreno fertile per la Cina, la quale è tornata ad intraprendere azioni nuove e audaci nel Mar Cinese Meridionale, che pongono in contrasto non solo con gli interessi vietnamiti e dei membri dell’ASEAN, ma anche con lo schieramento aeronavale presieduto da Washington. Continue reading “Il bullismo cinese riprende piede nella zona economica di esclusività vietnamita minacciando la stabilità dell’ASEAN.” »

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admin
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