GEOPOLITICA DEL MONDO MODERNO

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I vertici della Croce Rossa Italiana all’Assemblea Generale della Nazioni Unite

AMERICHE di

Dal 23 al 29 settembre a New York parteciperanno all’Assemblea  Generale delle Nazioni Unite Francesco Rocca, in qualità di Presidente della Croce Rossa Italiana e della Federazione Internazionale delle Società di Croce Rossa e Mezzaluna Rossa (IFRC) e Rosario Valastro, Vicepresidente nazionale Croce Rossa Italiana. Tanti sono i temi sul tavolo: Il Global Compact, la prevenzione delle malattie croniche non trasmissibili (come il diabete), la necessità di maggiori investimenti per contrastare le epidemie locali e migliorare la risposta alle catastrofi, le crisi umanitarie protratte nel tempo, l’aggravamento dell’epidemia da tubercolosi e infine i cambiamenti climatici.

Il Movimento della Croce Rossa e Mezzaluna Rossa intende sensibilizzare i governi a impegnarsi per una migrazione sicura, organizzata e che garantisca i diritti umani. Per questo particolare attenzione sarà riservata al “Global Compact per una migrazione sicura, ordinata e regolare affinché il documento sia adottato nella conferenza che si terrà a Marrakech il prossimo dicembre. Nel rapporto della International Federation of Red Cross and Red Crescent Societies (IFRC) intitolato “Il nuovo ordine murato. Come le barriere all’assistenza minima trasformano la migrazione in crisi umanitaria” vengono identificati i fattori che impediscono ai migranti vulnerabili di avere accesso all’aiuto di cui hanno bisogno. Tali fattori variano da quelli più evidenti – incluso il timore di essere perseguiti, arrestati o deportati – a quelli meno ovvi, che possono comprendere costi proibitivi, barriere culturali e linguistiche e la scarsa informazione in merito ai propri diritti. Lo scopo del report è quello di sottolineare che non è necessario maltrattare le persone per assicurare il controllo delle frontiere poiché ogni essere umano deve avere accesso ai servizi e all’assistenza umanitaria di base come un adeguata alimentazione, essenziali cure mediche e giusta informazione legale sui propri diritti. Gli incontri si svolgono in un periodo in cui  i governi stanno implementando leggi che criminalizzano l’assistenza umanitaria, comprese le operazioni di ricerca e salvataggio e l’assistenza di emergenza a migranti privi di documenti di identità. In questo momento occorre combattere l’idea che la prospettiva di ottenere una elementare assistenza o l’attività di ricerca e soccorso possano agire come incentivi per la migrazione poiché è semplicemente errato e  le persone prendono la decisione di migrare per ragioni molto più profonde di queste. Lo scopo di IFRC è quello di chiedere ai governi di assicurarsi che le loro leggi, politiche, procedure e pratiche nazionali siano conformi agli obblighi già esistenti in base alle leggi internazionali e vadano incontro alle necessità e ai bisogni di assistenza e protezione dei migranti. Nell’ambito di questo argomento verrà affrontato il tema delle cure specialistiche per i bambini migranti.

Altra questione importante sarà quella delle crisi umanitarie protratte nel tempo, come in Siria, Bangladesh, nella Repubblica Democratica del Congo, in America Latina e tutti gli altri Paesi e regioni in cui lo staff e i volontari della Croce Rossa e della Mezzaluna Rossa stanno fornendo assistenza.  Solo il conflitto armato siriano dura da sette anni e tutte le parti coinvolte nel conflitto hanno commesso impunemente crimini di guerra, altre gravi violazioni del diritto internazionale umanitario e violazioni dei diritti umani. Per esempio, anche le forze governative e le forze loro alleate, comprese quelle russe, han­no compiuto attacchi indiscriminati e attacchi diretti contro la popolazione civile e obiettivi civili, effettuando bombardamenti aerei e lanci di artiglieria, anche con armi chimiche e di altro genere vietate dal diritto internazionale, provocando centinaia di morti e feriti. Inoltre, hanno mantenuto lunghi assedi su aree densamente popolate, limitando l’accesso di migliaia di civili agli aiuti umanitari e ai soccorsi medici. Questa situazione ha fatto si che non ci sono più posti “sicuri” per bambini e civili dato che vengono colpite  arbitrariamente scuole, ospedali o mercati. Recentemente moltissimi bambini, che hanno già subito traumi e sofferenze durante i precedenti attacchi nella Ghouta orientale, nell’area est di Aleppo e in altre zone, hanno cercato rifugio a Idlib, per trovarsi nuovamente esposti al rischio mortale di una escalation del conflitto. Secondo dati recenti, l’80% dei bambini siriani che sono all’interno del paese vive stati d’ansia, di preoccupazione o di forte stress, e questo dà l’idea dell’impatto delle continue violenze sui bambini. Gli stessi bambini che dovrebbero ricevere riparo e protezione nella provincia nord-occidentale di Idlib stanno invece subendo di nuovo attacchi aerei e violenze nel preludio della possibile offensiva. In questo e altre contesti suscita preoccupazione anche il fatto che operatori umanitari vengono presi di mira e rischiano la vita ogni giorno.

Ci sarà anche un focus sull’aggravamento dell’epidemia da tubercolosi, con riferimento a come combattere la malattia e il suo stigma. L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) recentemente ha pubblicato il suo Rapporto Globale sulla Tubercolosi definito da Medici Senza Frontiere un quadro vergognoso sull’incapacità del mondo di affrontare la malattia infettiva più mortale, che pur essendo curabile uccide ogni anno oltre un milione e mezzo di persone. Il rapporto evidenzia infatti i deboli progressi fatti a livello internazionale sulla Tubercolosi, sottolineando che a un ritmo così lento i paesi non riusciranno a raggiungere gli obiettivi prefissati dalla strategia “End TB”. La preoccupazione è che i governi stiano affrontando la malattia infettiva più mortale al mondo con pericolosa mediocrità dato che è il settimo anno consecutivo che circa il 40% dei casi di Tubercolosi non viene diagnosticato. Stando al rapporto OMS, la Tubercolosi resta la malattia infettiva più mortale al mondo, con 1,6 milioni di decessi nel 2017 (rispetto a 1,7 milioni nel 2016) e 10 milioni di persone che hanno sviluppato la malattia nel 2017 (rispetto ai circa 10,4 milioni nel 2016). Particolarmente preoccupanti le forti lacune nella diagnosi e nel trattamento: nel 2017, il 64% dei casi di Tubercolosi è stato diagnosticato e rendicontato (rispetto al 61% nel 2016). Tra le persone affette da Tubercolosi resistente ai farmaci (DR-TB), il 25% delle persone diagnosticate è stato anche trattato (rispetto al 22% nel 2016).

Infine, si discuterà dei cambiamenti climatici, per concentrarsi di conseguenza sul rafforzamento della resilienza delle comunità. I cambiamenti climatici stanno diventando sempre di più la causa di vaste crisi umanitarie che stanno cambiando il modo di vivere il nostro pianeta. Per esempio la siccità in Africa Orientale ha messo in ginocchio paesi già colpiti da guerre, crisi politiche e scontri etnici, ciò ha generato crisi umanitarie profonde in paesi come il Sud Sudan, l’Etiopia, l’Eritrea, il Burundi, il Kenya e la Somalia. Di conseguenza in questi paesi vi sono Insicurezza alimentare acuta (l’impossibilità di consumare cibo adeguato mette direttamente in pericolo le vite e i mezzi di sostentamento delle persone) e Fame Cronica (una situazione nella quale una persona non è in grado di consumare cibo sufficiente a mantenere uno stile di vita normale e attivo per un periodo prolungato) che rappresentano una piaga per milioni di persone nel mondo. A livello mondiale le situazioni di conflitto rimangono il fattore principale alla base della grave insicurezza alimentare in 18 paesi, 15 dei quali in Africa e Medio Oriente. Mentre I disastri climatici hanno provocato crisi alimentari in 23 paesi, due terzi dei quali in Africa. Conflitti, disastri climatici e altri fattori spesso contribuiscono a crisi complesse che hanno ripercussioni devastanti e durature sui mezzi di sostentamento delle persone. Per secoli, le popolazioni dell’Africa Orientale hanno dovuto affrontare fenomeni di questo tipo con una cadenza di cinque o sei anni. Recentemente, però, si è assistito a un’accelerazione di questa periodicità a causa del surriscaldamento globale. L’aumento delle temperature ha portato a un progressivo inaridimento delle fonti idriche con un conseguente calo della produzione agricola e un impoverimento dei pascoli. Il caldo e le eccessive distanze per procurarsi l’acqua mettono a repentaglio vite umane e bestiame. In Africa la frequenza delle siccità si sta intensificando fin dagli anni Novanta. Secondo degli studi ciò è dovuto in parte agli effetti del ciclo di El Niño e La Niña, i periodici fenomeni di riscaldamento e raffreddamento delle acque del Pacifico. I cambiamenti climatici esasperano questi effetti, spingendo verso l’alto le temperature e causando aridità.

Il 26 settembre si celebra, tra l’altro, la “Giornata Mondiale per l’eliminazione totale delle armi nucleari”, voluta proprio dall’ONU come condizione essenziale per garantire la pace e la sicurezza internazionali. L’Assemblea Generale, perciò, sarà l’importante occasione e vetrina per rilanciare e ribadire l’appello della Croce Rossa Italiana. Il raggiungimento del disarmo nucleare mondiale è da sempre un obiettivo prioritario delle Nazioni Unite. Già nel 1946 fu l’oggetto della prima risoluzione dell’Assemblea Generale, che consentì l’istituzione di una Commissione per l’utilizzo pacifico dell’energia atomica. Nel 1959 il disarmo è stato inserito nel programma dell’Assemblea Generale, nel 1975 è stato il tema delle conferenze di riesame del Trattato di non proliferazione nucleare e nel 1978 la prima sessione speciale dell’Assemblea Generale sul disarmo ha riaffermato la sua massima priorità. Mentre dopo la guerra fredda si è assistito a drastiche riduzioni nel dispiegamento di armi nucleari, ad oggi non è stata distrutta una sola testata sulla base di un trattato, bilaterale o multilaterale, e non sono in corso negoziati per il disarmo nucleare. La dottrina della deterrenza nucleare continua ad avere un ruolo centrale nelle politiche di sicurezza di tutti gli Stati che possiedono armi nucleari e dei loro alleati. Ma le sfide legate alla sicurezza non possono rappresentare una scusa per continuare la corsa agli armamenti nucleari, né una giustificazione per declinare la responsabilità condivisa di costruire la pace nel mondo. La giornata del 26 settembre per l’eliminazione totale delle armi nucleari, istituita nel 2013 con la Risoluzione A/RES/68/32, è stata designata dalle Nazioni Unite per ricordare la necessità di questo impegno comune: raggiungere la pace e la sicurezza in un mondo libero da armi nucleari. Lo scorso anno, dopo una mobilitazione mondiale 120 Paesi membri dell’Onu hanno firmato un Trattato per il divieto dell’utilizzo delle armi nucleari. La Croce Rossa italiana e la Federazione internazionale della Croce Rossa e Mezzaluna Rossa, hanno sollecitato tutti i governi ad aderire a questo impegno, ma molti non hanno risposto alla chiamata. Tra questi, il precedente governo italiano.

Al via l’ultima fase dei negoziati per la Brexit

EUROPA di

Mercoledì 19 settembre, durante un summit speciale nell’ambito del Consiglio europeo in corso a Salisburgo, la Prima Ministra britannica, Theresa May, ha tenuto un discorso con l’intento di aggiornare i leader europei sullo stato delle trattative per la Brexit, segnando, secondo alcuni, l’inizio dell’ultima fase dei negoziati con l’Unione europea.

Le due parti, nonostante i vari mesi di negoziati, non hanno ancora raggiunto un’intesa sulle due questioni cruciali: il confine tra Irlanda e Irlanda del Nord e le future relazioni commerciali con l’Unione europea. Tuttavia, la Prima Ministra May ha affermato che il Regno Unito non ha intenzione di prorogare i negoziati e dunque l’avvio della Brexit, previsto per il 29 marzo del prossimo anno e ha dichiarato che l’onere di portare a termine l’accordo è di tutti. Per ragioni tecniche tale accordo dovrà essere concluso entro la metà di novembre, in quanto alla fine del mese avrà luogo un vertice straordinario per ufficializzare l’accordo. Pertanto, i negoziatori, hanno a disposizione meramente altri due mesi per decidere se vi sarà un accordo o una Brexit “no deal”. “Riconosciamo tutti che il tempo è breve, ma estendere o ritardare questi negoziati non è un’opzione” ha dichiarato la May.

Relativamente alla prima questione cruciale nell’ambito dei negoziati, vale a dire il confine tra Irlanda ed Irlanda del Nord, è importante evidenziare che la frontiera irlandese è lunga circa 400 km e le problematiche da risolvere riguardano le persone e le merci che quotidianamente passano dalla Repubblica dell’Irlanda – Stato membro dell’UE – all’Irlanda del Nord, parte del Regno Unito. Si stima che circa un milione di persone viva nelle comunità di confine. Il rischio è attuare misure troppo restrittive o poco efficienti che potrebbero alimentare vecchie tensioni. A tal proposito le posizioni dei negoziatori europei risultano essere molto distanti da quelle dei negoziatori britannici: i primi propongono che l’Irlanda del Nord rimanga sia nel mercato comune europeo che nell’unione doganale e ciò avrebbe come conseguenza l’istituzione di una sorta di dogana tra Irlanda del Nord e la restante parte del Regno Unito, tuttavia ciò eviterebbe la ricostruzione di una frontiera tra Irlanda e Irlanda del Nord; “L’idea che dovrei approvare la separazione legale del Regno Unito in due territori doganali non è credibile” ha affermato Theresa May; i negoziatori britannici, infatti, affermano che una situazione di questo tipo violerebbe l’integrità territoriale del Regno Unito, pertanto propongono una serie di misure volte a ridurre al minimo i disagi posti in essere dalla creazione di una nuova frontiera. Relativamente alla questione delle future relazioni commerciali tra Unione europea e Regno Unito, vige ancora molta incertezza, causata soprattutto dalla mancanza di precedenti: i negoziatori europei propongono già da tempo un accordo commerciale di libero scambio sulla base di quelli stipulati recentemente con il Canada ed il Giappone; tuttavia, i Paesi che intrattengono dei legami commerciali più stretti con il Regno Unito, come Svezia, Paesi Bassi e Danimarca propongono un accordo che preveda una maggiore collaborazione; anche il Presidente del Consiglio europeo, Donald Tusk, predilige tale opzione.

Nel corso del suo breve discorso, Theresa May, ha insistito sulle proposte britanniche contenute nella piattaforma negoziale, varata in estate nell’ambito della riunione di governo di Chequers, definendole “serie” e difendendole dalle proposte di modifiche ribadite dai leader dell’Unione europea.Tali proposte a suo avviso “consentono di mantenere un commercio senza frizioni “e si pongono come il solo “piano credibile e negoziabile sul tavolo che rispetta il voto del popolo britannico e al tempo stesso non crea una frontiera chiusa tra Irlanda del Nord e Irlanda”. Inoltre, non ha aperto spiragli relativi all’ipotesi di un secondo referendum sulla Brexit, smentendo gli auspici fatti in alcune interviste televisive dai premier di Malta e Repubblica Ceca.

Il Presidente della Commissione europea, Jean-Claude Juncker, ha dichiarato, in maniera poco ottimistica, che l’intesa risulta essere ancora lontana, mentre il Presidente del Consiglio europeo, Donald Tusk ha affermato che le proposte britanniche devono essere “rielaborate ed ulteriormente negoziate” ed ha aggiunto che “vari scenari sono ancora possibili” a conferma del fatto che raggiungere un accordo non è ancora facile. La Cancelliera tedesca, Angela Merkel, ha detto di sperare in una Brexit “che si svolga in una buona atmosfera, con grande rispetto tra le parti e con un accordo che renda possibile una cooperazione tra Ue e Regno Unito in settori come la sicurezza”.

In seguito al discorso della May, non si è aperto alcun dibattito, dato che la questione Brexit era l’ultimo tema inserito nell’agenda.

Relativamente ai prossimi sviluppi, al termine del Consiglio europeo ci si attende una dichiarazione congiunta di tutti gli Stati membri. I negoziati riapriranno il 3 ottobre, alla fine del congresso nazionale del Partito conservatore britannico, il partito della May. Entro il 18 ottobre, data in cui si riunirà nuovamente il Consiglio europeo, si auspica che i negoziatori abbiano trovato un accorto per tutte le questioni lasciate in sospeso. A fine novembre, nell’ambito della riunione straordinaria del Consiglio europeo vi sarà l’ufficializzazione degli accordi. Fino a novembre potrebbero mutare molte questioni ed il rischio è che, alla fine dei negoziati, non si raggiunga un accordo. Questo è considerato da tutti il peggior risultato possibile dei negoziati in quanto avrebbe delle conseguenze notevoli sull’economia e sulla burocrazia del Regno Unito nonché dei Paesi limitrofi. Tuttavia tale ipotesi, ad oggi, risulta essere ancora la meno probabile.

Connettività Europa – Asia: l’UE intensifica la sua strategia

EUROPA di

L’importanza che ha l’Unione Europea nell’attuale scenario geopolitico favorisce l’intraprendere delle relazioni internazionali con altrettanto cruciali attori della politica globale. L’area asiatica sta acquistando un ruolo sempre più rilevante, sia da un punto di vista politico che da un punto di vista economico; in particolare, la Cina sta pian piano diventando una grande potenza.

In tale contesto, il 19 settembre 2018, la Commissione europea e l’Alto rappresentante dell’Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, Federica Mogherini, hanno adottato una comunicazione congiunta che definisce la visione dell’Unione Europea per una nuova strategia globale, al fine di collegare meglio l’Europa e l’Asia.

La comunicazione congiunta si basa sulla volontà propria dell’Unione europea di migliorare le connessioni tra i suoi Stati membri, nonché con altre regioni. Con una connettività sostenibile, completa e basata su regole ben definite, la comunicazione sarà fondamentale per guidare l’azione esterna dell’Unione Europea in questo campo, che fa parte di quello più grande della strategia globale.

La strategia globale per la politica estera e di sicurezza dell’Unione europea è stata adottata il 28 giugno 2016 per migliorare l’efficacia della difesa e della sicurezza dell’Unione e dei suoi Stati membri, per la protezione dei civili e per la cooperazione tra le forze armate degli Stati membri.

La Global Strategy europea ha cinque priorità nella sua azione esterna:

– La sicurezza dell’Unione;

– Stato e resilienza della società;

– Un approccio integrato per i conflitti e crisi;

– Ordini regionali cooperativi;

– Governance globale per il 21° secolo.

In tema di connettività Europa – Asia, l’Unione Europea avrà un particolare approccio, riconoscendo che l’Asia comprende più regioni che ospitano paesi molto diversi in termini di modelli economici e livello di sviluppo, con determinate azioni concrete basate su tre punti:

1. la creazione di collegamenti di trasporto, energia, reti digitali e connessioni umane;

2. l’offerta di partnership per la connettività ai paesi asiatici ed alle organizzazioni;

3. la promozione di una finanza sostenibile attraverso l’utilizzo di diversi strumenti finanziari.

L’obiettivo è quello di collegare meglio l’Europa e l’Asia attraverso reti fisiche e non, al fine di rafforzare la resilienza delle società e delle regioni, facilitare gli scambi, promuovere l’ordine internazionale basato sulle regole e creare strade per un futuro più sostenibile.

In particolare, risulta essere importante la creazione di reti transfrontaliere, poiché le infrastrutture e i collegamenti efficienti creano crescita e occupazione e consentono il movimento di persone e merci; l’Unione Europea estenderà le proprie reti e contribuirà a quelle nuove, oltre i propri confini. Le reti transeuropee di trasporto (TEN-T) dell’Unione Europea verranno estese ai paesi confinanti con l’Asia, attraverso il mercato unico digitale dell’UE che fornisce un piano per migliorare gli scambi di servizi digitali e promuovendo scambi e mobilità nell’istruzione, nella ricerca, nell’innovazione, nella cultura e nel turismo. L’Unione europea sta collaborando con molti partner al fine di promuovere approcci simili alla connettività sostenibile: la piattaforma di connettività UE-Cina aiuterà entrambe le parti a creare sinergie e ad affrontare diversi punti. L’UE si impegnerà con le organizzazioni regionali e con quelle internazionali per determinare i quadri giuridici e le forme concrete di connettività, fissando gli standard internazionali. In particolare, l’Unione Europea sta lavorando con l’Organizzazione mondiale del commercio, l’Agenzia internazionale dell’energia, l’Organizzazione marittima internazionale e gli organi delle Nazioni Unite per attuare delle pratiche globali sostenibili ed eque. Infine, risulta essere importante anche la promozione del finanziamento sostenibile degli investimenti, che potrebbero comportare opportunità significative per le imprese europee.

Nell’ambito dell’adozione della comunicazione congiunta, sono state fatte importanti dichiarazioni. L’Alto rappresentante dell’UE Mogherini ha dichiarato: “La connettività è la via per il futuro: più siamo connessi, maggiori sono le opportunità che abbiamo – trovare soluzioni politiche comuni e portare prosperità economica ai cittadini. Il nostro approccio è quello dell’Unione europea: istituire reti più solide e rafforzare i partenariati per una connettività sostenibile, in tutti i settori e basato sul rispetto di norme comuni: questo è il modo europeo per affrontare le sfide e cogliere opportunità, a beneficio delle persone in Europa e anche in Asia”.

Uno dei settori principali in cui la connettività con l’Asia risulta essere importante è quello dei trasporti. A tal proposito, il commissario per i trasporti, Violeta Bulc, ha dichiarato: “L’infrastruttura dei trasporti è la linfa vitale dei collegamenti UE-Asia, portando persone e merci tra i continenti, sulle ali della digitalizzazione e della decarbonizzazione, l’Europa condivide le reti di trasporti e i programmi di finanziamento delle infrastrutture più sviluppati nel mondo”.

Una migliore connessione tra Europa e Asia attraverso i collegamenti di trasporto, energia, reti umane e digitali rafforzerà le società e le regioni, faciliterà gli scambi e promuoverà l’ordine internazionale basato su regole precise.

La comunicazione congiunta adottata sarà discussa al Parlamento europeo e al Consiglio e sarà oggetto delle discussioni sulla connettività al prossimo vertice in materia di Asia-Europa (ASEM) che si terrà a Bruxelles il 18-19 ottobre.

Egitto, una prigione a cielo aperto

AFRICA di

In Egitto le autorità fanno ricorso a torture, sparizioni forzate, esecuzioni extragiudiziali e ogni tipo di maltrattamento. Vengono colpite persone critiche verso il governo, manifestanti pacifici, giornalisti, difensori dei diritti umani e personale delle ONG con interrogatori, divieti di viaggio, congelamento dei beni, detenzioni arbitrarie e processi gravemente iniqui. Recentemente Amnesty International ha chiesto l’immediata e incondizionata scarcerazione di tutte le persone imprigionate in Egitto per aver espresso pacificamente le loro opinioni poiché al crescente malcontento per la situazione economica e politica, il governo sta rispondendo con un giro di vite di una gravità senza precedenti. Dal dicembre 2017 Amnesty International ha documentato i casi di almeno 111 persone arrestate dai servizi di sicurezza solo per aver criticato il presidente al-Sisi e la situazione dei diritti umani nel paese mentre almeno 35 persone sono state arrestate per accuse quali “manifestazione non autorizzata” e “adesione a un gruppo terroristico” per aver preso parte a una piccola protesta pacifica contro l’aumento del prezzo del biglietto della metropolitana. Tra le persone perseguitate vi sono anche autori comici e di satira che sono  stati arrestati dopo aver pubblicato online commenti spiritosi e che dovranno rispondere delle accuse di “violazione della pubblica decenza” o di altre imputazioni definite in modo vago. Tra aprile e settembre 2017, le forze di sicurezza hanno arrestato almeno 240 attivisti politici e manifestanti per accuse legate ad alcuni post pubblicati online, che le autorità avevano ritenuto “ingiuriosi” nei confronti del presidente o per avere partecipato a eventi di protesta non autorizzati. Inoltre le autorità hanno bloccato almeno 434 siti web, compresi quelli di alcuni notiziari indipendenti come Mada Masr e di alcune organizzazioni per i diritti umani come la Rete araba per l’informazione sui diritti umani mentre molti giornalisti sono stati condannati a pene detentive per accuse riconducibili esclusivamente al loro lavoro come “diffamazione” o per quelle che le autorità consideravano “informazioni false”. Najia Bounaim, direttrice delle campagne sull’Africa del Nord si Amnesty International, ha dichiarato che “in Egitto al giorno d’oggi criticare il governo è più pericoloso che in ogni altro momento della recente storia del paese. Sotto la presidenza di al-Sisi chiunque esprima pacificamente le sue opinioni è trattato come un criminale. I servizi di sicurezza stanno chiudendo senza pietà qualsiasi spazio indipendente politico, sociale, culturale rimasto in attività. Queste misure, più estreme persino di quelle adottate nel repressivo trentennio della presidenza di Hosni Mubarak, hanno trasformato l’Egitto in una prigione a cielo aperto per chi critica le autorità”.

     Il parlamento ha recentemente adottato, senza consultare la società civile o le organizzazioni di giornalisti e con la scusa delle “misure anti-terrorismo”, una nuova legge che autorizza la censura di massa nei confronti di portali informativi indipendenti e delle pagine Internet di gruppi per i diritti umani. Bounaim ha continuato dicendo che “l’amministrazione del presidente al-Sisi sta punendo l’opposizione pacifica e l’attivismo politico con pretestuose leggi contro il terrorismo e altre norme vaghe che qualificano come crimine qualsiasi forma di dissenso. L’ultima legge sui crimini a mezzo stampa e informativi ha reso pressoché assoluto il controllo delle autorità egiziane sulla stampa offline e online e sui mezzi radio-televisivi. Nonostante l’attacco senza precedenti alla libertà d’espressione e il fatto che ormai la paura sia diventata una sensazione quotidiana, molti egiziani continuano a sfidare la repressione rischiando di perdere la libertà. Ecco perché Amnesty International mobiliterà i suoi sostenitori nel mondo affinché esprimano la loro solidarietà a tutti gli egiziani in carcere solo per aver espresso le loro opinioni: devono sapere che non sono soli!”.

Amnesty International chiede alle autorità egiziane di rilasciare tutte le persone che si trovano in carcere solo per aver espresso pacificamente le loro opinioni, di porre fine alla repressiva campagna di censura nei confronti dei media e di abolire le leggi che rafforzano la presa dello stato sulla libertà d’espressione. Le continue e ingiustificate misure adottate dalle autorità egiziane per ridurre al silenzio le voci pacifiche hanno spinto centinaia di attivisti e di esponenti dell’opposizione a lasciare il paese, onde evitare di finire arbitrariamente in carcere. Ma tante altre persone continuano coraggiosamente a prendere la parola contro l’ingiustizia all’interno del paese.

State of the European Union: il discorso annuale di Juncker al Parlamento europeo

EUROPA di

Quella del SOTEU, il discorso annuale del presidente della Commissione europea sullo Stato dell’Unione Europea – State of the European Union – è diventata ormai una tradizione, ispirata al discorso del presidente degli Stati Uniti d’America. Il discorso sullo stato dell’Unione è sinonimo di trasparenza e responsabilità da parte delle istituzioni europee e si tiene ogni anno nel corso della prima assemblea plenaria di settembre. Il dibattito annuale è un’occasione per i deputati del Parlamento di esaminare il lavoro e i progetti della Commissione europea.

Jean-Claude Juncker, il 12 settembre 2018, ha pronunciato il suo discorso di fronte al Parlamento europeo di Strasburgo. Il discorso che si è tenuto quest’anno ha avuto un valore particolare per il presidente Juncker: a maggio del 2019 ci saranno nuove elezioni e a settembre dello stesso anno verranno nominati nuovi commissari dagli Stati membri; vale a dire che è probabilmente l’ultima volta in cui Juncker si rivolge agli attuali deputati. Alla luce di ciò, il presidente della Commissione ha impostato il suo discorso come se volesse trarre le conclusioni del suo operato, sottolineando quali sono stati i risultati raggiunti ed analizzando i lavori svolti fino ad oggi, aggiungendo poi cosa invece rimane da portare avanti e quale direzione prenderà la Commissione europea.

Inoltre, il discorso di Juncker può essere considerato come una risposta politica alle preoccupazioni dei cittadini, nonché un importante mezzo per esprimere la sua posizione sulle questioni dibattute dai leader dell’Unione Europea, quali migrazione, economia o politiche sociali, ma anche sull’aumento delle forze di estrema destra e anti-UE in Europa.

Il presidente della Commissione europea ha presentato le sue priorità per il prossimo anno ed ha  delineato la sua visione su come l’Unione europea può continuare a costruire un’Unione unita, più forte e più democratica, riprendendo anche quanto detto nel suo discorso del 2017.

Il discorso del presidente Juncker al Parlamento europeo è stato accompagnato dall’adozione di 18 iniziative concrete da parte della Commissione europea su migrazione e confini, sicurezza, elezioni libere e sicure, il partenariato dell’Unione europea con l’Africa e l’UE come attore globale. Queste proposte hanno lo scopo di contribuire a fornire risultati positivi per i cittadini in vista delle elezioni europee del 2019.

Le proposte chiave dell’indirizzo che sono state fatte sullo Stato dell’Unione 2018 riguardano:

Sicurezza: nuove regole per ottenere contenuti terroristici dal web; misure per assicurare elezioni europee libere ed eque; una procura europea rafforzata per combattere il terrorismo transfrontaliero; e iniziative per investire nella cybersecurity;

Migrazione e riforma delle frontiere: un’Agenzia dell’Unione europea per l’asilo rafforzata; una guardia costiera e di frontiera europea pienamente equipaggiata, fino a 10mila unità in più; norme dell’Unione Europea più forti in materia di rimpatrio; migrazione legale;

Africa e investimenti esterni: una nuova alleanza Africa-Europa per investimenti e occupazione sostenibili; un’architettura finanziaria più efficiente per gli investimenti al di fuori dell’Unione Europea;

Politica estera e di sicurezza comune: migliorare l’efficienza del processo decisionale;

Cambiamenti stagionali dell’orologio: la Commissione propone di porre fine alle variazioni dell’orologio stagionale;

Antiriciclaggio: una maggiore vigilanza antiriciclaggio per un settore bancario e finanziario stabile.

Nel suo discorso, Juncker ha toccato tutti i temi principali di cui si dibatte oggi in politica e nell’Unione Europea. In particolare però, è bene soffermarsi su alcuni momenti del discorso che risultano essere particolarmente importanti. Juncker ha sottolineato la necessità per l’Europa di diventare più sovrana in modo da poter svolgere un ruolo maggiore nel plasmare gli affari globali.  Il presidente Juncker ha dichiarato: “è arrivata l’ora della sovranità europea: è ora che l’Europa prenda il suo destino nelle proprie mani, questa convinzione che <united we stand taller> è la vera essenza di ciò che significa essere parte dell’Unione europea, condividere la sovranità – quando e dove necessario – rende più forte ciascuno dei nostri stati nazione “. Consapevole che ci sono continue sfide esterne da affrontare, Juncker ha ribadito come insieme l’Europa sia più forte: vi è stato il riferimento all’adesione dei paesi dei Balcani occidentali e all’importanza di essere sempre aperti e tolleranti, anche nell’ambito dell’allargamento agli Stati membri.

Il presidente della Commissione ha affrontato anche il tema dei migranti, dicendosi contrario alle frontiere interne e invitando i paesi membri a trovare un giusto rapporto fra responsabilità e solidarietà, che necessita di essere dimostrata. E’ stata inoltre ribadita l’importanza della lotta al terrorismo: la Commissione europea ha proposto nuove norme per lottare contro la propaganda terroristica. Altro punto toccato è stato l’euro, con la volontà di rafforzarne il ruolo internazionale attraverso un piano che verrà proposto dalla Commissione entro l’anno.

Infine, Juncker ha chiesto agli eurodeputati il rispetto per l’Unione europea e la difesa della sua immagine, che implica l’apertura verso il patriottismo illuminato, con un’Europa che possa arrivare a parlare con una sola voce, e la chiusura ad ogni forma di nazionalismo che invece si pone in contrasto con l’Unione europea. Juncker ha concluso dichiarando che:”Per stare in piedi da sola, l’Europa deve andare avanti come una sola. Amare l’Europa è amare le sue nazioni. Amare la tua nazione è amare l’Europa. Il patriottismo è una virtù. Il nazionalismo incontrollato è pieno di veleno e inganno”.

Il Parlamento europeo contro l’Ungheria di Orbán

EUROPA di

Mercoledì 12 settembre, il Parlamento europeo riunito a Strasburgo, ha approvato la mozione contenuta nella relazione Sargentini sullo Stato di diritto in Ungheria, votando a favore dell’attivazione delle procedure per l’applicazione dell’articolo 7 del Trattato di Lisbona.

Quest’ultimo prevede che il Consiglio a maggioranza dei quattro quinti possa inviare un monito ad uno Stato membro che viola lo Stato di diritto; la proposta della Commissione europea, di un terzo degli Stati membri o del Parlamento possono far scattare la procedura. Si tratta della cosiddetta “opzione nucleare”, espressione utilizzata negli ambienti delle istituzioni europee, al fine di porre l’accento sulla rarità e sulla gravità delle sanzioni applicate nei confronti degli Stati membri che violano lo Stato di diritto e si pongono in contrasto con i valori fondanti dell’Unione europea.

Il Parlamento europeo, dunque, ha invitato gli Stati membri ad agire nei confronti dell’Ungheria al fine di prevenire una minaccia sistemica ai valori comunitari fondanti. Tali valori sono sanciti dall’Articolo 2 del Trattato UE e ripresi all’interno della Carta dei diritti fondamentali dell’UE, tra i quali rilevano il rispetto per la democrazia, l’uguaglianza, lo Stato di diritto ed i diritti umani.

Gli eurodeputati chiedono, dunque, agli Stati membri di avviare la procedura prevista dall’articolo 7, paragrafo 1 del Trattato di Lisbona, affermando che nonostante le autorità ungheresi si siano sempre mostrate disponibili a discutere in merito alla legalità di qualsiasi misura specifica, “la situazione non è stata affrontata e permangono molte preoccupazioni, che hanno un impatto negativo sull’immagine dell’Unione, nonché sulla sua efficacia e credibilità nella difesa dei diritti fondamentali, dei diritti umani e della democrazia a livello mondiale, e rivelano la necessità di affrontarle mediante un’azione concertata dell’Unione”.

Il Parlamento europeo ha inoltre ricordato che l’adesione dell’Ungheria all’Unione europea è stato un atto volontario fondato su una decisione sovrana, dotata di un ampio consenso tra tutti gli schieramenti politici e ha sottolineato che ciascun governo ha il dovere di eliminare il rischio di una grave violazione dei valori dell’UE, anche se “tale rischio è una conseguenza duratura delle decisioni politiche suggerite o approvate dai governi precedenti”.

Negli ultimi anni i governi ungheresi sono stati spesso accusati di avere indebolito le proprie istituzioni democratiche nonché lo Stato di diritto, oltre che di aver favorito la discriminazione nei confronti delle minoranze etniche. L’eurodeputata della Sinistra Verde, Judith Sargentini, incaricata dal Parlamento di esaminare la situazione del Paese, ha pubblicato un lungo e dettagliato rapporto in cui sostiene che l’Ungheria sta violando le regole democratiche e lo Stato di diritto; tale rapporto è stato oggetto della discussione che avuto luogo martedì 11 settembre al Parlamento europeo, alla presenza dello stesso Viktor Orbán; quest’ultimo ha affermato “Il mio intervento non vi farà cambiare opinione, ma sono venuto lo stesso. Non condannerete un governo, ma l’Ungheria che da mille anni è membro della famiglia europea. Sono qui per difendere la mia patria” e ha aggiunto “L’Ungheria sarà condannata perché ha deciso che non sarà patria di immigrazione. Ma noi non accetteremo minacce e ricatti delle forze pro-immigrazione: difenderemo le nostre frontiere, fermeremo l’immigrazione clandestina anche contro di voi, se necessario.

Nel dettaglio, le preoccupazioni del Parlamento si riferiscono alle seguenti questioni: il funzionamento del sistema costituzionale e del sistema elettorale; l’ indipendenza della magistratura e di altre istituzioni; i diritti dei giudici; la corruzione ed i conflitti di interesse; la tutela della vita privata e la protezione dei dati; la libertà di espressione; la libertà accademica; la libertà di associazione; il diritto alla parità di trattamento; i diritti delle persone appartenenti a minoranze, compresi i rom e gli ebrei nonché la protezione dalle dichiarazioni di odio contro tali minoranze; i diritti fondamentali dei migranti, dei richiedenti asilo e dei rifugiati; infine, i diritti economici e sociali.

La decisione è stata approvata con 448 voti favorevoli, 197 contrari e 48 astensioni. Era necessaria una maggioranza dei due terzi sui voti espressi e un minimo di 376 voti a favore. La maggioranza a favore dell’attivazione della procedura è stata più ampia del previsto, a otto mesi dalle elezioni europee molti eurodeputati hanno deciso di prendere le distanze dell’Ungheria. Fra i principali partiti italiani il Partito Democratico ed il Movimento 5 Stelle hanno votato a favore dell’attivazione dell’Articolo 7, mentre la Lega e Forza Italia avevano già annunciato il loro voto contrario. La maggioranza Lega – Movimento 5 Stelle che sostiene il governo italiano, si è dunque spaccata sulla questione, così come è successo per l’Austria ed il Belgio.

La relatrice Judith Sargentini ha dichiarato “Nella settimana in cui si discute lo Stato dell’Unione, il Parlamento europeo invia un messaggio importante: difendiamo i diritti di tutti gli europei, compresi i cittadini ungheresi, e difendiamo i nostri valori europei. I leader europei devono ora assumersi le proprie responsabilità e smettere di guardare dall’esterno, poiché lo Stato di diritto viene distrutto in Ungheria. Per un’Unione costruita su democrazia, Stato di diritto e diritti fondamentali, ciò è inaccettabile” e ha aggiunto “Non credo che questo o qualunque altro voto o discorso farà cambiare idea all’Ungheria, invertendo il corso delle sue politiche, altrimenti il Governo avrebbe già risposto alle infrazioni aperte dalla Commissione. Ma questo voto non era indirizzato all’Ungheria, bensì agli altri 27 Paesi dell’Ue”.

L’ “opzione nucleare”, al termine di un procedimento complesso, potrebbe condurre alla rimozione del diritto di voto dell’Ungheria in sede europea; tuttavia occorre il voto favorevole di tutti gli altri 27 Stati; a tal proposito la Polonia – contro cui la Commissione europea, lo scorso anno, ha avviato un procedimento dell’articolo 7, ma finora senza l’espressione del Consiglio – ha già lasciato intendere che si schiererà a favore dell’Ungheria.

Relativamente alle prossime tappe, ora spetterà agli Stati membri assumere una posizione: questi ultimi possono, deliberando a maggioranza di quattro quinti, determinare l’esistenza di un chiaro rischio di grave violazione dei valori dell’Unione europea da parte dell’Ungheria. Il Consiglio dovrebbe prima ascoltare le opinioni delle autorità ungheresi e ogni eventuale decisione dovrà ricevere il consenso del Parlamento. Rilevante è che gli Stati membri possono anche decidere di rivolgere delle raccomandazioni all’Ungheria, affinché venga affrontata la situazione di rischio di violazione.

In una fase successiva, il Consiglio europeo può determinare, all’unanimità e con l’approvazione finale del Parlamento, l’esistenza nello Stato membro in questione di una grave e persistente violazione (non più rischio) dello Stato di diritto, della democrazia e dei valori fondanti dell’Unione europea. Ciò potrebbe, in conclusione, condurre a delle sanzioni.

La Cina in Europa, colonia o partner?

ASIA PACIFICO/ECONOMIA di

Si potrebbe semplicemente trattare di una scelta: visto che l’Europa politica non esiste, preferiamo essere una colonia americana o cinese? Fino a poco piu’ di trent’anni or sono il dilemma non si poneva. Sembrava che tutto il cammino davanti a noi fosse segnato: l’Europa sarebbe stata sempre piu’ unita e avrebbe riconfermato la sua appartenenza al mondo occidentale, vicina agli USA ma finalmente su un livello di parità. Quel sogno che sembrava scritto nel destino è praticamente svanito nel nulla e sarà già un miracolo se continuerà ad esistere almeno il mercato unico delle merci. Anche l’Euro, nato male perché fatto “prima” dell’omogeneizzazione finanziaria, fiscale e, soprattutto, politica mostra la corda e ci si domanda se, come e quanto tempo potrà sopravvivere.

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L’amore resiste più di quello che dura: Storia di un volontariato in Perù

AMERICHE di

Può capitare che arrivi a un punto in cui ti senti stanco. Cominci a mettere in dubbio tutto: le tue capacità, le tue scelte o le tue relazioni. Metti in dubbio anche il tuo futuro e ne cominci ad avere paura. Pensi che tutti quegli sforzi che hai fatto sono vani e ti butti in qualcosa che non conosci. Una specie di prima esperienza per fare esperienza con la speranza di trovare qualcosa di buono. Forse, un giorno. Questa è la situazione in cui molti giovani ragazzi si trovano in molte parti del mondo e anche nel nostro paese. Sempre di più la speranza è trovare lavoro ma soprattutto trovare lavoro in un altro paese. In Perù uno dei ragazzi mi ha raccontato che per poter sopravvivere si fa tanto, davvero tanto, e alcuni di loro pensano ad emigrare verso paesi come il Costa Rica. In Italia la situazione non è molto diversa: C’è chi combatte, c’è chi si abbatte e c’è anche chi rinuncia agli studi. Il risultato in ogni caso è un immane stanchezza non percepita che ti si stringe piano piano al collo. A questo la vita aggiunge qualcosa, fa il suo giro. Perdi una persona cara e senti le tue emozioni annichilite. Ti ripeti che non puoi essere debole quando davanti a te inizia un grosso periodo di incertezze, dove forse ti dovrai inventare qualcosa per fare un curriculum. Allora il cappio al collo sembra stingersi un poco di più sul tuo collo e le parole si fanno deboli. Col tempo quelle parole deboli diventano incomunicabilità e dalla tua bocca escono solo cose stupide o frasi di circostanza. Non sai cosa stai dicendo e spesso non lo vuoi neanche dire. Cerchi solo di riempire quel silenzio oppure cerchi che qualcuno se ne accorga. Perché il dolore dell’incomprensione spesso non sta nel non sentirsi capiti ma nel non riuscirsi ad esprimere. Succede poi che questo ti porta altri casini e alla lista aggiungi pure che mandi in incidente ferroviario l’ennesima relazione instabile. Non riesci più a capire dove stai andando ma la vita continua e devi continuare ad andare. Ti butti in un lavoro che non hai mai fatto e la paura di sbagliare è sempre dietro l’angolo. Quel cappio si fa sempre più stretto e a questo ci si aggiunge la paura. È così che forse è iniziato il viaggio e forse è bene iniziare da subito dicendo che il volontariato è un’esperienza assolutamente intima. Luis ripeteva sempre una frase: “Come disse El Chapo, “Fuga!”. Probabilmente ognuno di noi stava scappando da qualcosa. Chi dalla vecchiaia, chi da un cuore infranto, chi dal non sentirsi approvato, chi dall’ignoranza, chi da un mondo che vorrebbe diverso o chi da situazioni difficili anche solo da spiegare. Spinto da quella forza nascosta che spinge molti giovani, mi sono ritrovato a cercare ogni genere di evento che promuovesse attività all’estero o esperienze formative. In uno di questi incontri vengo a conoscenza dello SCI (Servizio Civile Internazionale) e da lì ho deciso di intraprendere la mia prima esperienza di volontariato inseguendo degli ideali che vadano contro l’indifferenza verso l’altra persona e cercando un modo per poter affermare che questo mondo è di tutti. Lo SCI offre due livelli di formazione in cui presenta il proprio codice etico e prepara i futuri volontari. Ha un primo livello facoltativo per chi decide di partire per i campi al nord del mondo ma obbligatorio per chi vuole andare al sud del mondo a cui si aggiunge un secondo livello di formazione. La formazione si svolge alla “Città dell’utopia“, un casale che rappresenta un centro nevralgico per la socialità del quartiere e dove si tengono numerosi eventi ogni settimana. La stessa formazione è un momento per conoscere sé stessi, volontari provenienti da tutta Italia e per porre il punto su alcune problematiche che potresti avere davanti a te nel campo. Molta della formazione inoltre passa attraverso l’esperienza dei più diversi volontari. Per prima cosa scelgo il latino America stimolato dai libri, dai film, dal suo fascino, dalla sua particolarità in certe tematiche e dal mio sogno di andare un giorno in Patagonia. Ho visto poi tramite il database i paesi disponibili nel periodo in cui potevo partire ed il destino mi ha portato in Perù. Luogo per cui scelgo un progetto in campo ecologico, ce ne sono vari tra cui scegliere che spaziano dalla promozione della pace, al lavoro con gli orfani, fino a tematiche di inclusione sociale. Ed è così che sono partito per Huaraz, una città nella Ande, pagando per mia volontà le quote di partecipazione e il viaggio. Sono partito con una frase sulla mia maglietta per ricordare uno dei motivi che mi ha spinto a scegliere proprio il volontariato: “l’indifferenza è il peso morto della storia“.

     Dopo un volo intercontinentale con scalo a San Paolo arrivo a Lima. Ho pernottato al Callao, vicino all’aeroporto, che poi ho scoperto essere uno dei quartieri più malfamati e pericolosi. Ci ero andato a piedi e mi sentito osservato soprattutto alle scarpe. In Perù tra i problemi più sentiti ci sono quelli della corruzione (a Lima ci sono ponti in costruzione chiusi per indagini) e della sicurezza. Molta della retorica di questo periodo di elezione, che incorreva durante il mio soggiorno, vedeva scritte “per una Huaraz più sicura”. Humberto ci ha raccontato che c’è un eccessivo divario riguardo alla sicurezza dei quartieri di Lima. Ci ha detto che nel Rimac o nel Callao la violenza è tanta mentre a Miraflores la sicurezza è garantita dal pagamento di forze di sicurezza da parte dei locali in quantità massiccia. Il giorno seguente sono partito per Huaraz. Per arrivare a Huaraz di massima ci sono due modi: aereo o autobus. L’aereo con biglietto di andata e ritorno viene intorno ai 300 dollari e ha una frequenza di 3 voli a settimana. É capitato che due giorni prima hanno spostato il volo di due giorni rispetto al biglietto che avevo comprato. A quel punto ho dovuto prendere il pullman che partiva da Lima in Plaza norte. I pullman in Perù sono ampiamente utilizzati e per 8 ore di viaggio offro il servizio con pasto a bordo, sistema di intrattenimento, Wi-Fi, sedili ampi con cuscino e coperta. Il percorso passa per il deserto e si fa largo tra le nubi e il deserto che assumono lo stesso colore marrone che si fonde e si mischia. Le curve sono tante e già da subito si incomincia la salita in mezzo alle nubi attraverso le quali è possibile intravedere le numerose abitazioni work in progress del Perù. Sono case abitate ma che sembrano perennemente in costruzioni poiché fatte di foratini e con le stecche di metallo dell’armatura di cemento che si innalzano dalle strutture. Il paesaggio è surreale e puoi vedere la strada che viene separata dal dirupo da una tenera striscia di sabbia. Dopo ore le nubi cominciano a diradarsi e i paesaggi del paese cominciano a mostrarsi mentre il sole tramonta. Fa notte e arrivo nella città. Il pullman mi lascia alla sede dell’agenzia proprietaria. Da lì incomincio a chiedere indicazioni per l’alloggio che ci hanno segnalato e mi consigliano di prendere un Taxi ma non avevo soldi in contanti. Una volta arrivato, Michael il nostro organizzatore mi dice che mi aveva intravisto all’agenzia e che era venuto a prendere Wayne proprio lì ma che si era scordato del mio arrivo. In realtà vi erano state delle incomprensioni in quanto mi aveva proposto o di venirmi a prendere o di venire da solo. Io per cortesia gli avevo detto che sarei venuto tranquillamente solo. È così che è iniziato il mio viaggio ed è così che ho conosciuto i miei compagni. Nella giornata seguente sono arrivati gli altri dalle più diverse nazioni. La squadra alla fine era composta da me (Italia), Silvie (repubblica ceca), Humberto (Perù), Luis (Messico), Wayne (Taiwan), Marta e Santiago (Spagna), Maria (Grecia), Lloris e Mathilde (Francia).

     Il mal di montagna non è da sottovalutare in questo contesto. Lima è al livello del mare e per arrivare a Huaraz si sale fino a 3000 m. I primi giorni è normale sentirsi affaticati. Prima di fare i tour o provare le scalate dei picchi, che sono la buona parte delle attività turistiche, è meglio fare qualche passeggiata e trekking di acclimatamento. Questo perché spesso i tour ti portano il più vicino con la macchina e comportano uno shock. In molti si sono portati pasticche per il mal di testa o la nausea dovuto appunto a questo mal di montagna. Durante la visita al Pastoruri ne ho avuto le prove. È un ghiacciaio a 5000 m che con il tempo ha perso grandissima parte della sua grandezza.  Mentre camminavo sentivo lo stomaco contorto e il dolore picchiava del mal di testa picchiava il mio cervello. Passo dopo passo sentivo la paura di svenire sempre più forte e le forze abbandonarmi lentamente. Durante il cammino in salita potevo sentire il cuore rallentare. Li comunque c’era la possibilità di pagare il noleggio di un cavallo o di pagare gli uomini disposti a prenderti in braccio per soldi. Il percorso si fa largo tra le montagne dalle venature grigie e arancioni per arrivare al ghiacciaio bianco e azzurro. Quando ti avvicini puoi notare l’acqua che si scioglie e va nel lago lì vicino. Altro consiglio è riguardo alla Sim: in ogni caso non fatela in aeroporto. Il telefono può essere un amico immancabile dato che per la maggior parte del tempo, soprattutto a Lima, avrete bisogno dei Taxi. Il capitolo Taxi è un capitolo delicato perché il sistema peruviano è un sistema informale e occorre comunque stare attenti. Se state a Lima potete tranquillamente utilizzare Uber, anche se vi conviene aspettarlo vicino o dentro al ristorante dato che in molti sanno che i turisti ricchi aspettano questo servizio. Però in generale a Huaraz non abbiamo avuto problemi riguardo. La Sim in aeroporto viene 219 dollari mentre a Huaraz in un negozio ufficiale delle compagnie potete acquistare la Sim per 5 soles in cui sono inclusi 3 giorni tutto illimitato e 30 giorni di WhatsApp. In caso potete comunque ricaricare 10 soles per avere almeno una settimana di tutto illimitato. Nel nostro alloggio vi era il Wi-Fi ma spesso non funzionava e le offerte del mio operatore non hanno funzionato benissimo.

 

Il progetto

Ogni giorno ci svegliavamo e facevamo colazione sulla terrazza dell’alloggio. Li passavamo la maggior parte dei nostri pasti e molti momenti di riposo e svago. Da li potevamo vedere la Cordillera Blanca e il parco dello Huascaràn. Lo potevamo vedere alle prime luci quando si svelava con il suo maestoso bianco con il cielo azzurro sullo sfondo. Potevamo vederlo al tramonto mentre i suoi picchi si coloravano di rosa e arancio. Potevamo vedere mentre lottava con le nuvole che cercavano di oltrepassarlo ma si bloccavano lì, lasciando il sole nella vallata. Anche la Cordillera negra bloccava le nuvole dall’altra parte e faceva si che la maggior parte della giornata fosse calda col sole. Durante la notte la temperatura si abbatteva e ti dovevi coprire, c’è chi usava le giacche e chi il poncho di alpaca comprato al mercato artigianale vicino la piazza centrale.

     L’Infosheet è il primo approccio e contatto che si ha con il progetto. Arriva via e-mail circa un mese prima della partenza e dà le informazioni inerenti all’arrivo, a come raggiungere il posto, cosa occorre portarsi dietro e come dovrebbero essere strutturate le giornate. Molto spesso la realtà che ci si troverà davanti è abbastanza diversa dalle informazioni riportate, soprattutto per i progetti alla prima esperienza (come quello a cui ho partecipato io). Nella informativa a grandi linee era riportato che la mattina si sarebbero fatti i lavori al Rio Quillcay e che il pomeriggio ci sarebbero state attività sociali e workshop in relazione allo sviluppo ambientale. Verso la fine del progetto si sarebbe fatto un campeggio al Lago Llaca dove si sarebbero portate avanti attività di ecoturismo e pulizia ambientale. Per fare questo ci era stato detto di portare tutto ciò che era necessario per il campeggio come tenda, sacco a pelo, stuoino, occhiali da sole e così via. In caso si poteva anche noleggiare a Huaraz a propria spesa. Oltre al viaggio e la quota versata online al portale, i campi al sud del mondo possono prevedere una extrafee che varia da progetto in progetto. Per questo progetto erano richiesti 250 dollari americani da versare all’arrivo. Generalmente servono a garantire il sostentamento e il tenore di vita dei volontari.

     Da qui si è aperta la questione che abbiamo chiamato “Budget” e su cui alla fine abbiamo scherzato molto anche se spesso nella fase iniziale è stata causa di stress per alcuni. I primissimi momenti sono stati vissuti con assenza di carta igienica nell’alloggio dove dormivamo e la necessità di alcuni dell’acqua in bottiglia (chi sentiva l’esigenza di una precauzione solitamente la bolliva). Da li c’erano anche altre richieste come quella del pane. Solitamente quando versi la quota extra, questa è stata la testimonianza di chi aveva già partecipato ad altri workcamps del genere, non sai nulla e non ti chiedi nulla di come vengono spesi questi soldi. Ma lo stesso gruppo di poche persone che ha detto questo voleva maggiore trasparenza (in termini di oggetti comprati) dal momento che Michael, il nostro coordinatore, ha detto che occorreva risparmiare i soldi per poter fare la parte del progetto nel campeggio. Qui il problema era dovuto all’incongruenza per cui l’infosheet (mandata dalla sede centrale) chiedeva di portaci la nostra tenda ma il coordinatore voleva utilizzare parte dei soldi per noleggiare l’attrezzatura a chi non l’avesse. Oltre a questo aveva detto che tutto ciò che si sarebbe risparmiato, sarebbe tornato a noi (di solito non è previsto una specie di rimborso). Su questo punto a questa parte del gruppo non piaceva questo tipo di utilizzo del budget. Dopo questa apertura da parte del coordinatore si è aperto il caso che alcuni dei volontari, poiché impauriti dalle scarse informazioni sul campeggio, avevano cominciato ad avanzare la proposta di avere indietro la propria parte inerente al campeggio. Questo atteggiamento abbastanza confusionario ha alimentato sfiducia sicuramente verso il coordinatore, il cui problema effettivo era quello di essere stato lasciato solo dall’organizzazione, e in alcuni addirittura la sfiducia nel progetto e nella sua natura prevalentemente “Work in Progress”. Molto del problema probabilmente è stato costituito dal pensare all’extrafee come “soldi nostri” e non come “soldi dati all’organizzazione”. Aspetto diverte però è quello legato al fatto che chi si è lamentato maggiormente, chi era maggiormente poi stressato dalla situazione, era proprio chi non aveva dato la quota a inizio campo. A ciò si è poi aggiunta la questione stivali che lo stesso gruppo ha alzato come punto contro il progetto. Nell’infosheet non era stato specificato di portarsi degli stivali da lavoro per poter pulire nel fiume e, per esigenza sia personale che oggettiva, abbiamo dovuto comprarli da soli. La spesa si aggirava per i 18 soles (circa 4 euro) e alla fine del progetto abbiamo ottenuto un rimborso della metà. Oltre a ciò durante il pomeriggio non vi era stata possibilità di organizzare le attività promesse nell’informativa e generalmente era libero. In definitiva il nostro tempo era scandito con la mattina il lavoro al fiume (circa 5 ore), il pomeriggio libero e al massimo due giorni liberi alla settimana. Nell’arco di tutto il progetto erano poi previste due giornate nelle scuole e il campeggio. Questa situazione iniziale ha fatto si che spesso i meeting iniziavano tesi, soprattutto per la stanchezza generale e la negatività e lo stress di pochi. Gli stessi pochi che poi sentivano fondamentalmente l’esigenza forte di un leader con autorità dato che Michael non stava spesso con noi, cosa che ha portato problemi alla gestione del “cosa comprare” dato che non conosceva le abitudini del gruppo.

     Prima di iniziare il lavoro abbiamo avuto due giorni liberi per ambientarci, per conoscere la città e per conoscere i compagni del progetto. Il secondo giorno per fare questo si è deciso di fare un trekking di 6 km che va verso la Laguna Aguak. Le prime parole che sono entrate nella nostra testa sono state “Sii paziente!”. Questo perché dovevamo esserlo sia per aspettare il Combi (il mezzo pubblico peruviano), sia per aspettare il nostro fisico durante la scalata. In questo ambiente è importante saper conoscere il proprio corpo, respirare profondamente, prendere il tempo e riposare. Al terzo giorno è iniziato il vero lavoro, gli strumenti che avevamo a disposizione erano dei guanti, una mascherina e i sacchi dell’immondizia. I guanti del primo giorno erano usa e getta, completamente inutili per quello che avevamo di fronte, e abbiamo usato guanti più resistenti per i giorni successivi. Il fiume a prima vista è il risultato di come spesso non ci prendiamo cura della natura. Viene utilizzata sia come discarica a cielo aperto che per lavare auto o panni. In acqua è possibile trovare di tutto: pezzi di plastica e teli, teschi e ossa di animali, preservativi nuovi, pneumatici, lunotti posteriori delle auto, pannolini usati, insetti, bottiglie di plastica, corde, lamiere di alluminio e molto altro. Oltre a ciò l’acqua è contaminata dal detersivo per auto e per i panni. Sulla riva vi erano molti autolavaggi che tiravano su l’acqua dal fiume con una pompa e la ributtavano nel fiume. Questo è ciò che accade con la noncuranza dato che in molti passavano sui ponti e lanciavano i sacchi dell’immondizia o la cartaccia di quello che stavano consumando. Il fiume non viene percepito come un bene pubblico, in molti non si curano del fiume sia perché non c’è sensibilità riguardo a queste tematiche ma anche perché è percepito come una proprietà di una miniera. Molti locali dicono “se la miniera devia parte delle acque e non si cura del fiume, perché dovrei farlo io?”.

     Ognuno dei volontari contribuiva nella misura in cui se la sentiva nelle diverse parti del fiume e con diverse velocità. C’era chi lavorava con un’andatura costante, chi lavorava più veloce e si stancava, chi lavorava dentro l’acqua del fiume e chi lavorava solo nella parte in terra per non rischiare. Uno dei problemi sollevati dai ragazzi francesi, e che l’incoscienza di molti giovani partecipanti non sentiva, era quella della non presenza di un operatore sanitario nelle vicinanze in caso di infortunio. All’inizio del lavoro nel fiume l’unica precauzione data era “non fate cose pericolose e state attenti”. Succedeva però che in molti l’ideale era più forte della sensazione di sicurezza e spesso lavoravamo nella zona più centrale del fiume con la corrente più forte e dentro l’acqua gelata. Solo per il fatto che entravi in acqua, poteva accadere che sentivi i brividi e stavi KO per tutto il pomeriggio. Durante i lavori l’odore del fiume è terribile, insopportabile. L’odore di feci e spazzatura comincia a fare a pugni con te tutte quelle mattine non appena scendi dagli argini. Perché per arrivare li l’accesso non è proprio facile e sicuro. Spesso dovevi scivolare con il fondoschiena dagli argini, fare una sorta di free climbing o trovare qualche terrazzamento naturale. Ancora più difficile era poi cercare di portare i sacchi da sotto fino a sopra. Ci siamo inventati vari metodi come quello delle scale di pneumatici o il mio recupero di una corda dal fiume. Solo recuperare la corda per me è stata un’emozione alla Mac Gyver. Ero seduto su una roccia con i piedi nell’acqua, c’era questa corda che in parte era sottoterra tra le rocce. Andava tagliata ma non avevamo un coltello e mi sono dovuto arrangiare con una roccia, una mattonella, un bastone di legno e tanta pazienza. Alla fine ci sono riuscito e mi sentivo come un uomo primitivo che cercava di creare i propri attrezzi, avevo una sensazione successiva di gioia nel cuore. Dopo quel recupero, o legavamo i sacchi alla corda e tiravamo oppure la usavamo per arrampicarci.

     Il fiume rappresenta un microcosmo di morte e vita, amore e solidarietà. Durante le nostre pulizie trovavamo cuccioli morti di gatti, cani o conigli. Rimanevamo fermi, non sapevamo cosa fare anche volendo fare qualcosa. Quando accadeva rimanevamo istanti a fissarci negli occhi tra noi volontari, ci facevamo coraggio e proseguivamo il lavoro. In questo scenario è apparsa una cagna incinta che cercava cibo tra i rifiuti per poter sopravvivere. È normale a Huaraz. La città è popolata da tantissimi e bellissimi cani di strada che spesso camminano e giocano in gruppo. Alcuni di loro spesso ci accompagnavano ai nostri lavori al fiume. Tra i giorni al fiume non dimenticherò mai il giorno in cui abbiamo collaborato con le operatrici municipali. Tutte donne che la mattina si alzano presto per pulire la città fino a mezzogiorno. Mentre lavoravamo siamo andati sotto a uno dei parapetti che si affaccia sul fiume. Stavamo levando tutte le bottiglie di plastica e a mano a mano uscivano fuori diversi tipi di immondizia, patate e vestiti. Durante le operazioni vedo un cane che solleva la testa dall’immondizia. Comincia a fissarmi, penso al fatto che fosse la sua casa. Non potevo che sbagliarmi, in realtà era la casa di una donna che dorme per strada. Si è avvicinata con il suo zuccotto mimetico, le mancavano i denti e farfugliava qualche parola. Qualche istante prima l’avevo vista mentre trascinava delle scatole di legno legate ad uno spago. Ci fissava con terrore mentre spostavamo i sacchi dell’immondizia. Si è avvicinata e ha cominciato ad aprire i sacchi in cerca delle sue cose. Eravamo pietrificati e abbiamo solo potuto lasciare le bottiglie di plastica che lei poteva vendere e quel poco cibo che aveva. Nel frattempo tre cani l’hanno circondata come per proteggerla da noi e ci abbaiavano contro.

     Oltre a questo ricorderò però un altro giorno. È il giorno in cui ho imparato che il lavoro, è un lavoro di squadra. Per un mese condividi paure, sogni, desideri, ricordi, gioie e lavoro. Diventi parte di uno stesso organismo e ridi, ridi tanto. Diventi anche un po’ incosciente. Mentre lavoravamo nel fiume io e Humberto ci siamo spinti verso la parte più pericolosa al centro. Li l’acqua ha una corrente molto forte ed è più profonda. L’acqua cerca di buttarti giù i polpacci e avevamo preso dei bastoni per fare un terzo piede. Ci tenevamo il braccio l’un l’altro per poter arrivare a un gruppo di pneumatici e a un materasso. Per liberare le cose ci muovevamo in sincronia, io tiravo gli oggetti incastrati e lui tirava me per fare più forza. Poi quello che riuscivamo a liberare lo spostavamo con una catena umana fino a riva con gli altri. Mentre pulivamo intorno al materasso incastrato nella roccia tutti ci guardavano da sopra gli argini. Si era radunato un folto gruppo di uomini, donne e bambini che ci filmavano e facevano foto. In molti ci chiedevano perché lo facessimo e cosa stessimo facendo. Molti bambini scavalcano e volevano scendere ad aiutarci. In questa atmosfera noi eravamo lì con i piedi che perdevano sensibilità e la corrente che ci voleva portare via. Prendevamo tutto e lo passavamo. Improvvisamente urliamo insieme “un preservativo!” e, mentre tutti ci guardano, scoppiamo a ridere come degli idioti. È questa l’atmosfera che si crea, lavori tanto ma trovi spazio per ridere e creare dei tuoi simboli. Rimani stupefatto di trovare preservativi nuovi e imbustati, nel posto più improbabile, in un paese in cui molti hanno figli in giovane età e ci sono moltissime famiglie con 5 figli. Dopo l’idiozia ci siamo messi a liberare il materasso e a farlo scivolare verso la riva più vicina all’argine. Li poi abbiamo incominciato a levare la paglia e a mettere tutte le parti non naturali dentro i sacchi. Abbiamo poi legato la rete di metallo alla corda è tirato fino a alla strada. Allo stesso momento è sopraggiunta una anziana signora che lo ha preso per rivenderlo. Dopo questo cominciamo la solita corsa avanti e indietro con i sacchi della spazzatura, i pneumatici e altra immondizia recuperata per inseguire il camion della spazzatura. A Huaraz non ci sono i secchioni poiché in molti li rubano per rivendere il metallo e quando i camion passano occorre rincorrerli. In ogni caso non si fermano. Al massimo vanno un po’ più lenti ma continuano ad avanzare. Non facciamo neanche in tempo a buttare le cose che tornati nello stesso punto la situazione era perlomeno uguale a prima. La corrente aveva portato altri rifiuti. Ma ciò non era importante, molte persone ci avevano visto fare un primo passo verso la cura di quel fiume e in molti volevano aiutare. Insieme a noi ha lavorato anche la comunità politica che sta avviando un progetto di tutela per i prossimi due anni. Ha lavorato Avillo, il rappresentante e responsabile della municipalità di Indipendecia. Era li con noi mentre cercavamo di strappare l’immondizia dal lago e ti arrivavano gli schizzi di fango e terra. Era li con noi mentre i lavori ci massacravano mani e piedi. Quando spesso ti chiedevi come è successo? Potevi osservarti le mani vedere tagli o buchetti che sembravano crearsi, scomparire o spostarsi. Porgevi osservare i polpastrelli assumere disegni curiosi simili a disegni di terra secca. Era li con noi quando i giornalisti ci riprendevano e ci intervistavano alla presenza del sindaco. Era li con noi quando tornavamo, stanchi e stremati, verso l’alloggio con gli stivali pieni di acqua e i sassolini che facevano da carta vetrata sul piede. Questo però non basta a tutti e forse non tutti lo capiscono. Forse è difficile capire la potenza di piccole azioni o forse non ci si crede abbastanza. Dopo 10 giorni i nostri amici francesi hanno deciso di lasciare il campo. I problemi erano legati alla presenza non fissa di Michael, al fatto che non è pagato, che si deve divedere tra l’università, i problemi in famiglia e altro. Al fatto che non c’è la presenza di un leader con autorità. Al fatto che è tutto in progressione e non stabilito, al fatto che non hanno mai visto l’organizzazione con un presidente presentarsi ufficialmente (Wayne ha partecipato a un campo a Lima della stessa organizzazione e c’era stata questa modalità). La non presenza di un medico, la non presenza di una attrezzatura adeguata o che abbiamo dovuto pagare cose come le attività o il campeggio (cosa già annunciata dall’Infosheet). Altri punti erano l’apparenza di informalità e mancanza di cose come carta igienica e acqua (che erano state risolte durante il loro soggiorno). Insomma, hanno detto “ok che non siamo in Europa ma in Europa funziona così”, purtroppo è una citazione. Volevano sentire la musica europea.

      Dopo l’addio dei francesi abbiamo portato avanti le giornate nelle scuole per sensibilizzare rispetto all’ambiente. Vi erano bambini tra gli 8 e gli 11 anni. Tanti bambini. Le scuole sono spaziose e con molto verde, con animali e un orto. Il problema è che spesso c’è molta spazzatura e delle volte bruciano porzioni di prato per l’immondizia. Abbiamo presentato in nostri paesi, il nostro lavoro, abbiamo parlato dell’importanza di prendersi cura della natura ma soprattutto ci siamo messi tanto in ridicolo. Spesso e volentieri le domande erano semplici come “cosa mangiate?” o “che lingua parlate o preferite?” ma la più terribile di tutte era “qual è il vostro ballo tipico?”. La parte terribile non era magari non sapere quale fosse il ballo ma dover ballare qualcosa. Eppure, lo facevi e cercavi anche di farli ridere. Dopo abbiamo fatto dei gruppi divisi per materiale da riciclare e i bambini hanno cominciato a correre per tutta la scuola a raccogliere l’immondizia e a fare la raccolta differenziata. Era impossibile fermarli e quando era ora di fare un altro gioco con loro, era come se non volessero. Quando hanno visto la sciarpa di Wayne fatta in Pile e capito che veniva dalla plastica riciclata, i bambini hanno visto questa magia e capito perché può essere utile riciclare. La passavano e tutti volevano toccarla, era magia. Prima di andare via abbiamo avuto modo di giocare senza pensieri e di dividere succhi e caramelle. Alcuni dei bambini era stregati dai tatuaggi di Marta e le facevano le domande a riguardo. Avremmo voluto più esperienze sociali come queste perché è importante per rendere efficace il nostro lavoro al fiume, andarsene era difficile e una delle bambine mi ha abbracciato alla vita. Una delle cose che mi è rimasta impressa era lo stupore di Humberto mentre parlava del paesaggio naturale che avevamo intorno. Ho potuto capirlo solo quando ho soggiornato una settimana a Lima. Li, nella capitale, per la maggior parte del tempo c’è una interminabile distesa bianca. Non è possibile tante volte riconoscere la differenza tra cielo e mare, non c’è sole, non piove, nevica o grandina. Una guida mi ha raccontato che la prima volta che ha visto la pioggia è stata a 12 anni quando era andata a Cusco. È stato il momento più bello della sua vita, ha detto di essere scoppiata in lacrime. È una sensazione che ho potuto comprendere quando, tornato a Roma, ho sentito un rullo di tamburi dal cielo notturno che si illuminava di flash. Annunciava la pioggia, preceduta da quel vento che porta odore di acqua e erba. A questa si aggiungeva la consapevolezza che quel cielo, tutto celato, prima o poi mostrerà quelle poche stelle che il cielo di Roma concede e la sua Luna con la sua linea verticale. La potenza della natura pronta ad essere rilasciata e la nostra preoccupazione da essa. Preoccupati che qualche strada sia inagibile per tutto il giorno seguente. Preoccupati che ci sia il solito traffico incredibile per questa occasione. Preoccupati che ci crolli il terreno da sotto i piedi.

Quella sensazione di magnificenza posso paragonarla solo alla parte svolta nel campeggio che nel frattempo ha cambiato la sua destinazione al Lago Antacocha, dato che ha Llaca era impossibile introdurre fuochi. Siamo arrivati a ridosso del campeggio risparmiando il possibile sul budget però era stato probabilmente messo in crisi dall’addio dei francesi che hanno pagato solo i 10 giorni di alloggio e cibo e che probabilmente non hanno pagato la quota associativa. A Michael avevamo chiesto di mettere da parte i soldi dell’alloggio e per i mezzi. È successo che Michael non lo ha fatto e ha comprato altro da mangiare come due sacchi di zucchero da un kg e un sacco di patate. Era un campeggio ed era difficile cucinare le patate. Le sue scelte hanno suscitato numerosi interrogativi. Avevamo noleggiato una tenda grande da 11 per poter dormire tutti insieme e scaldarci così. Il problema consisteva soprattutto per chi dormiva a ridosso della porta. La mattina si stava bene ma la notte era davvero fredda. Abbiamo dormito praticamente in riva al lago. Il lago era di color giada ed era come uno specchio. Riusciva a riflettere le montagne della Cordillera Blanca. La notte il cielo stellato svelava la Via Lattea e tutte le stelle che ci sono negate nelle nostre città. Si poteva vedere anche la luna che assomigliava ad un occhio socchiuso. La luna è diversa, la sua linea scura è orizzontale. All’alba il vento è forte e fischia tra le montagne creando un’atmosfera surreale. La notte, in quel paese così lontano da noi, regala un numero enorme di stelle cadenti. In quel paese dai mille contrasti c’è un ampio spazio per i desideri. Il lago di Antacocha è protagonista di mille leggende che spaziano dai tesori inca alle storie che narrano di figure mitiche che rapiscono le persone. Purtroppo, in quella zona sono numerose le persone scomparse. Mentre aspettavamo al sole è arrivata una madre scortata dalla polizia. Ci hanno mostrato le foto, stava cercando il suo figlio bipolare. Le abbiamo donato delle foglie di coca in modo che lei potesse fare la sua offerta al lago ed esprimere il suo desiderio di ricongiungersi al figlio. Nel frattempo, si è avvicinata a noi una cagnolina selvatica che nella nostra permanenza ci ha mostrato i sentieri durante i nostri trekking nella zona. L’abbiamo chiamata Budget e mentre ci allontanavamo sulla parte posteriore di un pick-up in direzione Huaraz lei ci ha inseguito. Quella notte, al nostro ritorno in hotel abbiamo parlato ancora di soldi e del fatto che dovevamo pagare parte dell’alloggio per l’ultimo giorno. Michael non aveva capito cosa gli avessimo detto ma ormai poco importava, era difficile fargli capire le informazioni sia in inglese che in spagnolo. Oramai di quei 10 che erano partiti con il progetto, 6 hanno stabilito di essere una famiglia. Ci siamo messi a dormire tutti nello stesso letto e a vedere un film.

     Alla fine vi è solo una domanda che apre e chiude questa storia: Cosa è il volontariato? Una sera Humberto ha raccontato una storia. Vi era un ragazzo che incomincia a fare avanti e indietro per la montagna. Ogni volta saliva e scendeva. Lo faceva senza utilizzare le scorciatoie, senza usare i tunnel che venivano costruiti man mano con il tempo. Lo fa per anni fino a che non invecchia e i suoi figli non iniziano a farlo con lui. Lo fa fino a che non può più farlo e che la generazione successiva va da sola. Quando gli chiedono perché avesse fatto tutto questo per una vita, la risposta è “ho seminato l’idea”. Questo è il volontariato probabilmente, un atto di fede. Lavori tutti i giorni che sei li e magari sei li che inizi la scalata, non vedrai mai la cima. Sei lì, magari proprio alla prima esperienza del progetto, e hai il primo compito di trovare i problemi e risolverli. Magari offrire nuove idee per i progetti futuri. Perché è il tuo gruppo fa il primo passo, mentre il secondo passo aspetta a un altro gruppo come il terzo passo spetta al terzo gruppo e così via. È un’esperienza che ti fa mettere in pratica l’esperienza del gruppo e del cercare di abbattere più pregiudizi e stereotipi possibili. È un’esperienza che ti porta a provare cosa vuol dire che esistono 9 possibilità di non intendersi.

     Il volontariato è molto di più. Probabilmente e posso raccontare qualche esperienza nella speranza di farlo solo trapelare. Avevamo deciso di fare un trekking in direzione Churup e alla fine eravamo rimasti io e Luis. Siamo partiti senza fare colazione e biscotti in spalla, il trekking però era lungo e più complicato degli altri. Aveva delle parti che consistevano in scalata su roccia con funi. Dopo l’ultima salita impegnativa si presenta a noi la vista del lago dall’acqua blu turchese. Cercando un punto per le foto abbiamo incontrato una ragazza americana che si stava facendo fare foto di nudo e ci abbiamo fatto amicizia. Le chiediamo di farci un video. Io e Luis ci siamo guardati negli occhi e abbiamo deciso. Camminiamo intorno al lago fino a trovare una roccia più vicina e sicura all’acqua. Ci spogliamo fino a rimanere in mutande, fissiamo l’acqua. Facciamo il nostro respiro profondo mentre la gente sul picco in alto di fronte a noi osserva. Ci tuffiamo. Ci tuffiamo in quel lago a più di 4000 m con la nostra pelle e un paio di mutande. Il gelo ti prende il corpo, vuole portarti con sé. Vuole portarti giù. Nella tua testa c’è il silenzio e vorresti sentire la sospensione dell’acqua ma una voce si fa insistente: “Devi andare! Risali! È ora di uscire da qui!”. Muovi il tuo corpo in direzione di quella roccia tiepida che avevi lasciato, cerchi un appiglio in quella roccia ora scivolosa. Alla fine ci riesci, sei fuori e senti il corpo completamente tuo mentre il cuore batte forte. Senti una sensazione di benessere. Senti la gente che ora applaude, riconosce qualcosa, riconosce un gesto di follia. Prima ti prende in giro, sei solo un esibizionista che si spoglia su una montagna. Poi guarda incredula quel gesto di coraggio. Ma alla fine applaude per qualcosa di più che è solo una percezione. Sei lì, in mutande su una montagna delle Ande e respiri quell’aria che ora ti sembra forte. Senti come il primo respiro di quanto sei nato. Senti la vita. Senti la fratellanza con quella persona che ha avuto il coraggio di fare quella follia con te dopo manco due settimane di conoscenza. Le americane pensano che siamo parenti. Vedono qualcosa di comune tra di noi, forse sono io che ho qualcosa di Messicano o lui che ha qualcosa di Italiano. O semplicemente vedono la semplice comunanza che abbiamo solo essendo esseri umani. è un patto, un battesimo che durerà per sempre. C’è chi dice “è stato emozionante poter assistere”. Bevi, fumi e ridi. Ti senti in sintonia con qualcosa o con la natura. Dopo è accaduta un’altra magia quando siamo saliti nel Combi. Il Perù è maestoso, bello e problematico. Ogni istante mi ha ricordato la mia casa, il mio paese. Si parla di corruzione, povertà e violenza ma li ho potuto vedere la solidarietà e l’aiuto reciproco. Lì la lotta per la sopravvivenza riesce a diventare un progetto di aiuto per vivere. Un aiuto che passa da persona a persona ma anche da persona ad animale. Certo, tu rimarrai sempre il Gringo. Sei il bianco, quello diverso che può fare i suoi comodi li. Sei il gringo che se ne può andare. Sei il discendente di quell’idea che ha colonizzato e continua a colonizzare il latino America. Sono solo cambiati i metodi. La comunità cercherà sempre di proteggere sé stessa ma, se vai in punta di piedi con umiltà a chiedere ospitalità in quel perenne cantiere, sarai accolto. Sarai accolto quando tendi la mano per reggere l’anziana signora sul combi, ti guarderà contenta. Ma sarai accolto anche dalla tenerezza, l’innocenza e il coraggio dei bambini. Non dimenticherò la magia creata da quel bambino peruviano dallo zuccotto blu che gioca con quel problematico gringo dentro il combi. Non dimenticherò quel suo gesto spontaneo, non concettualizzato e contro gli stereotipi a cu tutti possiamo essere soggetti. Non dimenticherò quella mano che tocca la mia solo per giocare o condividere un biscotto.

     Poi c’è un’altra esperienza che devo raccontare. Dopo giorni titubante nel decidere o meno se farlo, decidiamo tutti insieme di provare la nostra prima scalata in montagna. Mentre cercavamo il prezzo migliore, ho incontrato una guida che di nome Feliz che mi ha detto di aver vissuto per 7 anni a Roma. Quando gli ho chiesto come si fosse trovato la risposta in un perfetto italiano è stata “come vedi sono tornato qui, Roma è una bellissima città per fare turismo ma viverci è un inferno”. Continuiamo i nostri giri e alla fine troviamo la possibilità di fare tutto con una spese di 250 soles. Scegliamo di fare una cosa per principianti, il Nevado Mateo che ha il suo punto di arrivo a 5400m. La sveglia è alle 3 per poter fare le 2 ore di macchina che ci separano dall’inizio della scalata. Arrivati li mettiamo i rampini di ghiaccio e le scarpe da neve nello zaino. Subito dopo indossiamo le brache di sicurezza e impugniamo la piccozza. Cominciamo la salita sulla parte rocciosa, umida, scivolosa e con poco spazio dal dirupo e da una caduta misera. Ogni tanto ci sono gli sprazzi di neve misti al muschio. Durante la salita il freddo aumenta per le condizioni climatiche e le nubi sembrano volerci inghiottire con il loro movimento dall’alto verso il basso. Mentre cammino scivolo e mi bagno un guanto. Arriviamo alla base del ghiacciaio. Cambiamo i nostri strumenti prendendo dalla borsa quello che ci serve e mettendo da parte quello che ci servirà per il ritorno. Cambio il mio guanto ma la mano fa malissimo, la apro e la chiudo ma nulla cambia. Intorno tutto si fa più grigio e vedo delle piccole figure che ci precedono sparire nella nebbia. Ci leghiamo l’un l’altro e cominciamo a salire verso il picco. Devi capire il ritmo della tua squadra, ti muovi quasi in sincronia e il più lento detta il ritmo. Devi stare attento a non scivolare ma in ogni caso gli altri sono li per te. La tua squadra è li per aspettarti ed aiutarti. Il cammino non è lungo ma ci vuole tempo. La pazienza ne vale la fatica e mentre arrivi in cima esce il sole. Puoi vedere tutto sotto di te, puoi sederti e vedere il mondo. Il silenzio è quello delle montagne, senti qualcosa che ti smuove dentro. Ogni tanto quella stasi è interrotta dal canto del vento che si fa largo tra i picchi. Sei cosi vicino al cielo e lontano dal caos, tutto sotto continua a scorrere. Tutto passa eppure sei nello stesso mondo, quello stesso mondo su cui ora possiamo brindare con un liquore greco. Brindiamo tra di noi, alla nostra squadra e con la guida. Parliamo di quella meraviglia in cui viviamo e ora sogniamo quella montagna. Si perché ci sarà sempre quella montagna nascosta nei nostri sogni e li ci sarà sempre qualcuno ad aspettarci.

L’amore resiste più di quello che dura

Tutti noi abbiamo uno zaino in cui possiamo mettere tutto e possiamo togliere quello che vogliamo. È unno zaino fatto di ricordi, persone, cose che fanno male o meno male. Sono cose che forse qualcuno ne farebbe a meno, che vorrebbe buttare, o cose che forse certe volte ricordiamo quando ci fanno più comodo. Come se fosse un conforto. Ho sempre pensato che dimenticare o far passare il tempo affinché accada, come se le persone che incontriamo abbiano una data di scadenza, fosse una cosa orribile. Questo zaino è quello che fa di noi la persona ma che fa degli altri le persone che sono per noi. Fanno gli affetti, fanno la nostra forza e fanno la nostra esperienza. Diventano i nostri strumenti (infelice definizione) per scalare le nostre personali montagne.  E il volontariato aiuta a capire questo zaino e a saperlo usare. Perché se vogliamo prenderci cura delle persone, di quelle che non conosciamo, dobbiamo prima di tutto imparare a prenderci cura delle persone che abbiamo accanto. Qui si aggiunge un’altra frase che abbiamo utilizzato negli ultimi giorni del nostro campo: “L’amore resiste più di quello che dura”. In molti la intendiamo come se quando qualcosa finisce, tu continui a provare lo stesso. Ma questo, per me, è molto soggettivo. Forse ci diventa più utile se pensiamo al fatto che quell’amore, da intendersi nella maniera più generale possibile, continua a vivere nei ricordi e nel tempo. Forse a volte e la nostra ombra, ma appunto la “nostra”. O forse continua semplicemente ad esistere. Forse qualcuno lontanissimo nello spazio può vedere quello che è successo al suo inizio o prima mentre nella nostra testa è stato catalogato come “passato”. Forse è un costante principio da cui esplode ogni cosa o forse è prima del movimento stesso o forse prima del sogno stesso. Perché spesso cominci a sognare cose che sono già accadute. In quello zaino entra tutto, è personalissimo come l’esperienza del volontario. In quello zaino hai la canzone che ascolti all’infinito e a cui leghi i ricordi; le mani di chi ami sul tuo petto mentre siete sdraiati al tramonto su un prato; un bacio in una sporca stazione romana poco prima dell’orario di chiusura dei mezzi; la volta in cui ti sentivi solo e camminavi sotto un sole di agosto; quella volta che stavi male e ti davano del falso; il buttarsi in un lago lontanissimo e veramente freddo a 4000 m di altezza con uno che conosci da poche settimane e sentirti profondamente connesso; i silenzi e le urla; tutte le volte in cui ti sei ubriacato fino a perdere i sensi; quando qualcuno che ami lascia questo mondo ma i ricordi rimangono; quando la notte sogni quello che è stato e immagini il futuro; tutti i fallimenti e le paure sorpassate; il dolore in tutta la sua presenza e il senso che cerchi di dargli; levarsi la maglietta in una piazza di notte con 4 gradi per brindare alle differenze e alle somiglianze; quando pensi che non raggiugerai mai il tuo obiettivo; quando vedi tutti i tuoi difetti ma li riconosci come parte di te; una corsa verso un traguardo dopo una lunga maratona tenendosi per mano; tutti i dolci e le birre condivise; le notti e i giorni passate intorno ad un tavolo a costruire un progetto in nome di un ideale; quei giorni in cui non vuoi parlare e non riesci a farti comprendere e dici solo stupidaggini; quando aspetti notizie delle persone che ami ovunque siano nel mondo; le sveglie difficili; i wurstel mangiati da ubriachi e di nascosto con un po’ di pane. Vi sono persone che ti porterai ovunque che costituiscono la tua famiglia biologica, la tua famiglia composta di amici e la tua famiglia internazionale. È come una melodia che senti nella testa ma che non conosci, la percepisci ed è profondamente tua. È un’esperienza che non ti costringe nessuno a farla e che è come un richiamo, è un’esperienza che non è difficile e che ne vale la pena. È un’esperienza che non richiede requisiti se non quelli legati all’età. Basta una conoscenza base della lingua e in molti saranno disposti ad aiutarti. Non c’è una grossa selezione, eccetto alcuni progetti che richiedono una lettera motivazionale, ed è principalmente ad esaurimento posti. Prima mandi la richiesta, meglio è! Anche per risparmiare sul biglietto aereo. Forse è difficile proprio raccontarla, non bastano 7500 parole per raccontarla, e l’unica frase che ti ricorre nella mente da quando hai lasciato la tela nera della notte di Huaraz è: “Sono le 22.22, esprimi un desiderio!”.

 

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La Cina dilaga nel mondo, sostituirà gli stati Uniti?

ASIA PACIFICO/ECONOMIA di

Durante il suo recente viaggio in Cina, il nostro Ministro dell’economia Giovanni Tria ha anticipato che la Banca d’Italia includerà tra le nostre riserve valutarie anche i titoli di Stato cinesi in renminbi. La cosa potrebbe essere una delle risposte alla politica protezionista del Presidente americano Trump o anche una semplice prudenza per garantirsi da variazioni imprevedibili del valore del dollaro controllato dalla Federal Reserve.

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Il Consiglio adotta l’ETIAS: European travel information and authorisation system

EUROPA/SICUREZZA di

Il 5 settembre 2018 il Consiglio dell’Unione Europea ha adottato un regolamento che istituisce un sistema europeo di informazione e di autorizzazione dei viaggi (European Travel Information and Authorisation System – ETIAS). Tale regolamento consentirà l’attuazione di controlli preventivi e, qualora sia necessario, potrà negare l’autorizzazione di viaggio ai cittadini di paesi terzi che si recano nello spazio Schengen.

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Flaminia Maturilli
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