GEOPOLITICA DEL MONDO MODERNO

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Condizione e costi dell’Insularità:
 il 10 Dicembre Conferenza alla Camera dei Deputati

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Si terrà alla Camera dei Deputati il prossimo 10 Dicembre dalle 10 alle 13, presso la Sala del Refettorio di Palazzo San Macuto, la conferenza sul tema “Condizione e costi dell’Insularità”. A fronte di una crescente attenzione, a livello nazionale e comunitario sull’insularità intesa come discontinuità territoriale, l’incontro intende promuovere il dibattito sulle criticità di natura economica, logistica, ambientale, sociale e demografica che da essa derivano e sulle azioni di policy necessarie all’attenuazione della condizione di oggettivo svantaggio delle isole rispetto ai territori continentali.

Un recente studio, commissionato dal Governo della Regione Siciliana su impulso del Vicepresidente Gaetano Armao, dal titolo “Stima dei costi dell’insularità per la Sicilia” prende in considerazione i costi dei trasporti e le conseguenze sugli operatori economici e i vari settori di attività, stimando l’impatto della riduzione dei prezzi sul Pil in una percentuale pari al 6,8 per cento: il risultato è che l’Isola risulta oppressa da una penalità quantificabile in sei miliardi di euro all’anno.

Se l’impatto a livello regionale incide in maniera così gravosa su cittadini ed imprese, si consideri la più ampia comunità di 17 milioni di abitanti, che vivono nelle duemila isole che fanno parte di Paesi aderenti all’Unione Europea, da cui la necessità di garantire l’attuazione del terzo comma dell’articolo 174 del Tfue che prevede un occhio di riguardo alle regioni insulari, inevitabilmente, sfavorite rispetto a quelle continentali.

La conferenza, organizzata dalla Regione Siciliana, con il patrocinio della Conferenza delle Regioni e delle Province Autonome, della Regione Autonoma della Sardegna e della Commissione Isole del CPRM, prevede i saluti istituzionali di: Apostolos Tzitzikostas, Presidente del Comitato europeo delle Regioni; Vasco Alveis Cordero, Primo Vicepresidente del Comitato europeo delle Regioni e Componente del Parlamento Regionale delle Azzorre; Christian Solinas, Presidente della Regione Autonoma Sardegna; Marie-Antoinette Maupertuis, Presidente dell’Assemblea Corsa e Vicepresidente dell’intergruppo insularità del Comitato europeo delle Regioni; Rosario Sanchez Grau, Ministro Regionale Finanze ed Affari Esteri del Governo delle Isole Baleari.

Il panel del convegno, costituito da accademici e politici che si sono concretamente occupati dei fenomeni legati alla condizione dell’insularità, analizzerà le varie questioni delineando il campo degli interventi normativi che si rendono necessari.

L’introduzione sarà a cura del Vicepresidente della Regione Siciliana e Presidente dell’intergruppo insularità del Comitato europeo delle Regioni Gaetano Armao, cui seguirà la sessione plenaria, presieduta da Enzo Bianco, Presidente del Consiglio Nazionale ANCI, con interventi di: Tommaso Edoardo Frosini, Professore di Diritto Costituzionale, Università SOB di Napoli; Omar Chessa, Professore di Diritto Costituzionale, Università di Sassari; Giovanni Ruggieri, Professore di Economia del Turismo, Università di Palermo; Mary Prezioso, Professoressa di Geografia Economica, Università di Roma Tor Vergata.


La partecipazione alla conferenza in presenza è su invito personale.

Armao con i ragazzi siciliani, da Pantelleria “Frontiera d’Europa” per disegnare il futuro dell’UE

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Il Vicepresidente della Regione Siciliana e Coordinatore della Commissione Affari europei e Internazionali della Conferenza delle Regioni e Province autonome, Gaetano Armao ha introdotto, in collegamento dalla Sala Informatica dell’Istituto di Istruzione Secondaria Superiore di II grado “Vincenzo Almanza” di Pantelleria, #madebycitizen4cohesion un dialogo strutturato nell’ambito della “Conferenza sul Futuro dell’Europa” che ha visto la partecipazione, in videoconferenza, di diversi Istituti scolastici, di tutta Italia (dalla Sicilia alla Valle D’Aosta ed al Friuli-Venezia Giulia, passando per il Molise l’Emilia-Romagna

L’intervento del Vicepresidente della Regione Siciliana:

Siamo qui oggi, in collegamento da Pantelleria, per portare la nostra testimonianza dalla frontiera d’Europa. Il viaggio ideale che parte dall’Africa verso nord, incontra qui la sua prima frontiera, nel cuore del Mediterraneo. Pantelleria è un’isola che, lo ricordo ai ragazzi collegati in videoconferenza dal resto d’Italia, è quasi più vicina all’Africa di quanto lo sia addirittura alla Sicilia, del cui arcipelago è parte, ed ovviamente all’Italia.

Pantelleria è una realtà dove l’Europa misura le sue radici con la sua storia e le sue sfide perché da un lato è ancorata ai valori della cristianità, della cultura e della civiltà europea, ma è anche terra di confronto con le altre culture che si affacciano sul Mediterraneo. La popolazione di quest’isola vive contemporaneamente l’Europa ed il Mediterraneo e non è un caso che gran parte delle contrade qui abbia un nome arabo e che nella cucina pantesca vi siano tante ascendenze. Essere terra di frontiera non vuol però dire perdere la propria identità, anzi qui è proprio vero il contrario.

Dal canto suo però, l’Europa deve sforzarsi ad essere più inclusiva. Ecco perché oggi ci stiamo concentrando sull’apertura dell’Europa al cittadino con il sogno di una Nuova Europa in cui ognuno possa disegnare il proprio futuro e, tutti insieme, quello dell’intera Unione. E’ proprio questo il senso della “Conferenza sul futuro dell’Europa” che si è aperta qualche mese fa a Bruxelles e che oggi ci vede riuniti a portare il nostro contributo.

Oggi ci stiamo domandando, l’Europa cos’è? Non è una domanda facile ed è tempo di dare nuove risposte. Ciò è possibile soltanto se partiamo da quanto essa ci ha offerto. Lo sapete che l’Europa ha dato grandi vantaggi? Voi siete i nipoti degli ultimi europei che hanno visto la guerra. Questo perché nel nostro continente, da 70 anni non c’è più la guerra. L’avete studiato nel vostro percorso scolastico, l’Europa è stato il luogo dove ci sono state in assoluto più guerre fratricide… la guerra dei cent’anni, le due guerre mondiali sono partite dall’Europa coinvolgendo l’intero globo, ma grazie alla fondazione dell’Unione, l’Europa è diventata un operatore di pace e di civiltà, un diffusore di valori democratici.

L’Europa non solo ha una storia ed una tradizione straordinarie ma rappresenta anche il nostro futuro, parliamo di green, di digitale… La Sicilia ha investito, negli ultimi tre anni, ben 300 milioni di euro per l’infrastrutturazione digitale, rappresentando oggi la regione più digitalmente dotata del Mediterraneo e questo permette che voi, da casa vostra, possiate dialogare col resto del mondo, acquistare e vendere prodotti, costruirvi un’azienda, consultare ed incrementare la vostra cultura nonché diffondere liberamente e velocemente il vostro pensiero. Oggi potete fare cose assolutamente inimmaginabili anche solo qualche anno fa, perché il digitale, grazie all’Europa, è diventato un’infrastruttura a portata di tutti.

Grazie all’Europa, in particolare, noi riusciamo oggi a sostenere la continuità territoriale che è connessa al tema della condizione di insularità. Un tema che mi sta molto a cuore e per la cui soluzione definitiva mi sto battendo da molto tempo. Una condizione, quella dell’insularità che assume ancor più urgenza nei luoghi come Pantelleria che sono un’isola di un’isola, una condizione che va riconosciuta perché bisogna far sì che attraverso interventi finanziari e vantaggi fiscali si possano superare gli svantaggi dovuti alla discontinuità territoriale con l’area continentale.

Voi ragazzi e ragazze di Pantelleria, abitanti di un’isola dell’arcipelago siciliano, siete al contempo cittadini italiani e cittadini europei e la conferenza sul futuro dell’Europa è dedicata principalmente a voi affinchè possiate esprimere liberamente il vostro pensiero. L’Europa è oggi un cantiere aperto dove ciascuno può dare un proprio contributo al suo progresso. Vedete ragazzi, oggi la sfida è vincere la competizione mondiale e ciò si renderà possibile soltanto facendo sistema in Europa.

La Nuova Europa, che uscirà fuori da questo cantiere, dovrà necessariamente costituire una prospettiva di rafforzamento delle vostre capacità, in particolare la capacità di competere ed essere parte di una squadra vincente per la sua cultura, i suoi valori di libertà e Democrazia. In ultimo, da rappresentante del Comitato europeo delle Regioni, vi ricordo che sono in programma grandi investimenti sostenuti dal programma NextGenerationEU e se essi saranno ben utilizzati consentiranno alla vostra generazione, che siete oggi lo sguardo, l’anima e la fantasia di questo Paese, di vedere finalmente attuato il progetto dei padri fondatori dell’Europa.

Armao al Comitato europeo delle Regioni: misure UE specifiche per i disastri naturali

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Il Vicepresidente ed Assessore all’Economia della Regione Siciliana, Gaetano Armao, intervenendo oggi, in occasione della 146esima sessione plenaria del Comitato europeo delle Regioni (CdR), al dibattito sui disastri naturali e la risposta alle emergenze ha illustrato al Commissario UE per la Gestione delle crisi, Janez Lenarčič, i gravi effetti dei disastri naturali che hanno colpito la Sicilia, nel corso dell’estate, dagli incendi alle alluvioni sino alle trombe d’aria che non hanno risparmiato Pantelleria e le isole minori.

E’ necessario – ha sottolineato Armao – intervenire urgentemente con un approccio multilivello che coinvolga l’UE, lo Stato, le Regioni e la Protezione Civile. Occorre altresì un intervento che guardi al contrasto della desertificazione, che si stima in Sicilia potrebbe arrivare in futuro al 70%, puntando su riforestazione, rafforzamento dei bacini idrici e sul recupero delle aree agricole, misure che impongono all’Europa di guardare a questi temi con attualità, attivando ed orientando risorse specifiche per gli investimenti in questo settore.”

Nel corso dell’intervento, nella sua qualità di coordinatore dell’Intergruppo delle Isole al Comitato europeo delle Regioni, Armao, ha anche evidenziato quanto sia più complesso affrontare la questione dei disastri naturali nelle isole e si renda quindi imprescindibile adottare a livello UE interventi specifici a loro sostegno proprio per meglio rispondere alle emergenze e costruire la resilienza in questi territori gravati dalla condizione d’insularità.

Il Commissario UE Lenarčič, riconoscendo come la Sicilia sia tra le aree più provate dai disastri naturali di quest’estate, ha rinnovato la disponibilità ad ogni tipo di intervento al fine di rafforzare le misure organizzative europee nel senso auspicato.

EUtopia. Istituzioni, democrazia, futuro: dal 23 al 28 agosto a Marsala la VI edizione della History & Politics Summer School

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A Marsala dal 23 al 28 agosto, si terrà “EUtopia. Istituzioni, democrazia, futuro“ (www.summerschoolmarsala.com), la VI edizione della History & Politics Summer School organizzata dal Dipartimento di Scienze Politiche e delle Relazioni Internazionali dell’Università di Palermo.

L’Europa, come realtà politica esistente e come progetto utopico, è il tema della VI edizione. Le sue origini storiche e le sue specificità culturali e linguistiche, le dinamiche istituzionali e giuridiche, le misure di intervento strutturale ed economico con l’epocale Recovery Plan, insieme ai temi della cittadinanza e dei diritti costituiscono ciò che si è voluto definire con il termine evocativo di Eutopia. Una prospettiva impervia e tuttavia percorribile per tenere insieme istituzioni, libertà e sviluppo. Senza le quali non si può fondare la pace, sia in termini di giustizia sociale che nell’ambito delle relazioni internazionali. 

L’utopia è tradizionalmente un progetto dell’umanità, un progetto politico “giusto” attraverso il quale costruire una società equa e prospera, che porta in sé l’aspirazione della trasformazione verso il “bene” di tutti e di ciascuno. In questo senso Eutopia è la nuova frontiera europea, un sogno cosmopolita e multiculturale, il disegno di una società aperta ed inclusiva che ha l’ambizione di scrivere nuove pagine della storia del vecchio continente, di costruire una nuova visione di futuro, in cui ciò che ha dato origine alla comunità dei popoli e degli individui europei possa continuare a garantire pace, libertà e benessere.

Nello specifico, i moduli attraverso cui è strutturata la Summer School prevedono lezioni sull’analisi delle istituzioni europee, dei poteri e delle competenze degli organi dell’Unione, della loro genealogia storica, dei meccanismi politico-istituzionali che ne presiedono il funzionamento, del suo ruolo geopolitico nello scenario internazionale.

Particolare attenzione sarà data alle politiche di investimento dell’Unione Europea, in cui si gioca il futuro del Continente come comunità politica. Si discuterà delle istituzioni economiche, a partire dalla BCE, il loro funzionamento e gli strumenti di programmazione strutturale. Inoltre, alla luce dello sconvolgimento globale innescato dalla pandemia, una considerazione specifica sarà riservata sugli effetti del Covid-19, sulla risposta sanitaria e vaccinale delle istituzioni europee e nazionali, ma anche sui costi sociali, economici e politici generati dal dramma pandemico, senza tralasciare l’impulso che la straordinaria crisi sanitaria può innescare nel generare nuovi modelli di relazione, di sviluppo di reti scientifiche e di comunicazione, unitamente al progresso dell’innovazione tecnologica.

Come sempre, la H&P Summer School cura con particolare riguardo il tema dei diritti, che quest’anno saranno declinati sul tema generale della identità culturale europea e sulle opportunità per i giovani che la UE mette in campo. Gli strumenti normativi dell’Unione, insieme alla giurisprudenza della Corte di Giustizia europea, hanno consentito una uniformazione e standardizzazione di processi e di diritti all’interno della società civile europea. Il futuro dell’Europa è il futuro dei diritti, soprattutto di quelli che faticano ad essere pienamente riconosciuti permanendo come questioni ancora aperte: tra questi rilevano le questioni di genere e i diritti dell’infanzia.

La Summer School vedrà come relatori: Anna Maria Parrinello Direttrice del Parco Archeologico Lilibeo, Marsala; Fabrizio Micari Rettore Università di Palermo; Alessandro Bellavista Direttore DEMS, Professore ordinario di diritto del lavoro, Università di Palermo; Marc Lazar Professor of Political History and Sociology, SciencePo, Parigi, Luiss – Roma; Giorgio Scichilone Professore Ordinario di Storia delle Istituzioni Politiche, Università di Palermo; Alessandra Pera Professoressa Associata di Diritto Privato Comparato, Università di Palermo; Gaetano Armao Vicepresidente della Regione Sicilia, Università di Palermo; Luana Moresco Presidente Fondazione Antonio Megalizzi; Marcos Ros Sempere Eurodeputato, Commissione Cultura Parlamento Europeo; Alessandro Colombo Professore Ordinario di Scienza Politica, Università di Milano; Francesco Benigno Professore Ordinario di Storia Moderna, Università Normale di Pisa; Magda Bianco Capo del Dipartimento Tutela della clientela ed educazione finanziaria della Banca d’Italia; Luca Scuccimarra Professore Ordinario di Storia delle dottrine politiche, “La Sapienza” di Roma; Francesca Bettio Professoressa Ordinaria di Politica economica, Università di Siena; Thomas Casadei Professore Associato di Filosofia del diritto, Università di Modena e Reggio Emilia; Anna Loretoni Professoressa Ordinaria di Filosofia Politica, Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa; Beatrice Covassi Ministra Consigliera Delegazione UE nel Regno Unito; Francesco Bonini Rettore Lumsa di Roma, Professore Ordinario di Storia delle Istituzioni Politiche; Sandro Guerrieri Professore Ordinario di Storia delle Istituzioni Politiche, “La Sapienza” di Roma; Antonella Meniconi Professoressa Ordinaria di Storia delle Istituzioni Politiche, “La Sapienza” di Roma; Elisabetta Colombo Professoressa Ordinaria di Storia delle Istituzioni Politiche, Università di Pavia; Massimo Bray Direttore Generale Istituto dell’Enciclopedia italiana Treccani.

La partecipazione alla summer school è gratuita. Per aderire inviare un CV con lettera motivazionale all’indirizzo  summermarsala@gmail.com. La giornata inaugurale (23 agosto) e quella conclusiva (28 agosto) saranno aperte al pubblico.

Armao: ruolo strategico per la Sicilia Frontiera d’Europa nelle politiche europee dei prossimi anni

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Il futuro che abbiamo di fronte, a partire dall’esigenza di affrontare i drammatici effetti economici della pandemia da COVID-19, delinea sfide epocali ed impone una visione che ricostituisca dalle fondamenta le Istituzioni europee alla quale siamo chiamati a contribuire portando l’esperienza e la cultura del popolarismo europeo.”. 

Lo ha dichiarato questa mattina il Vicepresidente della Regione siciliana e Presidente del Gruppo interregionale del CdR sulle regioni insulari, Gaetano Armao nel corso della “The conference on the future of Europe: A Mediterranean perspective”, evento del Gruppo PPE al Comitato Europeo delle Regioni (CdR) nell’ambito delle iniziative #EPPLocalDialogue, cui sono intervenuti il Presidente della Regione di Gozo Samuel Azzopardi, l’On. Giuseppe Milazzo, il Sindaco di Montalto di Castro Sergio Caci e l’esperto UE Peter Agius. La conferenza è stata moderata da Leonardo Di Giovanna.

 “In questo contesto rileva il ruolo geostrategico di frontiera d’Europa della Sicilia, luogo ove si dispiega la più importante rete di back-bone per interconnessioni digitali tra gli emisferi del mondo o quella dei cavi e dei tubi nei quali scorrono energia o fonti energetiche, mentre il canale di Sicilia, divenuto uno ‘stretto strategico’ di un ‘Mare conteso’, percorso da decine di migliaia di navi-cargo provenienti da Suez diviene scenario di uno scontro tra forze mondiali che ne fa uno degli snodi della geopolitica più rilevante per i prossimi anni

 “La Regione siciliana ha recentemente riacquisito, con il lavoro degli europarlamentari e con la Presidenza della Commissione Intermediterranea della CPRM del Presidente Musumeci e quella dell’Intergruppo per le Isole presso il Comitato europeo delle Regioni, affidata al sottoscritto, un ruolo centrale nelle politiche europee nei prossimi anni e che sarà ulteriormente rafforzato dal coordinamento della Commissione Affari europei ed internazionali recentemente conferita dalla Conferenza delle Regioni e delle Province autonome. Sarà quindi la Regione siciliana a svolgere, sino al 2026, il delicato ruolo di interfaccia tra tutte le Regioni italiane, il Governo nazionale e le Istituzioni europee con riguardo alla nuova programmazione europea 21-27, all’implementazione delle misure del Recovery Fund, ma anche alle politiche nazionali di coesione.”. Ha sottolineato nel corso del suo intervento, Armao.

Il Consiglio europeo straordinario del 17-21 luglio: i risultati

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Dopo quattro giorni di negoziati serrati caratterizzati dalla contrapposizione tra l’Europa meridionale e i cosiddetti “Paesi frugali”, il 21 luglio, il Consiglio europeo, riunito a Bruxelles, è giunto ad un’intesa sul Recovery Fund e sul bilancio pluriennale dell’UE per il periodo 2021-2027. L’ammontare complessivo del Fondo per la ripresa, il principale strumento dell’Unione europea per stimolare la ripresa economica dopo la pandemia, sarà di 750 miliardi, di cui 390 a fondo perduto e 360 sotto forma di prestiti. Il compromesso raggiunto rappresenta un traguardo storico per l’Unione europea, che, per la prima volta, opta per un considerevole indebitamento comune. Il Presidente del Consiglio italiano, Giuseppe Conte, ha parlato di “una giornata storica per l’Europa e per l’Italia” con toni simili a quelli usati dal Presidente della Repubblica francese, Emmanuel Macron, e dalla Cancelliera tedesca, Angela Merkel, protagonisti nei negoziati. “Abbiamo raggiunto un’intesa sul pacchetto per la ripresa e sul bilancio europeo. Sono stati certamente negoziati difficili in tempi molto difficili per tutti gli europei. Una maratona che si è conclusa con successo per tutti i 27 Stati membri, ma soprattutto per i cittadini. È un buon accordo. È un accordo solido. Ma è soprattutto l’accordo giusto per l’Europa in questo momento” questo il commento del Presidente del Consiglio europeo, Charles Michel.

I negoziati

Quando, il 21 luglio, alle 5,30 del mattino, è stata raggiunta l’intesa in seno al Consiglio europeo – l’istituzione dell’UE che raggruppa i Capi di Stato e di Governo – mancavano solo 25 minuti per battere il record della durata dei negoziati che resiste dal Vertice di Nizza del 2000. Il raggiungimento di un accordo sul Recovery Fund e sul bilancio pluriennale dell’UE non era affatto scontato ed è stato complicato dalla distanza tra le posizioni iniziali, dalle tensioni presenti in ogni trattativa delicata e dalla formazione e lo scioglimento continuo di coalizioni nel corso dei negoziati. La preoccupazione generale, infatti, era l’ipotesi che il negoziato si chiudesse senza un’intesa, a causa di veti esercitati dai paesi schierati in diversi blocchi di interessi. Da una parte i cosiddetti Paesi “frugali” – Paesi Bassi, Svezia, Danimarca e Austria a cui si è aggiunta la Finlandia – che chiedevano la riduzione dell’ammontare complessivo, sia del Fondo per la ripresa che del bilancio pluriennale, maggiori controlli sulle spese e una forte limitazione delle sovvenzioni a fondo perduto. Dall’altra parte quasi tutti gli altri Paesi e soprattutto quelli dell’Europa meridionale, Italia in testa, che insistevano per non procedere con la riduzione delle ambizioni e degli strumenti europei per la ripresa dal Covid-19. Tra questi si inseriva anche il blocco dell’Europa orientale, la cui posizione, prima del Consiglio era incerta: l’Ungheria di Viktor Orban in particolare, infatti, non intendeva vincolare l’erogazione dei fondi al rispetto dello stato di diritto.

Decisivo è stato il sostegno del governo tedesco – che detiene la Presidenza di turno del Consiglio dell’UE – a promuovere soluzioni ambiziose, di concerto con il governo francese. Al contempo si è rivelata proficua la rinnovata unità di intenti fra i Paesi più colpiti dalla pandemia come Italia, Spagna e Francia.

L’accordo sul Recovery Fund

Il compromesso raggiunto rappresenta un traguardo storico in primis per l’Unione europea, prima che per i singoli Stati membri: per la prima volta si è optato per un considerevole indebitamento comune per il rilancio della crescita e dunque per finanziare un trasferimento di risorse dai paesi più ricchi a quelli più in difficoltà, in un breve lasso di tempo.

Il Fondo per la ripresa, chiamato dalla Commissione “Next Generation UE”, avrà un valore complessivo di 750 miliardi di euro, che saranno raccolti sui mercati finanziari a nome dell’Unione Europea: di questi, 390 miliardi saranno distribuiti come sussidi a fondo perduto, mentre 360 miliardi sotto forma di prestiti.

L’UE potrà esercitare alcune forme di controllo sulla modalità di spesa dei fondi: è stata rifiutata la proposta dei paesi frugali di un diritto di veto sulle spese, ma l’ottenimento dei fondi sarà legato alla presentazione di un piano di riforme che dovrà essere approvato a maggioranza qualificata sia dalla Commissione Europea che dal Consiglio Europeo. Un’altra condizione è legata al raggiungimento dei termini intermedi del piano di riforme ed è stata introdotta, altresì, la possibilità per ogni Stato membro di chiedere una sospensione temporanea dei pagamenti in caso di sospetta violazione dei termini: si tratta del cosiddetto “freno di emergenza”.

Il Fondo sarà disponibile a partire dal secondo trimestre del 2021, tuttavia, l’accordo prevede che potrà essere usato per finanziare progetti avviati già dal febbraio 2020.

 

Il principale serbatoio del Fondo per la ripresa si chiamerà Recovery and Resilience Facility (RRF) dal valore di 672, 5 miliardi, di cui 312,5 saranno distribuiti come sussidi. Il 70 % di questi sussidi verrà stanziato entro il 2022, mentre il restante 30 % entro il 2023. Da ciò si deduce che i primi progetti finanziati con i nuovi sussidi europei partiranno fra il 2021 e il 2022, e i finanziamenti verranno erogati verosimilmente fino al 2025.

I criteri con cui verranno distribuite le risorse del RFF sono la popolazione di ogni singolo stato membro, il PIL pro capite, e per i primi due anni il tasso medio di disoccupazione fra il 2015 ed il 2019; nel 2023 questo criterio verrà sostituito con la riduzione del PIL nazionale fra il 2020 ed il 2021 a causa della pandemia.

Entrambi i criteri rendono l’Italia uno dei principali beneficiari del RFF e quindi dell’intero Fondo. Secondo un calcolo diffuso dal Governo italiano l’Italia otterrebbe circa 81,4 miliardi di sussidi e 127,4 miliardi di prestiti, per un totale di 209 miliardi.

Il bilancio pluriennale

Quanto al Quadro Finanziario Pluriennale (QFP) per il periodo 2021-2027, questo è negoziato degli Stati membri ogni sette anni e fornisce le linee guida per la spesa dei contributi che ciascuno stato si impegna a versare all’Unione europea in base alla loro popolazione e ricchezza. Il 21 luglio il Consiglio europeo ha raggiunto un’intesa per lo stanziamento di 1.074 miliardi di euro per il prossimo bilancio pluriennale, tuttavia, la competenza sul bilancio è condivisa con il Parlamento europeo, chiamato ad esprimersi e ad apportare le modifiche ritenute necessarie.

L’argomento più efficace per convincere i 5 Paesi frugali ad approvare il Fondo per la ripresa sono stati i cosiddetti rebates, cioè degli sconti sui versamenti nazionali al bilancio pluriennale: tutti i frugal five hanno ottenuto degli sconti maggiori rispetto allo scorso bilancio per un totale di circa 53 miliardi in meno.

Inoltre, occorre sottolineare che per la prima volta nella sua storia, dal primo gennaio 2021 l’Unione Europea raccoglierà delle entrate fiscali che non dovranno essere negoziate con singoli paesi: è un primo e significativo passo per evitare le eterne trattative sul bilancio pluriennale, nonché un modo per guadagnare sempre più sovranità. Nel dettaglio, dal 2021 ciascuno Stato membro dovrà versare 80 centesimi per ogni chilo di plastica non riciclata, mentre dal 2023 entrerà in vigore una tassa sulle importazioni dai Paesi che non rispettano gli standard europei sulle emissioni inquinanti.

Covid-19: una pedina fondamentale sulla scacchiera internazionale

Con “trappola di Tucidide” il grande storico attribuiva lo scoppio della guerra fra Atene e Sparta alla crescita della potenza ateniese, e alla paura che tale crescita causava nella rivale Sparta. Oggi mentre il mondo affronta una delle sue sfide più importanti, lo scenario internazionale ci pone di fronte alla possibilità che questa trappola scatti. Ancor prima dell’emergenza Covid-19, si scorgeva una fase storica in cui una potenza a lungo dominante -gli Stati Uniti- fronteggiava una potenza emergente -la Cina- e in molti, sullo scenario internazionale, temevano per gli effetti di questa competizione.

Un duello già visto

Quest’anno per l’economia globale sarà il peggiore degli ultimi cent’anni. Solo negli Stati Uniti il tasso di disoccupazione nel mese di aprile è passato al 14,7%, il più alto dalla Grande Depressione, e sicuramente le continue pressioni tra Stati Uniti e Cina non porteranno a sviluppi migliori. Nel giro di pochi mesi gli umori dell’amministrazione americana verso Pechino si sono più volte capovolti. Prima le battaglie su Huawei, il 5g e lo spionaggio informatico che, ad un certo punto, sembravano risolte con una stretta di mano tra i due leader, ma con lo scoppio del contagio il Covid-19 è diventato una pedina fondamentale sulla scacchiera internazionale.

Il Coronavirus appare in Cina a “fine dicembre” e per il mese di gennaio si rivela un problema solo cinese. Trump e i suoi esperti non esternano preoccupazione, anzi per tutto il mese e quello successivo, Trump elogerà la Cina: il 24 gennaio sul suo profilo Twitter il Presidente statunitense scriveva: “China has been working very hard to contain the Coronavirus. The United States greatly appreciates their efforts and transparency. I twill out well. In particular, on behalf of the American People. I want to thank President Xi”. Non solo Trump ringraziava il Presidente Xì per il lavoro svolto, ma il 10 febbraio si congratulava anche con l’Organizzazione Mondiale della Sanità, per poi accusarla a metà aprile di aver “portato avanti la disinformazione della Cina riguardo al coronavirus” e decidere la sospensione degli aiuti per un periodo tra i 60 e i 90 giorni.

La comunicazione si fa sempre più difficile

Mentre l’epidemia cresce negli Stati Uniti, a inizio marzo gli infètti sono 1300 e i morti 36, Trump dichiara emergenza nazionale e il tono nei confronti di Pechino cambia. Il Covid-19 inizia e diventare il “virus cinese” mentre il portavoce del Ministro degli esteri cinese accusa “il virus potrebbe essere partito dagli Stati Uniti e portato a Wuhan dall’esercito statunitense, quando lo scorso ottobre più di 300 soldati americani si trovavano a Wuhan per il campionato mondiale di giochi militari”.

La battaglia si sposta sul controllo della narrazione della pandemia e la comunicazione diventa la chiave per decidere chi uscirà vincitore su scala mondiale. Iniziano le ripercussioni sui giornalisti. Il 19 febbraio Pechino espelle tre cronisti del “Wall street journal”, accusati di aver utilizzato un titolo dispregiativo “China is Real Sick Man of Asia”, a cui si accoderanno più tardi anche i giornalisti del New York Times e del Washington Post. D’altra parte, Washington risponde allontanando 60 inviati cinesi dei principali media filogovernativo.

Nel frattempo, le voci che il virus possa provenire dai laboratori di Wuhan, viene smentita il 17 marzo dalla rivista scientifica “Nature medicine”. Il Covid-19 è il risultato di un’evoluzione naturale, arrivata dal pipistrello, ma questo non ferma né la propaganda americana né il Presidente Trump che annuncia l’intervento dell’intelligence americana per investigare sulle origini del Covid-19, mentre la Cina rispedisce le accuse al mittente affermando che gli Stati Uniti spostano l’attenzione dei loro ritardi nell’agire contro il coronavirus.

Lo scontro comunicativo si rinvigorisce con le esternazioni del segretario di Stato americano, Mike Pompeo che domenica scorsa davanti all’Abc, affermava di avere enormi prove che il virus provenga dai laboratori di Wuhan. Posizione ritrattata parzialmente pochi giorni dopo, “ci sono solo delle evidenze ma non delle certezze” e riaccusa Pechino di mancata trasparenza nella fase iniziale del contagio e di continuare a essere “opaca” e a “negare l’accesso” alle informazioni.

Il Covid-19 e la leadership internazionale

Quello che oggi appare più evidente non sono solo le conseguenze del Covid-19 nel mondo ma anche il ruolo che esso ha assunto nella contrapposizione tra Stati Uniti e Cina. Quello che la storia ci dirà è che quel “rinoceronte grigio” (espressione coniata dall’analista politico americano Michele Wucker che si riferisce ai pericoli grandi e trascurati) è già in casa nostra ed ha subito un processo di fusione. Come i tentacoli di una piovra che si legano immediatamente a qualsiasi cosa, il Covid-19 è progressivamente diventato la nuova pedina da sfruttare per respingere l’ambizione della Cina di colmare il vuoto di leadership con gli Stati Uniti. E l’Europa? La sensazione è che l’Ue abbia bisogno di un processo rigenerativo per poter acquisire quel sentimento di unione tanto promosso quanto artificioso. Nell’attesa che questo processo possa presto manifestarsi, la speranza è quella di non restare intrappolati nello scontro tra Usa e Cina. La sensazione è che l’Ue non dovrà fronteggiare solo le gravi conseguenze che il Covid-19 lascerà, oltre a far fronte a questa pandemia che colpisce in maniera orizzontale ogni paese, l’Ue dovrà contrastare da un lato, il forte euroscetticismo presente nei propri confini e dall’altro, la prospettiva di una contrapposizione sempre più forte tra Cina e Usa. Dalle sue risposte dipenderà il suo futuro, la sua leadership internazionale e la sua indipendenza rispetto ai due principali contendenti a livello globale.

Grecia: fine dell’era Tsipras. Nuova Democrazia al governo

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Il 7 luglio, il Partito di centrodestra Nuova Democrazia ha vinto le elezioni in Grecia, ottenendo il 39.7% dei voti, circa otto punti sopra Syriza, il partito di sinistra radicale del primo ministro uscente, Alexis Tsipras. La vittoria di Nuova Democrazia e del suo leader Kyriakos Mitsotakis era stata prevista da sondaggi ed osservatori, nonché anticipata dalle elezioni europee dello scorso maggio, nelle quali si è registrata la vittoria del centrodestra ed un simile distacco.

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Tra GDPR e rischi della rete. Il 24 maggio verrà presentato a Viterbo un libro sulla nuova normativa in materia di privacy.

 VITERBO: Tutti, ma proprio tutti, ormai, abbiamo sentito parlare del GDPR, ossia della General Data Protection Regulation. Chi non ha sentito parlare di questo acronimo, però, ha sicuramente percepito che “qualcosa” è cambiato. La privacy stessa, il suo concetto intrinseco, ontologico, ed il suo modo di manifestarsi, sono cambiati. Continue reading “Tra GDPR e rischi della rete. Il 24 maggio verrà presentato a Viterbo un libro sulla nuova normativa in materia di privacy.” »

Vox entra in Parlamento, ma le aspettative erano diverse

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Il miraggio degli incontri di massa durante la campagna elettorale si è schiantato con la realtà delle schede elettorale alle urne. Vox, che aveva nutrito aspettative di un trionfo epico, ha conquistato un risultato molto più prosaico. Il partito ultranazionalista, finora fuori dal parlamento, ha ottenuto più di due milioni e mezzo di voti, il 10,3% del totale, e 24 seggi alla Camera dei Deputati, ma non sarà decisivo per la formazione di un governo (visto che non raggiunge la maggioranza alleandosi con il Partido Popular e Ciudadanos) e deve accontentarsi di essere la quinta forza politica in Spagna.

I leader di Vox si sono affrettati a rispondere a coloro che li accusavano di aver lasciato strada libero a Pedro Sanchez dopo aver diviso  il voto della destra. Per prima cosa è stato il segretario del partito, Javier Ortega Smith, che ha accusato il PP e Ciudadanos di “non essere stati capaci di sconfiggere la sinistra settaria del Governo di Spagna”. E poi lo stesso Santiago Abascal, ha affermato che l’unica responsabilità è per “incapacità, slealtà, tradimenti e paure” della “destra codarda”, riferendosi al suo vecchio partito, il PP, per non essersi opposto alla sinistra quando aveva 186 deputati, maggioranza assoluta, con Rajoy. È stato il PP, ha continuato, a consegnare “le televisioni, i media e l’educazione alla dittatura progressista”. Abascal ha ammesso che per il suo partito, il verdetto delle urne è stato “una gioia, ma anche una preoccupazione”, non è sufficiente “per spodestare il fronte popolare, così che la “Spagna è peggio oggi rispetto a ieri” e “Vox è sempre più necessario”. Ha espresso il suo “profondo rispetto per il risultato elettorale”, ma ha avvertito che nessuna maggioranza legittima potrà intraprendere una riforma costituzionale che comprenda  il diritto all’autodeterminazione, il perdono per i responsabili di processi separatisti o imporre leggi totalitarie, riferendosi alla legge delle memoria storica o a quella della violenza di genere. Per un partito extraparlamentare, irrompere in Parlamento con una ventina di deputati e moltiplicare per cinquanta volte i suoi voti nelle ultime elezioni generali dovrebbe essere motivo di festa. Tuttavia, i leader di Vox avevano gonfiato le loro aspettative così tanto che la sensazione è stata quella di delusione il giorno dopo il voto. Abascal diceva che i sondaggi erano sbagliati e che molte società demoscopiche avrebbero dovuto chiudere per non aver pronosticato il trionfo del suo partito, per poi constatare che il risultato è stato molto al di sotto di quanto veniva previsto da tutti i sondaggi, in cui venivano assegnati tra i 29 e i 37 seggi al partito di estrema destra. Vox ha scelto come quartier generale per la notte elettorale l’Hotel Fenix, in un angolo di Plaza Colòn, dove Abascal ha iniziato e chiuso la sua campagna elettorale, e a pochi metri dalla sede el PP, in Calle Genova, il partito in cui ha militato per 19 anni. Più di 280 giornalisti, molti stranieri, hanno chiesto di essere accreditati, ma solo 84 di questi hanno potuto accedere alla piccola sala stampa. Poco dopo la chiusura delle urne, il presidente di Vox a Madrid e candidata alla Comunidad, Rocio Monsterio, è apparsa davanti ai media per fare una breve dichiarazione e senza ammettere nessuna domanda. Dopo aver ringraziato il lavoro svolto da tutta la squadra di Vox, ha assicurato che nel nuovo Parlamento ci “saranno molti deputati di Vox” che combatteranno “con fermezza e determinazione per l’unità del Paese, la libertà e l’uguaglianza degli spagnoli”. Allo stesso tempo, il capo lista di Barcellona, Ignacio Garriga, aveva predetto che il suo partito avrebbe ottenuto 70 deputati, gli stessi che ha ottenuto Podemos nel 2016. Mentre il conteggio proseguiva, la sala dove i leader del partito seguivano i risultati è stata chiusa e le poche facce che uscivano erano tutte di cattivo umore. Verso le 22.30, con quasi l’80% dei voti scrutinati, Ortega è dovuto uscire per sollevare gli spiriti di tutti i sostenitori radunati fuori il quartier generale che contemplavano in silenzio, attraverso un grande maxi schermo, il frantumarsi del loro sogno. Il numero due di Vox ha assicurato che, d’ora in poi, i suoi deputati “saranno l’unica opposizione” all’esecutivo socialista, la cui vittoria è stata predetta come “effimera”. Ortega ha invitato i suoi assordanti seguaci a ritenersi “molto soddisfatti e orgogliosi” di quello che hanno ottenuto nonostante l’esclusione del partito dai dibattiti televisivi e la mancanza di risorse pubbliche che hanno gli altri partiti.

Nelle elezioni andaluse dello scorso dicembre, Vox ha ottenuto 395.978 voti, il 10,97% del totale, entrando nel Parlamento autonomo con 12 seggi. Nelle elezioni generale del 2016 ha ottenuto solo 46.881 voti, lo 0,2%. Il suo miglior risultato nelle elezioni statali è stato ottenuto nelle europee del maggio 2014, pochi mesi dopo la sua nascita, dove ha conquistato 244.929 voti, l’1,56%, non ottenendo nemmeno un seggio a Strasburgo.

Di Mario Savina

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Mario Savina
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