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NATO Smart Energy Capable Logistician 2019: l’Aeronautica Militare in prima linea per la ricerca e lo sviluppo di energie alternative

Difesa/Energia di

Si è svolta in Polonia presso la Drawsko Pomorskie Training Area (DPTA) la Capable Logistician 2019, un’esercitazione campale sviluppata in 12 unità logistiche interforze e multinazionali, “Multinational Integrated Logistic Units” (MILUs), focalizzate sulla logistica del comando e sull’ottimizzazione delle risorse energetiche. Una complessa attività multidisciplinare sviluppata nell’ottica di sinergia multinazionale conforme agli standard NATO. In questo contesto di interoperabilità si è svolta la terza edizione NATO Smart Energy Capable Logistician 2019, dove l’Aeronautica Militare si è distinta con progetti innovativi mirati ad una strategia sostenibile che ottimizza le risorse e incrementa l’efficienza dell’energia alternativa, la Smart Energy.

Drawsko Pomorskie Training Area (DPTA)
NATO Smart Energy Capable Logistician 2019

Un’evoluzione delle logiche per l’efficienza energetica che punta all’innovazione sostenibile. Dopo le passate edizioni della NATO Smart Energy Capable Logistician 2013 in Slovacchia e del 2015 in Ungheria, si consolida sempre di più la consapevolezza verde in ambito militare. La NATO Smart Energy Capable Logistician 2019 che si è svolta dal 3 al 13 giugno 2019 a Drawsko Pomorskie, a 100 km da Stettino, ha consentito di implementare la sinergia tra i diversi assetti conformi agli standard dell’Alleanza Atlantica nell’ottica di cooperare all’individuazione di strategie alternative per l’efficientamento energetico. Uno scenario condiviso da circa 40 esperti civili e militari dal Canada, Francia, Lituania, Italia e US per dimostrare le potenzialità delle Smart Energy attraverso prototipi innovativi ed esperimenti mirati in grado di ridurre il consumo e lo spreco del carburante dell’80% e il fabbisogno idrico pur mantenendo gli standard qualitativi e di comfort per l’efficienza operativa. Soluzioni ottimali per l’attività e il risparmio nei teatri operativi, soprattutto in contesti dalle condizioni ambientali critiche.

Unità dell’Aeronautica Militare nella Training Area di Drawsko Pomorskie

Susanne Michaelis, funzionaria della componente Environment e Smart Energy della NATO, ha dichiarato: “L’unità NATO Smart Energy è focalizzata sulla riduzione del consumo del carburante fossile da parte delle forze militari. Nell’ambito si lavora principalmente con i generatori diesel ma le alternative smart sono numerose e considerevoli. Prendiamo ad esempio le tende ad isolamento termico e le luci LED fotovoltaiche che riducono il consumo diesel. Riducendo il consumo di combustibile fossile è possibile diminuire l’impatto sull’ambiente e facilitare le operazioni logistiche. Le tecnologie innovative che sono già consolidate nel mondo civile stanno diventando realtà anche nei contesti militari. I risultati raggiunti sono significativi, devono solo essere maggiormente incentivati e diventare ancora più flessibili e modulari perché parliamo delle alleanze NATO, assetti multinazionali che devono acquisire ma al contempo condividere. Mi auguro che i progetti Smart Energy prendano sempre più piede nei prossimi uno o due anni e che riescano a cambiare la mentalità migliorando ulteriormente le capacità militari; mi auguro inoltre che le scelte politiche e diplomatiche intuiscano quali siano i reali bisogni e incentivino i cambiamenti nel mondo militare.”

Susanne Michaelis, funzionaria della componente Environment e Smart Energy NATO

L’edizione Smart Energy CL19, si è focalizzata su alcuni aspetti carenti individuati nella precedente esercitazione, come gli strumenti di armonizzazione dati dalle fonti energetiche, progettati per un ottimale soddisfacimento dei bisogni di rifornimento. Come sottolineato dalla Dott.ssa Michaelis: “ Dopo il termine della seconda edizione della NATO Smart Energy 2015, i problemi di interoperabilità vennero subito a galla diventando chiari a tutti gli schieramenti. Nel 2015 abbiamo appreso che non c’era un valido metro di misura per stabilire i risultati raggiunti dall’efficienza energetica perché non era stato individuato un chiaro riferimento.”

Cross power (LTU) presso l’unità Konotop

Oltre allo sviluppo di ulteriori tecnologie, l’analisi e la raccolta di dati mirati dell’efficienza energetica sono stati gli obiettivi del progetto NATO 2019. Il “Campo di Efficienza Energetica” è stato lanciato nel settembre 2018 con un budget di 620.000 Euro per sviluppare sistemi in grado di mediare le criticità individuate nell’analisi dei dati e di potenziare l’efficienza energetica con strategie alternative. Nella Training Area di Drawsko Pomorskie che comprende le aree operative di Ziemsko Arifield, il lago Jelenie e Konotop, sono stati installati 15 prototipi per la produzione di energia alternativa e risparmio energetico, e per la produzione e depurazione dell’acqua tramite generatori mobili. Tutte le informazioni e le analisi prodotte dai sistemi venivano raccolte nella Power Box 10, un sistema integrato di immagazzinamento dell’energia per la sua successiva distribuzione gestito dall’Aeronautica Militare, e il MicroGrid (US) per l’analisi e il post processing delle informazioni.

Sistema di controllo Power Box 10 (ITA)
Impianto idrovoro installato presso il Lago Jelenie (FRA)
Mobile hybrid generator unit (FRA)
BIOFLY, luci led fotovoltaiche (ITA)

Il personale dell’Aeronautica Militare in collaborazione con alcune ditte italiane ha illustrato i progetti e presentato le strutture in materiali high-tech innovativi con lo scopo di incentivare l’utilizzo di prodotti ad alta performance con peso e volume ridotti, ottima abitabilità e limitato consumo energetico. Nell’unità italiana di Ziemsko Airfield sono state installate le tende isotermiche Defshell G&G Partners. Le strutture presentano una membrana Carbon Hybrid e Thermocanvas con la capacità di aumentare la coibentazione ed il confort riducendo la trasmissione del calore per irradiazione. Sopra i tetti delle tende coibentate sono stati collocati i pannelli fotovoltaici flessibili e ultra sottili Smart Energy Management PV, forniti dalla stessa ditta italiana. La loro composizione di celle in silicio policristallino consente il raggiungimento di valori di oltre 130 Watt/mq e un rapporto peso/potenza di oltre 60 Watt/Kg. I pannelli sono connessi al Power Box 10 il quale trasforma l’energia incamerata in elettricità. Il sistema, dotato di interfaccia grafica semplice ed intuitiva, consente di monitorare i consumi elettrici e di individuare le aree di spreco.

Pannelli fotovoltaici flessibili e ultra sottili Defshell G&G Partners (ITA)
BIOFLY, ideate per l’atterraggio degli elicotteri (ITA)

Durante l’attività sono state presentate anche delle soluzioni per la produzione e depurazione dell’acqua. Il sistema Veragon V12 Military è strutturato per la generazione di acqua potabile e demineralizzata dall’umidità dell’aria con minimo fabbisogno energetico. L’impianto replica il processo che avviene in natura e nelle condizioni ottimali raggiunge la produzione di 800 litri di acqua al giorno, una valida alternativa a pozzi o altri approvvigionamenti idrici, strategico anche nelle aree a bassa percentuale di umidità. L’assetto italiano ha infine presentato i prototipi BIOFLY, luci led fotovoltaiche ideate per l’atterraggio degli elicotteri, risolutive in contesti privi di approvvigionamento elettrico.

Veragon V12 Military (ITA)

La NATO Smart Energy Capable Logistician 2019 ha rivelato un contesto di interoperabilità coeso nel raggiungimento degli obiettivi, una strategia vincente per un futuro affine ad una logica sostenibile. L’Aeronautica Militare ha svolto un ruolo da protagonista in una scena multinazionale mettendo in luce la ricerca e la produzione italiana nel campo delle tecnologie innovative.

 

 

 

Efficienza e sostenibilità, obiettivi raggiunti dalla NATO Smart Energy Capable Logistician 2019

 

 

 

 

“Operare Embedded e comunicare in operazioni Dual Use dell’Esercito”. Giunge alla 6^ edizione il corso per giornalisti ed operatori civili in contesti instabili.

BreakingNews/Defence/Difesa di

 

Giornalisti alle prese con l’addestramento NBCR

In molte occasioni, su varie riviste – e ovviamente anche su questa – si è parlato varie volte delle attività che il Centro Studi Roma3000 e la sua European Safaety Academy, entrambi diretti dal giornalista Alessandro Conte, svolgono ed hanno svolto in favore dei cronisti impegnati in aree di crisi.

Negli anni, inoltre, la formazione si è estesa anche ad altre figure che, per vari motivi, sono chiamate ad operare in contesti instabili e dove una formazione tecnica, culturale e pratica sono indispensabili.

Il noto corso “Operare Embedded in aree di crisi“, giunto ormai alla sua 6a edizione, quest’anno farà infatti il focus proprio sulle attività degli operatori umanitari e, ovviamente, dei reporter. Quest’anno, però ‒ stante l’ampliamento delle competenze delle Forze Armate e dell’Esercito in particolare – anche il corso si è perfezionato, e si è in parte modificato, con le opportune integrazioni, sul nuovo modello “Dual Use”.

Ecco allora che il titolo dell’attività formativa è diventato, per l’esattezza, “Operare Embedded e comunicare in operazioni Dual Use dell’Esercito”. Scopo dell’iter formativo è dotare i partecipanti della consapevolezza e degli strumenti per prevenire le situazioni di rischio e per conoscere le modalità per operare in maniera coordinata con l’Esercito nelle operazioni Dual Use, sia in territorio nazionale che nei teatri internazionali.

L’iniziativa verrà organizzata a L’Aquila, presso il 9° Reggimento Alpini, in collaborazione con lo Stato Maggiore della Difesa e lo Stato Maggiore dell’Esercito.

Nata dall’esperienza del Centro Studi Roma 3000 e dei suoi collaboratori, la European Safety Academy è nata proprio con l’obiettivo di promuovere la sicurezza sul lavoro di chi opera in aree di crisi o instabili, come i reporter, gli operatori della comunicazione, i volontari delle ONG, i tecnici specializzati che operano su impianti in zone pericolose.

L’obiettivo dell’Academy è quello di  promuovere la cultura della sicurezza degli operatori civili che devono operare in aree instabili, sensibilizzare queste

Un esempio di Reporter embedded, all’opera in area di crisi

categorie di personale a valutare con maggiore attenzione i possibili pericoli. L’attività formativa proposta dall’European Safaety Academy si completa di norma anche con lo studio di dossier informativi sulle aree interessate, attraverso valutazioni di rischio delle attività in corso in quei luoghi, ed assicurando una formazione specifica del personale.

Il corso di cui parliamo stavoltariservato a giornalisti e operatori civili delle organizzazioni di volontariato e soccorso ‒ si sostanzia di tre giorni di esercitazioni ed erogazione di contenuti, volti ad aumentare la percezione del pericolo ed a prevenire situazioni di potenziale criticità, riconoscendole, ed acquisendo la capacità di muoversi al fianco dell’Esercito, anche nelle nuove operazioni “Dual Use”.

Caratteristica del corso, inoltre, è proprio la prevalenza degli insegnamenti pratici rispetto a quelli teorici, nella convinzione che soltanto sperimentando si possa comprendere e valutare concretamente le opportunità ed i limiti dell’operare embedded a seguito della Forza Armata.

Nel corso delle giornate di formazione, i corsisti potranno confrontarsi con l’esperienza maturata da professionisti con una rilevante esperienza operativa: gli addetti alla pubblica informazione della Difesa e gli alpini della Taurinense, già impegnati attivamente in Afghanistan e in molti altri teatri operativi nazionali e internazionali

Il cronista , in missione, deve imparare a muoversi con le Forze Armate che operano sul territorio

L’opportunità di operare al fianco delle Forze Armate impegnate nelle aree di crisi rende necessaria la conoscenza di regole e modi operativi specifici. Il corso si prefigge l’obiettivo di indicare le modalità migliori per realizzare servizi giornalistici in aree di crisi, interagire nel modo più corretto con le Forze Armate impiegate nel teatro di riferimento, confrontandosi concretamente con le difficoltà logistico-operative connaturate alle operazioni in corso: sono previsti anche insegnamenti in materia di NBCR, sul movimento dei mezzi operativi, sugli esplosivi.

Tra i docenti, oltre ad Alessandro Conte ed ai docenti militari, saranno presenti Gian Micalessin (reporter de “Il Giornale” in zone di guerra giornalista e scrittore, esperto di geopolitica e di attività in zone di crisi), Pierpaolo Cito (fotoreporter di fama internazionale da anni presente sui fronti internazionali più caldi), e Monia Savioli (giornalista professionista e ufficiale della Riserva Selezionata dell’Esercito).

Al termine del corso i partecipanti potranno aderire ad un tirocinio curriculare di 3 mesi nell’ambito di una attività di supporto umanitario internazionale, organizzata dal Centro Studi Roma 3000, che si concluderà con la consegna di beni materiali nel Libano del Sud.

Il corso è a numero chiuso e per partecipare si deve inviare la propria candidatura entro il 15 giugno 2019 all’indirizzo email formazione@roma3000.it

Maggiori informazioni su costi e modalità sono reperibili sul sito http://www.europeansafetyacademy.it/corso-operare-embedded-in-aree-di-crisi/

Generale Mini al master in Intelligence: nel mondo (e anche In Italia) il potere militare partecipa sempre di più al “deep state” e condiziona la politica. Attenti alla criminalità che saccheggerà sempre più i beni comuni

Il polo di Rende (Cosenza) dell’Università della Calabria, sede del master e del corso di laurea in intelligence

Fabio Mini, generale, docente e saggista, ha tenuto, nello scorso weekend,  una lezione al ​m​aster in Intelligence dell’Università della Calabria, introdotto dal ​direttore Mario Caligiuri. Mini ha esordito dicendo che più sono le incertezze e maggiori risorse e deroghe alle procedure si richiedono per farvi fronte. Ha quindi evidenziato che le capacità previsionali della politica democratica si orientano nell’immediato​. ​

La politica autoritaria, infatti, pianifica per 10 anni e la politica militare si sviluppa per 20 anni. L’intelligence strategica deve invece proiettarsi in un arco temporale di 30-50 anni, il tempo necessario ai grandi cambiamenti geopolitici.
Mini ha ​poi ​affrontato il tema delle minacce globali: dopo a​v​ere esaminato il fenomeno dello Stato Islamico,per il generale, invece, un altro tema di preoccupazione universale è  rappresentato dagli squilibri demografici, che vedono quasi tutti i paesi europei in capitolazione, come Italia, Germania e Gran Bretagna ma anche Russia e Cina, mentre alter nazioni registrano un boom demografico come l’Afghanistan, il Pakistan, l’Iraq, l’India e la Nigeria. 
Lo studioso ha quindi affrontato il tema della guerra, concentrandosi su quelle relative all’appropriazione dei beni comuni definiti “global commons”, come gli oceani, i fondi sottomarini, l’Antartide, l’atmosfera, lo spazio esterno e il cyberspazio. 
E’ poi entrato nel merito del potere militare, evidenziando una profonda trasformazione che vede il potere militare aumentare la propria capacità d’influenzare le scelte del potere politico.

Sotto tale aspetto, nelle grandi potenze, ma anche nei paesi meno orientati alla militarizzazione come l’Italia, l’apparato militare-industriale insieme all’intelligence e ad altri apparati istituzionali partecipano alla formazione del Deep State che mantiene obiettivi chiari e costanti prescindendo dalle temporanee maggioranze parlamentari, ma talvolta anche dalle obiettive mutazioni geopolitiche. A tale proposito, ha messo in rilievo la fornitura dei 130 aerei F35, che costano adesso 130 milioni di euro l’uno, che partono da progetti avviati negli anni ’90 e che ora non ci possiamo permettere e difficilmente potremo utilizzare nel quadro di una politica di difesa quanto meno erratica.

A sinistra, il generale Mini. A destra, il prof. Caligiuri.
​Il generale ha poi affrontato il tema della guerra del futuro, spiegando che più che una guerra cibernetica o attraverso droni e robot, la più probabile e drammaticamente pericolosa rimane quella nucleare. 
L’Ufficiale si è poi soffermato sulla minaccia della criminalità, evidenziando come l’illecito si sviluppi parallelamente agli scambi legali, creando strette relazioni che si materializzano nelle piazze finanziarie e nei paradisi fiscali. Il generale si è quindi soffermato sull’interesse che la criminalità internazionale rivolgerà anche per lo sfruttamento dei Global Commons.
Infatti, il controllo delle risorse sottomarine, dello spazio e del cyberspazio saranno molto presto motivo di conflitto non solo tra Stati ma anche tra poteri legali e poteri criminali. Il generale ha rilevato come le triadi cinesi stiano già pensando al mercato illegale dello spazio, mentre altre organizzazioni criminali sono interessate a fornire a privati supporto allo sfruttamento delle risorse energetiche del sottosuolo, così come il cyberspazio, sia nella dimensione visibile che sopratutto quella invisibile, è già da anni un ambito costantemente utilizzato dalla criminalità.Infine Mini ha rilevato che attualmente viviamo in una fase in cui i vecchi sistemi non sono scomparsi ma non funzionano e quelli nuovi non sono ancora nati. In questo spazio si colloca la prospettiva dei “futuri multipli” in base alla quale gli scenari dipendono dalle scelte che persone e Nazioni compiono giorno per giorno.
“Un esempio per tutti – ha concluso il generale – se oggi continuiamo a costruire missili il futuro più probabile è quello che ne contemplerà l’uso”

“Nome in codice Gladio”. Seconda puntata.

BOOKREPORTER/Difesa di

Ancora un approfondimento su una pagina poco conosciuta della storia italiana.

Come promesso in un precedente articolo di European Affairs (qui), siamo ritornati di nuovo sull’argomento “Gladio”, che ci affascina proprio perché rappresenta un fenomeno storico unico nel suo genere, in grado di fondere insieme politica, geopolitica, storia, intelligence e difesa.

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Raggiunto l’accordo sulla Cooperazione Strutturata Permanente; Al via la costruzione della Difesa Europea

Difesa/EUROPA/SICUREZZA di

Ufficializzata la costruzione della Difesa Comune Europea. Dopo anni di confronti e dibattiti tra i maggiori attori europei, al summit del 14-15 dicembre 2017, si è siglato l’accordo tra i 27 capi di stato e di governo per la cosiddetta Cooperazione Strutturata Permanente(PESCO).  Essa è regolata dal Trattato di Lisbona e consente agli Stati membri, che intendano impegnarsi, di rafforzare la reciproca collaborazione nel settore della politica di sicurezza e di difesa.

La PESCO prevede che gli Stati si impegnino a rispettare delle tappe comuni. Alcuni temi saranno quelli riguardanti gli aumenti dei bilanci, da parte degli stati membri, con cadenza periodica e in tempi reali. Saranno effettuati, probabilmente, corsi di formazione per raggiungere obbiettivi che prevedono di rafforzare la disponibilità e l’interoperabilità delle forze impiegate. Gli Stati si sono anche impegnati in direzione di un programma industriale comune per il settore della difesa, nonché ad approvare entro la prossima primavera la creazione di uno strumento finanziario atto a garantire le coperture della Pesco.

La necessità di assumersi maggiori responsabilità, da parte dei leader dei paesi UE, per la sicurezza dei cittadini europei, è sorta nel corso del 2016. Da quel momento è stato dunque chiesto all’Alto Rappresentante, Federica Mogherini, di presentare proposte riguardanti anche la Pesco. Nel frattempo quest’ultima, attraverso la strategia globale per la politica estera e di sicurezza, aveva avviato un processo di cooperazione rafforzata in materia di sicurezza e difesa.

Il ruolo dell’Italia all’interno della Pesco è sicuramente di relativa importanza. L’Italia sarà infatti a capo di quatto dei 17 progetti concordati per il 2018. Il primo prevede la creazione di un centro di addestramento per le forze armate europee. Altri due progetti saranno, invece, tesi a sviluppare capacità militari di soccorso in caso di disastri naturali e di sorveglianza e protezione di aree marittime. Il quarto progetto riguarda l’implementazione di prototipi di veicoli per la fanteria leggera.

L’accordo del Consiglio europeo inaugura un processo istituzionale legalmente vincolante verso l’integrazione nell’ambito della sicurezza e difesa. Tale accordo risulta essere importante anche in chiave di relazioni con l’Alleanza Atlantica, un tema centrale nello sviluppo sia dell’UE che della Nato. È bene, inoltre, non dimenticarsi, che un progetto europeo per la Difesa, quale la Pesco, risponde alla necessità di ritrovare quello spirito europeista e rinsaldare la comunità di valori democratici su cui si fonda l’intera Unione Europea.

Firmato l’accordo “DAI”: Sinergia tra Difesa, Accademia e Industria

Difesa di

Il 20 dicembre 2017 è stato firmato l’accordo Difesa-Accademia-Industria(DAI). Il tutto è avvenuto presso la Sala del Consiglio di Amministrazione dell’Università di Roma “Tor Vergata”.

Ad ufficializzare l’accordo, vi erano; il  Generale Arturo Nitti, per lo Stato Maggiore Difesa, il Rettore dell’Università “Tor Vergata”, Giuseppe Novelli, il Dott. Vincenzo Scotti e l’ Ing. Giorgio Mosca, in rappresentanza rispettivamente dell’Università “Link Campus” e della società “Leonardo”.

In che consiste l’accordo “DAI”? . L’accordo è un tassello fondamentale del processo di attuazione del “libro Bianco”,  all’interno del quale è esplicitato che uno dei fattori di successo per la strategia nazionale di sicurezza e difesa, è la forte interrelazione tra la Difesa e l’industria, coinvolgendo anche il mondo universitario. Il suo obbiettivo è dunque quello di sviluppare il concetto del “duplice uso”. Questo vuol dire che, attraverso un costante scambio di informazioni e idee, si vuole arrivare a sfruttare  le capacità della Difesa, anche per scopi non prettamente militari. Parallelamente, si prevede l’utilizzo di professionalità e competenze civili in supporto alle attività dell’apparato militare. L’Accordo “DAI” rappresenta un progetto pilota, da cui partire per poter definire i presupposti per un futuro Protocollo d’Intesa interministeriale, che favorisca una crescente cooperazione, intellettuale e multidimensionale, finalizzata anche ad una maggiore ottimizzazione delle risorse del bilancio pubblico.

Nel suo intervento, il generale Nitti ha evidenziato quanto sia divenuta fondamentale una proficua relazione tra pubblico e privato.  “La Difesa, è chiamata sempre più spesso a interventi di natura multidisciplinare e multidimensionale, con una sempre maggiore interazione tra pubblico e privato. Pertanto, è necessario saper mettere a disposizione le proprie capacità nelle maniera più efficace anche per scopi non prettamente militari, così come essere consapevoli di come ricercare e impiegare proficuamente professionalità del campo accademico e industriale per il perseguimento dei propri obiettivi istituzionali”. “Per questi motivi, conclude Nitti, l’Accordo ‘DAI’ è di particolare rilevanza e non ha precedenti per portata e finalità”.

Giorgio Mosca, Responsabile Strategie e Tecnologie della Divisione Security & Information Systems di Leonardo, ha rimarcato le potenzialità che derivano da questo accordo, affermando che: “La complessità e l’evoluzione del contesto tecnologico globale e la necessità di massimizzare gli investimenti del Paese sulle nuove tecnologie richiedono forme di collaborazione innovative che garantiscano di applicare, in modo interoperabile e sinergico, le migliori soluzioni a problemi simili. Come principale azienda nell’Aerospazio, Difesa e Sicurezza a livello nazionale, Leonardo è fortemente impegnata nello sviluppo di tecnologie e capacità duali, che possano supportare sia lo Strumento Militare che la Sicurezza e la Resilienza nazionali. Questo tavolo istituzionale pubblico-privato può certamente facilitare il raggiungimento dell’obiettivo”.

Infine, nel suo intervento,  il Presidente dell’University Link Campus, Vincenzo Scotti, ha sottolineato che; “la Link Campus University è particolarmente interessata, non da oggi, a consolidare i suoi rapporti con lo Stato Maggiore della Difesa. L’accordo DAI si colloca nel quadro, sempre più necessario, di una sinergia tra tutti i soggetti istituzionalmente chiamati a costruire una cultura globale della sicurezza. L’alta formazione, soprattutto nel mondo in cui viviamo, è un tassello fondamentale di una strategia che deve coinvolgere i diversi attori e mettere a fattor comune esperienze, competenze e professionalità”.

Ministro Pinotti: “Dimezzare il contingente in Iraq, aumentare l’impegno in Africa”

Difesa di

L’Italia invierà circa 500 soldati per una missione in Niger. Non si tratterà di un nuovo dispiegamento di forze militari, bensì, come ha dichiarato il ministro della Difesa Roberta Pinotti, verrà attuato un ricollocamento di una parte dei soldati impegnati in Iraq nella missione di contrasto all’Isis.  Questa decisione deriva dalla recente sconfitta di Daesh in Iraq e in Siria. Sicuramente non si può affermare  di aver debellato la minaccia terroristica derivante dall’ Isis, tuttavia, lo Stato Islamico, inteso nei termini della sanguinosa occupazione in Medio Oriente, durata quasi tre anni, e che aveva costituito un vero e proprio stato, oggi, non esiste più.

In un intervista rilasciata il 17 dicembre 2017, al quotidiano “La Repubblica”, il ministro Pinotti, esterna la propria soddisfazione per il lavoro svolto nel territorio del Medio Oriente. “l’Isis è stato sconfitto in Siria e in Iraq, Paese dove il nostro impegno è stato forte con circa 1.500 militari. Andremo a dimezzare la nostra presenza, riducendo il contingente che coopera nei pressi della diga di Mosul”. Il principio è che la Difesa deve intervenire su minacce che riguardano il paese e credo che sia importante una ricollocazione delle missioni che vada a prevenire gli effetti più diretti nell’area che chiamiamo il ‘Mediterraneo allargato’. L’operazione in Niger è frutto di questa strategia, come lo sono la missione in Libano e quella per il contrasto dell’Isis in Iraq”.  Il ministro parla anche della riduzione in Afghanistan e della missione in Niger.

L’annuncio della missione in Niger è arrivato al termine del G5 Sahel, un incontro che si è tenuto a Parigi tra i capi di stato e di governo di Italia, Francia, Germania e quelli dei cinque paesi del Sahel, la nuova coalizione sostenuta dall’Onu, formata da Burkina Faso, Chad, Mauri, Mauritana e Niger.  I militari italiani all’inizio opereranno con quelli francesi, in una zona in cui è forte la presenza di miliziani e contrabbandieri.  L’obbiettivo non sarà solo quello di addestrare, bensì il contingente italiano dispiegato in quella zona si occuperà della stabilizzazione del territorio e di contrastare il traffico clandestino dei migranti verso la Libia. Più in generale la nuova coalizione Sahel, sarà fondamentale per la stabilità del mediterraneo e per contrastare i flussi irregolari gestiti dai trafficanti di esseri umani, oltre che la costante minaccia terroristica. Tale missione a detta della Pinotti rappresenta “il primo sviluppo di una concreta strategia di Difesa europea, soprattutto perché per l’Europa di oggi e per quella del futuro “l’Africa rappresenta una sfida fondamentale”

Per quanto riguarda l’Afghanistan il ministro Pinotti, sempre nell’intervista rilasciata a Repubblica, ha dichiarato che, seppur verrà ridotto, il comando presente resterà attivo; “Bisogna premettere che da anni l’Italia ha preso la guida del Prt, ossia del centro che coordina la ricostruzione, di tutta l’area sud occidentale. Non possiamo abbandonarlo perché sarebbe una dimostrazione di scarsa responsabilità. Quindi continueremo a tenere quel comando ma abbiamo chiesto agli alleati di integrare i nostri soldati con unità di altre nazioni, in modo da ridurre i 900 militari presenti ora”

La liberazione della città di Mosul dallo Stato Islamico è arrivata lo scorso mese di luglio, da quel momento il contingente ha operato per ristabilire la sicurezza nella zona dopo quasi 3 anni di occupazione. Qui, il contingente italiano si occupa di garantire la sicurezza della diga dal punto di vista ambientale, inoltre nell’ambito della missione Resolute Support conduce costantemente attività di addestramento nei confronti  dei militari iracheni, specialmente dell’unità anti-terrorismo.

 

Afghanistan: Passaggio di consegne al comando del “TAAC-West” a guida italiana

Difesa di

Durante la mattina del 14 dicembre 2017, presso l’aeroporto di Herat, in Afghanistan, si è svolta la cerimonia di avvicendamento al comando del Train Advise Assist Command West. Il TAAC-W è il comando Nato multinazionale operante nella regione Ovest dell’Afghanistan nell’ambito più generale della missione Resolute Support, in vigore da gennaio 2015. In particolare l’avvicendamento ha interessato la brigata  “Sassari” che è subentrata a quella alpina “Taurinense” . Quest’ultima ha operato sul territorio per sei mesi, con attività di addestramento, consulenza e assistenza a favore delle forze di Polizia afghane(ANDSF).

Le attività di addestramento e di consulenza che attualmente sono svolte dagli advisors del TAAC West a favore delle ANDSF, hanno l’ obiettivo di rendere le Forze di Sicurezza locali autonome nella gestione della crescita del proprio personale, formando nuovi istruttori. Attraverso corsi mirati, inoltre vengono addestrati “specialisti” in materia di intelligence, di contrasto agli ordigni improvvisati, di controllo dello spazio aereo ed altro ancora.

Del lavoro della brigata uscente si ricordano in particolar modo le quattro fasi dell’ “L’Expeditionary Advisory Package”, svolte a Shindand, Farah e Qala-Eye-Naw. Consistono in particolari attività esterne  del TAAC-W, condotte dagli advisor italiani, con l’obbiettivo di mantenere la sicurezza in zone ostili e costantemente minacciate dalle organizzazioni terroristiche. Durante la cerimonia, inoltre, il comandante della missione R-S, generale Cripwell, ha ricordato l’importante lavoro dei militari italiani a favore delle donne afghane, e le iniziative intraprese  per il contrasto alla corruzione nella pubblica amministrazione, soffermandosi anche sull’attenzione posta nelle campagne d’informazione nelle scuole e nelle aree rurali, per quanto riguarda la minaccia degli ordigni improvvisati(IED) .

Il generale Cripwell, durante il proprio discorso ha ringraziato dunque la brigata alpina “Taurinense” e il comandante uscente Massimo Biagini, riservando parole di incoraggiamento per il generale Carai e per i militari della brigata entrante, facendo loro gli auguri in vista del delicato compito che li aspetta.

Iraq: La Task Force Praesidium conclude il primo ciclo di addestramento delle forze di sicurezza irachene

Difesa/SICUREZZA di

Le forze armate italiane della Task Force Praesidium hanno concluso un primo ciclo di addestramento nei confronti della Polizia irachena e delle Unità del Counter Terrorism, impiegate dal governo di Baghdad presso la diga di Mosul.

Poligoni, superamento di pareti verticali in assetto “full equipped” e combined urban warfare training sono le attività ritenute determinanti dai vertici delle Forze di Sicurezza Irachene e condotte a favore e con il Counter Terrorism Service. Quest’ultima è un’unità di altissimo livello, già impiegata in questa zona nei mesi precedenti, nell’attività di liberazione da Daesh, avvenuta nel mese di luglio 2017.

In particolare, grazie ai Team di Istruttori di alpinismo, sono state sviluppate differenti sessioni addestrative per il superamento di ostacoli verticali e di arrampicata in assetto operativo, fornendo alla componente delle forze speciali nuove conoscenze nell’ambito del più specifico “Mountain Warfare”.

Diverse invece le attività di addestramento svolte nei confronti delle forze di Polizia. L’insieme delle lezioni si chiama Wide Area Security Force Course. L’obiettivo è fornire alle ISF (la polizia federale in questo caso) le capacità per incrementare la sicurezza di siti sensibili e attuare le diverse misure di protezione contro possibili atti ostili. Sono state aumentate la dimestichezza e la sicurezza nell’uso delle armi in dotazione, oltre che integrate le procedure di primo soccorso e di controllo dei Check Point, con un occhio di riguardo rispetto all’attività di individuazione e di riconoscimento degli “ Improvised Explosive Device”(Ordigni Esplosivi Improvvisati).

Questi ordigni sono difficilmente riconoscibili, non hanno forme e dimensioni definite. La potenza in alcuni casi può essere anche di gran lunga superiore ad una mina anti-carro di produzione industriale. Gli “IED” vengono spesso usati in situazione di guerriglia o dalle organizzazioni terroristiche.

In questa zona, inoltre, le forze italiane stanno lavorando a stretto contatto con quelle irachene per la stabilizzazione del paese dopo il periodo di occupazione dell’Isis. In questo ambito è stato creato un “Civil Affair Team” della Task Force Praesidium. Quest’unità lavora per la ricostruzione e per lo sviluppo socio-economico delle aree che erano sotto il controllo del Daesh

 

Missione Atalanta: passaggio di consegne al comando dell’operazione anti-pirateria

Difesa di

Passaggio di consegne al comando dell’operazione anti-pirateria Atalanta in Africa. Il 7 dicembre 2017 il Contrammiraglio Fabio Gregori della Marina Militare italiana ha lasciato il comando della Task Force 465 al Major General Charlie Stickland. Nei 5 mesi di mandato, iniziato il 27 luglio scorso, il comandante Gregori si è reso protagonista del fermo di sei sospetti pirati somali che il 17 e 18 novembre avevano attaccato una nave mercantile e un peschereccio oceanico. Successivamente i sei sospetti sono stati consegnati alle autorità giudiziarie delle Seychelles. Nel discorso di commiato, tenuto a bordo della Nave Virginio Fasan, il comandante si è dichiarato molto soddisfatto del lavoro svolto negli ultimi mesi ringraziando vivamente tutti i suoi collaboratori.

La missione Atalanta. È una missione diplomatico-militare promossa  dall’Unione Europea, e sostenuta dalle Nazioni Unite, iniziata nel dicembre del 2008. Il fine è quello di prevenire e reprimere la pirateria marittima lungo le coste del Corno d’Africa. Le navi messe a disposizione dai 17 paesi partecipanti dell’Unione Europea possono contare anche di supporto aereo. Dalla data di inizio della missione, in area, opera la Task Force 465 che si pone anche l’obbiettivo di fornire aiuti umanitari alle comunità locali in Somalia e Yemen. La missione Atalanta rientra inoltre nelle attività CiMiC (Cooperazione Civile Militare). Tali attività rappresentano un concreto aiuto allo sviluppo della società locale, e consentono al personale delle forze armate italiane di stringere solidi legami di integrazione e collaborazione con le istituzioni nazionali.

La costante minaccia della pirateria è in atto fin dall’inizio della guerra civile somala nei primi anni novanta del ‘900. Tra i numerosi episodi di pirateria avvenuti in acque del Corno d’Africa, si può sicuramente annoverare quello dell’aprile del 2009. In quell’occasione il comandante della MSC Melody, con una manovra evasiva è riuscito a scappare al tentativo di attacco dei pirati armati di Kalasnikov.

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Redazione
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