GEOPOLITICA DEL MONDO MODERNO

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Paola Fratantoni

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Segnali di stabilità al vertice di AlUla

ASIA PACIFICO di

Si è concluso con una nota positiva il 41° summit del Consiglio della Cooperazione del Golfo (GCC) tenutosi nella città saudita di AlUla, a 300 km da Medina, il 5 gennaio scorso. Il summit è stato presieduto dal prinicipe ereditario saudita Mohammed Bin Salman e ha visto la partecipazione dei leader dei sei paesi dell’organizzazione (Arabia Saudita, Bahrain, Emirati Arabi Uniti, Kuwait, Oman e Qatar). 

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Armi etniche: cosa sono e perché dovremmo temerle

SICUREZZA di

L’esplosione della pandemia del COVID-19 ha riportato alla luce la vulnerabilità dei nostri paesi a minacce di natura biologica e una sostanziale impreparazione e incapacità di attuare una risposta coordinata, repentina ed efficace al problema. Parallelamente, hanno trovato nuovo vigore numerose teorie del complotto, che vogliono ora il virus creato in laboratorio a Wuhan e diffuso intenzionalmente dagli Stati Uniti, ora un’operazione machiavellica della Cina volta a soddisfare i propri obiettivi geopolitici. Continue reading “Armi etniche: cosa sono e perché dovremmo temerle” »

La strategia russa nell’Artico

ASIA PACIFICO di

Il mondo sta affrontando gli effetti allarmanti e dirompenti del Coronavirus, dimostrando non soltanto che paesi lontani, come l’Iran, l’Italia, la Cina e la Corea del Sud, possono ritrovarsi accomunati da una stessa minaccia, ma anche che le nazioni sono fondamentalmente impreparate ad affrontare simili sfide. I governi hanno reagito lentamente, prima sottovalutando l’emergenza e cercando di ricorrere ai ripari quando la situazione era ormai peggiorata. Oggi, gli occhi sono tutti puntati su COVID-19 e sul lockdown attuato in diversi paesi. Tuttavia, il COVID-19 è solo una piccola parte di ciò che sta accadendo nel mondo.

Sebbene l’attenzione sia (comprensibilmente) focalizzata sulla diffusione del virus e sulle misure per contenimento del fenomeno, altre minacce sono ancora dietro l’angolo: le guerre non si sono fermate, i cambiamenti climatici continuano ad avere effetti su ambiente e società, la rivalità tra paesi e le ambizioni geopolitiche non accennano a diminuire. Concentriamoci su quest’ultimo discorso. Concentriamoci sulla nazione che ancora oggi è considerata una delle principali minacce alla stabilità europea e mondiale: la Russia.

Il 5 marzo, il Cremlino ha consegnato la sua ultima strategia per l’Artico, ricordando al mondo che la Russia non intende rinunciare al ruolo di grande potenza, bensì intende estendere le sue ambizioni e proteggere i suoi interessi anche nella regione artica. “On the Basics of State Policy of the Russian Federation in the Arctic for the Perioduntil 2035” è, dunque, il titolo del decreto firmato dal presidente Vladimir Putin, che delinea i piani russi per industrializzare e sfruttare le risorse energetiche abbondantemente presenti nella regione.

L’attenzione nei confronti dell’Artico è sensibilmente aumentata negli ultimi anni. Le temperature nell’Artico stanno crescendo ad un ritmo più veloce rispetto ad altre regioni del mondo. Questo fenomeno sta trasformando il paesaggio, con effetti non trascurabili sui ghiacciai, il permafrost e la copertura nevosa, aprendo così nuove opportunità in termini di logistica e rotte marittime, di risorse energetiche e di attività militari. Di conseguenza, la regione è diventata rapidamente un nuovo teatro per lo scontro tra le grandi potenze.

Gli interessi della Russia sono molteplici: popolazione, rotte marittime, risorse economiche e, chiaramente, possibilità di sfruttare il territorio per aumentare il proprio potere a livello geopolitico.

In primis, la popolazione russa nella regione artica conta circa 2 milioni di persone, circa la metà delle persone che vivono nell’intero Artico. Questo fattore offre una motivazione immediata alla Russia per puntare gli occhi sull’area: proteggere la propria popolazione in loco assicurandole un’alta qualità della vita è presentato tra i motivi per gli interventi economici del paese nel territorio, incluse forme di investimenti ai privati per sviluppare le attività economiche.

In secondo luogo, il progressivo scioglimento dei ghiacciai ha aperto la strada a nuove opportunità nel campo della comunicazione e del trasporto. Le rotte marittime attraverso l’Artico consentirebbero di ridurre i costi di spedizione dall’Asia all’Europa, con circa il 40% di spese in meno rispetto agli attuali costi sostenuti per le rotte attraverso il Canale di Suez. Il fiore all’occhiello della crescita economica della Russia nell’Artico dovrebbe essere proprio la Northen Sea Route (NSR), una rotta di collegamento che si estende dal Mare di Barents allo stretto di Bering, collegando l’Europa ai mercati asiatici. Mosca punta sulla NSR come futura rotta marittima chiave nel commercio mondiale, potenziale alternativa alla rotta attraverso il Canale di Suez, in quanto riduce considerevolmente itempi di transito – dunque i costi – dall’Europa all’Asia orientale. Guardando i dati del volume del trasporto merci lungo la rotta del Mare del Nord si può notare un incremento significativo nel 2019, che registra il passaggio di 31,5 milioni di tonnellate di merci, rispetto ai 19,7 milioni del 2018 e ai 10,7 milioni di tonnellate nel 2017. Tuttavia, non mancano le preoccupazioni per i rischi della navigazione in quest’area: oltre ai tipici rischi di natura economica legati a un nuovo business, il traffico attraverso la rotta artica può comportare rischi di collisione ma anche fuoriuscite accidentali di petrolio, con ripercussioni sull’ambiente. Inoltre, i servizi di salvataggio nella regione sono ancora limitati, le previsioni meteorologiche disponibili non sempre affidabili e le capacità di comunicazione ridotte, ponendo così rischi notevoli alla navigazione. Lo sviluppo del NSR dovrebbe accompagnare la fornitura di infrastrutture e servizi necessari per garantire una navigazione sicura in tutta la regione.

Ma l’Artico è anche una terra fertile di risorse energetiche e materie prime, un ottimo motivo per cui la Russia cerca di affondare i suoi artigli nel territorio. La popolazione mondiale aumenta e le attività industriali richiedono sempre più energia, spingendo i paesi alla costante ricerca di nuove fonti energetiche per garantire il sostentamento della società. L’abbondanza di petrolio, gas e altre risorse rinnovabili (es. acqua, carbonio, energia idroelettrica, ecc.) rende, quindi, l’Artico un territorio attraente: tuttavia, numerose critiche sono già state sollevate circa lo sfruttamento dell’area, in quanto la massiccia industrializzazione della regione potrebbe peggiorare ulteriormente gli effetti del cambiamento climatico. La Russia conduce attività esplorative nell’Artico sin dal 1915 e circa il 20% del PIL russo è generato proprio nell’Artico; è chiaro che nel momento in cui si presentano nuove opportunità nell’area, difficilmente Mosca resta a guardare.

L’Artico è, inoltre, ricco di materie prime, fondamentali per diverse industrie, inclusa quella della difesa. La maggior parte dei paesi occidentali dipende dalla Cina per tali materie prime, garantendo così a Pechino un’importante leva strategica. Avere accesso a materie prime cruciali per molti paesi fornirebbe vantaggi economici e strategici che la Russia ha tutte le intenzioni di sfruttare. Data l’abbondanza di riserve di petrolio, risorse energetiche e materie prime, l’Artico viene, infatti, spesso definito il “Nuovo Golfo”; e si sa, chi primo arriva…

In quarto luogo, una prospettiva militare. La Russia ha investito in modo significativo nelle attività militari nella zona artica sotto la propria giurisdizione, aprendo basi e schierando truppe. Inoltre, con l’aumentare della rivalità tra le grandi potenze mondali, le nazioni sono costantemente alla ricerca di nuovi ambienti in cui poter affermare la propria egemonia. Se in passato abbiamo sperimentato progressivamente la militarizzazione dei domini dell’aria, dello spazio e del cyberspazio, la regione artica è la prossima. Chiunque fosse in grado di fissare la propria bandiera sulterritorione trarrebbe un indubbio vantaggio strategico. E le molteplici esercitazioni militari previste nella regione possono confermare questa idea.

IceResponse 2020, ad esempio, programmata tra il 2 e il 18 marzo, è stata annullato a causa della diffusione di COVID-19. Si trattava di un’esercitazione militare multinazionale che prevedeva la simulazione di scenari di combattimento ad alta intensità in condizioni invernali critiche. L’esercitazione avrebbe visto la partecipazione di forze militari dei paesi della NATO in ottica antirussa. Parallelamente, sul territorio europeo, dovrebbe svolgersi tra aprile e maggio Defender Europa 2020, un’esercitazione militare multinazionale guidato dagli Stati Uniti con il coinvolgimento di paesi dell’Unione Europea e della NATO. L’esercizio militare sta attirando l’attenzione – ma anche le polemiche –circa la presenza di soldati statunitensi in territorio europeo ma anche circa la decisione di procedere con il programma, nonostante la pandemia che sta colpendo l’Europa e il mondo intero. Tuttavia, la diffusione del COVID-19 ha avuto conseguenze anche sull’organizzazione delle operazioni. Vista la situazione, l’Italia, ad esempio, ha deciso di ritirarsi da Defender Europe 2020. Nel frattempo, gli aerei militari russi stanno atterrando in Italia, fornendo unità di decontaminazione e personale medico dell’esercito per supportare la nazione nel gestire l’emergenza del COVID-19.

Inutile dire come tutti questi avvenimenti stiano alimentando teorie del complottoe evidenzino, inevitabilmente, chi sta facendo qualcosa e chi sta voltando le spalle a un alleato e un partner strategico. Nessuna intenzione di puntare il dito o di alimentari tali teorie. Tuttavia, mentre ci occupiamo dell’emergenza Coronavirus, dovremmo probabilmente fare un passo indietro e guardare la  “bigger picture”, perché molto spesso alcuni pezzi del puzzle sono – più o meno volontariamente – trascurati.

QUALE FUTURO PER LA DIFESA EUROPEA?

SICUREZZA di

La difesa europea è un tema molto caldo, che spesso suscita polemiche e accesi dibattiti. In primis, perché la definizione stessa dell’argomento è difficile: cosa si intende per “difesa europea”? Ma soprattutto i 28 stati Membri dell’Unione la concepiscono nel medesimo modo? Non sono rare, infatti, le differenze di opinione (e di posizione) in riferimento a specifiche tematiche, siano queste l’immigrazione o l’accordo con l’Iran. A ciò si aggiunge la complessità dello scenario internazionale odierno, caratterizzato da minacce molteplici e diversificate, che crea un ambiente complesso ed entro cui risulta difficile orientarsi. Il seguente articolo mira a fare un po’ di chiarezza non solo sulle tematiche attualmente più rilevanti – anche alla luce del recente meeting informale tra in ministri delle Difesa europei tenutosi a Helsinki a fine agosto – ma anche su alcuni degli attori chiave in materia di difesa europea, e sulle iniziative in vigore, in particolar modo nel campo della ricerca e degli investimenti. Continue reading “QUALE FUTURO PER LA DIFESA EUROPEA?” »

Usa-Arabia saudita: accordo concluso per un nuovo sistema di difesa missilistico

SICUREZZA di

La scorsa settimana, Stati Uniti e Arabia Saudita hanno firmato un accordo per l’acquisto di un nuovo sofisticato sistema di difesa missilistico.  La trattativa era in corso dal dicembre 2016 e mercoledì scorso un funzionario del Dipartimento di Stato ne ha definitivamente confermato la conclusione.

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Iran nuovamente sotto le sanzioni usa

MEDIO ORIENTE di

Mentre in Italia il 4 novembre ’18 si celebra  l’anniversario della vittoria della Prima Guerra Mondiale, negli Stati Uniti questa data segna la fine dei 180 giorni dall’annuncio del presidente Donald Trump del ritiro statunitense dal Joint Comprehensive Plan of Action (JCPOA),  trattato multilaterale concluso nel 2015 da Stati Uniti, Regno Unito, Germania, Francia, Cina, Unione Europea e Russia, finalizzato a bloccare la possibilità di sviluppo da parte dell’Iran di un armamento nucleare.

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Paola Fratantoni
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