GEOPOLITICA DEL MONDO MODERNO

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Gianni Dell'Aiuto

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ANCORA TIKTOK; ANCORA VIOLAZIONE DATI DI MINORI

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L’Autorità olandese per la protezione dei dati (DPA) ha inflitto una sanzione di 750.000 euro a TikTok per violazione della privacy dei bambini. Le informazioni fornite da TikTok agli utenti olandesi, molti dei quali sono di giovane età, durante l’installazione e l’utilizzo dell’app erano in inglese e quindi non facilmente comprensibili a chi non ha una compiuta conoscenza della lingua e, in ogni caso, non sia in grado di comprendere termini tecnici. Non offrendo la propria informativa sulla privacy in olandese, TikTok non è riuscita a fornire una spiegazione adeguata di come l’app raccoglie, elabora e utilizza i dati personali. Si tratta di una violazione della normativa sulla privacy, che si basa sul principio che le persone devono sempre avere un’idea chiara di ciò che viene fatto con i loro dati personali.

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I tristi risultati dei test invalsi, davvero e’ colpa della dad?

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Cercare una scusa, un capro espiatorio, un responsabile che non sia il diretto interessato è uno degli sport sicuramente più praticati al mondo e noi italiani forse non siamo secondi a nessuno. L’ultimo episodio quello di cercare di incolpare la famigerata didattica a distanza dei disastrosi esiti dei test invalsi da parte di studenti che hanno superato l’esame di maturità e hanno rivelato una preparazione da terza media. Senza tema di smentita possiamo dire che viene confermato un trend da anni costante al quale DAD e pandemia hanno quasi certamente contribuito, ma che non può trovare in queste ultime la sua unica ragione.

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Il ban social a Trump: in Italia era già accaduto

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La chiusura degli account social di Donald Trump è stata accolta con disappunto dai suoi sostenitori e gioia dai detrattori del miliardario; le due fazioni si sono lasciate guidare dalla simpatia o antipatia nei confronti dell’ex presidente americano e non hanno considerato che la questione è molto più profonda e tocca aspetti non solo dei rapporti tra utente e la piattaforma, ma investe tematiche giuridiche non semplici che toccano l’essenza stessa della partecipazione alla competizione in primis democratica e poi elettorale così come si presenta oggi.

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L’attualità del pensiero di Pippo Fava

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Ricorre oggi l’anniversario dell’assassinio da parte della Mafia di Giuseppe Enzo Domenico Fava, conosciuto meglio come Pippo, giornalista e uomo anche di letteratura e cinema che con la sceneggiature per il film Palermo or Wolfburg vinse l’orso d’Oro al festival di Berlino
1980. Fava venne ucciso la sera del 5 gennaio 1984, non ancora sessantenne a Catania con alcuni colpi alla nuca che, in un primo momento fecero pensare ad un delitto non di stampo mafioso. Di tutta la sua attività, senza voler sminuire assolutamente alcun aspetto, specialmente quelli connessi alla sua attività di inchiesta che lo ha portato alla morte, viene oggi da riflettere su una sua frase che si rivela a dir poco profetica, di trema attualità e che merita di essere riportata integralmente per essere compresa appieno.

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Geopolitica e geoeconomia. Opportunità globali post-covid

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L’emergenza Covid non è certo ancora terminata e non è dato sapere quali potranno essere gli sviluppi futuri anche solo nel breve periodo: la campagna di vaccinazione è solo all’inizio e i toni sono decisamente più ottimistici rispetto a solo alcuni mesi orsono; se quindi a livello sanitario sembra si intraveda l’uscita dal tunnel altre considerazioni possono essere fatte a livello politico globale.

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Referendum, un’altra ragione per il no

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Il segretario del PD, Zingaretti, ha fornito ai sostenitori del No al prossimo referendum sul taglio dei parlamentari, un altro valido argomento. Definendo infatti il no una clava per colpire il governo, ha spostato l’attenzione di un elettorato molto distratto e che vota con la pancia e non con la ragione, verso un problema del tutto differente e che nulla ha a che vedere con la stabilità di una maggioranza che i suoi membri vogliono tenere in piedi, sembra ormai, solo per la paura di perdere poltrone e incarichi o uscire dal giro. Continue reading “Referendum, un’altra ragione per il no” »

Torture e morte sul deep web: spettatori minorenni in Italia

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Il web in chiaro, quello indicizzato sui normali motori di ricerca, raggiungibile tramite Google e a portata di tutti, si stima che non superi il 5% della rete. Dark web, deep web hanno spazi e contenuti inimmaginabili e vi si può accedere tramite connessioni particolari sistemi software che fanno da ponte con il normale internet. Esiste anche un web definito Marianna, (dalla fossa delle Marianne); un universo infinito del quale è forse inconcepibile anche alle menti più evolute immaginare il contenuto.

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La querelle tra facebook e Casapound oltre la manifestazione del pensiero

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Un provvedimento del Tribunale di Roma rivede rapporto tra social network e utenti

Nel procedimento che vedeva contrapposte Facebook e Casa Pound, il Tribunale di Roma già si era pronunciato in sede di ricorso d’urgenza quando il social di Zuckerberg aveva oscurato la pagina del movimento, senza neppure un preventivo avviso, ordinando il ripristino della pagina. Nel suo primo provvedimento il tribunale aveva sottolineato un in evidenza come Facebook, e quindi anche gli altri social network, sia oggi di fatto non solo un luogo di incontro, ma una sede di dibattito e confronto, anche a livello politico dove gli assenti corrono il rischio di essere tagliati fuori proprio dalla vita politica di un paese facendo venir meno i principi di un confronto democratico paritario. Continue reading “La querelle tra facebook e Casapound oltre la manifestazione del pensiero” »

La vera importanza del referendum sul divorzio

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Il 12 e 13 maggio del 1974, hanno rappresentato una svolta epocale in Italia della quale, forse, sul momento non abbiamo capito appieno la portata. Ci sono date che, in una nazione, segnano la sua storia, come il 4 luglio negli Stati Uniti o il 14 luglio in Francia. In Italia sicuramente il 2 giugno del 1946 è stato fondamentale, così come, nel 1948, il 18 aprile e il 14 luglio: la prima, data delle elezioni che segnarono l’affermazione della DC sul fronte delle sinistre, la seconda quella dell’attentato a Togliatti che bloccò definitivamente le velleità di portare il paese verso l’Unione Sovietica. Tuttavia il giorno in cui venne bocciata la proposta di abrogazione del divorzio, forse è accaduto qualcosa di più importante. E probabilmente non solo in Italia.

Nel 1970 era entrata in vigore la Legge Fortuna – Baslini, che aveva introdotto il divorzio dopo che, fin dall’Unità d’Italia, le proposte per inserimento nel nostro ordinamento erano state bocciate a causa del peso della chiesa cattolica che, ovviamente, non poteva avallare in alcun modo la possibilità che fosse un provvedimento civile a far venir meno un vincolo sacramentale. Le polemiche erano ben oltre l’aspro; Benedetto Croce definì la proposta Zanardelli del 1901 un atto anticlericale. Il problema venne messo da parte durante il ventennio: sarebbe stato difficile fare un simile sgarbo alla chiesa dopo la firma dei Patti Lateranensi.

L’introduzione del divorzio venne ovviamente accompagnata da forti polemiche in un’Italia che ancora, in gran parte, mal digeriva le idee e i movimenti degli anni 60 e, in particolare del 68 che viveva ancora la sua onda lunga. Per molti aspetti era ancora quell’Italia in cui dominava la censura che impedì di mandare in radio “Dio è morto”, che peraltro era trasmessa da Rodio Vaticana, e che imponeva alle gemelle Kessler di nascondere le gambe in TV. Eravamo negli anni dei figli dei fiori, ma si respirava l’aria del 1950, quando il futuro presidente Scalfaro gridò allo scandalo per una signora che, in un ristorante, aveva le spalle scoperte. Era l’Italia di Paolo Fiordelli, vescovo di Prato che aveva affisso alle porte della chiesa un manifesto con cui esponeva alla pubblica gogna una coppia che aveva avuto l’ardire di sposarsi solo in comunque, definendoli pubblici concubini.

 In questo clima dove le differenti istanze erano fortemente contrapposte, la Democrazia Cristiana e il suo segretario, un politico di elevato livello culturale ed economista di spessore, Amintore Fanfani, si fecero portavoce delle istanze della Chiesa nella battaglia per l’abrogazione. Ma anche lo stesso fronte cattolico era spaccato: le ACLI si erano schierate a favore del divorzio, mentre il movimento per l’abrogazione vedeva tra i suoi promotori, oltre ai vertici della DC e la Chiesa, nomi quali Giorgio La Pira. A favore dell’abrogazione personaggi dello spettacolo come Domenico Modugno e Arnoldo Foà: il suo intervento si trova su YouTube, ed è ancora carico di significato. 

L’esito del voto, il primo referendum dell’Italia Repubblicana, fu una schiacciante sconfitta per chi voleva l’abolizione del divorzio, per la DC, per la Chiesa, per Fanfani. L’affluenza alle urne fu massiccia: oltre l87% degli aventi diritto si presentò alle urne ad esercitare il proprio diritto dovere. Il 59,26 per cento degli elettori disse NO, e la legge rimase in vigore. Fanfani si dimise pochi mesi dopo, consapevole delsuo fallimento.  L’anno successivo venne approvata la riforma del diritto di famiglia, e la donna ottenne la parità di diritti nella coppia. Probabilmente un esito diverso del referendum avrebbe influito anche sull’approvazione di questa normativa.

Ma cosa rappresentò in realtà questo voto? Molto probabilmente portò alla luce un significativo cambio di mentalità negli italiani e un forte richiamo alla chiesa nelle sue gerarchie e come istituzione. Era il segnale che, insieme al mondo, era cambiata anche una mentalità radicata da secoli e il potere non solo temporale della chiesa, forse anche sulle coscienze da secoli, era venuto meno. Una nuova coscienza, rispettosa ma laica, si era pian piano formata.

Forse erano anche esiti del Concilio Vaticano Secondo, i cui effetti riformatori si stavano avvertendo: il prete che non voltava la schiena ai fedeli durante la celebrazione della messa non più in latino, avevano fatto perdere quel senso di sottomissione reverenziale all’istituzione e ai suoi dogmi. Le coscienze si formavano in maniera più libera e critica ed anche, quasi certamente, senza voler forzatamente aderire a dottrine completamente atee e negazioniste di un Dio. 

La campagna elettorale che precedette il referendum viene ancora vista come una contrapposizione tra lo schieramento cattolico e il laicismo; ma è più verosimile che fosse ormai giunto il momento in cui l’ortodossia cattolica doveva fare i conti con se stessa e con il nuovo contesto sociale che si era venuto a creare e nel quale avrebbe volutocontinuare a vivere come all’epoca del Papa Re, quando il timore di una scomunica metteva in agitazione. Ma non erano più i tempi di Enrico IV che dovette recarsi a Canossa per ottenere la revoca della scomunica.

Nel 1978 il passo successivo, che segno il punto di non ritorno: l’approvazione della legge sull’aborto e l’abolizione delle norme del codice penale che prevedevano, tra i delitti contro l’integrità e la sanità della stirpe, anche la pena della reclusione per la donna che volontariamente si fosse sottoposta ad un aborto.

Norme inimmaginabili solo venti anni prima.

Gianni Dell'Aiuto
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