GEOPOLITICA DEL MONDO MODERNO

Author

Francesca Scalpelli - page 4

Francesca Scalpelli has 130 articles published.

Covid-19, l’UE dispone la chiusura delle frontiere Schengen

EUROPA di

Sospensione per 30 giorni dei viaggi non essenziali nell’area Schengen con l’impegno di mantenere la libera circolazione delle merci: è questa la posizione emersa il 17 marzo in seno al vertice straordinario, in videoconferenza, tra i Capi di Stato e di Governo degli Stati membri dell’UE, il Presidente del Consiglio europeo, Charles Michel, la Presidente della Commissione, Ursula von der Leyen, quella della Bce, Christine Lagarde, e quello dell’Eurogruppo, Mario Centeno.

La decisione

I leader degli Stati membri dell’UE hanno, così, dato il loro “political endorsement” alla proposta della Commissione europea circa la sospensione del Trattato Schengen. “Con i governi europei abbiamo deciso una restrizione temporanea dei viaggi non essenziali nell’Unione. Lo facciamo per non far ulteriormente diffondere il virus dentro e fuori il continente e per non avere potenziali ulteriori pazienti che pesano sul sistema sanitario Ue” ha affermato la Presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen. Previste eccezioni per gli europei che rientrano nell’UE, nonché per medici e scienziati che portano avanti la ricerca contro il Covid-19.

La decisione trae origine da una telefonata tra Ursula von der Leyen, la Cancelliera tedesca, Angela Merkel, il Presidente francese, Emmanuel Macron ed il Presidente del Consiglio europeo, Charles Michel, in seguito alla quale è stato fissato il vertice in videoconferenza del 17 marzo.

Già prima del vertice, alcuni Stati membri avevano adottato delle misure autonome, reintroducendo controlli alle frontiere interne, come Estonia, Norvegia, Austria, Ungheria, Repubblica Ceca, Danimarca, Polonia, Lituania, Germania e Svizzera. Francia e Spagna avevano reintrodotto i controlli, ma le notifiche non sono arrivate a Bruxelles. Per l’Italia, il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte, ha posto l’accento sulla necessità di coordinare le misure a livello europeo relative a viaggi, trasporto delle merci ed individuazione di misure eccezionali.

I precedenti del Trattato Schengen

Il Trattato di Schengen per la libera circolazione delle persone è stato firmato nell’omonima cittadina lussemburghese il 19 giugno 1990, da Belgio, Olanda, Lussemburgo, Germania e Francia, in applicazione di un accordo dell’85. Anche l’Italia firmò lo stesso anno, la Spagna e Portogallo nel 1991, la Grecia nel ‘92, l’Austria nel ‘95, Danimarca, Finlandia e Svezia nel ’96. Con riguardo al caso dell’Italia, pur avendo ratificato il Trattato dal 1993 con la Legge 30 settembre 1993 n.388, non poteva ancora far parte, a livello operativo, del sistema di Schengen – entrato poi in vigore il 26 marzo 1995- a causa di una serie di problemi di natura politica ed organizzativa, a partire dalla difficoltà di separare i varchi Schengen nell’aeroporto di Roma-Fiumicino.

Prima del Covid-19, il Trattato è stato sospeso solo unilateralmente da alcuni Stati membri a seguito di emergenze dovute all’ordine pubblico, come il caso del G8 di Genova nel 2011 per l’Italia e del G8 di Schloss Elamu nel 2015 per la Germania.

“Finora – ha raccontato l’Ambasciatore Raniero Vanni d’Archirafi, già Commissario europeo al mercato interno tra il ’93 e il ’95 – l’Europa ha preso soltanto misure a livello di autorità nazionali dando un messaggio di grande disunione, ma ora la sospensione decisa da tutti gli Stati membri offre l’immagine di un’Unione che ha ripreso in mano il ruolo di iniziativa che deve avere per gestore questo tipo di emergenze”.

Tutelare i flussi commerciali e il mercato unico

Al netto dell’emergenza del Covid-19, a rischio vi è il futuro del mercato unico. La Commissione europea, pertanto, ha sottolineato l’intenzione di tutelare i flussi commerciali.

Secondo il Commissario europeo agli Affari economici, Paolo Gentiloni, il mercato interno non può soccombere in questa emergenza. Gentiloni afferma che non è possibile rassegnarsi “all’idea che il mercato unico, che è una delle grandi forze dell’Ue, sia una vittima di questa emergenza sanitaria”. Certamente, ha aggiunto, “ci sono sospensioni di Schengen legalmente autorizzate ma che la Commissione sta cercando di scoraggiare perché il virus non si ferma chiedendo un passaporto al confine di un Paese”. Per le relazioni economiche, per i trasferimenti di materiale sanitario e per il personale medico “è assolutamente inaccettabile che ci siano blocchi” ha concluso Gentiloni, dichiarandosi soddisfatto per il lavoro della Commissione che ha portato a rimuovere blocchi che erano presenti la scorsa settimana.

Ursula von der Leyen ha spiegato che “abbiamo bisogno di restaurare la fiducia economica globale. È il momento di sostenere la nostra economia con determinazione. È quello che stiamo facendo con tutti gli strumenti che abbiamo”. Proseguendo, ha poi affermato che l’UE deve “investire tutto quello che è necessario per far andare avanti l’economia”. La libera circolazione delle merci, infatti, è cruciale per le forniture alimentari, di medicinali e di protezioni. Inoltre, evita gravi interruzioni delle catene di approvvigionamento il cui stop danneggerebbe ulteriormente l’economia.

Francia, primo turno delle elezioni municipali: al voto con il COVID-19

EUROPA di

Domenica 15 marzo, in Francia, nonostante l’emergenza COVID-19, si è svolto il primo turno delle elezioni municipali in circa 35.000 comuni. L’affluenza è stata molto bassa ed al centro della giornata elettorale vi è stata la polemica relativa all’opportunità o meno di tenere le elezioni. In generale si è confermato un esito positivo per i Verdi ed a Parigi è stata premiata la sindaca uscente, Anne Hidalgo.

Coronavirus e la carta dell’astensione

Tra i 35.000 comuni, al voto importanti città come Bordeaux, Marsiglia, Nizza, Lione, Tolosa, Lille, Montpellier, e la capitale Parigi.

Il 15 marzo l’affluenza si è attestata al 44,64%, in calo di 20 punti rispetto all’ultima elezione svoltasi nel 2014. Per la prima volta dall’inizio della Quinta Repubblica, meno della metà dei francesi iscritti nelle liste elettorali si è recata alle urne per le elezioni municipali. Questo forte calo della partecipazione è quasi generalizzato in tutto il territorio metropolitano, ad eccezione di alcuni piccoli comuni. Tra le principali città, Nizza ha vissuto la più forte spinta astensionista: solo il 29% degli elettori è andato alle urne, rispetto al 54% di sei anni fa. A Parigi l’affluenza è intorno al 43 per cento, contro il 56,27 per cento del 2014. “L’alto tasso di astensione testimonia la crescente preoccupazione dei nostri concittadini di fronte all’epidemia che ci sta colpendo”, ha dichiarato il Primo Ministro francese, Edouard Philippe-candidato a Le Havre- spiegando che comunque il voto si è svolto nel rispetto delle norme sanitarie. Pulizie dei locali e delle attrezzature necessarie, segnalazioni a terra per mantenere la distanza tra gli elettori, punti di distribuzioni di gel idroalcolico: queste alcune delle misure adottate nella giornata di domenica.

L’ultimo bilancio comunicato nella giornata elettorale parla di 127 morti (+36 rispetto al giorno precedente) e 5423 contagiati confermati (+900). Alla vigilia del voto, il Governo francese ha decretato il passaggio alla cosiddetta Fase 3 nella gestione della pandemia, che comporta la chiusura di scuole, università, ristoranti e di tutti i luoghi che non comportano servizi essenziali, fatta eccezione quindi dei negozi di alimentari, delle farmacie, delle banche, delle tabaccherie e dei distributori di benzina. All’indomani del voto, il Presidente della Repubblica francese, Emmanuel Macron, ha disposto una nuova e più incisiva riduzione degli spostamenti dei suoi concittadini: assembramenti e riunioni con familiari ed amici non sono più permessi; ovunque nel territorio francese sono ridotti i contatti; si può uscire soltanto per fare la spesa; sono interdetti i viaggi lunghi; l’attività fisica all’aperto è lecita soltanto se da soli ed a distanza.

Emmanuel Macron, ha annunciato, altresì, il rinvio del secondo turno delle elezioni municipali e lo stop alla riforma delle pensioni. Secondo molti costituzionalisti francesi ciò comporta la necessità di ricominciare da capo l’intero processo elettorale: ai sensi della legge francese, il secondo turno deve svolgersi la domenica seguente al primo, pertanto, gli elettori potrebbero tornare a votare anche per il primo turno. In particolare, il Codice elettorale, all’Art. 56, dispone che le elezioni municipali si svolgono la domenica, “in caso di un secondo scrutinio, ciò avviene la domenica successiva al primo scrutinio”. La situazione è, tuttavia, senza precedenti.

I risultati

In questo scenario è piuttosto difficile trarre delle conclusioni dai risultati elettorali del 15 marzo.

Vi sono, tuttavia, due tendenze da segnalare: in primo luogo i Verdi hanno confermato l’ascesa, avviata con le elezioni europee dello scorso maggio in diversi Stati membri dell’UE; questi, sono andati bene a Grenoble (44 %), Lione (29 %), Strasburgo (26,7 %), Besançon sono in prima posizione anche a Bordeaux (34 %), Tolosa e Tours. In secondo luogo, ad ottenere buoni risultati al primo turno è Rassemblement national, Partito di estrema destra di Marine Le Pen, che ha confermato il proprio radicamento in alcuni comuni francesi in cui aveva registrato la vittoria nel 2014 – Hénin-Beaumont, Villers-Cotterêts, Beaucaire, Fréjus, Hayange e Béziers.

Il Partito Socialista, dopo anni di difficoltà, è andato bene a Lille, Nantes, Rennes, Le Mans, Clermont-Ferrand, Brest e soprattutto nella capitale. Qui, la sindaca uscente Anne Hidalgo – eletta con il Partito Socialista nel 2014 e sostenuta dalla lista “Paris en commun” di cui fa parte anche il Partito Comunista francese – è al 29,33% dei voti: otto punti di vantaggio su Rachida Dati – ex ministra della Giustizia nel governo di Nicolas Sarkozy e candidata con Les Républicains, al 22,72 % – e più di dodici su Agnès Buzyn- precedentemente Ministra della Sanità, candidata per il Partito di Emmanuel Macron, al 17,26 %. Hidalgo ha affermato: “Chiedo ora unità e la convergenza di ecologisti, progressisti, umanisti, di tutte le donne e gli uomini di buona volontà, affinché trionfino l’ecologia, i valori della solidarietà e dell’aiuto reciproco”. Ma, a differenza di altri candidati, Hidalgo non ha ufficialmente chiesto lo slittamento del secondo turno. A Parigi sembra improbabile una vittoria della destra: nonostante il buon risultato di Dati, non vi sono riserve di voto a cui attingere e fino ad ora non vi sono segnali di una possibile alleanza con Buzyn. Tra gli altri candidati, David Belliard dei Verdi è al 10,79%, davanti a Cédric Villani, dissidente del partito di Macron, al 7,88 % e Danielle Simonnet, candidata dell’estrema sinistra, al 4,59%.

Relativamente al Partito di Macron, La République en Marche, questo non è riuscito, come previsto, ad ottenere risultati significativi: le scelte politiche adottate negli ultimi mesi (come la riforma delle pensioni) e la mancanza di un radicamento locale, sono le cause alla base del risultato. Edouard Philippe, a Le Havre è intorno al 43,6 per cento, andrà al ballottaggio con il comunista Jean-Paul Lecoq (al 35,9 %), che probabilmente riuscirà a presentarsi con una coalizione ampia che comprenderà anche le liste dei Verdi. Tra gli altri membri del governo che si sono candidati alle municipali, Gérald Darmanin, Ministro dell’Azione e dei Conti pubblici, è stato rieletto al primo turno a Tourcoing, così come Franck Riester, Ministro della Cultura, a Coulommiers. Tuttavia, nonostante questi successi isolati, il Partito del Presidente francese mostra difficoltà nel vincere in una grande città.

Infine, con riguardo al partito Les Républicains, è stata registrata una vittoria al primo turno a Calais. A Marsiglia, invece, andranno al ballottaggio contro la sinistra, sperando di conquistare anche Tolosa dove, in alleanza con il partito di Macron, è stato ottenuto per ora circa il 36%.

 

 

 

 

Una strategia industriale per un’Europa verde, digitale e competitiva

EUROPA di

Il 10 marzo, la Commissione europea, ha presentato una nuova strategia per aiutare il settore industriale europeo a guidare la duplice transizione verso la neutralità climatica e la leadership digitale, in virtù del suo ruolo fondamentale nel sostenere la crescita economica e la prosperità.

La nuova strategia dell’industria europea

L’industria europea è leader mondiale in molti settori, rappresenta il 20 % del valore aggiunto totale dell’UE e dà lavoro a 35 milioni di persone nell’UE. Nel marzo 2019 il Consiglio europeo ha, pertanto, chiesto una strategia di politica industriale dell’UE complessiva ed a lungo termine, accompagnata da un approccio integrato per un mercato unico più approfondito e più forte.

La strategia presentata dalla Commissione il 10 marzo mira a rafforzare la competitività dell’Unione europea nonché la sua autonomia strategica, in un momento storico caratterizzato dal dinamismo geopolitico e dalla crescente concorrenza mondiale.

La Commissione ha, così, presentato un pacchetto di iniziative che delinea un nuovo approccio, seppur caratterizzato da un saldo radicamento nei valori dell’Unione e nelle tradizioni del mercato sociale. Grandi e piccole imprese, start-up innovative, centri di ricerca, prestatori di servizi, fornitori e parti sociali: tutti gli operatori dell’industria europea gioveranno di una serie di azioni a loro sostegno.

La nuova strategia industriale europea, al fine di difendere la leadership industriale, contribuirà a realizzare tre priorità fondamentali: mantenere la competitività mondiale dell’industria europea; garantire condizioni di parità, a livello nazionale e mondiale; rendere l’UE climaticamente neutra entro il 2050, plasmando il suo futuro digitale.

Azioni concrete

La strategia propone una serie completa di azioni future. In primis, un piano di azione sulla proprietà intellettuale, volto a difendere la sovranità tecnologica, a promuovere condizioni di parità a livello mondiale, a lottare contro il furto di proprietà intellettuale ed adattare il quadro giuridico alla transizione verde e digitale. Il riesame in corso delle norme dell’UE in materia di concorrenza, compresa la valutazione in corso del controllo delle concentrazioni e dell’adeguatezza degli orientamenti sugli aiuti di Stato, garantirà che le norme europee siano adeguate per un’economia in rapida mutazione, sempre più digitale, in prospettiva più verde e più circolare.

Oltre a sfruttare al meglio gli strumenti offerti dai meccanismi di difesa commerciale, entro la metà dell’anno, la Commissione adotterà un Libro bianco per contrastare gli effetti distorsivi delle sovvenzioni estere nel mercato unico ed affrontare il problema dell’accesso di soggetti esteri agli appalti pubblici ed ai finanziamenti dell’UE. La questione relativa alle sovvenzioni estere sarà oggetto di una proposta di strumento giuridico nel 2021. Di pari passo, continueranno i lavori in corso per rafforzare le norme mondiali in materia di sovvenzioni all’industria nell’ambito dell’Organizzazione mondiale del commercio (OMC), nonché le azioni volte ad affrontare la mancanza di accesso reciproco agli appalti pubblici nei paesi terzi.

Sono state previste, altresì, misure finalizzate a modernizzare e decarbonizzare le industrie ad alta intensità energetica, per sostenere le industrie della mobilità sostenibile ed intelligente, per promuovere l’efficienza energetica e garantire un approvvigionamento sufficiente e costante di energia a basse emissioni di carbonio, a prezzi competitivi.

La Commissione è intervenuta anche per rafforzare l’autonomia industriale e strategica dell’Europa garantendo l’approvvigionamento di materie prime essenziali, mediante un piano di azione per le materie prime essenziali e prodotti farmaceutici, delineando una nuova strategia farmaceutica dell’UE.

Inoltre, è stata disposta un’alleanza per l’idrogeno pulito, al fine di accelerare la decarbonizzazione dell’industria e mantenere la leadership industriale, seguita da un’alleanza per industrie a basse emissioni di carbonio e un’alleanza su cloud, piattaforme industriali e sulle materie prime.

La Commissione analizzerà sistematicamente i rischi e le esigenze dei diversi ecosistemi industriali. Nell’effettuare questa analisi lavorerà in stretta collaborazione con un forum industriale aperto ed inclusivo, istituito entro settembre 2020 e composto da rappresentanti dell’industria.

Alle Piccole e Medie Imprese (PMI), in virtù del loro ruolo chiave nel tessuto industriale europeo, è dedicata una specifica strategia industriale che mira a sostenerle in tutto il mercato unico ed oltre, a ridurre gli oneri burocratici, ad accedere ai finanziamenti ed a contribuire nella transizione verde e digitale.

Infine, sono state previste misure concrete per rimuovere le barriere che si frappongono al buon funzionamento del mercato unico, vale a dire la risorsa più preziosa di cui dispone l’UE, al fine di consentire a tutte le imprese europee di crescere e competere.

 

“L’industria europea è il motore della crescita e della prosperità in Europa. Un motore che dà il massimo quando alimentato dagli elementi che ne costituiscono la forza: i cittadini e le loro idee, talenti, diversità e spirito imprenditoriale” ha dichiarato Ursula von der Leyen, Presidente della Commissione europea, che ha poi aggiunto “La sua importanza è ancora più grande in un momento in cui l’Europa si appresta a realizzare la sua ambiziosa transizione verde e digitale in un mondo più instabile e imprevedibile. L’industria europea ha tutto quello che serve per spianare la strada e faremo il possibile per sostenerla”.

 

COVID-19: come sta andando in Francia

EUROPA di

Più di 1.400 casi, pochi tamponi effettuati, altissima pressione sugli ospedali e spazio alla telemedicina: questa la situazione in Francia nella gestione del virus COVID-19, temendo un contagio pari a quello verificatosi in Italia.

Il diffondersi del virus e della psicosi

La Francia si conferma il secondo paese più colpito in Europa dopo l’Italia. I primi casi di contagio sono stati individuati il 24 gennaio: tre persone di origine cinese tornate da Wuhan.

Il coronavirus è l’argomento principale trattato dai media sin dall’apertura della crisi internazionale, con qualche intervallo dedicato alla famigerata riforma delle pensioni, alle manifestazioni delle donne in occasione dell’8 marzo ed alle elezioni municipali del 15 marzo, per ora confermate, anche se per molti candidati la campagna elettorale è diventata impossibile.

La Francia teme di subire un aggravamento della diffusione del virus simile a quello che ha colpito nelle ultime settimane l’Italia. Il Ministro della sanità, Olivier Véran, tuttavia, continua a ripetere: “La nostra situazione è diversa dall’Italia, stiamo riuscendo a ridurre e ritardare il picco dell’epidemia”.

Nonostante il tentativo di frenare la psicosi, questa si sta diffondendo. “No, la cocaina non vi protegge dal coronavirus” ha dovuto specificare il Ministero della sanità sul suo profilo Twitter. Poche ore dopo il Ministero è intervenuto nuovamente per precisare che “no, il Covid19 non si trasmette attraverso le punture delle zanzare”. Tutto sembrava chiarito, ma dopo poche ore lo staff è dovuto intervenire ancora una volta per informare i suoi cittadini: “No, farsi aerosol di alcool o di cloro non uccide il virus che è nel vostro corpo. Anzi, la polverizzazione di queste sostanze può essere nociva per le vostre mucose”.

Un piano e 3 fasi

Ai sensi di un piano contro il rischio di pandemie approvato nel 2011 dal governo francese, sono previste tre fasi. La fase attuale è la seconda, in cui si cerca di limitare la diffusione del virus nei focolai già individuati. Questa fase, infatti, “non implica una circolazione attiva del virus ma solo casi sporadici”, secondo la codifica del Ministero della Sanità transalpino. Nella terza fase, invece, il virus circola su tutto il territorio nazionale e l’obiettivo è quello di limitarne gli effetti. La strategia francese, prevede, così, il passaggio da una fase di “contenimento” a una di “mitigazione”.

Tuttavia, rispetto all’Italia, sono stati effettuati molti tamponi in meno e da alcuni giorni il numero di test effettuati non viene comunicato.

La priorità attuale è curare i malati: si è rinunciato, di fatto, a risalire alla catena del contagio. Pertanto, si stima che i portatori del virus siano sicuramente molti di più di quelli attualmente diagnosticati.

I principali focolai finora individuati sono nell’Oise-al nord di Parigi- nell’Haut Rhin, in Alsazia ed in Corsica. A questi si devono aggiungere i casi individuati in Morbihan- in Bretagna- in Alta Savoia e quelli di un gruppo di turisti tornati dall’Egitto.

Il sistema sanitario francese

La preoccupazione maggiore è quella dell’efficienza del sistema sanitario francese. Per alleviare la pressione a cui sono sottoposti gli ospedali, le autorità francesi raccomandano di rivolgersi ai medici di base e di limitarsi ai casi con sintomi molto gravi, chiamando il numero delle emergenze “15” solo in caso di aggravamento.

Il Ministro della Sanità, ha annunciato il via libera alla telemedicina: i medici di base possono fare diagnosi e prescrivere terapie a distanza, senza visitare fisicamente i pazienti. Il timore, infatti, è che presto non ci saranno più posti letto disponibili e che i medici saranno chiamati a scegliere chi curare in base all’età ed alla possibilità di sopravvivenza.

Le misure

Nei tre principali focolai-Oise, Haut Rhin e Ajaccio in Corsica le scuole sono state chiuse: circa 300 mila studenti sono a casa.

Attualmente vi è un’allerta contagio anche in seno al governo: Franck Riester, il Ministro della cultura è risultato positivo ed è in quarantena; Nicole Belloubet, Ministro della giustizia, accusa sintomi e si attendono i risultati del tampone; il direttore di gabinetto del Presidente Emmanuel Macron, Patrick Strzoda, è in quarantena “per precauzione” dopo essere stato a contatto con un positivo. Il Presidente Macron, dunque, è avvolto da una “bolla”: tutti sono a distanza di sicurezza e la sua scrivania viene regolarmente disinfettata per scongiurare un contagio.

In tutta la Francia sono annullati eventi, come concerti e manifestazioni, che prevedono l’assembramento di oltre 1000 persone. Nonostante ciò, l’8 marzo, a Laderneau ,è stato organizzato un raduno di 3500 persone mascherate da Puffi, con l’erronea intenzione di sfidare l’epidemia. L’obiettivo era battere il precedente record del mondo. “Pufferemo il virus”: questo il surreale commento dei partecipanti

Quanto alle altre misure, la partita PSG- Borussia Dortmund di Champions League si giocherà l’11 marzo a porte chiuse, misura estesa a tutti gli eventi sportivi.

Relativamente ai trasporti pubblici, quando scatterà la “fase 3”, il governo potrà decidere di fermare treni, metropolitane ed autobus ma, in linea di massima, “non in contemporanea su tutto il territorio nazionale” e valutando caso per caso.

Nella gestione della diffusione del virus il governo francese ha, altresì, pubblicato nella propria gazzetta ufficiale un decreto che disciplina i prezzi di vendita dei gel idroalcolici per disinfettare le mani, il cui utilizzo è raccomandato nella quotidiana lotta COVID-19.

Per fronteggiare l’emergenza, il governo sta, infine, valutando misure economiche straordinarie: Bruno Le Maire, Ministro dell’economia, ha dichiarato che “tutte le imprese potranno chiedere un rinvio degli obblighi fiscali con una semplice email”. Inoltre, sono allo studio misure coordinate con i partner europei.

 

 

 

 

UE-Turchia: Charles Michel incontra Erdoğan ad Ankara

EUROPA di

Il 4 marzo, ad Ankara, il Presidente del Consiglio europeo, Charles Michel, ha incontrato il Presidente turco, Recep Tayyip Erdoğan. Anche l’alto rappresentante Josep Borrell ha partecipato all’incontro.
Sul tavolo la situazione migratoria alle frontiere marittime e terrestri dell’Unione europea e la crisi in Siria.

Il contesto

L’incontro del 4 marzo tra Michel ed Erdoğan si inserisce in un quadro complesso, in continua evoluzione.
Nel dettaglio, negli ultimi giorni si è aperto un nuovo flusso di migranti dalla Turchia: solo nei primi due giorni di marzo sono arrivate dalla Turchia 1.200 persone. Ciò ricorda il flusso di circa un milione di richiedenti asilo che nel 2015 partì dalla Turchia e risalì l’Europa orientale, attraverso la cosiddetta “rotta balcanica”. Questo incide su una situazione già di per sé difficilissima con oltre 40 mila migranti, di cui più di 13 mila minori, bloccati nei campi sovraffollati delle isole greche in condizioni allarmanti, aggravate dalle tensioni scaturite recentemente. Save the Children ricorda che nelle isole greche “i bambini, vivono in condizioni disumane, dormendo anche all’aperto nei rigori invernali e sono esposti a rischi per la salute e a violenze e stanno pagando un prezzo altissimo”.
Alle frontiere dell’Unione europea, dunque, la situazione rischia di precipitare. Anche i principali leader europei temono che la situazione possa diventare di nuovo molto complicata: il Primo Ministro greco, Kyriakos Mitsotakis, ad esempio, ha sospeso l’esame delle richieste di protezione dei migranti in arrivo dalla Turchia, mentre diversi suoi colleghi hanno parlato della necessità di rinforzare le frontiere estere dell’UE.
La partnership tra Unione europea e Turchia relativa alla questione migratoria è stata siglata nel 2016, quando, a seguito dell’incremento notevole dei flussi nel corso dell’anno precedente, le due parti hanno deciso di fermare la migrazione irregolare dalla Turchia verso l’UE. Questa decisione ha seguito il Piano d’azione comune UE-Turchia avviato il 29 novembre 2015 ed una dichiarazione UE-Turchia. L’accordo in questione mira a colpire il modello di business dei trafficanti di esseri umani ed elimina gli incentivi a percorrere rotte irregolari per raggiungere l’UE, nel pieno rispetto della legislazione europea ed internazionale.
In seguito all’accordo raggiunto nel 2016 , è stato stabilito il ritorno in Turchia di tutti i migranti irregolari in viaggio verso le isole greche. Gli Stati membri dell’UE, in quell’occasione, hanno altresì deciso di fornire tempestivamente alla Grecia i mezzi necessari per fronteggiare i flussi, tra cui guardie di frontiera, esperti in materia di asilo ed interpreti.⁹

L’incontro tra Michel ed Erdoğan

L’incontro del 4 marzo è stato definito “franco” ma “necessario”.
Relativamente alla questione migratoria, il Presidente del Consiglio europeo ha ribadito il suo sostegno a Grecia, Bulgaria e Cipro, riconoscendo altresì gli sforzi della Turchia nell’ospitare milioni di rifugiati. La dichiarazione UE-Turchia rimane la base del partenariato nel settore ed è stata concordata la necessità di continui sforzi da entrambe le parti.
Una nota del Consiglio precisa che “ridurre le attuali tensioni migratorie ai confini dell’Europa è essenziale” e che l’Unione europea si definisce “pronta ad accelerare il sostegno ai siriani in Turchia e alle loro comunità ospitanti”. L’UE, inoltre, si è detta disposta a fornire assistenza aggiuntiva agli sfollati a Idlib. Infine, si ribadisce la necessità di “un cessate il fuoco sostenibile e una soluzione politica duratura alla crisi siriana” e che “tutti gli attori rispettino il diritto internazionale umanitario”.
In giornata la Commissaria Ue per gli aiuti umanitari, Ylva Johannson, aveva dichiarato: “I confini dell’Unione europea non sono aperti e non devono esserlo. Siamo di fronte a una pressione straordinaria ai confini perciò serve solidarietà da parte di tutti gli Stati. Occorre proteggere i confini ma nel pieno rispetto dei diritti umani; e non c’è contraddizione tra difendere i nostri confini e difendere i diritti umani”.
“Gli Stati europei devono agire immediatamente per porre fine alle condizioni disumane in cui si trovano migliaia di bambini e adolescenti intrappolati sulle isole di approdo in Grecia, garantendo la loro accoglienza e protezione attraverso il ricollocamento, dando seguito all’appello del presidente del Parlamento europeo Sassoli sulla protezione dei minori più vulnerabili in condizioni di emergenza in Grecia” queste le parole di Raffaela Milano, direttrice dei Programmi Italia-Europa di Save the Children. Quest’ultima ha sottolineato che la situazione che rischia di peggiorare ulteriormente ed in tale contesto, il richiamo alla responsabilità dei singoli stati non può rimanere inascoltato mettendo così a rischio la vita e il futuro di tanti minori. “Occorre immediatamente mettere in atto un meccanismo di responsabilità condivisa, che tuteli rifugiati e richiedenti asilo, anziché chiudersi in egoismi nazionali” ha proseguito la Milano“anche di fronte alla grave emergenza umanitaria con migliaia di persone al confine di Edirne, dove secondo le stime il 40% sono donne e bambini, gli Stati Europei non possono comportarsi come se la cosa non li riguardasse. Non si gioca con la vita dei bambini”.

Napoli, 35 ° vertice italo-francese

EUROPA di

Un vertice del “rilancio della cooperazione fra i due Paesi”, quello tenutosi a Napoli il 27 febbraio tra il Presidente del Consiglio italiano Giuseppe Conte ed il Presidente della Repubblica francese Emmanuel Macron. Il summit ha coinvolto 11 ministri per parte e si è concluso con la cena offerta dal Capo dello Stato italiano, Sergio Mattarella, al Palazzo Reale.
Un’intesa strategica nel settore dei migranti, della cooperazione industriale e scientifica, nonché un’occasione per stemperare le tensioni sulla diffusione del coronavirus.

Il patto di Napoli

A Napoli, Conte e Macron si sono concessi, prima dell’avvio ufficiale del summit, una visita culturale al Teatro San Ferdinando, dove era protagonista Eduardo De Filippo- autore caro al presidente francese- e alla Cappella Sansevero per ammirare il Cristo Velato. Poi una passeggiata nel centro della città, tra babà e caffè secondo la tradizione napoletana.
Quello tenutosi a Palazzo Reale è il 35° vertice intergovernativo tra Italia e Francia che, consapevoli delle responsabilità condivise in Europa e nel mondo intero, hanno riaffermato la comune volontà di progredire nel cammino dell’integrazione europea. Secondo i due leader, infatti, solo un’Unione europea più unita, sovrana e democratica può assicurare benessere e prosperità ai propri cittadini e svolgere il ruolo di attore cruciale nello scenario politico internazionale.
Evocando l’antica amicizia tra il popolo italiano ed il popolo francese, lasciando alle spalle le recenti controversie diplomatiche, Macron e Conte hanno rilasciato una dichiarazione finale congiunta in cui affermano l’intenzione di intensificare i rapporti bilaterali, fondati su solide radici e legami storici, che si riflettono nei valori condivisi dell’identità europea, nelle tradizioni comuni, nonché nella vicinanza linguistica e culturale.
Al fine di assicurare delle relazioni bilaterali più ambiziose e contribuire così più efficacemente al perseguimento degli obiettivi comuni, in Europa e nel mondo, i due governi agiranno entro un quadro strutturato di consultazioni rafforzate, dalle questioni che li riguardano più strettamente, alle politiche europee ed ai principali temi dell’agenda internazionale. In aggiunta a quelli già esistenti, al vertice di Napoli è stato concordato l’avvio di nuovi dialoghi strutturati in ambito economico -finanziario, migrazione, asilo e trasporti. Con riguardo alla gestione dei flussi migratori, con la Francia è stata condivisa la necessità di “una gestione strutturale e non più emergenziale dei flussi. L’Italia ha sempre chiesto un approccio a più livelli che comprenda uno sforzo europeo dal primo momento” come sottolineato dal Presidente del Consiglio italiano. Consultazioni periodiche avranno luogo altresì in materia di clima ed ambiente, anche a margine degli appuntamenti europei ed internazionali nei rispettivi settori.
Dal vertice che rappresenta “un salto di qualità” per Conte, riparte anche il progetto del Trattato del Quirinale, volto a rafforzare la cooperazione in diversi campi, sul modello di quello che Parigi ha stipulato con Berlino nel 1963. Sono molteplici i dossier su cui lavorare congiuntamente, come quello economico, il caso della Tav, il bilancio europeo-che entrambi i Paesi vogliono più ambizioso-ed il dossier libico su cui Italia e Francia sembrano finalmente allineate, affermando l’occorrenza di sforzi comuni e di un sostegno alla missione navale europea per il rispetto dell’embargo delle armi, respingendo, così, una soluzione militare al conflitto in corso.
In occasione del vertice sono stati firmati tre accordi, rispettivamente nel settore della difesa- Naval Group e Fincantieri- dell’economia-Cdp e Bpi France- e della cultura, tra università dei due paesi.
Con riferimento alle recenti tensioni tra i due Paesi, Macron ha ringraziato Mattarella per essere intervenuto al fine di superare le dissonanze diplomatiche.

La gestione congiunta del virus COVID-19

In merito al diffondersi del virus COVID-19, i due Paesi hanno convenuto sull’opportunità di mantenere l’apertura delle frontiere, condividere le informazioni relative ai viaggiatori di ritorno o diretti ad aree a rischio, le conoscenze scientifiche e le informazioni sulle misure di contrasto adottate, uniformare le informazioni rivolte ai professionisti ed al pubblico, mantenere costanti contatti, nonché riunioni periodiche a livello ministeriale, riservandosi di valutare nella specificità dei casi concreti le misure da adottare. L’appello rimane, tuttavia, quello di tornare alla normalità.
“Voglio esprimere la solidarietà all’Italia, al governo e agli operatori sanitari. Questo virus ci preoccupa tutti. La situazione può essere gestita solo con cooperazione europea e internazionale” queste le parole del Presidente francese. Conte, dal canto suo, ha sottolineato che “Il governo, fin dall’inizio ha affrontato con serietà l’emergenza sanitaria, in piena trasparenza e mettendo in atto le misure suggerite dai massimi esperti nel settore scientifico. E chiudere le frontiere sarebbe un danno irreversibile economico non praticabile”.

La risposta dell’Unione europea al coronavirus

EUROPA di

Sostenere gli Stati membri dell’UE e rafforzare gli sforzi internazionali finalizzati ad ostacolare la diffusione del COVID-19: questi sono gli imperativi della Commissione europea per far fronte all’emergenza sanitaria. Ciò include un costante coordinamento con gli Stati membri per condividere informazioni, valutare le esigenze e garantire una risposta coerente a livello di UE. La Commissione è, inoltre, impegnata nel finanziamento della ricerca, nell’offerta di sostegno attraverso il meccanismo di protezione civile dell’UE e nel sostegno alla Cina attraverso forniture mediche di emergenza.

232 milioni dalla Commissione europea
Il 13 febbraio, il Consiglio sanitario straordinario dell’EPSCO, che riunisce i ministri responsabili dell’occupazione, degli affari sociali, della salute e della politica dei consumatori di tutti gli Stati membri dell’UE, ha discusso in merito alle misure da adottare per limitare la diffusione del virus COVID-19. In risposta alle conclusioni del Consiglio ed al fine migliorare la prevenzione ed il contenimento del virus, la Commissione europea ha annunciato un finanziamento pari a 232 milioni di euro, in linea con il finanziamento alla ricerca di emergenza, di 10 milioni di euro, reso disponibile nelle prime fasi dell’epidemia.
Una parte del pacchetto di aiuti disposto dalla Commissione avrà effetto immediato tramite l’assegnazione a specifici settori, il resto, invece, sarà sbloccato ed attivato nei prossimi mesi.
I nuovi fondi UE mirano a contribuire all’individuazione ed alla diagnosi del virus, all’assistenza dei contagiati ed a prevenire l’ulteriore diffusione.
Nel dettaglio, 114 milioni sosterranno l’Organizzazione Mondiale della Sanità- OMS, con particolare riferimento al piano globale di preparazione e risposta, al fine di fronteggiare l’emergenza di sanità pubblica nei paesi con sistemi sanitari deboli e con resilienza limitata. Parte di questi finanziamenti è subordinata all’accordo delle autorità di bilancio dell’Unione europea.
15 milioni saranno assegnati al continente africano, in particolare ad enti come l’Istituto Pasteur Dakar in Senegal, al fine di sostenere misure quali la diagnosi rapida e la sorveglianza epidemiologica.
110 milioni sono indirizzati al contenimento ed alla prevenzione, di cui fino a 90 milioni nell’ambito del partenariato pubblico-privato con l’industria farmaceutica e 10 milioni a favore della ricerca epidemiologica, diagnostica, terapeutica e sulla gestione clinica.
Infine, 3 milioni sono stati assegnati al meccanismo di protezione civile dell’UE, per facilitare, nel dettaglio, i voli di rimpatrio dei cittadini dell’Unione da Wuhan, come già accaduto in 447 casi.

Gli organismi coinvolti
La Commissione europea dispone di un centro di coordinamento di risposta alle emergenze attivo 24 ore su 24, 7 giorni su 7, che coordina i voli di rimpatrio con gli Stati membri dell’UE. Il meccanismo UE permette la copertura fino al 75% dei costi di trasporto di tali voli di rimpatrio. La Commissione europea, attraverso lo stesso, coordina altresì la consegna di forniture mediche di emergenza in Cina: a partire dal 21 febbraio, Francia, Germania, Italia, Lettonia ed Estonia hanno, così, fornito oltre 30,5 tonnellate di dispositivi di protezione individuale alla Cina.
Ai sensi della Decisione sulle minacce sanitarie transfrontaliere, la Commissione si coordina con gli Stati membri attraverso tre meccanismi chiave: il sistema di allarme e risposta precoce; il comitato per la sicurezza sanitaria; la rete dei comunicatori del Comitato per la sicurezza sanitaria.
Il cosiddetto “organo esecutivo dell’Unione” opera con il sostegno delle pertinenti agenzie dell’UE, in particolare con il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (ECDC), l’Agenzia europea per i medicinali (EMA) e l’Agenzia dell’Unione europea per la sicurezza aerea (EASA).

Le dichiarazioni
“Con l’aumentare dei casi di contagio, la salute pubblica è la massima priorità. La comunità internazionale deve lavorare insieme per migliorare la preparazione ovunque nel mondo”-ha dichiarato la Presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen-“L’Europa vuole avere un ruolo di primo piano”.
Il Commissario europeo responsabile per la Gestione delle crisi e coordinatore della risposta alle emergenze dell’UE, Janez Lenarčič, ha affermato “Con oltre 2 600 vittime accertate, non c’è altra scelta se non prepararsi a tutti i livelli. Il nostro nuovo pacchetto di aiuti sosterrà l’Organizzazione mondiale della sanità e garantirà finanziamenti mirati per fare in modo che i paesi con sistemi sanitari più deboli non siano lasciati indietro. Il nostro obiettivo è contenere l’epidemia a livello globale”.

Elezioni comunali in Francia, tra meno di un mese l’apertura dei seggi

EUROPA di

Il 15 marzo, a Parigi ed in molte altre città francesi, si terranno le elezioni per il rinnovo del primo cittadino della capitale francese. I sondaggi danno come favorita a Parigi la sindaca uscente, Anne Hidalgo, eletta nel 2014 con il Parti Socialiste. Lo scenario politico, tuttavia, appare differente se paragonato a quello della precedente tornata elettorale: il voto sarà più incerto rispetto a sei anni fa, quando Hidalgo vinse il secondo turno con quasi 10 punti di distacco.
Le elezioni comunali in Francia si svolgono ogni 6 anni ed il sistema elettorale attualmente in vigore prevede un primo turno ed un eventuale secondo turno- che nel caso delle elezioni in questione si dovrebbe tenere il 22 marzo- a cui accedono soltanto i candidati che hanno ottenuto più voti.

Il paradosso Hidalgo
Un sondaggio sulle elezioni citato dal quotidiano francese Le Monde mette in evidenza come Anne Hidalgo, non sia molto amata ma sia la preferita a Parigi: apprezzata a sinistra, odiata a destra, la sindaca di Parigi ha sofferto di un’immagine gravemente degradata per tre anni; tuttavia, rimane in cima ai sondaggi. La domanda posta nel sondaggio è semplice: “Vuoi che Anne Hidalgo venga rieletta per un secondo mandato?”. Per il 60% dei parigini interrogati non dovrebbe essere rieletta. Un rifiuto massiccio, quindi, confermato da diverse altre indagini. Rigida, demagoga e cattiva manager: agli occhi di alcuni elettori, la sindaca di Parigi costituisce una catastrofe vivente. Eppure, rimane la favorita della campagna per le elezioni comunali di marzo. Un paradosso sorprendente. “Nonostante la sua immagine, tutto è aperto”, ha dichiarato Brice Teinturier, Vice CEO di Ipsos, una delle più importanti società di ricerche di mercato che si basa sui sondaggi al mondo.
Appannaggio di Hidalgo vi è in primis la diversità dei suoi avversari e la loro solidità, che li rende potenzialmente in grado di dividersi molti voti, senza creare una forte alternativa alla sindaca attuale. Hidalgo, dunque, riscuote consensi soprattutto dagli elettori di sinistra e dagli ambientalisti: non a caso alcune delle sue misure politiche con maggior successo sono state l’espansione delle piste ciclabili parigine e la pedonalizzazione di una parte della riva della Senna. In vista delle imminenti elezioni, Hidalgo ha proposto altre misure che si inseriscono in questa direzione, come il referendum sul ruolo di Airbnb, un piano per rendere il centro della capitale francese completamente ciclabile, una nuova forza di polizia con la metà dei membri costituita da donne e la conversione di uffici in case a basso prezzo. Presso l’elettorato centrista, di destra ed estrema destra la sua popolarità scende, invece, al 17%.

Gli altri candidati
Tra gli altri candidati, la più alta nei sondaggi è Rachida Dati, ex Ministra della Giustizia nel governo di Nicolas Sarkozy e candidata con i Repubblicani, data poco sotto al 20 %. Dopo aver rinunciato alle elezioni europee, la repubblicana ha presentato la sua candidatura con lo slogan “impegnata per una Parigi migliore”, criticando a Hidalgo la sua eccessiva concentrazione sulle misure ambientaliste ed il suo trascurare altri settori e misure da attuare. In un comunicato, Dati ha sintetizzato le sue priorità in “sicurezza, pulizia, famiglia, ambiente e salute”.
Il Partito del Presidente della Repubblica francese, La République en Marche (LREM), aveva schierato come candidato l’ex portavoce del Governo, Benjamin Griveaux, che, tuttavia, si è ritirato pochi giorni fa a seguito ad uno scandalo che lo ha riguardato in prima persona: sono state, infatti, diffuse da un sito internet le immagini di uno scambio di messaggi che aveva avuto con una donna che non era sua moglie e in cui era presente un video a sfondo sessuale. La Ministra della Salute francese, Agnes Buzyn, è così subentrata come candidata sindaca per il Partito di Macron: si tratta di un’ematologa, con una lunga carriera ai vertici degli enti che governano la sanità in Francia.
I Verdi di Europe Écologie Les Verts-EELV hanno un candidato che i sondaggi danno intorno al 14 %, David Belliard, il Presidente del gruppo al Consiglio di Parigi. Belliard sta combattendo “per una Parigi più verde, più traspirante, più economica, più accogliente”, ed intende approfittare dei buoni risultati dei Verdi nelle elezioni europee.
L’unica avversaria della sinistra di Anne Hidalgo “sulle panchine del Consiglio di Parigi”, Danielle Simonnet, candidata di La France insoumise, aveva già partecipato alle elezioni comunali del 2014. Per queste elezioni, Danielle Simonnet lavora in collaborazione con l’ex calciatore Vikash Dhorasoo -nella lista “Décidons Paris”, supportata da REV-Rassemblement des Ecologistes pour le Vivant.
Infine, occorre menzionare Wallerand de Saint-Just, tesoriere del partito Rassemblement national, già eletto nel consiglio regionale dell’Ile-de-France, il quale ha rinunciato a guidare la lista RN nella capitale. Già presente nel 2014, aveva registrato il 6,26% dei voti. Invece, il partito di estrema destra ha deciso di sostenere la lista “Love Paris” del magistrato liberista Serge Federbusch – al di fuori del partito.
Il 15 marzo voteranno altresì comuni importanti diversi da Parigi fra cui Bordeaux, Marsiglia, Nizza e Tolosa, Lille e Montpellier.

Conferenza di Monaco: Macron guarda ad Oriente

EUROPA di

Dal 14 al 16 febbraio, presso l’Hotel Bayerischer Hof, si è svolta la 56° Conferenza sulla sicurezza di Monaco. Per tre giorni, Monaco è stata di nuovo al centro della diplomazia internazionale e ha accolto i leader mondiali della politica, del mondo accademico e della società civile. Il crescente indebolimento dell’Occidente sulla scena internazionale è stato il tema dominante dell’annuale appuntamento bavarese. Confermate le divergenze profonde sui temi della difesa e della sicurezza tra gli Stati Uniti di Donald Trump e gli alleati europei.
Le parole di Macron
Nel suo intervento alla Conferenza, il Presidente della Repubblica francese, Emmanuel Macron, si è soffermato sull’esigenza per l’Europa di impegnarsi nuovamente in un “dialogo strategico” con la Federazione Russa, senza cedere in tal modo sul tema del rispetto dei principi e senza allentare la morsa su Mosca sulla questione ucraina. Il Presidente francese ha, infatti, chiarito di non voler porre fine alle sanzioni nei confronti della Russia, sebbene abbia sottolineato come l’embargo “non abbia cambiato assolutamente nulla” nell’atteggiamento della controparte.
“Ciò di cui abbiamo bisogno è di coinvolgere di nuovo Mosca nel lungo periodo” ha dichiarato Macron, sostenendo che sia “un grave errore” distanziarsi da una parte dell’Europa di cui non si condividono le azioni sulla scena internazionale. La Russia “non può costantemente essere il Paese che blocca ogni progresso all’ONU”. Macron è convinto che la Russia continuerà a destabilizzare la comunità internazionale, specie interferendo nelle campagne elettorali di altri Paesi, tuttavia, ha ricordato altresì azioni analoghe condotte da gruppi dell’estrema destra americana. Per il Presidente francese, queste azioni, pongono una sfida all’Unione europea, che ancora non si è dotata degli strumenti idonei a difendersi da fake news, manipolazioni delle competizioni elettorali ed intimidazioni.
L’intervento di Pompeo
Emmanuel Macron non crede alle rassicurazioni del Segretario di Stato statunitense Mike Pompeo- intervenuto prima di lui a Monaco- secondo cui l’Occidente “sta vincendo”. “Libertà e democrazia stanno vincendo, e non parlo di nazioni geografiche. L’Occidente non definisce uno spazio o una parte di Stato concreto. È qualsiasi nazione che adotti un modello di rispetto per la libertà individuale, l’impresa libera, la sovranità nazionale” ha dichiarato Pompeo.
La sua è stata anche una risposta alle critiche del presidente tedesco, Frank-Walter Steinmeier, che, nel discorso inaugurale della conferenza aveva accusato gli Stati Uniti di rifiutare “persino l’idea di una comunità internazionale”, agendo “a spese di vicini e partner”. Citando il ruolo di Washington nel mantenere la sicurezza in Europa, rafforzando la Nato al confine con la Russia e nello sforzo globale contro l’Isis, Pompeo ha affermato: “E’ questa l’America che ‘rifiuta la comunità internazionale’? L’Occidente libero ha un futuro più luminoso delle alternative illiberali”.
“Indebolimento dell’Occidente” e l’esigenza di riforma dell’UE
Nel suo intervento alla conferenza il Capo dell’Eliseo ha, contrariamente al Segretario di Stato statunitense, sostenuto che è in corso un “indebolimento dell’Occidente”, anche a causa della recente politica statunitense tendente ad “un certo livello di ritiro, di ripensamento del suo rapporto con l’Europa”. “Quindici anni fa pensavamo che i nostri valori fossero universali, che avremmo dominato il mondo nel lungo periodo…e invece adesso siamo scossi da altri progetti, da altri valori” ha poi affermato citando la Cina, la Russia e la Turchia.
Macron è tornato, così, alle sue dichiarazioni di qualche mese fa, quando aveva definito la Nato in stato di “morte cerebrale”. Egli ha sottolineato che la sua visione della difesa europea non è un progetto contro l’Alleanza atlantica o un’alternativa ad essa, bensì, risponde all’esigenza di dare maggiore credibilità all’Unione europea attraverso la dimensione militare. “Se non abbiamo spazio di manovra – ha sottolineato – non abbiamo credibilità in termini di politica estera” ha dichiarato. L’UE, secondo il Presidente francese, deve definitivamente emanciparsi dall’ombrello statunitense, rilanciandosi come una “potenza politica e strategica”.
A tal proposito, Macron ha ribadito le sue perplessità in merito alla cautela della Germania nel progetto di rilancio dell’Unione, accusandola di aver frenato, in alcuni casi come il bilancio dell’Eurozona, le proposte di riforma formulate da Parigi.
Collegandosi al tema centrale della conferenza, il Presidente francese è tornato sull’idea di estendere la protezione del nucleare francese agli alleati europei, con un’importante novità, quella di pensare tale protezione come complementare e non alternativa alla deterrenza della Nato. Macron si è spinto fino ad ipotizzare un’istanza in cui coordinare le varie iniziative, un Consiglio di sicurezza europeo, nel quale coinvolgere anche il Regno Unito.
In definitiva, sarà fondamentale la velocità con cui l’Europa saprà rispondere tempestivamente alle sfide politiche ed economiche del tempo, evitando un “errore storico”.

Bilancio UE 2021-2027, uno strumento per il futuro dell’Europa

EUROPA di

In seno all’Unione europea si accende il confronto sul bilancio europeo per il 2021-2027, il quadro finanziario pluriennale. In vista del Consiglio europeo straordinario di giovedì 20 febbraio, convocato dal Presidente Charles Michel, a Strasburgo, i deputati del Parlamento europeo riuniti in sessione plenaria, hanno chiesto di evitare una proposta al ribasso e troppo lontana dalla posizione del Parlamento europeo. In aula anche Nikolina Brnjac, Segretario di Stato croato per gli Affari Esteri ed Europei, in rappresentanza del Consiglio, e la Presidente della Commissione Ursula von der Leyen.

La posizione del Parlamento europeo

La maggioranza dei deputati europei ha affermato che darà il proprio consenso solo ad un bilancio di lungo termine che soddisfi le ambizioni dell’Unione europea, poiché parlare di bilancio significa parlare del futuro dell’UE.

Il Presidente dell’Europarlamento, David Sassoli ha avvertito: “Un accordo in Consiglio è importante ma se non sarà coincidente con le posizioni del Parlamento, il Parlamento andrà fino in fondo”. “Ho apprezzato molto le posizioni di tutti i gruppi politici nel sostenere la determinazione ad andare fino in fondo” ha sottolineato Sassoli. Andare fino in fondo significa bocciare l’eventuale decisione del Consiglio europeo a favore di un bilancio privo di tutte le risorse considerate necessarie per continuare a perseguire e realizzare le politiche caratterizzanti l’UE, come la coesione, l’agricoltura, la ricerca e la cultura. Per investire, al contempo, sui nuovi settori relativi alla lotta ai cambiamenti climatici, alla difesa, alle migrazioni, alla transizione digitale ed ecologica e per affrontare le conseguenze sociali di quest’ultima. Per continuare, in definitiva, a sostenere regioni, città, agricoltori, giovani, ricercatori ed imprenditori. Attuare il Green Deal con un budget ridotto, ad esempio, significherebbe tagliare i fondi a programmi UE di successo.

“I governi devono essere informati delle conseguenze negative di una eventuale bocciatura del budget pluriennale” ha sottolineato Jan Olbrycht, deputato popolare polacco e correlatore del Multiannual financial framework (MFF). In tale eventuale scenario, l’avvio dell’esercizio provvisorio a partire dal primo gennaio 2021, avrebbe un effetto perverso per gli Stati membri UE: questo si baserebbe sui dodicesimi del vecchio bilancio, comprensivo del contributo britannico. Il Presidente Sassoli ed il team parlamentare dei negoziatori, guidati dal Presidente della commissione Budget, il belga Johan van Overtveldt, hanno, inoltre, insistito su un altro punto: la capacità impositiva diretta dell’Unione europea, per ora limitata ad una quota dei diritti doganali, che in futuro potrebbe estendersi ad altre voci, dalla web tax alla carbon tax, ampliando la capacità di spesa del budget comunitario senza pesare sui bilanci degli Stati membri che oggi assicurano circa l’85% delle risorse necessarie a finanziare le politiche dell’Unione. “La discussione sul bilancio e sulle risorse proprie deve procedere in modo parallelo” ha affermato il Presidente del Parlamento europeo. Per raccogliere risorse proprie la Commissione europea propone una base imponibile comune per le società, la semplificazione dell’Iva, il contributo sulla plastica e una quota degli Emission trading scheme-ETS. Il Parlamento europeo appoggia queste ipotesi, aggiungendo la web tax, la tassa sulle transazioni finanziarie nonché una “carbon border adjustment tax”, al fine di limitare l’ingresso nel mercato interno di prodotti che non rispettino i limiti europei sulle emissioni di CO2, praticando dumping ambientale.

La Commissione ed il Consiglio europeo

La Presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, in apertura del dibattito a Strasburgo, ha ribadito di aver chiesto agli Stati membri di tener conto delle richieste del Parlamento sulle risorse proprie, al fine di alleggerire la pressione sui bilanci nazionali. Sulla questione ambientale le sue dichiarazioni sono state nette: “Non accetterò nessun risultato che non garantisca che almeno il 25% del bilancio sia destinato alla lotta contro il cambiamento climatico, così come mi aspetto che il nuovo bilancio destini risorse fresche al Fondo per la transizione giusta, per sostenere le regioni e i lavoratori che saranno colpiti dalla transizione verde. Senza queste risorse non potremo farcela”.

Il Presidente del Consiglio europeo, Charles Michel, assente al dibattito dell’Europarlamento, è impegnato nella negoziazione con gli Stati, nel tentativo di giungere ad una proposta di mediazione tra le varie posizioni, da discutere al Consiglio Affari generali, che avrà luogo lunedì 17 febbraio e poi al vertice con i capi di stato e di governo il 20. Si tratta di un compito arduo, considerando la distanza esistente tra la posizione della Commissione e quella del Parlamento: la prima ha chiesto un budget complessivo pari all’1,1% del Pil UE; il secondo ha proposto l’1,3%, al fine di finanziare tutte le politiche, nuove e vecchie, conciliando le richieste dei cosiddetti stati “frugali” che vorrebbero scendere sotto l’1% e quelle dei soprannominati “amici della coesione”, i quali temono un taglio alle politiche regionali e, pertanto, chiedono un budget complessivamente più ambizioso.

L’obiettivo iniziale della Commissione presieduta da Juncker era di approvare la proposta presentata nel 2018 entro il 2019, dedicando il 2020 all’esame ed all’approvazione dei regolamenti, in codecisione con il Parlamento, dando spazio agli Stati membri ed alle regioni per predisporre gli accordi ed i programmi operativi. Il ritardo fino ad ora registrato rischia di avere conseguenze sull’intero periodo di programmazione, registrando danni per le amministrazioni regionali maggiormente in difficoltà, tra le quali figurano anche quelle italiane.

Francesca Scalpelli
× Contattaci!
Vai a Inizio