GEOPOLITICA DEL MONDO MODERNO

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Francesca Scalpelli

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Eurogruppo, l’irlandese Paschal Donohoe è il nuovo Presidente

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Il 9 luglio, il Ministro delle finanze irlandese, Paschal Donohoe, è stato eletto a sorpresa Presidente dell’Eurogruppo. Alla vigilia delle elezioni la favorita era, infatti, la spagnola Nadia Calvino, sostenuta soprattutto dal Presidente della Repubblica francese Emmanuel Macron, dal Presidente del Consiglio italiano Giuseppe Conte e dalla Cancelliera tedesca Angela Merkel. L’elezione di Donohoe, in tale ottica, è un segnale politico importante in vista del prossimo Consiglio europeo del 17 e 18 luglio. Donohoe, subentra al Ministro delle finanze portoghese, Mário Centeno e si è imposto alla seconda votazione, dopo che al primo turno nessun candidato aveva ottenuto la maggioranza necessaria (10 voti). Sarà in carica per un mandato di due anni e mezzo rinnovabile. Il candidato lussemburghese, Pierre Gramegna, si è, invece, ritirato dopo il primo turno, prassi seguita da chi riceve meno voti. Definire un cammino comune verso la costruzione di una ripresa europea, promuovendo una crescita economica sostenibile ed inclusiva per gli Stati membri e i cittadini europei, così come “inclusivo e trasparente” dovrà essere lo stesso Eurogruppo: queste le priorità annunciate dal neopresidente.

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Francia, il nuovo governo alla ricerca di un orientamento più verde e sociale

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Il 3 luglio, la Presidenza della Repubblica francese ha reso nota, con un comunicato stampa, la rassegnazione delle dimissioni del Primo Ministro francese, Edouard Philippe, accettate da Emmanuel Macron. Il Presidente francese ha dichiarato di voler rapidamente indicare il nuovo Primo Ministro, non a caso, meno di tre ore dopo Jean Castex è stato nominato nuovo capo del governo, anche lui repubblicano ed ex consigliere del Presidente Sarkozy, ma con caratteristiche diverse rispetto a Philippe. Lo scorso aprile Castex era stato scelto per gestire la cosiddetta fase due dopo la fine del confinamento e per questo era stato soprannominato “Monsieur déconfinement”. Il rimpasto del governo francese era previsto: da settimane le indiscrezioni tra l’Eliseo e l’Hotel de Matignon davano per certo un simile scenario politico all’indomani del secondo turno delle elezioni amministrative tenutesi il 28 giugno.

Le dimissioni di Edouard Philippe

 

Edouard Philippe, che era stato nominato nel maggio del 2017, non ha motivato la sua decisione di rassegnare le dimissioni dalla carica di Primo Ministro, a pochi giorni dalla vittoria nelle elezioni municipali nella città di Le Havre, diventandone sindaco per la terza volta, sull’onda della popolarità acquisita negli ultimi mesi anche a scapito di Macron. Le dimissioni sembrano, tuttavia, essere una conseguenza proprio delle elezioni municipali, di cui il principale vincitore è stato il Partito Europe Ecologie-Les Verts (EELV). L’ondata verde ha coinciso con un ridimensionamento del partito del Presidente francese, La Republique en Marche, mostratosi privo di radicamento territoriale e diviso al suo interno.

In tale ottica è plausibile che le dimissioni rientrino in un piano del Presidente Emmanuel Macron finalizzato ad un rimpasto di governo che coinvolga i vincitori delle ultime elezioni e che permetterebbe di spostare il suo elettorato più a sinistra. Philippe, infatti, appartiene ad uno schieramento di destra, il che non si coniuga con le nuove esigenze politiche di Macron: il Primo Ministro uscente era stato protagonista nella stagione del riformista di stampo liberista, ora però Macron vuole imprimere all’esecutivo una politica caratterizzata da un orientamento più sociale. In primis Macron non vuole perdere la sfida ecologista, poi vuole porre maggiore attenzione all’assistenza degli anziani, ai problemi dei giovani a cui garantire un lavoro ed un futuro, ed alla sanità, messa a dura prova dalla pandemia da coronavirus e, al contempo, rivelatasi cruciale per la tenuta dal Paese. È chiaro che l’impatto del Covid-19 si è rivelato devastante sulla società francese, così come il movimento dei gilet gialli, gli scioperi di lunghissima durata nel settore dei trasporti ferroviari, seguiti da quelli contro la riforma delle pensioni. L’economia francese è stata, così, messa in ginocchio, tanto da necessitare una riforma sistemica.

 

Il nuovo governo guidato da Jean Castex

 

Il nuovo Primo Ministro francese, Jean Castex, ha 55 anni, è repubblicano ed è sindaco di Prades, una cittadina sui pirenei orientali. “Monsieur déconfinement” è stato sotto i riflettori nella gestione della pandemia da coronavirus per poi ritrovarsi al vertice dell’esecutivo.

Attraverso la sua nomina, Macron mostra sia la volontà di mantenere l’elettorato repubblicano, sia l’intenzione di aprire il governo francese alla rinnovata sensibilità verde e sociale.

Nella serata di lunedì 6 luglio è stata annunciata la composizione del Governo presieduto da Castex. Questo è costituito da 17 donne e 15 uomini di cui 16 ministri, 14 “ministri delegati”-vale a dire responsabili di specifiche aree di attività spesso dipendenti da un ministero e aventi la possibilità di partecipare al Consiglio dei Ministri- ed un Segretario di Stato. Sono 11 i nuovi ministri non presenti nell’esecutivo uscente guidato da Philippe: Roselyne Bachelot- già ministra nella presidenza di Jacques Chirac e Nicolas Sarkozy – è la nuova ministra della Cultura; Barbara Pompili- inizialmente appartenente al partito dei verdi poi deputata per La République en marche – è stata nominata Ministra della Transizione ecologica e solidale; Eric-Dupond Moretti – popolare avvocato penalista, che ha assunto posizioni molto pesanti contro la magistratura- è, invece, il nuovo ministro della Giustizia. Tra loro le principali sorprese sono Roselyne Bachelot e Eric Dupond-Moretti, due figure conosciute al grande pubblico francese, presumibilmente inserite nel nuovo governo al fine di renderlo meno “tecnico”

Alcuni Ministri già presenti nel Governo di Philippe hanno, invece, cambiato ministero: Franck Riester dal Ministero della Cultura è passato al Commercio estero e Gérald Darmanin, ministro uscente dei Conti pubblici, è ora alla guida del Ministero dell’Interno, sostituendo Christophe Castaner, recentemente molto contestato dai sindacati di polizia ed accusato di aver coperto le violenze degli agenti, sulla scia delle proteste originate dalla morte di George Floyd negli Stati Uniti. Anche il nuovo Ministro dell’interno, tuttavia, è già stato contestato per l’emergere di accuse di stupro a suo carico e la Corte di Appello di Parigi ha ordinato la riapertura delle indagini sul caso in cui risulta coinvolto. Nel dettaglio, nel 2009, una donna di nome Sophie Patterson-Spatz, era stata condannata per ricatto e minacce contro il suo compagno e aveva cercato aiuto per la revisione della sentenza contattando Darmanin, allora responsabile degli affari legali dell’Union pour un mouvement populaire-UMP, il Partito di centrodestra di Nicolas Sarkozy. La donna protagonista della vicenda sostiene che l’attuale Ministro accettò di scrivere una lettera all’allora Ministra della Giustizia per sostenere la sua richiesta, ma in cambio pretese prestazioni sessuali. Darmanin ha sempre negato le accuse e sembra che per il Presidente francese queste non abbiano rappresentato un ostacolo alla sua nomina.

L’attuale composizione del Governo, tuttavia, non sembra rispettare la promessa di cambiamento promessa dal Presidente Macron, configurandosi piuttosto come “una forma di cambiamento nella continuità” come afferma il quotidiano francese Le Monde. Libération invece ha dichiarato nelle sue pagine che con questo rimpasto di “si prendono più o meno le stesse persone e si ricomincia”.

“Insieme per la ripresa dell’Europa”: al via la Presidenza tedesca del Consiglio dell’UE

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Un’Europa più equa, solidale, innovativa, sovrana, verde, sostenibile e digitale: questo è l’obiettivo che si prefigge la presidenza tedesca del Consiglio dell’Unione europea, iniziata il primo luglio ed ispirata al motto “Insieme per la ripresa dell’Europa”. La Germania, fino al 31 dicembre, guiderà gli Stati membri a superare le conseguenze della crisi dovuta al coronavirus, sostenendo l’economia europea per la ripresa, rafforzando la coesione sociale ed impegnandosi a favore di un’azione comune, della solidarietà europea e dei valori comuni. Due donne, entrambe tedesche e legate da un rapporto di fiducia decennale- la cancelliera tedesca, Angela Merkel, e la Presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen – sono ora fianco a fianco per dirigere i sei mesi forse più cruciali nella storia dell’integrazione europea.

Il programma della presidenza tedesca

Ai sensi del Trattato di Lisbona, gli Stati membri che esercitano la presidenza del Consiglio dell’UE collaborano strettamente a gruppi di tre nell’arco di 18 mesi, delineando un programma comune. Sulla base di quest’ultimo, ciascuno Stato prepara un proprio programma semestrale più dettagliato. Attualmente, il trio è formato dalla presidenza tedesca, quella portoghese e quella slovena e subentra a quello costituito da Romania, Finlandia e Croazia.

Sono sei i settori principali su cui è incentrato il programma della presidenza tedesca, iniziata il primo luglio ed ispirata al motto ““Insieme per la ripresa dell’Europa”: superare le conseguenze della crisi del coronavirus per una ripresa economica e sociale a lungo termine, dar vita ad un’Europa più solida e innovativa, equa, sostenibile, un’Europa della sicurezza e dei valori comuni, un’Europa forte nel mondo.

Per la ripresa economica post Covid-19 la Germania si impegnerà affinché venga trovato, il prima possibile, un accordo sul Quadro Finanziario Pluriennale (QFP), Recovery Fund e Next Generation. L’obiettivo è trovare un accordo in seno al prossimo Consiglio europeo che si terrà il 17 e 18 luglio, per la prima volta in presenza dopo mesi di emergenza che hanno imposto lo svolgimento dei vertici in videoconferenza. Per la ripresa, Angela Merkel ed il suo governo, puntano, tra gli altri, ad investire nella Politica Agricola Comune (PAC), al fine di garantire il futuro delle aree rurali europee e rafforzare l’approvvigionamento regionale, messo a dura prova dall’attuale crisi. Inoltre, la Germania mira ad incrementare la produzione di medicinali da parte delll’UE, che attualmente dipende al 90% da Paesi terzi.

Sviluppo di un quadro europeo per salari e redditi minimi garantiti e, dopo il fondo SURE, una riassicurazione europea contro la disoccupazione, soprattutto giovanile: questi gli strumenti che intende impiegare la nuova presidenza per fronteggiare la crisi economico-sociale, affiancati da politiche volte ad assicurare la parità tra donne e uomini nel trattamento economico e la lotta contro la violenza di genere.

Nell’ambito del Patto di Stabilità e crescita, la Germania punta da un ruolo centrale della sostenibilità delle finanze pubbliche, per avere spazio di manovra nella gestione della crisi. Tra le misure in programma figura altresì l’introduzione a livello europeo della tassa sulle transazioni finanziarie, nonché di una più efficace lotta all’evasione fiscale.

Tra i temi più urgenti vi è la conclusione dei negoziati con il Regno Unito su commercio, condizioni di concorrenza leale, pesca, trasporti, energia e sicurezza interna, nel rispetto dei diritti dei cittadini e del Protocollo sull’Irlanda del Nord. Altra priorità è la tutela del clima: la Germania intende portare avanti il Green Deal Europeo, incrementare gli investimenti sostenibili, ridurre le emissioni di CO2, attuare l’Agenda 2030 e gli obiettivi di sviluppo sostenibile dell’UE. Occorre poi rafforzare la sovranità digitale e tecnologica dell’Europa, creando una rete di diplomazia digitale e riformare il Sistema europeo comune di asilo sulla base della solidarietà e della responsabilità condivisa.

La Germania promette di impegnarsi per rafforzare i valori europei, per un approccio comune, cooperativo e costruttivo sul tema dello stato di diritto, che rappresenta un pilastro fondamentale dell’Unione, rafforzando la lotta contro il razzismo e l’antisemitismo, e garantendo la sicurezza nel ciberspazio. Vi è poi la promessa di un maggior impegno nella lotta al terrorismo e nello sviluppo della politica di difesa comune.

Infine, per una voce europea più forte nel mondo, è importante investire in un rapporto più costruttivo con gli Stati Uniti, stabilizzare i Paesi vicini, rafforzare la politica con la Cina, impegnarsi attivamente nei dossier che riguardano Libia, Sahel, Iran, Siria e Medio Oriente, attuare i cinque principi guida nei confronti della Russia ed intensificare il dialogo con l’America Latina e l’Africa.

Il contesto

Quello tedesco è un programma d’azione ambizioso, ma poggia su fondamenta molto solide: la credibilità e la popolarità, tornata ai massimi livelli, della Cancelliera Angela Merkel, in Germania, in Europa e nel mondo; la gestione della pandemia, non solo a livello sanitario, che in Germania è stata tra le migliori su scala europea e mondiale; la proposta storica, senza precedenti, avanzata da Angela Merkel e dal Presidente francese, Emmanuel Macron, per la costituzione di un fondo per la ripresa da 500 miliardi di sole sovvenzioni per sostenere i Paesi più colpiti da Covid-19. A tal proposito, proprio alla vigilia dell’inizio della presidenza tedesca, si è tenuto un vertice bilaterale tra la Cancelliera ed il Presidente francese, nel castello di Meseberg, a Berlino, dove i due leader hanno affrontato diversi temi tra cui il Recovery Fund. “Faremo tutto il possibile – ha twittato Macron – per convincere i nostri partner. L’Europa ne ha bisogno”.

 

Al contempo, è indubbio che la presidenza tedesca ha inizio in uno dei momenti più drammatici della storia dell’Unione europea e dell’umanità, alle prese con una crisi economica e sanitaria senza precedenti. “Tutti sanno che la risposta a questa crisi senza precedenti deve essere una risposta massiccia e potente” ha affermato Angela Merkel che, al tramonto della sua carriera politica, assume un nuovo ruolo di leadership. Nella presidenza europea tenuta nel 2007, la Cancelliera tedesca fu determinante nella negoziazione del trattato di Lisbona, questa volta, invece, la missione è evitare il collasso economico dell’Unione europea.

L’ambasciatore tedesco in Italia, Viktor Elbling, presentando il programma del semestre europeo ha sottolineato che il motto della presidenza è per “la ripresa dell’Europa, e non la ricostruzione”, l’obiettivo, dunque non è quello di tornare all’Europa com’era prima della pandemia, bensì rilanciare tutti insieme un’Europa più forte.

L’ascesa dei verdi: i risultati del secondo turno delle elezioni municipali in Francia

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Il 28 giugno, in Francia, in più di 4.000 comuni, si è tenuto il secondo turno delle elezioni municipali, dopo più di tre mesi dal tanto discusso primo turno del 15 marzo, in piena emergenza dovuta alla diffusione del Covid-19. Il principale vincitore di queste elezioni è stato il partito ecologista, Europe Ecologie-Les Verts (EELV), che ha vinto a Lione, Bordeaux, Strasburgo, Poitiers, Besançon e Annecy. Il partito del Presidente della Repubblica Macron, La République En Marche, ha perso in molte città francesi, ma ha vinto in Normandia, a Le Havre, grazie alla candidatura del Primo Ministro Edouard Philippe. A Parigi è stata confermata la sindaca socialista Anne Hidalgo ed anche nella sua vittoria ha avuto un peso rilevante il sostegno dell’ecologista David Belliard.

La vittoria dei verdi

Una tornata elettorale storica: Europe Ecologie-Les Verts (EELV) non è più lo stesso partito dopo il secondo turno delle elezioni comunali tenutosi il 28 giugno in più di 4.000 comuni francesi. Piccola struttura partitica con quattro dipendenti, senza deputati all’Assemblea Nazionale, il partito dei verdi francesi ha vinto in diverse grandi città, diventando così una delle forze maggiori dell’opposizione al Presidente della Repubblica Emmanuel Macron ed al suo partito La République En Marche. Gli ambientalisti hanno vinto- da soli o alla guida di coalizioni – in comuni come Lione, Bordeaux, Strasburgo, Poitiers, Besançon e Annecy. Essi hanno altresì partecipato alla conferma della socialista Anne Hidalgo a Parigi, grazie al sostegno di David Belliard di EELV, alle sue posizioni ecologiste ed alle politiche a tutela dell’ambiente perseguite nel suo primo mandato. Ottimo risultato anche a Marsiglia, dove la situazione è ancora vaga a causa del “terzo turno”, l’elezione del sindaco da parte dei consiglieri comunali.

Tutte queste città saranno vetrine del fenomeno dell’ecologia politica, entrata nella sua fase di maturità, che non ha più paura di mostrarsi intenzionata ad esercitare il potere.

 

Julien Bayou, Segretario nazionale del partito dei verdi, paragona questo risultato alle storiche elezioni municipali del 1977, vinte dalla sinistra, che prefigurarono la vittoria di François Mitterrand nel 1981. “Nonostante le coalizioni anti-clima, nonostante gli insulti nelle campagne, i sindaci ambientalisti sono rieletti e nuove vittorie permettono all’ecologia di mettere radici nei territori, in molte città e grandi metropoli. Ma anche in molti villaggi e distretti della classe operaia, su cui si pone meno l’attenzione” ha dichiarato Bayou.

La partecipazione a questo turno delle elezioni municipali è stata, tuttavia, piuttosto bassa, sotto al 40 % e probabilmente ha inciso l’emergenza sanitaria dovuta al Covid-19, nonostante la riduzione del numero dei contagi ed il conseguente allentamento delle misure.

Quanto al Partito di Marine Le Pen, a Perpignan ha vinto Louis Aliot, esponente di Rassemblement National ed ex compagno della stessa leader del partito. Perpignan è così la prima città francese sopra i 100mila abitanti a essere governata da un esponente di Rassemblement National.

La sconfitta e la reazione del partito di Macron

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Corte di giustizia dell’UE: la legge ungherese sulle ONG finanziate dall’estero è discriminatoria e contraria al diritto europeo

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Il 18 giugno, la Corte di Giustizia dell’Unione europea – l’istituzione chiamata a garantire il rispetto del diritto tramite l’interpretazione e l’applicazione dei trattati fondativi dell’UE – ha giudicato discriminatoria e contraria al diritto dell’Unione la “Legge ungherese sulla trasparenza delle organizzazioni sostenute dall’estero”, che impone alle ONG che ricevano finanziamenti stranieri oltre 7,2 milioni di fiorini ungheresi (circa € 23.500) l’obbligo di registrazione e di dichiarazione, pena sanzioni. La sentenza dei giudici di Lussemburgo arriva dopo il ricorso per inadempimento presentato dalla Commissione Europea contro lo Stato membro dell’UE, che ora è chiamato ad abrogare o modificare la Legge al fine di evitare una procedura di infrazione.

La legge ungherese sulle ONG finanziate dall’estero

La “Legge sulla trasparenza delle organizzazioni sostenute dall’estero”, voluta dal governo sovranista di Viktor Orbán, è stata approvata dal Parlamento ungherese il 13 giugno 2017 ed ha introdotto lo status giuridico di “organizzazione sostenuta dall’estero”. Quest’ultimo designa tutte le associazioni e fondazioni ungheresi che ricevono finanziamenti di oltre 7,2 milioni di fiorini ungheresi (circa € 23.500), in un anno fiscale, da parte di qualsiasi soggetto straniero: privati, fondazioni, ma anche finanziamenti dell’Unione europea. Chi rie Continue reading “Corte di giustizia dell’UE: la legge ungherese sulle ONG finanziate dall’estero è discriminatoria e contraria al diritto europeo” »

Francia: le manifestazioni degli operatori sanitari e l’arresto violento di un’infermiera

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“Non vogliamo una medaglia, vogliamo uno stipendio che corrisponda a ciò che portiamo alla società”: il 16 giugno medici, inservienti e infermieri hanno manifestato in tutta la Francia per ricordare al governo le promesse fatte al settore ospedaliero, in piena emergenza dovuta al Covid-19. “Niente più applausi, spazio ai raduni” hanno urlato i manifestanti. L’obiettivo delle prime manifestazioni autorizzate dall’entrata in vigore del confinamento, è trarre vantaggio dal sostegno ottenuto dalla popolazione durante la crisi sanitaria al fine di ottenere progressi per i dipendenti degli ospedali e degli alloggi per i dipendenti di lunga durata, accolti come “eroi in camice bianco” dal Presidente della Repubblica francese, Emmanuel Macron, all’inizio della pandemia. A Parigi si sono verificati scontri con la polizia ed il video dell’arresto di un’infermiera ha scosso la Francia

Le manifestazioni

Dopo tre mesi di crisi sanitaria, medici, inservienti ed infermieri, il 16 giugno, hanno manifestato ovunque in Francia, per ricordare al governo le promesse fatte al settore ospedaliero, in piena emergenza dovuta alla diffusione del Covid-19. Nell’ambito della giornata d’azione nazionale organizzata da sindacati e collettivi degli operatori sanitari, vi sono stati più di 250 raduni. Le prime manifestazioni autorizzate in Francia dall’entrata in vigore del confinamento tre mesi fa, hanno registrato una partecipazione maggiore di quelle del 14 febbraio – data dell’ultima grande mobilitazione per il settore ospedaliero. Secondo la Polizia francese il 16 giugno si sono radunate 18.000 persone a Parigi, 7.500 persone a Tolosa, 6.000 a Lione, 5.500 a Nantes, almeno 4.000 a Bordeaux o Strasburgo, 3.800 a Grenoble, 3.500 a Marsiglia e così via.

Trarre vantaggio dal sostegno ottenuto dalla popolazione durante la crisi sanitaria al fine di ottenere progressi per i dipendenti degli ospedali e degli alloggi per i dipendenti di lunga durata, accolti come “eroi in camice bianco” dal Presidente Emmanuel Macron, all’inizio della pandemia: questo l’obiettivo delle manifestazioni.

 

“Siamo in costante lotta per mantenere la qualità delle cure” hanno urlato i manifestanti. “Non vogliamo una medaglia o un piccolo bonus di nascosto, vogliamo uno stipendio all’altezza di quello che le nostre professioni portano alla società” spiega Clara Grémont, inserviente vicino a Montpellier, dove diverse migliaia di manifestanti hanno sfilato dalle 10 del mattino. In questa folla, Jacques, in pensione, riferisce che dopo aver applaudito per molte serate alle 20 per sostenere gli operatori sanitari è venuto “per farlo dal vivo perché [era] spaventato dello stato degli ospedali pubblici evidenziato dalla crisi da Covid-19 ”.

A Marsiglia, diverse centinaia di persone si sono radunate in tarda mattina vicino alla stazione ferroviaria di Saint-Charles, con musica ed infermiere in testa. Tra queste, Aurore Le Huerou, impiegata di un ospedale privato, denuncia di non aver ricevuto bonus e nessun altro tipo di aiuto, “mentre noi abbiamo contribuito come gli altri, siamo esausti, ci priviamo di tutto e il nostro salario non aumenta”.

A Parigi, i leader sindacali insieme ai rappresentanti di tutto il personale ospedaliero, erano presenti nel primo pomeriggio davanti al Ministero della Salute, il punto di partenza della manifestazione verso gli Invalides e l’Assemblea nazionale. Nathalie Ritz, un’infermiera di psichiatria nella regione, ha manifestato con i colleghi per esprimere la sua indignazione con un cartellone su cui figurava la scritta “né suora, né stupida, né bestia da soma”. “Per anni abbiamo sofferto, abbiamo lottato costantemente per mantenere la qualità delle cure, ma abbiamo raggiunto un punto in cui non possiamo più assumerci la responsabilità” ha affermato.

Gli scontri con la polizia e l’arresto di un’infermiera

A Parigi la manifestazione ha assunto un’altra sembianza intorno alle ore 15.00: quando i manifestanti sono giunti all’Esplanade des Invalides, i manifestanti pacifici hanno lasciato il posto a diverse centinaia di manifestanti vestiti di nero, che hanno appiccato il fuoco e lanciato proiettili contro la polizia , gridando “tutti odiano la polizia”. Le forze dell’ordine hanno risposto con numerosi colpi di gas lacrimogeni, in un clima teso e caotico. “Siamo stati derubati di questa manifestazione con la forza” ha denunciato Patrick Pelloux, Presidente dell’Associazione dei medici di emergenza della Francia, dicendosi “disgustato”. Numerosi operatori sanitari hanno criticato le forze dell’ordine, accusate di usare una forza sproporzionata.

 

Un’infermiera di un ospedale alla periferia di Parigi è stata brutalmente fermata dalla Polizia: le immagini che la ritraggono inginocchiata a terra, con il camice bianco, in mezzo a poliziotti in assetto antisommossa, hanno provocato indignazione in tutta la Francia ed hanno acceso una battaglia mediatica in un momento in cui le violenze della polizia sono nel mirino, sulla scia delle rivendicazioni in atto negli Stati Uniti. L’infermiera appare con il volto insanguinato, in preda ad una crisi di panico ed implorando la somministrazione di un farmaco per l’asma. La donna, di nome Farida, pronuncia il suo nome prima di essere azzittita con una mano da un agente, presa per i capelli e spinta in una macchina della polizia verso il commissariato del settimo arrondissement.

“Questa donna è mia madre” ha twittato la figlia dell’infermiera Imen Mellaz, giornalista di France24, che ha organizzato un sit-in davanti al commissariato. L’hashtag #LibérezFarida è diventato tra i più popolari su Twitter, ma nel frattempo un sindacato di polizia ha lanciato una contro-offensiva mediatica, diffondendo un altro filmato nel quale l’infermiera lanciava proiettili contro l’agente.

L’infermiera sarà processata per “disprezzo” e “violenza”. Ha ammesso di aver lanciato pietre, ma, ha affermato che la sua rabbia non era diretta contro la polizia ma verso lo stato.

Una vicenda che mostra la disperazione del settore pubblico ospedaliero- comune ad altre categorie della società civile francese- e la violenza della polizia come questione cruciale in Francia e nel mondo.

 

 

 

 

Brexit, lo stato dei negoziati per le relazioni future tra UE e Regno Unito

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La Brexit continua ad essere una questione centrale e prioritaria. Il 15 giugno il Primo Ministro inglese, Boris Johnson, ha incontrato in videoconferenza il Presidente del Consiglio europeo, Charles Michel, la Presidente della Commissione, Ursula von der Leyen ed il Presidente dal Parlamento europeo, David Sassoli, per fare il punto sui progressi fino ad ora registrati nel negoziato sulle relazioni future tra Unione europea e Regno Unito e concordare le prossime azioni da intraprendere per l’avanzamento della trattativa. La Brexit e le relazioni future tra UE e Regno Unito sono state, altresì, al centro dei dibattiti in seno al Parlamento europeo riunito in sessione plenaria: in una Risoluzione approvata il 18 giugno, gli europarlamentari hanno fatto un bilancio dei risultati dei negoziati e preso atto della richiesta delle parti negoziali di intensificare i colloqui durante il mese di luglio.

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Macron dichiara tutta la Francia continentale “zona verde”: il via libera del Presidente alla riapertura

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Dal 15 giugno tutto il territorio della Francia continentale è classificato come “zona verde”: possono riaprire tutte le attività, inclusi bar e ristoranti. Solo i territori d’oltremare di Mayotte e della Guyana francese rimarranno in allerta “arancione”, in virtù dell’alto numero di contagi in proporzione alle possibilità ricettive delle strutture ospedaliere locali. La nuova fase nella gestione dell’emergenza dovuta alla diffusione del Covid-19 è stata annunciata il 14 giugno dal Presidente della Repubblica francese, Emmanuel Macron, in diretta televisiva nazionale. “La lotta contro l’epidemia non è finita, ma sono contento di questa prima vittoria contro il virus” ha affermato il Presidente francese, il quale ha altresì confermato la riapertura di tutte le scuole francesi, fatta eccezione delle superiori, dal 22 giugno.

L’annuncio di Macron

“Lo stato ha resistito” queste le parole del Presidente della Repubblica francese, Emmanuel Macron, in diretta televisiva nazionale per annunciare una nuova fase nella gestione dell’emergenza dovuta al coronavirus. Macron ha espresso la sua soddisfazione per la gestione della crisi ed ha annunciato l’anticipo della riapertura su tutto il territorio della Francia continentale, classificato come “zona verde”, a partire dal 15 giugno. I francesi, a detta del loro Presidente, hanno reagito all’epidemia di coronavirus mostrandosi “inventivi, reattivi e solidi”. Il messaggio veicolato da Macron al suo Paese è ottimista: non sono ancora “giorni felici”, ma la strada è quella giusta. Domenica 14 giugno, con alle spalle i giardini del Palazzo dell’Eliseo, Emmanuel Macron ha così proclamato una “prima vittoria” contro l’epidemia da Covid-19, tre mesi dopo aver dichiarato “guerra”. Solo nove decessi aggiuntivi domenica, mentre il numero di casi in terapia intensiva ammontava a 869 persone, contro 7000 all’apice della crisi. Di qui l’opportunità per il Capo dello Stato di accelerare il processo di deconfinamento e annunciare alcune buone notizie con la promessa di tornare alla normalità.

 

Trasformando l’intero territorio della Francia continentale in “zona verde”-fatta eccezione dei territori d’oltremare di Mayotte e della Guyana francese- il Presidente francese ha dato, così, il via libera alla riapertura di ristoranti e bar, una misura molto attesa dai professionisti del settore. Riapre anche l’Ile de France e la capitale Parigi, che finora era stata esclusa dall’allentamento delle misure. Saranno consentite, altresì, le visite alle case di riposo e agli alloggi per anziani. Inoltre, gli asili nido, le scuole primarie e le università riapriranno a partire dal 22 giugno. “Saremo in grado di riscoprire il piacere di stare insieme, di tornare a lavorare completamente, ma anche di divertirci, di coltivare noi stessi” ha dichiarato Macron. Il via libera arriva anche per il secondo turno delle elezioni municipali, che si terrà il 28 giugno. Il 15 giugno è stata anche la data della riapertura delle frontiere della maggior parte degli Stati dell’area Schengen, tra cui la Francia. “Dal 1 ° luglio, saremo in grado di andare negli stati extraeuropei dove l’epidemia è sotto controllo” ha affermato il Capo dello stato francese. Ma “l’epidemia non è finita” pertanto, non si potrà “abbassare la guardia”. “L’estate del 2020 non sarà un’estate come le altre” ha ammonito il Presidente, aggiungendo che gli assembramenti rimarranno vietati.

La ripresa economica

Nel suo intervento, il Presidente ha tratteggiato la fase tre, promettendo un “modello economico sostenibile più forte” per non dipendere dall’esterno e “un investimento massiccio in istruzione, formazione e lavoro per i giovani”, per correggere rapidamente i punti deboli che ha mostrato la crisi. La buona intenzione è, dunque, quella di imparare tutte le lezioni dalla crisi appena attraversata. L’emergenza, infatti, “ha anche rivelato difetti, debolezze, disuguaglianze sociali e territoriali”.

“Con l’epidemia, l’economia mondiale si è quasi fermata. La nostra prima priorità è innanzitutto ricostruire un’economia forte, ecologica, sovrana e unita” queste le parole di Macron, che ha difeso la prospettiva di “un vero patto produttivo” e ricordato che sono stati mobilitati quasi 500 miliardi di euro per sostenere l’economia francese. Non ci saranno nuove tasse, come assicurato dal capo dell’Eliseo, impegnato ad aprire una nuova fase di collaborazione con tutti attori presenti sul territorio francese, con “più libertà e responsabilità”.

Di fronte a questa crisi, ha aggiunto il Presidente, l’Europa è stata “all’altezza del momento” nonostante “l’inizio difficile”. Macron ha posto l’accento sull’accordo franco-tedesco per un debito congiunto a livello europeo nonché sul piano di investimenti per risanare l’economia del continente, definendola “una svolta storica fatta per la prima volta insieme alla cancelliera tedesca”.

Le proteste contro il razzismo e la violenza della polizia

Quanto alle proteste contro la violenza della polizia ed il razzismo, nonché le polemiche relative ai monumenti legati al passato coloniale ed alla tratta degli schiavi, Macron ha assicurato che la Francia sarà “inflessibile di fronte al razzismo, antisemitismo e discriminazione” ma “non verranno abbattute statue ne’ cancellati alcun nome o traccia della nostra storia”. Macron, dunque, dice no ad un’”odiosa, falsa riscrittura del passato”. La Francia deve guardare “lucidamente, insieme, tutta la nostra storia, tutta la nostra memoria”, per costruire “un possibile presente e futuro su entrambe le sponde del Mediterraneo”. Un processo che richiede “la volontà di stabilire la verità, ma in nessun caso rivisitando o negando ciò che siamo”.

Con riguardo alle forze dell’ordine nel mirino della rabbia popolare, il capo dell’Eliseo ha ribattuto che queste “meritano la riconoscenza del Paese” poiché “senza ordine, non c’è nè sicurezza ne’ libertà e questo ordine è la polizia e i gendarmi sul nostro territorio a garantirlo”.

Il prossimo appuntamento per un nuovo discorso sarà a luglio, occasione per definire meglio “il nuovo percorso” e “lanciare le prime azioni” per la ripresa dalla crisi sanitaria ed economica dovuta al Covid-19.

 

L’Unione europea lancia un’azione rafforzata contro la disinformazione

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L’Unione europea si schiera contro la disinformazione. Il 10 giugno la Commissione europea e l’Alto rappresentante dell’Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, Josep Borrell, hanno lanciato delle iniziative volte a contrastare la disinformazione sul coronavirus ed hanno proposto un’azione concreta da avviare in tempi rapidi. Ciò fa seguito all’incarico conferito loro dai leader europei lo scorso marzo al fine di contrastare con decisione la disinformazione e rafforzare la resilienza delle società europee. La pandemia è stata, infatti, accompagnata da un’ondata massiccia di informazioni false o fuorvianti, compresi dei tentativi da parte di soggetti stranieri di influenzare i cittadini e i dibattiti pubblici nell’UE.

Background

L’Unione europea combatte attivamente la disinformazione dal 2015. A seguito della decisione del Consiglio europeo del marzo di quell’anno, il Servizio europeo per l’azione esterna (SEAE) ha istituito la task force East StratCom. Nel 2016 è stato poi adottato il quadro congiunto per contrastare le minacce ibride, seguito nel 2018 dalla comunicazione congiunta sul rafforzamento della resilienza e sul potenziamento delle capacità di risposta alle minacce ibride. Il piano d’azione del 2018 delinea i quattro pilastri per la lotta dell’UE contro la disinformazione: migliorare le capacità di individuare, analizzare e denunciare la disinformazione; potenziare risposte coordinate e comuni, anche attraverso il sistema di allarme rapido; mobilizzare il settore privato per contrastare la disinformazione; sostenere azioni di sensibilizzazione e rafforzare la resilienza sociale. Nell’ottobre 2018 Facebook, Twitter, Mozilla e le associazioni di categoria che rappresentano le piattaforme online, l’industria della pubblicità e gli inserzionisti hanno altresì firmato il Codice di buone pratiche sulla disinformazione, uno strumento di autoregolamentazione a cui ha aderito successivamente anche Microsoft. Infine, in una comunicazione congiunta del giugno 2019, la Commissione e l’Alto Rappresentante hanno concluso che, sebbene le elezioni europee del maggio 2019 non siano state esenti da disinformazione, le azioni intraprese dall’UE hanno contribuito a ridurre lo spazio disponibile all’influenza di paesi terzi e alle campagne coordinate volte a manipolare l’opinione pubblica.

L’azione rafforzata

L’attuale crisi sanitaria ed economica si è trasformata in un banco di prova per dimostrare come l’UE e le sue società democratiche affrontano la sfida della disinformazione. Per un’UE più forte e più resiliente occorrono comprensione, comunicazione, cooperazione, trasparenza.

Nella lotta alla disinformazione è importante in primo luogo distinguere tra contenuti illegali e contenuti dannosi ma non illegali. Occorre poi considerare la labilità dei confini tra le varie forme di contenuti falsi o ingannevoli: dalla disinformazione, che è per definizione intenzionale, alla cattiva informazione, che può essere involontaria. La motivazione può variare, da operazioni di influenza mirate, condotte da soggetti stranieri a ragioni puramente economiche. Ciascuna di tali sfide richiede una risposta calibrata. È inoltre necessario mettere a disposizione una maggiore quantità di dati per il controllo pubblico e migliorare le capacità analitiche.

La Commissione continua a sfatare i miti sul coronavirus tramite una pagina web che ha totalizzato più di 7 milioni di visualizzazioni. Il Servizio europeo per l’azione esterna, assieme alla Commissione, ha intensificato la comunicazione strategica e potenziato la diplomazia pubblica nei paesi terzi, compresi i paesi del vicinato dell’UE.

In questi mesi vi sono state operazioni di influenza e campagne di disinformazione mirate, intraprese nell’UE, nei paesi vicini e a livello globale da soggetti stranieri e da alcuni paesi terzi, in particolare Russia e Cina. Ad esempio, la task force East StratCom del SEAE ha individuato e denunciato sul sito web EUvsDisinfo più di 550 narrazioni di disinformazione provenienti da fonti pro-Cremlino.

Garantire la libertà di espressione e il pluralismo del dibattito democratico è un aspetto centrale della risposta europea alla disinformazione. La Commissione continuerà, infatti, a monitorare l’impatto sul diritto e sui valori dell’UE delle misure di emergenza adottate dagli Stati membri nel contesto del coronavirus. Fornire strumenti ai cittadini, sensibilizzarli e rafforzare la resilienza della società significa consentire ai cittadini di partecipare al dibattito democratico salvaguardando l’accesso alle informazioni e la libertà di espressione e promuovendo l’alfabetizzazione mediatica e la cultura dell’informazione dei cittadini, compresi pensiero critico e competenze digitali.

Le azioni proposte confluiranno nelle attività future dell’UE in materia di disinformazione, in particolare nel piano d’azione europeo per la democrazia e la legge sui servizi digitali.

Le dichiarazioni

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“Black lives matter” sbarca in Francia: le manifestazioni contro la violenza della polizia ed il razzismo

EUROPA di

“Contro la violenza della polizia, non contro la polizia”: il 6 giugno, nonostante il divieto di grandi assembramenti, più di 20.000 persone si sono radunate a Parigi ed in altre città della Francia per protestare contro la violenza della polizia e il razzismo. In inglese e francese, a Parigi, Nantes e Marsiglia, Lione e Lille, gli slogan si ripetono: “Non riesco a respirare”, hanno urlato i manifestanti, riferendosi alle ultime parole di George Floyd, il giovane afroamericano morto sotto il ginocchio di un ufficiale di polizia, a Minneapolis, nel Minnesota, il 25 maggio. La folla ai piedi della Tour Eiffel a Parigi, ha chiesto altresì giustizia per Adama Traoré, morto a 24 anni dopo l’arresto da parte di tre gendarmi a Persan (Val-d’Oise), nel 2016, in circostanze che sono ancora oggi oggetto di indagini giudiziarie.

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Francesca Scalpelli
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