GEOPOLITICA DEL MONDO MODERNO

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Flaminia Maturilli - page 4

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Brexit, si decide sul futuro partenariato UE – UK

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L’inizio del mese di marzo coincide con l’inizio dei negoziati sulle future relazioni tra Regno Unito e UE, sulla base di quanto raccomandato dalla Commissione europea il 28 febbraio. Il 18 marzo la Commissione europea ha pubblicato un progetto di accordo sul futuro partenariato tra Unione europea e Regno Unito. Il testo si può considerare la base giuridica delle direttive di negoziato già approvate dagli Stati membri lo scorso 25 febbraio, che prevedono cicli di negoziati completi da tenersi ogni due o tre settimane.

Avvio dei negoziati

Il 31 gennaio 2020 il Regno Unito è formalmente uscito dall’Unione Europea, dopo tre anni e mezzo dal referendum che ha dato inizio all’iter della Brexit. L’uscita dall’UE ha dato, a sua volta, inizio al cosiddetto periodo di transizione, che avrà luogo fino al 31 dicembre 2020 e servirà a Londra e Bruxelles per mettere a punto il loro futuro partenariato. Durante il periodo di transizione, il Regno Unito è considerato paese terzo: non parteciperà più ai processi decisionali dell’UE e non sarà più rappresentato nelle istituzioni dell’UE, nelle agenzie e così via.

Su iniziativa della Commissione, il 25 febbraio scorso il Consiglio ha adottato il mandato negoziale per il partenariato con il Regno Unito, ha nominato la Commissione come negoziatore dell’UE e ha adottato le direttive di negoziato che stabiliscono l’ambito del futuro partenariato. I settori compresi sono molteplici, dal commercio alla pesca, dalla politica estera, di sicurezza e difesa alla cooperazione delle autorità giudiziarie.

Secondo quanto previsto, ogni due o tre settimane, alternandosi tra Londra e Bruxelles, le due parti si sarebbero dovute incontrare per portare avanti cicli di negoziato, in vista della riunione di alto livello prevista per il giugno 2020. Il primo ciclo si è tenuto in occasione dell’apertura generale, quindi dal 2 al 5 marzo, a Bruxelles. Il secondo negoziato era previsto proprio in questi giorni, dal 18 al 20 marzo, a Londra: vista l’emergenza Covid-19 che coinvolge tanto il Regno Unito quanto l’Unione Europea, lo stesso governo inglese ha annullato l’incontro previsto. In particolare, si sarebbero dovuti vedere il negoziatore del governo britannico David Frost e il capo dei negoziatori dell’UE, Michel Barnier. Il governo inglese ha comunque tenuto a specificare che entrambe le parti sono a stretto contatto per continuare i negoziati, e che nelle prossime settimane verrà considerato se svolgerli in videoconferenza o in conferenza telefonica. La Commissione europea si è mostrata d’accordo con tale decisione, anche perché lo stesso Michel Barnier è risultato positivo al Coronavirus, e con un tweet ha dichiarato “Sto bene, e il morale è alto. Seguo naturalmente tutte le istruzioni come anche la mia squadra. Il mio messaggio a tutti coloro che sono colpiti o attualmente isolati: insieme ce la faremo! Uno per tutti”.

Il progetto di accordo

Sul tavolo negoziale è presente senz’altro la volontà dell’UE di stabilire la più stretta relazione di partenariato possibile: sulla base della dichiarazione politica congiunta del 17 ottobre 2019 e delle direttive di negoziato del 25 febbraio, la Commissione ha pubblicato il progetto di accordo sul futuro partenariato. Il testo fa seguito alle consultazioni con il Parlamento europeo e il Consiglio, ed è uno strumento per avanzare nei negoziati con il Regno Unito, nonostante la pandemia da Coronavirus. Proprio il capo negoziatore UE Barnier ha dichiarato “Questo testo dimostra che è possibile arrivare a un accordo ambizioso e globale sulla nostra relazione futura, basato sul mandato dell’Unione e sull’ambizione politica concordata con il Regno Unito cinque mesi fa.”

Il progetto di testo pubblicato dalla Commissione tocca tutti i settori dei negoziati: la cooperazione commerciale ed economica, la cooperazione delle autorità di contrasto e giudiziarie in materia penale, la partecipazione ai programmi dell’Unione e l’importante settore della sicurezza.

Il presidente del gruppo di coordinamento britannico del Parlamento europeo McAllister, in merito alla pubblicazione del progetto di accordo, ha affermato “Accolgo con favore il fatto che la Commissione europea abbia trasmesso al Regno Unito un progetto di accordo su un nuovo partenariato con l’Unione europea che è strettamente allineato con le raccomandazioni del Parlamento europeo nella sua risoluzione adottata a febbraio e le direttive di negoziato approvate dagli Stati membri dell’UE il 25 febbraio”. Ha aggiunto poi che “entrambe le parti condividono il forte desiderio di concordare un nuovo partenariato basato su un buon equilibrio di diritti e doveri e nel rispetto della sovranità di entrambe le parti”.

Step successivi

In merito all’accordo di partenariato, Il Regno Unito ha indicato che presenterà dei testi riguardanti alcuni elementi della relazione futura tra l’UE e il Regno Unito delineati nella dichiarazione politica. Per quanto riguarda la situazione coronavirus, i negoziatori sono consapevoli di dover sospendere gli incontri fino a quando la situazione non tornerà alla normalità. Ciò però non impedirà loro di continuare con i negoziati: “Dati gli sviluppi relativi alla diffusione del Covid-19, i negoziatori di Ue e Regno Unito stanno attualmente esplorando modalità alternative per proseguire le discussioni”, ha affermato un portavoce di Bruxelles alla delegazione UE di Londra. Ad ogni modo, entrambe le parti continueranno a lavorare sui testi giuridici, così da garantire il termine del periodo di transizione del 31 dicembre prossimo.

La Repubblica Ceca dichiara lo stato di emergenza: chiusi i confini del paese

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Con oltre 300 casi di covid-19 nel paese, la Repubblica Ceca ha iniziato a prendere importanti misure restrittive di prevenzione all’ulteriore diffusione del contagio. A circa due settimane dai primi casi di coronavirus nel paese, il governo di Praga ha dichiarato prima lo stato di emergenza e poi la messa in quarantena dell’intero paese, con la chiusura dei confini.

Lo stato di emergenza
Il 12 marzo è stato dichiarato lo stato di emergenza in Repubblica Ceca per la durata di 30 giorni con possibile prolungamento: in questo periodo, alcuni diritti e libertà saranno limitati per il tempo necessario e per l’estensione necessaria a prevenire la diffusione del virus. Concretamente ciò vuol dire che a partire dalle 06:00 del 13 marzo, il governo ha vietato qualsiasi appuntamento con più di 30 persone: manifestazioni culturali, eventi sportivi o religiosi, festival, pellegrinaggi, spettacolo e così via saranno sospesi. Si chiudono al pubblico servizi come gli impianti sportivi, le strutture per l’intrattenimento, le gallerie, le strutture benessere e le biblioteche. Infine, sarà disposta la chiusura di ristoranti alle 20.00. Il divieto non pregiudica il funzionamento di negozi, mezzi pubblici o tribunali e altre autorità pubbliche, così come il divieto di riunioni non si applica alle aziende, secondo quanto ha dichiarato il Ministro degli Interni Jan Hamacek.
A tutte queste misure si aggiunge la chiusura di scuole e università con la sospensione delle attività didattiche che a partire dall’11 marzo verranno svolte da remoto per quanto possibile, per aiutare a rallentare la diffusione del coronavirus. Alcune scuole e insegnanti sono meglio preparati e tecnicamente più attrezzati di altri per passare all’apprendimento remoto; tuttavia, per garantire che gli studenti non rimangano indietro nelle materie fondamentali, la televisione ceca ha iniziato a trasmettere programmi educativi speciali preparati in collaborazione con il Ministero della Pubblica Istruzione, con l’obiettivo di replicare l’esperienza della classe.

Misure rafforzate: il paese è in quarantena
Visto il diffondersi del virus nel paese e in tutta Europa, il Consiglio di sicurezza dello Stato ha deciso di limitare severamente la libera circolazione nella Repubblica ceca: dalla mezzanotte del 16 marzo alle 06:00 del 24 marzo, il paese è interamente in quarantena per combattere la diffusione del coronavirus. Tale decisione è stata presa per proteggere le persone più vulnerabili nel paese, ha detto il Primo Ministro. Dopo l’Italia, la Spagna e l’Austria, la Repubblica ceca è il quarto paese europeo a ordinare restrizioni ai movimenti della popolazione.
“Nella situazione attuale, consideriamo i raduni di persone nei centri commerciali e nei ristoranti un rischio troppo grande”, ha detto Andrej Babiš. “Non vogliamo assolutamente limitare la vendita di prodotti alimentari, prodotti farmaceutici, carburante e altri beni di prima necessità. Le persone non devono preoccuparsi: le scorte di cibo rimangono illimitate e in realtà non è necessario che le persone svuotino gli scaffali dei supermercati”. In termini pratici, alle persone sarà permesso di uscire di casa solo per comprare cibo e medicine, andare al lavoro, andare in ospedale e in banca o fare viaggi legati alla cura di giovani e anziani. Le elezioni al Senato sono state posticipate, così come il termine per l’invio delle dichiarazioni fiscali (rimandato al 1 ° luglio). “Solo restrizioni fondamentali come questa possono aiutare a fermare la diffusione dell’infezione nel nostro paese”, ha affermato Adam Vojtěch, ministro della sanità. “Anche se non è piacevole per nessuno di noi, si tratta di proteggere la nostra salute”.
Come se non bastasse, proprio durante la situazione di emergenza a cui lavorano gli ospedali, non si fermano gli attacchi hacker. Il Brno University Hospital – abilitato anche a fare i tamponi per rilevare il coronavirus – è stato colpito da un cyberattacco nel mezzo dell’epidemia covid-19: l’attacco ha costretto a posticipare operazioni chirurgiche e dirottare i pazienti più gravi ad un ospedale vicino. Dopo l’attacco è stato necessario l’intervento del National Cyber Security Center, della polizia ceca e dello staff informatico della struttura ospedaliera.

Restrizioni ai viaggi
Il rafforzamento delle misure coinvolge anche il settore di viaggi e trasporti: anticipando la decisione di Bruxelles di vietare gli spostamenti interni all’area UE, il paese ha deciso di chiudere i confini e garantire solo gli spostamenti per motivi di lavoro, raggiungimento dei familiari per necessità e delle strutture sanitarie. Da venerdì 13 marzo è stato impedito agli abitanti dei 18 paesi maggiormente a rischio di entrare nella Repubblica Ceca: si tratta di Austria, Belgio, Cina, Danimarca, Francia, Germania, Grecia, Iran, Italia, Giappone, Paesi Bassi, Norvegia, Corea del Sud, Spagna, Svezia, Svizzera, Regno Unito e Stati Uniti. Lo stesso discorso vale per i cechi che vogliono andare all’estero per motivi di piacere. L’unica eccezione sono gli stranieri con residenza temporanea nella Repubblica ceca e gli stranieri con residenza permanente. Tutti i collegamenti commerciali internazionali di trasporto via aria e via terra sono interrotti. I viaggiatori in auto possono attraversare l’Austria a condizione che il transito attraverso il territorio austriaco avvenga senza soste di nessun tipo. I controlli ai valichi di frontiera con Germania e Austria resteranno in vigore, mentre non ci saranno controlli ai confini con la Slovacchia e la Polonia poiché questi Stati stanno già controllando il confine dalla loro parte.

Covid-19, gli interventi economici di UE e BCE

EUROPA di

Il coronavirus Covid-19 è in continua diffusione negli Stati membri dell’UE: l’Organizzazione Mondiale della Sanità lo ha dichiarato una pandemia e gli Stati colpiti iniziano a dover fare i conti con i suoi effetti, anche quelli economici. L’Italia è senz’altro il paese più colpito in Europa per numero di contagi e di vittime, ma la rapidità con cui si diffonde il Covid-19 spaventa tutti gli Stati europei che hanno iniziato a prendere misure, più o meno rigide, affinché diminuiscano contagio e danni economici. Allo stesso tempo, gli Stati membri si sono rivolti all’Unione Europea chiedendo misure in grado di scongiurare la probabile crisi economica a cui si sta andando incontro.

L’intervento della BCE

La Banca Centrale Europea ha saputo cogliere la richiesta degli Stati membri ed ha iniziato a fornire un vasto pacchetto di misure di politica monetaria. In particolare, l’obiettivo è quello di fornire liquidità al sistema finanziario e bancario. Saranno condotte temporaneamente operazioni di rifinanziamento a lungo termine aggiuntive, così da fornire liquidità a supporto del sistema finanziario dell’area euro. Inoltre, viene prevista una dotazione temporanea di 120 miliardi di euro per ulteriori acquisti netti di attività – che si aggiungono agli attuali 20 miliardi mensili – e questa sarà disponibile fino alla fine dell’anno, assicurando un contributo notevole dei programmi di acquisto per il settore privato. La Banca di Francoforte ha spiegato che “in combinazione con l’attuale programma di acquisto di attività ciò sosterrà condizioni di finanziamento favorevoli per l’economia reale in tempi di maggiore incertezza”; la presidente Lagarde ha aggiunto che si andrà ad utilizzare “tutta la flessibilità prevista dalla cornice del programma di acquisti di titoli”, ovvero del quantitative easing. Questo programma sarà attuato a tassi fermi, con nuove aste di liquidità a lungo termine e tassi praticamente negativi per le operazioni destinate a finanziare le piccole e medie imprese.

La cosa più importante è che a questo punto, anche i governi nazionali facciano la propria parte: la BCE chiede “un intervento tempestivo, coordinato e ambizioso da parte dei governi” poiché ciò che è temuto di più da Christine Lagarde è “il compiacimento e il procedere a rallentatore della politica fiscale”. L’attuale Presidente si è rifiutata di riproporre la formula “whatever it takes” di Mario Draghi e ciò non è piaciuto ai mercati, secondo cui la Bce ha fatto troppo poco: dopo l’annuncio delle nuove misure senza tagliare i tassi di interesse, e dopo la conferenza stampa in cui si dice di non aver il compito di ridurre lo spread, Piazza Affari è peggiorata ulteriormente, con uno spread del rendimento fra i titoli di Stato decennali italiani e tedeschi volato a 250 punti base e la chiusura peggiore degli ultimi anni, a -17%.

Le misure della Commissione europea

Ursula Von der Leyen, presidente della Commissione europea, ha espresso sin da subito la solidarietà ai paesi maggiormente colpiti dall’epidemia. Data la particolare situazione italiana, la Von der Leyen ha avuto un confronto in videoconferenza con il Presidente del consiglio italiano Giuseppe Conte, ed i due leader hanno concordato sul fatto che è necessaria una azione coordinata a livello europeo. Inoltre, la Presidente ha voluto anche mandare un messaggio agli italiani, in italiano: “Cari italiani, in questo momento difficile, voglio dirvi che non siete soli. In Europa stiamo seguendo con preoccupazione e anche con profondo rispetto e ammirazione quello che state facendo. L’Italia è parte dell’Europa, e l’Europa soffre con l’Italia. In questo momento in Europa siamo tutti italiani”. Nell’ambito delle misure, la Von der Leyen ha affermato di voler agire a livello macroeconomico, usando tutti gli strumenti a disposizione e basandosi su una azione coordinata tra Commissione, BCE e Stati membri. La risposta della Commissione vede come principale misura il “Corona Response Investment Initiative”, un fondo diretto ai sistemi sanitari, le piccole e medie imprese, i mercati del lavoro e le parti più vulnerabili delle economie. 25 miliardi di euro è quanto verrà messo a disposizione, istituendo una task force per collaborare con gli Stati membri per garantire che il denaro sia da subito disponibile. Al fine di indirizzare rapidamente i 25 miliardi di euro di investimenti pubblici europei per far fronte alle conseguenze della crisi del Coronavirus, la Commissione proporrà di rinunciare quest’anno al suo obbligo di chiedere il rimborso di prefinanziamenti non spesi per fondi strutturali e di investimento europei attualmente detenuti dagli Stati: la Commissione europea si avvarrà della piena flessibilità del patto di stabilità e crescita. Parallelamente la commissione si assicurerà “che gli aiuti di stato possano essere concessi più facilmente alle imprese in difficoltà”.

Questa proposta può essere attuata mediante una modifica del regolamento di disposizione comune per i fondi strutturali. La Commissione presenterà questa proposta al Consiglio e al Parlamento questa settimana. I programmi operativi nazionali sarebbero quindi adattati per incanalare i finanziamenti verso settori quali misure di lavoro a breve termine, settore sanitario, misure del mercato del lavoro e settori particolarmente colpiti nelle attuali circostanze. Al termine della videoconferenza, Conte ha accolto con favore l’attitudine positiva della Commissione e l’intenzione di usare tutti gli strumenti disponibili per affrontare le conseguenze economiche del Coronavirus, ed ha invitato l’UE ad imparare la lezione dall’Italia per prevenire l’ulteriore espansione del virus.

Praga, le nuove proteste e i controlli dell’UE

EUROPA di

Il 1° marzo, diverse migliaia di persone si sono radunate nel centro di Praga contro il primo ministro ceco Babis, sotto accusa dall’Unione Europea per la frode ai sussidi. La nuova manifestazione – dopo quelle principali di giugno e novembre – è dovuta in particolare alla nomina di Stanislav Křeček a difensore civico del paese. Dal punto di vista dell’UE, gli eurodeputati sono particolarmente preoccupati per la situazione in Repubblica Ceca e chiedono alla Commissione di controllare i pagamenti – diretti e indiretti – alle società di proprietà del Primo Ministro ceco e di altri membri del governo ceco.

La protesta

L’evento si è svolto nel pomeriggio del 1° marzo, con una marcia iniziata a Hradčanska, quartiere di Praga, e terminata alla piazza della Città vecchia. “Siamo qui per contrastare “l’Agrofert-izzazione” del nostro paese, un abuso di potere politico e la distruzione mirata di importanti istituzioni democratiche”, ha dichiarato Mikulas Minar, capo del movimento Million Moments for Democracy, che ha organizzato la manifestazione. “Se continua così, potremmo finire a livello di Ungheria e Polonia”, ha aggiunto, riferendosi agli altri due Stati membri dell’UE che sono sotto l’inchiesta di Bruxelles sullo stato della loro democrazia. Oltre alla delicata situazione del Primo ministro Babis, la nomina di Křeček si rivela l’ulteriore motivo di protesta: l’ottantunenne è stato raccomandato per il ruolo di ombudsman dal Presidente della Repubblica Milos Zeman, considerato filorusso e filocinese, oltre che un alleato di Babis.

Křeček ha sconfitto il candidato del Senato, Vít Alexander Schorm, per il ruolo di rappresentante del governo ceco dinanzi alla Corte europea dei diritti dell’uomo. Anche l’avvocato Jan Matys è stato proposto dal Senato ma ha perso durante il primo turno. “L’elezione di Křeček è un evidente esempio di come il governo e le principali istituzioni vengano sistematicamente e deliberatamente demoliti e privatizzati politicamente passo dopo passo” dichiara duramente il movimento organizzatore della protesta. “Si sta gradualmente e sistematicamente demolendo le prestigiose istituzioni democratiche che dovrebbero controllare le regole e servire tutti i cittadini, non solo selezionare politici”, ha aggiunto Million Moments.

Durante le recenti proteste, non è passato inosservato il problema del coronavirus: un uomo nella folla ha indossato una maschera e un cartello con su scritto “Attenzione, virus Babis!”, proprio nel giorno in cui la Repubblica Ceca ha individuato e reso pubblici i primi tre casi di coronavirus, destinati poi ad aumentare nel corso dei giorni fino a portare all’attuale chiusura delle scuole e delle università.

Le preoccupazioni degli eurodeputati

A Praga, una delegazione di sei parlamentari europei ha concluso una visita di accertamento dei fatti in Repubblica Ceca, in seguito a segnalazioni su possibili irregolarità nella distribuzione dei fondi dell’UE. Durante la missione, i deputati europei hanno incontrato giornalisti investigativi, rappresentanti di ONG, associazioni di agricoltori privati e il comitato per le relazioni sui progetti di audit del Senato ceco. Hanno inoltre parlato con le autorità responsabili della gestione e della distribuzione dei fondi dell’UE, tra cui il viceministro delle finanze L. Dupáková, il viceministro dell’agricoltura J. Šír, il direttore generale del fondo di intervento dell’agricoltura statale M. Šebestyán e il viceministro dello sviluppo regionale D. Grabmüllerová.

Dopo la conclusione della missione conoscitiva, l’eurodeputata Monika Hohlmeier, parlando a nome della delegazione, ha dichiarato: “In questa visita è stato fondamentale per noi ascoltare tutte le parti, al fine di ottenere una visione imparziale, poiché il Parlamento europeo nella sua autorità di controllo del bilancio non può operare esclusivamente sulla base di impressioni e rapporti dei media”. Ha poi continuato “durante la nostra missione, abbiamo visto un esempio eccezionale di come i fondi dell’UE possano essere utilizzati bene per progetti di ricerca di alto livello con valore aggiunto europeo. D’altro canto, abbiamo ascoltato agricoltori su piccola scala che condividevano una diversa realtà quotidiana nell’utilizzo dei sussidi UE, con aziende agricole che ottenevano sussidi multipli per una singola azienda”. “Abbiamo anche chiesto a coloro che controllano la distribuzione di denaro dell’UE nella Repubblica ceca in che modo vengono implementate le normative nazionali dell’UE e ceche sul conflitto di interessi e come vengono identificati i beneficiari finali dei fondi dell’UE” ha affermato la Hohlmeier.

I prossimi step

In conclusione, è emerso che la società civile rimane molto preoccupata dall’irregolarità nell’uso dei fondi dell’UE nel paese. Dunque, è stata presa la decisione di procedere con i controlli da parte della Commissione, raccogliendo le informazioni più importanti da tutti gli attori e assicurando la collaborazione con le autorità ceche ed europee. I prossimi passi importanti si compiranno nell’ambito della votazione del bilancio europeo e, in particolare, per ciò che riguarda il controllo dei bilanci, ciò che maggiormente preoccupa gli eurodeputati.

UE, ambiente e clima: dalla nuova proposta della Commissione all’Environment Council

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Settimana verde a Bruxelles: i temi di ambiente e clima sono stati al centro di molti dibattiti
europei. La Commissione europea ha presentato la proposta di legge europea sul clima per
conseguire la neutralità climatica entro il 2050, l’attivista svedese Greta Thunberg è intervenuta in
Parlamento europeo – rivolgendosi agli eurodeputati della commissione Ambiente – e al Consiglio
ambiente, che ha riunito i ministri di ambiente e clima degli Stati membri.

La proposta della Commissione

Il 4 marzo la Commissione ha presentato una proposta legislativa per sancire l’impegno politico
europeo di conseguire la neutralità climatica: la legge europea sul clima prevede gli obiettivi da
conseguire entro il 2050, fornendo la base per le politiche europee in materia e garantendo una
certa prevedibilità alle autorità e alle imprese. Inoltre, la Commissione europea ha avviato anche
una consultazione pubblica sul futuro del patto europeo per il clima, così da coinvolgere il
pubblico: per 12 settimane a partire dal 4 marzo, cittadini e portatori di interesse potranno avere
una voce importante nella progettazione di nuove azioni per il clima; i contributi saranno utilizzati
per definire il patto per il clima che sarà varato prima della conferenza delle Nazioni Unite sui
cambiamenti climatici in programma a Glasgow nel novembre 2020.
L’obiettivo proposto dalla legge europea per il clima è l’azzeramento delle emissioni nette di gas a
effetto serra entro il 2050: la legge sul clima prevede misure per verificare i progressi compiuti e
adeguare gli interventi di conseguenza, con la collaborazione dei piani nazionali per l’energia e il
clima degli Stati membri, l’Agenzia europea dell’ambiente e così via. Il tutto deve essere in linea
con il bilancio globale previsto dall’accordo di Parigi. Per raggiungere l’obiettivo entro il 2050, la
Commissione proporrà un nuovo obiettivo di riduzione delle emissioni di gas a effetto serra per il
2030; entro giugno 2021 esaminerà gli strumenti politici a disposizione per conseguire gli obiettivi;
per il periodo 2030-2050 predisporrà una “traiettoria unionale” di riduzione delle emissioni di gas
a effetto serra, così da misurare i progressi compiuti e garantire prevedibilità alle autorità
pubbliche; entro il 2023, e ogni cinque anni, si valuteranno le misure nazionali in tale ambito; gli
Stati membri dovranno attuare strategie di adattamento, e la Commissione potrà indirizzare loro
raccomandazioni. La legge europea sul clima fa parte dell’ambizioso programma Green Deal;
prima di entrare in vigore, deve ottenere l’approvazione di Parlamento e Consiglio.

Greta Thunberg in Parlamento

Mercoledì 4 marzo l’attivista svedese è stata accolta a Bruxelles dagli eurodeputati della
commissione Ambiente per discutere la legge su clima, proposta dalla Commissione. Greta
Thunberg, senza troppi giri di parole, ha definito la proposta insufficiente: “l’UE deve mostrare la
via. Avete l’obbligo morale di farlo e avete un’opportunità economica e politica unica per
diventare leader mondiali nel clima. Voi stessi avete dichiarato che ci troviamo in un’emergenza
climatica. Avete detto che si tratta di una minaccia esistenziale. Adesso dovete dimostrare che fate
sul serio” ha affermato, aggiungendo che “Questa legge sul clima è una resa perché la natura non
fa sconti e non si fanno compromessi con la fisica”. Per la giovane attivista, il testo presentato
dalla Commissione Ue sul clima "manda il forte segnale che un'azione reale è in atto, quando in
realtà non è così. La dura verità è che non ci sono né le politiche né la consapevolezza necessaria.
Siamo nel pieno di una crisi che non viene trattata come tale”, accusando l’UE di mancata
consapevolezza, leadership e tempo.

Environment Council

Il 5 marzo si è riunito a Bruxelles il Consiglio Ambiente: i ministri dell’ambiente e del clima degli
Stati membri hanno avuto uno scambio di opinioni sul Green Deal europeo, hanno lavorato sui
passi concreti da adottare affinché l'UE raggiungesse il suo obiettivo di neutralità climatica entro il
2050 ed infine hanno discusso aree prioritarie, incoraggiato un'economia più efficiente sotto il
profilo delle risorse ed espresso sostegno per una giusta transizione alla neutralità climatica. Il
Consiglio ha adottato la strategia a lungo termine dell’UE da presentare all’UNFCCC: si ribadisce il
pieno impegno a favorire l’accordo di Parigi e a realizzare l’impatto climatico zero entro il 2050. In
aggiunta, il Consiglio ha adottato anche delle conclusioni per la qualità dell’aria, con il fine di
fornire orientamenti politici per ulteriori lavori nella lotta all’inquinamento atmosferico.
Anche in questa occasione è stata importante la presenza di Greta Thunberg, invitata dalla
presidenza croata del Consiglio per rappresentare il movimento Fridays for Future. Ribadendo la
sua posizione critica, l’attivista ha detto di avere la sensazione che manchi un senso di emergenza,
confermando la sua volontà di impegnarsi e lottare in questo ambito. Proprio per questo motivo,
dopo il discorso tenuto al Consiglio, Greta Thunberg ha raggiunto il movimento nella
manifestazione in corso davanti al palazzo dove si sono riuniti i ministri.

Covid-19, la situazione in Repubblica Ceca: sospesi i voli per il nord Italia

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Domenica 1° marzo la Repubblica Ceca ha confermato i suoi primi tre casi di coronavirus: tutti e tre i pazienti hanno viaggiato dal nord Italia, ha detto il ministro della sanità Adam Vojtech. I giorni seguenti si sono aggiunti altri due casi: la Repubblica Ceca è il primo dei suoi vicini dell’Europa centrale a denunciare casi di coronavirus, sebbene si unisca all’elenco di altri paesi in Europa che combattono la diffusione del virus che ha contagiato più di 80.000 persone sin dalla sua prima apparizione in Cina.

I contagiati

I funzionari sanitari hanno affermato che i pazienti – tre cechi, una studentessa americana e una ragazza dell’Ecuador – hanno mostrato sintomi lievi di contagio da Covid-19, il coronavirus che da qualche mese si è diffuso dalla Cina in tutto il mondo. Tre si trovano a Praga e ora sono nell’ospedale Na Bulovce, e il quarto e il quinto nella città di Usti nad Labem, 90 km a nord della capitale. Tutti i pazienti sono isolati in reparti infettivi. Secondo il ministro della sanità, il decorso della malattia non è grave.

Il primo caso all’ospedale Na Bulovce è un uomo ceco, nato nel 1952, che ha soggiornato all’Università italiana di Udine, dove ha partecipato a una conferenza. Il secondo caso registrato è una ragazza degli Stati Uniti d’America, nata nel 1999, che studia a Milano: “È arrivata a Praga come turista. Più tardi, le sue condizioni sono peggiorate ed è stata esaminata per la prima volta a Motol. È stata trattata come potenzialmente infettiva, tutto il personale medico aveva dispositivi di protezione, quindi il rischio di infezione in ospedale è stato ridotto al minimo. Successivamente, è stata trasferita da Motol all’ospedale Na Bulovce”, ha aggiunto il ministro. Il terzo contagiato è nell’ospedale Masaryk di Usti nad Labem, è un uomo ceco, nato nel 1976, che era in vacanza sulla neve in Italia nella parte settentrionale del Veneto. La quarta contagiata è una donna di 53 anni tornata dal nord Italia che è stata ricoverata in ospedale a Usti nad Labem, la quinta è una giovane donna ecuadoregna che viaggiava con una studentessa americana risultata positiva.

Non è ancora chiaro quante sono le altre persone con cui i cinque sono entrati in contatto e se saranno messi in quarantena. Tuttavia, la buona notizia è che nessuno dei pazienti risulta essere in gravi condizioni. Il ministro Vojtěch ha aggiunto che si tratta di casi individuali ma, allo stesso tempo, si riconosce l’elevato rischio di contagio per tutti i cittadini cechi che hanno viaggiato in paesi contagiati. L’ufficio di igiene ceco sta lavorando in tutto il Paese al fine di individuare tutte le altre possibili persone che potrebbero essere a rischio, data la loro permanenza in Italia di recente.

Le misure prese

“Chiediamo a tutti di prendere seriamente in considerazione di non recarsi in quelle regioni (quelle colpite) per vacanze o gite sugli sci, se non in caso di necessità, perché esiste il pericolo”, ha detto il ministro Vojtech. All’inizio di febbraio, il governo ceco ha deciso di vietare i voli diretti tra la Cina e la Repubblica Ceca e il ministero degli Esteri ha smesso di rilasciare visti ai cittadini cinesi, aiutando però il paese con materiali adatti a combattere il virus – forniture mediche, respiratori, maschere, indumenti chirurgici e così via.

Lo stesso trattamento è stato riservato anche all’Italia, paese di contagio dei cinque pazienti cechi. Il Consiglio di sicurezza nazionale ha adottato delle restrizioni di viaggio e altre misure volte a fermare la diffusione del coronavirus nella Repubblica ceca. Il Consiglio ha annunciato che i voli da e per la Corea del Sud sarebbero stati sospesi a partire da martedì e che vi saranno ulteriori restrizioni sui collegamenti con le città del nord Italia di Milano, Venezia, Bologna e Bergamo, misure introdotte dopo l’approvazione della Commissione europea. La notizia è stata data dal Primo ministro Babis e confermata anche dal ministro dell’Industria Havlicek, che ha aggiunto: “la sospensione dei voli da e per le città italiane di Milano, Venezia e Bologna durerà due settimane e potrebbe essere estesa”.

Il Consiglio di sicurezza, che si riunirà di nuovo mercoledì per valutare l’attuale sviluppo intorno al coronavirus, ha anche deciso che le gare di biathlon della Coppa del Mondo a Nové Město na Moravě si svolgeranno ma senza spettatori.

Infine, alcune università hanno iniziato a sospendere i corsi e l’azienda di trasporti RegioJet ha pianificato di sospendere le sue rotte internazionali Praga-Venezia-Roma e Praga-Milano fino alla fine della settimana. Inoltre, a Brno, la Mendel University ha dichiarato che inizierà a svolgere i corsi online e sospenderà le lezioni fino al 15 marzo al fine di ridurre il contagio del coronavirus.

EU – AU, il meeting delle Commissioni

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European Union – African Union Commission to Commission, questo il nome dell’incontro che si è tenuto il 27 febbraio ad Addis Abeba, capitale dell’Etiopia e sede dell’Unione Africana, e che andrà avanti fino al 1° marzo. L’incontro delle due commissioni si tiene ogni anno e rientra nella serie di meeting portati avanti dalle due organizzazioni a livello nazionale, regionale e locale. Al centro del meeting vi sono state le sfide continentali e globali, i settori chiave per la cooperazione futura.

La partnership

L’Unione africana e l’Unione europea sono partner strategici: l’Unione africana svolge un ruolo essenziale nella costruzione della pace e della sicurezza in tutto il continente e nel promuovere il progresso dell⁷’integrazione continentale. L’Unione Europea è il maggiore partner commerciale e di investimenti dell’Africa e il principale sostenitore della zona di libero scambio continentale africana. Inoltre, l’’UE collabora con tutte le comunità economiche regionali riconosciute dall’Unione africana. Attualmente, 52 paesi africani beneficiano di un accordo commerciale bilaterale o di un accordo di partenariato economico, e contribuiscono alla loro crescita. Obiettivo fondamentale è senz’altro la promozione di investimenti sostenibili e di lavoro: l’Alleanza Africa-Europa per gli investimenti sostenibili e l’occupazione è stata lanciata nel 2018 per incentivare gli investimenti sostenibili, attirare finanziamenti del settore privato, sostenere l’istruzione e la formazione professionale, favorire il commercio e migliorare il clima imprenditoriale. L’Alleanza mira a sostenere la creazione di 10 milioni di posti di lavoro entro il 2023, in particolare per donne e giovani. L’UE ha mobilitato fondi per 4,6 miliardi di euro attraverso il piano di investimenti esterni dell’UE, che dovrebbe far leva su 47 miliardi di euro di investimenti pubblici e privati.

Commission to Commission

Un’importante delegazione ha raggiunto Addis Abeba da Bruxelles: la Presidente Ursula von der Leyen, 19 commissari e l’Alto rappresentante per gli affari esteri Josep Borrell. Al centro delle discussioni vi sono stati temi chiave quali crescita, occupazione, transizione verde, digitale, pace, sicurezza e governance, mobilità e migrazione. Questa decima riunione da Commissione a Commissione segna una partecipazione record da parte dell’UE, a testimonianza delle relazioni prioritarie che l’Africa rappresenta per la nuova Commissione europea e la sua aspirazione a portarle a un nuovo livello. Prima di arrivare nella capitale etiope, la presidente von der Leyen ha dichiarato: “Europa e Africa sono partner naturali. Abbiamo un legame storico e condividiamo molte delle sfide di oggi. Uno dei nostri obiettivi principali è rendere la trasformazione verde e digitale delle nostre economie una opportunità per i nostri giovani”. L’importanza dell’incontro per la Von der Leyen è dovuta anche all’opportunità che ha di consultare i partner africani prima di presentare la sua strategia globale, da consegnare entro i suoi primi cento giorni in carica. Inoltre, si considera anche un meeting preparatorio in vista della riunione ministeriale EU-UA di maggio in Ruanda e al prossimo vertice EU-UA di ottobre a Bruxelles.

Josep Borrell, Alto rappresentante dell’UE nonché vicepresidente della Commissione europea, si è recato in Africa per la prima volta dall’inizio del suo mandato; entusiasta della collaborazione, ha affermato “Siamo entrati in una nuova era nella nostra stretta collaborazione. Quest’anno segnerà una pietra miliare nel dare un nuovo impulso al nostro rapporto con il continente”; anche lui considera l’incontro come uno step fondamentale per i successivi summit che si terranno nel corso dell’anno. Approfittando della sua permanenza lì, Borrell incontra il 28 febbraio le autorità etiopi come il Primo ministro etiope Abiy Ahmed, recente vincitore del Premio Nobel per la pace, e farà una visita in Sudan il 29 febbraio e il 1° marzo, incontrando anche il primo ministro del Sudan Abdalla Hamdok e portando un messaggio di supporto alla transizione civile del paese.

La controparte

Moussa Faki Mahamat, presidente della Commissione dell’Unione africana, ha sottolineato le differenze tra l’UE e l’UA, con particolare riferimento all’omosessualità e alla Corte penale internazionale. Parlando in conferenza stampa Moussa Faki ha precisato: “certamente, abbiamo le nostre differenze. La giustizia penale internazionale, l’orientamento e l’identità sessuale, la pena di morte, la centralità dell’Unione africana in alcune crisi”, sottolineando poi che “tali divergenze sono normali”, ma ha anche indicato i temi che uniscono i due continenti: “la pace e la sicurezza” e i “molti teatri su cui lavoriamo insieme, come il Sahel” e “le preoccupazioni comuni ad esempio sulla Libia, dove sfortunatamente la guerra continua”. Ursula von der Leyen ha risposto ponendo l’attenzione sulla partnership comune: “L’Unione Africana e l’Unione Europea sono partner naturali e abbiamo molto in comune, quindi possiamo vincere se lavoriamo a stretto contatto e ci scambiamo esperienze e conoscenze e cerchiamo situazioni vantaggiose per tutti”.

La Repubblica Ceca e la questione dei fondi europei

EUROPA di

Il 20 e 21 febbraio i capi di Stato e di governo dell’UE si sono riuniti a Bruxelles nel Consiglio europeo per discutere del bilancio a lungo termine dell’Unione per il periodo 2021-2027. Al termine degli intensi negoziati è emersa l’impossibilità di raggiungere un accordo, insieme alla necessità di disporre di più tempo. In tale contesto, è importante analizzare la posizione della Repubblica Ceca.

La posizione della Repubblica Ceca

In seno al Consiglio europeo vi sono diverse visioni riportate dagli Stati, a tal punto da parlare di vera e propria “battaglia da combattere”. La battaglia in questione è quella per la prevista revisione delle finanze dell’Unione Europea, in particolare tra i contribuenti netti come la Germania e la Francia e i beneficiari netti, che ricevono più dal bilancio dell’UE di quanto contribuiscano, tra cui la Repubblica Ceca. Ad aggravare la situazione vi è l’uscita del Regno Unito dall’UE: con la Brexit, l’UE ha perso un importante contributore netto. In questi termini, la proposta di modifica al finanziamento a lungo termine dell’UE significherebbe un cambiamento radicale: meno soldi per i paesi che cercano di avvicinarsi allo standard UE, denaro che viene investito in infrastrutture e lo sviluppo delle regioni più povere. Questi paesi hanno lanciato l’allarme i primi di febbraio, riuniti in Portogallo in vista del successivo vertice UE a Bruxelles, per presentare ufficialmente la loro posizione contro i tagli proposti alla coesione e ai fondi agricoli. Dalla sua ammissione nell’UE, la Repubblica ceca ha ricevuto circa 765 miliardi di corone in più di quanto non abbia contribuito. I fondi dell’UE rappresentano il 40% degli investimenti del paese, incanalati in progetti infrastrutturali e sviluppo regionale. A causa della sana economia del paese, l’UE propone ora una riduzione del 24% dei fondi per la Repubblica ceca. Inoltre, il denaro dovrebbe essere utilizzato per diverse priorità da quelle attuali, con l’accento che si sposta sul clima e sull’innovazione.

L’incontro in Portogallo

Su invito del primo ministro portoghese António Costa, i maggiori beneficiari dei Fondi europei di coesione destinati agli Stati membri più poveri dell’UE, si sono incontrati il 1° febbraio a Beja, nel sud del Portogallo. I paesi hanno ribadito la loro opposizione ai tagli proposti nel quadro finanziario pluriennale dell’UE per il 2021-2027, sottolineando l’importanza della politica di coesione per raggiungere la convergenza economica e sociale tra gli Stati membri dell’UE. Al termine dell’incontro, 15 dei 17 Amici della coesione hanno firmato la dichiarazione congiunta del vertice di Beja: Bulgaria, Cipro, Repubblica ceca, Estonia, Grecia, Ungheria, Lettonia, Lituania, Malta, Polonia, Portogallo, Romania, Slovacchia, Slovenia e Spagna. “Il finanziamento della politica di coesione per il 2021-2027 dovrebbe mantenere il livello del quadro finanziario pluriennale 2014-2020 in termini reali. Nessuno stato membro dovrebbe subire una forte e sproporzionata riduzione del proprio bilancio di coesione”, si legge nella dichiarazione finale dei Friends of Cohesion. “Condizioni di attuazione appropriate sono decisive per il successo delle politiche e non hanno alcun impatto sul bilancio europeo”, hanno aggiunto i 15 rappresentanti dei paesi dell’Europa meridionale e orientale. Tra questi, era presente al vertice il primo ministro ceco. Andrej Babiš ha affermato che i fondi di coesione sono della massima importanza per lo sviluppo del paese. “Stiamo diventando più ricchi, quindi avremo meno soldi, capisco, ma i fondi di coesione sono cruciali per noi al momento – ha dichiarato il primo ministro – non abbiamo ancora finito di costruire la nostra rete autostradale, ci sono molte cose che dobbiamo portare avanti. Quindi abbiamo bisogno di soldi per gli investimenti e dobbiamo essere in grado di decidere come verranno utilizzati i soldi”. Tuttavia, hanno insistito sul fatto che nuovi strumenti come quello di bilancio per la convergenza e la competitività e il Fondo per una transizione giusta sono stati istituiti per raggiungere obiettivi specifici. Il loro finanziamento deve pertanto venire in aggiunta al finanziamento regionale dell’UE e non “a spese della politica di coesione e della politica agricola comune”.

Il conflitto di interesse per i fondi UE

In seno agli organi dell’UE, la questione dei fondi europei e i possibili conflitti di interesse rimangono argomento particolarmente importante. I legislatori sono tutt’ora profondamente preoccupati per i potenziali conflitti di interesse che possono interessare centinaia di milioni di euro di fondi concessi alle aziende legate alle stesse persone che dovrebbero decidere come spendere i soldi. Emblematico è il caso del primo ministro ceco Andrej Babis, indagato per conflitto d’interesse per aver utilizzato i fondi europei per le aziende di sue proprietà; secondo diverse relazioni, potrebbero essere stati utilizzati più di 100 milioni di euro. Le preoccupazioni dell’UE non si limitano solo alla Repubblica ceca. Gli interessi commerciali dei leader in Ungheria, Bulgaria, Romania e forse anche in altri paesi stanno sollevando preoccupazioni a Bruxelles, dove le istituzioni europee mancano degli strumenti e delle leggi per combattere efficacemente il problema.

Le accuse di possibili frodi, in un momento di scarsa fiducia del pubblico nel progetto europeo e in cui i partiti di estrema destra stanno guadagnando importante trazione politica, non giocano di certo a favore dell’UE, considerando anche che uno dei più grandi paesi membri d’Europa, il Regno Unito, ha lasciato il più grande blocco commerciale del mondo.

EuropeAid, partnership per città sostenibili 2020

EUROPA di

EuropeAid – direzione generale della Commissione europea – ha dato il via ad un nuovo bando: promuovere lo sviluppo urbano integrato attraverso partenariati tra Autorità locali di Stati membri dell’UE e di Paesi partner. Il tema generale è l’Agenda 2030 sullo Sviluppo Sostenibile.

Il bando

Pubblicato l’11 febbraio 2020 e con scadenza il 27 marzo prossimo, il bando è volto ad istituire un partenariato tra Autorità locali di Paesi partner, così da promuovere lo sviluppo urbano sostenibile attraverso un’attività di capacity building e con la fornitura di servizi. Alla base vi è dunque un rapporto di scambio tra le Autorità locali dei Paesi – membri e terzi – in rispetto degli obiettivi di Sviluppo Sostenibile: le attività possono portare alla creazione di nuovi partenariati oppure contribuire a migliorare i rapporti tra i soggetti che già cooperavano tra loro. Il tutto deve essere portato avanti tenendo sempre a mente le nuove priorità dell’Unione Europea in materia di sviluppo sostenibile: il nuovo Green Deal europeo ha un peso particolare e dunque dovrà essere senz’altro considerato nel rafforzamento della sostenibilità nelle città.

Il bando è sostenuto dallo strumento per il finanziamento della cooperazione allo sviluppo DCI II – organizzazioni della società civile e Autorità locali – ed è articolato in sei lotti, quattro geografici e due orizzontali. Per quanto riguarda l’entità del contributo, la dotazione finanziaria totale ammonta a 111,550,000 euro, suddivisi in base ai lotti. I lotti geografici sono l’Africa Sub-sahariana (40.000.000 euro), Asia e Pacifico (20.000.000 euro), America latina e Caraibi (20.000.000 euro) e Paesi della politica di vicinato (Sud ed Est – 18.000.000 euro). I lotti orizzontali sono invece città sostenibili di dimensioni più ridotte (150.000 abitanti per le città europee, 300.000 per e città extraeuropee) e paesi estremamente fragili (Afghanistan, Burundi, Repubblica centrafricana, Chad, Repubblica democratica del Congo, Eritrea, Etiopia, Haiti, Iraq, Mali, Somalia, Sud Sudan, Sudan, Siria, Yemen – 5.500.000 euro).

Gli obiettivi

Gli obiettivi previsti nel bando sono molteplici. Si vuole rafforzare la governance urbana promuovendo una buona amministrazione e la diffusione di un quadro politico e normativo a livello nazionale-statale, così da permettere alle autorità locali in via di sviluppo di attuare politiche urbane efficaci. In questo ambito è importante anche la promozione di un sistema di governance multilivello, locale regionale e nazionale, basato su Autorità locali autonome dal punto di vista della responsabilità politica. Il secondo obiettivo del bando è assicurare che le città siano inclusive: essendo il più stretto nodo di congiunzione del governo con i cittadini, possono contribuire a mettere in atto azioni umanitarie e di sviluppo in contrasto alla povertà e all’emarginazione urbana. I processi di pianificazione urbana dovrebbero tener conto delle esigenze di bambini e giovani, dei bisogni delle donne, di chi è più vulnerabile e così via, agendo concretamente sul campo. In terzo luogo, si mira a rendere le città più verdi ed a migliorarne la resilienza: la diffusione di un modello di sviluppo urbano sostenibile e verde nella città aumenterebbe senz’altro la qualità della vita, rendendo le città più efficienti e garantendo anche maggiori soluzioni energetiche sostenibili. Inoltre, si vuole migliorare la prosperità e l’innovazione nelle città: elementi fondamentali nel Green deal europeo sono proprio le città, attori dell’innovazione. È importante attivare le interazioni tra persone e organizzazioni, al fine di attuare azioni politiche integrate per le aree urbane. La cooperazione allo sviluppo dell’UE riconosce l’importanza sia delle aree metropolitane e delle grandi città, che delle città piccole e regionali, dunque è necessario fornire le condizioni per le iniziative dell’economia circolare e per gli appalti pubblici verdi. Infine, si vuole rafforzare la resilienza istituzionale in contesti di fragilità, proprio dal punto di vista della governance: le autorità locali potrebbero svolgere un ruolo chiave per costruire le basi per una società stabile e pacifica, per una crescita inclusiva e uno sviluppo sostenibile.

I progetti

Ogni proposta progettuale deve riguardare un solo lotto e avere ad oggetto la creazione di nuove partnership (o il miglioramento di quelle esistenti) finalizzate a promuovere lo sviluppo urbano sostenibile attraverso lo sviluppo di capacità e la fornitura di servizi alle Autorità Locali dei Paesi terzi del lotto prescelto. I progetti devono portare al raggiungimento di almeno una delle seguenti priorità: raggiungimento dell’SDG 11, integrazione nelle attività la promozione dell’apprendimento di scambi o dislocazioni a breve termine di funzionari di livello sub-nazionale attraverso attività di gemellaggio, promozioni di approcci multi-stakeholder e multisettoriali, promozione dell’approccio basato sui diritti che comprende tutti i diritti umani. I progetti devono essere scritti in inglese, francese, spagnolo o portoghese e devono avere una durata compresa fra 24 e 48 mesi; inoltre, devono prevedere un partenariato di almeno 2 soggetti ammissibili, in particolare: almeno un partner UE, almeno un partner dello Stato beneficiario (uno degli stati ammissibili del lotto selezionato). La presentazione delle proposte di progetto avviene in due fasi: la prima consiste nell’invio delle proposte di progetto attraverso la compilazione del concept note, un formulario attraverso il quale presentare una sintesi di progetto; solo i progetti valutati positivamente saranno inseriti in una short list e i loro proponenti saranno invitati a presentare le proposte complete di progetto.

 

UE – Vietnam, approvato l’accordo di libero scambio

EUROPA di

Il parlamento europeo ha approvato l’accordo di libero scambio UE-Vietnam: questo eliminerà quasi tutti i dazi doganali, include norme vincolanti su clima, lavoro e diritti umani ed è un vero e proprio passo avanti verso il commercio interregionale con il Sud-Est asiatico.

L’approvazione in Parlamento

“L’accordo più moderno e ambizioso mai concluso tra l’UE e un paese in via di sviluppo” ha ottenuto l’approvazione del Parlamento mercoledì 13 febbraio 2020. Con 401 voti a favore, 192 contrari e 40 astensioni, è stato adottato l’accordo con il Vietnam, accompagnato da una seconda risoluzione – di accompagnamento – anch’essa adottata con 416 voti favorevoli, 187 contrari e 44 astensioni. L’obiettivo è di contribuire a fissare gli standard commerciali nella regione ASEAN e di portare ad un probabile futuro accordo multilaterale di commercio e investimenti. Il Parlamento europeo considera l’accordo “un forte messaggio a favore di un commercio libero, equo e reciproco, in un periodo segnato da crescenti tendenze protezionistiche e da importanti sfide per il commercio multilaterale basato su norme”.

Anche la Commissione europea si ritiene soddisfatta per questi accordi: “L’accordo UE-Vietnam ha un enorme potenziale economico di cui beneficeranno i consumatori, i lavoratori, gli agricoltori e le imprese e non si tratta di meri vantaggi economici. Dimostra che la politica commerciale può fungere da catalizzatore di progresso”, ha osservato Hogan, il Commissario per il Commercio.

Il contesto

L’Unione europea e il Vietnam hanno firmato un accordo commerciale e un accordo sulla protezione degli investimenti il 30 giugno 2019. Gli accordi sono stati presentati dalla parte vietnamita all’Assemblea nazionale per la ratifica, e dalla parte dell’UE al Parlamento europeo per il suo consenso, nonché ai rispettivi parlamenti nazionali degli Stati membri dell’UE nel caso dell’accordo sulla protezione degli investimenti. Il Vietnam è il sedicesimo partner commerciale dell’UE per le merci e il secondo partner commerciale dell’UE nell’Associazione delle nazioni del Sud-Est asiatico (ASEAN). Le principali esportazioni dell’UE verso il Vietnam sono prodotti ad alta tecnologia, compresi macchinari e attrezzature elettrici, aeromobili, veicoli e prodotti farmaceutici. Le principali esportazioni del Vietnam verso l’UE sono apparecchi telefonici, prodotti elettronici, calzature, tessuti e abbigliamento, caffè, riso, frutti di mare e mobili. Con uno stock totale di investimenti esteri diretti pari a 6,1 miliardi di euro (2017), l’UE è uno dei maggiori investitori stranieri in Vietnam. Il più grande settore di investimento da parte dell’UE è la lavorazione e la produzione industriale.

L’accordo

I negoziati commerciali e di investimento bilaterali con il Vietnam sono stati avviati nel 2012 e completati nel 2018. Gli accordi con il Vietnam sono i secondi (a seguito di quelli con Singapore) conclusi tra l’UE e un paese del sud-est asiatico e rappresentano un punto d’inizio per un maggiore impegno tra l’UE e la regione. Gli accordi commerciali e di investimento sviluppano la dimensione commerciale delle relazioni bilaterali tra l’UE e il Vietnam che trovano le loro basi e sono regolate dall’accordo quadro UE-Vietnam su partenariato e cooperazione (APC) entrato in vigore nell’ottobre 2016. L’accordo approvato dal Parlamento europeo eliminerà quasi la totalità dei dazi doganali tra le parti nei prossimi dieci anni, tempo che il Vietnam ha a disposizione, anche per ciò che riguarda i prodotti europei di esportazione verso il Paese. I servizi quali banche, trasporto marittimo e le poste sono compresi nell’estensione dell’accordo, e inoltre le imprese europee potranno partecipare a gare di appalto pubbliche del governo vietnamita.

Elementi innovativi e positivi dell’accordo sono la tutela ambientale, agendo per la conservazione e gestione sostenibile della fauna selvatica, della biodiversità, della silvicoltura e della pesca; il sostegno del progresso sociale in Vietnam e la tutela dei diritti dei lavoratori. L’accordo prevede inoltre il rispetto e l’applicazione dell’accordo di Parigi e l’approvazione dei progetti di legge sull’abolizione del lavoro forzato e sulla libertà di associazione, entro il 2020 e 2023, con la ratifica delle otto convenzioni fondamentali dell’Organizzazione internazionale del lavoro, per rispettare, promuovere ed attuare in modo efficace i principi dell’ILO in materia di diritti fondamentali. Fondamentale è anche la clausola di sospensione dell’accordo in caso di violazione dei diritti umani.

Il testo dell’accordo commerciale entrerà in vigore una volta che il Consiglio concluderà l’accordo commerciale e le parti chiuderanno le procedure, mentre per l’accordo sulla protezione degli investimenti si dovrà aspettare la ratifica di parlamenti degli Stati membri dell’UE: Una volta ratificato, andrà a sostituire gli accordi bilaterali in materia di investimenti attualmente in vigore tra 21 Stati membri dell’UE e il Vietnam.

Flaminia Maturilli
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