GEOPOLITICA DEL MONDO MODERNO

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Flaminia Maturilli

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Cybersecurity, per la prima volta l’UE impone sanzioni contro gli attacchi informatici

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L’Unione europea affronta le sfide in materia di cibersicurezza ormai da diversi anni, cercando di fornire una risposta agli attacchi cibernetici subiti dagli Stati membri e dalle istituzioni europee. Tali sfide impattano gravemente sulla sicurezza, sulla stabilità e anche sull’ordine democratico, soprattutto vista la sempre maggiore connessione a dispositivi digitali che si compie giornalmente, ormai in modo naturale. Per questi motivi, per la prima volta nella storia dell’UE, il Consiglio dell’Unione europea ha deciso di imporre misure restrittive nei confronti di sei persone e tre entità responsabili di aver compiuto vari hackeraggi, fra i quali “WannaCry”, “NotPetya” e “Operation Cloud Hopper”.

La cibersicurezza in Europa – evoluzione della materia

Le attività portate avanti dall’Unione europea in materia di cibersicurezza sono dovute principalmente a due fattori, molto connessi tra loro: il sempre maggior sviluppo delle tecnologie e del digitale, nella vita di ognuno di noi; i conseguenti attacchi informatici che ne derivano. In particolare, secondo i dati della Commissione europea, gli attacchi perpetrati per mezzo di ransomware, ovvero un malware che infetta i dispositivi, sono triplicati tra il 2013 e il 2015 e l’impatto economico della criminalità informatica si è quintuplicato tra il 2013 e il 2017, tanto da far considerare questo tipo di criminalità una vera e propria sfida per la sicurezza interna dell’Unione europea.

Le prime norme di cibersicurezza adottate dal Consiglio a livello europeo risalgono a maggio 2016: si tratta della direttiva sulla sicurezza delle reti e dei sistemi informativi, introdotta per accrescere la cooperazione tra Stati membri in materia, definendo obblighi di sicurezza per gli operatori di servizi essenziali, in settori quali energia, trasporti, sanità e finanza. Nel giugno 2017 è stato istituito il pacchetto di strumenti della diplomazia informatica, che consente all’UE di utilizzare tutte le misure PESC a fini di prevenzione e deterrenza nei confronti delle attività informatiche dolose. Nel settembre del 2017 è stato varato, invece, un pacchetto di riforme per l’introduzione di sistemi di certificazione a livello europeo per prodotti, servizi e processi TIC, al fine di consentire la crescita del mercato europeo in materia. Negli anni, le istituzioni europee hanno continuato a monitorare la situazione, adottando conclusioni e cercando di rafforzare le proprie capacità di risposta a minacce di questo tipo: nel 2018, il Consiglio ha avviato i negoziati con il Parlamento europeo per giungere ad un accordo sul regolamento sulla cibersicurezza – adottato il 9 aprile 2019 –  istituendo un quadro europeo di certificazione per prodotti, servizi e processi TIC e potenziando l’Agenzia dell’UE per la sicurezza delle reti e dell’informazione.

Ulteriore passo in avanti è stato fatto il 17 maggio 2019, quando il Consiglio ha istituito un quadro che consente all’Unione europea di imporre misure restrittive mirate a scoraggiare e contrastare ogni forma di hackeraggio. L’UE può quindi imporre sanzioni a persone o entità responsabili di attacchi informatici, che forniscono sostegno finanziario, tecnico e materiale per attacchi o sono coinvolti in qualche altro modo.

Diplomazia informatica: le prime sanzioni imposte

Per la prima volta nella storia, il 30 luglio 2020 il Consiglio ha imposto misure restrittive nei confronti di sei persone e tre entità responsabili di aver compiuto attacchi informatici o di avervi preso parte. In particolare, ci si riferisce al tentato attacco informatico ai danni dell’OPCW – Organizzazione per la proibizione delle armi chimiche – e agli attacchi “WannaCry”, “NotPetya” e “Operation Cloud Hopper”; si tratta di entità russe, cinesi e della Corea del Nord. Le sanzioni imposte, parte del pacchetto di strumenti della diplomazia informatica, includono il divieto di viaggio e il congelamento dei beni, oltre al divieto di mettere fondi a disposizione delle persone ed entità inserite nell’elenco delle sanzioni.

Le persone sanzionate sono i cinesi Qiang Gao e Shilong Zhang (coinvolti nell’Operation Cloud Hopper) e i russi Alexey Valeryevich Minin, Aleksei Sergeyvich Morenets, Evgenii Mikhaylovich Serebriakov e Oleg Mikhaylovich Sotnikov (per il tentato attacco contro l’Opcw). Le entità sono invece Tianjin Huaying Haitai Science and Technology Development Co. Ltd (Cina); Chosun Expo (Corea del Nord); il GTsST, centro per le tecnologie speciali del Gru, i sevizi segreti militari russi. Quanto agli attacchi in questione, WannaCry è stato un attacco responsabile di un’epidemia su larga scala avvenuta nel maggio 2017 sui computer con Microsoft Windows: il virus cripta ogni file presente sul computer e chiede un riscatto di centinaia di dollari per decriptarli; il malware ha infettato i sistemi informatici di molte aziende, organizzazioni ed anche università, tra le quali l’italiana Milano-Bicocca. NotPetya, lanciato sempre nel 2017, va invece ad infettare i sistemi dei PC nel loro momento di avvio, impedendo agli utenti di riuscire ad accedere ai computer; successivamente, richiede che l’utente effettui un pagamento di Bitcoin per riottenere l’accesso al sistema. Questo tipo di attacco è stato fatto ricadere su un gruppo di hacker russi.

L’Alto rappresentante Josep Borrell, in merito alla questione, ha dichiarato: “L’Unione europea e gli Stati membri continueranno a promuovere con forza comportamenti responsabili nel cyberspazio e inviteranno tutti i paesi a cooperare a favore della pace e della stabilità internazionali, ad esercitare la dovuta diligenza e ad adottare le misure appropriate contro gli attori che conducono attività informatiche dannose”.

Gli ultimi sviluppi del Covid-19 in Repubblica Ceca

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La pandemia di Covid-19 in corso coinvolge ancora la Repubblica Ceca, con ormai 15.000 casi affermati. Il perdurare della crisi ha portato all’istituzione di un nuovo Consiglio governativo per i rischi sanitari, diventato il nuovo organo consultivo permanente per la pandemia. Tuttavia, la pandemia non interessa nello stesso modo tutto il Paese ma è diffusa in aree più o meno contagiate: per questo, il governo ha previsto anche un sistema di classificazione regionale a mo’ di semaforo che comprende quattro livelli di diffusione del virus, zero, verde, giallo e rosso.

Il Consiglio governativo per i rischi sanitari

Il Consiglio governativo per i rischi sanitari è diventato il nuovo organo consultivo permanente del governo di Praga. Il gabinetto di Andrej Babiš, il Primo ministro, ha deciso di istituirlo nella riunione di lunedì 27 luglio 2020. I ministri hanno approvato, tra le altre cose, l’annuncio di un nuovo programma di sussidi per la remunerazione dei dipendenti nelle strutture di cura ospedaliere a lavoro durante l’epidemia di Covid-19. Il nuovo organo consultivo, il Consiglio governativo per i rischi sanitari, affronterà le principali questioni sanitarie che potrebbero presentare una minaccia per i cittadini o per il territorio della Repubblica ceca. Il Primo ministro ha affermato che questo Consiglio è stato istituito non solo per affrontare al meglio la pandemia da coronavirus, ma anche per tutti gli altri rischi per la salute che si presenteranno in futuro. Il punto è dunque unire le forze in un sistema che deve avere un chiaro apparato di gestione. Il Primo ministro, inoltre, nell’annunciare l’istituzione del Consiglio, ha comunicato anche il suo ruolo quale presidente del Consiglio. I vicepresidenti sono il ministro dell’Interno e il ministro della Sanità, mentre gli altri membri sono il ministro della Difesa, i delegati del governo per la digitalizzazione, la scienza e la ricerca nel settore sanitario, il presidente dell’Associazione delle regioni della Repubblica ceca e i rappresentanti delle compagnie di assicurazione sanitaria.

Il Consiglio riferirà al gruppo di gestione centrale integrato, che sarà l’organo operativo esecutivo e si occuperà dei problemi a livello operativo. Questo organo sarà gestito dal Capo Igienista della Repubblica Ceca e, oltre al Ministero della Salute, coinvolgerà anche esperti dell’Esercito ceco, che aiuteranno sia la gestione efficace del progetto Smart Quarantine sia la fornitura di campioni.

Il riconoscimento agli operatori sanitari

Nella riunione di lunedì 27, il governo ha anche deciso come premiare gli operatori sanitari e non sanitari che hanno affrontato, in prima persona, gli effetti dell’epidemia di coronavirus nelle strutture ospedaliere. Le strutture mediche ospedaliere saranno in grado di richiedere i soldi previsti al Ministero della Salute attraverso il nuovo programma di sussidi per sostenere economicamente la straordinaria valutazione dei dipendenti e, più in generale, i fornitori di cure ospedaliere in relazione all’epidemia di COVID-19, che avrà un importo di 11,25 miliardi di corone. Il fattore decisivo nella concessione della remunerazione prevista sarà se i dipendenti hanno lavorato a tempo pieno nel periodo che va dal 1° marzo al 31 maggio 2020. In tal caso, le professioni mediche avranno diritto a una remunerazione straordinaria di 25.000 CZK al mese e i professionisti non sanitari a 10.000 CZK al mese, a seconda del numero di ore effettivamente prestate.

La prima riunione del Consiglio

Il Consiglio governativo per i rischi sanitari si è riunito per la riunione inaugurale presso l’Accademia Straka martedì 28 luglio. Allo stesso tempo, anche il gruppo di gestione centrale integrato, che è l’organo operativo esecutivo del Consiglio, si è riunito per la prima volta e ha assunto il controllo del progetto Smart Quarantine, attuando una cooperazione con le stazioni regionali e la gestione del sistema di campionamento. Nella prima riunione congiunta, i membri del Consiglio hanno affrontato principalmente l’attuale situazione ed hanno anche discusso i prossimi passi necessari nella lotta contro l’epidemia di coronavirus, come la gestione del sistema di classificazione a semaforo pianificato per la Repubblica ceca.

Il sistema di classificazione regionale

Al fine di combattere l’aumento dei casi di coronavirus nel paese, il Ministro della sanità Vojtěch ha presentato il sistema di classificazione a semaforo per la Repubblica Ceca, che dispone di quattro livelli. La situazione epidemiologica generale nella Repubblica Ceca procede piuttosto bene, ma alcune aree sono da tenere sotto un maggior controllo. La situazione peggiore è ancora nella capitale Praga, nella regione moravo-slesiana e nella regione di Jihlava. “Ci sono quattro livelli”, ha annunciato Vojtěch in una conferenza stampa. Le aree con zero gradi mostrano dove il rischio di infezione è minimo o zero, poi si procede come un vero e proprio semaforo. Il primo livello è contrassegnato in verde e indica episodi sporadici di Covid-19 ma senza rischio di trasmissione della comunità. Il secondo grado è di colore giallo: in queste aree si sta riscontrando un certo livello di trasmissione della malattia nella comunità. L’ultimo livello, il terzo, è di colore rosso: si tratta di aree in cui si sta monitorando la crescente trasmissione del virus nella comunità e il rischio di infezione è significativamente più elevato. “La prima pubblicazione di mappe, che passerà anche attraverso gli Uffici sanitari pubblici regionali, avrà luogo all’inizio della prossima settimana, il 3 agosto”, ha precisato il responsabile delle statistiche, aggiungendo che le mappe verranno aggiornate ogni settimana in base a come evolve la situazione.

Il Recovery Fund e il bilancio UE in esame al Parlamento europeo

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Il 23 luglio 2020 i deputati del Parlamento europeo si sono riuniti in una plenaria straordinaria per valutare i risultati del Consiglio europeo straordinario del 17-21 luglio. Presenti in aula anche i Presidenti di Consiglio e Commissione, Charles Michel e Ursula von der Leyen, che hanno tenuto dei discorsi di fronte agli eurodeputati. Dopo un acceso dibattito, i deputati hanno adottato una risoluzione sul Quadro Finanziario Pluriennale, sul sistema di risorse proprie e sul piano di ripresa per l’Europa, il Recovery Plan.

Il dibattito in plenaria

Il 23 luglio si è tenuta a Bruxelles la plenaria del Parlamento europeo che esamina i risultati ottenuti dal Consiglio europeo straordinario del 17-21 luglio. Il Presidente dell’Europarlamento, David Sassoli, nel commentare i risultati del Consiglio europeo dei Capi di Stato e di Governo, ha affermato: “Dopo giorni di discussioni i cittadini europei si aspettano una conclusione all’altezza di questa fase storica. Siamo preoccupati per un futuro che mortifichi la solidarietà europea e il metodo comunitario. Il Parlamento europeo ha indicato le proprie priorità e si aspetta che vengano rispettate. Il Quadro finanziario pluriennale deve assicurare nel medio periodo la copertura adeguata delle principali sfide europee, come il green deal, la digitalizzazione, la resilienza e la lotta alle disuguaglianze”. Come si evince dunque, il Parlamento europeo ha voluto fissare delle condizioni, quali nuove risorse, una efficace difesa dello stato di diritto, la soppressione dei rebates, senza le quali, non darà il proprio consenso.

Nonostante gli sforzi compiuti in sede di Consiglio europeo per arrivare ad un accordo, gli eurodeputati sono stati tutt’altro che entusiasti di quanto si è compiuto. In particolare, sebbene il Recovery Fund rappresenti un “passo storico” per l’Unione europea, le priorità a lungo termine dell’UE sono a rischio. Durante il dibattito, si riconosce l’importanza del Fondo di ripresa, in quanto per la prima volta i paesi accettano di emettere un debito congiunto, ma i deputati non si dicono soddisfatti dei tagli apportati al bilancio a lungo termine. “Non siamo pronti ad inghiottire il boccone del QFP” ha dichiarato Weber del PPE; “non si dovrebbero accettare tagli in un momento in cui dobbiamo rafforzare la nostra autonomia strategica e ridurre le disparità tra gli Stati membri” ha aggiunto il leader del gruppo S&D, Garcìa Pérez. Alcuni deputati hanno sottolineato come la questione del rimborso del debito non sia stata risolta, insistendo sul fatto che l’onere non deve ricadere sui cittadini e raccomandando la necessità di un solido sistema di nuove risorse proprie. Altri deputati hanno sottolineato come “l’UE non è un bancomat per i bilanci nazionali”.

In generale, ciò che emerge è che i deputati hanno riscontrato delle criticità in quanto accordato dal Consiglio e, dunque, si sono detti pronti a negoziare per apportare i necessari miglioramenti alle posizioni del Consiglio.

La risoluzione: il Parlamento rifiuta l’accordo sul bilancio e pone paletti su risorse proprie e Stato di diritto

Dopo il dibattito, il Parlamento europeo ha approvato una risoluzione: con 465 voti a favore, 150 contrari e 67 astensioni, i deputati hanno voluto esprimere il cordoglio per le vittime del coronavirus, rendere omaggio ai lavoratori che hanno lottato contro la pandemia e hanno espresso la loro posizione in merito al Recovery Fund e al bilancio europeo. In particolare, il Parlamento ha accolto con favore il Recovery Fund ma, allo stesso tempo, lo stesso non è avvenuto con il bilancio europeo. I deputati hanno criticato i pesanti tagli apportati ai programmi orientati al futuro – dal 2024, il bilancio dell’UE sarà sotto i livelli del 2020 – in quanto mineranno le basi di una ripresa sostenibile e resiliente. Il Parlamento ha dunque rifiutato l’accordo politico sul QFP 2021-2027, dicendo che “non è disposto ad avallare formalmente una decisione già presa”. I deputati si dicono pronti “a non concedere l’approvazione” fino a quando non sarà raggiunto un accordo soddisfacente nei prossimi negoziati fra il Parlamento europeo e la Presidenza tedesca del Consiglio, con l’obiettivo di ottenere un quadro definitivo entro ottobre, per non compromettere un inizio agevole da gennaio 2021. Altro argomento spinoso è lo Stato di diritto: il Parlamento critica fortemente il fatto che il Consiglio abbia indebolito gli sforzi di Commissione e Parlamento volti a difendere lo Stato di diritto, i diritti fondamentali e la democrazia nel quadro del QFP e del piano per la ripresa. Infine, i deputati affermano che non daranno la loro approvazione al QFP senza un accordo sulla riforma del sistema delle risorse proprie dell’UE, che includa uno strumento per la copertura dei costi relativi al rimborso del Next Generation EU. I parlamentari affermano che, in quanto contrari ad ulteriori tagli ai programmi chiave e all’aumento dei contributi nazionali, la creazione di nuove risorse è “l’unico metodo di rimborso accettabile”.

La divisione di PD e M5S in Europa sul MES

In Italia, i principali partiti di maggioranza hanno accolto in modo estremamente positivo il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte, il quale, di rientro da Bruxelles, si è recato alla Camera e in Senato per esporre ai deputati italiani quanto avvenuto in sede di Consiglio europeo. A Bruxelles, invece, i partiti di maggioranza si sono divisi, così come accade anche da mesi in politica interna per quanto riguarda l’attivazione del Meccanismo europeo di Stabilità. Il Partito Democratico e il Movimento 5 Stelle hanno votato in modo diverso sull’emendamento presentato dalla Lega e dal gruppo Identità e democrazia alla risoluzione del Parlamento europeo. L’emendamento chiedeva di respingere un utilizzo del MES per stimolare l’economia in seguito alla crisi degli ultimi mesi: Lega, Fratelli d’Italia e M5S hanno votato a favore dell’emendamento, poi bocciato con 560 voti contrari; i democratici – PD, Azione e Italia Viva – insieme a Forza Italia, hanno invece respinto l’emendamento.

La Repubblica Ceca nei negoziati europei, il bilaterale con l’Italia e la posizione di Visegrad

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Nella settimana chiave per il futuro dell’Unione europea, fondamentali sono stati gli incontri bilaterali tra paesi, i veri momenti di negoziazione dell’accordo sul Recovery Fund. Per questo motivo, il 20 luglio Il Sottosegretario agli Esteri, Ivan Scalfarotto, ha avuto un colloquio in videoconferenza con il Viceministro degli esteri della Repubblica ceca, Chmelař. Nello stesso momento, il premier Babis giocava la partita più importante, quella a Bruxelles, facendo squadra con i paesi Visegrad.

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Polonia, la rielezione di Duda e il monito del Parlamento europeo

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Questa settimana è stata per la Polonia particolarmente intensa: le elezioni presidenziali hanno riconfermato Andrzej Duda quale presidente della Polonia con il 51,21% dei voti, superando di poco il candidato avversario, sindaco di Varsavia. Inoltre, il Parlamento europeo si è espresso in merito alla questione dello Stato di diritto. Il comitato per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni dell’UE ha adottato un progetto di relazione in cui afferma che vi sono violazioni dello stato di diritto in Polonia, chiedendo al Consiglio e alla Commissione di tenere d’occhio i diritti fondamentali.

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Gruppo Visegrad, la presidenza alla Polonia e la posizione comune sul Recovery Fund

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Il mese di luglio è particolarmente importante per il gruppo Visegrad: i primi ministri di Repubblica Ceca, Polonia, Ungheria e Slovacchia si sono incontrati a Varsavia e, in questa occasione, il primo ministro Andrej Babiš ha consegnato la presidenza del gruppo Visegrad alla Polonia. Il 1° luglio, la Polonia ha assunto la sesta presidenza e con il motto “ritorno in pista” ha affermato che saranno centrali la ripresa dalla pandemia di coronavirus ma anche una maggiore cooperazione regionale. Poco dopo, vi è stato anche un incontro tra i quattro ministri degli esteri del V4, consolidare il passaggio di presidenza tra Repubblica Ceca e Polonia, di garantire una posizione comune dei quattro paesi in sede di Consiglio europeo ed affrontare le altre importanti questioni centrali nell’UE, dal commercio con i paesi terzi all’allargamento ai Balcani.

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Unione europea, il summit per i cambiamenti climatici e le nuove strategie

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Il 7 luglio 2020 il vicepresidente esecutivo della Commissione europea, Frans Timmermans, il ministro canadese per l’ambiente e i cambiamenti climatici Jonathan Wilkinson e il ministro cinese per l’ecologia e l’ambiente Huang Runqiu hanno presieduto la quarta sessione del Ministerial on Climate Action (MoCA), un meeting che si tiene annualmente per la lotta ai cambiamenti climatici e l’implementazione dell’accordo di Parigi. Inoltre, l’8 luglio, la Commissione europea ha presentato due nuove strategie per una energia e una economia climaticamente neutra: il piano per il sistema energetico del futuro e l’idrogeno pulito.

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Pari opportunità e parità di retribuzione, il Comitato europeo dei diritti sociali riscontra violazioni in Repubblica Ceca

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Il Comitato europeo dei diritti sociali ha riscontrato numerose violazioni del diritto alla parità di retribuzione e alle pari opportunità sul luogo di lavoro. I paesi coinvolti sono numerosi: Belgio, Bulgaria, Cipro, Croazia, Finlandia, Francia, Grecia, Irlanda, Italia, Norvegia, Paesi Bassi, Portogallo, Repubblica Ceca e Slovenia. L’approfondimento del Comitato europeo è seguito alla procedura dei reclami collettivi portata avanti da 15 paesi: tra questi, sono risultati tutti violatori di diritti alla parità di retribuzione e di pari opportunità fuorché la Svezia, unico paese conforme alle disposizioni della Carta sociale europea.

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Commissione UE, doppia procedura di infrazione all’Italia per viaggi e inquinamento

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La Commissione europea ha avviato una doppia procedura di infrazione per l’Italia. La prima è sui rimborsi ai passeggeri per i viaggi cancellati a causa del Covid-19: la modalità di rimborso prevista dall’Italia consente alle compagnie di offrire dei voucher come unica forma di rimborso, mentre ai sensi del regolamento europeo i passeggeri hanno il diritto di scegliere tra il rimborso in denaro o in voucher. La seconda procedura avviata contro l’Italia è motivata dal ritardo nell’adozione del programma nazionale di controllo dell’inquinamento atmosferico e dalla mancata comunicazione alla Commissione, cosa che sarebbe dovuta avvenire entro il 1° aprile 2019.

La procedura d’infrazione per i voucher

Il 2 luglio 2020 la Commissione europea ha avviato un procedimento di infrazione inviando lettere di messa in mora – il primo step della procedura – a Grecia e Italia per violazione delle norme europee sulla tutela dei diritti dei passeggeri. In particolare, si afferma che i due Paesi hanno violato le norme dell’UE in materia di diritti dei passeggeri per quanto riguarda il trasporto aereo e per vie navigabili. Inoltre, l’Italia non ha adottato misure conformi alle norme anche in merito ai trasporti con autobus e nel trasporto ferroviario. Sebbene la Commissione europea riconosca che a causa della pandemia di coronavirus molte imprese si sono trovate ad affrontare situazioni insostenibili, si pone a tutela dei diritti dei passeggeri: le misure nazionali a tutela delle imprese non possono limitare i diritti dei passeggeri. Ciò di cui i Paresi sono accusati è che hanno adottato una legislazione che consente di offrire voucher come unica forma di rimborso, quando invece secondo i regolamenti europei i passeggeri hanno il diritto di scegliere tra un rimborso in denaro o in altra forma, tra cui anche i voucher; i passeggeri si sono dunque trovati costretti ad accettare la soluzione dei voucher. L’Italia ha infatti permesso alle compagnie di trasporti che cancellano un viaggio per motivi legati al covid-19 di fino al 30 settembre di emettere un voucher di importo pari a quello del biglietto, senza far scegliere se avere indietro i soldi.

Grecia e Italia hanno due mesi di tempo per rispondere alla lettera della Commissione e, trascorso il tempo previsto, la Commissione potrà decidere di inviare un parere motivato. La procedura avviata può culminare in gravi sanzioni per i Paesi, ma al momento è solo nella sua fase iniziale e il tutto dipende da come evolverà la situazione in Grecia e Italia.

Sempre in quest’ambito, la Commissione europea ha ribadito che i diritti dei passeggeri e dei consumatori devono essere tutelati anche nell’ambito dei viaggi a pacchetto con la formula del “tutto compreso”: ad emettere i voucher, in questo caso, sono stati i tour operator, anche questa volta senza far scegliere ai consumatori. In quest’ultima occasione, Bruxelles ha inviato delle lettere di messa in mora anche ad altri Stati membri, quali Repubblica Ceca, Cipro, Francia, Croazia, Lituania, Polonia, Portogallo e Slovacchia. Ad accettare con piacere la presa di posizione della Commissione europea è la BEUC, Associazione europea dei consumatori, secondo la quale ora è compito dei governi garantire il rimborso ai viaggiatori e ripristinare la fiducia nel settore turistico.

La seconda procedura per l’inquinamento

Sempre il 2 luglio, la Commissione ha sollecitato Italia e Lussemburgo a adottare i loro programmi nazionali di controllo dell’inquinamento atmosferico e comunicarli alla Commissione, secondo quanto stabilito dalla direttiva in materia di riduzione delle emissioni nazionali degli inquinanti atmosferici. Tale direttiva stabilisce gli impegni nazionali di riduzione delle emissioni ed ha l’obiettivo di ottenere livelli di qualità dell’aria che non comportino significativi impatti negativi e rischi per la salute umana e l’ambiente. Compito degli Stati membri è di adottare dei programmi di controllo dell’inquinamento atmosferico nei quali vengano definite le modalità per il raggiungimento delle riduzioni concordate delle loro emissioni annuali. In realtà, gli Stati avrebbero dovuto presentare i loro programmi nazionali di controllo dell’inquinamento atmosferico il 1° aprile 2019. La Commissione ha sollecitato diverse volte ma non avendo ricevuto risposta ha deciso di inviare lettere di costituzione in mora, concedendo a Italia e Lussemburgo tre mesi di tempo per adottare i programmi. In assenza dei programmi, tra tre mesi la Commissione chiederà un parere motivato. Per comprendere l’importanza del piano di controllo dell’inquinamento in Italia, basti pensare a ciò che l’esposizione all’inquinamento atmosferico comporta per i cittadini italiani. Secondo il report “Air quality in Europe” pubblicato dall’Agenzia europea dell’ambiente, ogni anno tre inquinanti atmosferici causano 76.200 vittime: l’Italia è infatti il primo in Europa per morti premature da biossido di azoto (NO2) con circa 14.600 vittime all’anno, ha il numero più alto di decessi per ozono (3.000) e il secondo per il particolato fine PM2,5 (58.600).

Repubblica Ceca, le ultime indagini dell’UE sul conflitto d’interessi e gli aiuti di Stato

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In linea con quanto accaduto lo scorso anno, continuano i problemi tra Unione europea e Repubblica Ceca. Il 19 giugno, gli europarlamentari hanno adottato una risoluzione in cui chiedono di risolvere il conflitto d’interesse nel Paese e di istituire un meccanismo per prevenire i conflitti d’interesse e garantire la registrazione dei nomi dei beneficiari dei fondi europei. Il 23 giugno, la Commissione europea ha avviato un’indagine approfondita per valutare se la compensazione concessa dalla Repubblica Ceca alla Posta ceca per adempiere alla sua missione di servizio pubblico è in linea con le norme dell’UE in materia di aiuti di Stato, in quanto la Posta Ceca è il principale operatore postale della Repubblica Ceca ed è interamente di proprietà dello Stato.

La risoluzione del Parlamento europeo

Venerdì 19 giugno gli europarlamentari hanno adottato, con 510 voti favorevoli, 53 contrari e 101 astensioni, una risoluzione in cui si afferma che il Primo ministro ceco Babiš continua ad essere attivamente coinvolto nell’esecuzione del bilancio europeo, pur continuando a controllare la società Agrofert, uno dei maggiori beneficiari dei sussidi europei in Repubblica Ceca. Si tratta di un conglomerato di oltre 230 aziende che è stato di proprietà del Primo ministro ceco; il gruppo ha fortemente beneficiato di fondi europei, ricevendo circa 36,5 milioni di euro in sussidi agricoli solo nel 2018. L’indagine iniziata nel gennaio 2019 è formalmente ancora in corso, ma i deputati europei hanno insistito sulla necessità del primo ministro di gestire la posizione di conflitto d’interesse in tre modi possibili: rinunciando ai propri interessi commerciali e aziendali; astenendosi dal chiedere finanziamenti europei; astenendosi dalle decisioni europee che riguardano i loro interessi. Attualmente, nessuna legge europea obbliga uno Stato membro a rivelare i beneficiari finali dei fondi europei. Dunque, i deputati hanno chiesto alla Commissione europea di istituire dei meccanismi per prevenire i conflitti di interesse relativi ai fondi europei, non solo per il caso ceco; le norme dovrebbero includere l’obbligo di pubblicare i beneficiari delle sovvenzioni europee e i massimali di pagamento diretto per ogni persona. Nel novembre 2019, tutti i pagamenti dal bilancio europeo alle società del Primo ministro, ricco imprenditore ceco, sono stati sospesi. I deputati della commissione per la sorveglianza del bilancio sostengono che fino a quando le indagini della Commissione europea e dell’Ufficio europeo per la lotta antifrode non saranno completate, il paese non dovrebbe prendere parte alle decisioni sui bilanci dell’UE.

Infine, il Parlamento ha anche condannato l’uso del linguaggio diffamatorio e dei discorsi di odio utilizzato dal Primo ministro Babiš contro gli eurodeputati che hanno preso parte alla missione conoscitiva a Praga nel febbraio scorso, nell’ambito delle indagini per l’irregolarità della gestione dei fondi europei: in particolare, ha definito “squilibrata” Monica Hohlmeier, alla guida della missione della commissione parlamentare per il controllo dei bilanci, ed ha chiamato “traditori” due membri cechi della missione.

In risposta a quanto richiesto dagli europarlamentari, il primo ministro Babiš ha affermato che i legislatori europei “hanno incitato le misure relative a specifici procedimenti penali sul territorio ceco senza conoscenze o prove specifiche”. Inoltre, ha aggiunto all’agenzia di stampa CTK “Penso che questo possa essere percepito come una prova della pressione politica e mediatica sulla magistratura ceca e delle interferenze negli affari interni”.

Le indagini della Commissione europea

La Commissione ha avviato un’indagine approfondita sul finanziamento del servizio postale della Repubblica ceca nell’ambito degli aiuti di Stato. Nel gennaio 2020, la Repubblica ceca ha notificato alla Commissione europea il suo piano di compensazione per le poste ceche per un importo di 7,5 miliardi di corone ceche (circa 282,1 milioni di euro) per l’adempimento dell’obbligo del servizio postale universale nel periodo 2018-2022; ciò include la fornitura di servizi postali di base in tutto il paese a prezzi convenienti e con determinati requisiti minimi di qualità. Tuttavia, nel novembre 2019 la Commissione ha ricevuto due denunce da parte dei concorrenti delle Poste ceche che sostenevano che la compensazione da concedere alle Poste ceche per i suoi obblighi di servizio universale per il periodo 2018-2022 fosse incompatibile con la normativa in materia, in quanto non venivano rispettati i criteri previsti di compensazione. La Commissione teme quindi che la Posta ceca possa essere stata sovracompensata tra il 2018 e il 2022 e, a seguito di una valutazione preliminare, ha deciso di avviare un’indagine approfondita, non escludendo il rischio di sovracompensazione che comporta notevoli distorsioni del mercato. La Commissione esaminerà ora ulteriormente la questione per verificare se le sue ipotesi iniziali verranno confermate ed ha aperto le indagini alle osservazioni anche da parte della Repubblica Ceca.

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