GEOPOLITICA DEL MONDO MODERNO

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Copy of Roma, Amnesty International incontra il capo della polizia

POLITICA di

Una delegazione di Amnesty International guidata dal suo direttore generale Gianni Rufini ha incontrato, nel pomeriggio dell’8 marzo, il capo della Polizia, prefetto Franco Gabrielli.

Nel colloquio, richiesto dall’organizzazione per i diritti umani, Rufini ha sottolineato che Amnesty International è contraria a ogni forma di violenza, inclusa quella nei confronti di agenti di polizia che non di rado si trovano a prendere decisioni e ad agire in condizioni difficili e tese, nonché a reagire ad azioni violente.

L’occasione è stata utile per illustrare nei dettagli il progetto degli “osservatori nelle manifestazioni”, il cui compito – come previsto in altri progetti del genere svolti all’estero – è quello di monitorare il comportamento delle forze di polizia schierate in una manifestazione con funzioni di ordine pubblico e verificare se questo rispetti o meno gli standard internazionali sull’uso della forza e altri standard rilevanti in tali contesti.

Il primo dispiegamento degli osservatori è avvenuto il 24 febbraio, in occasione della manifestazione organizzata dall’Anpi a Roma.

Rufini ha chiarito che il progetto non è “contro le forze dell’ordine” ma consiste in un’attività di monitoraggio degli organi statali fondata sull’impegno assunto da tutti gli stati, sulla base della Dichiarazione universale dei diritti umani e di successivi trattati, non solo di rispettare i diritti umani fondamentali ma anche di rendere conto alla comunità internazionale e alle opinioni pubbliche del modo in cui lo fanno.

Si tratta dunque – ha precisato Rufini – di un progetto di garanzia per tutti, destinato a favorire l’incolumità dei manifestanti ma anche a tutelare la reputazione degli operatori delle forze di polizia che svolgono correttamente il loro lavoro.

Infine, Rufini ha ricordato che dal 2014 al 2016, in collaborazione con Oscad, Amnesty International ha svolto attività di formazione e di aggiornamento professionale degli operatori delle forze di polizia, coinvolgendo 3600 destinatari. Nel 2018 le attività sono proseguite attraverso la formazione dei formatori delle diverse scuole di polizia.

All’esito della riunione il prefetto Gabrielli ha aderito all’invito di programmare incontri con funzionari della Polizia di Stato per un confronto su tematiche di comune interesse.

World Reporter, Antiriciclaggio e lotta alla criminalità organizzata

BOOKREPORTER di

In questa Puntata di World Reporter parleremo della lotta alla criminalità organizzata e in particolare di Antiriciclaggio con Giuseppe Miceli,Giurista abilitato alla professione forense,Professore a contratto Università Niccolò Cusano. Commenteremo le News della redazione di European Affairs Magazine e i fatti internazionali più rilevanti della settimana, buon ascolto!

 

 

Donbass: violata la tregua di natale si continua a combattere

EUROPA di

Mercoledì 20 dicembre 2017 il Gruppo di Contatto Trilaterale, composto dai rappresentanti di Ucraina, Russia e OSCE (rispettivamente Leonid Kuchma, Mikhail Zurabov e Heidi Tagliavini) hanno raggiunto un accordo per il ripristino di un cessate il fuoco da tenersi durante le vacanze natalizie e di Capodanno. La tregua, nota come “Christmas Truce”, sarebbe entrata in vigore il 23 dicembre a partire da mezzanotte.

Ciononostante si sono registrate numerose violazioni del cessate il fuoco da parte dei militanti russi nella zona ATO (che sta per Anti-Terrorist Operation Zone), già a partire dalla prima giornata di tregua. Il servizio stampa del Quartier Generale del Conflitto nel Donbass ha registrato sulla pagina Facebook tre attacchi da parte dei militanti russi alle Forze Armate ucraine nel corso della giornata di sabato 23 dicembre. I militanti avrebbero aperto il fuoco con mortai da 82 mm, lanciagranate e armi di artiglieria pesante.

Successivamente, fino a lunedì 25 dicembre non si sono registrate ulteriori violazioni del cessate il fuoco. Il sito Front News International riporta: “Oggi nella zona ATO, per la prima volta dopo l’entrata in vigore della tregua di Natale e Capodanno, non ci sono state violazioni del cessate il fuoco. Ma alle 19:00 i militanti hanno nuovamente violato il regime del silenzio. Ciò è stato segnalato nel centro stampa della sede dell’ATO. “Alle 18.00, lungo l’intera linea di demarcazione delle parti, non è stato registrato un solo bombardamento: verso le 19 i militanti hanno violato pesantemente gli accordi di Minsk, usando mortai da 120 mm sulle fortificazioni di difesa delle forze dell’ATO nel Pavlopol. Cinque minuti dopo, gli invasori sono stati liberati dall’insediamento “Sosnovskoye” temporaneamente occupato” riporta il rapporto. Il centro stampa ha osservato che le unità delle Forze armate dell’Ucraina nell’area di attuazione dell’ATO assicurano l’attuazione di tutte le misure per mantenere il regime di cessate il fuoco lungo l’intera linea di delimitazione delle parti e aderiscono rigorosamente agli accordi di Minsk.

Durante la giornata di mercoledi 27 dicembre, sempre nella zona ATO nel Donbass, i militanti della Repubblica Popolare del Donetsk e della Repubblica Popolare del Luhansk, nonostante la tregua, hanno sparato 6 volte sulle posizioni delle Forze armate dell’Ucraina, a seguito delle quali un soldato ucraino è stato ucciso, tre soldati sono rimasti gravemente feriti e due sono rimasti feriti. Il Centro Stampa dell’ATO dichiara “Nonostante gli accordi raggiunti a Minsk sulla tregua natalizia e di Capodanno, le truppe sostenute dalla Russia hanno continuato a violare il cessate il fuoco e hanno lanciato attacchi alle Forze armate dell’Ucraina, usando mortai e artiglieria proibiti”.

Il giorno successivo invece il Centro Stampa del Quartier Generale della ATO ha registrato 3 attacchi da parte dei militanti filo-russi.  “Nonostante gli accordi raggiunti a Minsk per la tregua di Natale e Capodanno, le forze di occupazione russe non hanno smesso di bombardare le posizioni delle Forze armate dell’Ucraina Oggi gli invasori hanno sparato tre colpi mirati nei punti di forza delle forze dell’ATO Tutte le violazioni del regime di cessate il fuoco hanno avuto luogo nella direzione di Donetsk “, afferma il rapporto. Presso la sede dell’ATO è stato notato che i militanti di Azov hanno provocato soldati ucraini per combattere lo scontro vicino a Pavlopol.

“All’inizio il nemico ha sparato con mitragliatrici di grosso calibro e armi di piccolo calibro, e poi ha aumentato la pressione con cinque mine da 82 mm e diverse lanciagranate. Inoltre, nella periferia di Krasnogorovka, il nemico ha violato la tregua con l’utilizzo i armi leggere “, ha aggiunto il centro stampa. In altre parti della difesa ucraina non sono state registrate violazioni del cessate il fuoco. I soldati ucraini non hanno aperto il fuoco in risposta.

Le violazioni del cessate il fuoco sono dunque numerose, e sembrano non vedere la fine.

Secondo quanto riportato dal rapporto del 5 gennaio 2018 della Missione Speciale di Monitoraggio dell’Ucraina dell’OSCE (OSCE SMM), sono avvenute 131 esplosioni nella zona ATO durante la sola giornata del 4 gennaio.

La situazione nel Donbass, dunque, è ancora grave, e non sembra mostrare cenni di miglioramento.

Nonostante diverse nazioni, tra cui la Germania, la Francia e il Canada, si siano interessate alla questione e dichiarino di voler aiutare l’Ucraina con l’insediamento di una missione speciale di peacekeeping promossa dall’ONU, quest’ultima sembra essere ancora lontana.

La Guerra del Donbass, dunque, sembra prossima a compiere 4 anni dall’inizio del conflitto il 6 aprile 2014.

“Un mondo senza vaccini ?” il nuovo libro di Francesco Galassi

BOOKREPORTER di

Bookreporter intervista Francesco Galassi, dottore e Paleontologo. Nel mondo moderno il valore delle vaccinazioni è stato spesso messo in discussione e una gran messe di teorie pseudoscientifiche non supportate da dati incontrovertibili è continuamente presentata con il fine di evidenziarne la pericolosità.

Mentre il compito della divulgazione scientifica è quello di illustrare la verità della ricerca scientifica in termini accessibili da parte del pubblico più vasto possibile, la paleopatologia e la storia della medicina hanno il potere di richiamare alla memoria, dati e prove alla mano, la realtà del mondo prima delle vaccinazioni: un mondo caratterizzato da epidemie mortali, morti che la scienza moderna può tranquillamente evitare, capaci anche di scuotere le fondamenta di grandi imperi e società che si consideravano avanzate e solide.

Buona visione!

 

 

Bookreporter in Medio Oriente con Alberto Negri, inviato del Sole 24 Ore

BOOKREPORTER di

Il nostro ospite di oggi è Alberto Negri, grande esperto di Medio Oriente, di cui ce ne parlerà nella puntata di oggi. Inoltre, discuteremo sulla crisi del Golfo e sul rapporto tra Arabia Saudita e Qatar.

Aurora ci ha parlato del GCC (Gulf Cooperation Council) Il Consiglio per la cooperazione nel Golfo è stato istituito nel maggio del 1981 dai paesi arabi facenti parte del Golfo Persico: Arabia Saudita, Bahrain, Emirati Arabi Uniti, Oman, Qatar e Kuwait. Il GCC aveva come obiettivo implicito anche quello di costituire un contro-bilanciamento alla crescente influenza iraniana sul mondo arabo.

Con Laura Laportella parleremo del Docufilm “Caschi Bianchi” un prodotto targato Netflix, racconta quella che è la straziante situazione in Siria, continuamente sotto bombardamenti. In questo docu-film, i “Caschi Bianchi” seguono l’operato di tre soccorritori volontari ad Aleppo, città siriana fra le più devastate dalla guerra e dai bombardamenti.

Buon ascolto!!!

 

La missione di Trump nel continente asiatico

AMERICHE di

Ad un anno dalla sua elezione il presidente americano affronta un viaggio cruciale per la politica estera statunitense.

Il 3 novembre scorso ha avuto inizio la visita ufficiale del presidente Trump nel continente asiatico. Secondo la nota rilasciata dalla Casa Bianca il giorno della partenza, questa visita: «sottolineerà il suo impegno nelle partnership e nelle alleanze di lunga durata degli Stati uniti, ribadendo la leadership degli Stati uniti nel promuovere una regione dell’Indo-Pacifico libera e aperta». La numerosa delegazione partita dagli Stati Uniti, ricca di investitori interessati al mercato asiatico, ha fatto tappa in Giappone, per poi spostarsi in Corea del Sud, in Cina, in Vietnam e infine visiterà le Filippine del tanto discusso presidente Duterte.

Il primo a ricevere Trump è stato il presidente Shinzo Abe, forte della sua recente riconferma a capo del governo giapponese. In primo piano naturalmente la questione Corea del Nord. Il presidente americano ha rinnovato il sostegno militare al paese alleato, d’accordo con le perentorie affermazioni di Shinzo Abe che vorrebbe una linea più dura e decisa contro la dittatura di Kim Jong un. “ È finito il tempo della pazienza strategica” ha affermato Trump, e ancora “Alcuni dicono che il mio linguaggio è forte ma guardate cos’è successo col linguaggio debole degli ultimi 25 anni. Guardate dove siamo ora”. I due presidenti hanno concordato l’invio in territorio nipponico di nuove forniture militari, principalmente scudi anti missili ma anche nuovi F- 35. La visita a Tokyo è stata anche l’occasione per siglare nuovi accordi commerciali, sui quali il presidente Trump ha voluto insistere visto il grosso attivo commerciale che il Giappone vanta sugli Usa.

Seul è stata la seconda tappa del viaggio. Anche in questo caso, una visita di due giorni per garantire sostegno e partecipazione all’alleato sudcoreano. Negli incontri con il presidente Moon Jae in, Donald Trump ha usato toni più pacati, dichiarando che gli Stati Uniti non hanno alcuna voglia di usare la forza per risolvere la questione Corea del Nord, e richiedendo, ancora una volta, un concreto intervento della Cina, ma anche della Russia, per fermare i piani nucleari di Kim Jong un. La visita Seoul è stata preceduta da numerose manifestazioni pro e contro il governo statunitense. I sostenitori chiedono maggiore fermezza e un intervento militare deciso contro la temuta Corea del Nord, i contestatori invece, chiedono che sia mantenuta la pace nel continente e che sia raggiunto un accordo attraverso la diplomazia.

La visita in Cina (denominata “state visit plus” per i grandi onori riservati agli ospiti americani) era la più attesa, certamente la più ricca di spunti politici. Il primo incontro tra Trump e Xi Jinping è avvenuto nella “Città Proibita”, lo storico palazzo degli imperatori, nel quale il presidente cinese, mai cosi saldamente al potere, ha fatto da anfitrione. Si è parlato di Corea del Nord ma anche di scambi commerciali. Per quanto riguarda la minaccia nucleare, Trump ha tentato di strappare alla Cina un impegno concreto per fermare le ambizioni nordcoreane. È chiaro che su questa questione gli Stati Uniti si giocano tutto in termini di credibilità di fronte agli alleati asiatici.

Per quanto riguarda invece gli scambi commerciali, il presidente americano ha ribadito con insistenza la necessità di diminuire il deficit nei confronti della Cina. Sono stati annunciati accordi per circa 250 miliardi di dollari, soprattutto nel settore energetico e in quello tecnologico. Novità anche nel settore degli investimenti finanziari sui quali, specialmente Goldman Sachs, puntava molto. Al termine della visita, nel suo discorso finale, Trump ha riservato parole di stima per il presidente Xi Jimping definendolo “un uomo veramente speciale” ringraziandolo della grande accoglienza riservatagli. Parole concilianti anche sugli scambi commerciali, per cancellare le precedenti accuse alla Cina di agire in modo scorretto sul mercato: “Questa situazione sbilanciata? Colpa di chi mi ha preceduto, non di Pechino”.

Due giorni fa, il presidente degli Stati Uniti ha raggiunto il Vietnam per la quarta tappa del suo viaggio asiatico. Trump ha preso parte al vertice  Apec (Asia-Pacific Economic Cooperation), insieme agli altri leader regionali, tra cui anche il cinese Xi Jinping e il russo Putin.

Proprio l’accordo di libero scambio firmato dai paesi Apec ( il cosiddetto Trans Pacific Partnership) è lo stesso dal quale Trump ha dichiarato di voler svincolare gli Stati Uniti, poco dopo il suo insediamento. Il TPP andrà avanti con la leadership del Giappone, ma il summit tenutosi a Da Nang, è stato per Trump, l’occasione di ribadire la partecipazione attiva degli Stati Uniti alle vicende del continente asiatico, usando una nuova retorica capace al tempo stesso di far risuonare il suo slogan più conosciuto “America First”e di evitare che la scena venisse completamente rubata dal presidente Xi Jinping che proponeva in alternativa al protezionismo americano, un globalismo a guida cinese in grado di portare prosperità e pace, e soprattutto di assicurare alla Cina una posizione di potenza preminente dell’intero continente.

Come riportava la nota pubblicata dalla Casa Bianca, lo scopo del viaggio era quello di promuovere la libera e aperta regione dell’ Indo Pacifico”. Questo concetto, ribadito molte volte nei discorsi di Trump, è al centro della retorica americana che tenta di rassicurare i paesi asiatici tradizionalmente vicini agli Usa. Il continente viene appunto definito come “Indo Pacifico” per sottolineare l’asse strategico che gli Stati Uniti hanno in mente di fortificare con l’ausilio dell’India, primo concorrente della Cina in termini di crescita economica, e del Giappone da sempre stretto alleato militare. Questo asse strategico che potrebbe facilmente coinvolgere paesi come la Corea del Sud, le Filippine e l’Australia, dovrebbe rallentare l’ascesa cinese sia da un punto di vista economico commerciale che da un punto di vista politico militare. Ad esempio, va letto in questa ottica, il sostegno all’India in seguito alle tensioni sul confine indo – cinese.

Dunque, alleati più forti economicamente e militarmente, in modo da poter fronteggiare questioni come la Corea del Nord e i grandi piani commerciali cinesi, il Belt and Road su tutti. Sarà interessante capire quanta fiducia i paesi asiatici riserveranno a Trump, viste anche le beghe interne (calo dei consensi, “Russiagate) e quelle di politica estera che il governo deve affrontare.

Per concludere, il tanto atteso incontro tra Putin e Trump si è trasformato in una breve chiacchierata in cui i due presidenti hanno firmato una nota congiunta sulla Siria. Il documento concordato afferma la necessità di continuare la lotta contro l’Isis e la necessità di una soluzione diplomatica per la Siria attraverso i negoziati di Ginevra, in modo da incentivare la fine degli scontri militari. Inoltre è di poche ore fa, la notizia che tre portaerei nucleari americane hanno iniziato nuove esercitazioni al largo delle coste del Giappone.

 

 

Stati Generali della Croce Rossa Italiana, si discute del futuro

POLITICA di

A Roma la tre giorni della Croce Rossa Italiana per discutere di associazionismo, del futuro dell’organizzazione ma anche dei grandi temi discussi anche all’ONU sulla messa al bando del Nucleare e della sensibilizzazione dei governi sulle troppe morti tra i volontari operatori umanitari. Intervistiamo il Presidente Francesco Rocca e il Vice Presidente Rosario Valastro.

 

L’arma più terribile del momento: lo stupro

SICUREZZA di

La violenza sessuale è diventata in alcuni contesti una vera e propria arma e tattica di combattimento, rientrando così nella categoria dei crimini di guerra e contro l’umanità. A denunciarlo è il report pubblicato il 5 ottobre 2017 dall’ONG Human Rights Watch che, commentando le interviste in RCA del periodo 2015-2017, punta il dito contro i comandanti delle forze armate, colpevoli troppo spesso di aver tollerato se non ordinato le violenze a danno di civili. Precedentemente, nel contesto congolese, era stato il chirurgo D. Mukwege, soprannominato l’uomo che ripara le donne, a condannare quest’arma pericolosamente conveniente ed efficace che distrugge non solo le donne ma anche il tessuto sociale.

Nelle zone di conflitto, le battaglie si combattono sul corpo delle donne. Ad affermarlo è il ginecologo chirurgo D. Mukwege, fondatore e direttore dell’ospedale Panzi a Bukavu nella Repubblica Democratica del Congo. La guerra sembra connaturata in questa zona dell’est: oro, diamanti, coltan attirano vari interessi e armano gruppi ribelli senza scrupoli. Dal 1999, il dottore con il suo staff ha curato più di 50.000 vittime di violenza sessuale. Le cure fornite non riguardano soltanto l’ambito medico ma anche il campo psicosociale e legale.

È necessario sottolineare che, in Africa, le donne sono perno della famiglia e dell’economia. Colpire le donne e distruggerle fisicamente e psicologicamente significa quindi dilaniare il tessuto sociale ed economico e generare ulteriore povertà.

I violentatori vogliono punire e terrorizzare la popolazione civile, indurla a fuggire; il tutto tramite stupri collettivi e pubblici che a volte comprendono l’uso di oggetti contundenti, granate, vetri inseriti crudelmente nelle parti intime. Il dottore, vincitore del Premio Sacharov per la libertà di pensiero 2014, ha sottolineato in varie occasioni che i crimini in questione sono ben pianificati e mirano a mettere in fuga comunità intere.

Non si spiegherebbero altrimenti violenze sessuali così sistematiche di cui sono vittime donne di ogni fascia d’età, minori di entrambi i sessi e addirittura neonati.

Uno scenario simile è presente anche nella Repubblica Centrafricana come denuncia il report HRW. 5 anni di conflitto, 2 gruppi armati principali: i Seleka, di matrice musulmana, e gli Anti-balaka di stampo cristiano-animista.

Le interviste a 296 sopravvissute raccontano casi di stupro e di schiavitù sessuale a danno di ragazze e donne, di età compresa tra i 10 e i 75 anni, che abitano nella capitale Bangui e in altre città come Alindao, Bambari, Boda, Mbrès. Solitamente le vittime sono catturate mentre vanno a scuola o al mercato oppure nei campi dove lavorano.

Ma le violenze si consumano anche in casa, davanti ai mariti e ai figli, costretti a vedere il macabro spettacolo e torturati, mutilati, se non violentati a loro volta. I casi di stupro documentati dall’organizzazione sono 305 ma si tratta ovviamente di un numero indicativo e di una ricerca mirata: l’Onu, ad esempio, denunciò 2.500 casi di violenza sessuale in RCA solo nell’anno 2014.

Delle 296 intervistate solo 145 hanno ricevuto cure mediche adeguate: mancanza di ospedali, costi, paure di stigmatizzazione alla base di tale abbandono. Solo 66 hanno ricevuto un supporto psicologico. Tutte le altre affrontano da sole – perché spesso abbandonate dalla famiglia per la vergogna – gravidanze non desiderate, depressione, DPTS, HIV. I responsabili girano liberi per le città tra deboli istituzioni, pochi tribunali e polizia assente. Eppure si tratta di crimini di guerra e di crimini contro l’umanità diffusi e sistematici come condannati nell’art. 7 dello statuto di Roma della Corte Penale Internazionale.

In Ruanda e in ex-Jugoslavia, il Tribunale penale internazionale per il Ruanda (ICTR) e il rispettivo per i Balcani condannarono le violenze sessuali commesse in quei luoghi come crimine di guerra. La Corte penale speciale di Bangui quando emetterà una simile sentenza? E la Corte Penale Internazionale quando si spingerà oltre le indagini in corso?

Giulia Cataneo – Centro Studi Roma 3000

 

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