IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA NON E’ UN PILOTA MA UN MECCANICO

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Tra “toto nomi”, piani machiavellici e divisioni si è persa di vista la vera sostanza di ciò che il Presidente della Repubblica dovrebbe rappresentare. Un organo di garanzia costituzionale a rappresentanza della nazione che dovrebbe unire invece di dividere.

 

Stando a quanto insegna e stabilisce la Costituzione italiana il Presidente della Repubblica è un organo di potere neutro, cioè un potere che non entra nel gioco politico, che è posto al di sopra delle parti e non svolge alcun ruolo che riguardi la determinazione o l’attuazione dell’indirizzo politico.

Il Presidente della Repubblica, nel quadro di quanto disciplinato dalla Costituzione, vigila sul funzionamento del meccanismo costituzionale ed interviene nel momento in cui le regole che lo disciplinano non vengono rispettate, al fine di assicurare il rispetto di tutte quelle norme che sono state scritte dai nostri padri costituenti.

Dunque, volendo riprendere una metafora del celebre costituzionalista, Michele Ainis, “il Presidente della Repubblica non è un pilota ma un meccanico”. Ed è proprio in virtu’ di queste sua funzione di “meccanico” che il Presidente è il rappresentante dell’unità nazione e, come dice l’art 87 della costituzione, il Capo dello Stato. Egli è un Patriota, ma non nel senso risorgimentale del termine che vede il patriota come una persona che dimostra il suo amore verso la patria lottando e combattendo per essa, ma è un patriota nel senso democratico e istituzionale del termine, che dimostra il suo amore verso la patria accudendola e curandola, quando ne ha bisogno.

Un anno fa Mario Draghi veniva eletto Presidente del Consiglio nel momento più tragico della storia repubblicana. A proporre la sua candidatura a premier fu proprio Sergio Mattarella, che in virtù della sua carica istituzionale, lo ritenne la cura e l’uomo giusto per mettere insieme tutte le forze politiche in nome di un’unità nazionale, che in quel momento di crisi era necessaria.

Dunque, in ragione di quanto accaduto un anno fa e di un corretto funzionamento del sistema, risultano irresponsabili e incoerenti i “toto nomi”, i piani machiavellici e gli innumerevoli accordi sottobanco e soprattutto le divisioni tra le forze partitiche parlamentari che stanno caratterizzando la vigilia della prossima elezione per il Quirinale.

La pandemia non è ancora finita, l’Italia continua a piangere la morte di centinaia di persone al giorno.

Tutto questo riflette e dimostra la poca consistenza e la mancanza di visione della nostra classe dirigente che, nel momento più drammatico della sua storia, è incapace di guardare al futuro e continua ad agire seguendo logiche particolari e a vedere l’elezione della carica più alta dello stato come una sfida piuttosto che un’opportunità.

Se le nostre forze politiche vogliono risollevare veramente questo paese e costruire un futuro per i giovani, come fecero i Togliatti e i De Gasperi del secondo dopo guerra, devono ripartire proprio dalla costituzione e dalla prossima elezione per il Quirinale, che dovrebbe essere vista e interpretata come un’occasione per unire il Parlamento piuttosto che dividerlo. Sono stati proprio i nostri padri costituenti a volere, per il bene del nostro sistema democratico, che la forza politica di cui il Presidente della Repubblica è dotato fosse sempre esercitata in maniera tale da non trasformarlo in uomo di parte. Il Presidente della Repubblica, infatti, deve essere sempre e solo dalla parte della Costituzione e dell’unità nazionale, ed è proprio per questo che le divisioni che stanno caratterizzando la vigilia della sua prossima votazione appaiono, senza dubbio, fuori luogo, specie in un momento di crisi come questo.

 

Dimitri Caporilli

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