Carlo Alberto Dalla Chiesa: Un eroe solo

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Carlo Alberto Dalla Chiesa nacque a Saluzzo il 27 settembre 1920. Dopo essere entrato nell’Arma dei Carabinieri partecipò alla Seconda Guerra Mondiale; dopo la fine del conflitto Dalla Chiesa venne promosso Capitano. In seguito a questa promozione venne inviato in Sicilia, regione che aveva avuto un ruolo chiave per la liberazione dell’Italia, la quale però si trovava ad affrontare nuovamente l’espansione del fenomeno mafioso.

Dalla Chiesa prese servizio presso la caserma di Corleone, paese nel quale all’epoca dell’insediamento di Dalla Chiesa vigeva il dominio del boss-medico Michele Navarra; alle spalle di questo vecchio boss tuttavia c’era un giovane mafioso emergente, che puntava a rimpiazzare Navarra, ovvero Luciano Liggio. Nel 1948 Dalla Chiesa si ritrovo ad indagare sulla scomparsa del sindacalista di Corleone Placido Rizzotto, il quale scomparve in maniera misteriosa. Il giovane sindacalista si ritrovo più volte in contrasto con il clan di Navarra e Liggio per motivi legati alle lotte dei contadini per il diritto alla terra; Rizzotto però si ritrovo coinvolto anche in una discussione molto accesa proprio con Liggio, il quale decise di rapire e uccidere il sindacalista corleonese.

Nonostante la forte omertà della popolazione e l’uccisione in circostanze misteriose dell’unico testimone, il giovane pastorello Giuseppe Letizia (ucciso da Navarra con un’ iniezione letale mentre era ricoverato presso l’Ospedale di Corleone), Dalla Chiesa e i suoi uomini riuscirono ad arrestare e rinviare a giudizio assassini e mandanti dell’omicidio Rizzotto, i quali però vennero assolti nel 1964, al termine di questo processo Dalla Chiesa venne promosso e trasferito al nord Italia.

Successivamente fece nuovamente ritorno in Sicilia. Nel frattempo però Liggio e i suoi luogotenenti Salvatore Riina e Bernardo Provenzano si erano spostati verso Palermo, dove grazie a personaggi politici riuscirono ad inserirsi negli appalti pubblici. Dalla Chiesa rimase in Sicilia fino al 1973, anno nel quale venne promosso generale e impiegato dallo Stato italiano nella guerra contro il gruppo terroristico di estrema sinistra delle Brigate Rosse.

Con il suo aiuto lo Stato italiano riuscì ad ottenere ottimi risultati contro il terrorismo, assicurando alla giustizia molti esponenti di spicco delle Brigate Rosse, come per esempio: Renato Curcio e Alberto Franceschini. Questi risultati furono possibili grazie al pieno supporto dello Stato nei confronti del generale Dalla Chiesa, al quale il governo concesse pieni poteri per fermare la violenza messa in atto dai terroristi. Il Generale portò avanti la lotta contro i brigatisti operando in maniera molto segreta e discreta.

 Nel periodo in cui il generale era impegnato nella sua lotta contro il terrorismo, in Sicilia i Corleonesi, guidati da Salvatore Riina, iniziarono la loro scalata al potere dei vertici di Cosa Nostra, eliminando in poco tempo tutti i principali capi della malavita siciliana, rimpiazzandoli con uomini a loro fedeli; eliminati i principali rivali, Riina divenne il nuovo capo di Cosa Nostra. In seguito a questa seconda guerra di mafia in corso nella città di Palermo, il governo decise di proporre a Dalla Chiesa un nuovo incarico in Sicilia, quello di Prefetto di Palermo, incarico che il generale decise di accettare in seguito all’omicidio del segretario del Partito Comunista Pio La Torre, ucciso a Palermo nell’aprile del 1982.

Appena arrivato in Sicilia il generale oltre alla mafia trovo tra i suoi oppositori anche politici e imprenditori, nella lotta contro la mafia tuttavia lo Stato non gli concesse gli stessi poteri e risorse come contro il terrorismo. Il generale capì subito che in questa sua battaglia contro il potere mafioso era stato abbandonato dalle istituzioni.

L’allora governatore della Sicilia, Mario D’Acquisto invitò Dalla Chiesa ad evitare di rilasciare dichiarazioni contro persone ritenute degli onesti imprenditori, che altri non erano quattro imprenditori catanesi sospettati di essere collusi con il capomafia catanese Benedetto Santapaola. Capo indiscusso della mafia catanese, e uomo di riferimento dei Corleonesi, Santapaola inizio la sua scalata al potere tra la fine degli anni’70 e gli inizi degli anni’80, periodo nel quale prese il controllo totale della città di Catania, eliminando il suo rivale Alfio Ferlito con l’aiuto proprio dei Corleonesi.

Aiutati dal boss catanese, la sera del 3 Settembre del 1982 i Corleonesi decisero di eseguire un attentato contro Dalla Chiesa. Quella stessa sera subito dopo aver lasciato il ristorante nel quale si era recato a cena con la moglie, l’auto nella quale viaggiava il generale venne raggiunta da un commando, che uccise il generale, la moglie e il loro agente di scorta.

La morte di Dalla Chiesa genero molto dissenso tra i cittadini, molti dei quali dichiararono che ogni speranza di sconfiggere la mafia era svanita con la morte di Dalla Chiesa. Dopo la morte del Generale Dalla Chiesa venne approvata la legge Rognoni – La Torre, la quale diede alla Magistratura e alle Forze dell’Ordine una nuova arma per colpire i mafiosi nel loro punto debole, i soldi.

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