UE – Russia, le sanzioni russe ai funzionari europei nell’ambito dello scontro diplomatico

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Venerdì 30 aprile la Russia ha sanzionato otto cariche pubbliche europee, tra le quali figura il presidente del Parlamento europeo David Sassoli, imponendo un divieto di accesso ai suoi territori. Le sanzioni russe sono giunte in risposta a quelle che l’UE ha imposto a sei cittadini russi in violazione dei diritti umani, il 2 e il 22 marzo. La reazione russa si inserisce in un più ampio contesto di “guerra diplomatica” che da tempo viene portata avanti tra la Russia e l’Occidente, in particolar modo per le violazioni dei diritti umani, per quanto accaduto ad Alexei Navalny e per la disputa con i paesi occidentali. Nell’ultimo periodo, oltre alla controversia con la Repubblica Ceca, la Russia ha infatti dichiarato “persona non grata” un dipendente dell’Ambasciata italiana a Mosca ed ha espulso sette diplomatici da Estonia, Slovacchia, Lettonia e Lituania.

Le sanzioni russe

Venerdì 30 aprile la Russia ha sanzionato 8 funzionari europei, impedendo loro l’accesso al Paese, in risposta alle misure limitative che l’UE ha introdotto il 2 e il 22 marzo 2021 nei confronti di sei cittadini russi. È stato il Ministero degli Esteri a rilasciare tale notizia, specificando anche chi sono i diretti interessati. In particolare, la “lista nera” si compone di 8 funzionari europei di diversa provenienza e con diverso ruolo. È stato sanzionato il presidente del Parlamento europeo, David Sassoli, la vicepresidente per i valori e la trasparenza presso la Commissione europea, Vera Jourova, un membro della delegazione francese all’Assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa, Jacques Maire, il pubblico ministero di Berlino, Jorg Raupach, e un funzionario dell’Agenzia svedese per la ricerca sulla difesa, Asa Scott. A questi cinque, si aggiungono tre funzionari delle repubbliche baltiche: Ilmar Tomusk, capo dell’Ispettorato Nazionale sulla Lingua estone, Ivars Abolins, presidente dell’Ente regolatore dei media della Lettonia e Maris Baltins, direttore del Centro linguistico statale della Lettonia.

“L’Unione Europea continua a perseguire la sua politica di misure restrittive illegittime e unilaterali contro i cittadini e le organizzazioni russe”, ha affermato il Ministero degli Esteri con un comunicato, motivando così le sanzioni. In aggiunta, ha accusato l’Unione europea di “minare apertamente e deliberatamente l’indipendenza della politica interna ed estera della Russia”. Quest’ultimo punto si riferisce alle sanzioni che l’UE ha imposto a marzo contro due cittadini russi accusati di persecuzione omofoba nella regione della Cecenia e contro quattro alti funzionari russi vicini a Putin. Infine, nel comunicato figura un’accusa più ampia all’Occidente, dato che quanto accusato all’UE avviene “con l’incoraggiamento degli USA, che non nascondono l’interesse di trasformare l’Europa in un’arena di aspro confronto geopolitico”.

Le reazioni in UE e le future relazioni con la Russia

Non appena appresa la notizia, non sono mancate le reazioni dei leader europei. “Condanniamo con la massima fermezza la decisione odierna delle autorità russe di vietare l’ingresso nel territorio russo a otto cittadini dell’Ue. Questa azione è inaccettabile, priva di qualsiasi giustificazione giuridica e di fondamento. Si rivolge direttamente all’Ue, non solo alle persone interessate”. Così in una nota congiunta i presidenti dell’UE Ursula Von der Leyen, Charles Michel e David Sassoli, aggiungendo che “l’UE si riserva il diritto di adottare misure appropriate in risposta alla decisione delle autorità russe”. Infine, è stato sottolineato come la decisione russa sia “l’ultima e sorprendente dimostrazione di come la Federazione russa abbia scelto di scontrarsi con l’UE invece di accettare di correggere la traiettoria negativa delle relazioni bilaterali”.

A tal proposito, anche l’Alto rappresentante dell’UE, Josep Borrell, ha evidenziato come “le relazioni tra l’Ue e la Russia continuano a deteriorarsi e sono ai minimi”, citando gli ultimi casi di “guerra diplomatica”, quali la concentrazione delle forze militari russe alle frontiere con l’Ucraina, il caso Navalny, la crisi diplomatica con la Repubblica Ceca e con gli altri paesi. Basti pensare che, di recente, la Russia ha espulso sette diplomatici da Estonia, Slovacchia, Lettonia e Lituania, nonché un dipendente dell’Ambasciata italiana a Mosca, invitato a lasciare il paese in quanto “persona non grata”, lunedì 26 aprile. Allo stesso modo, sono diversi i paesi in cui si è reagito con l’espulsione di diplomatici russi, avvenuta in Polonia, Slovacchia, Repubblica Ceca, Bulgaria, Ucraina e anche negli Stati Uniti.

“Dobbiamo essere pronti ad un lungo e difficile periodo nelle nostre relazioni con la Russia. Vedo una tendenza preoccupante delle autorità russe che sembrano scegliere di approfondire il conflitto in modo deliberato, anche con la disinformazione ed altre attività” ha concluso Josep Borrell.

L’intervento del Parlamento europeo

Appena un giorno prima dalla notizia delle sanzioni, anche il Parlamento europeo si è espresso condannando le operazioni russe intorno all’Ucraina e gli attacchi in Repubblica Ceca. In particolare, è stato dato pieno sostegno alla Repubblica Ceca nella disputa diplomatica con la Russia per le esplosioni avvenute nel 2014 nei depositi di munizioni di Vrbetice. Poi, è stata riconosciuta la gravità che comporterebbe un’invasione in Ucraina da parte della Russia e, infine, le autorità russe sono state individuate quali pienamente responsabili per le sorti di Navalny, al pari del presidente Putin. La risoluzione dell’Eurocamera è stata approvata con 569 voti favorevoli, 67 contrari e 46 astenuti: la direzione degli eurodeputati è, senza ombra di dubbio, di accusa verso le attività russe.

La questione rimane, dunque, aperta a possibili scenari: da una escalation della “guerra diplomatica” ad un ritorno sui propri passi da parte della Russia per proseguire nell’ambito della cooperazione.

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