Tensione Stati Uniti – Russia: Biden accusa e minaccia Putin

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Il presidente degli Stati Uniti Joe Biden in una recente intervista alla Abc ha attaccato senza giri di parole Vladimir Putin definendolo un ‘assassino’ scatenando così non solo un forte fermento mediatico, ma l’ovvia reazione del Cremlino che ha richiamato il proprio ambasciatore a Washington, Anatoly Antonov.

Una accusa, quella di Biden, che non solo infrange tutte le regole diplomatiche, ma sottolinea maggiormente quanto l’attuale presidente degli Stati Uniti sia proiettato verso lo scontro con la Federazione Russa sfruttando i media e promuovendo accuse con il solo fine di creare un clima di sospetti nei confronti del Cremlino.

A livello geopolitico, l’attacco sferrato nei confronti del presidente russo suona però come un tentativo disperato di Biden di oscurare i recenti successi russi ottenuti sia nella lotta al Covid-19 che sul piano internazionale.

Non è un mistero, infatti, che lo Sputnik V si sia andato ad affermare come una valida alternativa ai vaccini Pfizer, Moderna e AstraZeneca, essendo stato adottato da più di 40 paesi al mondo mentre lo statunitense Johnson & Johnson (che l’Italia sta attendendo con tanto fervore in un mese, quello di marzo, in cui metà del paese è in zona rossa) sta per fare la propria comparsa sul mercato europeo. Che lo Sputnik V sia scomodo per le politiche estere della Casa Bianca lo si capisce da quanto avvenuto in America Latina secondo quanto si legge a pagina 48 del Rapporto Annuale 2020 del Dipartimento per la Salute statunitense (HSS) dove viene sottolineato come, grazie al ruolo dell’attaché sanitario dell’Ufficio per gli Affari Globali, il Brasile sia stato persuaso a non accettare il vaccino russo mentre a Panama sia stata offerta assistenza tecnica per evitare che il paese accettasse l’aiuto dei medici cubani.[1] Attività di contrasto al vaccino russo o agli aiuti sanitari cubani  irrispettosa nei confronti del difficile momento che l’America Latina, come l’intera comunità globale, sta vivendo a causa della pandemia e che contraddice i principi di cooperazione tanto promossi nell’era Covid-19.

Se andiamo ad analizzare l’operato di Mosca degli ultimi anni a livello internazionale nelle principali aree di crisi è possibile constatare che la Russia è stata decisiva sia nel conflitto siriano nel gestire i difficili equilibri che gli Stati Uniti volevano alterare per sovvertire il Governo di Bashar al-Assad (ricalcando le orme di quanto avvenuto nella Libia di Muammar Gheddafi) sia nel recente conflitto del Nagorno-Karabakh dove il raggiungimento della tregua tra Armenia e Azerbaigian è stato possibile grazie all’intercessione del presidente russo Putin favorendo così la fine di quei combattimenti che hanno causato migliaia di vittime civili.

I toni raggiunti nello scontro Casa Bianca-Cremlino hanno portato in molti a domandarsi se stiamo vivendo l’inizio di una ‘Nuova Guerra Fredda’ che vede nei media un’arma fondamentale. Invero, le dichiarazioni di Biden hanno generato stupore a livello internazionale nonché preoccupazioni che dagli ambienti mediatici il confronto russo-statunitense si possa tramutare in scontro militare.

Se alle ultime elezioni presidenziali statunitensi l’opinione pubblica internazionale vedeva in Biden ‘il paladino della democrazia’ e ‘l’uomo giusto e rispettabile’ opposto all’ex presidente Trump spesso etichettato come ‘guerrafondaio’ e ‘istigatore alla violenza’, dopo questi pochi mesi di presidenza non pochi si sono dovuti ricredere sull’primo inquilino della Casa Bianca che non solo ha sparato a zero contro Russia, Iran, Arabia Saudita e Cina, ma che nella sua corta memoria ha dimenticato quanto fatto dagli Stati Uniti in Afghanistan, Iraq, Siria, Libia durante la sua permanenza al Congresso o il suo mandato di vicepresidente al fianco di Barack Obama quando le continue missioni militari Made in USA in territori stranieri hanno comportato un numero elevato di vittime civili.

Le parole di Biden seguono un filone di accuse nei confronti della Russia di Putin che ha visto di recente l’attenzione mediatica soffermarsi sull’interferenza del Cremlino nelle elezioni statunitensi o sulla figura di Navalny, blogger russo promosso dalla Casa Bianca come il ‘simbolo dell’opposizione’ contro la leadership del presidente russo. Se le continue accuse della ‘mano di Mosca’ nel processo elettorale statunitense sembrano oramai divenute un cliché non più in grado di fare grande scalpore, anche il supporto a Navalny si è tramutato nel tempo in un ulteriore tentativo vano di scalfire Putin, perché ancora ad oggi la maggior parte della popolazione russa vede il presidente russo come simbolo di stabilità e garanzia di protezione della sovranità del paese. In effetti, secondo quanto emerge dall’ultimo sondaggio condotto dal Centro di Analisi Yuri Levada, circa il 65% della popolazione russa approverebbe l’operato di Putin.[2]

In ultimo è possibile evidenziare come le parole di Biden precedono di pochi giorni l’anniversario dell’annessione della Crimea all’interno del territorio della Federazione Russa avvenuta a seguito del referendum tenutosi il 16 marzo 2014 in cui la riunificazione con la Russia era stata votata dal 96,77% dei crimeani e dal 95,6% dei residenti di Sebastopoli. Referendum dovuto alla famosa Crisi Ucraina che ha comportato le sanzioni occidentali ai danni della Russia le quali negli anni hanno mostrato la loro poca efficacia nel sovvertire sia l’esito del referendum e sia la creazione della Repubblica di Donetsk e della Repubblica di Lugansk in Ucraina orientale (dove si combatte ancora un conflitto che molti definiscono ‘congelato’ o a ‘bassa tensione’) favorendo invece l’aumento del supporto interno al presidente russo Putin e di conseguenza sottolineando una certa incapacità dell’Occidente, e in special modo degli Stati Uniti, nel contrastare l’emergere della potenza russa nel panorama internazionale (come era avvenuto anche nel 2008 nel Caucaso durante il breve conflitto russo-georgiano).

L’auspicio è che i toni possano abbassarsi in un periodo storico reso difficile dagli effetti della pandemia in cui la cooperazione dovrebbe essere alla base dei rapporti internazionali. Biden, con le sue affermazioni, ha mostrato forse il suo vero progetto in politica estera il quale, ricalcando il modello perseguito da Barack Obama, mira a rafforzare l’ingerenza statunitense nella politica interna sia dei propri alleati che dei ‘nemici’ (le accuse fatte recentemente a Muhammad bin Salman dell’Arabia Saudita oppure al Governo cinese in merito agli uiguri sono un esempio) e riportare il mondo al sistema unipolare degli anni ’90 che permise a Washington di garantire i propri interessi a livello globale attraverso gli interventi militari e la famosa ‘esportazione della democrazia’. Un modello che le vittime civili in Afghanistan, nei Balcani, in Iraq, Siria, e Libia conoscono molto bene.

[1] Department of Health and Human Service (2020) 2020 Annual Report. Link: https://www.hhs.gov/sites/default/files/2020-annual-report.pdf.

[2] Dati consultabili al seguente link: Levada Tsentr (2020) Odobrenie Dejatel’ Novosti Vladimira Putina. Link: https://www.levada.ru/.

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