Il caso AstraZeneca

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AstraZeneca, azienda biofarmaceutica britannico-svedese, sin dall’inizio della campagna vaccinale è stata al centro dell’attenzione: in un primo momento l’azienda ha annunciato ritardi nelle forniture dei vaccini contro il Covid-19, contrariamente agli accordi presi con la Commissione europea nei mesi scorsi. In questi giorni è tornata a far parlare di sé dopo che diversi paesi europei hanno deciso di interrompere, in via precauzionale, le somministrazioni del vaccino prodotto dall’azienda a causa di timori legati a possibili controindicazioni, quali problemi circolatori e trombosi. Tuttavia, sia l’Agenzia europea per i medicinali che l’Agenzia italiana del Farmaco hanno chiarito che non vi è nessun nesso di causalità tra la somministrazione del vaccino e quanto accaduto, invitando i paesi a riprendere al più presto le vaccinazioni con AstraZeneca.

I primi controlli e la sospensione del lotto

Nel pieno della campagna vaccinale e dell’emergenza da Covid-19, la somministrazione del vaccino prodotto dall’azienda farmaceutica AstraZeneca ha destato i primi sospetti. La prima settimana di marzo, l’Austria ha deciso di interrompere l’utilizzo di un lotto di AstraZeneca per alcuni casi di trombosi. L’11 marzo scorso, la Danimarca ha sospeso l’utilizzo di tale vaccino in quanto sono stati riscontrati problemi circolatori su persone vaccinate da poco. A tal punto, l’EMA – Agenzia europea per i medicinali – ha diffuso un comunicato stampa sostenendo l’assenza di una casualità diretta tra vaccino e trombosi, affermando che i benefici superano i rischi.

Tuttavia, onde evitare alcun peggioramento della situazione, anche l’AIFA – Agenzia Italiana del Farmaco – ha disposto, in via precauzionale, un divieto di utilizzo su un lotto di vaccini AstraZeneca (ABV2856) per farlo analizzare dall’Istituto Superiore di Sanità e verificare se effettivamente vi fossero eventuali anomalie. In questo primo momento, è stata disposta la sospensione soltanto per questo preciso lotto di AstraZeneca, decidendo dunque di non incidere sull’intera campagna vaccinale per non rallentare ulteriormente la distribuzione di vaccini. In particolare, il processo di consegna dei vaccini prevede numerosi controlli da parte del produttore, con verifiche incrociate e mantenendo la tracciabilità di ogni dose, assicurandosi che ogni vaccino fosse sicuro. La stessa AIFA, nel primo rapporto emesso, non aveva riscontrato alcuna anomalia nei vaccini.

Le notizie di cronaca con decessi e trombosi a persone vaccinate, la confusione mediatica della campagna vaccinale e l’influenza degli altri paesi europei hanno senz’altro reso la situazione più complessa ed hanno comportato l’aumento di controlli e verifiche ulteriori rispetto a quelle effettuate in fase di produzione del vaccino, fino a deciderne la sospensione temporanea.

La sospensione di AstraZeneca

Il 15 marzo il governo Draghi ha deciso per la sospensione della somministrazione dei vaccini prodotti da AstraZeneca, bloccando non più un singolo lotto ma l’intera produzione. L’annuncio è stato un po’ una sorpresa perché soltanto il giorno prima l’AIFA aveva parlato di allarme ingiustificato nei confronti del vaccino, invitando tutti a non allarmarsi. Tuttavia, la decisione di sospendere la somministrazione del vaccino è giunta dal governo italiano in coordinamento con gli altri paesi europei. Oltre alla Danimarca, anche la Francia e la Germania hanno deciso di sospendere l’uso di AstraZeneca per procedere con verifiche e controlli, così come Paesi Bassi, Danimarca, Irlanda e Portogallo.

In risposta alla decisione dei paesi europei, l’EMA ha avviato una revisione dei dati degli affetti avversi che si è conclusa il 18 marzo. Dunque, pur ribadendo la propria posizione e perciò l’assenza di problemi e di correlazione con quanto accaduto, l’EMA si è impegnata in un controllo più approfondito per far riprendere quanto prima le vaccinazioni.

La conferenza stampa dell’EMA

Nel pomeriggio del 18 marzo, dopo i tre giorni di controllo approfondito dei vaccini AstraZeneca, l’agenzia europea per i medicinali ha tenuto una conferenza stampa per esporre quanto emerso dall’indagine. Come anticipato, per l’EMA il vaccino prodotto da AstraZeneca è sicuro e dunque si può riprendere a vaccinare poiché in un momento di crisi quale quello che stiamo vivendo, i benefici superano di gran lunga i rischi. Non è emerso alcun nesso causale tra i casi di trombosi e l’utilizzo del vaccino contro il Covid-19, e si è consigliato caldamente ai paesi europei di ripristinare le vaccinazioni e procedere con la campagna. Infatti, la sospensione in Italia delle dosi di AstraZeneca ha comportato un ritardo di circa 200.000 dosi.

Tuttavia, considerando che vi sono degli aspetti da approfondire sui casi di trombosi cerebrale, anche se molto rari, l’EMA ha consigliato di aggiungere una nuova avvertenza al vaccino. In particolare, su circa 20 milioni di dosi somministrate, ci sono stati 18 casi di trombosi cerebrale, per cui l’EMA ha dichiarato che “Un nesso causale con la vaccinazione non è stato provato, ma è possibile e richiederà ulteriori analisi”. Ad ogni modo, vi sono molti più rischi nelle complicazioni del Covid-19 che nei vaccini, e soprattutto i rischi da Covid-19 sono molto più frequenti di quanto non siano quelli da vaccino.

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