Il nuovo governo libico ha giurato: tra ombre e speranze prosegue il cammino verso nuove elezioni

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Lunedì 15 marzo i nuovi ministri del governo libico ad interim hanno prestato giuramento presso la sede temporanea del Parlamento di Tobruk, impegnandosi a preservare l’unità, l’indipendenza e l’integrità territoriale del Paese, rispettando la Costituzione.

Giuro di assolvere i miei doveri con tutta onestà e devozione, di restare federe agli obbiettivi della Rivoluzione del 17 febbraio, di rispettare la Dichiarazione costituzionale, di prendermi cura degli interessi del popolo e di preservare l’indipendenza della Libia, la sua sicurezza e la sua integrità territoriale“, sono state le parole pronunciate dal nuovo premier libico Abdel Hamid Dbeibah. La squadra governativa da lui proposta aveva ottenuto l’avallo della Camera dei rappresentanti di Tobruk nella mattina del 10 marzo scorso, con ben 132 voti favorevoli su 134, anche se con 2 astensioni e 36 parlamentari assenti. 

Con questo evento, per la prima volta dal 2014, la Libia torna ad avere un governo legittimo ed unitario, seppur con un mandato temporalmente limitato. L’esecutivo di unità nazionale guidato dal premier Abdel Hamid Dbeibah, insieme al nuovo Consiglio Presidenziale, saranno, infatti, le due istituzioni che avranno il compito di traghettare il Paese africano verso nuove elezioni parlamentari e presidenziali, previste per il prossimo 24 dicembre 2021.

La squadra

Il nuovo esecutivo si configura, di fatto, come un governo di unità nazionale, che ruota attorno al tandem composto da Abdel Hamid al-Dbeibah, ricco imprenditore libico, e da Mohammed al-Menfi, ex ambasciatore in Grecia, nei ruoli, rispettivamente, di Primo Ministro e di Presidente. Attorno a loro è stata costruita un’ampia squadra governativa, composta da ventisette ministri, in gran parte figure definite “sconosciute” all’opinione pubblica.

Va notato che la componente femminile è pari al 30% della squadra di governo, corrispondente a 5 incarichi ministeriali.  Oltre al Ministero della Giustizia, per la prima volta nella storia della Libia, anche il Ministero degli Esteri sarà guidato da una donna, Najla Mangoush, avvocato e docente di diritto penale. Resta invece vacante la carica di ministro della Difesa, sulla quale non vi è ancora accordo tra i deputati libici, e che verrà quindi assunta ad interim dallo stesso Premier nell’attesa di giungere ad un’intesa. 

Come ci si è arrivati

Il nuovo governo, risultato dei lunghi negoziati condotti sotto l’egida delle Nazioni Unite, prenderà il posto dei due governi che, di fatto, negli ultimi anni si sono divisi il controllo della Libia: quello di Fayez al-Serraj —nell’ovest del paese —, sostenuto dall’Onu, e con sede a Tripoli, e quello che faceva riferimento al maresciallo Khalifa Haftar e al suo Esercito Nazionale Libico (LNA), con sede a Tobruk, nell’est della Libia. I colloqui dell’Onu avevano subìto un’accelerazione dopo la sconfitta militare di Haftar, seguita al fallimento del suo tentativo di conquistare Tripoli ed imporre il suo potere su tutta la Libia.

A seguito dell’accordo sul cessate il fuoco permanente del 23 ottobre 2020, e agli sviluppi politici interni al Paese, l’ex Premier al-Serraj si era detto disposto a garantire una “transizione graduale” del potere.

A inizio febbraio, dopo mesi di negoziati, i 75 membri del Forum per il Dialogo Politico libico (LPDF), tenutosi a Ginevra sotto l’egida delle Nazioni Unite, hanno eletto le figure di al-Manfi e Dbeibah.

In questi giorni, in vista del passaggio di consegne, e dell’imminente insediamento del suo successore, al-Serraj ha annunciato pubblicamente di non presentare la sua candidatura alle elezioni di dicembre. All’ex premier sono giunti gli auguri di numerose cancellerie internazionali, dei paesi arabi, della missione Onu in Libia Unsmil: “la Libia ha ora una reale opportunità per andare avanti verso l’unità, la stabilità, la prosperità, la riconciliazione e per ripristinare completamente la sua sovranità” sono state le parole dell’Inviata Speciale Onu in Libia Ján Kubiš.

Agenda governativa

Nel breve termine, il governo guidato dall’imprenditore Abdel Hamid Dbeibah dovrà percorrere un sentiero non privo di ostacoli. Primo tra questi, provvedere all’espulsione delle numerose milizie di mercenari stranieri, prevalentemente inviati da Ankara e Mosca, presenti sul territorio del Paese nordafricano. L’espulsione delle truppe straniere rientrava, in realtà, nell’intesa sul cessate il fuoco raggiunta lo scorso 23 ottobre, per poi divenire oggetto di un ultimatum che poneva come data ultima quella del 23 gennaio, termine che è stato ampiamente disatteso. È proprio la presenza di attori non libici, tra milizie tribali e gruppi armati stranieri, a complicare ulteriormente lo scenario interno al Paese. Secondo le Nazioni Unite, infatti, sono circa 20 mila le unità di mercenari stanziati sul territorio libico, soprattutto nelle basi di Sirte, al-Jufra e al-Watiya.

I mercenari sono una pugnalata alle spalle del nostro paese e devono andarsene. La nostra sovranità è violata dalla loro presenza” ha dichiarato Dbeibah al Parlamento riunito a Sirte, annunciando la volontà di chiederne l’immediato ritiro.

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