Bobi Wine libero dopo 11 giorni di arresti domiciliari

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Il 14 gennaio gli ugandesi si sono recati alle urne per votare il nuovo presidente dopo una campagna che è stata segnata dalla violenza.

Nonostante ci fossero almeno 10 candidati alle presidenziali, è tra i primi due che si è svolta fondamentalmente la campagna elettorale. Si tratta di Yoweri Museveni, ultrasettantenne in carica da 35 anni, e il giovane candidato Robert Kyagulanyi, un musicista meglio conosciuto con il suo nome d’arte Bobi Wine.

Lo scorso sabato i risultati delle urne hanno dichiarato il leader veterano vincitore delle elezioni presidenziali in Uganda, assicurandogli altri cinque anni al governo del paese e consolidando la sua posizione tra i leader più longevi al mondo.

La sua vittoria però non solo è stata accompagnata da forti opposizioni, ma anche da dubbi sulla trasparenza e legalità del processo elettorale.

 

Una campagna elettorale sanguinosa

La campagna si è svolta in un clima di violenza, con almeno 54 persone rimaste uccise a novembre durante l’intervento delle forze di sicurezza per reprimere le proteste. Le figure dell’opposizione, nel frattempo, sono state ripetutamente trattenute e arrestate, mentre anche i membri dei media sono stati attaccati in più di un’occasione.

Il principale leader dell’opposizione, Wine, è stato arrestato e ferito più volte durante la campagna e una delle sue guardie del corpo è rimasta uccisa dopo essere stata investita da un veicolo militare a dicembre.

Per un breve periodo, Wine ha sospeso la sua campagna dopo che i membri della sua squadra erano rimasti feriti a seguito di scontri tra i suoi sostenitori e le forze di sicurezza. Per questo, Wine ha presentato una denuncia formale alla Corte penale internazionale chiedendo che Museveni e altri funzionari governativi di alto rango fossero indagati per violazioni dei diritti umani.

I risultati elettorali tra brogli e intimidazioni

Secondo i dati diffusi dalla commissione elettorale ugandese, Museveni ha ottenuto il 58,64% dei voti, oltre 2 milioni di voti in più del suo principale avversario, Bobi Wine, col 34,83%. L’affluenza alle urne è stata del 52%.

In un discorso alla nazione sulla tv di Stato, Museveni ha ringraziato i suoi sostenitori e li ha esortati a evitare atti di violenza. Il portavoce di Bobi Wine, Benjamin Katana, ha invece contestato l’esito del voto, definendo il processo elettorale come una “farsa” truccata, e di avere una prova video dei brogli che avrebbe divulgato non appena le connessioni Internet sarebbero state ripristinate.

Infatti il governo alla vigilia delle elezioni ha ordinato la chiusura di Internet e il blocco ai social network e a numerose applicazioni per scambiarsi messaggi che si sono protratti per diversi giorni. Il team di Wine ora ha a disposizione fino al 2 febbraio per decidere se utilizzare le prove contro Museveni presso la Corte Suprema.

 

Arresti domiciliari

Da quando le elezioni sono terminate, la casa di Bobi Wine è stata circondata da militari e polizia, confinandolo de facto agli arresti. Lunedì 25, dopo 11 giorni dalle elezioni, l’Alta corte ugandese ha ordinato alle forze di sicurezza di porre fine agli arresti domiciliari di Wine. Infatti il giudice Michael Elubu, a capo della divisione civile del tribunale, ha detto che se il governo aveva prove contro Wine, dovrebbe portarlo in tribunale e non trattenerlo ingiustificatamente a casa sua”.

Le forze di sicurezza si sono ritirate dalla residenza del candidato presidenziale ugandese Bobi Wine martedì 26.

 

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