La Cina destabilizza i rapporti Unione Europea – Stati Uniti in chiave economica

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Il 30 dicembre 2020 si sono conclusi i negoziati fra l’Europa e la Cina per il Comprehensive Agreement on Investment (CAI), l’accordo che lo stesso Xi Jinping ha definito una “pietra miliare della globalizzazione economica e del libero scambio”. In assenza di una leadership transatlantica, la Cina ha approfittato di questa finestra temporale per portare avanti le sue iniziative globali e acquisire influenza nei tradizionali forum multilaterali. La firma del partenariato economico regionale globale (RCEP) nel novembre 2020, che implica l’alleanza inedita tra Cina, Giappone e Corea del Sud, economie leader nel continente asiatico, ha aumentato la pressione sull’Unione Europea affinché agisse per non restare indietro nell’economia globale. Mettendo a dura prova le relazioni con gli Stati Uniti durante il mandato del presidente Donald Trump, Bruxelles ha cercato alternative strategiche per rappresentare meglio gli interessi europei.

Il raggiungimento dell’accordo bilaterale ha sollevato diversi malumori sul fronte occidentale, non ultimo quello del Governo italiano, grande assente al tavolo delle trattative, a cui non è sfuggita invece, la presenza inattesa del presidente francese Emmanuel Macron. L’Italia, che solo pochi mesi fa portava a casa come grande successo un Memorandum di Intesa sulla Via della Seta e proclamava la volontà di intessere importanti relazioni commerciali con il gigante cinese, si è sentita esclusa.

La decisione di concludere l’accordo ha colto di sorpresa anche il neoeletto presidente Biden che aveva chiesto all’Europa di attendere il suo insediamento per discutere congiuntamente tale documento. Attraverso Twitter, Jake Sullivan, Consulente della Sicurezza Nazionale statunitense, ha velatamente manifestato il malcontento di Biden invitando l’Europa a discutere quanto prima le politiche europee in materia di Cina. Biden cerca un’alleanza di democrazie per affrontare Pechino, politica da cui Xi Jinping lo ha invitato ad astenersi, affermando che qualsiasi tentativo di congelare la Cina fuori dal commercio globale e dalle reti tecnologiche rischia di accendere una nuova Guerra Fredda. Tale avvertimento arriva in seguito alla telefonata fra Biden e Macron in cui i due presidenti hanno manifestato la volontà di lavorare insieme su priorità condivise in termini di politica estera, fra cui anche la Cina.

Il CAI è stato fortemente voluto dalla Cancelliera tedesca uscente ed aver sviato la richiesta americana di attendere l’insediamento di Biden sottolinea il carattere che sta assumendo l’Europa sotto la guida franco-tedesca che denota una chiara ricerca di autonomia strategica e la volontà di imporsi al tavolo delle trattative come entità indipendente. La Germania e in larga misura la Francia si sono sentite particolarmente a disagio con l’Unione Europea trattata come una potenza di secondo livello dagli Stati Uniti sotto l’amministrazione Trump. Con l’accordo sulla Brexit e la sottoscrizione del CAI, la Merkel ha voluto dimostrare che l’Europa è matura per presentarsi al mondo al pari delle grandi potenze.

Tale scelta non è da interpretarsi come un segnale di rottura con gli storici alleati transatlantici, ma come volontà di poter scegliere i propri partner strategici scevri dall’influenza delle relazioni internazionali intessute dagli Usa. La Cancelliera tedesca Angela Merkel ha più volte sottolineato la propria volontà di rapporti più distesi con Russia e Cina. La Germania e l’Europa hanno importanti relazioni commerciali con i due paesi e le politiche dei dazi portate avanti dall’America danneggerebbero l’economia europea.

Il CAI non è un accordo di libero scambio che elimina barriere commerciali come appunto i dazi, si tratta piuttosto di un accordo a livello comunitario che disciplina l’accesso al mercato cinese per gli Stati membri e viceversa al fine di promuovere il commercio tra le due economie e migliorare significativamente le prospettive di successo economico per tutte le parti coinvolte. Occorre notare che nel terzo trimestre del 2020 la Cina ha sostituito gli Stati Uniti d’America come principale partner commerciale dell’UE e Bruxelles è attualmente il secondo partner commerciale della Cina dopo l’ASEAN.

La prospettiva di una maggiore collaborazione transatlantica in relazione a Pechino ha spinto la Cina a fare alcune mosse preventive offrendo ai paesi dell’UE un accesso al mercato senza precedenti. L’Europa, tramite il CAI, cerca di impedire alla Cina di assumere una posizione economica dominante in una serie di settori di alto valore e riequilibrare le politiche cinesi fortemente sfavorevoli per le aziende straniere.

Oltre ai vantaggi in termini commerciali, questa maggiore apertura offre all’Europa una possibilità di controllo delle politiche interne cinesi e del rispetto degli accordi presi per quanto riguarda questioni prioritarie come i cambiamenti climatici (Xi Jinping ha annunciato che il paese sarà carbon neutralentro il 2060).Ma un accordo con la Cina porta con sé rischi considerevoli. Occorre innanzitutto considerare che il CAI è stato siglato alla fine di un anno segnato dall’irrigidimento della diplomazia cinese e dalle repressioni del suo regime come si è visto sia in Cina che ad Hong Kong e Taiwan. Inoltre, c’è l’annosa questione dei lavori forzati e delle persecuzioni a danno degli uiguri, la minoranza musulmana nella regione autonoma dello Xinjiang. L’abrogazione di tale pratica era stata inserita all’interno degli accordi, ma Pechino ha ottenuto che venisse estromessa in cambio di un impegno a perseguire future politiche in tal proposito.

Ovviamente sarebbe molto naïve da parte dell’Europa pensare che il gigante cinese sia veramente intenzionato a dare seguito alle sue parole. In questa prospettiva il CAI mette l’Europa in una posizione pericolosa, poiché legittimerà il regime agli occhi dell’opinione pubblica nazionale e internazionale, in chiara contrapposizione con quelli che sono gli ideali fondanti della Comunità Europea. Secondo alcuni, tale scelta è ancor più grave se vista alla luce della condotta adottata dalla Cina nella gestione della pandemia da Covid-19 nelle sue prime fasi.

Il vantaggio della Cina nell’aver stipulato questi accordi, perciò, non è tanto un maggior accesso al mercato europeo già ampiamente aperto ai cinesi, ma piuttosto una vittoria diplomatica. Ad ogni modo, molto lavoro tecnico deve ancora essere svolto e si attende la ratifica in Parlamento Europeo dove l’accordo troverà non poche opposizioni.

Conclusione

Pechino sta triplicando l’autosufficienza tecnologica e ha smorzato gli sforzi degli Stati Uniti per isolarla siglando nuovi accordi commerciali e di investimento con i suoi vicini e con l’Europa. Il principale risultato per Pechino, come sottolineato da Teresa Fallon, direttrice del Center for Research on Russia, Europe and Asia, è stato il cuneo nelle relazioni transatlantiche. Per gli Stati Uniti, dopoil rifiuto del Trans-Pacific Partnership (TPP) e delle bordate contro altri forum multilaterali, il rischio è di restare isolati rispetto alla Cina, in tal senso molto dipenderà dalle politiche che la presidenza Biden deciderà di perseguire.

L’Europa dal canto suo vede una corsa tra Francia e Germania per la leadership europea. Con la Brexit, la Francia è diventata l’unica potenza nucleare dell’UE e anche la più potente in termini di forze militari. La Germania ha un’indubbia superiorità economica che le è valsa il titolo di locomotiva d’Europa. L’uscita di scena dell’Inghilterra che forniva un certo equilibrio potrebbe vedere il riaffacciarsi dell’antica rivalità che da sempre caratterizza le due potenze europee. Il cambio alla cancelleria tedesca offre alla Francia un importante spazio di manovra, non è un caso che la prima telefonata di Biden ad un presidente europeo sia stata diretta proprio al presidente francese.

La Germania ha bisogno della Cina e delle economie asiatiche per mantenere la sua superiorità. Vi è una crescente consapevolezza che non c’è modo di aggirare uno sforzo per riequilibrare le relazioni con la Cina, anche riducendo la dipendenza dell’Europa dal mercato cinese attraverso la diversificazione delle relazioni economiche.

È opinione condivisa, ad esempio, che la scelta molto discussa della Merkel di tenere aperta la porta a Huawei sia stata dettata proprio dal timore di ritorsioni cinesi sulle aziende tedesche operanti in Cina. Tuttavia, la Germania cerca anche modi per bilanciare l’atteggiamento aggressivo della Cina di Xi Jinping e probabilmente cercherà di utilizzare il suo rapporto con gli Stati Uniti anche come leva contro Pechino.

In questa prospettiva, grande importanza assumerà chi subentrerà alla carica di cancelliere alle prossime elezioni tedesche.

di Silvia Boltuc*

 

 

*Silvia Boltuc. Analista specializzata nel settore relazioni internazionali, mercato energetico e conflitti della regione mediorientale, nordafricana e delle repubbliche post-sovietiche, dirige il programma di Ricerca e Analisi del Mercato Energetico dell’Eurasia di ASRIE Analytica.

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