L’accordo globale UE-Cina in materia di investimenti

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Il 2020 è stato molto intenso per l’Unione europea e anche gli ultimi giorni dell’anno hanno visto le istituzioni europee molto impegnate. Sebbene gran parte delle attenzioni fosse per concludere l’accordo Brexit e dar via alle campagne di vaccinazione in tutta Europa, molta importanza è stata data anche all’accordo globale UE-Cina in materia di investimenti, raggiunto il 30 dicembre scorso e passato un po’ inosservato. Si tratta di un accordo in materia di investimenti che ha una grande rilevanza economica e contribuirà a riequilibrare le relazioni commerciali tra l’UE e la Cina, basandole sui valori comuni e sui principi dello sviluppo sostenibile.

Le relazioni UE-Cina

La conclusione dell’accordo di investimenti ha fatto seguito all’incontro in videoconferenza del 30 dicembre tra Charles Michel, presidente del Consiglio europeo, Ursula Von der Leyen, presidente della Commissione europea, e Xi Jinping, presidente cinese. A margine dell’incontro, si è tenuto anche uno scambio di opinioni tra il presidente francese Macron, la cancelliera tedesca Merkel e il presidente Xi Jinping. Tale riunione ha dato seguito al 22° vertice UE-Cina del 22 giugno scorso, nonché alla riunione dei leader in videoconferenza del 14 settembre e rientra nel più ampio approccio europeo alle relazioni con la Cina.

L’Unione europea e la Cina sono due dei maggiori attori commerciali al mondo: la Cina è il secondo partner commerciale dell’UE dopo gli Stati Uniti mentre l’UE figura come il primo partner commerciale della Cina. A fronte di ciò, è fondamentale per l’UE stabilire delle relazioni commerciali con la Cina, volte a garantire una convenienza reciproca negli scambi commerciali, che include anche la volontà di operare in modo equo, il rispetto degli stessi diritti e degli standard ambientali.

I negoziati per un accordo sugli investimenti sono iniziati nel 2013 proprio con l’obiettivo di fornire agli investitori cinesi ed europei un accesso a lungo termine, equo e prevedibile ai mercati dell’UE e della Cina, proteggendo i propri investitori. L’agenda strategica per la cooperazione UE-Cina del 2020 ha posto tale accordo al centro delle relazioni bilaterali, impegnandosi per la sua conclusione proprio entro il 2020, dopo 7 anni di negoziati e 35 round negoziali.

Gli elementi principali dell’accordo

Il Comprehensive Agreement on Investment, il CAI, è stato raggiunto come accordo “di principio” da Bruxelles e Pechino al fine di rendere più interdipendenti i due blocchi economici e rafforzare la cooperazione economica. Si tratta di un accordo di fondamentale interesse dal punto di vista commerciale: l’accordo garantisce agli investitori europei l’accesso a diversi settori del mercato cinese, dalle telecomunicazioni alla finanza e così via. L’accordo è molto importante per gli investitori europei in quando rende le condizioni di accesso al mercato per le imprese europee chiare e indipendenti dalle politiche cinesi ed altresì consente all’UE di ricorrere al meccanismo di risoluzione delle controversie in caso di violazione degli impegni. L’UE ha negoziato anche l’eliminazione di restrizioni che ostacolano l’attività delle imprese europee in Cina, garantendo un ambizioso accordo. Agli investitori cinesi ed europei verrà dunque assicurato un trattamento equo, senza condizioni discriminatorie e con condizioni di reciprocità tra investitori.

D’altra parte, l’accordo ha una valenza fondamentale anche dal punto di vista politico. Infatti, i vantaggi per la Cina sono di carattere più geopolitico: a poca distanza dalla conclusione dell’accordo commerciale con i paesi del Sud-Est asiatico, nonché Giappone, Corea del Sud, Australia e Nuova Zelanda, la Cina intensifica i propri rapporti commerciali anche con 27 paesi occidentali. Nell’ambito delle relazioni internazionali, è fondamentale che la Cina garantisca un clima più disteso con l’Europa, soprattutto alla luce dei consensi ottenuto dalla presidenza Biden-Harris nel vecchio continente.

I diritti umani e la tutela ambientale

Sebbene si tratti di un accordo commerciale e sebbene il volume degli scambi tra UE e Cina nel 2020 sia arrivato a 477 miliardi di euro, non si può ridurre tutto all’aspetto economico. Nell’ambito della negoziazione del CAI, si è parlato molto del rispetto dei diritti umani – in particolare contro il lavoro forzato – e delle disposizioni a tutela dell’ambiente e della lotta ai cambiamenti climatici. Lo stesso Parlamento europeo ha votato una risoluzione proprio per far sì che l’accordo includesse adeguati impegni in questo senso. Come tutti i più recenti accordi commerciali dell’Unione europea, anche nel CAI figurano disposizioni in materia di norme del lavoro, nonché in materia di ambiente e clima, in particolar modo per attuare efficacemente l’accordo di Parigi. I principi dello sviluppo sostenibile figurano, invero, tra i valori comuni sul quale il CAI si fonda. Tuttavia, è necessario sottolineare che, pur avendone tutte le intenzioni, non sempre l’UE riesce a garantire efficacemente il rispetto di tali disposizioni.

I prossimi passi

Il 30 dicembre è stato raggiunto un accordo “di principio”. Ciò significa che alla volontà politica europea e cinese di raggiungere tale accordo, dovranno seguire numerose fasi. Anzitutto, conformemente alle norme giuridiche, l’accordo dovrà essere firmato. Dopodiché si passerà alla ratifica dello stesso, fino alla sua conclusione effettiva. A partire dalla firma dell’accordo, le due parti mirano a concludere i negoziati entro due anni. A quel punto, entrerà in gioco il meccanismo di applicazione e monitoraggio: sarà la Commissione europea a monitorare l’attuazione degli impegni assunti dall’UE in merito all’accordo.

Per l’Unione europea l’accordo raggiunto “ha un grande significato economico e lega le due parti a una relazione sugli investimenti fondata sui valori e basata sui principi dello sviluppo sostenibile”, mentre per Xi Jinping, l’accordo “fornirà agli investimenti reciproci un maggiore accesso al mercato, un livello più elevato di ambiente imprenditoriale, maggiori garanzie istituzionali e una cooperazione più brillante”, stimolando anche “con forza la ripresa mondiale nel periodo post-epidemia”.

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