Speranza e ottimismo alla vigilia del 41° summit del GCC

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Si riunirà il prossimo 5 gennaio il Consiglio della Cooperazione del Golfo (GCC) per il suo 41esimo summit. Il summit, la cui ultima edizione prevista nella primavera del 2020 era stata posticipata a data da definirsi a causa della pandemia, si terrà ad Al Ula, a 300 km da Medina.

Il GCC, fondato nel 1981, è un’istituzione internazionale di carattere regionale che riunisce i leader di sei paesi sunniti affacciati sul Golfo Persico, ovvero Arabia Saudita, Bahrain, Emirati Arabi Uniti (EAU), Kuwait, Oman e Qatar. Il Consiglio viene istituito su input di Arabia Saudita e Stati Uniti in un momento storico caratterizzato  da un conflitto in corso tra Iraq e Iran che avrebbe potuto alterare sensibilmente le dinamiche regionali e mondiali. Sebbene il GCC nasca ufficialmente con obiettivi di carattere economico, riunendo in un’unica organizzazione i maggiori produttori petroliferi del pianeta, non si può nascondere un obiettivo celato di controbilanciare la crescita dell’influenza iraniana (paese shiita) nella regione mediorientale.

Il GCC rappresenta, dunque, un tavolo importante nel mondo arabo e nel corso degli anni ha esteso gli ambiti di cooperazione anche ai settori sociale, politico e militare. In riferimento alla sfera militare, ad esempio, è stato creato un contingente – la Peninsula Shield Force– che conta circa 40.000 soldati messi a disposizione dai sei stati membri. Tra gli altri obiettivi dell’organizzazione, inoltre, è doveroso citare la costituzione di una moneta unica, la cooperazione in campo finanziario, commerciale e turistico, il progresso tecnologico e scientifico, nonché la creazione di joint venturetra aziende dei paesi membri.

L’equilibrio del GCC comincia a vacillare nel 2014 quando emergono tensioni tra Arabia Saudita e Qatar, quest’ultimo accusato di offrire supporto ai Fratelli Musulmani, Hamas e altri gruppi radicalisti islamici in Libia, con l’intento implicito di fomentare tensioni tra i paesi della regione araba. Nel 2017 arriva la rottura definitiva, quando Arabia Saudita, Bahrein, Egitto e EAU tagliano le relazioni diplomatiche con Doha, condannandone il supporto finanziario a gruppi terroristici e i legami troppo stretti con Iran. Alla rottura delle relazioni diplomatiche seguono anche un blocco aereo, navale e terrestre.

Oggi, il GCC sembra inaugurare il quarantesimo anniversario della sua istituzione con qualche segno di ottimismo. In merito all’evento, si è espresso il Segretario Generale Nayef Al-Hajraf: “Holding the 41st summit in light of the exceptional circumstances the world is going through is a clear evidence of the great importance that the leaders of the GCC states attach to deepening interdependence, cooperation, and integration among member states and creating new horizons for the Gulf citizen in the long term”.

L’emiro del Qatar, Sheikh Tamim bin Hamad Al Thani, ha ricevuto l’invito ufficiale al summit e sebbene la sua partecipazione non sia ancora stata confermata, Riad sembra nutrire speranze nell’evento, come opportunità per trovare un accordo che metta fine alla crisi diplomatica e ripristini le relazioni tra il Qatar e gli altri membri del Consiglio. In un recente incontro tenuto in modalità telematica tra i ministri degli Esteri dei paesi del GCC, il Ministro degli Esteri del Bahrein, Abdellatif al-Zayani, ha manifestato piena fiducia nella capacità dell’Arabia Saudita di trovare una soluzione alla disputa in corso.

La scelta stessa di organizzare l’evento in Arabia Saudita – e non a Manama (Bahrein) come inizialmente programmato – sembrerebbe indicare un accordo informale tra i vari membri del GCC nel cedere all’Arabia Saudita il ruolo di leadership nella fase di riconciliazione con il Qatar.

Il summit sarà, dunque, un’occasione importante per attenuare le tensioni e conferire nuova forza all’organizzazione, in un contesto storico in cui l’esplosione della pandemia globale ha aumentato ultieriormente situazioni di crisi e creato terreno fertile per ulteriori contrasti e minacce alla sicurezza dei singoli stati e della regione. Tra gli obiettivi del summit rientrano, infatti, non solo una più forte cooperazione tra i paesi membri nei vari ambiti sopracitati ma anche le sfide legate ad una realtà post pandemica, nella quale sarà intento dei paesi del GCC ripristinare la crescita economica della regione, nonché il libero commercio e le partnership strategiche con i paesi alleati

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