L’attualità del pensiero di Pippo Fava

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Ricorre oggi l’anniversario dell’assassinio da parte della Mafia di Giuseppe Enzo Domenico Fava, conosciuto meglio come Pippo, giornalista e uomo anche di letteratura e cinema che con la sceneggiature per il film Palermo or Wolfburg vinse l’orso d’Oro al festival di Berlino
1980. Fava venne ucciso la sera del 5 gennaio 1984, non ancora sessantenne a Catania con alcuni colpi alla nuca che, in un primo momento fecero pensare ad un delitto non di stampo mafioso. Di tutta la sua attività, senza voler sminuire assolutamente alcun aspetto, specialmente quelli connessi alla sua attività di inchiesta che lo ha portato alla morte, viene oggi da riflettere su una sua frase che si rivela a dir poco profetica, di trema attualità e che merita di essere riportata integralmente per essere compresa appieno.


In questa società comanda soprattutto chi ha la possibilità di convincere. Convincere a fare le cose: acquistare un’auto invece di un’altra, un vestito, un cibo, un profumo, fumare o non fumare, votare per un partito, comperare e leggere quei libri. Comanda soprattutto chi ha la capacità di convincere le persone ad avere quei tali pensieri sul mondo e quelle tali idee sulla vita. In questa società il padrone è colui il quale ha nelle mani i mass media, chi possiede o può utilizzare gli strumenti dell'informazione, la televisione, la radio, i giornali, poiché tu racconti una cosa e cinquantamila, cinquecentomila o cinque milioni di persone ti ascoltano, e alla fine tu avrai cominciato a modificare i pensieri di costoro, e così modificando i pensieri della gente, giorno dopo giorno, mese dopo mese, tu vai creando la pubblica opinione la quale rimugina, si commuove, s’incazza, si ribella, modifica se stessa e fatalmente modifica la società entro la quale vive. Nel meglio o nel peggio.

Questo pensiero del giornalista siciliano offre un’immagine della attuale civiltà digitale che, sicuramente, non poteva conoscere, specialmente nei suoi attuali sviluppi e nella sua penetrazione nel quotidiano. Con acume e lungimiranza, Fava svolge in poche e chiare parole un’analisi
esaustiva della direzione in cui si stava già muovendo, non ancora aiutato dallo strumento informatico, il senso del consumismo e della direzione in cui sarebbe andata la società dell’informazione. Non poteva certo immaginare come la materia prima di questa forma di
indirizzamento del pensiero e delle preferenze sarebbe stata l’analisi del comportamento basato sui dati forniti dal consumatore, utente ed elettore stesso, ma quando parla di una pubblica opinione che modifica il proprio pensiero con un costante ascolto di quello che viene loro detto, Fava descrive al meglio l’attuale contesto in cui, forse non a caso, viene indicato come detentore del potere colui che ha la possibilità di convincere: il pensiero sembra (anzi è) un potente strumento di produzione, perché è dall’analisi del pensiero di chi gestisce non più i mass media intesi nel loro senso tradizionale, bensì il loro equivalente sotto forma di social e piattaforme di ricerca.

Il nome di fava è purtroppo uno tra i tanti che vengono rispolverati al momento della celebrazione del suo assassinio per il quale sono stati condannato elementi del Clan Santapaola, ma di lui deve essere ricordata anche la sua attività di autore di testi teatrali e scrittore. Già in tempi antecedenti aveva anticipato quello che sarebbe stata la direzione del suo lavoro con il libro “Gente di rispetto” da cui venne tratto l’omonimo film con Franco Nero, uno degli ultimi film diretti da Luigi zampa, e che richiama con estremo verismo spaccati della vita siciliana che Fava descrive con una penna non certo inferiore per toni a quella di Mario Puzo.

A distanza di quasi quarant’anni dall’omicidio, la figura di questo coraggioso scrittore e giornalista ha ancora un messaggio da lanciare alle giovani generazioni non solo come voce che si elevò contro la mafia.

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