Finalmente liberi, Armao “Gioiamo per i pescatori, i comandanti e gli armatori detenuti ingiustamente in Libia”

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Liberati dopo mesi i pescatori di Mazara del Vallo che erano trattenuti in Libia da settembre, bloccati dalla guardia costiera libica durante una battuta di pesca.

La vicenda è cominciata  107 giorni fa quando vengono imprigionati in una caserma di Bengasi dopo essere stati fermti in mare. a dare l’allarme gli altri pescherecci italiani che erano in zona e che sono riusciti a scappare.
Si tratta di otto italiani, sei tunisini, due indonesiani e due senegalesi: Karoui Mohamed, Daffe Bavieux, Ibrahim Mohamed, Pietro Marrone, Onofrio Giacalone, Mathlouthi Habib, Ben Haddada M’hamed, Jemmali Farhat, Ben Thameur Lysse, Ben Thameur Hedi, Moh Samsudin, Giovanni Bonomo, Michele Trinca, Barraco Vito, Salvo Bernardo, Fabio Giacalone,Giacomo Giacalone, Indra Gunawan. A lanciare l’allarme sono altri pescherecci che sono nei paraggi e che sono riusciti a mettersi in fuga. I pescatori si trovano a bordo di due pescherecci di Mazara del Vallo – “Antartide” e “Medinea” – che vengono sequestrati dalle motovedette dell’Est libico facenti capo all’uomo forte di Bengasi, il generale Khalifa Haftar.
Il vice presidente della Regione Siciliana Gaetano Armao ha commentato sui social “Gioiamo per i pescatori, i comandanti e gli armatori detenuti ingiustamente in Libia e di rientro in Sicilia. Il #GovernoMusumeci ha fatto la sua parte: sia sul piano dell’iniziativa internazionale (presso il Comitato europeo delle Regioni) che del sostegno economico approvando il contributo finanziario.
Adesso, superate le inerzie di un modello di intervento internazionale, si lavori per definire velocemente l’istituzione della Zona Economica Esclusiva (ZEE, area che si estende per 200 miglia oltre il limite esterno del mare territoriale) e regolare così i diritti di pesca nel Mediterraneo, scongiurando nuovi casi di sequestro internazionale di imbarcazione siciliane.”
L’accusa contro i pescherecci italiani è sempre la stessa aver violato le acque territoriali per aver pescato all’interno di quella che ritengono essere un’area di loro esclusiva pertinenza in base ad una convenzione che prevede l’estensione della Zee (zona economica esclusiva) da 12 a 74 miglia. A questa accusa si aggiunge anche quella delle milizie di Haftar che contestano anche il traffico di droga, senza nessuna prova.
Un contenzioso che ci riporta ai tempi della dittatura di Gheddafi e che sembra aver avuto la meglio sul passare del tempo.

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