Brexit, slitta di nuovo l’ultima scadenza per l’accordo

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Il 13 dicembre 2020 era la data prevista dall’Unione europea e dal Regno Unito per definire un accordo commerciale fra le parti in vista dell’uscita definitiva del Regno Unito dall’UE. Come prevedibile, anche quest’ultima scadenza è stata rimandata, le trattative per l’accordo commerciale proseguiranno ancora e sembra difficile che possa entrare in vigore il 1° gennaio 2021. A prendere questa decisione sono state le principali figure coinvolte: la presidente della Commissione europea Von der Leyen e il primo ministro britannico Johnson. La Commissione europea farà il possibile per negoziare un accordo nei tempi ma, vista la situazione, sono state presentate una serie di misure di emergenza per prepararsi ad un eventuale scenario di no deal.

Gli ultimi tentativi di negoziazione

Il Regno Unito è uscito dall’UE il 31 gennaio 2020 e, in quel periodo, entrambe le parti hanno concordato un periodo di transizione fino al 31 dicembre 2020, durante il quale il diritto dell’UE avrebbe continuato ad applicarsi in UK. Il periodo di transizione era particolarmente importante per negoziare i termini del futuro partenariato tra le parti ma, ad oggi, l’esito è ancora incerto. Le divergenze di fondo tra le parti e la pandemia di Covid-19 non hanno di certo reso la strada più facile.

Dai primi giorni di dicembre, sono diverse le occasioni che Ursula Von der Leyen e Boris Johnson hanno avuto per incontrarsi o svolgere telefonate in vista dell’ultimo tentativo di negoziare l’accordo per la Brexit. Dopo aver sospeso i negoziati per le divergenze tra le due parti, Londra e Bruxelles si sono accordati per provare a riavviare le trattative un’ultima volta. La scadenza è ufficialmente il 31 dicembre 2020, ma in realtà c’è bisogno di avere un accordo commerciale già dai prossimi giorni se si considerano gli aspetti tecnici di approvazione del testo. In caso di mancato accordo commerciale, sarà il no deal a prevalere: nessun accordo. Uscire dall’UE senza accordo sarebbe un disastro per l’economia britannica, a partire dai dazi che saranno imposti sui prodotti, fino a danneggiare anche i paesi europei che hanno particolari rapporti con il Regno Unito, come ad esempio l’Irlanda, nonché l’intero settore bancario inglese.

Il piano di emergenza della Commissione europea

La Commissione europea riconosce la complessità della situazione Brexit e, per quanto si impegni a raggiungere un accordo reciprocamente vantaggioso con il Regno Unito, ammette l’incertezza sulla possibilità che il 1° gennaio 2021 ci sarà un accordo in vigore. Per questo motivo, il 10 dicembre sono state presentate una serie di misure di emergenza mirate, con lo scopo di garantire una reciprocità di base dei collegamenti aerei e stradali tra l’UE e il Regno Unito, nonché per l’accesso delle navi europee e inglesi. Queste misure non sostituiranno di certo l’accordo commerciale, che continua ad essere auspicato dalla Commissione, bensì avranno lo scopo di gestire il periodo in cui vi sarà un no deal.

In particolare, sono quattro le misure di emergenza che la Commissione europea ha presentato per attenuare le gravi perturbazioni che si verificheranno dal 1° gennaio. In primo luogo, è stata fatta una proposta di regolamento che garantisca la fornitura di determinati servizi aerei tra il Regno Unito e l’Unione europea per sei mesi, a condizione che anche il Regno Unito attui le stesse garanzie. Di seguito, nell’ambito della sicurezza aerea, è stato presentata una proposta al fine di garantire l’utilizzo ininterrotto dei certificati di sicurezza sugli aeromobili, evitando il fermo operativo degli aeromobili europei. Poi, si vuole garantire per sei mesi la connettività di base del trasporto stradale di merci e passeggeri europei e inglesi. Infine, è stata presentata una proposta di regolamento volta a definire il quadro giuridico appropriato fino al 31 dicembre 2021 o fino alla conclusione di un accordo di pesca con il Regno Unito, che garantisca l’accesso reciproco delle navi dell’UE e del Regno Unito nelle acque delle due parti.

L’incontro del 13 dicembre e la posizione del Parlamento europeo

Il 13 dicembre, Ursula Von der Leyen e Boris Johnson hanno avuto una telefonata ufficiale a seguito della quale è stata rilasciata una dichiarazione congiunta. Ancora una volta e sempre più a ridosso del termine, anche l’ultima scadenza è stata rinviata. Si è deciso di concedere una ulteriore proroga ai negoziatori europei e inglesi e, al momento, non si può dire con certezza di essere vicini ad un accordo. Un primo elemento di difficoltà è senz’altro il level playing field, le regole sulla concorrenza equa tra imprese: i negoziatori europei hanno richiesto una clausola per il mantenimento di elevati standard ambientali e lavorativi, i negoziatori inglesi ritengono tale clausola troppo allineata agli standard europei. Anche la questione della pesca è particolarmente importante, mentre la terza questione aperta è quella del meccanismo di risoluzione delle controversie legali.

Ad abbreviare ancora di più i tempi della scadenza, come noto, sono gli aspetti tecnici di approvazione dell’accordo commerciale: una volta raggiunto, l’accordo dovrà essere esaminato dai consulenti legali delle parti e approvato dal Parlamento europeo in seduta plenaria. A tal proposito, la conferenza dei presidenti di delegazione del Parlamento ha affermato che esaminerà un accordo su Brexit, in tempo utile per il 1° gennaio 2021, solo se questo arriverà entro la mezzanotte del 20 dicembre. La questione rimane, dunque, ancora una volta, del tutto aperta.

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