Piano di Transizione 4.0: il Credito d’imposta ricerca, sviluppo, innovazione e design

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Alla luce delle stringenti misure di contenimento decise dal nostro Governo per far fronte a questa seconda ondata da Covid-19, il tessuto economico italiano, composto prevalentemente da piccole e medie imprese (PMI), sta affrontando una fase di stagnazione senza precedenti. Al fine di mitigare, per quanto possibile, il profondo impatto che le nuove misure arrecano sull’economia del  Paese, è doveroso ricordare anche quegli incentivi fiscali messi a disposizione dall’esecutivo a supporto delle PMI italiane.

In particolare, si fa riferimento all’interessante Piano di Transizione 4.0, la nuova politica industriale per il nostro Paese, più inclusiva e attenta alla sostenibilità, firmata dal Ministro dello Sviluppo Economico, Stefano Patuanelli. Con la legge del 27 dicembre 2019, n. 160, riguardante il “Bilancio di previsione dello Stato per l’anno finanziario 2020 e bilancio pluriennale per il triennio 2020-2022” sono stati perfezionati gli incentivi fiscali legati al Piano di Transizione 4.0.

Il Piano in questione ha l’obiettivo di porre maggiore attenzione all’innovazione, agli investimenti green e alla attività di design e ideazione estetica, per valorizzare ulteriormente la produzione Made in Italy. A tal proposito, sono tre le principali azioni che rientrano all’interno del Piano di Transizione 4.0:

  • Credito d’imposta ricerca, sviluppo, innovazione e design;
  • Credito d’imposta per investimenti in beni strumentali;
  • Credito d’imposta formazione 4.0.

Focalizziamo l’attenzione, per il momento, sul primo dei tre incentivi fiscali messi a disposizione dal Governo, ovvero il Credito d’imposta ricerca, sviluppo, innovazione e design. La misura adottata ha l’obiettivo di stimolare, in particolare, la spesa privata in Ricerca e Sviluppo e Innovazione tecnologica, al fine di supportare le imprese verso la transizione digitale e la sostenibilità ambientale. A beneficiare di questo importante incentivo fiscale sono tutte le imprese residenti nel territorio italiano, a prescindere dalla loro natura giuridica, dal settore economico di competenza, dalla dimensione e dalla determinazione del reddito per fini fiscali.

Scendendo, ora, più nel dettaglio delle attività economiche finanziate, il sito del Mise riporta i seguenti vantaggi:

  • per attività di ricerca fondamentale, ricerca industriale sviluppo sperimentale il credito d’imposta è ammesso per una percentuale pari al 12% delle spese agevolabili, con un limite massimo di 3 milioni di euro;
  • per attività di innovazione tecnologica ci sono due alternative che riconoscono da un lato un credito d’imposta pari al 6% per una spesa massima di 1,5 milioni di euro, dall’altro un credito d’imposta pari al 10% su una spesa massima di 1,5 milioni di euro ma solo per attività che perseguono almeno uno dei due obiettivi di transizione ecologica o innovazione digitale 4.0;
  • per le attività di design e ideazione estetica l’incentivo è analogo, si parla di un credito d’imposta del 6% per una spesa massima di 1,5 milioni di euro.

È doveroso precisare che il credito di imposta si applica a quelle spese sostenute dalle imprese nel periodo di imposta successivo a quello in corso al 31 dicembre 2019 e solo per attività che rientrano nelle macro-aree di R&S, Innovazione e Design. Inoltre, tutte le imprese che decideranno di usufruire di questo incentivo dovranno effettuare la comunicazione al Ministero dello Sviluppo Economico che utilizzerà tali informazioni solo per monitorare l’andamento e l’efficacia della presente misura fiscale.

 

 

 

 

Per ulteriori approfondimenti sul Credito d’imposta ricerca, sviluppo, innovazione e design cliccare qui

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