WOMEN CAPITAL a rischio nelle aziende. Come fare per non perderlo?

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Si è molto scritto e molto letto su come il Covid-19, la pandemia ancora in corso, abbia impattato negativamente soprattutto la vita professionale delle donne, bloccando le loro carriere e mettendo a repentaglio la loro sicurezza finanziaria.

Ma come non bastasse ha anche complicato le sfide che tutte le madri lavoratrici o che hanno in carico cure parentali (genitori non autosufficienti) già affrontano normalmente: un’intera giornata di lavoro seguita da ore trascorse a prendersi cura dei bambini o altri parenti e facendo lavori domestici. E adesso quei supporti fondamentali che rendevano questo faticoso equilibrio possibile, la scuola e la custodia in delega dei figli o dei genitori, sono diventati non solo instabili ma anche rischiosi perché rappresentati da persone e luoghi che possono diventare ulteriore fonte di contagio.

Il risultato? 1 donna su 4 sta prendendo in considerazione ciò che fino ad uno fa era impensabile: rallentare la propria carriera o addirittura abbandonare il lavoro.

Perdere il capitale femminile nelle organizzazioni è un rischio molto alto per tutta la società moderna non solo in riferimento alla lunga strada di conquiste ottenute per la parità di genere, ma anche per il fondamentale impatto, che le donne hanno sullo sviluppo economico di ogni paese (e sono i numeri a dirlo).

Le aziende giocano un ruolo fondamentale in questo scenario e sono molte le azioni che possono essere intraprese sia sul fronte organizzativo che manageriale.

Uno in particolare vede noi Business coach impegnati moltissimo: Minimizzare i “gender bias” ossia i pregiudizi di genere negli ambienti di lavoro.

Con la pandemia molti di questi pregiudizi si sono addirittura amplificati, basti pensare a tutte le riunioni in video dove sullo sfondo si affacciano bambini irrequieti, o alle reazioni che si scatenano quando non si riesce a video-presenziare tutte quelle riunioni pianificate in orari incompatibili con il mutamento delle esigenze familiari …qualsiasi difficoltà incontrata diventa un pretesto per continuare a rafforzare l’idea che le donne siano sul lavoro meno “committed” ossia meno “impegnate” dei loro colleghi maschi. Per non parlare della valutazione delle performance dove le donne sono costrette a mantenere costantemente standard più alti, senza indulgenza per le discontinuità generate dalla nuova situazione (gli equilibri sono mutati per tutti gli individui peraltro).

Il nostro osservatorio da consulenti organizzativi registra un profondo irrigidimento che può essere mitigato solo con un preciso intervento formativo che

  • mantenga i manager consapevoli dei “bias” ossia dei pregiudizi esistenti e
  • li aiuti a superarli o quantomeno a prendere coscienza.

I pregiudizi sono perlopiù inconsci e riguardano tutti noi. Nessuno ne è immune. Sono frutto della modalità con cui il nostro cervello organizza le informazioni e crea la conoscenza. Ma non tutto ciò che abbiamo immagazzinato è utile, e soprattutto adattivo. A volte rimanerne ancorati impedisce il pensiero critico e la capacità di prendere decisioni corrette, soprattutto in momenti di grande incertezza. E’ fondamentale che i Leaders delle organizzazioni parlino apertamente del potenziale impatto che questi bias possono avere durante il COVID-19.

Ma nel nostro ruolo di Coach lavoriamo molto anche sull’altro versante, quello individuale: leaders e managers donne devono in questo specifico momento non solo riflettere sul reale bilanciamento dei ruoli che hanno creato nei loro ambiti familiari, ma anche aprire conversazioni più concrete e autentiche con le proprie aziende.Fare chiarezza sulle aspettative e le priorità che ci riguardano aiuta la nostra efficacia: non si può giocare una partita nuova senza condividerne le regole. Insomma, questo non è tempo di temere di parlare con onestà di come possiamo essere più produttivi e di quale sia la nostra personale situazione. E il coraggio è una capacità che certo non manca alle donne nel mondo del lavoro.

 

LAURA DE CHIARA

Appassionata di Business e People Development è Esperta in Sviluppi Organizzativi, Executive Coach, Mentor di Start up e Imprenditrice.

La sua esperienza professionale si è sviluppa in contesti italiani e multinazionali, in cui ha ricoperto ruoli di crescente complessità manageriale occupandosi delle Direzioni Marketing e Business Development e sviluppando un expertise specifica nelle strategie di mercato, people management e cambiamenti organizzativi in contesti di trasformazioni degli scenari di consumo.

Durante i 25 anni trascorsi in azienda ha approfondito temi legati alla leadership ispirazionale, talent management e team coaching.

Nel 2016 ha realizzato una sua iniziativa imprenditoriale e oggi è una libera professionista che alterna all’attività di consulente, formatrice, ed Executive Coach anche l’attività di Business Angel in IAG (Italian Angels for Growth), il più grande Angel Group italiano, di cui è membro del comitato di Screening per la selezione di start up innovative.

E’ Registered Corporate Coach (RCCTM) e WABC Affiliate™ (Worldwide Association of Business Coaches).

 

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