Libia: 8 ambasciatori europei presentano le lettere credenziali. Annunciata una nuova stagione di negoziati sotto l’egida dell’ONU

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In linea con la volontà dell’Unione europea di dare impulso al dialogo e agli sforzi di pacificazione in Libia, il 10 ottobre scorso il capo della delegazione dell’UE nel Paese africano e otto ambasciatori europei sono giunti a Tripoli per presentare le proprie lettere credenziali al Capo del Consiglio Presidenziale, Fayez al-Serraj, per la riapertura delle rispettive rappresentanze diplomatiche.

Si tratta degli ambasciatori di Germania, Belgio, Austria, Danimarca, Finlandia, Polonia, Spagna e Svezia, mentre la rappresentanza diplomatica ungherese risulta già operativa da qualche settimana.

Nel corso delle riunioni congiunte tra i diplomatici europei, al-Serraj e il Ministro degli Affari Esteri Mohammed Saiala, le autorità di Tripoli hanno ringraziato l’Italia per essere stata l’unico paese a non chiudere la propria ambasciata in loco dall’inizio delle ostilità, neppure durante l’attacco alla capitale avviato dal generale Haftar tra l’aprile 2019 e il giugno scorso. Le autorità libiche hanno riconosciuto il valore del gesto italiano, rinnovando l’auspicio che le altre ambasciate europee e la delegazione UE rientrino presto a Tripoli.

L’incontro si è prospettato come un’occasione per ribadire la volontà comune di continuare a dare seguito alle conclusioni adottate nell’ambito della Conferenza di Berlino, che nel gennaio 2020 ha tracciato il cammino da percorrere per una soluzione politica al conflitto libico. In quell’occasione, i governi di Algeria, Cina, Egitto, Francia, Germania, Italia, Russia, Turchia, Repubblica del Congo, Emirati Arabi Uniti, Regno Unito e USA, insieme agli Alti Rappresentanti delle Nazioni Unite, dell’Unione Africana e dell’Unione Europea, sancirono il loro impegno per garantire la sovranità e l’integrità territoriale del Paese nordafricano, nella consapevolezza che solo un processo politico “guidato dai libici e dei libici”, potesse portare ad una pace duratura.

Nel corso delle riunioni, gli ambasciatori degli Stati europei hanno rinnovato la necessità di giungere ad un accordo di cessate il fuoco permanente, ripristinando il monopolio statale dell’uso legittimo della forza in tutto il Paese. Per il tramite degli ambasciatori degli Stati membri, l’Unione europea si è dichiarata pronta ad intensificare il proprio impegno per l’istituzione di un meccanismo di monitoraggio del cessate il fuoco, in stretto coordinamento con la missione delle Nazioni Unite in Libia (UNSMIL).

 

“Abbiamo sottolineato che l’UE, come avvenuto di recente con i cinque nuovi elenchi di sanzioni, è pronta ad adottare misure restrittive nei confronti di coloro che minano ed ostacolano il perseguimento degli obiettivi fissati alla Conferenza di Berlino, inclusa l’attuazione dell’embargo sulle armi delle Nazioni Unite in Libia”.

 

A tal proposito, la missione UNSMIL ha recentemente annunciato che la Tunisia ospiterà a inizio novembre il primo incontro in presenza del Libyan Political Dialogue Forum (LPDF), una volta concluse le consultazioni di preparazione allo stesso, il cui inizio è fissato al 26 ottobre prossimo. L’obiettivo del Forum sarà quello di creare consenso rispetto ad un quadro di governance unificato per il Paese, preparando le condizioni per arrivare ad indire elezioni politiche e presidenziali nel minor tempo possibile. Al LPD Forum parteciperanno i rappresentanti dei vari territori libici, sulla base dei principi di inclusione ed equa rappresentatività geografica, etnica, politica, tribale e sociale.

Di recente, infatti, gli sforzi della comunità internazionale per raggiungere una soluzione politica al conflitto libico si sono intensificati, come dimostra l’incontro in videoconferenza del 5 ottobre scorso tra le delegazioni di Tripoli e Tobruk, nel quadro del cosiddetto “Berlino 2”, un incontro volto a dar seguito al meeting del 19 gennaio scorso. Organizzato sotto l’egida delle Nazioni Unite e della Germania, il meeting ha visto la partecipazione dei Paesi membri del cosiddetto “Comitato internazionale di follow-up”, composto dai Paesi e dalle Organizzazioni internazionali che presero parte all’incontro di gennaio, e di tutti i Paesi confinanti con la Libia, sotto la presidenza del Ministro degli Esteri tedesco Heiko Maas e del Segretario Generale dell’ONU Antonio Guterres.

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