Al via il tour nordafricano del Segretario alla Difesa USA contro l’influenza di Mosca e Pechino

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Il 30 settembre scorso il Segretario alla Difesa degli Stati Uniti, Mark Esper, ha iniziato un tour in Nordafrica, nell’obiettivo dichiarato di “rafforzare le vecchie alleanza e stabilirne di nuove”. Tunisi è stata la prima tappa capo del Pentagono, seguita dalla visita in Algeria e in Marocco.

Qui, come pure in Tunisia, le visite di funzionari militari statunitensi avvengono di frequente, vista la consolidata cooperazione tra i due Paesi e Washington nel settore della difesa. Diverso è invece il caso dell’Algeria. Infatti, da quasi 15 anni un Primo segretario alla Difesa statunitense non giungeva ad Algeri, in ragione della vicinanza tra l’ex Presidente Bouteflika e i governi di Mosca e Pechino. L’ultimo Segretario alla Difesa USA a visitare il Paese era stato Donald Rumsfeld nel 2006.

Nel corso della visita in Tunisia, Esper ha incontrato il presidente Kaïs Saied ed il ministro della Difesa Ibrahim Bertagi, con il quale ha sottoscritto una Roadmap decennale per la cooperazione bilaterale in campo militare. Il focus è posto sul potenziamento delle capacità operative delle forze armate tunisine, con primo riferimento alla lotta al terrorismo e alla stabilizzazione di un’area geopolitica complessa, nella quale, oltre alla crisi libica e alla perdurante instabilità del Sahel, si è aggiunto il recente colpo di Stato in Mali.

Maggiore attesa c’era per la tappa in Algeria, e l’incontro con il presidente Abdelmadjid Tebboune, giunto alla guida del Paese alla fine dello scorso anno, con la vittoria alle elezioni dopo vent’anni, ovvero quattro mandati, targati Abdelaziz Bouteflika. Le sue dimissioni, pronunciate il 2 aprile 2019, sono state lette da Washington come un’opportunità. A tale proposito, il Segretario USA ha dichiarato la volontà di “approfondire la cooperazione con l’Algeria su questioni chiave, come la sicurezza regionale e la minaccia dei gruppi estremisti”. Analogamente, Stephen Townsend, capo del Comando USA per l’Africa noto come AFRICOM, ha dichiarato che l’Algeria è per gli USA “un partner fondamentale” nella lotta al terrorismo, ribadendo la necessità di rafforzare la collaborazione reciproca, dando avvio ad una nuova alleanza “che guardi a sud, verso l’instabilità del Sahel, e a nord, verso le acque calde del Mediterraneo”.

Oltre a rafforzare i legami con la Tunisia ed allontanare l’Algeria dalle mani della Russia, l’obiettivo del tour nordafricano di Esper è anche quello di contrastare la crescente influenza cinese, ormai contraddistinta da un discreto hard power nella regione. Da circa tre anni a Gibuti c’è una base militare cinese, e l’Algeria, il sesto importatore d’armi al mondo, dai dati dell’autorevole istituto svedese Sipri, figura come la terza destinazione dell’export militare di Pechino, come pure di Mosca.

Eppure, alla fine del 2019, dopo l’annuncio sul ritiro di militari USA dalla Siria, emersero indiscrezioni su un piano del Pentagono per ridurre l’impegno in Africa rispetto ai circa settemila militari presenti, per lo più impegnati nel contrasto al terrorismo internazionale. Un’intenzione confermata lo scorso gennaio dallo stesso Esper, nell’ambito di una “revisione complessiva” degli impegni all’estero, che trovò l’opposizione del generale Townsend, da poco più di un anno alla guida di AFRICOM, che evidenziò il rischio delle mire di Russia e Cina per l’estensione delle proprie intese militari e commerciali nel Continente.

Non è possibile predire se tale consapevolezza si tradurrà in un passo indietro rispetto alla riduzione della presenza militare americana, ma, ciò che è certo, è che l’esito del tour nordafricano del capo del Pentagono giocherà un ruolo fondamentale nella decisione definitiva.

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