Brexit, la questione si fa sempre più complessa

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La Brexit, l’uscita del Regno Unito dall’Unione europea, sta diventando sempre più complessa. Oltre alla difficoltà dei negoziati in sé, sia da parte del Regno Unito che dell’Unione europea, e dunque al raggiungimento dell’accordo volto a regolare i rapporti tra le parti dopo l’uscita del paese dall’UE, la situazione è andata complicandosi ulteriormente. Nelle ultime settimane, la Camera dei Comuni ha approvato una legge in materia di mercato interno che viola gli accordi già presi con l’Unione europea, in particolare per il rapporto con l’Irlanda del Nord. Per tutta risposta, la Commissione europea ha aperto una procedura di infrazione nei confronti del Regno Unito. L’accordo definitivo sulla Brexit, dunque, è sempre più lontano.

Il contesto

L’accordo di recesso è stato ratificato dall’Unione europea e dal Regno Unito ed è entrato in vigore il 1° febbraio 2020, iniziando a produrre effetti giuridici in base al diritto internazionale. In tale quadro, il governo di Boris Johnson ha proposto una legge, poi votata in Parlamento, che di fatto viola alcune clausole dell’accordo stretto con l’UE e, in particolar modo, quelle che riguardano l’Irlanda del Nord. Il 9 settembre 2020 è stato presentato il progetto di legge sul mercato interno del Regno Unito, che ha scatenato non poche reazioni a Bruxelles. Il vicepresidente Maroš Šefčovič ha chiesto una riunione straordinaria del comitato misto UE-Regno Unito per invitare il governo britannico a chiarire le sue intenzioni e a rispondere alle gravi preoccupazioni dell’UE. Durante la riunione, che si è svolta il 10 settembre a Londra tra Michael Gove, Cancelliere del Ducato di Lancaster, e il vicepresidente Maroš Šefčovič, quest’ultimo ha dichiarato che, se fosse stato adottato, il progetto di legge avrebbe costituito una gravissima violazione dell’accordo di recesso e del diritto internazionale, invitando il governo del Regno Unito a ritirare le misure dal progetto di legge prima possibile e, in ogni caso, entro la fine di settembre. A norma dell’accordo di recesso, durante il periodo di transizione – che termina il 31 dicembre 2020 – la Corte di giustizia dell’Unione europea ha competenza giurisdizionale e la Commissione ha potere rispetto al Regno Unito, anche per quanto riguarda l’interpretazione e l’applicazione dell’accordo.

La nuova legge in Regno Unito

Il 30 settembre, la Camera dei Comuni britannica ha approvato, con 340 voti favorevoli e 256 contrari, il progetto di legge sul mercato interno, United Kingdom Internal Market Bill, nonostante il monito dell’UE sulla possibile violazione dell’accordo di recesso. Il disegno di legge dovrà passare alla Camera dei Lord per essere definitivamente approvato. Tale legge stabilisce le regole per il funzionamento del mercato interno del Regno Unito e, dunque, del commercio tra Inghilterra, Scozia, Galles e Irlanda del Nord, dopo la fine del periodo di transizione per la Brexit. In particolare, il progetto prevede che non ci sia nessun nuovo controllo sulle merci in transito dall’Irlanda del Nord alla Gran Bretagna. Questo elemento è particolarmente importante perché l’accordo di recesso approvato dai parlamenti europeo e inglese è nato proprio grazie ad un compromesso trovato tra i negoziatori: Johnson, a differenza della ex premier May, aveva ceduto su diversi aspetti riguardanti il confine tra Irlanda e Irlanda del Nord. L’UE insisteva affinché non venisse costruita alcuna frontiera tra i due paesi, ma per fare ciò l’Irlanda del Nord avrebbe dovuto continuare a rispettare le leggi europee in materia di dazi e circolazione dei beni e servizi. Ciò era, per Theresa May, una violazione dell’integrità territoriale del Regno Unito. Johnson ha inizialmente accettato la richiesta europea, per poi invece agire ora in violazione dell’accordo. La legge proposta da Johnson andrebbe, invero, a violare l’accordo di recesso in diversi punti.

La reazione dell’Unione europea

Il 1° ottobre, la Commissione europea ha inviato una lettera di costituzione in mora del Regno Unito per violazione dei suoi obblighi derivanti dall’accordo di recesso. Tale lettera si inserisce nel più ampio avvio di un procedimento formale di infrazione nei confronti del Regno Unito, che ha tempo un mese per rispondere alla lettera dell’UE. La motivazione alla base di tale lettera è che, a norma dell’articolo 5 dell’accordo di recesso, l’Unione europea e il Regno Unito devono adottare ogni misura atta ad assicurare l’adempimento degli obblighi derivanti dall’accordo e astenersi da qualsiasi misura che possa mettere in pericolo la realizzazione dei suoi obiettivi. Inoltre, le parti sono tenute a collaborare in buona fede nell’adempimento dei compiti derivanti dall’accordo di recesso. Secondo quanto affermato dalla Commissione europea, il progetto di legge inglese, se fosse adottato, costituirebbe una violazione del protocollo su Irlanda/Irlanda del Nord, in quanto consentirebbe al Regno Unito di non tener conto degli effetti giuridici delle disposizioni sostanziali del protocollo dell’accordo di recesso. Questa violazione è stata riconosciuta dai rappresentanti del governo inglese, atti a voler derogare in via permanente agli obblighi derivanti dal protocollo.

Quanto alle prossime tappe, il Regno Unito dovrà rispondere entro un mese, presentando le proprie osservazioni. Dopo aver preso conoscenza delle osservazioni inglesi, la Commissione europea potrà decidere se emettere un parere motivato, ma già sappiamo che l’Unione europea non intende proseguire i negoziati se la nuova legge entrerà in vigore. In tale contesto, infatti, si svolgono ancora i negoziati per trovare un accordo commerciale che entri in vigore alla fine del periodo di transizione: l’eventuale uscita senza accordo avrebbe effetti disastrosi per l’economia britannica e per i paesi maggiormente legati al Regno Unito.

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