Unione europea – Bielorussia, le discussioni in Parlamento e in Consiglio Affari Esteri per imporre le sanzioni

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La questione della Bielorussia continua ad essere centrale nell’Unione europea, pur essendo passato oltre un mese dalla data delle elezioni che hanno visto Lukashenko riconfermarsi come Presidente. Da allora, la situazione non sembra essere migliorata: la principale leader dell’opposizione, Svetlana Tikhanovskaya, si trova ancora fuori dal proprio paese, nel quale continuano le manifestazioni contro il potere di Lukashenko, seguite anche da arresti e repressioni. Inoltre, il 23 settembre, Lukashenko si è ufficialmente insediato come Presidente ma in gran segreto, giurando in una cerimonia tenuta nascosta fino all’ultimo momento, e impegnandosi a “servire la gente della Bielorussia lealmente, a rispettare e proteggere i diritti e le libertà dei cittadini e a rispettare e proteggere la costituzione”, scatenando così ulteriori proteste, poi represse. Per questo motivo, in questi giorni, sia il Parlamento europeo che il Consiglio Affari Esteri hanno affrontato la questione, non riconoscendo il risultato, né tantomeno Lukashenko come presidente legittimo, e proponendo sanzioni ben precise, ma non senza difficoltà.

Il dibattito in Parlamento

Il 17 settembre, i deputati dell’Europarlamento hanno richiesto l’adozione di sanzioni da parte dell’Unione europea contro il gruppo di individui responsabili della falsificazione dei risultati elettorali e della violenta repressione delle proteste in Bielorussia, compreso anche il presidente Lukashenko, ed hanno invitato gli Stati membri dell’UE ad attuare queste misure restrittive in sede di Consiglio europeo. I deputati, inoltre, hanno condannato anche gli arresti di massa e la violenta repressone in corso nei confronti di manifestanti pacifici, leader promotori di scioperi e giornalisti, anche a seguito delle numerose segnalazioni di maltrattamenti e torture vere e proprie emerse dai centri di detenzione e dalle carceri bielorusse.

Con una risoluzione adottata con 574 favorevoli, 37 contrari e 82 astensioni, il Parlamento europeo ha respinto e rifiutato di riconoscere i risultati ufficiali delle elezioni presidenziali bielorusse dello scorso 9 agosto, in quanto si sono svolte in violazione di tutti gli standard internazionalmente riconosciuti. Una volta scaduto il mandato dell’attuale presidente, Lukashenko, il Parlamento non lo riconoscerà più come presidente del Paese. Nell’ambito di tale risoluzione, in Italia ha avuto molto risonanza l’astensione della Lega, e non sono mancate le critiche degli eurodeputati del Partito Democratico contro tale decisione.

Ad ogni modo, per rendere effettive tali sanzioni, serve il via libera del Consiglio europeo, composto dai capi di Stato o di governo dei Paesi membri dell’UE.

L’incontro del Parlamento con Svetlana Tikhanovskaya

Lunedì 21 settembre, la principale oppositrice di Lukashenko ha parlato in commissione Affari Esteri al Parlamento europeo, appellandosi alla comunità internazionale per ricevere il sostegno necessario alla battaglia che si sta combattendo. “Chiediamo all’intera comunità internazionale di non accettare la legittimazione di Lukashenko perché non è legittimato agli occhi del popolo bielorusso. Hanno rubato i nostri voti durante le elezioni” ha affermato la leader dell’opposizione bielorussa nel punto stampa tenuto con il presidente del Parlamento europeo, David Sassoli. “Continueremo a protestare per settimane, mesi, anche anni, se necessario. Non saremo più ostaggi di Lukashenko, non vivremo più nelle sue prigioni, non torneremo più nello stato in cui abbiamo versato per ventisei anni” ha dichiarato decisa la Tikhanovskaya, affermando che, di fatto, quella di Lukashenko è una dittatura che, senza l’aiuto della comunità internazionale, è difficile fermare. “Chiedo a tutti di dare voce alla situazione nel nostro Paese perché solo con l’aiuto della comunità internazionale potremo vincere la nostra lotta per la democrazia in Bielorussia”. “Non è una rivoluzione geopolitica, a favore o contro la Russia o a favore o contro l’Ue. È una rivoluzione democratica per la Bielorussia” ha concluso la leader bielorussa, decisa ad andare fino in fondo a tale vicenda.

Il presidente della Commissione affari esteri, David McAllister, dopo l’incontro con la leader bielorussa ha affermato “Sono stato molto lieto di dare il benvenuto di persona alla Tikhanovskaya alla nostra riunione di commissione oggi per un dibattito interessante e stimolante. La posizione del Parlamento europeo è molto chiara: respingiamo i risultati delle cosiddette elezioni presidenziali svoltesi in Bielorussia il 9 agosto, in quanto si sono svolte in flagrante violazione di tutti gli standard internazionalmente riconosciuti. […] Ciò di cui la Bielorussia ha bisogno ora è una transizione di potere pacifica e democratica come risultato di un dialogo nazionale inclusivo tra tutte le parti interessate”.

La questione al Consiglio Affari Esteri

Il 21 settembre, in concomitanza con la visita di Svetlana Tikhanovskaya, il Consiglio Affari Esteri, che riunisce i ministri degli esteri dei paesi UE, ha discusso, tra le altre cose, anche della situazione in Bielorussia. Lo stesso Josep Borrell, l’Alto rappresentante dell’UE, ha incontrato la Tikhanovskaya prima del Consiglio ed ha riconosciuto l’importanza della sua perseveranza nella lotta contro Lukashenko: “Sosterremo un dialogo interno inclusivo, per elezioni libere e giuste. Questo non può essere considerata un’interferenza negli affari interni. La democrazia e i diritti umani sono al cuore dell’identità dell’Ue” ha affermato il capo della diplomazia europea.

Sebbene i ministri degli esteri abbiano rilevato la determinazione e la perseveranza dei cittadini bielorussi malgrado la repressione, abbiano espresso loro piena solidarietà per le loro aspirazioni democratiche e abbiano chiesto nuove elezioni libere e regolari sotto la supervisione dell’OSCE, non sono riusciti ad imporre le sanzioni. “Nonostante ci sia una chiara volontà” di imporre le sanzioni richieste anche dal Parlamento europeo, “non è stato possibile raggiungere l’unanimità necessaria”, ha affermato Borrell. In particolare, a porre un freno a tali sanzioni è stato il ministro degli esteri cipriota, per una ragione ben precisa: “Le reazioni dell’Ue alle violazioni di qualsiasi principio o valore dell’Unione non possono essere à la carte”; se si procede con le sanzioni alla Bielorussia, per il cipriota è necessario procedere anche con le sanzioni per la Turchia, nel caso di un fallimento del dialogo con Ankara. Per questo motivo, entrambe le questioni sono state rimandate al prossimo Consiglio europeo.

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