I nuovi dati divulgati dall’Istat sulla ripresa economica italiana

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Nonostante i dati poco confortanti pubblicati negli ultimi mesi relativi ad una caduta netta della produzione italiana, concentrata, in particolare, nel secondo trimestre dell’anno in corso, l’economia mondiale sembrerebbe riscontare una graduale ripresa. In un quadro di profonda crisi e stagnazione economica, gli ultimi segnali incoraggianti che confermano deboli, seppur importanti, segnali di ripresa per l’economia italiana sono stati diffusi in data 8 settembre dall’Istituto Nazionale di Statistica (Istat) nella sua Nota mensile n. 8/2020 sull’andamento economico dello scorso agosto. Di questi segnali positivi ne aveva già parlato il ministro dell’Economia e delle Finanze, Roberto Gualtieri, al Forum Ambrosetti di Cernobbio. Durante l’incontro internazionale, infatti, il titolare dell’Economia aveva confermato che il “rimbalzo del Pil nel terzo trimestre sarà maggiore del previsto” spiegando come la caduta del Pil per l’anno in corso non “sarà a due cifre”.

La fotografia scatta dall’Istat nella Nota di agosto sembra avvalorare le parole del ministro Gualtieri, ribadendo il cambio di passo dell’economia italiana rispetto ai precedenti mesi di lockdown. I segnali di miglioramento si estendono anche ad agosto.

L’istituto di Statistica conferma, infatti, “estesi segnali di ripresa”, dovuti a diversi fattori:ripresa della produzione industriale a partire da maggio e nuovi ordinativi della manifattura da giungo, da unirsi ad un aumento delle esportazioni in quasi tutte le categorie di beni sia verso i mercati dell’Unione europea che verso i mercati oltre oceano. Buone notizie sembrano arrivare anche dal fronte delle imprese che dallo scorso mese respirano un positivo clima di fiducia che comprende quasi tutti i settori, seppur con intensità differenti. Inoltre, un certo grado di positività si riscontra anche sul fronte occupazione e prezzi. Nel mese di luglio, riporta l’Istat, si sono registrati positivi segnali di recupero sul fronte occupazione di pari passo con l’aumento delle ore di lavoro pro capite; il mese di agosto è stato segnato, invece, da una flessione del livello dei prezzi al consumo. Molto interessante sono i dati riportati sulla Nota di agosto dall’Istat riguardo l’Economic sentiment indicator (ESI), elaborato dalla Commissione europea. Secondo i dati riportati, l’indice di fiducia economico, in recupero da maggio, ha continuato a salire raggiungendo 87,7 (da 82,3 di luglio), grazie a tre settori in particolare industria, commercio al dettaglio e servizi, mentre la fiducia è peggiorata nelle costruzioni ed è rimasta stabile per i consumatori. Andando più nel dettaglio delle singole realtà nazionali, la Nota riporta le percentuali di crescita dell’indice di fiducia stimata: l’ESI è positivo in Italia (+2,7), Germania (+5,9) e Francia (+9,3) mentre continua ad essere negativo in Spagna (-2,5). Faticano, tuttavia, a riprendersi i consumi interni. Nel mese di luglio le vendite al dettaglio registrano ancora un dato negativo pari a -2,2% rispetto al mese di giugno e del -7,2% rispetto allo stesso mese del 2019. I settori che hanno subito un netto calo sono quello dell’abbigliamento e, più in generale, di beni non alimentari.

Nonostante il clima di cauto ottimismo divulgato negli ultimi giorni dal ministro dell’Economia e confermato dai dati recentemente pubblicati dall’Istat, a contenere questo clima di positività è l’agenzia internazionale di rating Fitch che taglia le stime di crescita del Pil italiano per il 2020 a -10%, rispetto alla precedente stima del -9,5%. Al contrario, sono a rialzo le stime dell’Agenzia per quanto riguarda la crescita del Pil italiano nel 2021: da +4,4% a +5,4%.

Ultimo tema particolarmente caldo, strettamente legato alla crescita economica nonché al futuro del nostro paese, è la gestione dei fondi in arrivo dall’Europa. Si è tenuta questa mattina a Palazzo Chigi la riunione, dopo l’estate, del Comitato Interministeriale per gli Affari Europei (CIAE) a cui spetta il compito di elaborare ed esporre (qualora già presenti) i possibili progetti legati al Recovery Plan al fine di mettere su carte le linee guida da seguire per definire gli interventi. A tal proposito, le sei macro-aree su cui si intende investire maggiormente ed oggetto della riunione di oggi a Palazzo Chigi possono essere così riassunte: digitalizzazione e innovazione; transizione ecologica; salute; infrastrutture nel segno della sostenibilità; istruzione e ricerca; inclusione sociale e territoriale. Secondo le parole riportate dal vice-presidente della Commissione europea, Valdis Dombrovskis, all’Economic Forum di Bruxelles, gli stati dovranno prima stabile le riforme ed investimenti per i prossimi 4 anni e, successivamente, inviare i piani alla Commissione. L’obiettivo è quello di non sperperare nemmeno un euro dei 209 miliari di fondi europei, con la priorità di investire sulle generazioni che verranno, al fine di poter uscire definitivamente dall’attuale stagnazione economica.

 

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